La politica d’asilo che svuota le casse pubbliche

E una bella fetta dei costi finisce sul groppone di Cantoni e Comuni 

Intanto la mozione Bignasca chiede al Consiglio di Stato di plafonare la spesa per gli asilanti a quanto rimborsato dalla Confederazione o da enti terzi

Migranti economici: il bel regalo al Ticino della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, è ormai tristemente noto da qualche settimana. Trattasi del maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dovrebbe aprire i battenti nel 2020 ed ospitare 350 posti. Ossia 200 posti in più – oltre al doppio! – della struttura attualmente operativa a Chiasso, dove resterà un’ “antenna” (?).  A ciò si aggiunge l’incognita del nuovo centro che il Belpaese prevede di realizzare a Cavallasca, a poche centinaia di metri dalla frontiera verde nonché dal valico incustodito di Pedrinate.

Altrettanto nebuloso rimane il futuro dell’ex caserma di Losone che attualmente ospita migranti economici. Secondo la legge, tale utilizzo è possibile solo per al massimo tre anni. Vedremo se il termine verrà effettivamente rispettato o se il Dipartimento Sommaruga si inventerà qualche sotterfugio per aggirarlo (magari la mancanza di una destinazione alternativa precisa per la struttura). Perché anche il Gigi di Viganello ha capito che l’obiettivo della politica d’asilo federale, spacciata per “restrittiva”, è in realtà quello di aumentare a dismisura la capacità di accoglienza di finti rifugiati in Svizzera. Va da sé che non si creano nuovi centri per migranti economici per poi lasciarli vuoti. I posti creati verranno prontamente, e stabilmente, occupati.

A vantaggio dei finti rifugiati

Questa politica dell’accoglienza va a beneficio principalmente dei finti rifugiati con lo smartphone. Essa mette in pericolo la sicurezza del paese. Non solo dal profilo dell’ordine pubblico (entrano miliziani dell’Isis) ma anche da quello sociale, poiché ci portiamo in casa decine di migliaia di giovani musulmani che non saranno mai integrati. Non a caso i  paesi dell’Europa dell’est, dove ci sono governanti con gli attributi e non calabraghe compulsivi, hanno detto chiaramente che:

  1. a) non aderiscono ai piani di ridistribuzione di migranti stabiliti dall’UE (la Svizzera invece,”grazie” a Sommaruga, aderisce a titolo volontario, senza avere l’obbligo, ma nemmeno la base legale per farlo) e
  2. b) non vogliono la creazione di forti comunità islamiche sul loro territorio.

Altro che Riforma III

La politica svizzera dell’accoglienza svuota le casse pubbliche. Altro che la Riforma III delle imprese. Il settore dell’asilo costa alla Confederazione 2.5 miliardi all’anno.  Ma a questo si aggiungono le spese a carico dei Cantoni. E specialmente a carico del nostro. Il quale è particolarmente esposto: infatti il 70% dei clandestini arriva in Svizzera passando dal Ticino. E cosa fa la ministra del “devono entrare tutti”? Forse che si attiva per limitare queste entrate clandestine? Ma manco per idea: lei riempie il Cantone di centri asilanti, così da poter accogliere sempre più!  E la presenza di questi centri comporta dei costi che non sono coperti dalla Confederazione. Il tema è stato giustamente sollevato da una mozione di Boris Bignasca e cofirmatari presentata nei giorni scorsi, in cui si formula al Consiglio di Stato una richiesta assai semplice:  “Sull’esempio anche di altri cantoni svizzeri – si legge nell’atto parlamentare – chiediamo che le spese alla voce “Asilanti, ammissione provvisoria e NEM” vengano plafonate . Il Cantone non può spendere per questa voce più di quanto viene rimborsato dalla Confederazione e da terzi”.

Sul fatto che a tal proposito il lavoro da fare sia molto, non sussistono grandi dubbi.

Costi dei rimpatri

E a ciò si aggiungono tutti gli “effetti collaterali” legati al massiccio afflusso di clandestini sul nostro territorio. Ad esempio: il forfait riconosciuto da Berna ai Cantoni per i minorenni non accompagnati è la metà del costo reale, che è superiore ai 3000 Fr mensili. Chi paga la differenza? Il solito sfigato contribuente ticinese.

I costi per i rimpatri vengono scaricati sul groppone dei Cantoni che li effettuano. Visto che il 70% dei clandestini entra in Svizzera dal Ticino (grazie kompagna Sommaruga!) è evidente che il nostro Cantone affronta, di conseguenza, costi nettamente maggiori rispetto agli altri. Senza alcuna compensazione. E nümm a pagum!

Spese per l’ordine pubblico

Allargando poi un po’ l’orizzonte. Centro asilanti è sinonimo di: problemi di ordine pubblico, risse, molestie (all’interno e all’esterno delle strutture), furti nei negozi dei dintorni, reati di varia gravità. Esempio recente: nei giorni scorsi nel centro di Seuzach (ZH) un 22enne somalo è stato accoltellato da un connazionale 21enne e rischia la vita. Uella kompagna Simonetta, è questa la gente che dovremmo mantenere con i nostri soldi? Aspiranti assassini?

La presenza di centri asilanti sul nostro territorio dunque comporta: interventi di polizia, interventi dell’ambulanza, spese mediche, carcerazioni, eccetera. Queste spese non le paga la Confederazione, bensì il contribuente ticinese. Ed è evidente che più asilanti uguale più risse, più reati, più interventi di polizia ed ambulanza – e quindi sempre più spese a carico del contribuente rossoblù! E poi si taglia nel sociale per far quadrare i conti? Queste cose però i kompagni spalancatori di frontiere non le dicono mai; chissà perché?

Assistenza

E allargando ancora un po’ di più l’orizzonte in senso temporale: i migranti che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati (e poi magari però tornano nel paese d’origine in vacanza “perché lì è più bello”,  vedi gli eritrei) finiscono quasi tutti in assistenza. La percentuale è superiore all’80%. E le spese dell’assistenza non le paga Berna. Se le spartiscono i cantoni ed i comuni.

Come molti problemi anche il caos asilo, da cui il Ticino è indubbiamente colpito – l’anno scorso solo nel nostro Cantone si sono contate oltre 34mila entrate clandestine, quando in Spagna (!) sono state meno di 15mila – non può che essere affrontato alla radice. Ossia impedendo ai finti rifugiati di entrare in Svizzera. Ma bisogna volerlo. E la kompagna Sommaruga e accoliti non lo vogliono.

Lorenzo Quadri