Le élite vincono contro il popolo: vedremo per quanto

Francia: l’ammucchiata anti-Le Pen fa eleggere il burattino dell’establishment

 

Emmanuel Macron è quindi il nuovo presidente francese.

Un risultato che, purtroppo, non era difficile da prevedere, vista la scontata ammucchiata anti Le Pen orchestrata dal cosiddetto “establishment”. Poteri forti, partitocrazia, stampa di regime, élite spalancatrici di frontiere, intellettualini e compagnia cantante hanno spalato tutta la palta possibile sulla candidata del FN, dipinta come una calamità nazionale e ritrovatasi sola contro tutti. Si potrebbe dire che anche la Brexit e Trump hanno “beneficiato” dello stesso trattamento, però hanno vinto lo stesso. Ma evidentemente la Francia non è né la Gran Bretagna, né gli Stati uniti. Vedremo se, quando si troveranno subissati da migranti, con le periferie interamente fuori controllo e con i terroristi islamici a tenere in scacco il Paese, i francesi saranno ancora così convinti della scelta (o piuttosto: della non scelta) fatta. Già, i francesi… ma quanti ce ne sono poi ancora in Francia, visto il regime di naturalizzazioni di massa vigente nel paese?

“Grappino” Juncker brinda

A Bruxelles il presidente della Commissione europea con il tasso alcolemico costantemente sopra i limiti consentiti può per il momento festeggiare con ulteriori abbondanti brindisi. Prosit!
Spiace, ovviamente, che sia andata a finire così: sia per le posizioni politiche che Marine Le Pen rappresenta, sia perché una bella, nuova e probabilmente definitiva legnata alla fallita UE sarebbe stata una manna per la Svizzera. La Francia non se l’è purtroppo sentita di fare il grande passo; non serve il mago Otelma per prevedere che avrà modo di rimpiangerlo.
Ovviamente dalle nostre parti NON dobbiamo seguire l’esempio: avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Avanti con la Swissexit! Avanti con la preferenza indigena!

Lo slinguazzatore svizzero

Su Macron – al di là del sostegno corale non per quello che è, ma solo in funzione “contro Le Pen” – il massimo che i commentatori riescono per ora a produrre sono considerazioni sciocche sull’età della moglie. Forse perché c’è poco altro da dire. Il nuovo presidente, come ha scritto qualche commentatore, è nient’altro che un “prodotto in vitro della classe dominante”.

E naturalmente, come da copione, il cameriere dell’UE targato PLR Didier Burkhaltèèèr è subito corso a slinguazzare senza ritegno il burattino dell’ “establishment” e degli spalancatori di frontiere Macron.
La moribonda UE e il sottobosco che la tiene artificialmente in vita per i propri interessi di bottega – che nulla hanno a che vedere con quelli del popolo – ha segnato un punto a proprio favore piazzando all’Eliseo il proprio soldatino. E naturalmente l’euroturbo Burkhaltèèèèr, quello che vorrebbe farci sottoscrivere lo scellerato accordo quadro istituzionale e versare senza un cip il miliardo di coesione all’UE, e pure tutti i futuri tributi che gli eurobalivi verranno a chiedere alla Svizzera ormai ridotta a loro colonia, applaude in goduriosa estasi a questo successo degli eurocrati di Bruxelles.
Questo signore non ha capito, o fa finta di non capire, che ogni ringalluzzimento degli eurobalivi non fa che dare più forza ai loro ricatti nei confronti della Svizzera. Ciò che – per citare il Didier – è di “buon augurio” per l’UE, non lo è affatto per la Svizzera!

Cambiare la definizione?

Il capo del DFAE all’ indomani dell’elezione di Trump non perse tempo a pappagallare le parole di spregio (uhhh, che pagüüüraaa!) preconfezionate dalle élite multikulti e politikamente korrette nei confronti dell’odiato “populista”. Adesso, con la medesima invidiabile tempistica (che invece è del tutto assente su altre questioni), si lancia in profferte quasi amorose all’indirizzo del nuovo inquilino dell’Eliseo, salvatore degli eurofunzionarietti. Forse è il caso di pensare seriamente a cambiare il titolo del PLR Burkhaltèèèr da ministro svizzero degli esteri a ministro della svendita della Svizzera all’estero. Almeno così la sua posizione sarebbe un po’ più chiara. Comunque, visto il già citato regime di naturalizzazioni facili vigente in Francia, magari in magazzino un bel passaportino comunitario per il fido Didier ce l’hanno ancora…

Lorenzo Quadri