Le naturalizzazioni ordinarie devono diventare più rigorose

Per evitare che si regalino passaporti anche agli stranieri di prima generazione

Dopo la votazione del 12 febbraio, poco ma sicuro che gli spalancatori di frontiere tenteranno di arrivare alle naturalizzazioni di massa, con la tattica del salame. E adesso stop ai doppi passaporti!

Il Ticino ce l’ha quasi fatta a respingere la naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Nel nostro Cantone infatti l’oggetto è stato approvato con solo il 50.2% dei voti. Se si pensa che gli unici ad opporsi all’ennesimo tentativo di svendita del passaporto rosso erano Lega ed Udc, mentre la partitocrazia si sdilinquiva a favore, il risultato è comunque degno di nota. Anche se, purtroppo, privo di effetto pratico. Probabilmente il concetto di “terza generazione” – che è ben diverso da quello che sembra – ha tratto in inganno. Ad approfittare della naturalizzazione superagevolata saranno infatti anche persone la cui famiglia non vive affatto da tre generazioni in Svizzera.

Altra opzione: l’esito della votazione sugli stranieri di cosiddetta “terza generazione” è un segnale che in Svizzera  ci sono già troppi neo-svizzeri di dubbia integrazione che votano contro gli interessi del paese. Del resto, procedendo al ritmo di 40mila naturalizzazioni all’anno – in proporzione, il quadruplo che in Germania! – si fa in fretta a fare numero.

 Neo-svizzeri non integrati

La proposta su cui abbiamo votato due domeniche fa arriva, come noto, dal P$$: ossia dal partito del “devono entrare tutti”. L’ obiettivo di tale partito è regalare passaporti rossi anche a persone per nulla integrate, così da aumentare il numero dei votanti ai quali della Svizzera non gliene frega un tubo. Anzi, che magari la odiano pure. A questi nuovi votanti non interessa affatto difendere le nostre radici (che non sono le loro) la nostra identità (che non è la loro), la nostra sovranità. Voteranno sempre contro. Ed è proprio quel che vuole la $inistra rottamatrice della Svizzera. Basti pensare che il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat vorrebbe rendere l’Islam religione ufficiale. Un programma che dice tutto.

Che l’obiettivo dei promotori della naturalizzazione superagevolata (neanche fosse il leasing per l’auto nuova) per gli stranieri di terza generazione sia quella di garantire l’accesso al passaporto rosso a persone non integrate, è apparso con prepotenza nelle scorse settimane. I kompagni hanno pubblicato un volantino in arabo a sostegno della loro proposta. Sarebbero questi, i cittadini stranieri perfettamente integrati?

Lo squallido teatrino

La sera del 12 febbraio, oltretutto, nei commenti post-voto, si è pure assistito allo squallido teatrino della Consigliera federale del partito del “devono entrare tutti”  kompagna Simonetta Sommaruga, quella che vuole regalare al Mendrisiotto un nuovo maxicentro per finti rifugiati, che sghignazzava giuliva e si congratulava con la promotrice dell’iniziativa pro-naturalizzazioni facili, la kompagna Addolorata Marra di Botrugno (Salento).

Naturalmente alla kompagna Sommaruga non viene in mente che nei paesi a noi confinanti i seguaci dell’Isis sono spesso e volentieri proprio giovani stranieri di terza generazione. Del resto, chi vuole riempirci di migranti economici – quanti tra loro sono jihadisti? –, questi problemi “populisti e razzisti” mica se li pone.

Anche le prime generazioni?

L’obiettivo cui mirano i ro$$i donatori di passaporti è manifesto. Adesso che, con la votazione di domenica, hanno aperto una breccia, vogliono approfittarne, con la tattica del salame (una fetta alla volta) per rendere le naturalizzazioni sempre più facili. Non solo per le terze generazioni, ma anche per le prime. Occorre dunque vigilare affinché questo non accada. Né tramite ulteriori modifiche di legge, e nemmeno tramite allentamenti nelle verifiche dell’integrazione degli aspiranti alla cittadinanza elvetica.

Un pessimo esempio è venuto purtroppo dall’ultimo consiglio comunale di Lugano. Il legislativo cittadino ha accordato l’attinenza comunale ad un candidato che non era autonomo finanziariamente, che non è stato in grado di rispondere alle semplici domande che gli sono state poste dai commissari delle Petizioni e nemmeno ha indicato delle motivazioni accettabili per il suo desiderio di ottenere il passaporto rosso.

Non solo il consiglio comunale ha concesso una naturalizzazione che c’erano tutti i motivi per rifiutare, ma i contrari si sono dovuti pure confrontare con attacchi personali di infimo livello, che nulla avevano a che fare con l’oggetto in discussione; e questo da parte della solita $inistra partito dell’intolleranza dell’odio contro chi la pensa diversamente.

E’ evidente che situazioni del genere non si devono ripetere. Visto anzi che la naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione creerà anche numerosi neosvizzeri NON integrati, bisognerà  fare in modo di non crearne di ulteriori tramite le procedure ordinarie. Le quali devono dunque diventare più rigorose nella valutazione dell’integrazione dei candidati.

Stop ai doppi passaporti

Visto inoltre che ottenere il passaporto rosso senza essere integrati è diventato più facile, non c’è più uno straccio di motivo per cui bisognerebbe continuare a tollerare i doppi passaporti. Chi vuole diventare svizzero deve anche essere tenuto a rinunciare alla nazionalità originaria. Il rifiuto di farlo è indizio di mancata (o insufficiente) integrazione.

E non ci si venga a raccontare la fregnaccia che se non si lasciano i doppi passaporti poi non è più possibile espellere i jihadisti che si sono naturalizzati. A seguito delle sentenze buoniste-coglioniste, i jihadisti non vengono espulsi comunque. Inoltre, i terroristi islamici non hanno bisogno di naturalizzarsi per svolgere le loro attività criminose in Svizzera. Infine, per essere sicuri di schivare l’eventuale espulsione, i seguaci dell’Isis che vogliono naturalizzarsi possono rinunciare già adesso al passaporto del paese d’origine. E di certo lo fanno.

Lorenzo Quadri