L’ecatombe di posteggi ha un prezzo

 

Prosegue la cancellazione dei parcheggi in centro Lugano. In tempi recenti, come si legge nella risposta all’interrogazione del consigliere comunale leghista Andrea Censi, ne sono stati cancellati 97: quasi cento! 64 a seguito del calibro stradale dichiarato “insufficiente”, mentre altri 33 sono stati eliminati in via Lambertenghi ed in via Pelloni per fare spazio al percorso ciclabile (sic!).

Il calibro stradale presunto “insufficiente” era tale da decenni; ma c’è da scommettere che il problema sia esploso a seguito del caos generato dal fallimentare piano viario PVP proprio nelle vie dove si è consumata l’ecatombe dei 64 posteggi (Via Dufour, via Ciseri, via D’Alberti, Via Bossi, Via Canonica…).

Quanto alla soppressione di 33 stalli per fare spazio a piste ciclabili in via Pelloni e via Lambertenghi, che non sono propriamente delle arterie di grande traffico ad alta velocità bensì stradette di quartiere dove già vigono i 30 Km: meglio non commentare.

Se si continuano a cancellare posteggi in  centro con pretesti vari  (ma il disegno è chiaro, ed è la solita tattica del salame), poi non ci si lamenti se questo si desertificaperché la gente va a fare la spesa altrove, magari anche in Italia. Visto che gli automobilisti vengono cacciati in malo modo, niente di strano che ne traggano le dovute conseguenze.

Sempre meno parcheggi e sempre più cari: questo è, evidentemente, uno dei fattori che mettono in ginocchio le attività commerciali del centro di Lugano. Le tariffe alle stelle degli autosili fanno sì che il coraggioso che ancora si azzarda a fare compere nel nucleo spenda più alla cassa dell’autosilo che a quella del negozio.

Ovvio, di elementi per la crisi dei commerci cittadini ce ne sono anche altri: a partire dal potere d’acquisto dei ticinesi devastato dalla libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR­-PPD-P$, che ha precarizzato ed impoverito ampie fasce di popolazione. Oppure la dismissione della piazza finanziaria a seguito della  calata di braghe davanti ai soliti diktat internazionali, anch’essa decisa dalla partitocrazia.

Ma se la politica luganese non può disdire la libera circolazione né resuscitare il segreto bancario, potrebbe perlomeno evitare di metterci del suo per peggiorare la situazione. Alle nostre latitudini, le paturnie ideologiche contro gli automobilisti si pagano. Anni di esperienza negativa con il PVP dovrebbero pur aver insegnato qualcosa.

Lorenzo Quadri