L’islam si allarga in politica

In Francia sarebbe stata presentata una lista islamista per le elezioni europee

 

Ah beh, questa ci mancava! Secondo una notizia di France info, ripresa venerdì dal sito LesObservateurs.ch, nell’ “esagono” sarebbe stata presentata una lista islamista per le elezioni europee. Pur depositata in ritardo, la lista sarebbe comunque stata convalidata dal Consiglio di Stato.

La lista, dalla denominazione politikamente korrettissima “Unione per un’Europa al servizio dei popoli”, è un’emanazione dell’ “Unione dei democratici musulmani francesi”. E a questo punto è tutto chiaro: siamo davanti all’ennesima manifestazione dell’islam politico.

Questione di tempo

In attesa di conferme o smentite, è evidente che la massiccia discesa in politica dell’islam – magari mascherato dietro qualche opportuno camuffamento per meglio infinocchiare i buonisti-coglionisti –  è solo questione di tempo. Anche alle nostre latitudini. Qua e là iniziative in questo senso fanno già capolino. Nel Canton Vaud ad esempio un anno e mezzo fa, in occasione della raccolta di firme contro la normativa anti-accattonaggio decisa dal parlamento cantonale (NB: il Gran Consiglio vodese non è di sicuro un covo di beceri leghisti, populisti e razzisti), un’associazione musulmana ha preso apertamente posizione a sostegno del referendum, facendo riferimento al Corano.

Una futura lista politica islamista in Svizzera, che con la tattica del salame (una fetta alla volta) punterebbe, è evidente, alla sostituzione delle regole del nostro Stato di diritto con precetti coranici, non farebbe troppa fatica né a trovare i candidati, e nemmeno a trovare i voti. Ringraziamo le naturalizzazioni facili volute della partitocrazia multikulti.

Il rapporto farlocco

Intanto, per meglio prendere per i fondelli il popolazzo, il Consiglio federale ha di recente redatto il suo primo rapporto annuale nell’ambito della Legge sulle attività informative. Nel documento, ma tu guarda i casi della vita, i camerieri dell’UE esprimono la propria preoccupazione per l’accresciuta minaccia rappresentata dal terrorismo islamico.  Anche in casa nostra. Peccato però che poi non facciano assolutamente un tubo per contrastare l’avanzata islamista, e quindi la radicalizzazione. I finanziamenti esteri alle moschee continuano ad essere consentiti; l’assistenza facile a migranti economici islamisti (che poi passano le giornate a radicalizzare, mantenuti dal contribuente) è sempre versata; gli svizzeri di carta partiti per combattere la Jihad rientrano nel nostro Paese; la partitocrazia rifiuta istericamente di espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo nel paese d’origine. Qui siamo al livello di chi predica i rischi del fumo e poi consuma quattro pacchetti di sigarette al giorno. Intanto la Svizzera si trasforma sempre più nel paese del Bengodi per gli estremisti islamici. E per questo sappiamo chi ringraziare!

Lorenzo Quadri