Lo storico voto del 9 febbraio è stato gettato nel water

La partitocrazia tradisce i cittadini. Democrazia ancora stuprata. Questa non è la Svizzera!

Perfino la kompagna Sommaruga ha ammesso che il compromesso-ciofeca viola la Costituzione

Niente di nuovo sotto il sole, non che ci fossero dei dubbi particolari al proposito. Gli ultimi dibattiti alle Camere federali sul “maledetto voto” del 9 febbraio si sono risolti con la consueta presa per i fondelli. L’élite spalancatrice di frontiere ha, di nuovo, calpestato la volontà popolare. Nessuna sorpresa, visto che l’obiettivo era uno solo, sempre lo stesso: abbassare le braghe ad altezza caviglia davanti ai funzionarietti dell’UE. Davvero squallido: mentre gli Stati membri dell’UE prendono a schiaffi Bruxelles ad ogni occasione, i camerieri bernesi dell’UE, terrorizzati da chissà quali misure di ritorsione (uhhh, che pagüüüüraaaa!) da parte di un’Europa con ormai entrambi i piedi nella fossa, capitolano senza condizioni, tradendo la volontà popolare. La sorpresa non è che i camerieri dell’UE continuino su questa strada rovinosa. La sorpresa è che la gente non sia ancora scesa in piazza con il forcone.

Solo un ventesimo…

Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che “la libera circolazione delle persone è necessaria per mettere a disposizione dell’economia svizzera la forza lavoro di cui necessita”. Dal 2007 ad oggi, solo dall’UE sono immigrate in Svizzera 750mila persone. Quasi un milione di migranti! Di questi, soltanto un quarto sono lavoratori. Gli altri tre quarti, quindi, non servono all’economia. Anzi, magari non solo non servono, ma al contrario attingono all’erario pubblico (leggi: immigrazione nello Stato sociale).

Non è finita: da un recente studio zurighese è emerso, alla faccia delle fregnacce della SECO e dell’IRE, che solo il 20% degli immigrati lavora in settori in cui c’è carenza di manodopera locale. Il restante 80%, dunque, porta via il lavoro agli svizzeri.

Morale: solo una minima parte dell’immigrazione dall’UE (un quinto di un quarto, ossia un ventesimo) è utile alla nostra economia. Quella restante, ossia la stragrande maggioranza, è nociva. Evidente dimostrazione che la libera circolazione è un fallimento totale. Altro che “balle della Lega populista e razzista”!

I punti salienti

La ciofeca uscita dal Consiglio nazionale sul 9 febbraio è una calata di braghe integrale davanti agli eurobalivi. I quali – poco ma sicuro – se la ridono a bocca larga. Chiamare una simile ciofeca “applicazione dell’articolo costituzionale 121 a” è un insulto all’intelligenza. Del resto, durante il dibattito, perfino la kompagna Simonetta Sommaruga ha ammesso che il modello voluto dalla partitocrazia, ed in particolare dal PLR, costituisce una violazione della Costituzione.

Ecco infatti i punti salienti di tale “modello”:

  • L’obbligo dei datori di lavoro di annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collegamento (URC) scatterà in quelle categorie professionali in cui il tasso di disoccupazione è considerevolmente sopra alla media. Cosa vuol dire “considerevolmente sopra la media”? Lo decide il Consiglio federale. Si parla di un tasso di disoccupazione del 10-15%. Naturalmente calcolato in base ai dati farlocchi della SECO. Previsione del Mago Otelma: la soglia per far scattare la misura non verrà mai raggiunta.
  • Alle condizioni di cui sopra, il datore di lavoro deve annunciare i posti vacanti e invitare ad un colloquio i candidati proposti dagli URC da lui ritenuti idonei. L’esito va comunicato agli URC. Qui siamo oltre il ridicolo. Siamo allo scandalo. Infatti, anche i frontalieri possono iscriversi agli URC. Idem per i cittadini UE che possono venire in Svizzera per tre mesi, prolungabili a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché l’eventuale obbligo di colloquio con gli iscritti all’URC non avvantaggia in alcun modo i residenti rispetto ai frontalieri. Altro che preferenza indigena light: qui non c’è uno straccio di preferenza indigena. Ticinesi e frontalieri sono messi esattamente sullo stesso piano. Questo va detto forte e chiaro. Ed infatti la partitocrazia cameriera dell’UE ha spazzato via le proposte di emendamento che chiedevano l’obbligo di invitare al colloquio i disoccupati residenti. Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che, senza quell’aggettivo – “residenti” – non può esistere alcuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quindi: volontà popolare stuprata.
  • Ultima presa in giro: i Cantoni possono proporre ulteriori misure se riscontrano importanti difficoltà economiche e sociali causate dai frontalieri. Le misure vengono decise dal Consiglio federale nel rispetto degli impegni di diritto internazionale. Previsione del Mago Otelma: a) se anche i Cantoni arrivassero a delle proposte, il Consiglio federale risponderebbe picche, perché ci sarebbero gli studi farlocchi della SECO e dell’IRE (questi ultimi realizzati da frontalieri) a dichiarare che “tout va bien, Madame la Marquise”, i problemi sono dolo “invenzioni politiche” (=balle populiste e razziste). B) se anche il Consiglio federale non chiudesse subito la porta, nella migliore delle ipotesi se ne uscirebbe con delle misure che non limitano in alcun modo la libera circolazione: ovvero, misure che non servirebbero assolutamente a nulla. E che costituirebbero, semplicemente, una presa per il lato b.

Questa non è la Svizzera

Mentre quindi Stati membri UE come la Germania e la Gran Bretagna (per ora è ancora membro) discriminano eccome i cittadini comunitari, i camerieri bernesi di Bruxelles proseguono imperterriti – e soli – con la politica della sottomissione senza condizioni. La famosa “fermezza nel cedimento”.

Il Consiglio federale fin dall’inizio ha avuto un solo obiettivo: cancellare il maledetto voto del 9 febbraio. Ed infatti, con l’osceno controprogetto alla vergognosa iniziativa del Vicolo cieco, i sette scienziati vorrebbero inserire i Bilaterali  nella Costituzione. Nientemeno!

Ossia: prima stuprano la Costituzione con compromessi ciofeca, e poi pretendono di adeguarla alla ciofeca. Questa non è democrazia, questa non è la Svizzera. Di questa casta eurocalabraghe ci possiamo solo vergognare.

Lorenzo Quadri