Giuste prevenire, ma la prevenzione da sola non basta: servono anche misure repressive degne di questo nome. La tolleranza è durata fin troppo a lungo!

La videosorveglianza in via Cattedrale a Lugano è senz’altro una buona mossa. Per il momento è stata installata una telecamera mobile tra via Cattedrale e salita Chiattone. In futuro ce ne vorranno altre per poter monitorare in modo efficace la zona. E’ poi ovvio che le immagini registrate dovranno anche essere visionate, altrimenti l’operazione serve a poco.

L’area in questione, come i luganesi ben sanno, è una parte di centro dotata di particolare bellezza e fascino, oltre che il primo biglietto da visita per i turisti che scendono a piedi dalla stazione. Eppure questa parte di città è da tempo nel mirino di atti vandalici, i più vistosi dei quali sono il continuo imbrattamento di muri, la distruzione di vetrine, di tavolini, di vasi e di suppellettili. I responsabili sono spesso gruppi di minorenni ubriachi, che evidentemente non hanno di meglio da fare che danneggiare la proprietà altrui.

E’ chiaro che la situazione è da tempo insostenibile per i proprietari degli immobili e per i commercianti; ma anche per l’ente pubblico, che non può tollerare supinamente una simile immagine di degrado ed insicurezza.

Avanti con le mega-multe

Si spera che la videosorveglianza – che dovrà comunque essere potenziata perché, come una rondine non fa primavera, una telecamera non fa sicurezza – possa portare a dei miglioramenti. La creazione da parte del municipio di un gruppo di lavoro antivandalismo è senz’altro positiva; dovrà però dare dei risultati concreti, onde non avvalorare ulteriormente la tesi del “quando si vuole affossare un tema, si crea un gruppo di lavoro”.

La prevenzione è utile e necessaria, come utile e necessaria è una presenza più intensa delle ronde di polizia nel comparto. Ma non basta. Nei confronti degli autori degli imbrattamenti e degli altri vandalismi  occorre adottare la linea dura.

Già anni fa la Lega dei Ticinesi aveva proposto di introdurre delle multe salate, che fossero veramente dissuasive, per gli sprayer e – se questi non possono pagare in quanto minorenni – per le loro famiglie. Quando i genitori dovranno mettere mano al portafoglio, o quando i frugoletti si troveranno a passare i fine settimana a ripulire i loro graffiti e magari anche i gabinetti pubblici (quelli ancora aperti), a qualcuno la voglia di divertirsi (?) a spese della proprietà altrui, pubblica o privata che sia, comincerà a passare.

Naturalmente la proposta della Lega, come di consueto, è stata dimenticata in un cassetto dai partiti storici. Perché alla Lega non bisogna MAI dare ragione. Quindi, ciò che il Movimento propone va denigrato come populista e razzista; poi però viene fotocopiato dai partiti storici che, a suon di iniziative-Xerox, tentano di spacciare per farina del proprio sacco ciò su cui sputavano fino al giorno prima. E gli esempi si sprecano: vedi ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, vedi chiusura dei valichi incustoditi, vedi tutela della piazza finanziaria ticinese, e via elencando. Tra l’altro, ci piacerebbe anche sapere di che nazionalità sono i giovani vandali. Così, tanto per gradire…

Alla sanzione pecuniaria contro gli autori dei danneggiamenti va accoppiato l’obbligo di ripulire il danno causato. E questo lo può fare anche chi è minorenne. Se uno è abbastanza grande per fare danni, è anche abbastanza grande per ripulire. E, come detto, le famiglie dei vandali siano chiamate a prendersi le proprie responsabilità.

Lorenzo Quadri