Ma guarda un po’: la preferenza indigena light è un BIDONE

Oltre a non servire ad un tubo, viene pure snobbata dagli uffici di collocamento

 

Nuova conferma che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il voto espresso dal 70% dei ticinesi il 9 febbraio 2014: in ottobre, neanche un voto a questi partiti e ai loro politicanti! Ma non siamo ancora stufi di farci fregare da chi ci dovrebbe rappresentare?

1° luglio 2018. In tale data è entrata in vigore la cosiddetta preferenza indigena light. La preferenza indigena light è quella ciofeca con cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

In realtà non si tratta nemmeno di una preferenza indigena. Si tratta semmai di una preferenza (?) degli iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC). Perfino parlare di “preferenza” è di per sé una truffa. In effetti, la regola prevede che in determinati settori professionali, quelli dove il tasso di disoccupazione supera l’8%, le aziende siano tenute a segnalare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento. Va da sé che il tasso di disoccupazione viene calcolato a livello nazionale. E non è quello reale, bensì quello delle statistiche farlocche della SECO. E’ quindi evidente che i settori a cui andrebbe applicata la cosiddetta preferenza indigena light sono nella realtà più di quelli ai quali viene effettivamente applicata.

Come funziona in concreto il meccanismo? Le aziende dei settori interessati devono annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti di lavoro vacanti. Gli URC hanno 5  giorni di tempo per proporre dei loro iscritti che corrispondono al profilo richiesto.  Dopo 5 giorni il datore di lavoro può pubblicare l’annuncio sugli usuali canali.

Cinque motivi

Perché la preferenza indigena light è una ciofeca? Per almeno cinque ragioni:

  • Il potenziale datore di lavoro può comunque rifiutare i candidati proposti dagli URC senza necessità di addurre alcuna motivazione.
  • Iscritto all’URC non vuole affatto dire “indigeno”. Tra gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento ci sono anche dei frontalieri. Per il momento non molti, è vero. Ma in futuro si iscriveranno tutti i frontalieri che hanno perso l’impiego. E quindi anche loro potranno beneficiare della “preferenza”. Perché in futuro tutti i frontalieri disoccupati si iscriveranno agli URC? Perché i balivi di Bruxelles, in tempi neanche troppo lunghi, imporranno allo Stato ultimo luogo di lavoro dei frontalieri di pagargli le indennità di disoccupazione. Questo, per stessa ammissione del Consiglio federale, causerebbe alla Confederazione una spesa ulteriore di centinaia di milioni di Fr. Ma comporterebbe anche un altro effetto collaterale. Quello indicato sopra: tutti i permessi G si iscriverebbero agli URC, per beneficiare delle rendite LADI. In questo modo potranno approfittare anche della preferenza indigena. Evidentemente, sia detto per inciso, i funzionari svizzerotti non avranno alcun modo di verificare se i frontalieri che risultano disoccupati in Ticino e per questo percepiscono le stesse rendite dei residenti, poi Oltreconfine non lavorino in nero.
  • Per contro, un numero crescente di ticinesi che non ha più diritto a rendite di disoccupazione non risulta più iscritto agli URC. In effetti, ad onta del nome, il loro contributo al collocamento è assai marginale. Gli URC si limitano a fare i gendarmi sulle domande d’impiego presentate e a costringere i senza lavoro a seguire corsi che non ne aumentano in nulla la collocabilità, ma servono semmai ad ingrassare chi li organizza.
  • Se la preferenza indigena avesse una qualche efficacia nel contenere l’immigrazione in Svizzera, i funzionarietti di Bruxelles mai l’avrebbero approvata.
  • Come da copione, gli effetti della preferenza indigena light sulla migrazione sono completamente inesistenti. E’ in vigore da un anno e non è successo assolutamente nulla.

L’elemento nuovo

Adesso alla lista si aggiunge un nuovo elemento. Il Blickvi ha dedicato un interessante servizio sull’edizione di martedì. Accade infatti che gli URC, almeno nella Svizzera orientale, se ne impano della preferenza indigena. Da un’indagine effettuata sotto copertura (uella) dal citato quotidiano svizzerotedesco, è emerso che gli URC del Canton Turgovia  e del Canton San Gallo, ad un imprenditore che ha segnalato un posto vacante che necessitava di poche qualifiche, non hanno proposto alcuna candidatura. Questo malgrado nella loro banca dati avessero senza dubbio centinaia di profili corrispondenti a quello richiesto.

Ovviamente ci interesserebbe particolarmente sapere come è la situazione in Ticino: ovvero se gli URC di questo sfigatissimo Cantone fanno i compiti fino in fondo come asseriscono, oppure se anche loro seguono l’andazzo sangallese e turgoviese.

Morale della favola

l’elenco sopra dimostra, senza possibilità di appello, che la preferenza indigena light è una farsa.  La volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014 dal 70% dei ticinesi è stata azzerata dai camerieri dell’UE in Consiglio federale e dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Rappresentati ticinesi compresi. In ottobre, neanche un voto a questi partiti ed ai loro politicanti!

Lorenzo Quadri