Tra squilli di trombe e rullo di tamburi si annuncia che la Confederazione, a seguito del voto del 9 febbraio, sarebbe disposta ad “aprire” sui contingenti cantonali per i frontalieri.  La notizia è emersa a seguito della riunione del gruppo di lavoro dei direttori cantonali delle finanze e dell’economia.

Beh, visto che il problema dell’invasione dei frontalieri e dei padroncini ce l’ha il Ticino, ci mancherebbe che a Berna non ci fosse disponibilità ad entrare in materia sulle proposte ticinesi. Per anni da Palazzo federale hanno risposto che gli allarmi in arrivo dal Ticino sulle conseguenze della devastante libera circolazione delle persone erano tutte balle populiste e che dalle statistiche taroccate della SECO “non risultava che…”, rifiutandosi di muovere paglia per non rischiare di scontentare i padroni di Bruxelles. Il risultato è stato il plebiscito dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Magari una qualche lezioncina dal 9 febbraio l’hanno imparata anche i bernesi.

Oltretutto, se si pensa che è stata la stessa Confederazione a dire che vuole che dal Ticino vengano delle proposte, sarebbe il colmo se poi quando le proposte arrivano, venissero bocciate per partito preso.

Le notizie di contorno

Appurato dunque che la disponibilità federale ad entrare in materia sui contingenti cantonali per frontalieri non è una grande notizia, risultano invece interessanti le informazioni di contorno che si possono leggere sul portale Ticinonews.

Punto primo: si apprende che Laura Sadis era assente e si è fatta rappresentare del direttore della Divisione economia Stefano Rizzi e dal delegato ai rapporti confederali Jörg De Bernardi.

Ma come, a Berna si discute di una questione di importanza fondamentale per il Cantone e che riguarda direttamente il suo dipartimento e la Consigliera di Stato PLR si fa rappresentare da funzionari? Magari perché è in vacanza?
Già il mantra del “margine di manovra nullo” a livello cantonale contro l’invasione di frontalieri e padroncini che la direttrice del DFE ama ripetere ad oltranza, quando invece i margini di manovra li trovano tutti tranne il Ticino, indica che ad essere nulla è semmai la volontà di intervenire. L’assenza di Sadis alla riunione dei direttori dell’economia rafforza la tesi che in casa DFE (ex partitone) non ci si strappi di certo le vesti per difendere il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud. Questo non deve nemmeno stupire troppo, ricordiamo infatti che il comitato PLR si è espresso all’unanimità contro l’iniziativa contro l’immigrazione di massa ed è stato asfaltato dalle urne.

Punto secondo: dice Rizzi al portale Ticinonews: “bisognerà controllare le condizioni lavorative, vigilando già al momento del rilascio del permesso di lavoro”. Qui c’è davvero da trasecolare: ma come, questo vuol forse dire che fino ad oggi si sono rilasciati permessi a go-go senza nemmeno controllare le condizioni lavorative? E cosa sorvegliava il famoso ufficio sulla sorveglianza del mercato del lavoro?

Soprattutto manca una cosa della massima importanza. Visto che i contingenti per i frontalieri da quasi tre mesi sono un disposto costituzionale, e visto che ci sono settori in cui anche quello che mena il gesso ha in chiaro che i frontalieri non rispondono affatto ad un’esigenza dell’economia ma semplicemente soppiantano i residenti, ad esempio il terziario amministrativo, è chiaro che in questi ambiti si impone, da subito, una moratoria sul rilascio di nuovi permessi G. Perché questo tema non viene affrontato? E a proposito: il sito per le notifiche online dei padroncini è stato disattivato?

Lorenzo Quadri