Mentre la Doris pontifica, le scoppia la bomba in casa

Certo che se tutte le aziende controllate dalla Confederella funzionano come AutoPostale…

 

Ma guarda un po’, ecco serviti i talebani dello statalismo ad oltranza, quelli che vorrebbero statalizzare tutto perché così sì che le cose funzionano bene!

La Posta, al 100% di proprietà della Confederella e controllata interamente dal Consiglio federale, e meglio dal Dipartimento della Doris uregiatta, ne combina peggio di Bertoldo. Gli smantellamenti di uffici postali sono noti. Migliaia di posti di lavoro saltano, e non di certo per necessità economica. Infatti, l’ex Gigante giallo realizza 800 milioni di utili all’anno. Però sugli smantellamenti postali la partitocrazia è connivente. In primis proprio la ministra delle telecomunicazioni, ovvero la Doris. Della Posta si dice che “deve adeguarsi” alla digitalizzazione ed ai tempi che cambiano. Diametralmente opposta, ma guarda un po’, la posizione sulla SSR.

Chiaro: la TV di Stato, come centro di propaganda e di potere dell’establishment, non deve affatto adeguarsi; non sia mai! Il “dinosauro” SSR – gonfiato come una rana, costosissimo ed anacronistico –  viene mantenuto in vita artificialmente nell’interesse della casta. Non certo in quello dei cittadini che lo finanziano. Dicasi servizio pubblico al contrario.

Due pesi e due misure

Gli smantellamenti postali, e rispettiva perdita di impieghi, sono appoggiati in pieno dalla Doris uregiatta, che invece cala in Ticino, all’assemblea dei galoppini della CORSI, e lì, per contrastare la “criminale” iniziativa No Billag, blatera di servizio pubblico e di posti di lavoro da difendere. Due pesi e due misure, anche per quel che riguarda gli impieghi nelle aziende statali.

Il tutto, evidentemente, è finalizzato agli interessi dell’establishment. Se la Posta, per volere dei suoi capi, viene “messa a dieta”, non ci va di mezzo il potere, perché il compito della Posta non è quello di fare propaganda di regime. Se invece a dover dimagrire è la SSR, ecco che la musica cambia.

Fatto è che la Ministra delle telecomunicazioni ha sempre magnificato l’operato dell’ex Gigante giallo (controllato dal suo Dipartimento) e della sua direttrice, la manager da un milione all’anno Susanne Ruoff. Smantellamenti compresi.

Cadreghe traballanti

Ebbene, intanto che la ministra dei trasporti e delle telecomunicazioni, per reggere la coda ai grandi manager della SSR, ricatta i cittadini e minaccia in particolare le minoranze linguistiche con scenari apocalittici inventati di sana pianta nel caso di accettazione del No Billag, ecco che le scoppia la bomba in casa. Salta infatti fuori che, tramite trucchetti contabili, AutoPostale si è ciucciata abusivamente almeno 80 milioni (mica noccioline! 80 milioni!) di sussidi federali. Che adesso dovrà restituire. Lo scandalo avviene, come detto, in un’impresa pubblica, al 100% di proprietà della Confederazione! Ed infatti lo stesso direttore dell’Ufficio federale dei trasporti Peter Füglistaler non le manda a dire: “Da un’impresa statale francamente non me lo sarei mai aspettato, sono profondamente deluso (…) lo schema era elaborato ed è stato realizzato ad arte, ed è certamente illecito”. Ecco i bei risultati dello statalismo selvaggio, ed ecco anche le belle performance degli amici della Doris!

E’ infatti evidente che adesso la cadrega, imbottita oltre ogni decenza, della direttrice generale della Posta, ossia la sopracitata Susanna “un milione all’anno” Ruoff, traballa. L’allarme sui conti manipolati di AutoPostale era stato lanciato dal Canton Giura diversi anni fa, e la Susanna – denuncia il sindacato autonomo dei postini – “ha beneficiato di gratifiche in relazione agli utili falsati di AutoPostale”. Pertanto, prosegue il sindacato, Ruoff deve dimettersi. Una tesi che sta guadagnando consensi anche a livello politico. E non solo a $inistra.

Minata la credibilità della Doris

Visto che l’allarme sui conti taroccati di AutoPostale è partito già da anni, ma il bubbone scoppia solo adesso dopo 80 milioni di sussidi incassati abusivamente, se ne deduce che la Doris ed il suo Dipartimento non hanno brillato per solerzia.  Certo che se le aziende controllate dal Dipartimento Doris funzionano tutte come AutoPostale, siamo  messi bene!

Magari la Consigliera federale PPDog, invece di ricattare i votanti sul No Billag per difendere i suoi protetti ai vertici della SSR, farebbe bene a controllare quel che succede in casa sua. Adesso la buona Leuthard, pappagallando il suo “subito sotto” Füglistaler, si dichiara “delusa da AutoPostale”. Ma finora ha sempre retto la coda a tutte le iniziative del Gigante Giallo,  e quello che diceva la Susanna “un milione all’anno” Ruoff era per lei il Vangelo.

Inutile far finta di niente: lo scandalo in AutoPostale mina anche la credibilità della Leuthard. Cara Doris, meno ricatti ai cittadini e meno cecità nell’assecondare i supermanager amici tuoi (ma pagati da noi)!

Lorenzo Quadri