Mitici giapponesi! In sei mesi hanno accolto tre asilanti!

Altro che “devono entrare tutti”, vero kompagna Sommaruga? Prendiamo esempio da Tokyo!

 

Grande Giappone! Nel Paese del Sol Levante sanno – lo hanno sempre saputo del resto – come si fa a non farsi invadere dai finti rifugiati con lo Smartphone. E sanno anche come si fa a non lasciarsi imporre l’invasione da qualche organizzazione internazionale da tre e una cicca.

Nei giorni scorsi abbiamo infatti appreso che nei primi sei mesi del 2017 il governo di Tokyo è riuscito nell’impresa di accogliere solo tre (sic!) asilanti.  A fronte di 8560 richieste. Ancora meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando su 5000 domande ne sono state prese per buone quattro (ancora sic!).

Confronto deleterio

Certo che, se pensiamo alle nostre cifre, c’è davvero da mettersi le mani nei capelli, perché il confronto è deleterio. Si potrà dire che il Giappone essendo un’isola si trova in una situazione geografica “particolare”; che non confina con il Belpaese il quale dalla frontiera marittima del Mediterraneo fa entrate tutti; che “l’antica terra di Yamato” ha una storia ed una tradizione particolari. Si possono inventare un sacco di fetecchiate, ma nessuna di queste riesce a spiegare numeri come quelli di cui sopra. Ripetiamo: tre richieste d’asilo accolte nei primi 6 mesi del 2017, mentre nello stesso periodo gli svizzerotti di domande d’asilo ne hanno accolte circa 9 mila!

Da notare che in Giappone vivono 127 milioni di persone. Da notare inoltre che in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione, mentre in Svizzera sono il 25%: in altre parole, se in Svizzera ci sono due milioni di  stranieri – a cui va aggiunto un milione di doppi passaporti! – in Giappone ce ne sono pochi di più! Peccato che, come detto, la popolazione totale nipponica sia 16 volte quella elvetica. Evidentemente nel paese del Sol Levante non si fanno mica buggerare con la fregnaccia multikulti dell’ “immigrazione indispensabile per contrastare l’invecchiamento della popolazione”: se la bevono solo gli europei questa panzana, svizzerotti in primis. Peccato che gli immigrati non finanziano nemmeno le proprie, di pensioni. Figuriamoci se finanziano le nostre.

I giapponesi “possono”

Che non sia possibile un paragone diretto tra il Giappone e la Svizzera è chiaro. Ma ancora più chiaro è che non stiamo parlando di un numero di asilanti accolti che è la metà del nostro. E nemmeno che è un quarto. Stiamo parlando di tre rifugiati accettati dal Giappone in sei mesi, sacro Buddha! E’ chiaro che dietro le cifre nipponiche dell’asilo c’è una volontà politica precisa:  non entra nessun migrante a meno che sia davvero un caso di rigore.  Non solo: altrettanto chiaro è che questa volontà viene anche messa in atto. Altro che “sa po’ mia”! Loro “possono” eccome! Solo a noi viene propinato ad oltranza il ritornello del “sa po’ mia”… e il colmo è che lo facciamo pure andare bene.

Altro fatto degno di nota: contro le politiche d’asilo giapponesi non si sta mica scatenando il finimondo. Anzi. C’è davvero da rimanerci di cacca. Gli svizzerotti fessi, che fanno entrare tutti o quasi, vengono accusati di “razzismo” non appena respingono qualche finto rifugiato con lo smartphone (inutile dire che la prima a strillare è l’emittente di regime). I kompagnuzzi scendono in piazza a manifestare contro le guardie di confine. All’indirizzo del Giappone, che in un anno accoglie un numero di domande d’asilo che si conta sulle dita di una mano, nessuno lancia accuse di razzismo. E soprattutto nessuna organizzazione internazionale del flauto traverso si sogna di minacciare sanzioni. Certo, qualche ONG flebilmente dissente. Ma lì comincia e lì finisce.

Je suis Japan!

Nel frattempo gli svizzerotti non solo continuano a far entrare migranti economici, non solo continuano a tollerare la presenza di finti rifugiati eritrei a carico dell’assistenza che poi tornano al natìo paesello per le vacanze perché “lì è più bello”, ma si sono pure fatti carico, a titolo puramente volontario, di quasi 1000 asilanti del Belpaese nell’ambito dei piani di ricollocamento. Dopo la Germania – che però è 10 volte più grande di noi! – la Svizzera è il paese che ha “ricollocato” (in casa propria!) più migranti economici che spetterebbero alla vicina Repubblica. Grazie kompagna Simonetta, che nell’ultima scampagnata enogastronomica in Italia ti sei fatta infinocchiare alla grande dal ministro degli interni locale, Domenico Luca detto Marco (sic!) Minniti!

Se poi si pensa che ci riprendiamo i finti rifugiati che la Germania (ma come: l’Anghela Merkel non era quella del “venite tutti qui”? Invece…) ci rimanda (giustamente) indietro, e che grazie ad una sentenza dei legulei buonisti-coglionisti del Tribunale federale amministrativo non rispediamo più in Ungheria i migranti economici perché gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nell’ammissione alle procedure d’asilo, ci rendiamo conto di quanto siamo messi male.

Magari invece di mandare Frau Sommaruga in Italia, dove si fa regolarmente fregare (come il suo collega Leider “Boccalone” Ammann, del resto) sarebbe meglio mandarla a Tokyo a fare un corso intensivo sulla gestione dei migranti.

Noi rinnoviamo la nostra ammirazione per il Giappone: grandi! Loro sì che sanno come non farsi sfruttare dai finti rifugiati. Altro che “devono entrare tutti”, vero kompagna Simonetta? Je suis Japan!

Lorenzo Quadri