Automobilisti: finalmente una (piccola) buona notizia

A Locarno il Consiglio comunale boccia il nuovo multaphot. Speriamo che faccia scuola!

Ogni tanto, ma troppo raramente, arriva anche qualche notizia confortante per gli automobilisti. Notizie piccole, per carità. Il trend è da anni quello del “criminalizza e tartassa”. Ed è destinato ad aggravarsi ulteriormente con l’isterismo climatico e con l’insediamento della kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento federale dei trasporti.

Specchietto per le allodole

L’isterismo climatico, e lo ripeteremo ad oltranza, altro non è che uno specchietto per le allodole. Serve a distogliere l’attenzione dai veri problemi degli svizzeri (di certo non i cambiamenti nel clima, che sempre ci sono stati e sempre ci saranno) e dalle vere sfide che attendono la politica. Nel caso qualcuno non se ne fosse accorto, nei prossimi anni ci giocheremo il futuro della nazione. Sotto le cupole federali si deciderà se la Confederazione continuerà ad esistere come Stato indipendente e sovrano, o se invece si trasformerà in una colonia dell’UE, come vuole la partitocrazia PLR-PPD-P$$favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale.

All’isterismo climatico è corso ad accordarsi l’ex partitone, che ormai di liberale non ha più nulla. E’ infatti giunto al punto di pretendere l’introduzione di una tassa sui biglietti aerei, ed appoggia un indecente florilegio di ecobalzelli ed ecodivieti i cui costi stratosferici graveranno sulle economie domestiche. Intanto però l’ex partitone ha votato per la fine della moratoria sugli OGM, organismi geneticamente modificati, per non indispettire i padroni di Economiesuisse che schiacciano gli ordini ai vertici del PLR.

Inutile dire che in prima fila nel promuovere l’isterismo climatico, ovviamente per fare  propaganda elettorale ai ro$$overdi, c’è anche l’emittente di regime RSI: ormai non c’è giorno in cui non blateri di ambiente.

Multaphot affondato

Tornando agli automobilisti: qual è la buona notizia? Che in quel di Locarno, grazie anche all’intervento della Lega, il Consiglio comunale ha rifiutato di stanziare un credito di 110mila franchetti per l’acquisto di un nuovo multaphot (l’aggeggio infernale che fotografa gli automobilisti che “bruciano” un semaforo rosso) utilizzabile anche come radar. Il credito era stato richiesto dal capodicastero PLR Niccolò Salvioni (lo stesso che ebbe a definire il pagliaccio islamista algerino Rachid Nekkaz, sceso a Locarno per organizzare una delle sue proteste contro il divieto di burqa deciso dal popolo ticinese, “un intellettuale che merita di essere ascoltato”).

Che questi multaphot non abbiano nulla a che vedere con la politikamente korrettissima “prevenzione” – usata da troppi per sciacquarsi la bocca perché fa chic – è chiaro anche al Gigi di Viganello. I multaphot, come dice il nome, servono per multare (e anche per “phott…”) il solito sfigato automobilista. E l’obiettivo è sempre lo stesso: criminalizzare e fare cassetta. Dunque è senz’altro positivo il rifiuto della maggioranza del consiglio comunale di Locarno di stanziare il credito necessario all’acquisto dell’odioso marchingegno. C’è anzi da sperare che questo njet faccia scuola. Anche perché stiamo ancora aspettando (non solo a Locarno, ma in tutti i centri urbani) l’abbassamento delle tariffe degli autosili. Tariffe i cui livelli stratosferici,magari accoppiati a piani viari  fallimentari (vedi PVP) contribuiscono alla desertificazione dei centri urbani. Già i ticinesi non spendono più perché dilagano povertà, precariato e disoccupazione (ringraziamo la devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia); già il commercio online continua a guadagnare posizioni. E quei pochi “coraggiosi” che ancora sono disposti a fare la spesa nei negozi del centro, invece che incoraggiati, vengono allontanati ed infamati? “Vergogna untori, che osate arrivare in centro in macchina”? Il mondo che gira al contrario!

Lorenzo Quadri

 

Cassa malati: furti a go-go ma la casta pensa al clima

Riserve dopate, premi in eccesso non restituiti e menefreghismo sui costi che esplodono

 

Che i premi di cassa malati non solo siano esplosi, ma continuino a salire senza freni, è ormai un dato acquisito. Anche per il 2020 è annunciata l’ennesima stangata, che va a sommarsi a tutte le altre. Sulle difficoltà che incontrano sempre più famiglie ticinesi a far fronte al pagamento dell’assicurazione malattia non serve spendere molte parole: sono note ed arcinote. La decisione cantonale di alcuni anni fa di tagliare i sussidi di cassa malati ai proprietari di una casetta ha ulteriormente aggravato la situazione per il ceto medio.

Chi s’ingrassa

I premi crescono e gli assicuratori si ingrassano. Ed infatti, come segnalava con una recente opinione sul CdT Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS, le riserve delle casse malati superano ormai i 9 miliardi. Quindi sono ampiamente il triplo del necessario. Perché (domanda retorica) queste riserve in esubero, evidentemente costituite con i premi, non vengono restituite agli assicurati?

La barzelletta della restituzione

E nemmeno siamo disposti a lasciar cadere nel dimenticatoio l’incresciosa vicenda dei premi che i ticinesi pagano in eccesso da quando esiste la LAMal. La restituzione decisa dalle Camere federali nel 2013 ha tutto il sapore della beffa.

I Ticinesi hanno pagato (fino al 2013) almeno 400 milioni di premi “in esubero” a seguito di travasi artificiali di risorse economiche tra un Cantone e l’altro (così in alcuni Cantoni gli assicurati hanno pagato meno del dovuto, a spese nostre). Però ne sono stati restituiti solo 67.

Tarallucci e vino

Anche la questione delle riserve  “dopate” dei cassamalatari a spese dei cittadini andrà a finire a tarallucci e vino. Il titolare del Dipartimento degli interni kompagno Alain Berset non emetterà un cip. Men che meno il resto del Consiglio federale. Tanto più che il lobbysta professionista delle casse malati, il PLR Ignazio KrankenCassis,  siede nell’Esecutivo federale. Per cui, figuriamoci…

Nessun interesse

E’ poi evidente che gli assicuratori malattia non hanno alcun interesse nel contenere dei premi. Un esempio lampante, anche se poco noto al di fuori degli “addetti ai lavori”, è l’abbandono della fatturazione “a forfait” dei farmaci acquistati dalle case per anziani per i loro ospiti.

L’abbandono di questo sistema nel Canton Friborgo – che, assieme al Ticino, era l’unico ad averlo introdotto – ha portato ad un aumento di addirittura il 70% dei costi farmaceuticinelle case per anziani. Chi paga? Ovviamente il cittadino tramite gli aumenti di premio!

In Ticino ci si sta invece arrabbattando per far sì che i forfait, seppur in forma diversa, vengano mantenuti. Questo grazie in particolare agli sforzi dell’Acas, Associazione dei comuni in ambito sociosanitario, che chi scrive ha l’onore di presiedere.

In un crescendo di follia ci sono addirittura assicuratori malattia che pretendono dalle case anziani la fatturazione del farmaco per confezione. Quando si sa benissimo che spesso e volentieri l’anziano, come ogni altro paziente, non consuma l’intera confezione di un medicamento. Ne usa solo una parte, perché così prevede la terapia che gli è stata prescritta. E il resto? Si getta via. Passare ad un simile sistema equivarrebbe a  cancellare con un colpo di spugna tutto quanto le case per anziani hanno costruito in decenni per razionalizzare gli acquisti di farmaci e ridurre i costi. L’esplosione della spesa che un simile balzo indietro  nel tempo comporterebbe è clamorosa. Ma evidentemente gli assicuratori se ne impipano.  Tanto si compensa alzando i premi a tutti. Ed intanto qualche lobby si frega le mani pensando agli accresciuti guadagni.

Shopping center

Altro fenomeno alquanto sospetto è il proliferare di centri medici, per aggirare la moratoria sui nuovi studi. Questi centri  sono promossi da imprenditori che con la medicina non hanno nulla a che fare. La modalità è più o meno questa. Si contatta un dottore in fine carriera che ci mette la licenza e diventa di fatto un dipendente del nuovo centro. Nello studio si assumono poi vari medici, spesso e volentieri stranieri, che forniscono prestazioni di ogni genere. Si crea in questo modo un vero “shopping center” della cura e del certificato medico, dove il paziente ottiene quanto desidera (anche perché se non è soddisfatto va da un’altra parte, secondo il principio della concorrenza tra attività commerciali). E il conto lo paga la collettività tramite aumento dei premi.

Intanto la partitocrazia…

E’ evidente che, se si vogliono contenere i premi di cassa malati, serviranno interventi incisivi, e non effettuati con la limetta per le unghie. I quali dovranno giocoforza estendersi anche al catalogo delle prestazioni coperte dall’assicurazione di base.

Nel frattempo, si prende atto che i sinistrati, ma anche i partiti storici, dei costi dell’assicurazione malattia – una delle principali preoccupazioni dei cittadini elvetici – non parlano più.

Tutti a riempirsi la bocca con l’isterismo climatico, pensando di distogliere l’attenzione dai veri problemi e di nascondere le proprie inadempienze, in attesa delle elezioni. Ben supportati, ça va sans dire, dall’emittente di presunto servizio pubblico, che ormai parla solo di clima e di accoglienza ai finti rifugiati. Ma bravi!

Lorenzo Quadri

Migranti dentro tutti: il patto ONU attende dietro l’angolo

Una volta passate le elezioni federali, il demenziale trattato ci piomberà addosso

 

E’ un po’ che non si sente più parlare del patto ONU sulla migrazione, detto anche Global Compact. Quello che 165 Stati hanno sottoscritto nel dicembre dello scorso anno. La Svizzera, per fortuna, non è tra i Paesi firmatari. Almeno per ora. Ma è chiaro che il fuoco cova sotto la cenere. Nei primi mesi dell’anno sembrava fosse imminente una decisione sul tema a livello di Camere federali. Poi è calato il silenzio. Un silenzio carico di suspense. Cosa si attende? Ovvio: si aspetta che siano passate le elezioni federali. Dopodiché, la “voglia matta” di sottoscrivere accordi internazionali, caratteristica del triciclo PLR-PPD-PSS, potrà tornare ad avere libero sfogo.

Del resto, è per questo stesso motivo – elezioni di ottobre – che il Consiglio federale sta menando il can per l’aia sull’accordo quadro istituzionale, con richieste di chiarimenti su questioni di dettaglio. Il nucleo centrale di questo trattato coloniale, ossia la ripresa automatica (altro che “dinamica”) del diritto UE ed i giudici stranieri, è infatti già dato per acquisito. La realtà è semplice: il CF, come pure i partiti del triciclo, vogliono firmare. Ma non osano farlo ora. Perché l’appuntamento con le urne incombe.

Libera circolazione mondiale?

Non serve il Mago Otelma per prevedere che, una volta scampato il pericolo, oltre all’accordo quadro verrà estratto dal cilindro bernese anche il patto ONU sulla migrazione. Questo patto mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale e a trasformare l’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano. Ci si inventerà pure una nuova categoria di migranti: i rifugiati climatici. Non è certo per caso che l’establishment multikulti sta santificando la delinquente Carola Rackete, la quale non ha infranto il blocco navale di Salvini per salvare delle vite, bensì per ottenere visibilità mediatica. Il lavaggio del cervello all’opinione pubblica in chiave immigrazionista e sovranofoba procede a pieno regime.

Trattato vincolante

Il patto ONU sulla migrazione  viene spacciato per “non vincolante”. Niente di più falso. Se sottoscritto, questo trattato diventerà vincolante eccome. A parte che mai è accaduto, né mai accadrà, che la Confederazione firmi un accordo internazionale senza l’obiettivo di poi attenervisi pedissequamente. Anche contro i propri interessi. Anche quando tutti gli altri firmatari si comportano in modo assai diverso.  Ma di recente si è appreso da fonti stampa che il servizio giuridico della Commissione UE starebbe lavorando ad un documento che mira a rendere il patto ONU vincolante per gli Stati membri dell’Unione europea. L’esperienza insegna che ciò che è vincolante per i paesi UE, in breve tempo lo diventa anche per la Svizzera. Per questo possiamo ringraziare l’abitudine alla genuflessione compulsiva sviluppata dalle maggioranze politiche.

La censura

Ma c’è anche un altro motivo per cui il Patto ONU sulla migrazione non va in nessun caso sottoscritto. Esso prevede infatti l’impegno, per i Paesi firmatari, a far sì che su migranti e migrazione i media possano riferire solo in modo “obiettivo”;  il che, l’hanno capito anche i paracarri, significa in modo “positivo”.

Altrimenti detto: delle frontiere spalancate e dell’immigrazione clandestina si potrà solo parlare bene. Si sta dunque preparando una grave forma di censura. Un’allarmante limitazione della libertà d’espressione e di stampa. Il disegno è chiaro: imporre il pensiero unico multikulti a colpi di codice penale. Ma i sedicenti difensori dei diritti democratici e delle libertà tacciono.

Se si premia chi ci svende…

Le sfide che in tempi brevi attendono la Svizzera sono tante e della massima importanza. O la finiamo di inchinarci ad ogni pretesa di organismi sovranazionali quali la Commissione UE o l’ONU, o la Svizzera cesserà di esistere. Queste entità, prive di legittimazione democratica, mirano alla rottamazione degli Stati nazionali. Perché l’atteggiamento della Svizzera cambi, occorre però dare voce a quelle forze politiche che difendono l’indipendenza del Paese. Che considerano la sovranità nazionale un valore e non un reato. Se invece il voto popolare continua a premiare chi svende la nazione, poi c’è poco da lamentarsi se accade proprio questo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Legittima difesa: soltanto la Svizzera è ferma al palo?

Dopo l’Italia, toccherà alla Francia? Quadri: “La realtà è cambiata, prendiamone atto”

Un po’ ovunque in Europa il tema della legittima difesa di chi è vittima di un’aggressione, ed in particolare di una rapina in casa, tiene “legittimamente” banco.

In Italia la legge è stata di recente modificata nell’ottica di un potenziamento del diritto alla legittima difesa. Adesso anche in Francia un deputato ex En Marche, Joachim Son-Forget, ha presentato una proposta che va nella medesima direzione.

Ed in Svizzera?

“In Svizzera– osserva il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, autore di un’iniziativa parlamentare che chiedeva appunto il potenziamento della legittima difesa – siamo fermi al palo. Non tanto perché manchino le proposte. Ma perché il triciclo PLR-PPD-P$$ le boccia”.

Le proposte in materia di legittima difesa hanno un denominatore comune?

Sì, tutte affrontano il tema partendo dall’eccesso di legittima difesa. In sostanza, chi ha ecceduto nel difendersi diventa a sua volta punibile. Deve affrontare processi lunghi e defatiganti. E questa prospettiva è un deterrente che spinge molte vittime di rapine a rinunciare a difendersi del tutto. L’eccesso nella difesa è tuttavia a sua volta scusabile. Tutte le proposte, compresa la mia, allentano i requisiti necessari a questa scusabilità. La mia proposta, ad esempio, prevedeva un’inversione dell’onere della prova per chi è aggredito in casa. In sostanza, si parte dal presupposto che la vittima di una rapina nella propria abitazione che eccede nella legittima difesa si trovi di principio, proprio per le circostanze stesse del fatto, in una condizione di eccitazione o sbigottimento che rende scusabile l’eccesso di legittima difesa; a meno che l’autorità inquirente dimostri il contrario.

L’attuale legislazione spingerebbe a suo parere le vittime di una rapina in casa a non difendersi. Un effetto voluto?

All’inizio non era certo questo l’intento, ma adesso è così. Per il pensiero unico, la difesa deve essere monopolio dello Stato. L’establishment vuole per principio dei cittadini indifesi. Si pensi al recente caso del Diktat disarmista dell’UE che colpisce esclusivamente le persone oneste, e non certo i criminali, che le armi se le procurano sul mercato nero. Chiaramente, è più facile spossessare i popoli dei propri diritti, anche fondamentali, se per decenni è stato praticato loro il lavaggio del cervello con l’obiettivo di renderli pecore. Ecco perché tradizioni svizzere come l’esercito di milizia, l’arma d’ordinanza a domicilio, il diritto liberale delle armi, per la casta sono un pugno in un occhio.

Cosa è successo alla sua iniziativa parlamentare per il potenziamento del diritto alla legittima difesa?

L’iniziativa è stata respinta in Consiglio nazionale dal triciclo PLR-PPD-PSS nel marzo del 2018. In particolare la $inistra rossoverde strillava istericamente al Far West. E questo davanti ad un’iniziativa moderata, oltretutto limitata alle rapine in casa.

Bisogna però riconoscere che le rapine in casa in Ticino, ma anche in Svizzera, sono poche.

Sì certo, sono poche per il momento. Ma sono destinate ad aumentare. La libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate sono una manna per la criminalità più pericolosa e senza scrupoli. A ciò si aggiunge che, a seguito della frammentazione della nostra società, sempre più persone, magari anziane, vivono da sole. Sono quindi facili bersagli. La Svizzera non è abituata ai rapinatori violenti e di conseguenza anche i sistemi di sicurezza sulle abitazioni sono carenti o inesistenti. L’attuale legislazione, compresa quella sulla legittima difesa, andava bene quando il massimo della delinquenza era il topo d’appartamento che entrava a rubare in assenza dei proprietari e si dava alla fuga al minimo rumore. In futuro non sarà più così. Non dimentichiamo poi che la famosa “primavera araba” ha svuotato le carceri locali, e con i flussi migratori…

A livello federale il discorso sulla legittima difesa è chiuso?

Se in ottobre sarò rieletto, tornerò certamente alla carica sul tema.

E a livello cantonale?

In Ticino è pendente in Gran Consiglio l’iniziativa popolare, lanciata dal Guastafeste ed appoggiata dalla Lega, che chiede che chi è stato ingiustamente accusato di eccesso di legittima difesa e poi assolto, non sia tenuto a pagare alcun tipo di spesa legale. Si dirà che è una proposta minimalista. Ma questo è il margine di manovra che permette il diritto cantonale. La legittima difesa è infatti regolata a livello federale.

Che chance ha, a suo parere, questa iniziativa?

In commissione il rapporto favorevole all’iniziativa popolare, redatto dalla leghista Sabrina Aldi, è di minoranza. La maggioranza ha preferito seguire il rapporto del PLR Giorgio Galusero, che la respinge l’iniziativa con argomenti al limite del ridicolo. Ad esempio, che essa comporterebbe costi enormi per lo Stato, cosa assolutamente non vera. Se il plenum del parlamento seguirà questa impostazione, ci sarà una votazione popolare. La mia previsione è che, in tal caso, i votanti sosterranno l’iniziativa, asfaltando ancora una volta partitocrazia.

MDD

 

 

 

 

UE: la presidenta dimezzata comincia col piede sbagliato

Nominata per un soffio, Von der Leyen oscilla già tra il velleitario ed il ridicolo

 

Sicché la tirapiedi dell’ “Anghela” Merkel, ovvero Ursula Von der Leyen (Serbelloni Mazzanti Viendalmare), è stata nominata presidenta della Commissione UE per il rotto della cuffia. La maggioranza necessaria nell’Europarlamento era di 374 voti. La Frau Ursula ne ha ricevuti 383: quindi appena 9 in più, mentre in 327 hanno votato contro. La nuova presidenta inizia spaccando praticamente a metà il legislativo europeo (organismo inutile quant’altri mai). Tutt’altro che brillante, e di cattivo auspicio per il futuro.

Non spettacolare

Non che la precedente carriera della Von der Leyen nel governo tedesco (ministero della difesa) venga valutata come spettacolare. Vari commentatori tedeschi ritengono sia stata una ministra debole, oltre che poco amata dalla base del suo partito, la CDU. Ed evidenziano che, sotto la sua guida, la Difesa germanica si è chiaramente involuta.

I “nemici”

Sta di fatto che cominciare con mezzo parlamento contro è un esordio da anatra zoppa. La maggioranza sul filo del rasoio dà poi la misura di come gli euroturbo in questa legislatura europea siano indeboliti.

Vero è che una presidenza debole, sostenuta solo da mezzo parlamento, torna a vantaggio degli euroscettici. Che però la sciura Ursula (come vedremo tra un attimo) ha subito additato quali nemici. E se questa è la sua idea di dialogo con chi ha posizioni diverse, siamo a posto.

Sortite velleitarie

Non contenta di iniziare la propria corsa già azzoppata, la portaborse dell’”Anghela” ha pensato bene di peggiorare le cose lanciandosi subito in dichiarazioni che oscillano tra il velleitario ed il ridicolo. Insomma delle “cagate pazzesche”  (cit. Fantozzi).

Ad esempio questa, che dovrebbe apparire minacciosa: “Chi vuole indebolire l’Europa troverà in me una dura nemica”.Uhhh, cha pagüüüraaaa!

E’ evidente che per “Europa” la Frau Ursula intende l’Unione europea. Peccato che i due concetti non si coprano per nulla. Anzi: per molti versi, l’UE è clamorosamente antieuropea (ma pro multikulti, pro islam e pro immigrazione clandestina).

In altre parole: la signora dall’articolato cognome, dopo essere stata nominata per il rotto della cuffia, si lascia subito prendere la mano da manie napoleoniche, ed annuncia di voler dopare l’UE. Questo può avvenire solo in un modo: togliendo ancora più potere agli Stati nazionali ed ai popoli, per trasferirlo ai balivi di Bruxelles. Quelli che non sono stati eletti da nessuno. Quelli che pensano di comandare contro la volontà dei cittadini. Come la Ursula.

Rafforzare l’Europa, nel senso della neopresidenta, significa quindi smantellare ulteriormente i diritti popolari a vantaggio della casta.

E’ una barzelletta?

Seconda affermazione topica, e qui siamo al ridicolo: “non è il popolo che serve l’economia, ma è l’economia che è al servizio del popolo”.Certo, come no! E gli asini volano! Se davvero la Von Der Leyen volesse un’economia al servizio del popolo rottamerebbe l’UE; peccato che abbia appena dichiarato il contrario. Sicché, la pomposa dichiarazione sull’economia che serve il popolo, oltre ad essere in stridente contraddizione con la realtà (ma dove ha vissuto finora la buona Ursula, sul pianeta Marte?) è solo una boutade da tre e una cicca.

Migranti economici

Altra sortita della neo-presidenta, che deve far suonare più di un campanello d’allarme: “mi impegnerò per il rilancio della riforma di Dublino”. Incosa consista questo rilancio non è dato sapere. Però non ci vuole troppa fantasia per prevedere dove si voglia andare a parare: riforma di Dublino significa indebolire i rinviidi finti rifugiati previsti dal sistema Dublino. Ovvero:  i paesi che si vedono arrivare in casa un migrante economico clandestino, in futuro non potranno più rimandarlo nello Stato dove egli ha presentato la prima domanda d’asilo.

La fregnaccia

Se i rimpatri Dublino verranno sabotati, è evidente che allora deve saltare anche la controparte Schengen, cioè le frontiere spalancate. Il che significa: dogane chiuse e MURO sul confine. Ma evidentemente non è questa l’intenzione della presidenta tedesca che infatti sentenzia: “(la riforma di Dublino) ci consentirà di tornare ad un’area Schengen pienamente funzionale, che è il più importante traino (!) per la nostra prosperità, sicurezza e libertà”.

Ossignùr, ma costei deve aver preso un colpo di sole! Si trattasse del suo predecessore Juncker, si potrebbe attribuire la sortita all’ennesimo eccesso alcolico. Le frontiere spalancate sarebbero fonte di prosperità, di sicurezza e di libertà?Non facciamo ridere i polli! Le frontiere spalancate portano povertà, delinquenza, e tolgono agli Stati la facoltà, vitale per la loro stessa esistenza, di decidere chi entra e chi no.

Morale

Con un simile esordio, che mette la Frau Ursula in vistosa contraddizione con gli interessi della Svizzera (sovranità, diritti popolari, autodeterminazione) diventa ancora più evidente che lo sconcio accordo quadro istituzionale va respinto subito al mittente. Meglio ancora se stracciato in coriandoli. Swissexit!

#votalegaoleuropatifrega

Lorenzo Quadri

Giumaglio: i picchiatori sono vicini all’estrema $inistra?

Fossero di “destra”, la gauche-caviar starebbe già strillando. Invece, citus mutus

 

Ha suscitato scalpore in tutto il Cantone la notizia del pestaggio al carnevale estivo di Giumaglio, dove la scorsa domenica un 17enne è stato gravemente ferito da un gruppo di giovani, finendo all’ospedale in cure intense.

Indipendentemente dal ruolo avuto da ciascuno dei protagonisti del fattaccio, che l’inchiesta dovrà chiarire, l’accaduto richiama, purtroppo, la tragica scomparsa di Damiano Tamagni, ucciso 11 anni fa sempre in un carnevale (per quanto non estivo) da giovani delinquenti “con trascorsi migratori”, come direbbero i politikamente korretti (“stranieri” non si può dire, è becero populismo e razzismo).

Non ha insegnato nulla

Davanti al pestaggio di Giumaglio, la conclusione obbligata a cui si giunge è che la morte di Damiano Tamagni ha insegnato poco o nulla. Malgrado gli sforzi fatti per tenere vivo il tragico monito. Prevenire la violenza serve ed è necessario. Ma non basta. Le sanzioni nei confronti di chi commette aggressioni fisiche vanno rese più severe. Per i maggiorenni, certo: altro che pene sospese condizionalmente, il che equivale a nessuna pena! Ma  anche per i minorenni, specie se sono vicini ai 18 anni: in quest’ambito siamo indietro di decenni rispetto all’evoluzione (o meglio: all’involuzione) della società. Il minorenne che è in grado di pestare a sangue e di mandare all’ospedale – o addirittura all’altro mondo – una persona, è abbastanza grande anche per far fronte alle conseguenze delle sue azioni. Un paio di anni in più o in meno non possono cambiare radicalmente la situazione. In altri paesi europei, ad esempio in Germania, il diritto penale minorile è ben più drastico che da noi.

Dalle nostre parti, come sappiamo, il buonismo-coglionismo imperversa. La giustizia pare inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nelle maglie della ciofeca Via Sicura! Per questo ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali. In particolare l’ammucchiata ro$$overde, che della persecuzione degli automobilisti ha fatto una missione. Di più: una fissazione.

Silenzio sospetto

A proposito dei picchiatori di Giumaglio: su di loro è calata una strana cappa di silenzio.

Il fatto che a quanto pare non siano stranieri, ha dato la stura ai commenti social di taluni $inistrati. Costoro hanno accusato la “destra” di tacere, mentre se fossero stati picchiatori stranieri eccetera eccetera. Peccato che si tratti del classico esempio del bue che dà del cornuto all’asino!

Gli uccellini cinguettano infatti che gli aggressori siano vicini o appartengano a tifoserie di estrema sinistra. Cinguettii che trovano riscontro anche su articoli di stampa. Ohibò. Vuoi vedere che qui ad essere omertosi non sono gli odiati “populisti e razzisti”, bensì la gauche-caviar?

Forse perché…?

Si fosse trattato di picchiatori di destra, poco ma sicuro che i politicanti multikulti e spalancatori di frontiere starebbero strillando a pieni polmoni. Con la stampa di regime a fare da grancassa. Sull’emittente di sedicente servizio pubblico (?), i dibattiti, le trasmissioni e le interviste (rigorosamente senza contraddittorio) sull’allarme estremismo di destra si susseguirebbero a ritmo incalzante, più volte al giorno, prima e dopo i pasti. Ed invece… citus mutus. Forse perché si tratta proprio di picchiatori di sinistra?

Morale

A prescindere dal fatto – ovvio – che gli episodi di violenza vanno condannati a priori, indipendentemente dalla nazionalità e dalle tendenze politiche dei responsabili. Se risultasse confermato che quelli di Giumaglio sono picchiatori di estrema sinistra, di cose da dire al proposito ce ne saranno parecchie. Anche perché, mentre la gauche-caviar monta strumentalmente la panna sulla storiella dell’estremismo di destra (quattro gatti), sia l’autorità cantonale che quella federale esprimono preoccupazione per la crescita dell’estremismo di sinistra violento.

E della violenza di sinistra è tempo che si cominci a discutere sul serio.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati, vergogna ONU La Svizzera ne esca subito!

Le Nazioni unite, schierate con la delinquente Carola, fomentano l’invasione dell’Europa

 

Ancora una volta, l’ONU non ha perso l’occasione di dimostrare di essere un organismo non solo inutile, ma pure  nocivo. Una cricca dove a menare il torrone sono paesi islamisti, ed il cui obiettivo è promuovere l’invasione dell’Europa da parte di finti rifugiati africani con lo smartphone.

Sicché il bid-ONU si lancia senza vergogna (del resto, quando mai è stato capace di provarne?) in difesa della delinquente tedesca Carola Rackete, scarcerata dall’amichetta leguleia dalla toga ro$$a.

“Esprimiamo grave preoccupazione (uhhh, che pagüüüraaa!) per i procedimenti penali in Italia contro Carola Rackete– blaterano i funzionarietti onusiani -. Esortiamo (uella!) a porre fine alla criminalizzazione delle operazioni di soccorso. Salvare migranti in mare non è un crimine”.

 Ci sono o ci fanno?

Ma questi burocrati ci sono o ci fanno? La Carola non ha infranto il blocco navale italiano per salvare delle vite, dal momento che è rimasta attraccata al largo di Lampedusa per ben due settimane: e questo lasso di tempo sarebbe stato più che sufficiente per recarsi in un altro porto (ad esempio, uno della sua Germania). La Carola ha infranto il  blocco solo per ottenere visibilità mediatica. E – come scontato – c’è riuscita, grazie ai giornalai immigrazionisti che le hanno retto la coda. Ormai Rackete è diventata la nuova eroina della gauche-caviar. Ha soppiantato la “Gretina” del populismo climatico, che già non se la fila più nessuno (sic transit gloria mundi).

Il Patto

Non è una sorpresa che l’ONU regga la coda alla delinquente Rackete. Ricordiamo infatti che le Nazioni Unite, con il delirante Patto ONU sulla migrazione, vogliono: introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale (ovviamente a senso unico); trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano; inventarsi i “rifugiati climatici”; introdurre la censura per chi osa non esprimersi in termini positivi sui finti rifugiati e sull’ immigrazione; eccetera eccetera.

E’ un reato

Piaccia o non piaccia ai bischeri dell’ONU, l’immigrazione clandestina è un reato. Ed il suo favoreggiamento pure.  Questi funzionarietti onusiani hanno il coraggio di pretendere l’impunità per dei delinquenti! Quando semmai dovrebbero insorgere per il fatto che chi infrange le leggi non viene chiamato a risponderne alla giustizia. Altro che inneggiare all’illegalità!

E sia chiaro che le responsabilità delle morti in mare non è di chi fa di tutto per impedire le partenze dei clandestini. La responsabilità è di chi le partenze le fomenta. Di chi incita i migranti a mettere in pericolo la propria vita affidandosi a passatori senza scrupoli ed a trafficanti di esseri umani. I $inistrati del “devono entrare tutti”, così come la cricca dell’ONU, sono dunque i primi sponsor dei passatori! E poi hanno ancora la faccia di tolla di calare la morale agli altri?

La domanda

A questo punto la domanda da un milione è la seguente: per quale cavolo di motivo la Svizzera dovrebbe continuare a far parte di un organismo internazionale (le Nazioni unite, appunto) che promuove attivamente l’illegalità e l’invasione dell’Europa? Ma fuori subito! Föö di ball! Swissexit! Altro che sottoscrivere il delirante patto ONU sulla migrazione, come vorrebbe il triciclo!

Il caso spagnolo

Intanto, tra il silenzio della stampa di regime, si scopre che la Spagna(governo socialista) è assai più drastica del Belpaese nel combattere l’immigrazione clandestina.

Basti pensare che in Italia le multe alle navi private che entrano senza autorizzazione nelle acque territoriali vanno dai 10mila ai 50mila euro. In Spagna invece arrivano fino a quasi un milione di euro (per l’esattezza, 901 mila). Ed è infatti questa la sanzione che incombe sull’ONG Open Arms, proprietaria del famigerato taxi marittimo per finti rifugiati Aquarius. Ma naturalmente, sulle scelte dell’esecutivo ispanico, la casta non fa un cip.

Di più: il 13 luglio si è tenuta a Barcellona una manifestazione di $inistrati per chiedere al governo Sanchez una politica migratoria “più umana”. Manifestazione completamente ignorata dalla stampa di regime (anche alle nostre latitudini, ça va sans dire). Perché l’obiettivo dei pennivendoli intruppati è uno solo: spalare palta sugli odiati “populisti” e “sovranisti”!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Riformette e balocchi

 

La pavida riformetta fiscale (?) è stata annacquata oltre ogni decenza nell’ossessiva ricerca del consenso unanime all’interno del CdS.

Risultato: se per le imprese è stato fatto il minimo obbligatorio  (che non mette al sicuro da partenze in massa), al ceto medio è assegnata un’elemosina del 2%, di cui non si accorgerà neppure. E i “single”? Ancora snobbati, malgrado le promesse elettorali (passata la festa, gabbato lo santo).

Come spesso accade, il risultato di simili pateracchi è che, invece di accontentare tutti, non accontentano nessuno.

La $inistra (partito delle tasse) ha già annunciato lo scontato referendum: del resto, i kompagni sono contro qualsiasi sgravio fiscale a prescindere. Anche se il loro rappresentante in governicchio vota sì (com’era già l’accusa della gauche-caviar all’odiata Lega di tenere il piede in due scarpe tra governo e opposizione?).

Da “destra” sono invece stati promessi emendamenti di peso in Parlamento, e soprattutto il referendum contro l’ulteriore credito da mezzo miliardo(!) per foraggiare, con i soldi del solito sfigato contribuente, i privilegi pensionistici (e “prepensionistici”) degli statali.

Un vero affronto: 500 milioni (ma qualcuno è ancora in grado di rendersi conto di cosa significhi una cifra del genere per il Ticino?) per le pensioni d’oro del Cantone, le briciole per il ceto medio, ed una cippa per i single? E’ evidente che il CdS, ministro delle finanze PLR in primis, non ha fatto i compiti.

E questa fetecchiata hanno il coraggio di chiamarla – con termine oscenamente pomposo – addirittura un “patto di paese”? Sì certo: del Paese dei balocchi!

Lorenzo Quadri

Immigrazionisti allo sbando

Nuove menate sul bunker di Camorino. Ma quel che realmente vogliono gli pseudomolinari…

 

Ma guarda un po’: gli pseudomolinari del collettivo R-esistiamo continuano con le menate sul cosiddetto bunker di Camorino. Che è in realtà un centro della protezione civile. Di quelli in cui tanti militi svizzeri hanno trascorso anche parecchio tempo durante la scuola reclute ed i corsi di ripetizione. Si vede che nel sedicente collettivo di svizzeri ce ne sono pochi, e di persone che hanno svolto servizio militare ancora meno.

Visto poi che i finti rifugiati con lo smartphone, alloggiati nel bunker, vengono dall’Africa e non dalla Norvegia, la lamentela che nel centro fa caldo suona piuttosto bizzarra.

Silenzio sul caso francese

Ma proprio mentre il sedicente collettivo divulgava l’ennesimo, logorroico comunicato, arrivava la notizia – naturalmente snobbata dalla stampa di regime – sul modo in cui la Francia del governo Macron (marionetta dell’establishment) tratta gli asilanti.

Da notare che la Francia, con il pretesto del terrorismo, sospende gli accordi di Schengen dal 2015: quindi ben più a lungo del limite di due anni previsto dai trattati. Sì, stiamo parlando proprio di quegli accordi che, secondo la partitocrazia triciclata, sarebbero d’importanza addirittura vitale (certo, come no!). Al punto da usarli come arma di ricatto nei confronti dei cittadini: se non votate Sì al Diktat disarmista dell’UE, la Svizzera viene espulsa da Schengen! “Bisogna salvare Schengen”! Ohibò, quanti Stati membri UE NON applicano questi accordi presunti “indispensabili”?

Sta di fatto che la Francia passa al setaccio treni ed automobili che varcano il confine con l’Italia. Ed i migranti irregolari che vengono beccati su territorio francese in zona Ventimiglia, in attesa di venire rimandati nel Belpaese, sono alloggiati in container dove devono dormire per terra, senza cibo né acqua. Ma naturalmente il burattino “Micron”, che predica l’accoglienza agli altri, non ha nulla da dire sulle condizioni disumane che vigono in casa propria. E nemmeno gli immigrazionisti del Comune di Parigi: quelli che hanno spinto la propria isteria ideologica pro-frontiere spalancate al punto da premiare la delinquente Carola Racket(e).

Si attende dunque con fiducia che il sedicente collettivo R-esistiamo organizzi una bella manifestazione in Francia contro le politiche del governo Macron, visto che è lì che avvengono i veri abusi ai danni dei migranti. Altro che bunker di Camorino!

Si più chiudere anche domani

Il quale bunker, ripetiamo ancora una volta, si può chiudere anche domani. Ma tutti gli ospiti vengono rimpatriati, accompagnati dai membri del sedicente collettivo, che così potranno andare ad aiutare nei paesi di provenienza dei migranti economici e fare finalmente qualcosa di utile.

E che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per costruire un centro asilanti di “alto standing” in sostituzione di quello di Camorino!

Cedere alle pressioni degli pseudomolinari del cosiddetto “collettivo” e dei legulei che li sostengono non porta a nulla. Perché in realtà il loro problema non è mica il bunker. Le loro intenzioni sono espresse chiaramente nell’ultimo comunicato: vogliono la libera circolazione a livello mondiale. Vogliono che chiunque possa arrivare in Svizzera, restarci e farsi mantenere vita natural durante, senza restrizioni di sorta. Qualsiasi politica migratoria diversa dal “devono entrare e devono restare tutti” è “razzista e disumana” per definizione.

Davanti a simili posizioni, ogni minuto impiegato a dialogare (?) è un minuto perso. Quindi, che il Consiglio di Stato continui ad evitare di incontrare gli pseudomolinari di R-esistiamo e dedichi invece  il proprio tempo ai problemi dei ticinesi.

Lorenzo Quadri

Campione: “e nümm a pagum!”

I 5 milioni giunti da Roma servono solo per i debiti 2019, mentre quelli antecedenti…

 

Intanto ci sono ex dipendenti del Casinò che, grazie ai metodi di calcolo delle rendite della disoccupazione svizzera, ottengono rendite superiori allo stipendio di quando lavoravano

Come noto da Roma sono arrivati 5 milioni di euro per Campione d’Italia. Ma ben presto si è appreso che il Canton Ticino e gli enti pubblici ticinesi, per i rispettivi crediti nei confronti dell’enclave, non riceveranno un copeco. Nemmeno vari fornitori, visto che la somma servirà principalmente a pagare gli stipendi arretrati dei dipendenti comunali (che avevano raggiunto la stratosferica cifra di 102, per un Comune di neanche 2000 abitanti).

Intanto però il Ticino continua ad erogare prestazioni all’enclave “per solidarietà”. Quindi il debito nei nostri confronti cresce.

Ci piacerebbe proprio sapere a quanti ticinesi che non pagano – ad esempio – la bolletta della luce o dell’acqua, queste vengono comunque fornite “per solidarietà”.

Solo per il 2019

Ma c’è anche un’altra questioncella di cui praticamente nessuno ha parlato a proposito dei 5 milioni giunti da Roma. Essi serviranno solo a coprire debiti maturati nel corso del 2019.

Quindi, i debiti che il Comune ha cumulato nel 2018  e nel 2017 non verranno coperti con questi soldi. Ciò riguarda sia i debiti verso fornitori, che quelli verso altri enti pubblici, che quelli verso dipendenti (tra gli esclusi dal contributo dello Stato italiano ci sono ad esempio i 16 carabinieri, che hanno chiuso l’assegno di confine nel 2018).

In altre parole: i creditori degli anni precedenti al 2019 non beneficeranno dei 5 milioni.

Da notare che la scelta di onorare solo i debiti del 2019 con i milioni “romani” non era obbligata. Un loro impiego anche per dei buchi del 2017 e 2018 sarebbe stato di per sé possibile. Ma il Commissario prefettizio ha deciso altrimenti.

Nümm a pagum

Nel frattempo, si sa che alle dipendenze del Comune rimarranno 15 tempi pieni: è un quantitativo consono alla dimensione di Campione, e paragonabile a quello che si riscontra in comuni italiani analoghi. Sul come sia possibile che i dipendenti comunali a Campione fossero diventati addirittura 102 si potrebbe disquisire a lungo. Peccato che poi il conto di simili organici pompati – e vale anche e soprattutto per il Casinò dell’enclave – ricada alla fine anche sul groppone degli svizzerotti, sottoforma di rendite di disoccupazione da pagare. Malgrado evidentemente il nostro paese non avesse voce in capitolo sulle assunzioni allegre in quel di Campione.

I controllori

Interessante a tal proposito la posizione dei controllori del Casinò (che sono dipendenti comunali): non lavorano da un anno, visto che la Casa da gioco dell’enclave è chiusa da fine luglio 2018, ma ciononostante continuano a maturare il diritto allo stipendio. Altri funzionari comunali hanno continuato a svolgere, almeno in parte, le proprie mansioni, e a presenziare sul posto di lavoro (senza ricevere lo stipendio ma accumulando crediti). I controllori del Casinò, essendo chiusa la casa da gioco, nemmeno questo. Però, finché resteranno formalmente alle dipendenze del comune, matureranno il diritto al salario.

I numeri crescono

A seguito dei licenziamenti nell’amministrazione comunale, gli uccellini cinguettano che ben presto ci saranno una trentina di disoccupati “campionesi” in più(ex dipendenti del Comune domiciliati in Ticino: quanti con permesso B?) che beneficeranno delle rendite dell’assicurazione disoccupazione (AD) svizzera;senza però aver mai pagato i contributi. Come è già il caso dei collaboratori licenziati dal Casinò, se questi vivono in Ticino. Ed al proposito ci piacerebbe sapere quanti sono, attualmente, gli ex lavoratori dell’enclave iscritti agli URC e la cifra ad oggi erogata in prestazioni AD.

Più di quando lavoravano

E’ inoltre il caso di ricordare che non solo i disoccupati campionesi residenti in Ticino riscuotono le rendite elvetiche senza aver mai versato i contributi ma, a seguito della particolare composizione degli stipendi degli ex dipendenti del casinò e della pubblica amministrazione dell’enclave, la prestazione di disoccupazione svizzera ottenuta (calcolata sull’80% dello stipendio lordo) potrebbe risultare uguale, o addirittura superiore, alla paga percepita quando costoro lavoravano.

Questo perché, come scritto negli scorsi mesi su queste colonne,  lo stipendio di un ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) risulta essere composto da varie voci (tabellare italiano, assegno exclave mirato a compensare il diverso costo della vita tra Svizzera ed Italia, assegno ad personam), che vengono trattate fiscalmente in modo diverso (imposte prelevate ex ante). A Campione, un salario netto di – ad esempio – 6000 Fr corrisponde di conseguenza ad un lordo di  8000 Fr o più. Il risultato è che, con l’80% del lordo pagato dall’AD svizzera, il disoccupato dell’enclave potrebbe incassare la stessa somma, o addirittura una somma superiore, di quando aveva un impiego. Per contro, il disoccupato ticinese che lavorava in Ticino, entrando in disoccupazione, deve mettere in conto una diminuzione dei propri introiti. A tal proposito è pendente un’interpellanza di chi scrive al Consiglio federale.

Mele con banane

E’ chiaramente assurdo che chi non ha mai versato i relativi contributi non solo percepisca le rendite di disoccupazione svizzere, ma che tali rendite siano addirittura più elevate dello stipendio di quando lavorava. E questo perché i burocrati federali non tengono conto che le paghe di Campione sono composte in modo diverso da quelle elvetiche. Non si possono paragonare le mele con le banane!

Visto che nel caso concreto c’è di mezzo l’erogazione di importanti rendite finanziate dalle assicurazioni sociali svizzere agli ex dipendenti di Campione in quanto domiciliati nel nostro Paese, l’ente pubblico ha un chiaro interesse ad accertare che questi domicili siano reali e non farlocchi: in particolare i permessi B. Tuttavia, alle anatre del Ceresio non risulta sia mai stato svolto alcun controllo a tal proposito.

Da tenere pure presente che, una volta esaurita la disoccupazione, c’è l’assistenza. E qui a passare alla cassa saranno il Cantone ed i Comuni di residenza.

Lorenzo Quadri