“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri

 

Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Razzismo: lo scontato njet del Consiglio federale

Ma è evidente che la vicenda non si chiude qui: si attende il voto parlamentare

 

Come ampiamente previsto, il Consiglio federale dice njet alla mozione di chi scrive che chiede di abolire la Commissione federale contro il razzismo. Ovvio: la Commissione in questione è stata creata appositamente per montare la panna ad oltranza sul presunto problema del razzismo. E questo a fini politici: la denigrazione, delegittimazione ed addirittura criminalizzazione come “razzista” di osa opporsi al pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere.

Peccato che il razzismo sia un reato penale ben definito. Per sussistere deve adempiere a precisi requisiti. Non può essere stiracchiato secondo i desideri della casta. Eppure accade proprio questo. L’accusa di razzismo viene ormai utilizzata per denigrare e stigmatizzare posizioni politiche (ad esempio sulla migrazione) che non hanno nulla a che vedere con la discriminazione razziale. Praticamente chiunque non sia allineato al pensiero unico viene additato come “razzista”.

Lavaggio del cervello

Inoltre, poiché non si creano – o non si dovrebbero creare – commissioni federali per ogni quisquilia, è evidente che la sola esistenza di una commissione contro il razzismo serve a far credere (lavaggio del cervello) che in Svizzera esista un problema diffuso di razzismo. Ciò non può essere, per una semplice questione numerica: un paese con il 25% di popolazione straniera, e dove (almeno) la metà degli abitanti ha “passato migratorio” non può essere razzista. Un paese razzista non è preso d’assalto da migranti: si assisterebbe semmai al fenomeno inverso. Il numero assolutamente irrisorio di condanne per discriminazione razziale (articolo 261 bis del codice penale) dimostra che esistono certo dei casi isolati di razzismo; ma in nessun modo un problema diffuso.

E questi stessi numeri confermano che la Commissione federale contro il razzismo non ha alcuna giustificazione reale, ma solo politico-partitica.

Le mezze ammissioni

Vista la sua finalità politico-partitica è ovvio che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, fautori dell’immigrazione scriteriata, non si sognano nemmeno lontanamente di smantellare la Commissione contro il razzismo. Trattandosi di uno strumento partitico contro i “sovranisti” e i “populisti”, la casta ne ha bisogno come del pane. Specialmente oggi.

Tuttavia nel suo parere sulla  mozione per l’abolizione della commissione antirazzismo il Consiglio federale si trova costretto ad ammettere che, dato il numero di stranieri presenti in Svizzera, la politica d’integrazione elvetica è “fondamentalmente riuscita”. Ovvero, non c’è un problema di razzismo. Per poi dichiarare goffamente che la Commissione contro il razzismo “agisce in modo proattivo”: cioè esiste a titolo “preventivo”; in altre parole si occupa di un problema che non c’è!

Non un cip arriva dall’esecutivo a proposito del razzismo d’importazione. Ossia quello generato dalle frontiere spalancate, grazie alle quali arrivano in Svizzera migranti che sono razzisti, xenofobi, sessisti, eccetera. E che importano in casa nostra i loro conflitti etnici. Ma questo tema è chiaramente tabù. Parlarne equivarrebbe a portare acqua al mulino degli odiati “populisti” per cui… citus mutus!

Intanto in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione; e non certo perché – come accade invece da noi – si taroccano le percentuali tramite naturalizzazioni facili di persone non integrate. In Giappone esiste una Commissione contro il razzismo? C’è da dubitarne!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Insperato regalo ai moralisti a senso unico ed alla RSI

Grazie alla zotica uscita di Tuto Rossi, si monta la panna a go-go sul “razzismo”

La recente sortita dell’avvocato Tuto Rossi sui centri asilanti in Valle di Blenio può essere definita solo come la corrazzata Potëmkin nel celebre film di Fantozzi: “una cagata pazzesca”. Decisamente oltraggiosa (alla faccia della “satira”) nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio. Può anche darsi che qualcuno di loro l’abbia presa sul ridere. A quanto ci consta, però, la maggioranza non si è divertita.

Come era scontato,  la deplorevole e deprimente uscita ha provocato la massima goduria ai moralisti a senso unico ed ai $inistrati di ogni ordine e grado. A costoro, smaniosi di montare la panna sul presunto “razzismo”, non deve essere sembrato vero di ricevere un simile regalo. Un’occasione d’oro, anzi di platino tempestata di diamanti, per rispolverare il vecchio disco, così da proseguire con il lavaggio del cervello: il Ticino è un paese razzista (balle di fra’ Luca: un paese con un terzo di popolazione straniera non può evidentemente essere razzista), e la colpa è degli odiati “populisti” e “sovranisti”: spregevoli individui fonte di tutti i mali che devono sparire dalla faccia della terra, lasciando così campo libero all’establishment spalancatore di frontiere, multikulti e becchino dei diritti popolari.

Frase razzista o becera?

Il colmo è che la frase di Rossi è razzista semmai nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio (che però non sono una “razza”). L’uso del termine “negri” all’indirizzo dei finti rifugiati, preso nel contesto, più che razzista risulta semplicemente zotico; come tutto il resto dell’esternazione dell’avvocato.

In altre parole: i moralisti a senso unico sono corsi a strillare al “razzismo” inventandosi un caso su un’esternazione che non è neppure razzista, ma “solo” grezza e volgare. Un’esternazione che ha ben poco a che vedere con la discriminazione razziale e molto con qualche birretta di troppo.

A Comano…

Inutile dire che in prima fila a montare la panna, con il frullino azionato alla massima potenza, assieme ai kompagnuzzi del P$ (che dei lavoratori ticinesi si sono ormai completamente dimenticati: si preoccupano solo dei migranti economici) c’era la loro emittente di servizio:  la solita Pravda di Comano. Che, con la puntata di Modem (Rete 1 RSI) mandata in onda mercoledì mattina, è riuscita ad imbastire l’ennesima trasmissione di propaganda politica contro Lega ed Udc. Il ritornello suonato è sempre lo stesso: il Ticino è razzista e la colpa è degli odiati “sovranisti e populisti”. Ad una decina di giorni dalla votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ecco un’occasione d’oro per denigrarne i promotori.  Altro che “servizio pubblico”: questi sono i consueti servizietti alla casta. Ci sarebbe di che presentare un altro reclamo all’ombudsman.

E i fascistelli rossi?

Del resto, chissà perché, i moralisti a senso unico e la Pravda di Comano non fanno mai un cip sulle schifezze pubblicate da un certo portale al servizio del P$, del suo consigliere di Stato, e della RSI stessa. Pattume non migliore delle alzate d’ingegno dell’avvocato Rossi. Ah già: ma questi sono soldatini di $inistra; hanno versato ettolitri di liquame sull’iniziativa No Billag e sui suoi promotori; vari  giornalai di Comano sono assidui ed attivi frequentatori del portale in questione. Sicché,  questi squallidi fascistelli ro$$i  “possono” vomitare odio, insulti e calunnie a piacimento, meglio ancora se sulla sfera privata delle persone.  Senza che nessun moralista a senso unico, e men che meno l’emittente di regime, abbia da eccepire alcunché. Insultare e calunniare gli spregevoli “populisti” è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

 

RSI: faziosità ed arroganza

Inaudito: il presidente RAI Marcello Foa e Tito Tettamanti trattati come delle nullità

L’allucinante e-mail mandata da un giornalista di Comano – nell’esercizio delle sue funzioni, non da privato cittadino – al circolo Cultura insieme di Chiasso

Nei giorni scorsi, il circolo Cultura insieme di Chiasso ha organizzato un (assai frequentato) dibattito su mass media e società, dal titolo “A che punto è la notte” (vedi articolo a pag. 30). Invitati due relatori di indubbio prestigio e competenza: il finanziere Tito Tettamanti ed il presidente della RAI Marcello Foa. Moderatore: Corrado Bianchi Porro.

Apriti cielo. Alla Pravda di Comano, la scelta dei relatori ha provocato reazioni grottescamente scomposte. Un giornalista della RSI, dal proprio indirizzo elettronico professionale, ha infatti inviato al presidente del Circolo avv. Flavio Cometta la seguente comunicazione:

Vi ringrazio per l’informazione sull’evento. Sono allibito per la scelta dei due relatori da parte del vostro Circolo: chiamare due personaggi così discussi e così discutibili per una conferenza sull’informazione, senza nemmeno una controparte, significa dare un “taglio” unilaterale alla serata. Sono sicuro che la Svizzera italiana ha molto di meglio e, soprattutto, di più credibile da offrire per parlare di media e di società”.

L’identità del giornalista non è nota. Per scrupolo di correttezza, il destinatario dell’email non intende rivelarla. Ma contenuto e toni  della comunicazione lasciano davvero basiti. Che boria! Che totale mancanza di professionalità! Teniamo presente che il messaggio è stato trasmesso in veste ufficiale, dall’indirizzo professionale del giornalista; quindi coinvolge il suo datore di lavoro. Non si tratta di una presa di posizione da privato cittadino.

Messaggio rivelatore

L’email è drammaticamente rivelatrice della mentalità e dell’andazzo imperanti all’emittente che dovrebbe essere di “servizio pubblico”.

Quando un dibattito ha relatori, anche indubbiamente importanti come nel caso concreto, ma che non piacciono – per motivi ideologici – ai sinistrati redattori della RSI, si snobba l’evento e ci si permette pure di bacchettare con spocchia gli organizzatori. Invece, per ogni flatulenza emessa dagli amichetti ro$$i, ecco che la Pravda di Comano si mobilita in forze (e nümm a pagum).  Vedi ad esempio il caso recente della manifestazione di quattro gatti a Bellinzona a sostegno dell’immigrazione illegale, amplificata e magnificata dalla RSI in spregio di qualsiasi parvenza di servizio pubblico, ma solo per fare propaganda alle posizioni “gradite”. Una manifestazione dove venivano attaccati personalmente singoli esponenti leghisti. E senza uno straccio di contraddittorio.
Di conseguenza, che alla RSI si abbia ancora il coraggio di accusare altri di “dare tagli unilaterali”, di “non fare contraddittori”, va ben oltre il ridicolo. Ma se a Comano è prassi quotidiana! Quando si dice: “la pagliuzza e la trave”. Con la differenza, però, che il circolo Cultura insieme di Chiasso non è finanziato con il canone più caro d’Europa e non ha i conseguenti obblighi di oggettività. La RSI invece ce li ha eccome. Ma si comporta come se non gli avesse. Cosa ne pensa il compagno direttore Canetta?

La direttrice indicata della SRF Nathalie Wappler ha dichiarato in una recente intervista che l’emittente statale dovrebbe smettere di fare “giornalismo di opinione” (eufemismo per indicare “giornalismo fazioso”). Alla RSI nessuno si sogna di fare un discorso del genere. Comprensibilmente. Perché non avrebbe alcuna credibilità. Occorrerebbe prima fare tabula rasa (o quasi) nelle redazioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Pagare la disoccupazione ai frontalieri? Col piffero!

La Lega presenta l’iniziativa cantonale. Attendiamo al varco il triciclo PLR-PPD-P$

E intanto nel Canton Argovia, dove i frontalieri sono “solo” 12mila…

Ma tu guarda questi argoviesi, che ci sorprendono in positivo.

Malgrado infatti il numero dei frontalieri nel ridente Cantone della Doris sia irrisorio (ca 12 mila), il Gran Consiglio locale ha deciso nei giorni scorsi, con 77 voti contro 50, di sottoporre alle Camere federali un’iniziativa cantonale che chiede alla Confederella di non versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri.

Sulla disoccupazione dei  frontalieri infatti i ministri degli affari sociali della fallita UE hanno deciso un “cambiamento di paradigma” che, se applicato, sarebbe una catastrofe per gli svizzerotti. Secondo lorsignori ministri la disoccupazione dei frontalieri non la dovrebbe più pagare lo Stato di residenza come ora, bensì l’ultimo paese dove i frontalieri hanno lavorato.

E questi sarebbero gli “amici” europei con cui, a dar retta al triciclo spalancatore di frontiere, dovremmo assolutamente concludere sempre più accordi? Quelli che, sempre secondo la partitocrazia, dovrebbero comandare in casa nostra? Ma andate affan…!

“Bisogna oliare”

La nuova disposizione deve ancora venire esaminata dal parlamento europeo. Si può solo sperare nella sua proverbiale lentezza.

Ma una cosa è certa: se, come è probabile (per non dire garantito) l’europarlamento seguirà la proposta dei ministri, è evidente che i camerieri dell’UE in Consiglio federale caleranno le braghe nel giro di un nanosecondo. Perché, come ha ben spiegato il tamdem PLR-PPD Caprara-Lombardi, a Bruxelles si deve sempre dire di sì; “Bisogna oliare”.

E allora gli argoviesi hanno pensato bene di mettere le mani in avanti. Hanno presentato la loro iniziativa cantonale che chiede di non conformarsi al diktat UE, nel caso in cui arrivasse.

Problema di tutta la Svizzera

Il Canton Argovia ha un problema di frontalieri? No. Le cifre, come abbiamo visto, sono piccole. Però la nuova imposizione europea graverebbe sulle casse dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica per centinaia di milioni di Fr. L’ha detto la SECO (quella delle statistiche taroccate pro-libera circolazione delle persone). E, se la SECO ammette che la situazione è disastrosa, le si può ben credere.

Le centinaia di milioni che uscirebbero dalle casse della nostra AD per pagare le rendite anche ai frontalieri sono un problema di tutta la Svizzera. Ricordiamo che nel 2012 vennero effettuati importanti tagli alle rendite dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria) per motivi di risparmio. Però le centinaia di milioni per pagare la disoccupazione ai frontalieri ci sono? Quando i balivi di Bruxelles comandano, le esigenze di risparmio si dissolvono come neve al sole?

Danno doppio

Il Ticino, con 65mila frontalieri, si troverebbe inoltre costretto a potenziare gli uffici regionali di collocamento (URC) per far fronte alle iscrizioni di permessi G. Il conto di questa operazione lo pagherebbe per intero il solito sfigato contribuente ticinese; non la Confederazione. Quindi  per noi sarebbe danno doppio. Danno doppio a cui si aggiunge la beffa.  Se i frontalieri si iscrivono agli URC, questi devono occuparsi di collocare anche loro. E questo può avvenire solo a danno dei ticinesi.

Inoltre: è evidente che l’AD svizzera non avrà nessuna possibilità di verificare se i frontalieri che percepiscono la disoccupazione elvetica lavorano in nero Oltreramina.

La Lega si muove

Il fatto che Argovia abbia presentato un’iniziativa cantonale dimostra che le conseguenze catastrofiche del “cambiamento di paradigma” dell’UE a proposito della disoccupazione dei frontalieri non sono una balla della Lega populista e razzista.

La quale Lega, chiaramente, non è rimasta con le mani in mano ed ha presentato un’iniziativa parlamentare analoga a quella argoviese. E’ evidente che attendiamo la partitocrazia al varco. Ed è altrettanto evidente che anche i rappresentanti leghisti a Berna torneranno a battere il chiodo.

Socialità: casse svuotate

Intanto il Consiglio federale ha ammesso che – malgrado i soldatini della partitocrazia raccontino il contrario, mentendo – il settore delle assicurazioni sociali rientra eccome nello sconcio accordo quadro istituzionale. Credere che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale riusciranno ad escluderlo, è come credere a Babbo Natale.

La conseguenza di questa situazione è facile da immaginare. Il nostro stato sociale, a seguito di accordi internazionali del menga, finirebbe alla mercé di tutti i cittadini UE. Proprio come rischia di accadere ora con la disoccupazione. E – colmo dei colmi – a decidere sul saccheggio dei nostri soldi sarebbero dei giudici stranieri.

Ecco i bei regali della partitocrazia PLR-PPD-P$$ e della sua politica della calata di braghe compulsiva davanti a Bruxelles.

Ce n’è più che abbastanza per votare sì all’iniziativa   “per l’autodeterminazione”! Forza, c’è tempo fino a domenica prossima!

Lorenzo Quadri

 

E’ proprio un accordo del Cassis

Accordo quadro istituzionale uguale fine delle misure accompagnatorie. E non solo…

 

Come volevasi dimostrare! Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la casta spalancatrice di frontiere, triciclo PLR-PPD- P$ in primis, sbava per firmare, sancirà la FINE delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.

Con una recente sentenza, la Corte di giustizia della fallita UE ha annullato una misura antidumping decisa dall’Austria a tutela del proprio mercato del lavoro. Ecco dunque quello che succederà alle nostre misure accompagnatorie nel caso in cui venisse sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale: azzerate con un colpo di spugna dai GIUDICI STRANIERI!

Cosa ne dicono i $inistrati euroturbo, quelli che si sciacquano la bocca con le “misure d’accompagnamento” però sotto-sotto sono pronti a gettarle nel water perché “aprirsi all’UE”  e “far entrare tutti” per i kompagnuzzi multikulti è molto, ma molto più importante della tutela dei lavoratori svizzeri, di cui di fatto se ne impipano?

Altro che “tribunale arbitrale”!

La storiella del tribunale arbitrale composto da membri UE e svizzeri che dirimerebbe (uella) le vertenze relative all’accordo quadro istituzionale è l’ennesima fregnaccia. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) da mesi va in giro a raccontare che, nell’accordo quadro, i giudici stranieri non sarebbero un problema. Delle due l’una: o racconta balle di proposito, oppure proprio non ha capito. Non sarebbe nemmeno una novità. Ricordiamo ad esempio che il buon Cassis prima dichiarava ai quattro venti che le norme sulla cittadinanza UE – che se applicate ci impedirebbero di espellere qualsiasi criminale straniero se costui è cittadino comunitario – non facevano parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto riconoscere che ne facevano parte eccome, assicurando però che il Consiglio federale non le avrebbe accettate e avrebbe lavorato per escluderle (la fetecchiata delle “linee rosse”). Certo, come no!

L’epilogo è fin troppo facile da prevedere: svizzerotti chinati a 90 gradi e direttive accettate “per non mettere in pericolo i rapporti con l’UE”!

Sul diritto comunitario…

Tornando ai giudici stranieri. Il famoso tribunale arbitrale potrebbe semmai statuire sull’applicazione del diritto svizzero. Ma sull’interpretazione e l’applicazione diritto UE decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea. E lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe la ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE.

Perché sul diritto comunitario decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea? Perché l’UE non accetta (sic!) giudici stranieri. Ed infatti non aderisce nemmeno alla tanto magnificata Convenzione europea dei diritti dell’uomo, proprio per non sottostare alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Hai capito i balivi dell’UE? Loro non accettano i giudici stranieri. Però li vogliono imporre agli altri. E i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si abbassano le braghe all’istante.

Le conseguenze

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia vuole ad ogni costo sottoscrivere, ci imporrebbe:

  • Ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE;
  • Giudici stranieri: la corte arbitrale di cui va favoleggiando il buon Cassis è una “cassata” manifesta;
  • Fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: il caso austriaco ne è conferma eclatante;
  • Obbligo di conformarci alla direttiva UE sulla cittadinanza e quindi fine dell’espulsione dei criminali stranieri (ovvero: azzeramento di una votazione popolare);
  • Assicurazioni sociali svizzere, finanziate con i nostri soldi, prese d’assalto da cittadini UE;
  • Obbligo di far entrare i TIR da 60 tonnellate;
  • Fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, poiché non piacciono ai funzionarietti di Bruxelles;
  • Eccetera eccetera.

Il vaso di Pandora

Insomma: non solo un accordo coloniale, ma un vero e proprio vaso di Pandora. La fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Questo vuole la partitocrazia. E noi dovremmo sottoscrivere un simile accordo del Cassis? Ma neanche per sogno!

E il 25 novembre, per chiarire che di giudici stranieri in casa nostra non ne vogliamo, tutti a votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”!

Lorenzo Quadri

Il deputato pro-frontalieri sbrocca

Ah beh, questa sì che ci mancava! Uno sconosciuto deputato pentastellato della fascia di confine italica, tale Niccolò Invidia (Invidia chi?),  ha pensato bene di mettersi a remenarla sulla campagna “Bala i ratt” reiterando le solite patetiche accuse di razzismo all’indirizzo di Lega dei Ticinesi ed Udc, definendo la campagna “una cazzata indefinibile” e farneticando che 65mila frontalieri sarebbero necessari al Ticino. 65mila frontalieri equivalgono ad un terzo della forza lavoro ticinese, ma questo “dettaglio” sembra sfuggire al “nostro”.

Ohibò, eccone un altro – dopo l’impareggiabile Lara Comi, che infatti si è ben presto fatta sentire, con le consuete ovvietà –  che si fa marketing con i frontalieri pensando di acquisire visibilità.
Per parafrasare questo sconosciuto deputato pentastellato: la storiella che il Ticino avrebbe bisogno di 65mila frontalieri sì che è una “cazzata indefinibile”. 30mila in meno sarebbero più che abbastanza.
Non contento, il parlamentare M5S si bulla di bloccare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: quindi vuole che i frontalieri continuino ad essere dei privilegiati fiscali, a discapito degli italiani che lavorano in patria: i suoi concittadini non frontalieri prendano nota.
Il signor Invidia racconta inoltra di non meglio precisate “nuove iniziative” che intraprenderà a tutela dei frontalieri (probabilmente nemmeno lui sa quali). Le nostre invece sono consolidate. Continueremo a batterci:

– per la preferenza indigena (Prima i nostri)
– per la fine della libera circolazione delle persone
– per il blocco dei ristorni dei frontalieri
– per l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri
– contro l’aberrante prospettiva che la Svizzera paghi le indennità di disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.
Questo signor Invidia abiterà anche  – dichiara lui – a 10 minuti di macchina dal Ticino, ma della situazione nel nostro Cantone pare non aver  capito un tubo. Sembra non aver nemmeno compreso che i 65mila frontalieri sono solo quelli attivi in Ticino; non in tutta la Svizzera!

Delle due l’una: o finge di non capire perché così gli fa comodo, oppure non capisce proprio.

Magari ricordarsi ogni tanto grazie a chi questi 65mila hanno la pagnotta sul tavolo…

Lorenzo Quadri

 

 

L’Area Schengen è morta e sepolta: la rivolta del Nord

Di scadenza in scadenza, i controlli sui confini vengono prorogati ad oltranza

 

Certo che siamo proprio fessi! La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha accettato il diktat dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, malgrado sia contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. L’indecente calata di braghe è stata giustificata, come al solito, col ricatto. Se non accettiamo, hanno a lungo blaterato i politicanti del triciclo, “la permanenza della Svizzera nello Spazio Schengen è a rischio”(uhhh, cha pagüüüraaa!). Da qui lo slogan populista: “dobbiamo salvare Schengen!”.

I controlli restano

Complimenti, soldatini della casta, proprio una bella pensata: l’ennesima. Infatti Schengen è già morto e sepolto. Gli svizzerotti sono tra i pochi che si ostinano a mantenere le frontiere spalancate. Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia nel 2015 a causa del caos asilo (grazie Anghela Merkel!) hanno temporaneamente (?) reintrodotto i controlli ai confini. Il termine per smantellarli scadeva la scorsa settimana. Eppure stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nulla è successo. I paesi in questione hanno annunciato che i controlli resteranno in vigore per altri sei mesi. Scaduti i quali, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, verranno ancora una volta prolungati. E così via. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere ad ottobre che la sua proroga scadrà ad aprile (di quale anno?). Il tutto per la gioia del “diversamente sobrio” presidente in scadenza della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che si presenta alle conferenze stampa con una scarpa blu ed una marrone; probabilmente a causa della nota “sciatica”).

Se anche loro…

L’accordo di Schengen e le frontiere spalancate, che dovrebbero essere delle vacche sacre della (fallita) Unione europea, appartengono ormai al passato. Non ci crede più nessuno. Passi i famigerati e vituperati paesi del blocco Visegrad. Ma se perfino Francia e Germania non ne vogliono sapere di dismettere i controlli “temporanei” sul confine, vuol dire che l’Unione europea ha davvero un piede nella fossa.

Gli unici servi

E chi sono gli unici che ancora si fanno “schiacciare gli ordini” dai funzionarietti di Bruxelles a cui ormai nessuno dà più retta? Gli svizzerotti. Succubi e proni al punto non solo da chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni diktat comunitario senza neanche essere paese membro, ma addirittura da voler REGALARE 1.3 MILIARDI all’UE perché – come hanno spiegato in coro l’Eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara – “bisogna oliare”. Ma oliare cosa, che presto non ci saranno più gli ingranaggi e nemmeno la macchina??

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che siamo molto più “in Europa” noi dei paesi del blocco Visegrad, che pure sono  Stati membri. Chi ringraziare per questo scempio lo sappiamo benissimo: l’establishment internazionalista, che  è la rovina della Svizzera.

Lorenzo Quadri