Criminali stranieri: come ti smonto le espulsioni!

Non contenta dello scempio attuale, la partitocrazia vuole fare ancora peggio

 

Con la nuova legge sugli stranieri, la partitocrazia ha azzoppato la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri. Infatti il solito triciclo PLR-PPD-P$$ ha inserito nella nuova legge la scappatoia dei presunti “casi di rigore”, che possono permettere ai legulei dei tribunali di non espellere chi dovrebbe invece essere rimandato a casa propria.

Inutile dire che di tale scappatoia viene fatto non ampio, ma amplissimo uso. Ricordiamo infatti – perché queste cose occorre tenerle a mente – che prima dell’ultima votazione popolare sul tema, meno di tre anni fa, la partitocrazia (per contrastare la temuta “iniziativa d’attuazione” dell’espulsione dei criminali stranieri) promise che grazie alle nuove norme federali sarebbero stati espulsi dalla Svizzera 4000 delinquenti stranieri ogni anno. La cifra reale è di almeno otto volte inferiore. Perché? Ovviamente, perché qualcuno ha fatto, e continua a fare, il furbetto!

Caso ticinese

Di recente, un caso di cronaca ticinese ha bene evidenziato l’andazzo.

Due finti rifugiati iracheni, oggi di 42 rispettivamente 35 anni, sono arrivati illegalmente in Ticino agli inizi degli anni duemila. Eppure, non è chiaro come, sono riusciti ad ottenere il ricongiungimento familiare. Poco ma sicuro che le

famigliole erano a carico del solito sfigato contribuente, costretto dai politicanti del triciclo a mantenere tutta la foffa importata.

Nel frattempo i due (ex) finti rifugiati si sono dati da fare per dimostrare la propria “integrazione”: infatti si sono trasformati in passatori. Tra il 28 gennaio ed il 6 marzo del 2017 hanno trasportato 14 loro connazionali dall’Italia attraverso la Svizzera fino alla Germania, facendo pagare 500 euro a persona.

Accusate dal Ministero pubblico di usura aggravata per mestiere e di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stranieri, incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale, le due “risorse da integrare” sono state processate di recente. Con il seguente esito. Il 42enne è stato condannato a 14 mesi di detenzione sospesi per un periodo di prova di due anni. Per il 35enne la pena è invece di 13 mesi sospesi per due anni.

Questo vuol dire che i due ex clandestini, adesso passatori, non faranno un giorno di prigione. Ma il “bello” deve ancora arrivare. In effetti, i reati di cui due galantuomini sono stati riconosciuti colpevoli dovrebbero portare alla loro espulsione. Invece, ciccia! E questo proprio a causa delle “possibili ripercussioni sulle famiglie”!

Adesso è chiaro

La criminalità d’importazione ringrazia. Adesso è chiaro cosa bisogna fare per non venire mandati via dagli svizzerotti. Basta portare nella Confederella anche il parentado, oppure (ancora meglio) metter su famiglia direttamente in Svizzera (facendola in genere mantenere dal solito sfigato contribuente), per essere sicuri che non si verrà mai espulsi!

Ricongiungersi all’estero

Chiaro: non siamo certo così disumani, come pretendono invece i $inistrati con la  morale a senso unico, da voler separare delle famiglie solo perché il padre, o la madre, è un/a delinquente. Ma certo che no! La soluzione è semplicissima: il criminale straniero viene rimandato al suo paese ed i familiari, se vogliono, lo seguono! Più semplice di così!

Invece, grazie ai legulei buonisti-coglionisti, le espulsioni non vengono pronunciate ed i delinquenti stranieri restano tutti, o quasi tutti, in Svizzera. In genere a carico del nostro Stato sociale! A proposito: quanti milioni ci costano ogni anno le difese d’ufficio di delinquenti stranieri?

Peggiorare ancora?

Il “bello” è che la partitocrazia PLR-PPD-P$$, non ancora soddisfatta di questo disastro, vuole peggiorare ulteriormente la situazione. Infatti sbava – ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis in primis – per sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Questo trattato-ciofeca, oltre alla ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE, ai giudici stranieri, alla fine delle misure accompagnatorie, eccetera, ci imporrà pure di recepire la direttiva sulla cittadinanza della fallita Unione europea. Risultato: nessuna espulsione di delinquenti stranieri se questi sono cittadini comunitari!

Ecco lo scempio che il triciclo fa della volontà popolare e della sicurezza del Paese! Ma continuate a votare per la partitocrazia, neh…

Lorenzo Quadri

I giudici STRANIERI chinati a 90° davanti agli islamisti

CEDU allo sbando: i migranti hanno il diritto di scegliere la sharia in casa nostra

 

Ormai è evidente: se la Svizzera vuole tutelare i diritti umani, deve disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. E questo per non più sottostare ai legulei STRANIERI della CEDU. Costoro spianano la strada alla sharia. Che è contraria ai diritti umani! Mozione a Berna in arrivo!

Eccoli qua, i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU)! Quelli a cui la partitocrazia PLR-PPD-P$, la stampa di regime, gli intellettualini ro$$i da tre e una cicca, i politikamente korretti e compagnia cantante reggono la coda senza ritegno!

Prima della votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,  detta anche “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), la casta ha tirato a tutti la testa come una mongolfiera con la fregnaccia dei “diritti umani in pericolo” senza i giudici stranieri della CEDU. Il solito, squallido ricatto morale. Che adesso evapora come neve al sole. I giudici stranieri della CEDU hanno dimostrato di quale pasta sono fatti: quella degli islamizzatori dell’Europa. Prima c’è stata la sentenza “austriaca” secondo cui, in nome della pace religiosa, l’Islam non si può “offendere” (?), ma il cristianesimo sì. Quindi: censura per osa criticare l’Islam in Occidente, alla faccia della libertà d’espressione. La quale, ma guarda un po’, è proprio uno di quei diritti umani che la CEDU dovrebbe tutelare, ma invece…

L’ennesima boiata

Il 18 dicembre scorso, altra ed anche più clamorosa boiata dei legulei di Strasburgo. Costoro si sono inventati il diritto umano (?) dei musulmani residenti in Europa a farsi giudicare secondo la sharia. Va da sé che la stampa di regime, specie alle nostre latitudini, non ha fatto un cip. Silenzio omertoso. Chiaro: dopo aver difeso e slinguazzato ad oltranza i giudici stranieri quali baluardo contro il “becero populismo” (uhhh, che pagüüüraaa!), i giornalai di servizio mica potevano metterne in evidenza le deleterie cappellate. Informazione indipendente? Ma va là! Bollettini della casta spalancatrice di frontiere!

Il “diritto alla sharia”

Il caso della sentenza del 18 dicembre si svolge in Grecia. Il tema: l’applicazione o meno della sharia alle ultime volontà di un defunto di religione musulmana. La CEDU ha sentenziato che nel caso concreto non si può applicare la sharia; ma non perché questa sia contraria ai diritti dell’uomo – e lo è! -, bensì perché il defunto, per quanto islamico, non aveva scelto questa giurisdizione. Il fatto importante dunque non è la decisione in sé; sono le sue implicazioni. Ovvero: un musulmano, anche se vive in Europa, ha il diritto di scegliere la sharia (sul concetto di “libera scelta” si potrebbe poi disquisire a lungo, ma questo è un altro discorso).

Apperò! La sentenza è semplicemente scandalosa. E lo è proprio sotto il profilo dei diritti umani. Il dr. Grégor Puppinck, direttore del Centro europeo per il diritto e la giustizia, nonché membro del gruppo di esperti dell’OSCE per la libertà di coscienza e religione (quindi non un becero leghista populista e razzista) sul sito online del quotidiano francese  Le Figarol’ha analizzata approfonditamente.

Voltafaccia svergognato e vigliacco

Il primo fatto degno di nota è che nel 2003,quindi non nell’antichità classica, proprio la CEDU aveva stabilito che la sharia è incompatibile con i diritti dell’uomo.Punto. Adesso, arriva l’inverecondo “contrordine compagni”: la sharia può essere applicata in Europa ai cittadini islamici con il consenso dei diretti interessati; a meno che vi si oppongano “interessi pubblici importanti”. Quest’ultima definizione non vuole dire nulla: il concetto di interesse pubblico cambia nel corso degli anni. E gli stessi legulei stranieri della CEDU hanno dimostrato, con la sentenza sul caso austriaco citata prima, cosa considerano d’ interesse pubblico: la “pace religiosa”. Ovvero, la calata di braghe davanti agli islamisti; non sia mai che in caso contrario questi bei soggetti decidano di piazzare qualche bombetta.

Cosa è dunque successo nei 15 anni che separano la sentenza del 2003 da quelle dei mesi scorsi? E’ successo che la CEDU ha smesso di difendere i diritti umani per chinarsi a 90 gradi davanti agli islamisti. I giudici preposti alla tutela dei diritti umani hanno abdicato al proprio compito, per pura vigliaccheria.E questi sono i giudici stranieri che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, sarebbero “indispensabili per la Svizzera”!

Integrazione annullata

La sentenza del 18 dicembre scorso è l’equivalente della Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: una cagata pazzesca.  Infatti, da essa discende che i migranti (economici e non) islamici potranno in futuro pretendere di farsi giudicare, in casa nostra, non secondo le nostre leggi, bensì secondo la sharia(che è contraria ai diritti dell’uomo, ma ciononostante viene benedetta dalla CEDU). Lo Stato che vorrà negare questo ennesimo nuovo diritto (?) dei migranti, inventato dai giudici stranieri di Strasburgo, dovrà addurre “interessi pubblici importanti”. E, visto l’andazzo, è destinato a perdere davanti alla CEDU.

Una vera vergogna. Chi vuole essere giudicato in base alla sharia, fa il piacere di starsene nei paesi dove essa vige. Chi immigra in Europa, deve sottostare alle leggi del paese di residenza, e senza tante storie. Se non gli sta bene, non ha che da tornare al natìo paesello. Un principio elementare, che però i giudici stranieri della CEDU hanno sconciamente rottamato. Oltretutto, non si vede perché l’immigrato dovrebbe avere il diritto a scegliersi le leggi che più gli aggradano mentre l’“indigeno” no.

E’ poi chiaro che, con una simile deleteria mentalità, il concetto di integrazione è morto e sepolto. Come si può pretendere dall’immigrato “in arrivo da altre culture” che si indentifichi con la sua nuova patria, se addirittura gli si riconosce il diritto di rifiutarne le leggi?

Via dalla CEDU!

A questo punto è evidente una cosa: se la Svizzera vuole tutelare i diritti umani in casa propria, deve  disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo per non più sottostare ai legulei stranieri della CEDU. Questi tamberla, inginocchiati agli islamisti ed imbevuti di fallimentare politica multikulti ed immigrazionista, spianano la strada alla sharia. La quale – ripetiamo – è contrariaai diritti umani.

E chiaro che verrà depositata una mozione in questo senso al Consiglio federale!

Lorenzo Quadri

 

 

Ticino: il triciclo ha affossato anche lo shopping natalizio

Chissà come mai la gente non spende? Forse perché è sempre più povera e precaria?

 

A quanto pare, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non è stato un Natale particolarmente esaltante per i commerci ticinesi.

Se a livello nazionale il fatturato sarebbe cresciuto dell’1.2%, nel nostro Cantone gli operatori del ramo raccontano un’altra storia e dichiarano che, negli ultimi anni, “si è assistito ad un continuo regresso”.

Sempre meno soldi

Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che le cose sarebbero andate così. Girano sempre meno soldi. La devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$ e dalla casta, ha impoverito e precarizzato la popolazione ticinese. E’ ovvio:  chi non ha un lavoro o teme di perderlo, non si sente stimolato a spendere. Nemmeno per Natale. E visto che il posto di lavoro sicuro è ormai solo un lontano ricordo, per non parlare della piena occupazione, e questo alla faccia delle statistiche farlocche dei galoppini della SECO, la tendenza è chiara.

Piazza finanziaria svenduta

A ciò si aggiunge la svendita della piazza finanziaria ticinese e del segreto bancario, senza alcuna contropartita. Per questa operazione deleteria possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e, ancora una volta, la partitocrazia che le ha retto la coda. Era evidente che lo sfascio di una delle principali fonti di ricchezza del Cantone – che garantiva impieghi ben remunerati a tante famiglie ticinesi – avrebbe danneggiato tutta l’economia. A Lugano e non solo.  La sparizione dei ricchi clienti italiani della piazza finanziaria ha tolto altri importanti acquirenti ai negozi del centro città.

I silenzi

Per le migliaia di posti di lavoro cancellate sulla piazza finanziaria (spesso e volentieri a poche unità per volta, per non fare clamore), non c’è stata mobilitazione. Né dei politicanti in fregola di visibilità, e ancora meno dei sindacati. Se pensiamo, tanto per fare un paragone, a tutto quello che si è invece mosso e che si muove attorno alle Officine FFS di Bellinzona, se ne deduce che, per politicanti e sindacalisti, ci sono impieghi di serie A ed altri di serie B.

Guerra agli automobilisti

Visto poi che non bastava fare un disastro per volta, a Lugano la partitocrazia ha pensato bene di inventarsi il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano)  concepito per buttare fuori le auto dal centro. In questo modo sono stati espulsi anche gli automobilisti, ovvero gli acquirenti dei negozi. L’opera è poi stata completata facendo schizzare alle stelle le tariffe degli autosili: un po’ per fare cassetta, un po’ per ulteriormente scoraggiare/castigare chi ancora fa compere in centro.

Se poi si pensa che i $inistrati luganesi a ridosso delle festività sono riusciti a presentare al Municipio un’interrogazione contro i buoni parcheggio consegnati ai commerciati (affinché li distribuissero ai clienti) per incoraggiare lo shopping natalizio, si ha la misura delle paturnie ideologiche di chi vuole a tutti i costi desertificare il centro.

Chi ringraziare?

Se il Natale dei commerci in Svizzera è andato bene ed in Ticino invece no, i commercianti si ricordino di ringraziare il triciclo. Tra aperture scriteriate, impoverimento e precarizzazione dei ticinesi, la partitocrazia ha mandato a ramengo il potere d’acquisto degli abitanti di questo sfigatissimo Cantone.

Al resto ha provveduto la jihad “politikamente korretta” contro gli automobilisti. (Ma solo quelli con targhe rossoblù: perché ogni giorno entrano in Ticino 65mila frontalieri uno per macchina, però  al proposito i kompagni ro$$overdi non hanno nulla da dire, sarebbe “becero razzismo”).

Lorenzo Quadri

Da sud è invasione, ma loro straparlano di “reciprocità”

Frontalieri, due deputati 5 stelle si vantano: “bloccata la ratifica del nuovo accordo”

Cosa deve ancora succedere perché in Consiglio di Stato si trovi finalmente un “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti, così da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni? Beltrasereno e Vitta, se ci siete…

Anno nuovo, storie vecchie. Nei primi giorni del 2019 due deputati pentastellati lombardi, tali Niccolò Invidia e Giuseppe Currò (Cip e Ciop?), hanno pensato bene di ribadire ciò che era chiaro non da settimane o da mesi, bensì da anni: ossia che il Belpaese non si sogna di ratificare l’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015, che Currò sulla Provincia di Sondrio ha definito “Accordo-salasso”.

I due “Cip e Ciop” si vantano di aver fatto in modo che la ratifica dell’accordo sia stata cancellata dal programma della Camera dei deputati del Belpaese. Di certo una fatica erculea, visto che da anni si sa che Oltreramina quell’accordo non lo vogliono proprio…

A questo punto la domanda è una sola: cosa aspetta ancora il Consiglio di Stato per decidere di bloccare i ristorni? (Il versamento deve avvenire entro fine giugno, ma la decisione di non effettuarlo può essere presa in qualsiasi momento). Poi vogliamo vedere con quale coraggio i camerieri bernesi dell’UE ci verrebbero a dire che “sa po’ mia”.

Salasso?

Sicché tassare i frontalieri come gli altri cittadini italiani che lavorano in Italia, secondo i due politicanti 5 stelle sarebbe “un salasso”. Ohibò. Come ripetuto più volte, è semmai l’attuale status fiscale dei frontalieri a costituire una situazione di privilegio ingiustificato. E fa specie che tutti gli elettori italici  non frontalieri – che dovrebbero pur essere la maggioranza – non abbiano nulla da dire. Nel Belpaese votano solo i frontalieri?

Nessuna sorpresa

Ovviamente, il “requiem” per l’accordo del 2015  non è una sorpresa per nessuno. Da manuale è tuttavia la presa di posizione al proposito dei due “Cip e Ciop” pentastellati. Costoro hanno voluto a tutti i costi declamare ai quattro venti di non aver capito un tubo della situazione creata in Ticino dalla devastante libera circolazione delle persone. I due parlamentari infatti straparlano di “vantaggi reciproci” per Svizzera ed Italia, nonché dell’esistenza di “un’unica comunità italo-svizzera”. S’immaginano inoltre di poter calare lezioni di rispetto degli accordi internazionali (sic!)  e – ciliegina, anzi ciliegiona sulla torta – pretendono che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri come ai residenti.

Quest’ultimo tema, come sappiamo, è sul tavolo dei balivi di Bruxelles. Da dove prima o poi arriverà il consueto Diktat. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si affretteranno, more solito, a calare le braghe fin sotto alle caviglie. Le conseguenze sarebbero devastanti: costi per centinaia di milioni di franchi, oltre alla necessità di potenziare gli URC (il che andrebbe a carico dei Cantoni). E, naturalmente, abusi a tutto spiano (chi controlla che il frontaliere disoccupato non lavori in nero nel Belpaese?).

Perfino il Canton Argovia, dove i frontalieri sono solo 12 mila, ha inviato a Berna un’iniziativa cantonale per evitare che i disoccupati con permesso G percepiscano le stesse indennità dei residenti.

Vantaggi reciproci?

E’ evidente che questi politicanti pentastellati, che raccontano storielle su fantomatici vantaggi reciproci dell’invasione da sud e sulla comunità italo-svizzera, del Ticino non sanno una cippa. Anche se vivono a pochi chilometri dal confine.

Di vantaggi “reciproci” la libera circolazione non ne ha portati. Ha avvantaggiato solo una parte: quella italiana. Inoltre, se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, vorremmo proprio vedere se i politici del Belpaese se ne starebbero zitti e buoni a guardare.

Alla faccia della “comunità”

Piaccia o non piaccia ai vicini a sud che credono di poterci infinocchiare all’infinito con  i salamelecchi, non esiste alcuna comunità italo-svizzera. Esiste una comunità svizzera ed esiste una comunità italiana, con una frontiera in mezzo che non è un’opinione (anche se al triciclo piacerebbe tanto che  lo fosse). Gli interessi sono lungi dall’essere sempre convergenti. Di sicuro non lo sono per quel che riguarda il frontalierato. Al proposito, interesse del Ticino è ricondurre il fenomeno entro limiti sostenibili. Del resto il popolo svizzero, come pure quello ticinese, ha votato contingenti e preferenza indigena; i ticinesi a due riprese. E i ticinesi hanno sempre votato contro gli accordi bilaterali. Grazie all’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, avranno modo di farlo ancora. Si spera questa volta con esito decisivo.

Non prendiamo lezioni

La famosa Convenzione del 1974, nel contesto di oggi non sta più in piedi. Sicché, va disdetta. Se i vicini a sud pensano di congelare ogni nuovo accordo fiscale sui frontalieri nel mentre che gli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) continuano a pagare puntualmente i ristorni, ormai lievitati ad 84 milioni di franchetti all’anno, forse hanno fatto male i conti. E va poi da sé che, con tutto il rispetto parlando, non prendiamo lezioni di rispetto degli accordi internazionali dai vicini a sud.

 

Lorenzo Quadri

 

Le statistiche farlocche della SECO insultano l’intelligenza

“Disoccupazione ai minimi storici?” Ma finiamola con queste ridicole fregnacce!

 

Inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%. Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

I burocrati della SECO (Segreteria di Stato per l’Economia) non potevano (non potevano proprio?) iniziare l’anno senza rifilarci l’ennesima fregnaccia, o “Fake news” che dir si voglia, sulla disoccupazione.

Al volgo attonito viene dunque propinata la seguente “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): “Squilli di trombe, rullo di tamburi, in Svizzera abbiamo raggiunto la disoccupazione più bassa degli ultimi 10 anni”. Sì certo, come no! E giù a snocciolare statistiche e cifre rigorosamente farlocche! Basti pensare che si parla di un tasso di disoccupazione del 2.6% a livello nazionale e del 3% in Ticino.  L’ennesima presa per il lato B ad opera di burocrati federali che – con la fattiva collaborazione della stampa di regime, la quale con la massima goduria si presta a fare da megafono – perseguono uno solo obiettivo, anzi due.

  • Fare il lavaggio del cervello al popolazzo per indurlo a credere che a) con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, il mercato del lavoro ticinese va a gonfie vele, non c’è alcuna sostituzione, “immigrazione uguale ricchezza” e di conseguenza b) bisogna sviluppare i rapporti con la fallita UE e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.
  • Far credere che il presunto – ma proprio solo presunto! – minimo storico della disoccupazione (ah ah ah) sia collegato a quell’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Ovvero la legge anticostituzionale d’applicazione con cui il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il 9 febbraio. Come dire che la preferenza indigena light serve davvero a limitare l’immigrazione, mentre in realtà è solo un patetico bluff.

Disoccupati non iscritti

I burocrati della SECO, profumatamente pagati con i nostri soldi – la SECO ci costa qualcosa come 100 milioni di franchetti all’anno! – vorrebbero sdoganare la tesi che persone “senza lavoro” ed “iscritti alla disoccupazione” sono la stessa cosa. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che non è affatto così. Sempre più senza lavoro NON SONO iscritti alla disoccupazione, e quindi la SECO li fa sparire dalle statistiche. E poi ci vende la fregnaccia del “tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 10 anni”.

Intanto l’assistenza…

Ciò che accade in questo sfigatissimo Cantone, dunque, è chiaro: sempre più disoccupati non sono annunciati all’URC poiché non hanno più diritto ad alcuna indennità. Ad esempio perché sono finiti in assistenza: ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, praticamente in contemporanea con la fake news della SECO sulla disoccupazione ai minimi storici è uscita la notizia (questa vera) dell’ennesima crescita dell’assistenza. Oppure non figurano più tra gli iscritti all’URC perché sono stati scaricati sull’AI. Oppure ancora perché lavorano a tempo parziale, ma non per scelta, bensì perché non hanno alternativa. O anche perché si sono dovuti rassegnare a fare la/il casalingo/a per forza, a carico del partner che guadagna abbastanza per mantenere la famiglia: e questi casi non figurano in nessuna statistica, nemmeno in quella dell’assistenza.

Secondo il tasso ILO…

Se per calcolare la disoccupazione usiamo il metodo di rilevamento ILO (sistema internazionale; non se l’è inventato la Lega populista e razzista) che considera le persone che effettivamente non hanno lavoro, ecco che il quadro si fa assai più cupo – e più aderente alla realtà.

Scopriamo infatti che, inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%.Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

Il bluff

Tentare poi di costruire, sulla balla della disoccupazione ai minimi storici, l’ulteriore bufala dell’efficacia della “preferenza indigena light” e del (parziale) obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti agli URC, non è più nemmeno una presa in giro: è un insulto all’intelligenza dei cittadini.

E tra l’altro ricordiamo ai burocrati della SECO che i balivi di Bruxelles potrebbero presto pretendere di imporci di versare la disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.Ovviamente i camerieri bernesi dell’UE calerebbero le braghe in tempo reale, “wie immer und wie gewöhnlich”.

Conseguenza: tutti i frontalieri si iscriverebbero agli URC. Ci spieghino allora i premi Nobel della SECO e della partitocrazia quale vantaggio porterebbe al residente, rispetto al frontaliere, l’obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti.

Morale: chiudiamo la SECO che è ora! Così risparmiamo anche 100 milioni di franchetti ogni anno! E con 100 milioni all’anno un po’ di posti di lavoro si creano…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Detesti la Svizzera? Te ne stai al di là della ramina

Frontalieri che odiano il nostro paese: superato ogni limite di tolleranza

 

«Svizzeri bastardi », « Svizzera di merda », « paese di merda », «svizzeri delinquenti » , « schifosi », « non vedo l’ora di andarmene »eccetera. Nei giorni scorsi è scoppiata l’ennesima “epidemia” di insulti  alla Svizzera ed agli svizzeri da parte di frontalieri che sbroccano sui social. Il guaio è che, con tutta probabilità, non si tratta né di un’epidemia né di un picco, bensì di una costante.

La realtà è che ci sono troppi frontalieri – impossibile dire quanti, ma di certo tanti – che, malgrado abbiano la pagnotta sul tavolo solo grazie alla Svizzera (ed agli svizzerotti fessi che spalancano le frontiere, alla faccia del “prima i nostri”) odiano noi ed il nostro paese. E sui social, dimostrando assai poca intelligenza, danno libero sfogo al proprio livore. Ebbene, a questa gente diciamo: föö di ball! Se il Ticino vi fa così schifo, statevene al di là della ramina!

La lezione non è servita

Nelle scorse settimane,  due frontalieri sono stati licenziati dai rispettivi datori di lavoro per insulti alla Svizzera ed agli svizzeri. Eppure, si vede che il precedente non è bastato. E se qualche spalancatore di frontiere del triciclo PLR-PPD-P$$ si immagina che siamo disposti a farci invadere e poi a farci  pure insultare, “forse” ha sbagliato i conti. Ma li ha sbagliati alla grande.

L’ideale ovviamente sarebbe far saltare il permesso G  (o B) a chi sputa nel piatto (elvetico) dove mangia. Giusto quindi che la politica si muova in tal senso, con richieste ed atti parlamentari. Tuttavia, non serve il mago Otelma per prevedere che alla fine non se ne farà nulla. I soliti legulei strilleranno che “sa po’ mia”, perché se anche le sbroccate dovessero sfociare in una condanna definitiva, non sarebbe comunque un motivo sufficiente per revocare il permesso (del resto già adesso $inistrati e radikalchic si agitano e presentano interrogazioni perché dal Ticino si espellerebbero troppi stranieri delinquenti e/o a carico dello Stato sociale); poi c’è la proporzionalità, la devastante libera circolazione delle persone, e blablabla…

Dovere civico

E allora diciamo che i datori di lavoro si devono assumere le proprie responsabilità. Deve essere un dovere civico dei datori di lavoro lasciare a casa gli insultatori della Svizzera. E poi fare il piacere di sostituirli con residenti.

E’ una questione elementare di rispetto del territorio su cui queste aziende operano e delle persone (svizzere) che ci vivono.
Come hanno detto quei datori di lavoro che già hanno provveduto in tal senso: i dipendenti immigrati odiatori della Svizzera causano un danno d’immagine a chi li impiega. Un danno non da poco.

Infatti, se il datore di lavoro non “congeda” un frontaliere che abitualmente sbrocca sui social con esternazioni quali “svizzeri di merda”, “svizzeri bastardi”, “svizzeri delinquenti”, “paese di merda” e via andando, se ne deduce che simili posizioni gli stanno bene. Voi comprereste qualcosa o affidereste un incarico a chi vi tratta da “bastardo” e da “svizzero di merda”? La devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia ci ha lasciati in braghe di tela, ma non ci ha ancora tolto la facoltà di boicottaggio.

Razzismo contro gli svizzeri

E a chi blatera di “provvedimenti eccessivi” e di “caccia alla streghe”, ricordiamo che tutti i giorni lavoratori ticinesi vengono lasciati a casa, magari sostituiti da frontalieri. Senza che abbiano alcuna colpa: né professionale né extraprofessionale.

Come già detto:  è giusto che chi odia la Svizzera se ne stia al di là della ramina.

A proposito: come mai i moralisti a senso unico e $inistrati assortiti, quelli sempre pronti a starnazzare al “razzismo” ad ogni piè sospinto, non hanno mai nulla da dire al proposito del razzismo contro gli svizzeri?

Lorenzo Quadri

 

 

Le Edelweiss dello scandalo

L’ “esecrabile” camicia contadina fa sbroccare docenti e dirigenti scolastici ro$$i

Troppi presunti educatori vogliono demonizzare e criminalizzare i nostri simboli identitari perché “bisogna aprirsi”: urge repulisti

E ti pareva! La camicia azzurrina con le Edelweiss ricamate, tipica dei contadini svizzeri, è di nuovo al centro di una polemica.

In quel di Erlach (BE), a cinque studenti di un istituto superiore rei di essersi presentati ad una festa scolastica indossando la camicia “contadina”, è stato chiesto di cambiarsi. La dirigenza scolastica si è poi arrampicata sui vetri tentando di spiegare che il problema non era la camicia in sé, bensì una questione cromatica legata al “dress code” (uella): era stato infatti stabilito che tutti avrebbero dovuto indossare dei capi scuri, ed anche ad un ragazzo che portava la maglietta di un club di hockey sarebbe stato chiesto di cambiarsi. Molto credibile, come no! Comunque, visto che della camicia con le stelle alpine esiste anche la versione scura (sfondo antracite) ci piacerebbe proprio sapere se sfoggiando quella i giovani sarebbero stati bene accolti dalla dirigenza scolastica, oppure…

Il precedente di Gossau

Ricordiamo che già nel 2015 in una scuola media di Gossau a 10 studenti che si erano presentati a lezione con la contestata camicia, spiegando di volersi mostrare “svizzeri fieri e patriottici”, un’insegnante aveva chiesto di cambiarsi. La farneticante iniziativa della maestrina ro$$a di turno era stata giustificata dalla direzione scolastica con la seguente fetecchiata: “uno studente che indossa la camicia contadina è normale, dieci lo fanno per lanciare un messaggio”. Ecco, appunto. Ai troppi docenti e dirigenti scolastici ro$$i  che vogliono indottrinare i giovani al fallimentare multikulti, alla demonizzazione ed alla criminalizzazione del patriottismo, alla negazione della propria identità e del concetto di nazione, al “devono entrare tutti” – un po’ come quegli insegnanti del Belapese che, a scopo propagandistico, assegnano temi dal titolo “siamo tutti stranieri” –  non sta bene che degli allievi, scandalosamente ribelli, mostrino con orgoglio la propria svizzeritudine. Guai! Ciò urterebbe la sensibilità (?) dei migranti! E si sa che tutto ruota attorno ai desideri, veri o presunti, dei migranti! Gli svizzerotti (chiusi e gretti) non devono avere altra ambizione che “aprirsi”, far sentire gli stranieri benvenuti, anzi indispensabili, anzi padroni in casa nostra! Questo occorre inculcare nelle giovani generazioni!

A parte il fatto che se uno straniero che vive in Svizzera si sente offeso dai nostri simboli identitari vuol dire che qui non è al suo posto e quindi fa il favore di raccogliere i suoi stracci e tornare al natìo paesello, per fortuna non tutti i giovani sono disposti a farsi fare il lavaggio del cervello dai troppi “educatori” che approfittano del proprio ruolo e della propria autorità per indottrinare politicamente al pensiero unico spalancatore di frontiere, lecchino della fallita UE, xenofilo ed islamofilo.

Queste resistenze studentesche di stampo patriottico evidentemente danno fastidio, eccome che danno fastidio!

E’ sempre più chiaro che in certe direzioni scolastiche politicizzate urge un repulisti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Via il medico del traffico! Mozione a Berna in arrivo

Cancellare l’ennesima vessazione degli automobilisti voluta dalla partitocrazia

 

Negli scorsi giorni è salita alla ribalta (in negativo) l’assurda figura del “medico del traffico”. Nel caso concreto del Ticino, a rivestire il ruolo è una dottoressa. Peraltro nemmeno “patrizia di Corticiasca”, in quanto la signora De Cesare è milanese. Un’altra che, grazie alla dabbenaggine degli svizzerotti, ha trovato a casa nostra “ul signur indurmentàa” (l’espressione dovrebbe risultare comprensibile anche sotto la Madonnina).

L’ennesima boiata

Il medico del traffico è l’ennesima boiata inventata nell’ambito della ciofeca tristemente nota con l’ingannevole denominazione di “Via Sicura”: un conglomerato di norme – per lo più assurde, quasi sempre sproporzionate – fortissimamente volute dai ro$$overdi con l’obiettivo di criminalizzare, vessare e mungere gli automobilisti. (E se pensiamo che da inizio anno a capo del Dipartimento federale dei trasporti c’è la kompagna Simonetta Sommaruga, esponente dei ro$$overdi testé citati, ci vengono i brividi).

Via Sicura, è bene ricordarlo, ha visto la luce con la connivenza del tandem PLR-PPD. Perché a Berna solo leghisti ed Udc hanno votato contro questo bidone. Tutti gli altri invece l’hanno approvato. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Business milionario

Il medico del traffico, dunque, è uno degli abomini generati da Via Sicura. Il suo scopo è quello di “verificare l’idoneità alla guida” degli automobilisti  e specialmente di quelli che, ahiloro, si sono messi al volante dopo aver bevuto un bicchiere di troppo e per questo motivo sono già stati pesantemente sanzionati.

Ovviamente quando si crea il medico del traffico si “creano” – o meglio: li creano le autorità – anche i pazienti del traffico. Che guardacaso hanno rapidamente raggiunto le svariate centinaia.

Nei giorni scorsi hanno tenuto banco le pretese finanziarie della dottoressa milanese De Cesare: 1300 Fr per una visita della durata di 20 minuti, da anticipare sull’unghia. Apperò! Oltretutto senza nessun giustificativo dettagliato che spieghi come si arriva a tale somma. Con simili cifre, si fa presto a fatturare i milioni. Ohibò: vuoi vedere che “qualcuno” ha trovato la gallina (elvetica) dalle uova d’oro, a spese degli sfigati automobilisti ticinesi e grazie alla partitocrazia PLR-PPD-P$$ fautrice di “Via Sicura”?

Gobbi “sul pezzo”

La giustificazione  addotta per la pillola da 1300 Fr è stata la seguente: la cifra è calcolata in base al tariffario LAMal. Peccato che il medico in questione non fatturi alle casse malati bensì direttamente al “paziente” (ammesso e non concesso che possa essere definita come “paziente” una persona che di per sé non ha alcun bisogno del medico: ci va solo perché è stata costretta a farlo).

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha subito dato la propria disponibilità ad intervenire sullo scottante tema, proponendo di “statalizzare” il medico del traffico onde evitare derive, abusi e tariffe dopate. Questo è quanto si può fare a livello cantonale.

Mozione a Berna in arrivo

Ma evidentemente per risolvere il problema alla radice occorre intervenire a livello federale. Come? Cancellando la figura del medico del traffico. Mozione leghista in arrivo!

Il Bidone “Via Sicura”, che invece di punire i pirati della strada criminalizza tutti gli automobilisti (del resto, questo era l’obiettivo dei promotori fin dall’inizio), va smontato pezzo per pezzo. Qualche passo avanti, anche importante, è già stato fatto. Adesso bisogna continuare.

Lorenzo Quadri

Lo studio farlocco per trovare le nostre radici musulmane

UE fuori di cranio: sperpera 10 milioni pur di negare l’identità dell’Occidente

La fallita Unione europea è ormai del tutto allo sbando. E nella Commissione UE i soliti noti internazionalisti e multikulti devono essere andati del tutto fuori di melone. Ohibò, questa è gente che condivide le posizioni di quell’ex deputato ecologista francese (vedi la “chicca” a pag 29) secondo cui gli europei dovrebbero smettere di fare figli per poter accogliere meglio (sic!) i clandestini africani.

Lo studio farlocco

Adesso i balivi di Bruxelles hanno pensato bene di sperperare 10 milioni di euro dei cittadini europei per finanziare – udite udite – uno studio multidisciplinare (accipicchia!) che parte dalla seguente ipotesi di lavoro: “il Corano ha svolto un ruolo importante nello sviluppo intellettuale e religioso europeo”. Davanti a questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) si può solo restare interdetti.

E’ evidente che si tratta dell’ennesimo studio farlocco,roba da far impallidire le statistiche della SECO su disoccupazione e frontalierato in Ticino, pagato a peso d’oro, con cui la casta spalancatrice di frontiere ed islamofila tenta di dimostrare che in realtà l’Europa sarebbe musulmana. Una svergognata iniziativa ideologica, pagata con i soldi dei cittadini, con cui i funzionarietti di Bruxelles, ormai alla canna del gas, tentano di contrastare gli odiati “sovranisti” e tutti coloro che osano richiamarsi alla nostra identità per frenare l’invasione islamista che tanto piace al pensiero unico, alla partitocrazia, alla stampa di regime, ed in generale ai cosiddetti “poteri forti”.

Il passo successivo

Gli spalancatori di frontiere multikulti, non contenti di cancellare le nostre radici giudaico-cristiane – perché “bisogna aprirsi”, perché i finti rifugiati con lo smartphone di religione islamica (quanti i seguaci dell’Isis?) non devono venire offesi dalle nostre croci e dalle nostre chiese – adesso compiono il passo successivo. Ovvero, tentano di taroccarle: ma quali radici giudaico-cristiane, in realtà le nostre sono musulmane!

E quindi – questo lo scopo politico dello studio farlocco – avanti con l’invasione, avanti col multikulti, facciamo entrare tutti, introduciamo la sharia!

Alla larga

Che l’UE sperperi i soldi dei contribuenti non per risolvere i gravi problemi da cui è afflitta l’Europa (dis)unita ma per commissionare simili studi pilotati finalizzati a giustificare l’invasione, è l’ennesimo scandalo che dimostra che da simile euro-foffa dobbiamo stare più alla larga possibile.Altro che permettere ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace alla partitocrazia ed al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis (PLR)!

Non solo l’accordo quadro non va firmato, ma vanno disdetti i trattati-capestro oggi in vigore. A partire dalla devastante libera circolazione delle persone. A maggior ragione adesso che è chiara l’intenzione dell’UE: accogliere tutti i migranti economici islamici, dato che avremmo le stesse radici! $ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli?

Regali miliardari?

Il bello è che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, noi svizzerotti dovremmo addirittura regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di franchi, “ovviamente” senza uno straccio di contropartita, ma solo per “oliare”, ovvero per “rabbonire” i padroni europei. Così magari i nostri soldi potranno venire dilapidati per finanziare altri studi taroccati volti a giustificare “storicamente e scientificamente” (?) l’invasione? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

Lorenzo Quadri

Scuola ro$$a: il governicchio metta il DECS sotto tutela

Visto che il kompagno Bertoli dichiara che intende aggirare la volontà popolare…

 

Il direttore del DECS kompagno Manuele “La scuola che NON verrà Bertoli” lo ha detto o lasciato intendere, in modo più o meno esplicito, in varie occasioni. La prima volta nel pomeriggio di quella stessa domenica 23 settembre in cui il popolo ticinese ha saggiamente asfaltato la scuola ro$$a.

Cosa ha detto il kompagno direttore del DECS? Che lui della volontà popolare se impipa.

Il popolazzo becero (quello “che vota sbagliato”) ha detto no alla scuola che verrà? Lui intende introdurla lo stesso con la tattica del salame (una fetta alla volta). Questo è il rispetto della $inistra per i diritti popolari. Tale atteggiamento è peraltro apparso in tutta evidenza nell’isterica “shitstorm” (=tempesta di cacca) scatenata dalla gauche-caviar contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, essenziale per  preservare i diritti popolari. Ma su questo abbiamo già avuto più volte modo di scrivere.

Intenzioni sempre più esplicite

Sulla scuola che NON verrà, la volontà di aggirare il voto popolare sgradito si è fatta vieppiù esplicita.  Un paio di settimane fa si è raggiunto il clou. Prima nella commissione scolastica del Gran Consiglio, poi in un’intervista al portale Ticinonews, il direttore del DECS ha dichiarato in sostanza che “la scuola che verrà, verrà comunque”.

E dopo simili exploit, e per giunta recidive (ricordiamo la “famosa” dichiarazione, sempre di Bertoli, secondo la quale si sarebbe dovuto “rifare il voto del 9 febbraio”) i kompagni del PS hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per chiedere i voti per le elezioni cantonali? I diritti popolari vanno bene solo quando si tratta di ottenere cadreghe, dopodiché “passata la festa, gabbato lo santo”?

Anche senza i crediti…

Chiaramente, dopo l’asfaltatura popolare della scuola ro$$a, il DECS non ha a disposizione i crediti necessari per la sperimentazione. Tuttavia ciò non impedisce al capodipartimento ed ai suoi burocrati (tutti targati P$) di far rientrare comunque, come detto con la tattica del salame (una fetta alla volta) le modifiche respinte in votazione popolare. Basta che non chieda crediti supplementari o che compensi i maggiori costi all’interno del budget del Dipartimento. E corre voce – specialmente negli ambienti scolastici – che proprio questo stia accadendo. I primi campanelli d’allarme li abbiamo suonati qualche tempo fa da queste colonne segnalando l’assunzione, in una scuola, di misteriose figure previste dalla riforma rossa.

Risulta inoltre che gruppi di lavoro e di progetto azionati per la Scuola che verrà siano ancora operativi malgrado il  njet popolare.

L’atto parlamentare

Sul tema è stata di recente presentata un’ interrogazione al CdS da parte di Sergio Morisoli (che è stato in prima linea nella campagna contro la Scuola che verrà attirandosi gli insulti e di  travasi di bile dei soldatini del P$) e cofirmatari.

Nell’atto parlamentare si evidenziano aspetti inquietanti. A partire dal fatto che il direttore del DECS si è rifiutato ad inizio ottobre di ricevere una piccola delegazione del comitato referendario contro la scuola rossa sostenendo che “siccome il comitato è stato costituito esclusivamente in funzione della votazione, non è più possibile considerarlo come interlocutore”.Apperò. Il comitato referendario non è più un interlocutore dopo la votazione, ma invece chi lavorava sulla scuola ro$$a può continuare a farlo malgrado l’esito della votazione popolare? Quando si dice: “due pesi e due misure”…

Il nocciolo

Pure allarmante la seguente domanda contenuta nell’interrogazione citata. E si tratta di domanda retorica. Gli interroganti sanno già la risposta. Che, nel concreto, è Sì. “Corrisponde al vero che docenti, assistenti ed altre persone continuano ad essere pagati e/o sgravati dal monte ore per continuare a lavorare sulla Scuola che verrà respinta dal popolo? Corrisponde al vero che le varie strutture di progetto, di ricerca, eccetera sono tuttora attive e continuano secondo i piani che precedevano la bocciatura della SCV”?

Il nocciolo della questione è racchiuso qui.

CdS sveglia!

E’ chiara una cosa. La volontà popolare deve essere rispettata. Il governicchio deve vigilare affinché il DECS non attui comunque i propri  piani tramite sotterfugi ed in spregio di quanto deciso dalle urne.

Detto in altre parole: il kompagno Bertoli ha esplicitato che non intende rispettare l’esito della votazione sulla scuola rossa. Di conseguenza, i colleghi di esecutivo lo devono mettere sotto tutela (politica).

Lorenzo Quadri