Il siluro dell’intellettuale di sinistra sul multikulti

Thilo Sarrazin: “la massiccia immigrazione dal mondo islamico deve essere fermata”

Ma intanto in Consiglio federale i camerieri di Bruxelles continuano a sciacquarsi la bocca con il mantra della “non discriminazione”. E bramano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Quanto al famoso (?) piano nazionale contro la radicalizzazione: non serve ad un tubo

Thilo Sarrazin è uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ iscritto alla SPD. Quindi stiamo parlando di un intellettuale di sinistra. Non di un becero leghista populista e razzista. Sarrazin è stato Segretario di Stato preso il Ministero delle Finanze tedesco e membro del Consiglio d’amministrazione della Bundesbank. Nel suo ultimo libro, “Feindliche Übernahme”, denuncia il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Il Blick l’ha intervistato di recente. Al linkhttp://mattinonline.ch/it/article/38157/l-islam-un-pericolo-per-l-occidentesi trova la traduzione della sua intervista.

Ebbene, nel colloquio Sarrazin dice molte verità. Di quelle verità che, alle nostre latitudini, fanno starnazzare allo scandalo l’élite spalancatrice di frontiere e multikulti. A cominciare proprio dalla gauche-caviar, che vuole islamizzare la Svizzera e rendere l’islam religione ufficiale.

Cosa dice dunque il buon Sarrazin?

  • Nel giro di due o tre generazioni, la maggioranza dei bambini avranno genitori musulmani. Anche in Svizzera. Questa è una minaccia per l’orientamento culturale del mondo occidentale.
  • Non esiste un singolo paese a maggioranza islamica dove ci sia libertà religiosa e piena democrazia. Questa non è una coincidenza, ma la conseguenza dei principi del Corano.
  • Se i musulmani credenti un domani saranno in maggioranza, potranno cambiare la nostra Costituzione e le nostre leggi (per sostituirle con le loro).
  • Una maggioranza del 70% (!) degli islamici che vivono in Europa è favorevole ad una fede conservatrice che applica alla lettera il Corano. Certo, ci sono musulmani che si integrano e si adattano alla vita occidentale. A quel punto, però, non sono più dei musulmani.
  • I musulmani commettono molti più crimini di qualsiasi altro gruppo religioso.
  • La massiccia immigrazione dal mondo islamico va fermata. Le persone provenienti dall’Africa o dal Vicino Oriente non hanno alcun diritto di immigrare in Occidente. Ogni continente deve aiutare i propri rifugiati. La Convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951 inizialmente riguardava solo l’Europa. Più tardi è stata estesa senza necessità, perché in Europa non c’erano più rifugiati.
  • I musulmani sono educati all’ostilità e alla separazione dai non credenti. La posizione inferiore e dipendente della donna favorisce una scarsa istruzione.
  • L’arretratezza tecnologica e sociale del mondo islamico si è sviluppata nel corso di molti secoli. Non ha portato ad un’emancipazione religiosa, ma al contrario ad un arretramento verso un’applicazione più letterale del Corano.

Macigni

Parole e frasi che pesano come macigni. A maggior ragione perché provengono da un intellettuale di sinistra. Del resto, mentre da noi i bolliti residui del femminismo rosso pretendono le frontiere spalancate ai finti rifugiati musulmani e combattono il divieto di burqa, la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata ha scritto che “l’immigrazione mette in pericolo le donne europee”.

Intanto, la partitocrazia…

Davanti a testimonianze come quella di Sarrazin, di indubbia autorevolezza e supportate da un’approfondita conoscenza della materia, è allucinante che in Svizzera (e non solo) la partitocrazia e le istituzioni rimangono istericamente arroccate sul buonismo-coglionismo. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di ottusità ideologica. C’è addirittura chi pretenderebbe di rendere l’Islam religione ufficiale nel nostro paese. Vero $inistrati?

Il fatto è che la partitocrazia dell’islam e del mondo islamico non sa né capisce una mazza. Continua ad autoerotizzarsi cerebralmente con il fallimentare multikulti perché è ciò che ha fatto negli ultimi decenni. Cambiare rotta non può: significherebbe ammettere che gli odiati populisti e xenofobi hanno ragione, mentre la casta spalancatrice di frontiere ha torto marcio.

Il governo dorme

Nel filone multikulti-buonista-coglionista si inscrive a pieno titolo (c’era da dubitarne?) l’ultima risposta data dal Consiglio federale ad un’interpellanza di chi scrive a proposito delle moschee finanziate da governi stranieri – nel concreto: turchi – per diffondere dalle nostre parti l’islam radicale. Si ricorderà che nei mesi scorsi l’Esecutivo austriaco aveva chiuso di punto in bianco sette moschee. In Svizzera, invece, si finge di non vedere. Non solo, ma a Sciaffusa è stata autorizzata di recente la costruzione di una “grande moschea turca”, finanziata da Ankara e con Imam scelti dal governo di Erdogan. Il quale, nel nostro paese, apre addirittura delle scuole. Così si comincia a radicalizzare i membri della comunità turca fin dalla più tenera età. Non sia mai che i bambini, frequentando le scuole pubbliche, rischino di integrarsi!

Il mantra

Cos’ha da dire il governicchio federale a proposito dell’avanzata islamista in Svizzera? Il nulla.  Giustifica la propria inattività col mantra della “non discriminazione”. Visto che al peggio non c’è limite, tra le righe della risposta governativa alla citata interpellanza emerge addirittura la brama di rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. Scandaloso!

Stucchevoli, poi, i continui ed ossessivi riferimenti al “Piano d’azione nazionale per combattere la radicalizzazione”. Questo piano, partorito da burocrati gauche-caviar e multikulti, non serve assolutamente ad un tubo se non a generare nuovi costi a carico delle città.

Morale della favola: ancora una volta, l’ennesima, gli estremisti islamici se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: “quelle rendite sono un affronto”

Quadri interpella il Consiglio federale: “gli svizzerotti pagano sempre per tutti?”

 

Lorenzo Quadri, come annunciato, lei ha presentato un’interpellanza sulle rendite di disoccupazione accordate dalla SECO ai dipendenti (formalmente non ancora licenziati) del Casinò di Campione residenti in Svizzera. Perché?

Perché non è corretto che, a seguito della decisione della SECO, vengano pagate rendite di disoccupazione a chi non ha mai pagato i contributi. In barba a chi – lavoratori e datori di lavoro ticinesi – i contributi li ha sempre versati. E ricordiamo che con la riforma della LADI, entrata in vigore nel 2012 (la Lega era contraria), ai lavoratori svizzeri sono state decurtate le rendite di disoccupazione in modo importante, adducendo esigenze di risparmio. Poi però si decide di versare prestazioni a chi i contributi non li ha mai pagati? Le tanto decantate esigenze di risparmio non valgono per i dipendenti del Casinò di Campione? Inoltre: il Casinò di Campione è (era) il più grande d’Europa; l’organico è stato gonfiato dall’amministrazione locale con logiche clientelari; ed ovviamente – come è normale che sia – la Svizzera non aveva voce in capitolo. Però adesso i costi generati dal crollo di questa cattedrale italiana lo dovrebbero pagare i lavoratori svizzeri, per decisione della SECO? Mentre lo Stato italiano latita: tanto ad aprire i cordoni della borsa ci pensano gli svizzerotti fessi? Scusate ma non ci siamo proprio.

Senza la rendita di disoccupazione, però, queste persone residenti in Svizzera andrebbero in assistenza. E noi pagheremmo comunque.

Non tutti hanno diritto all’assistenza. Dipende da reddito e sostanza del richiedente e del suo nucleo familiare. Se c’è un altro reddito in famiglia (ad esempio se la moglie o il marito lavorano) e ciò basta al sostentamento dell’economia domestica, non vengono accordate prestazioni assistenziali. L’assistenza garantisce in effetti solo il minimo vitale. Inoltre, in particolare per i dimoranti – che pare siano circa i due terzi dei beneficiari – ci sono ulteriori ostacoli, legati alla natura del loro permesso. A ciò si aggiunge che un certo numero di questi permessi di dimora sono ottenuti tramite residenze fittizie in Svizzera. Quindi grazie alla SECO pagheremo non solo per i permessi B, ma addirittura per i permessi B farlocchi. Inaccettabile.

Ma di quanti soldi stiamo parlando?

La decisione della SECO alleggerirà sicuramente le casse dell’AD di svariati milioni. Ho chiesto al Consiglio federale di quantificarli, ed in particolare di quantificare quanti andranno a permessi B, che, se si fosse coerenti, non dovrebbero nemmeno avere diritto all’assistenza. Il permesso viene infatti concesso all’immigrato che è in grado di mantenersi senza pesare sulla collettività. Se questo requisito fondamentale non è più dato, il permesso va ritirato.

Lei ce l’ha con i dipendenti del Casinò?

Ma certamente no. Mi spiace per chiunque perda il lavoro. Ma non sta alla Svizzera, ai cittadini svizzeri, mettere sempre una pezza a tutto con i propri soldi. Non siamo la mucca da mungere di tutti. Il problema è dell’Italia. Che tra l’altro, come sappiamo, nei nostri confronti ha cumulato non poche inadempienze. La Svizzera non ha alcuna responsabilità nella gestione allegra del Casinò di Campione. Però grazie alla bislacca decisione della SECO il conto viene presentato a noi? E’ una presa in giro. A ciò si aggiunge che il Comune di Campione ha cumulato debiti per svariati milioni nei confronti di enti pubblici ticinesi. Chi li ripaga? Cosa sta facendo il Consiglio federale per ottenere che i debiti vengono saldati? O magari ci si aspetta che, oltre a pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò, rinunciamo pure ai crediti nei confronti del Comune di Campione? Doppiamente cornuti e mazziati?

Quindi ce l’ha con la SECO?

Di certo  non nutro particolare simpatia per la SECO. Oltre a produrre statistiche taroccate sul mercato del lavoro per fare propaganda di regime alla libera circolazione, la SECO continua a prendere decisioni a nostro danno, all’insegna della calata di braghe internazionalista. Quella sulla disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione è solo l’ultima della serie. Ed il contribuente svizzero dovrebbe continuare a spendere 100 milioni di Fr all’anno per mantenere la SECO? Chiudiamo la SECO e mandiamo in disoccupazione i suoi burocrati!

MDD

 

Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

Finti invalidi stranieri: altro che “solo balle populiste”!

Il TF ha decretato l’espulsione di una “furbetta” serba. Ma chissà quanti ce ne sono…

 

Ha suscitato giusta indignazione il caso di una finta invalida 35enne serba nei cui confronti il Tribunale federale ha decretato l’espulsione dalla Svizzera. E sappiamo che, se  i legulei del TF (esponenti della casta spalancatrice di frontiere, nominati dall’Assemblea federale con il sistema del mercato del bestiame) decretano un’espulsione, vuol dire che davvero non era possibile fare diversamente.

La donna ha ottenuto nel 2007 una rendita AI farlocca. Ha presentato dei falsi documenti in cui spiegava che, a causa di problemi psicologici, lavorare, accudire i figli e mantenere contatti sociali (?) le risultava impossibile senza aiuti esterni. Grazie a questi  attestati, da novembre 2009 fino a maggio 2012 ha indebitamente percepito una rendita di invalidità  di 258’994 franchi.

Altri 53’204 franchi le erano pure stati versati durante gli accertamenti ordinati dalla Procura sangallese, sfociati nella denuncia penale del 31 gennaio 2013, fino a giugno dello stesso anno.

Se la truffa non fosse stata scoperta, la donna avrebbe percepito in totale 1’227’082 franchi fino all’età della pensione. Parte dei soldi pagati dagli svizzerotti sono stati utilizzati per costruire una casa in Serbia.

Ma come…

Hai capito questi “furbetti” in arrivo da “altre culture”? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano del nostro Stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ed invece, ma guarda un po’, l’invalidità elvetica ha versato alla truffatrice serba la bella cifra di oltre 300mila Fr! La signora in questione si dichiarava invalida per motivi psichici. Ma, stando agli accertamenti esperiti dalla magistratura, la sera usciva ed andava al bar ed in discoteca. Tuttavia evidentemente frequentava solo connazionali. Infatti la donna, malgrado 20 anni di permanenza in Svizzera tedesca, il tedesco non lo ha mai imparato. Al punto che per comunicare con le autorità necessita di un interprete (pagato da chi?).

Siamo i re dei minchioni?

A questo punto ci piacerebbe anche sapere chi è il medico che ha stilato i certificati farlocchi che attestavano l’ invalidità per motivi psichici. Perché costui (o costei) ha causato un danno di centinaia di migliaia di franchi alle casse dell’AI.

Questi medici “dal certificato facile”, magari “non patrizi”, complici degli approfittatori – e si sa che i motivi psichici ed il mal di schiena sono le motivazioni più utilizzate per staccare rendite AI poiché difficili da verificare – dovranno far fronte a conseguenze penali e finanziarie? Oppure l’è tüt a posct?

Ma esiste un paese dove gli approfittatori stranieri possono attingere con maggiore facilità alle casse dello stato sociale rispetto alla Svizzera? Chissà perché, c’è il vago sospetto che siamo in cima alla lista dei minchioni. E poi – colmo dei colmi! – dobbiamo addirittura sorbirci farneticanti accuse di razzismo da parte della casta radikalchic! Vedi ad esempio i blabla dell’inutile Commissione federale contro il razzismo, che va abolita quanto prima.

I rimpatriati

Ma oltre ai finti invalidi stranieri che ci troviamo in casa, manteniamo pure quelli che, dopo aver ottenuto la rendita AI elvetica, la esportano. Nel senso che tornano al natìo paesello per condurvi vita da pascià. Per questo sarebbe ora che le rendite d’invalidità degli stranieri poi rimpatriati venissero adattate al tenore di vita del paese d’origine. Ma naturalmente la partitocrazia politikamente korretta fa orecchie da mercante: “Sa po’ mia! E’ discriminazione!”.

Detective

A proposito di questi finti invalidi stranieri che poi tornano a casa loro con i soldi degli svizzerotti. Qualche anno fa un’assicurazione ebbe l’idea di mandare dei detective al paese d’origine di questi presunti invalidi, per verificare la situazione in loco. Ebbene, l’iniziativa andò a schifìo. Perché? Ma perché le agenzie interpellate dovettero rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Apperò! Hai capito l’andazzo?

Votazione del 25 novembre

Da notare che il 25 novembre si voterà sulla possibilità per le assicurazioni sociali di servirsi di investigatori per controllare i presunti “furbetti”. Questo a tutela delle casse pubbliche, dei veri invalidi e della credibilità delle istituzioni. Ma naturalmente i $inistrati sono contrari. E strillano alla violazione delle privacy… dei simulatori! Complimenti kompagni, avanti così: dalla parte dei truffatori, meglio ancora se stranieri!

Del resto, la posizione del P$ (partito degli stranieri) si spiega facilmente. I $inistrati e le associazioni contigue al partito, nel business rosso della socialità ci “tettano dentro” alla grande. Sicché, più “clienti” ci sono, meglio è! Tanto i soldi sono quelli della collettività. E, come noto, dalle parti dei kompagni soldi di tutti uguale a soldi di nessuno.

Lorenzo Quadri

 

 

Divieto di Burqa: i cinque anni di un voto apripista

Il 22 settembre 2013, il 65% dei ticinesi approvava l’iniziativa del Guastafeste

 

E proprio oggi, per una curiosa ma significativa coincidenza, si vota nel Canton San Gallo

Sono passati cinque anni giusti dalla votazione sul divieto di burqa. Era infatti il 22 settembre del 2013 quando il popolo ticinese approvò a larga maggioranza (circa il 65%) l’iniziativa lanciata dal Guastafeste, ed appoggiata da un comitato interpartitico dove la Lega era ben rappresentata, che chiedeva di vietare la dissimulazione del volto.

Prima del voto, la casta spalancatrice di frontiere e multikulti non risparmiò  ai promotori dell’iniziativa spocchia, denigrazione e dileggio. Si tratta di un “non problema”, blaterava la stampa di regime. Che poi, in modo del tutto schizofrenico, ne riempiva pagine e pagine. Ma come: se era un non problema…

Non solo uno straccio

Non sono mancate nemmeno le opposizioni pro-saccoccia di chi paventava crolli turistici, che poi non si sono verificati. Dimostrandosi così disposto a sacrificare i nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà per qualche franchetto. Perché, è evidente, burqa e niqab non sono solo degli stracci che coprono la faccia. Sono l’emblema dell’islamismo che pianifica l’invasione dell’Europa e l’assoggettamento alle sue regole, incompatibili con le nostre. Gli spalancatori di frontiere islamofili e pro-burqa vogliono gettare nel water, in nome di scellerate (ma politikamente korrettissime) “aperture”, secoli di battaglie per le nostre libertà.

Voto lungimirante

Quanto accaduto in Europa e nel mondo nei cinque anni trascorsi dalla storica votazione sulla dissimulazione del volto – quello ticinese è infatti il primo divieto di burqa introdotto per volontà popolare – hanno dimostrato quanto fosse giusta quella battaglia. Oggi le voci contro il burqa e contro l’avanzata islamista si sono moltiplicate. Voci  autorevoli. Voci anche di sinistra: si pensi ad esempio all’importante intellettuale tedesco Thilo Sarrazin che senza mezzi termini nel suo ultimo libro ha dichiarato che occorre fermare l’avanzata islamica in Occidente.  Invece la $inistruccia elvetica (elvetica per modo dire, visto l’altissima percentuale di neo-svizzeri) continua a difendere il burqa e gli islamisti, e smania per rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Senza pudore, i bolliti residui del femminismo ro$$o blaterano della “libertà” di costringere le donne a girare con una coperta in testa. A partire dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Queste signore non si rendono nemmeno conto che, se si va avanti così, quella che loro hanno la faccia tosta di definire “libertà” (?)  diventerà un obbligo per le donne occidentali. Anche in casa nostra. Sicché le loro figlie e nipoti sapranno chi ringraziare. Come l’isteria multikulti possa ottenebrare il buonsenso fino a questo punto, rimane un mistero.

Nel Canton San Gallo…

Il divieto di burqa ticinese è stato il primo tassello, non solo simbolico, della resistenza all’islamizzazione della Svizzera.  Una scelta lungimirante dei cittadini ticinesi che approvarono la nuova disposizione costituzionale  sfidando gli anatemi (uhhhh, che pagüüüraaaa!) della casta buonista-coglionista  e dei suoi intellettualini e scribacchini di regime. Una scelta che attirò sul Ticino i riflettori internazionali. La strada da percorrere è ancora tanta. Ma la consapevolezza che l’islam è nemico dell’Occidente e che non può essere integrato si sta facendo strada.

Proprio oggi nel Canton San Gallo il popolo sta votando sull’introduzione di un divieto di burqa analogo al nostro. Un Sì sarebbe un bel regalo di compleanno per l’iniziativa ticinese. Essendo poi riuscita anche l’iniziativa a livello federale, sul burqa si voterà in tutta la Svizzera. Onore al merito, dunque, a chi ha fatto da apripista.

Lorenzo Quadri

Scuola che verrà: c’è ancora qualche ora per votare NO!

ULTIMO APPELLO! Il risultato potrebbe essere tirato: ogni scheda conta!

Per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà (SCV) c’è ancora qualche ora di tempo. Il risultato potrebbe essere tirato: ogni voto conta!Chi avesse ancora in casa la scheda di votazione, si affretti a scrivere un bel NOed a recarsi ai seggi. Questo è il classico treno che passa una volta sola. Se la riforma del compagno Bertoli e dei suoi ro$$i burocrati dipartimentali dovesse ottenere il via libera, il danno sarà fatto. Anche il Gigi di Viganello ha capito che non si tratta di votare su una sperimentazione, bensì sulla riforma stessa. Se parte la sperimentazione, parte la riforma. Ritorno non c’è. O qualcuno pensa davvero che il compagno Bertoli ed i suoi galoppini dipartimentali avrebbero infesciato i media cartacei ed elettronici di articoli, repliche e controrepliche (naturalmente tutti puntualmente e servilmente pubblicati, mentre il trattamento riservato ai referendisti è stato ben diverso) solo per una “sperimentazione”? Che la casta inciuciata si sarebbe mobilitata in grande stile  – ricreando il clima della campagna contro la “criminale” iniziativa  “No Billag” – per una semplice “prova”? Ma va là!

Il danno

Se passa la riforma, si diceva, il danno sarà fatto. E non si potrà rimediare almeno per i prossimi quarant’anni. A farne le spese saranno in prima linea i giovani ticinesi, che si ritroveranno le competenze scolastiche livellate verso il basso. E quando si tratterà di accedere agli studi superiori o ad un mondo del lavoro sempre più difficile e selettivo anche “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, saranno cavoli “non dolcificati”.  La scusa perfetta per datori di lavoro con pochi scrupoli per assumere frontalieri perché “sono formati meglio dei nostri giovani”.

PLR e PPD: le giravolte

Ma a pagare pegno sarà la società tutta. E’ evidente che la riforma $ocialista della scuola dell’obbligo serve ad inculcare l’ideologia egualitarista ro$$a nelle nuove generazioni, frantumando qualsiasi residuo di meritocrazia. Chi controlla la scuola controlla il futuro della società. E’ incredibile che l’ex partitone, dopo essersi fatto soffiare il DECS dai kompagni, prima si esprime (giustamente) contro la riforma Bertoli, ma poi si fa  infinocchiare dal capodipartimento e, in cambio delle briciole, passa  armi e bagagli tra le schiere dei suoi soldatini. “Merito” della nuova presidenza del funzionario radikale sopracenerino?

Stesso discorso per il PPD, che invece di sostenere la propria traballante cadrega governativa va a puntellare autolesionisticamente  quella del P$. Proprio quando i docenti OCST scatenano l’ira funesta di Bertoli rifiutando di cantare nel coro della propaganda di regime per la sua riforma.

Docenti frontalieri

La Scuola che (non) verrà nel concreto si tradurrebbe in un gigantesco piano occupazionale, dal costo (per il solito sfigato contribuente ticinese) di almeno 35 milioni di Fr all’anno, a vantaggio di docenti frontalieri. In Ticino non si troverebbero tutti i docenti, e nemmeno tutte le bislacche figure professionali, di cui la scuola $ocialista – trasformata da istituzione in servizio sociale – necessiterebbe. Oltreconfine già si fregano le mani. Piatto ricco, mi ci ficco! Così la scuola ticinese, già poco svizzera, diventerà direttamente italiana. O meglio: italo-francese. Docenti italiani e modelli pedagogici scopiazzati da quelli della $inistra francese di trent’anni fa (vedi sotto).

Modelli stranieri fallimentari

Il direttore del DECS ed i suoi soldatini tentano oltretutto di far passare la tesi che spendere tanto (nel concreto: tantissimo) equivarrebbe a spendere bene. Non è affatto così. Approvare la Scuola che verrà vuol dire bruciare una barca di soldi pubblici per avere una scuola peggiore. La riforma è basata – ma a livelli di “copia-incolla” – sul fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta. Un modello che in patria ha fatto solo disastri.  La SCV, infatti, è clamorosamente antisvizzera. Perché vorrebbe fare in Ticino proprio il contrario di quello che fa il resto del paese. Peccato che sempre più giovani ticinesi per avere un futuro saranno costretti ad emigrare Oltregottardo. Il disastro è dunque programmato.

Ultimo appello

C’è ancora qualche ora di tempo per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà. NO al livellamento verso il basso, NO ad una riforma ideologica e non condivisa, NO alla scuola pubblica $ocialista, NO ad una scuola non svizzera, NO all’utilizzo di allievi come cavie umane, NO ad un gigantesco piano occupazionale da almeno 35 milioni all’anno per docenti frontalieri.

Non perdete questa occasione! Il vostro voto potrebbe davvero fare la differenza!

Lorenzo Quadri

 

 

(S)cassa malati: la presa per i fondelli della “stangatina”

Gli aumenti ingiustificati si accumulano; e tentano di spacciarcela per buona notizia?

 

“Alle Jahre wieder”: così esordiva il compianto Flavio Maspoli quando, da capogruppo della Lega in Gran Consiglio, interveniva su un preventivo del Cantone. “Alle Jahre wieder”: anche questa volta scopriamo che, per il 2019, ci cuccheremo l’ennesimo aumento dei premi di cassa malati: tiè!

Ormai le stangate autunnali sono diventate una “non notizia”. Per questa volta si parla di una crescita dei premi del 3%. E quasi ci viene venduta come una lieta novella: che volete che sia, quest’anno niente stangata, solo una “stangatina”: gioite, bifolchi!

Altro che “stangatina”!

Peccato che le cose non stiano esattamente così.

Tanto per cominciare: il 3% annunciato è una media nazionale. Non è detto che alcuni Cantoni particolarmente sfigati – ad esempio il nostro – si ritroveranno con pillole più salate. Inoltre: l’aumento del 2019 va a sommarsi a quelli degli anni precedenti; il risultato, è chiaro anche ai paracarri, è una stangatona! Altro che “stangatina”!

A maggior ragione se si pensa che questi aumenti per il Ticino sono ingiustificati. Come sappiamo è dal 1996 che paghiamo premi gonfiati. A mo’ di contentino ci sono state restituite le briciole di quanto versato in eccesso. Nel frattempo le gonfiature continuano.

In Consiglio federale…

Ed intanto a rappresentare (?) il Ticino in Consiglio federale c’è un cassamalataro (ex) doppiopassaporto… ed a questo proposito: in tempi brevi sono annunciate partenze dal CF. Vedi Doris uregiatta e “Leider” Ammann. E allora, visto che le prestazioni di KrankenCassis agli Esteri non sono entusiasmanti (eufemismo), ed è peraltro evidente che il ministro predilige l’attività di prezzemolino ad eventi in Ticino che non c’entrano un tubo con la politica estera, ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per il prossimo mese di aprile, non si può escludere a priori che a seguito di un qualche arrocco di dipartimenti ce lo ritroveremo in futuro agli Interni. Ovvero: l’ex cassamalataro a gestire il dossier assicurazione malattia. Auguri.

In Ticino

Sull’insostenibilità dei premi di cassa malati in questo sfigatissimo Cantone, dove oltretutto i salari sono spinti al ribasso dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, non c’è bisogno di spendere molte parole. Spesso e volentieri il premio di cassa malati è la seconda voce di spesa dopo l’affitto. Il sistema della riduzione dei premi è calibrato sul ceto basso, ma esclude quello medio, già tartassato fiscalmente. Ciò in particolare dopo la scellerata decisione di tagliare i sussidi ai proprietari di una casetta.

Campagna elettorale

Intanto il DSS annuncia in pompa magna – si vede che il capodipartimento è in campagna elettorale e che la cadrega “scanchigna” –  le misure sociali a sostegno delle famiglie con bambini negli asili nido (si annunciano fregature sui cosiddetti “effetti soglia”, ovvero le persone escluse dagli aiuti perché superano di poco il tetto massimo di reddito). Però sui ladrocini dei cassamalatari il Beltradipartimento continua a brillare (?) per assenza. Ci si limita a commentare, con cadenza annuale, l’ennesimo aumento dei premi.

Da quando poi la precedente gestione (Pesenti) ha deciso di smantellare l’Ufficio dell’assicurazione malattia, è andato  perso un centro di competenza specifico, ed il ruolo del Cantone è diventato interamente passivo.

Altrove invece si sviluppano soluzioni creative. Ad esempio, il Canton Vaud ha deciso che il premio di cassa malati non potrà superare prima il 12%, poi il 10% del reddito determinante. Se non contiene l’ennesima fregatura per il ceto medio, la proposta merita di venire esaminata con attenzione. Certo si tratta sempre e solo di inventarsi nuove chiavi di riparto per spalmare il conto sanitario; non di ridurre il conto medesimo.

La tolla di Santésuisse

A questo proposito, fa ridire i polli la presa di posizione di Santésuisse a proposito degli aumenti di premio 2019. L’organizzazione dei cassamalatari parla di una tregua nell’aumento dei premi (tregua dove?) che va utilizzata per “adottare misure concrete che rallentino sensibilmente ed a lungo termine l’evoluzione dei costi”.La solita aria fritta che non si può più ascoltare. Questa volta, in sprezzo del ridicolo, viene condita dalla seguente dichiarazione: “occorre abbassare i prezzi dei medicamenti”.Evviva!

Peccato che 1) i cassamalatari non abbiano mai fatto un tubo per ridurre la spesa sanitaria (ci lucrano) e soprattutto 2) proprio in campo di farmaci, i cassamalatari hanno fatto saltare il sistema della fatturazione forfettaria dei medicamenti nelle case anziani, ciò che potrebbe generare costi aggiuntivi milionari, che evidentemente si riverseranno nei premi di assicurazione malattia. E poi hanno il coraggio di parlare di riduzione dei costi dei farmaci? Che tolla!

Lorenzo Quadri

Per la Simonetta, gli asilanti vengono prima degli svizzeri

Dei disoccupati elvetici se ne impipa, ma vuole foraggiare chi assume finti rifugiati

 

I colpi di genio dei burocrati bernesi con i piedi al caldo ed il posto statale garantito a vita non finiscono mai! L’ultima bella pensata, annunciata nei giorni scorsi (anche se non si tratta di una novità) è l’intenzione della SEM, ovvero della Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Simonetta) di sussidiare i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati.

Di questa “ca_ata pazzesca” (Cit. Fantozzi) se ne era sentito parlare già negli scorsi mesi. Con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che dichiarava giuliva di voler spendere 130 milioni all’anno per inserire professionalmente (?) i finti rifugiati. Adesso il tema viene rilanciato.

Sostenere chi assume svizzeri

Qui a qualcuno è dato di volta il cervello. Altro che incentivare l’assunzione di finti rifugiati! Bisogna sostenere, e con urgenza, chi assume svizzeri!Ed è vergognoso che il Consiglio federale, che ha dimostrato a più riprese di impiparsene dei ticinesi finiti in disoccupazione ed in assistenza per colpa della devastante libera circolazione, adesso si trasformi in ufficio di collocamento per finti rifugiati!

Si vede che per la Simonetta&Co i migranti economici con lo smartphone vengono prima dei cittadini elvetici senza lavoro! Questi ultimi, tanto per aggiungere la beffa al danno, vengono pure sfottuti dai tamberla della SECO (Dipartimento “Leider” Ammann) con le statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato!

Tutti in assistenza

Ma perché la kompagna Simonetta e le sue truppe cammellate si mettono in testa di discriminare i cittadini svizzeri per foraggiare  a suon di milionate – soldi nostri! – i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati? Tanto più che l’operazione è destinata a finire a schifìo, poiché questi signori non sono di certo integrabili nel mondo del lavoro?

Evidentemente perché si sono accorti che i migranti economici, senza farsi problema di sorta, si sono tutti attaccati alle generose mammelle dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti “chiusi e gretti”!

La media di sedicenti profughi con permesso B a carico dell’assistenza è del 75% a livello nazionale;  in Ticino siamo addirittura all’85%! Senza dimenticare che, nel giro di soli otto anni, il numero dei finti rifugiati eritrei mantenuti dall’assistenza è aumentato del 2282%! Apperò! E nümm a pagum!

Rimandare a casa loro

Ed allora la kompagna Simonetta, pur di non rimandare questi giovanotti africani a casa loro, vuole sperperare i soldi pubblici nel tentativo di trovargli un lavoro. Così da farli restare in Svizzera vita natural durante, a tutto beneficio del business ro$$o dell’asilo!

Ma non se ne parla proprio!

  • Con il denaro pubblico sosteniamo chi assume cittadini svizzeri;
  • I migranti economici in assistenza non vanno fatti lavorare a scapito dei residenti. Vanno rimpatriati. A partire dalla nazionalità maggiormente rappresentata in Svizzera: gli eritrei, che sono tutti finti rifugiati.

E’ chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Nuovo ricatto di Bruxelles: Berna, come al solito, tace

L’eurofunzionarietto con le valigie in mano si permette di minacciarci: ma vaffan…!

Certo che agli eurofalliti la faccia di tolla non manca mai, neppure l’arroganza e ancora meno la boria!

L’ultima penosa sbroccata l’abbiamo sentita proprio ieri. Tale Johannes Hahn (Johannes chi?), commissario europeo, ha rilasciato la seguente dichiarazione minatoria all’indirizzo dei camerieri bernesi dell’UE: “Senza l’accordo quadro istituzionale non ci sarà nessuna nuova intesa”.Uhhh, che pagüüüraaa!

E’ il colmo: questi balivi di Bruxelles hanno già le valigie in mano. Tra sette mesi saranno tutti a casa, spazzati via dalle elezioni europee. Però si immaginano ancora di poter fare la voce grossa. E di farla con chi? Naturalmente con gli svizzerotti, che calano sistematicamente le braghe! Vedi, per citare solo un esempio recente, la vergognosa calata di braghe del parlamento federale sul Diktat disarmista dell’UE!

Non ancora contento, il Johannes ha pure dichiarato che con l’accordo quadro istituzionale verranno cancellate le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E adesso, $inistrati internazionalisti eurolecchini, come la mettiamo?

Posizioni chiare

Degli squallidi ricatti di questi funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno ed ormai politicamente morti, ne abbiamo piene le scuffie.

Come ne abbiamo piene le scuffie di questa fallita Unione europea che, mentre negli Stati membri perde terreno ogni giorno che passa, pretende di comandare in casa nostra!
Il Giuànn (Johannes) dice che senza lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe leggi e giudici stranieri) non ci saranno altri trattati tra la Confederella e l’UE? Benissimo! Non aspettavamo altro! Infatti con la Disunione europea non dobbiamo più firmare nessun accordo, di nessuno tipo! Anche perché poi questi accordi vengono utilizzati come cavalli di Troia per assoggettarci sempre di più. Infatti, il trattato viene poi “sviluppato” e gli svizzerotti  ricattati: se non accettate la nuova evoluzione salta tutto. Ed i camerieri bernesi dell’UE corrono terrorizzati ad inchinarsi a 90 gradi!

Quindi, “caro” Giuànn: visto che le posizioni sono chiare, chiudiamo subito la vertenza. Nessun nuovo accordo  tra Svizzera ed UE ed inizio della Swissexit, ovvero disdetta dei trattati attuali. A partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Naturalmente, mentre i funzionarietti di Bruxelles in scadenza si permettono di ricattarci, da Berna non giunge alcuna reazione. Nessun meritatissimo “Vaffa”. Macché. Citus mutus. I pavidi esponenti del governicchio federale tacciono. Poi ci chiediamo come mai questo Paese va sempre peggio.

Lorenzo Quadri

Svizzera paese del Bengodi anche per i clandestini!

Tanti diritti, pochi doveri: e la casta multikulti brama le regolarizzazioni di massa

Di recente, la Basler Zeitung ha pubblicato un interessante servizio a  proposito dello “status” di clandestino in Svizzera. E purtroppo, per l’ennesima volta, il quadro che ne esce è ben riassunto dal colorito detto popolare: “I legg e i prison, i è bon par i cojon”.

Ed infatti l’onesto cittadino svizzerotto che paga tasse, oneri sociali, cassa malati più tutti i balzelli assortiti che la creatività dei politicanti è riuscita a regalarci, nel leggere certe informazioni si sente davvero “cojon”. Ma proprio tanto.

A propinare il resoconto da “travaso di bile” è  il  Consiglio federale in risposta ad un atto parlamentare. Tranquilli come un tre lire, i camerieri bernesi dell’UE elencano senza fare una piega tutti i diritti di cui godono i clandestini. Tanti diritti e ben pochi doveri. Al punto che uno si chiede: a cosa serve mettersi in regola? Solo per pagare le tasse?

76mila clandestini

Secondo le cifre ufficiali, in Svizzera vivono circa 76mila clandestini. Evidentemente, trattandosi di clandestinità, i numeri non possono essere granché affidabili. Siamo al livello delle statistiche della SECO. C’è dunque da ritenere che la cifra reale sia superiore. Magari anche di parecchio. Non che 76mila clandestini siano pochi: sono l’equivalente della città di Lugano con ancora l’aggiunta di qualche migliaio di persone. Apperò!

Diritti? Tanti!

Ma molti saranno stupefatti nell’apprendere che i clandestini, contrariamente a quanto vanno raccontando i buonisti-coglionisti spalancatori di frontiere, non sono necessariamente dei poveri derelitti privi di diritti. La realtà è alquanto diversa.

Ad esempio: circa nove su dieci lavorano in nero e sono finanziariamente indipendenti. I clandestini possono stipulare un’assicurazione malattia e vedersi rimborsate le cure mediche. Gli assicuratori malattia non possono rifiutare questi assicurati. Non solo. I clandestini, a dipendenza della “generosità” o meno dei singoli cantoni, possono anche beneficiare di sussidi per la riduzione del premio di cassa malati. I quali sussidi, come noto anche al Gatto Arturo, sono finanziati con i soldi del solito sfigato contribuente.

Prestazioni sociali

Si è detto che nove clandestini su dieci lavorano in nero. Tuttavia essi possono essere iscritti all’AVS ed avere diritto alle sue prestazioni, così come a quelle dell’AI e all’indennità di perdita di guadagno. Questo perché, spiegano serafici i camerieri  bernesi di Bruxelles, i clandestini “soddisfano i criteri di residenza legalmente richiesti in Svizzera”.

E va da sé che i ragazzi che sottostanno all’obbligo scolastico vengono scolarizzati.

La Costituzione…

Chi vive in Svizzera senza permesso non ha invece diritto, e ci sarebbe mancato altro, all’assistenza e alle prestazioni integrative: esse presuppongono una residenza regolare. Tuttavia, la Costituzione federale prevede anche per loro gli aiuti di emergenza. Già, la Costituzione federale. Quella che la casta dei magistrati gauche-caviar che fanno politica contro l’iniziativa per l’autodeterminazione accusa di non tutelare a sufficienza i diritti umani. Sicché, secondo questi legulei ro$$i, per garantire il rispetto dei diritti umani in Svizzera (in Svizzera; non nel Burundi!) sarebbero necessari Diktat internazionali e giudici stranieri. Ve li diamo noi i Diktat internazionali ed i giudici stranieri! Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

CF contro le restrizioni

A questo punto il Gigi di Viganello si chiede: ma alla fine, qual è la differenza tra l’essere clandestino in Svizzera e viverci legalmente? Le tasse, ovviamente. I clandestini non le pagano.

Giustamente, nei mesi scorsi, la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale a maggioranza aveva chiesto di procedere ad un giro di vite ai troppi diritti dei clandestini, in particolare su AVS e cassa malati, oltre che di introdurre sanzioni più severe nei confronti dei datori di lavoro dei clandestini.  Infatti, mentre i diritti degli svizzeri si restringono ed i doveri si ampliano, davanti ai migranti irregolari si continuano a srotolare improponibili tappeti rossi! Grazie, radikalchic!

Tuttavia, ma guarda un po’, il Consiglio federale si è opposto alle misure restrittive. E al momento lo “stato dell’arte” è la seguente uregiatada: il CF allestirà un rapporto su tutte le prestazioni sociali concesse ai clandestini (ah perché, nemmeno i burocrati bernesi sanno quali sono? Ossignùr…) e sulle conseguenze di un possibile ritiro di queste prestazioni.

Regolarizzazioni di massa

Ed intanto i buonisti coglionisti multikulti già pensano alle regolarizzazioni di massa. Ginevra si è “portata avanti” con l’operazione Papirus. Anche Zurigo e Basilea stanno riflettendo sul tema. Si tratterebbe di mettere in regola i clandestini definiti come “bene integrati”. Ovvero praticamente tutti: perché sappiamo quanto sia elastico il concetto di “integrazione” secondo la cricca del “devono entrare tutti”.

L’operazione è una presa per i fondelli nei confronti non solo degli svizzeri, ma anche degli stranieri che sono immigrati legalmente. Perché il messaggio che viene trasmesso con questi “condoni di massa” è chiaro: immigrate pure illegalmente, tanto gli svizzerotti fessi prima o poi vi regolarizzano!

Moralisti a senso unico

Il bello è che a promuovere simili iniziative del piffero sono gli stessi che strillavano istericamente contro l’amnistia fiscale per i risparmi non dichiarati dei cittadini elvetici. Chiaro: secondo questi figuri con la morale a senso unico, lo svizzero anziano che – proprio per non rischiare di pesare sulla collettività in futuro – con fatica, e lavorando LEGALMENTE, ha messo via qualche biglietto da mille senza dichiarare il risparmio al fisco, è un delinquente che va criminalizzato ad oltranza! Gli stranieri che sono entrati illegalmente in Svizzera, e che vivono qui facendo fessi tutti, invece, non vanno espulsi; non sia mai!  “Devono” essere messi in regola! “Devono” rimanere tutti!

Come sempre,  due pesi e due misure. Inflessibili con i cittadini elvetici, largheggianti con i troppi stranieri che hanno trovato in Svizzera (a nostre spese) il signùr indurmentàa. Questa è la casta spalancatrice di frontiere e politikamente korretta. Ma avanti così: continuate a votare per la partitocrazia del triciclo…

Lorenzo Quadri