Delirio “Via Sicura”: questa roba non è la Svizzera!

Nuovo regalo dell’aborto legislativo anti-automobilisti: la caccia alle streghe

Tempi sempre più duri per gli automobilisti (come pure per i motociclisti). La criminalizzazione della cosiddetta “mobilità individuale” fa un nuovo balzo avanti. Per questo possiamo ringraziare il bidone “via Sicura”, fulgido esempio di calata di braghe del Legislatore federale davanti al populismo ro$$overde.

L’ultima escalation fuori di melone l’abbiamo appresa nei giorni scorsi. Quando si è scoperto – a seguito di un articolo del TagesAnzeiger poi ripreso anche dalla stampa ticinese – che, sulla base di un semplice sospetto, “grazie” a Via Sicura si può obbligare un conducente a fornire delle prove sul proprio stato di salute. Facendosi carico dei relativi costi.

Il caso riportato dal TagesAnzeiger è il seguente. A seguito di una segnalazione anonima che l’accusava di fare uso di droghe, una motociclista è stata costretta, sotto minaccia di ritiro della patente, a sottoporsi al test del capello per dimostrare di non essere tossicodipendente. L’esame ha scagionato la donna, che ciononostante ha dovuto pagare di tasca propria i costi degli esami.

Caccia alle streghe

Qui in nome dell’isterismo anti-automobilisti si stanno gettando nel water i fondamenti dello Stato di diritto. Davanti a delazioni anonime, anche del tutto infondate, il conducente è obbligato, pena il ritiro della patente, a sottoporsi a test medici e a pagarseli pure. Anche se ne esce immacolato.

Che cose simili accadano nel nostro paese è una vergogna. Signori, questa non è la Svizzera. E non è nemmeno un paese civile. Nel New England del XVI secolo, durante la caccia alle streghe, forse le istituzioni funzionavano in questo modo. Magari anche nella Francia rivoluzionaria durante il Terrore. Ma in nessun caso simili aberrazioni sono tollerabili nella Svizzera del 2017.

Garantismo vs giustizialismo

Forse qualcuno non si rende ben conto delle conseguenze che pratiche del genere possono avere. Voglio vendicarmi del vicino arrogante, del collega antipatico, dell’ ex fidanzata? Niente di più facile: lo o la denuncio anonimamente come alcolista o tossicodipendente, e gli (o le) faccio passare un sacco di guai con l’ufficio di circolazione.

Nemmeno i terroristi islamici vengono trattati in questo modo dalle nostre istituzioni. Anzi: i giudici buonisti-coglionisti permettono a miliziani dell’Isis, condannati come tali, di rimanere in Svizzera, addirittura a carico del contribuente. Garantismo ad oltranza per i terroristi islamici e giustizialismo becero ed isterico per i conducenti. Se questa non è una vergogna…!

Fare piazza pulita

Ecco l’ulteriore dimostrazione che di Via Sicura bisogna fare piazza pulita.  E in fretta.

Via Sicura è un conglomerato fallimentare di leggi, apparentemente voluto per combattere i pirati della strada, che invece serve alla criminalizzazione indiscriminata degli automobilisti. Non è nemmeno vero, come ha commentato qualcuno, che “la macchina infernale di Via Sicura è sfuggita di mano”. Non è affatto “sfuggita di mano”: si dirige proprio là dove i promotori di questo aborto volevano che andasse.

E’ forse il caso di ricordare che alle Camere federali solo Udc e Lega hanno rifiutato di votare un simile scempio. Invece i partiti cosiddetti “di centro” si sono fatti infinocchiare dalla storiella – venduta dalla Doris uregiatta e dai suoi burocrati – delle sanzioni dirette contro pochi, veri pirati della strada. Miserevole fregnaccia ben presto smentita dai fatti.

PLR-PPD calano le braghe

Ora, nella vita come nella politica, si possono anche commettere degli errori di valutazione. Ad essere scandaloso è che, davanti al vaso di Pandora delle aberrazioni di via Sicura, PLR e PPD non abbiano il coraggio di intervenire con decisione  spazzando via l’aborto normativo, e accettino un sistema che è indegno della Svizzera (ma probabilmente piacerebbe alla Corea del Nord e avrebbe mandato in estasi la Russia bolscevica). Scandaloso è che questi due partiti cosiddetti borghesi, che a parole si piccano di difendere gli automobilisti, alla prova dei fatti calino le braghe davanti ai ricatti dei populisti di $inistra. Costoro infatti con Via Sicura sono riusciti nell’intento di criminalizzare i conducenti. Di conseguenza, promettono campagne d’odio – e sanno benissimo come orchestrarle! – contro chi osa anche solo immaginare di rompergli il “bel” giocattolino.

Automobilisti e moticiclisti se ne ricordino alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Disarmando i cittadini onesti si favorisce il terrorismo

Sommaruga&Co avvisati: basta calate di braghe! Rispettare la volontà popolare!

 

L’ultimo sanguinoso attentato dei terroristi islamici (sottolineare: islamici) a Londra è stato compiuto lanciando un furgone sulla folla in un’area pedonale. Poi i terroristi hanno continuato l’opera muniti di lunghi coltelli. Non sono state usate armi da fuoco. E questo è un fatto rilevante.

Rilevante perché gli eurobalivi, dicendo di voler combattere il terrorismo, in quel di Bruxelles hanno introdotto delle nuove regole sul possesso legale di armi.  Le limitazioni sono state inserite negli accordi di Schengen che la Svizzera ha avuto la pessima idea di sottoscrivere: di conseguenza andrebbero (il condizionale è d’obbligo) recepite anche da noi.

Ed a tale scopo, come già scritto la scorsa settimana, il Consiglio federale, ed in primis la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, alla faccia delle ipocrite promesse fatte anche davanti al Parlamento di garantire le prerogative svizzere, ha emesso sconce disposizioni che affossano le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare e la nostra libertà. Si spera che le Camere federali avranno la decenza di affossarle; ma non bisogna farsi soverchie illusioni, vista la maggioranza politikamente korretta e cameriera dell’UE.

Operazione priva di senso

Pensare di combattere il terrorismo disarmando i cittadini onesti è un’operazione insensata. Uno squallido e penoso paravento che nasconde ben altre intenzioni. Quando usano armi da fuoco per le loro mattanze in Occidente – e come visto lo fanno sempre più raramente – i jiahdisti se le procurano sul mercato nero. Mica le comprano in modo legale!  Le limitazioni colpiscono dunque solo i cittadini onesti. I quali, con la minaccia del terrorismo, dovrebbero semmai essere messi in grado di difendersi; non  certo disarmati!

Avanti con le espulsioni

Se volessero combattere il terrorismo, gli eurofalliti comincerebbero ad espellere sistematicamente i seguaci della jihad, senza tante pippe mentali sui loro diritti umani: si pensi piuttosto ai diritti umani delle potenziali vittime! Inoltre, chiuderebbero le moschee dove si predica l’integralismo, metterebbero fuori legge i gruppi e le associazioni radicali, e proibirebbero i finanziamenti stranieri a moschee ed “associazioni culturali” musulmane.

Inoltre, chiuderebbero le frontiere al caos asilo. Il legame tra migranti economici ed Isis è infatti ampiamente dimostrato. Con tanto di inchieste in corso a Como. Da dove, ma guarda un po’, arriva la stragrande maggioranza dei clandestini che entrano in Ticino.

Questo invece non accade. Il multikulti politikamente korretto prevale. Chiaro: anni di lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate, pro-migranti e contro i valori occidentali e nazionali lasciano il segno.

Sicché gli eurobalivi utilizzano il pretesto della lotta al terrorismo per fare tutt’altro: ossia per disarmare i cittadini onesti.

No alle direttive

La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, scalpita per recepire le nuove direttive europee contro le armi detenute legalmente. E smentisce le sue stesse promesse. Prima fra tutte quella secondo cui l’arma d’ordinanza non sarebbe stata messa in discussione. Balle solenni! Ed infatti le disposizioni-ciofeca partorite di recente dal Consiglio federale prevedono che, per potere tenere l’arma, il milite fuori servizio deve essere iscritto ad una società e partecipare regolarmente a manifestazioni o competizioni di tiro. Questo  non solo contraddice quanto votato dal popolo svizzero nel 2011, ma è in contrasto plateale con le nostre tradizioni e le nostre libertà. Quindi non può essere accettato.

Referendum

Se quindi la maggioranza parlamentare (PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno) calerà le braghe pretendendo di applicare in casa nostra i diktat di Bruxelles, dovrà essere referendum.

Così almeno, anche per il futuro, sarà chiaro che una cricca di eurofunzionarietti non eletti da nessuno, ed i loro camerieri bernesi, non hanno facoltà di schiacciarci gli ordini e di prevaricare quanto votato dal popolo sovrano. Se in conseguenza di ciò  andranno a ramengo anche i fallimentari accordi di Schengen, tutto di guadagnato: in questo modo potremo finalmente CHIUDERE LE FRONTIERE. Ciò che ci permetterà di combattere in modo efficace il terrorismo islamico. Altro che disarmo dei cittadini onesti!

Lorenzo Quadri

 

Estremismo islamico: è ora di darsi una svegliata

Dalle nostre parti continua il colpevole letargo, e presto lo pagheremo caro

 

Nei mesi scorsi  in Svizzera interna sono state organizzate iniziative di distribuzione del Corano, ed i Cantoni interessati intendono attivarsi onde evitarne la proliferazione (in Ticino, invece, non si ritiene che ci sia un pericolo imminente).

A tirare i fili dietro queste iniziative c’è l’associazione “La vera religione”, il cui obiettivo è quello di fare proselitismo a sostegno dell’estremismo islamico. Per questo motivo, l’organizzazione “La vera religione” è stata dichiarata fuori legge in Germania. Ma in Svizzera sa pò mia. Perché non c’è (per ora) la base legale.

Associazioni pericolose

Sicché, mentre all’estero c’è chi – specie dopo gli ultimi attentati inglesi – parla di vietare l’Islam, da noi non si proibiscono nemmeno le organizzazioni musulmane pericolose.

A proposito di queste associazioni, è bene ricordare che solo poco più di due mesi fa il consiglio nazionale, a risicatissima maggioranza, ha respinto una mozione del sottoscritto che chiedeva di creare la famosa base legale, oggi assente, per mettere fuori legge senza tante paturnie le organizzazioni estremiste musulmane. Con questa balorda decisione all’insegna del politikamente korretto (non sia mai che la Svizzera rischi di esporsi al rimprovero di “islamofobia”!) il parlamento ha seguito il Consiglio federale. Se si pensa che questi dossier sono di competenza del Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, ci si rende conto che forse seguire il Consiglio federale non è la scelta migliore.

Tüt a posct?

Il governo ha infatti sostenuto che con la nuova legge sui sistemi informativi, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo settembre, sarà possibile vietare un’organizzazione o un gruppo che direttamente o indirettamente propaga, sostiene o favorisce in altro modo attività terroristiche o di estremismo violento e che in questo modo minaccia concretamente la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Il divieto deve fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Tüt a posct? Mica tanto! Non ci vuole il mago Otelma per prevedere le pippe mentali che imperverseranno quando si tratterà di valutare se la  minaccia per la sicurezza è sufficientemente “concreta” da giustificare un intervento. Ed in più, c’è l’ulteriore requisito della proibizione che deve fondarsi su una decisione dell’ONU o dell’OSCE. Ohibò: il divieto tedesco nei confronti dell’associazione “La vera religione” si basa forse su decisioni dell’ONU o dell’OSCE? Non risulta. Quindi, anche con la nuova legge, la Svizzera si terrebbe “La nuova religione” – come pure altri gruppi analoghi. Girando la domanda: la Germania per mettere fuori legge l’associazione “La nuova religione” ha dovuto aspettare decisioni di organismi internazionali bidone? No. E allora, perché non dovremmo poter fare la stessa cosa?

Senza dimenticare che in casa abbiamo anche altre organizzazioni estremiste. Il Canton Zurigo, ad esempio, ha vietato gli eventi del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS). Per proibire a livello nazionale questa organizzazione, guidata dallo squinternato duo Nicolas Blancho – Qaasim Illi, come facciamo? Aspettiamo l’ONU?

Isola… per chi?

A ciò si aggiunge la questione, non proprio secondaria, delle sentenze buoniste-coglioniste del TF che condannano miliziani dell’Isis a pene ridicole, e non li espellono nemmeno. Avanti di questo passo e diventeremo sì un’isola felice… ma per i jihadisti!

Forse sarebbe ora di rendersi conto che non si sta parlando del sesso degli angeli ma – letteralmente – di questioni di vita o di morte. Un po’ meno garantismo ed un po’ più di decisionismo s’impongono. Il problema è che la nostra legislazione penale è fatta per i ladri di galline. Perché questo era il livello della criminalità indigena al momento in cui è stata redatta. Ma poi, grazie alla devastante politica delle frontiere spalancate, ci siamo “aperti” a ben altro tipo di delinquenza. E adesso ci accorgiamo di non avere gli strumenti per combatterla. Sicché dobbiamo a) darci una mossa b) espellere i delinquenti stranieri e c) chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

Nuovo regalo ai finti rifugiati: “devono restare tutti”!

Consiglio nazionale, nuova cappellata della partitocrazia: ecco la “persona protetta”

Da quale guerra scappano i 4000 rifugiati europei (sic!) che si trovano in Svizzera con lo statuto di “ammessi provvisoriamente”?

E ti pareva! La partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere ha pensato bene di aumentare ulteriormente l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati.

Ecco l’ultima geniale pensata bernese del triciclo PLR-PPD-P$$ (quello che in Ticino elimina il casellario giudiziale, per intenderci): inventarsi un nuovo statuto per i rifugiati di lunga durata: quello di “persona protetta” con diritto di rimanere in Svizzera senza limiti di tempo. Il Consiglio nazionale ha infatti approvato nella sua ultima sessione una mozione in questo senso con 113 voti favorevoli, 63 contrari (sostanzialmente Udc e Lega) e 8 astenuti.

Qui qualcuno è fuori come un terrazzino.

 “Come vanno le cose”

Il punto di partenza per l’ennesima cappellata federale è la questione degli asilanti ammessi provvisoriamente. Chi arriva in Svizzera in quanto non “minacciato individualmente” ma non può essere rimandato indietro perché il suo paese è in guerra o per altri motivi (?), riceve lo statuto di ammesso provvisoriamente. Ma quell’avverbio, “provvisoriamente”, è una presa per i fondelli.

Come ha riconosciuto a più riprese perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, l’ammissione provvisoria, alla faccia della definizione, è in realtà – spesso e volentieri – permanente: “gli asilanti magari si sposano in Svizzera, fondano una famiglia, e si sa come vanno queste cose”. Certo, si sa benissimo come vanno queste cose: restano tutti qui, mantenuti dal contribuente, dal momento che l’80% dei sedicenti profughi è a carico dell’assistenza.

4000 rifugiati europei

Dalle cifre delle persone ammesse provvisoriamente emerge inoltre un “problemino”: su un totale di 37mila i siriani (che perlomeno scappano da una guerra) sono circa 6000. Gli eritrei, per contro, sono 8000. In più ci sono – udite udite – 4000 europei. Ora, ci piacerebbe proprio sapere da quale guerra scappano gli 8000 eritrei ed i 4000 europei ammessi provvisoriamente come profughi! E ci piacerebbe anche sapere quanti di questi 8000 eritrei, e dei 4000 asilanti europei (!), tornano a trascorrere le ferie al paesello perché “lì è più bello”.

Ah già: è impossibile saperlo: in effetti, basta che vadano in treno fino al primo aeroporto estero e si imbarchino da lì, e gli svizzerotti non si accorgono di niente. Ma sa pò?

Rimpatrio, altro che integrazione!

E’ palese che l’ammissione provvisoria deve tornare ad essere tale. Ovvero: una volta finita la guerra nei paesi di provenienza, gli ammessi provvisoriamente devono tornare a casa loro. Invece, la partitocrazia in Consiglio nazionale fa proprio il contrario. Invece di correggere le distorsioni, le istituzionalizza inventandosi un nuovo statuto: quello della “persona protetta” senza limite di tempo. E visto che queste persone protette sono nella stragrande maggioranza dei casi (80%) in assistenza (vedi sopra), ecco che ci si inventa che esse vanno sostenute nella ricerca di un impiego.

Geniale! Gli svizzeri – ed i ticinesi in particolare – non hanno lavoro “grazie” alla fallimentare libera circolazione; ed adesso bisognerebbe “integrare” nel mercato del lavoro i finti rifugiati? “Prima gli asilanti”? Eh no $ignori, non ci si siamo proprio! Nel mercato del lavoro elvetico si integrano gli svizzeri (Prima i nostri!). Gli asilanti invece non vanno integrati; vanno rimpatriati.

Persona protetta

La maggioranza PLR-PPD-P$$ e partitucoli di contorno, creando un nuovo “diritto a restare” per presunti profughi, evidentemente accresce l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo Smartphone. E’ infatti chiaro che si alimenterà in essi la speranza (nel caso in cui gli Stati dovessero seguire il Nazionale) di poter accedere al nuovo bislacco statuto. E quindi di rimanere in Svizzera come “persona protetta” senza limite di tempo. Non solo “devono entrare tutti”, ma devono anche restare tutti!

Promesse al Belpaese

Il giorno prima della decisione del Nazionale, la kompagna Simonetta era nel Belpaese. A pretendere la firma degli accordi sulla fiscalità dei frontalieri dopo la calata di braghe della maggioranza del CdS sul casellario? No: a slinguazzare la Penisola per gli sforzi fatti nell’ambito dei finti rifugiati “che vengono tutti (?) registrati ed alloggiati”. E, soprattutto, a  promettere al ministro degli Interni italico, Domenico Luca detto Marco (sic!) Minniti (triplo nome e triplo pelo sullo stomaco) che gli svizzerotti si faranno carico di sempre più rifugiati che, in base agli accordi internazionali vigenti, spettano al Belpaese. Naturalmente il tutto su base volontaria.

Ohibò, e chi  paga il conto? Oltretutto, tali promesse vengono fatte quando le inchieste in corso a Como confermano il legame tra immigrazione clandestina ed Isis. Contemporaneamente, in consiglio nazionale, gli spalancatori di frontiere si inventano i nuovi statuti per far rimanere definitivamente in Svizzera i migranti ammessi in via provvisoria. E per promuoverne l’inserimento nel mondo del lavoro a scapito dei cittadini elvetici.

Grazie partitocrazia! Svizzera sempre più paese del Bengodi per migranti economici! Il tutto a spese della nostra sicurezza e delle nostre casse pubbliche.

Lorenzo Quadri

Il dado è tratto: sarà iniziativa contro la libera circolazione

I delegati UDC hanno approvato il principio – la Lega raccoglierà le firme in Ticino

Un passo dopo l’altro, l’iniziativa popolare per finalmente disdire la devastante libera circolazione delle persone si avvicina. Ieri i delegati UDC ne hanno approvato il principio. Finora si era sulle dichiarazioni di intenti, ma adesso non ci sono più dubbi: il dado è tratto. Indietro non si torna. L’iniziativa dovrà essere lanciata. Anche perché, in caso contrario, ne andrebbe di mezzo la credibilità del principale partito svizzero. E la credibilità, si sa, la si può perdere una volta sola.

Sul tavolo ci sono due varianti, una che prevede la disdetta pure e semplice della libera circolazione, un’altra più elaborata. Un gruppo di lavoro dovrà nei prossimi mesi scegliere quale delle due versioni adottare.

Come detto in più occasioni, la Lega c’è e si occuperà di raccogliere le firme in Ticino.

Visto come è andata a finire con il “maledetto voto” del 9 febbraio, e visto che la partitocrazia spalancatrice di frontiere se ne frega di quanto hanno deciso i cittadini (ricordarsene alle prossime elezioni!) è evidente che, per far saltare la libera circolazione, occorre scegliere la strada più blindata possibile. Ai camerieri dell’UE, ai Giuda della volontà popolare non bisogna lasciare alcuno spazio. Occorre impedire – nel caso di approvazione popolare dell’iniziativa – che l’immigrazione scriteriata buttata fuori dalla porta venga poi fatta rientrare dalla finestra. Quindi vale la pena non solo disdire la libera circolazione delle persone, ma inserire esplicitamente nella Costituzione il divieto di concludere altri trattati che minino la sovranità svizzera in materia di immigrazione. Del resto, le cifre parlano chiaro. Negli ultimi 10 anni, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, nel nostro Paese sono arrivati qualcosa come 800mila immigrati. Le conseguenze sono state: esplosione della spesa sociale, disoccupazione, delinquenza, dumping salariale, necessità di investimenti nelle infrastrutture, crescita degli affitti, strade stracolme, inquinamento. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Alla fetecchiata della “libera circolazione indispensabile” non ci crede più nessuno. Mettiamo fine una volta per tutte a questo scempio dettato dall’ideologia spalancatrice di frontiere. Avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Basta con il caos migratorio! Riprendiamo il controllo del nostro futuro!

Lorenzo Quadri

Mercato del lavoro a ramengo: 8200 sono in assistenza

Grazie, libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, partitocrazia!

 Intanto per l’IRE il salario minimo in Ticino deve essere di 2818 Fr al mese e non di più: bene, cominciamo a portare a questo livello la paga del direttor Rico Maggi, poi ne riparliamo

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, devastante libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, sabotatori di “Prima i nostri”! A seguito delle deleterie “aperture” volute dalla partitocrazia, dal padronato e dai sindacati, e propagandate ad oltranza dalla stampa di regime (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico) e dagli intellettualini da tre e una cicca, il mercato del lavoro ticinese è allo sbando. Il DSS ha aggiornato la statistica sui casi d’assistenza in questo sempre meno ridente Cantone. Casi che, ma chi l’avrebbe mai immaginato, sono in continuo aumento. La soglia degli 8000 è stata ampiamente superata, la cifra di marzo è infatti di 8179 persone in assistenza. In crescita dell’1.9% rispetto al mese di febbraio 2017 e dell’8.1% su base annua. Domandina facile facile: ad un ritmo di aumenti dell’ 8.1% all’anno, quanto ci mettiamo ad arrivare a 10mila?

Ci sono dei responsabili

Naturalmente l’assistenza è solo la punta dell’iceberg della situazione sul mercato del lavoro ticinese. O meglio, è uno dei tanti indicatori. Altri sono quelli dell’esplosione del frontalierato in settori dove non c’è alcuna carenza di manodopera residente; della sottoccupazione; dei working poor; della forchetta tra gli stipendi del settore privato in Ticino e nel resto della Svizzera che continua ad allargarsi; eccetera.

Questa situazione disastrata non piove dal cielo. Ci sono delle precise responsabilità riconducibili alla libera circolazione delle persone. Quindi, chi la libera circolazione l’ha voluta e continua a tutti i costi a volerla e a difenderla con la monumentale fregnaccia dei “bilaterali indispensabili per la Svizzera” (balle di Fra Luca, smentite da fior di economisti non asserviti dalla casta delle frontiere spalancate), non venga poi a piagnucolare sulla situazione del lavoro in Ticino, visto che ne porta la responsabilità. Vero kompagni?

Avanti con la preferenza indigena

Se davanti a cifre e percentuali e sviluppi di questo tipo la maggioranza politica, ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, non si rende conto che qui o si fa davvero la preferenza indigena o si cola a picco, c’è davvero di che preoccuparsi. L’affermazione evidentemente è retorica, dal momento che in effetti il triciclo non si rende conto. La servile obbedienza a trattati internazionali farlocchi e all’UE fallita, unita all’isterismo ideologico e becero pro-frontiere spalancate, ha obnubilato le menti nei  partiti storici. Per non parlare di quelle dei loro rappresentanti alle camere federali (ticinesi compresi) che sono pure riusciti ad approvare il principio che i finti rifugiati vanno integrati nel mercato del lavoro. Come, come? Sul nostro mercato del lavoro non c’è spazio per gli svizzeri di nascita e di residenza, e dovremmo però trovarlo per i migranti economici? Qui qualcuno è fuori come un terrazzino. I rifugiati “ammessi provvisoriamente” vanno rimpatriati e NON tenuti e mantenuti qua ed in seguito pure  “integrati”  nel nostro mercato del lavoro con l’argomento-tranello del “non è giusto che siano a carico dell’assistenza”. Certo che non è giusto che siano a carico. Quindi, devono partire.

Il salario minimo dell’IRE

Altra conseguenza del mercato lavorativo ticinese sfasciato è il dumping salariale, provocato dall’invasione di frontalieri e padroncini. Quel fenomeno che secondo l’IRE non esiste. Del resto, sempre secondo tale blasonato istituto foraggiato dai contribuenti, lo stesso frontalierato non è un problema in Ticino: parola di ricercatori frontalieri.

Per l’applicazione dell’iniziativa popolare “Salviamo il lavoro in Ticino”, che prevede appunto l’introduzione di salari minimi, non è stato trovato un accordo tra le parti. E’ per contro arrivata l’illuminante presa di posizione del citato IRE. Che dall’alto della propria scienza afferma: “il salario minimo in Ticino deve ammontare a 2818 Fr al mese e non di più”. Evviva! Ci provino il direttor Maggi e soci – grandi lecchini della libera circolazione e delle frontiere spalancate – a campare in Ticino col salario da loro proposto, poi ne riparliamo. O vuoi vedere che i ricercatori frontalieri dell’IRE per i loro calcoli si sono basati sul costo della vita nel Belpaese?

Lorenzo Quadri

 

Mozioni a difesa della Svizzera asfaltate senza pudore

Doppi passaporti e finti rifugiati: decisioni penose in Consiglio nazionale

I media di regime, naturalmente, non hanno fatto un plissé. Ma nell’ultima sessione del Consiglio nazionale, la partitocrazia spalancatrice di frontiere è riuscita ad asfaltare due mozioni di particolare interesse. E il fatto che proposte di questo genere vengano bocciate induce un solo pensiero: povera Svizzera!

La prima mozione

La prima mozione silurata riguarda i doppi passaporti. In sostanza, si chiedeva che in futuro la doppia – quando non plurima! – cittadinanza non fosse più possibile. Presupposto per l’acquisizione del passaporto rosso deve dunque essere la rinuncia a quello originario. La richiesta si fa particolarmente attuale dopo l’approvazione delle naturalizzazioni (quasi) automatiche per gli stranieri di cosiddetta “terza generazione” (che non sono affatto quel che la truffaldina definizione polikamente korretta vuole far credere).

Infatti, non sta né in cielo né in terra che gli svizzeri “con trascorsi migratori” – come usano dire i multikulti per indicare i titolari di passaporto rosso ancora fresco di stampa – siano avvantaggiati rispetto agli svizzeri di nascita, potendo infatti estrarre ora l’uno ora l’altro documento a seconda della convenienza contingente. Eppure, la votazione al Consiglio nazionale ha di nuovo dimostrato che al di fuori di Lega ed Udc, nessuno è contrario alla nazionalità plurima. Nemmeno tra i partiti cosiddetti “borghesi” (sulla gauche-caviar, evidentemente, meglio stendere un burqa pietoso).

La seconda mozione

Seconda perla: è stata pure respinta, questa volta con margini meno ampi (91 sì, 98 no e tre astensioni) un’altra mozione che presentava una richiesta perfettamente logica. Di quelle che è insensato rifiutare, ma che però vengono rifiutate lo stesso. Nel caso concreto si trattava di una questione che ciclicamente ritorna, soprattutto nell’attuale situazione di caos asilo. Stabilire che non si versano aiuti ai Paesi di provenienza dei finti rifugiati se non sottoscrivono accordi di riammissione. Ovvero: volete i contributi elvetici? Allora vi impegnate a riprendere i vostri concittadini che arrivano in Svizzera a fare i migranti economici.

Ma anche questa volta, niente da fare! Il quasi ex ministro degli esteri Burkhaltèèèr ha perfino avuto la bella idea di dichiarare che in Eritrea, paese da cui proviene una grossa fetta dei finti rifugiati presenti dalle nostre parti, i diritti umani non sarebbero ancora “abbastanza sviluppati” per la sottoscrizione di accordi di riammissione.

Ah, ecco: i sedicenti profughi eritrei tornano al paese d’origine per trascorrervi le vacanze “perché lì è più bello”. Però per il quasi ex Consigliere federale liblab (Didier, ciaone!) i diritti umani non sarebbero sviluppati a sufficienza per pretendere che il paese si riprenda i suoi “vacanzieri”.

Morale

E’ inquietante che nemmeno richieste logiche e sensate come le due testè indicate trovino delle maggioranze alla Camera del popolo. E, se queste proposte non vengono approvate al Nazionale, figuriamoci agli Stati dove l’UDC è clamorosamente sottorappresentata. E’ vero che la seconda è stata bocciata di poco. Ma, tanto o poco, sempre di bocciatura si tratta.

Grazie partitocrazia! Poi ci chiediamo come mai siamo il paese del Bengodi dei migranti economici, come mai la spesa per l’asilo esplode, come mai…

Una prima risposta a questi “come mai” la troviamo nei risultati di certe votazioni parlamentari. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

PLR-PPD-P$: schiaffo fiscale a 200mila persone sole

Il triciclo del “tassa e spendi” ha affossato l’iniziativa Canonica pendente dal 2001

Si spera che gli interessati se ne ricorderanno in occasione delle prossime elezioni cantonali – il njet parlamentare rende evidente che di riforme fiscali in Ticino non se ne faranno mai

L’iniziativa parlamentare generica per una tassazione più equa delle persone singole, presentata nel lontano 2001 dall’allora deputata Iris Canonica e poi ripresa da vari altri parlamentari nel susseguirsi delle legislature, ultimo in ordine di tempo il leghista Michele Guerra, è stata respinta lunedì in Gran Consiglio.

Non è certo una sorpresa, perché il triciclo PLR-PPD-P$ è ormai ridotto ad un partito unico dello “spendi e tassa”. Negli ultimi anni se ne sono avute numerose dimostrazioni. A partire dall’introduzione del moltiplicatore cantonale con freno all’indebitamento, ossia il giocattolo legislativo per aumentare le imposte, concepito dalla $inistra ed introdotto dall’ex ministra PLR Laura Sadis (che adesso qualcuno indica come papabile candidata al Consiglio federale assieme al lobbysta delle casse malati Ignazio Cassis: allegria!).

I “liberali” esistono ancora?

Il njet all’iniziativa è arrivato per 45 voti contrari, 25 favorevoli e un astenuto. A votare a favore, solo la Lega, la Destra e due deputati del PLR. Fa poi specie notare che anche parlamentari rappresentanti delle associazioni economiche, che quindi dovrebbero avere a cuore le riforme fiscali, hanno votato contro l’iniziativa. Ma evidentemente l’ordine di marcia del partito per i soldatini viene prima di ogni altra considerazione.

Davanti ai risultati di certe votazioni parlamentari, una domanda nasce spontanea: ma in questo Cantone i “liberali” esistono ancora?

196’500 persone

Il njet del Gran Consiglio non è dunque una sorpresa. Ma è comunque deludente. Perché se in Gran Consiglio non si trova una maggioranza per correggere quella che è una stortura evidente, annosa e riconosciuta,  che colpisce ben 196’500 contribuenti quindi non due gatti, vuol dire che di riforme della fiscalità in Ticino non se ne faranno mai. Indicativi in questo senso anche i vacui argomenti con cui è stato giustificato il “njet”: “il problema esiste ma non è il momento giusto”, “ci vuole una riforma che interessi tutti” e via cianciando.

Non è mai il momento

Insomma, il ritornello del tandem PLR-PPD (non citiamo ovviamente i $ocialisti secondo i quali le tasse si possono solo aumentare) è sempre lo stesso: non è mai il momento (in 16 anni non si è trovato il momento) per alleggerimenti fiscali alle persone sole; e comunque “bisogna fare altro” (ovviamente senza mai fare alcuna proposta concreta di “altro”). Sono gli argomenti “standard” che la politichetta adduce quando vuole bloccare qualcosa. Intanto si prende nota che le quasi 200mila persone sole che vivono in Ticino lunedì sono state prese a pesci in faccia dalla maggioranza PLR-PPD-P$.

Perché il momento per lasciare qualche soldo in tasca in più ai contribuenti non arriva mai, è presto detto. Perché la spesa cantonale galoppa: dai 2.7 miliardi nel 2006 ai quasi 3.3 di 10 anni dopo. Il problema delle finanze cantonali non è dunque la mancanza di entrate, bensì le uscite. Che però la politica sembra incapace di correggere.

La causa delle distorsioni

Il rapporto di minoranza di Pamini ben evidenzia cosa provoca le distorsioni che possono penalizzare (a seconda del reddito) sia le persone singole che i coniugi: l’estrema progressione delle aliquote fiscali ticinesi. A titolo di esempio viene citato il Canton Uri, dove tale progressione non è data ed il problema delle distorsioni non si pone.

La progressione fiscale ticinese, si legge nel rapporto, “è vecchia di 40 anni e deriva da un periodo con un approccio ben diverso alla fiscalità rispetto a quello odierno”. Anche la società degli anni Settanta era assai diversa da quella di oggi: “paradossalmente, la progressiva emancipazione femminile e l’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro si sta sempre più scontrando contro un duro muro fiscale”.

Il tempo non risolve

Ci sono problemi che tendono a risolversi da soli con il tempo. Quello sollevato dall’iniziativa Canonica non è tra questi. Infatti il numero di persone sole (single propriamente detti, ma anche divorziati/e, vedovi/e senza, o senza più, figli a carico) aumenta di continuo per i cambiamenti sociali e la frammentazione delle famiglie che ormai tutti conosciamo.

In Ticino i single sono già quasi 200mila: c’è da sperare che, alle prossime elezioni cantonali, questi quasi 200mila si ricordino dello schiaffone ricevuto in una calda serata di giugno dal triciclo PLR-PPD-P$.

Quanto alla promessa di riforma fiscale per tutti, che pure si è sentita durante il dibattito parlamentare: è evidente che si tratta di uno specchietto per le allodole. Quante volte abbiamo sentito ripetere la storiella del “sì ma non così” per contrastare le varie iniziative popolari fiscali proposte dalla Lega? Ed intanto di sgravi fiscali non ne sono stati fatti del tutto!

Lorenzo Quadri

 

I vicini a sud si fanno di nuovo beffe dei ticinesotti

Cacca italica nel Ceresio ancora per anni, scorie radioattive sotto il nostro naso…

 

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello:  il Belpaese gli accordi sulla nuova fiscalità dei frontalieri non li ratificherà mai. La questione del casellario era solo un pretesto.  Adesso che i Consiglieri di Stato  di PLR-PPD-P$ hanno calato le braghe sul casellario, oltreconfine cercano altre scuse per non fare i compiti. E dire che ben tre anni fa (!) l’allora ministra del 5% Eveline Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville, quando si trattava di convincere il CdS a non ripetere la decisione sul blocco dei ristorni, promisero che, se nel giro di pochi mesi l’Italia non avesse approvato i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri, ci sarebbero state “misure unilaterali da parte della Svizzera” per sanzionare il Belpaese. Da spanciarsi dalle risate. In questi tre anni si è forse visto qualcosa?

Piccola parentesi

Da notare che l’ipotesi, approvata di recente in consiglio nazionale, di adesione della Confederella alla piattaforma ECRIS per lo scambio di informazioni sui precedenti penali di cittadini UE è l’ennesimo specchietto per le allodole. Viene però festosamente salutata dalla stampa di regime come alternativa al casellario. L’intento è chiaro: minimizzare le responsabilità degli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nella rottamazione del casellario.

A parte l’incognita dei tempi e dei costi di adesione, da nessuna parte sta scritto che ECRIS permette di richiedere sistematicamente la fedina penale degli stranieri UE intenzionati a trasferirsi in Svizzera. Se infatti ECRIS e il casellario fossero la stessa cosa, non si capirebbe perché chi starnazzava contro il casellario dovrebbe ora approvare ECRIS. Opposizioni ad ECRIS infatti non ce ne sono state. E questo già la dice lunga sul bidone che si prepara.

E intanto, al di là dell’ormai defunto e sotterrato accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ed a conferma che i vicini a sud si fanno beffe degli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) nei giorni scorsi sono arrivati due nuovi episodi. Secondari forse, ma di certo significativi.

Primo episodio

Ad Ispra, in Provincia di Varese, sono in arrivo vagonate di scorie nucleari. La ridente località, dove ha sede il Joint Research Centre che fa capo dalla Commissione europea, ospita dal 2013 un deposito di residui radioattivi: dal settembre prossimo ospiterà 12-13mila metricubi di nuove scorie (prodotte sempre nel sito). La popolazione locale è preoccupata, e si dà il caso che Ispra si affacci sulle rive lombarde del Lago Maggiore, ad una cinquantina di km in linea d’aria da Locarno e Stabio. Il che ha portato anche ad un’interrogazione al CdS.

Ohibò: gli amici a sud strillano come aquile per tre valichi secondari chiusi di notte. S’indignano come verginelle oltraggiate perché i ticinesotti scandalosamente pretendono, prima di rilasciare un permesso B o G, di sapere se per caso non si stanno mettendo in casa l’ennesimo delinquente straniero. Però, tranquilli come un tre lire, ci piazzano sotto il naso le scorie radioattive.

A proposito: i residui nucleari non vengono necessariamente dalle centrali atomiche. Il 25% di essi è infatti prodotto dalla ricerca scientifica.

Secondo episodio

Squilli di trombe, rullo di tamburi: si apprende la notizia dello stanziamento di due milioni di euro per sistemare la rete fognaria di Porto Ceresio, Brusimpiano e Lavena-Ponte Tresa. Infatti come noto il locale depuratore non funziona, sicché gli italici scaricano la cacca direttamente nel Ceresio, a danno di tutto il lago che è però per la maggior parte svizzero. Il problema non è certo nuovo. Oltreramina avevano infatti promesso che già per la stagione estiva 2015 (?) lo sconcio sarebbe cessato. Campa cavallo.

Adesso con toni trionfalistici si annuncia il credito stanziato e quindi l’esecuzione dei lavori. Che dovrebbero (notare il condizionale) iniziare nel 2019 e, se non vi saranno particolari inconvenienti (altra variabile) terminare nel 2020. Ohibò: due anni per realizzare due km di fognature? Massì, tanto c’è tempo…

Un tale programma lavori equivale ad altri tre anni di cacca italica nel lago (per lo più) ticinese. Tre anni se tutto fila liscio, che ben s’intenda. E sappiamo che nel Belpaese in campo di opere pubbliche non fila mai tutto liscio. Nella migliore delle ipotesi (ma siamo a livelli di miracoli della Madonna di Civittavecchia) il grave problema d’inquinamento ambientale verrebbe risolto  5 anni (!) dopo  il termine promesso!

Una tempistica del genere è l’ennesima presa per i fondelli. Stupisce invece che ci sia chi l’ha accolta con esultanza. Forse ci siamo assuefatti alle fregature.

Caduti dal seggiolone

E intanto però, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare i ristorni. I quali dovrebbero servire in prima linea per la realizzazione di opere infrastrutturali di interesse comune italo-svizzero. Che però, come ben esemplifica il depuratore di Porto Ceresio, non vengono fatte.  Perché la vicina Penisola nei nostri confronti è inadempiente (più o meno) su tutto. Però gli esponenti della partitocrazia in Consiglio di Stato s’immaginano che la cancellazione del casellario “obbligherà moralmente” l’Italia a sottoscrivere i nuovi accordi fiscali sui frontalieri; malgrado manifestamente non ne voglia sapere. Bisogna davvero essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Lorenzo Quadri

Di “Islamexit” bisogna poter parlare. Senza censure

Dopo la strage di Manchester, qualcuno sta aprendo gli occhi. Ed anche in Ticino…

Alcuni sassi sono stati lanciati nello stagno. Dopo l’attentato di Manchester, ad opera di terroristi islamici che hanno colpito di proposito un concerto frequentato da ragazzini, cominciano a moltiplicarsi le proposte di vietare l’Islam. Almeno nel Belpaese, dove a fare da apripista è stato il giornalista e scrittore ex musulmano Magdi Allam. Ha seguito, per citare un altro esempio, il giornalista Alessandro Sallusti su il Giornale.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare che ad inizio anno il professor Giovanni Sartori, ovvero uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale, scomparso di recente, ha rilasciato sempre al Giornale un’intervista importante, in cui lo studioso afferma senza mezzi termini che l’Islam non è integrabile. Non lo è perché si basa sulla sovranità di Allah, contraddicendo quindi le Costituzioni occidentali costruite attorno alla sovranità popolare. E non lo è in quanto “dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita”.

Se l’Islam non è integrabile in Occidente, vuol dire che è fonte di conflitti e di conseguenza un problema per la sicurezza.

Ritornelli ritriti

Sull’esistenza e consistenza dell’Islam moderato c’è ragione di dubitare, dal momento che esso sembra sempre più un’invenzione dell’Occidente nel disperato tentativo di salvare i rottami del fallimentare multikulti. L’arrampicato ritornello è più o meno il seguente: i terroristi islamici non sono nemmeno islamici, l’Islam è un’altra cosa, i jihadisti sono solo delle frange deviate che non c’entrano, e blablabla. Insomma, gli assassini dell’Isis (ed organizzazioni analoghe) macellano in nome di Allah, però si pretende di farci credere che non abbiano nulla da spartire con l’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli?

Questi esercizi di contorsionismo sono facili da spiegare. Gli spalancatori di frontiere multikulti seguono tre “comandamenti”:

1) devono entrare tutti;

2) i migranti hanno l’inviolabile diritto di vivere in casa nostra esattamente come vivevano al loro paese;

3) pretendere che gli immigrati si adeguino ai nostri valori è becero razzismo nonché fascismo.

Applicando questi tre principi cardine del multikulti si è provocato il disastro. I colpevoli cercano disperatamente di nasconderlo per negare le proprie responsabilità. Che sono, invece, pesantissime.

Il citato Sallusti ha scritto dopo la strage di Manchester: se i cosiddetti musulmani moderati non elimineranno i terroristi, bisognerà decretare un Islamexit dall’Europa.

La domanda rimane: l’Islam moderato esiste? Oppure semplicemente esistono – come per tutte le religioni – dei musulmani non praticanti, che si integrano perché non seguono i precetti del Corano? La differenza è sostanziale.

La direzione opposta

Di un divieto di Islam come proposto da Magdi Allam si deve poter parlare liberamente. Senza venire criminalizzati. Anche perché in Svizzera la maggioranza politikamente korretta e buonista-coglionista sta trascinando il paese nella direzione esattamente opposta: quella dell’istituzionalizzazione dell’Islam. Vedi le assurde proposte di rendere l’Islam religione ufficiale, malgrado con il nostro paese non c’entri un tubo. Per non parlare della demenziale ipotesi di creare l’imam militare.

La petizione

Il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha lanciato a fine marzo una petizione online per vietare i movimenti islamisti in Svizzera, mentre nel settembre scorso ha pubblicato sul suo sito un articolo in cui sostiene la necessità di sradicare l’Islam dall’Europa “almeno fino a quando questa religione non sarà profondamente riformata”. La petizione si può sottoscrivere (solo online) all’indirizzo https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera.

Un aspetto deve far riflettere: come racconta Ghiringhelli, parecchi giornali d’Oltregottardo tra cui il Blick, la NZZ, la Luzerner Zeitung, il St. Galler Tagblatt, la Südostschweiz ed altri, si sono rifiutati di pubblicare un piccolo annuncio pubblicitario (a pagamento) per invitare a firmare la petizione.

Per spiegare questo “gran rifiuto” ci sono solo tre opzioni.

  • I giornali in questione sono soldatini del multikulti e delle frontiere spalancate
  • I giornali in questione hanno paura degli islamisti
  • I giornali in questione sono terrorizzati dall’idea di venire etichettati come islamofobi e razzisti, e magari pure inquisiti in base all’articolo 261 bis.

Il pensiero unico

Con metodi fascisti, i talebani del “devono entrare tutti” presentano infatti denunce a vanvera per criminalizzare le opinioni a loro sgradite. Perché certe posizioni contrarie al pensiero unico non si possono formulare. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Dal momento che a nessun giornale piace ricevere denunce, anche se poi vanno a finire in niente, per evitare fastidi molti scelgono la via dell’autocensura. L’articolo penale contro la discriminazione razziale (261 bis) viene dunque pervertito in strumento coercitivo – l’equivalente del manganello del Ventennio – per imporre sotto minaccia il pensiero unico. Attenzione, perché ci sono già dei giudici che, seguendo l’onda, stanno permettendo alla norma testè citata di dilagare al di fuori dei suoi argini.

Razzismo importato

Va da sé che sul razzismo d’importazione conseguenza del “devono entrare tutti”, la $inistruccia non ha nulla da dire. Tra i migranti che arrivano in Svizzera – sia a seguito del caos asilo che della devastante libera circolazione delle persone – ci  sono anche razzisti, antisemiti, misogini, omofobi. Sono questi immigrati che rischiano di creare un serio problema di razzismo nel nostro paese. Non certo gli “spregevoli nazionalisti”.  Ma su questo capitolo, naturalmente, i solitamente logorroici moralisti a senso unico sono più muti di tombe. Quando si dice la coda di paglia…

Lorenzo Quadri