Auto blu: vogliamo proprio scimmiottare il Belpaese?

La politica di milizia, tipicamente elvetica, sta degenerando in un piano occupazionale?

La politica ticinese sembra disporre di una grande capacità: quella di farsi male da sola.  Un tafazzismo (dal noto personaggio televisivo che si martellava gli attributi con una bottiglia) che rivela o un allarmante scollamento dal paese reale, o una altrettanto allarmante arroganza, o entrambe le cose.

In questo momento la politica ticinese non gode certo di buona reputazione. Da un lato ci sono le reiterate violazioni della volontà popolare: vedi il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio, goduriosamente sostenuto dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, esponenti ticinesi compresi. Dall’altro c’è il famoso Beltrascandalo Argo1 con annessi e connessi, diramazioni e filoni vari, che ha pure portato ad una manifestazione di piazza. Certo non frequentatissima. Ma è sempre un chiaro atto di sfiducia.

La stessa politica che non sembra riuscire a venirne ad una sullo scandalo Argo 1– vedremo come si muoverà la commissione parlamentare d’inchiesta… – ha avuto la bella idea di accrescersi  gli emolumenti. La nuova legge sul Gran Consiglio prevede infatti il raddoppio dell’indennità e l’auto blu per il presidente del parlamento. Motivazione: riconoscere la dignità della carica. E’ pure prevista l’istituzione di nuove commissioni parlamentari.

La notizia ha suscitato una ulteriore ondata di indignazione popolare. Poteva la politica compiere una scelta più infelice? Forse sì, ma sarebbe stato necessario molto impegno.

Non l’ha ordinato il medico…

Nel merito, si dirà che il raddoppio dell’indennità del presidente del Gran Consiglio equivale a portare il supplemento per la carica da 5000 a 10’000 Fr all’anno. Si potrà argomentare che si tratta di cifre modeste, su una spesa pubblica di 1.3 miliardi di Fr. Si potrà anche dire che certamente la presidenza del legislativo comporta numerosi impegni di rappresentanza. Ma santa polenta, non l’ha ordinato il medico di fare il presidente del Gran Consiglio; e i 5000 Fr annuali in più, faranno davvero una differenza per chi riveste il ruolo?

E cosa dire dell’auto blu, smaccato scimmiottamento della vicina Penisola? Ci teniamo così tanto ad assomigliare sempre di più al Belpaese? L’invasione quotidiana di frontalieri e padroncini, nonché l’esubero di permessi B, ancora non ci basta? Non siamo già colonizzati a sufficienza?

Vale davvero la pena dare un’ ulteriore botta alla già deteriorata credibilità della politica ticinese per un’auto blu?

Voi tirate la cinghia, noi invece…

Al di là di tutte le argomentazioni più o meno razionali, il messaggio che è passato ai cittadini è il seguente: mentre a voi chiediamo di tirare la cinghia, noi politicanti facciamo casotti e beltrascandali. Ed inoltre vi prendiamo pure per i fondelli: invece di volare basso, ci accresciamo i “benefits” e ci riempiamo pomposamente la bocca con la  “dignità della carica”.

Ora, in un sistema di milizia come quello elvetico, di cui andiamo giustamente fieri, l’auto blu non conferisce affatto dignità alla carica. Semmai ottiene l’effetto contrario. In Svizzera il parlamentare (o in generale il politico) di milizia è – proprio in quanto di milizia – un cittadino come tutti gli altri. Non è l’esponente di una casta che deve distinguersi dal popolazzo ostentando segni esteriori di boria. Ma purtroppo c’è chi vuole renderci sempre più simili alla  fallita UE. Con la tristemente nota tattica del salame (una fettina alla volta) ci allontaniamo da una preziosa specificità svizzera (la politica di milizia appunto) per degenerare verso il professionismo e dunque verso la creazione della vituperata casta. Si comincia con l’auto blu e poi non si sa dove si va a finire. L’auto blu è anti-svizzera.

 Piano occupazionale?

Meno vistosa ma non meno pericolosa la questione della riorganizzazione delle commissioni parlamentari. Siamo sicuri che il risultato  non sarà poi quello di moltiplicare le sedute del Legislativo? Il parlamento si inventa i nuovi compiti e presenta il conto al contribuente? In altre parole: politica sempre più simile ad un piano occupazionale?

Indignarsi anche per altro

A quei gremi politici (municipi) che intendessero aumentarsi le paghe si consiglia vivamente di lasciar perdere. Non è proprio il momento, e la corda è già fin troppo tirata.

Detto questo, si spera di vedere i cittadini indignarsi non solo per le auto blu, ma anche per questioni più sostanziali: ad esempio, nel caso in cui i tentativi del triciclo PLR-PPD-P$$ di affossare in parlamento  l’Iniziativa “Prima i nostri” dovessero andare a  buon fine.

Perché se l’opinione pubblica si scandalizza per le vetture di Stato ma lascia correre lo stupro della volontà popolare, vuol dire che abbiamo un problema. Di quelli grossi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Quadri: “sarei preoccupato se mi avessero dato ragione”

Tasse per frontalieri e doppi passaporti, dal Consiglio federale chiusura totale

Niente di nuovo sotto il sole. Il Consiglio federale risponde njet alla proposta del Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri contro i doppi passaporti nella politica federale, come pure nel corpo diplomatico.

Quadri, cosa chiede la sua mozione?

In sostanza,  chiede che chi fa politica a livello federale, sia in governo che in parlamento, sia tenuto ad avere un solo passaporto: quello rossocrociato. Per quel che riguarda il corpo diplomatico svizzero, esisteva una direttiva che impediva la bi- (o pluri) nazionalità. Ma è stata abrogata a fine 2016 dal Consiglio federale. La mozione chiede di ripristinarla.

E’ sorpreso dalla risposta negativa?

Per nulla, era scontata. Sarebbe stato strano il contrario. Per un governo che continua a riempirsi la bocca con le “aperture”, con l’immigrazione incontrollata e con il multikulti, una proposta che impone, a chi si naturalizza e vuole fare politica, una scelta chiara per il paese che intende rappresentare nelle istituzioni, suona come un’eresia. Il doppio passaporto permette ai naturalizzati di beneficiare di vantaggi pratici rispetto a chi ha solo la cittadinanza svizzera. Ma di certo non ci si può attendere che il Consiglio federale sia d’accordo di chiedere ai cittadini “con passato migratorio” – l’ultimo ipocrita giro di parole per indicare stranieri e naturalizzati, perché evidentemente si vuole rendere tabù perfino il termine di “straniero” – di rinunciare a qualcosa. Si tratterebbe infatti di una misura contraria alla “filosofia” della maggioranza di centro-$inistra, che vuole dare ai migranti sempre più diritti.

Ma qual è l’aspetto della posizione governativa che inquieta di più?

La presa di posizione del CF è la consueta amalgama di banalità politikamente korrette. Tuttavia due aspetti sono preoccupanti. Primo: che il governo non avrebbe nulla da eccepire nemmeno su Consiglieri federali con il doppio passaporto. E questo è inconcepibile. Governare un paese con in tasca il passaporto di un altro? Ma stiamo dando i numeri? Secondo: il governo, con alcune frasi sibilline, sembra addirittura aprire all’eleggibilità degli stranieri.

Il CF ha respinto anche il suo postulato che chiede di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri, sul modello di quanto immaginato dal prof Reiner Eichenberger. Si sente bistrattato?

Ma no! Sarei preoccupato se il CF mi desse ragione su questi temi. Se, in materia di rapporti con l’UE o di politica degli straneri, dovessi trovarmi sulla stessa lunghezza d’onda di un Consiglio federale che regala 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) all’UE, senza alcun obbligo e senza ottenere nulla in cambio, e ben sapendo che questi contribuiti di coesione non servono a niente, penserei di aver sbagliato qualcosa. Questo è un Consiglio federale asservito a Bruxelles. Altro che la fandonia del tasto reset, che era una semplice boutade elettorale. E’ inaudito che qualcuno possa essersela bevuta.

Per la tassa per frontalieri, proprio non ci sono chance?

Vedremo come verrà accolto in parlamento il postulato. Non mi faccio illusioni, tuttavia deputati di altri gruppi parlamentari, e non ticinesi, hanno manifestato interesse alla proposta. Nel caso – certo non inverosimile – che le porte di Berna rimanessero chiuse, credo occorra riprendere il tema a livello cantonale, puntando sui costi generati dal traffico di targhe azzurre, che vanno attribuiti a chi li provoca. Non posso credere che non ci sia margine di manovra a questo livello.

E per i doppi passaporti?

Premessa: la mia mozione sul tema, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, non vuole tagliar fuori dalla politica gli stranieri naturalizzati, che sono circa un milione in Svizzera. Chiede invece che questi, per poter accedere ad una carica politica federale, rinuncino al passaporto del paese d’origine, ed ai vantaggi connessi con la binazionalità. Questo al più tardi al momento dell’elezione. In Australia la Costituzione vieta a deputati e ministri di essere binazionali. E nessuno se ne scandalizza. La mia è dunque una proposta minimalista. Ciononostante, non mi aspetto certo che raccolga delle maggioranze. Ma almeno i sostenitori ad oltranza dei doppi passaporti dovranno mettere fuori la faccia.

Del resto, perfino nel “suo” gruppo parlamentare, quello dell’Udc, c’è almeno un deputato (con doppio passaporto) che criticato la mozione.

Il problema è solo suo. Fossi un dirigente dell’Udc nazionale, qualche domandina me la porrei. Ma non metto certo becco in affari che non mi concernono.

MDD

Iniziativa No Billag, la casta sta perdendo la bussola

Gli isterismi che portano acqua al mulino della “scandalosa” votazione sul canone

 

L’isterismo sull’iniziativa popolare No Billag continua a crescere ed è ormai andato  fuori controllo. Alcuni esempi degli ultimi giorni.

Nuova questua

Dopo quella del Gigio Pedrazzini con le polizze di pagamento intestate al PLR (!), il gruppo “amici della RSI” ha lanciato una nuova questua. Questi amici, sia ben chiaro, sono del tutto disinteressati. Come la loro coordinatrice, compagna Amalia Mirante, che – essendo del partito giusto, con le idee giuste – viene invitata dalla Pravda di Comano a giorni alterni (nel senso che un giorno è in TV a Comano, il giorno successivo in radio a Besso) a disquisire su qualsiasi cosa. Ohibò: ma quante collette intendono lanciare questi “amici” dell’emittente di regime per combattere i quattro gatti  del comitato di sostegno al No Billag?
Il lavaggio del cervello che la RSI sta praticando da settimane, arrivando a strumentalizzare perfino il Vescovo, ancora non basta? Bisogna anche lanciarsi in operazioni di accattonaggio multiplo per finanziare una campagna in stile “candidatura alla Casa Bianca”? Ed il bello è che a Comano si dicono “sereni”… così “sereni” che tanti dipendenti dell’azienda passano la giornata sui “social” a sbroccare contro la “criminale” iniziativa ed i loro promotori.

Il PPD impallina il Gigio Pedrazzini

Per la maggioranza di centro-$inistra la RSI è sia riserva di cadreghe che strumento di mantenimento del potere che veicolo di propaganda elettorale per i propri politicanti. Sicché, anche la partitocrazia sta perdendo la bussola. Prova ne sia che il PPD ha lanciato un pubblico appello ai vertici dell’emittente di regime, affinché aboliscano subito il privilegio del canone, che i dipendenti della RSI al momento non pagano. A pagarlo per loro sono tutti gli altri. Si immaginano, gli “azzurri”, che il problema sia tutto lì? Che senza questo privilegio i ticinesi voteranno in massa contro il No Billag? Qualcuno crede ancora a Babbo Natale (vabbè che è stagione). Ma gli  uregiatti, forse un po’ confusi dalle varie “tegole” che gli stanno cascando addosso, non si accorgono di aver impallinato il Gigio Pedrazzini, malamente crivellato dal “fuoco amico”. Il Gigio, alto esponente del PPD, è infatti il presidente della CORSI. Non sarebbe  dunque stato compito suo impegnarsi per abolire il privilegio del canone in tempi non sospetti? Invece, è evidente che questo non è accaduto. Se il privilegio del canone dei dipendenti RSI è diventato un tema di discussione, e se il canone stesso è stato temporaneamente abbassato a 365 Fr all’anno, il merito è unicamente dell’iniziativa No Billag. Non ci fosse stata, tutto sarebbe andato avanti come se “niente fudesse”.

Il maledetto sondaggio

A far perdere definitivamente la testa in quel di Comano ci ha poi pensato il sondaggio pubblicato sulla SonntagsZeitung e su Le Matin Dimanche, secondo cui l’iniziativa No Billag riscuoterebbe il 57% dei consensi, mentre i contrari sarebbero fermi 34%. Ovviamente un sondaggio conta quel che conta, ma è comunque un indicatore di tendenza che ha fatto scoppiare il panico tra i vertici della SSR. E non solo.

 Il Sindacato sbrocca

Un altro attore ha pensato bene di irrompere sulla scena. Ossia il SSM, il Sindacato svizzero dei Mass media. Trattasi in realtà del sindacato dei giornalisti di $inistra, che si mobilita solo per le redazioni colonizzate dai kompagni (come è il caso, ma guarda un po’, di quelle della RSI). Per le altre, invece, auspica la chiusura. Il SSM in un comunicato definisce l’iniziativa No Billag “una bomba in mano ai cittadini”. Dopodiché, si scaglia contro i diritti popolari ed aizza all’odio nei confronti dei promotori del No Billag: distruttori! Nemici del popolo! Delinquenti!  Come si permettono questi disgraziati del No Billag di far votare la gente sul canone più caro d’Europa, che oltretutto è pure illegale (è infatti stato trasformato in un’imposta malgrado non ci fosse la necessaria base costituzionale)? Come osano i criminali del No Billag consentire ai cittadini svizzeri di votare, quando il popolazzo deve solo pagare e tacere e prosternarsi umilmente davanti all’emittente di regime ringraziandola di esistere, magari dopo essersi recato in pellegrinaggio a Comano camminando sulle nude ginocchia?
E gli sciagurati bombaroli (sic!) che oseranno votare Sì all’iniziativa No Billag, non meritano forse di essere messi alla gogna sulla pubblica piazza? E non è anzi ora di abolire i diritti popolari che consentono simili scempi?

Verso la figura marrone?

Signori del sindacato dei giornalisti di $inistra: e chiedervi perché si è arrivati all’iniziativa No Billag e come mai quest’ultima figura pure in testa nei sondaggi (per quel che contano)? Ma figuriamoci! Meglio sbraitare che è tutta colpa dei “nemici del popolo” del comitato No Billag! Neanche fossero la “Grande armata” di napoleonica memoria, quando invece sono 4 gatti, con tutto l’establishment che gli spala palta addosso ogni santo giorno.
Certo che se, dopo questa immane mobilitazione, il prossimo 4 marzo l’élite schierata compatta e spocchiosa contro il No Billag dovesse venire ancora una volta asfaltata dai votanti ticinesi, sai la figura marrone!

Lorenzo Quadri

Piano anti-integralismo o solito blabla multikulti?

Le nuove misure contro l’estremismo islamico tralasciano gli interventi più importanti

 

La kompagna Sommaruga ha presentato il cosiddetto piano d’azione contro la radicalizzazione islamica. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non servirà a  molto. Del resto, immaginare che la ministra del “devono entrare tutti” avrebbe preso qualche misura per impedire l’arrivo in Svizzera di jihadisti a go-go, sarebbe stata una pia illusione.

Ed infatti il piano in questione snocciola la solita lista di luoghi comuni politikamente korrettissimi: prevenzione, integrazione (?), prossimità, ed avanti con i blabla. E gli interventi concreti, quelli “di peso”? Dispersi nelle nebbie! Alcuni esempi.

Primo punto

Svariati esperti – mica il Mattino populista e razzista – hanno certificato che la Svizzera è un paradiso per jihadisti. Perché  sono ben pochi i paesi che concedono così facilmente prestazioni assistenziali agli immigrati nello Stato sociale. Oltretutto senza prescrivere alcun obbligo di integrarsi. Di conseguenza, se questi migranti economici sono jihadisti, essi rimangono in Svizzera, mantenuti dal solito sfigato contribuente. Incassano l’assistenza senza fare nulla. Ed avendo tutto il giorno libero, possono “proficuamente” impiegarlo per diffondere l’estremismo islamico. In sostanza, questa feccia promuove la jihad in casa nostra pagata dall’ente pubblico. Cioè da noi.

Quali misure prevede il piano della kompagna Sommaruga – esponente del P$$, partito che vuole rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera – per chiudere i rubinetti agli estremisti a carico del nostro stato sociale? Mistero!

Secondo punto

Stando al rapporto dei Servizi informativi della Confederazione (SIC), in Svizzera 100 persone sono monitorate in quanto ritenute pericolose. In altre parole: si tratta di potenziali terroristi islamici. Domanda da un milione: perché questi potenziali terroristi islamici non vengono espulsi dal paese? Almeno quelli con passaporto straniero (che si spera siano la netta maggioranza; o vuoi vedere che i kompagni hanno già provveduto a naturalizzare a go-go?) invece che sorvegliati a spese del contribuente?

Terzo punto

La  kompagna Simonetta rifiuta di dichiarare fuorilegge gruppi salafiti come “La vera religione” che organizzano la distribuzione gratuita del Corano a scopo di radicalizzazione, come invece hanno fatto altri paesi. Motivo: non c’è la base legale. Ma naturalmente il Dipartimento Sommaruga non si sogna di  crearla, questa base legale. Non sia mai! Guai ad ostacolare il multikulti! Le nuove leggi si inventano solo per disintegrare i santissimi ai cittadini e per criminalizzare gli automobilisti!

Quarto punto

La ministra del “devono entrare tutti”, come osserva anche l’esperto di sicurezza Stefano Piazza, non interviene sui finanziamenti alle moschee e ai luoghi di culto islamici. Infatti, la kompagna Simonetta è assolutamente contraria a proibire i finanziamenti esteri – da parte di paesi come Turchia, Qatar, Kuwait – che “foraggiano” affinché venga diffuso in Svizzera l’estremismo islamico. Guai! E’ becero populismo e razzismo! Il divieto di  finanziamenti esteri a luoghi di culto islamici, secondo l’illuminata visione (?) della kompagna Summaruga, equivale a “mettere l’Islam sotto sospetto generalizzato”! Vergogna, spregevoli islamofobi!

La proposta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai “centri culturali” musulmani, così come pure l’obbligo per queste strutture di indicare la provenienza dei fondi e per gli imam di predicare nella lingua locale (affinché chiunque capisca cosa si sta dicendo, ed affinché i predicatori siano tenuti ad impararla, la lingua locale) è contenuta nella mozione di chi scrive, approvata nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale, seppur con pochi voti di scarto. Ma naturalmente il piano Sommaruga non contempla nulla a proposito dei finanziamenti a moschee ed imam. Rifiuta quindi, per motivi ideologici, di utilizzare lo strumento più efficace per combattere l’integralismo: ossia tagliargli i rifornimenti.

Quinto punto

Non parliamo poi di chiudere le frontiere ai finti rifugiati con lo smartphone già radicalizzati o facilmente radicalizzabili (in quanto questi giovanotti mai saranno integrati). La Simonetta diventa cianotica al solo pensiero.

Morale

E’ evidente che un piano antiintegralismo che non contiene le misure più utili – poiché non sono politikamente korrette – ma si limita al solito blabla multikulti, è un esercizio alibi. E, come tale, non porta ad un tubo.

Lorenzo Quadri

Le regaliamo miliardi, e l’UE ci mette sulla lista grigia!

Svizzerotti fessi infinocchiati ancora una volta: grazie, Consiglio federale!

 

La presa per i fondelli ai danni degli svizzerotti fessi e calabraghe continua ad oltranza! Nei giorni scorsi l’Ecofin, ossia il gremio che riunisce i ministri delle finanze degli Stati della fallita UE,  ha stilato le liste nere e grigie dei “paradisi fiscali”.  Come sappiamo, la Svizzera si trova nei paesi della  “lista grigia”: ossia quelli da tenere “sotto osservazione”. Perché si tratta di presunti Stati canaglia!

Applausi a scena aperta

Applausi a scena aperta per i camerieri dell’UE in Consiglio federale! Solo pochi giorni prima hanno deciso di versare a Bruxelles la somma spropositata di 1.3 miliardi di Fr di proprietà del contribuente svizzero (altro che la fanfaluca del “miliardo di coesione”, quando la cifra è un miliardo e un terzo: se si volesse arrotondare, allora bisognerebbe parlare di un miliardo e mezzo). Un regalo natalizio, fatto con i nostri soldi – che poi vengono a mancare altrove – a titolo puramente volontario. Ed i risultati di questa generosa donazione già cominciano ad arrivare a pochi giorni distanza. L’Ecofin sbatte gli svizzerotti nella lista grigia dei paradisi fiscali!

Piazza finanziaria sfasciata

Ecco a cosa serve regalare miliardi ai balivi di Bruxelles, ecco cosa ci si guadagna ad asservirsi a chi pretende di comandare in casa nostra. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ha svenduto il segreto bancario svizzero senza alcuna contropartita. Intanto i paesi esteri, a cominciare da quelli che starnazzavano contro la Svizzera, si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Risultato? La piazza finanziaria ticinese ha perso in 15 anni 2712 posti di lavoro (dati dell’Ufficio cantonale di statistica) grazie alle geniali iniziative di Widmer Schlumpf ed alla partitocrazia che le reggeva la coda. Mentre la stampa di regime, a cominciare dall’emittente di sedicente “servizio pubblico”, faceva il lavaggio del cervello agli svizzerotti: con la fregnaccia delle “decisioni ineluttabili” (balle di fra’ Luca!) sdoganava lo scempio commesso dai politicanti.

Va da sé che il triciclo PLR-PPD-P$ non ha fatto un cip davanti all’ecatombe occupazionale sulla piazza finanziaria. I partiti $torici se ne sono sbattuti alla grande!

Si insiste con il regalo?

La Svizzera, grazie all’ex ministra del 5% ed alla partitocrazia cameriera dell’UE, è corsa a genuflettersi ai diktat di Bruxelles sacrificando una delle proprie principali risorse (la piazza finanziaria) e generando migliaia di disoccupati.  Il Consiglio federale, oltre a calare le braghe davanti a qualsiasi pretesa dei suoi padroni di Bruxelles, i quali più ottengono più pretendono, adesso vorrebbe pure regalargli 1,3 miliardi di franchi. Senza che ci sia alcun obbligo e senza uno straccio di contropartita. Qual è il ringraziamento? La Svizzera si ritrova sulla lista grigia dei paradisi fiscali!

A questo punto, una domandina facile-facile nasce spontanea: con la Confederella trattata per l’ennesima volta da “Stato canaglia”, gli scienziati del Consiglio federale vogliono ancora regalare all’UE 1,3 miliardi? Purtroppo temiamo di conoscere la risposta…

Lorenzo Quadri

Casa anziani di Pregassona: finalmente si parte, ma…

La nuova struttura avrebbe dovuto aprire i battenti nel 2015; adesso si slitta al 2021

 

Finalmente, dopo anni d’attesa, hanno preso il via in quel di Pregassona i lavori preparatori per la “nuova casa anziani e centro polifunzionale” (gli scavi veri e propri inizieranno in gennaio). La struttura, del costo complessivo di 47.6 milioni (incluso il sussidio cantonale di 10 milioni) comprenderà la casa anziani propriamente detta, con 114 posti letto ed un reparto “Alzheimer” di 31 posti; un centro diurno per persone affette da demenza senile; la nuova sede del Servizio accompagnamento sociale ed un nido d’infanzia. L’inaugurazione è prevista per l’autunno del 2021.

E’ senz’altro una bella notizia che, finalmente, il cantiere  del “centro polifunzionale” atteso da anni possa prendere il via.

Se si pensa che il municipio approvò il progetto definitivo ed il preventivo dei costi nell’estate del 2011 – mentre il progetto vincente venne scelto dalla giuria ad inizio 2009 –  e che il messaggio municipale (settembre 2011) indicava come data per la consegna dell’opera il 2015 (!), ci si rende conto che sono stati persi parecchi treni.

Come mai?

Ovviamente per questo ci sono delle responsabilità. In parte della città, in parte esterne. In particolare:

  • La decisione della maggioranza del municipio (quello della legislatura 2008-2013) di far costruire l’edificio con la modalità dell’impresa generale. Scelta fortemente voluta dall’allora capodicastero edilizia pubblica Giovanna Masoni e dai suoi funzionari dirigenti. Si tratta della stessa formula adottata per il LAC. Peraltro con risultati tutt’altro che brillanti, visto che sul cantiere del polo culturale ne sono successe di tutti i colori, come puntualmente riportato su queste colonne. Se tuttavia per il LAC si poteva comprendere una scelta di questo tipo trattandosi del primo polo culturale costruito in Ticino e quindi mancando esperienze analoghe sul territorio, lo stesso non si può dire per il centro polifunzionale di Pregassona. Di case anziani in questo Cantone ne sono state costruite tante, e nessuna in impresa generale. Una formula avversata tanto dalla Società impresari costruttori che dal Cantone, che ha portato ad inutili discussioni e diatribe con Bellinzona.
  • Durante il cantiere del LAC le risorse sia finanziarie che umane erano tutte concentrate su quest’opera. Il resto è rimasto indietro. Oltretutto nel 2013 scoppiò l’allarme finanze, con conseguenti misure di risparmio. Evidentemente, secondo qualcuno, la cultura d’élite è prioritaria rispetto alle necessità della popolazione, ed in particolare della popolazione anziana, che aumenta sempre di più.
  • A mettere la ciliegina sulla torta, il ricorso sull’assegnazione della commessa. Ormai l’ente pubblico non può più costruire nemmeno un pollaio senza che ci sia una qualche complicazione giudiziaria. Figurarsi un’opera di 47 milioni. Nel concreto, il ricorso è stato presentato contro la decisione del municipio di attribuire la realizzazione della nuova casa anziani al consorzio Garzoni – RdE. Ma il Tribunale cantonale amministrativo l’ha infine respinto.

Si spera che…

Adesso che finalmente i lavori sono partiti, si spera che il cantiere possa proseguire spedito e soprattutto senza le “vicissitudini” che hanno caratterizzato quello del LAC.

Certo che, davanti ad un progetto scelto ad inizio 2009 che se va bene diventerà realtà  quasi 13 anni dopo, è comprensibile che il cittadino una qualche domandina sulle tempistiche dell’ente pubblico se la ponga. A maggior ragione quando si tratta di un’opera che:

  • risponde ad esigenze molto concrete e primarie della popolazione e quindi non costituisce un “di più” per la gloria;
  • creerà circa 120 nuovi posti di lavoro e permetterà di riqualificare il comparto dove sorgerà con spazi pubblici esterni di qualità, che saranno a disposizione del quartiere.

Lorenzo Quadri

“De profundis” per il 9 febbraio

L’ordinanza del governicchio federale fa ancora più schifo della decisione parlamentare

 

Epilogo più deprimente non poteva esserci per la votazione popolare del 9 febbraio 2014.

Il “maledetto voto” è stato rottamato un anno fa dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (ricordarsene alle prossime elezioni) tramite il tristemente famoso compromesso-ciofeca. Ovvero la cosiddetta “preferenza indigena light”: il che vuol dire “nessuna preferenza indigena”. Invece di tetti massimi all’immigrazione e di contingenti, il nuovo articolo Costituzionale 121 a è stato ridotto, di fatto azzerato, ad un obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli URC (Uffici regionali di collocamento) quando il tasso di disoccupazione supera una certa soglia. Il giorno stesso di questo vergognoso golpe parlamentare contro il popolo, il ministro dell’economia Johann “Leider” Amman, PLR, corse a telefonare tutto scodinzolante al presidente della commissione UE “Grappino” Juncker: Vittoria! La partitocrazia spalancatrice di frontiere ce l’ha fatta! La volontà del popolazzo “chiuso e gretto” è stata ridotta a niente!

Ancora peggio

Per festeggiare il primo anniversario dello stupro della volontà popolare, il Consiglio federale ha in questi giorni approvato le ordinanze d’applicazione del compromesso-ciofeca. Le quali, lo si sarà capito, costituiscono l’ennesimo schiaffone ai cittadini elvetici. I sette camerieri dell’UE sono infatti riusciti in un’operazione sembrava impossibile: diluire ulteriormente il già immondo compromesso-ciofeca.

Sicché, il governicchio federale ha stabilito che il famoso obbligo d’annuncio agli URC (che non c’entra un tubo con la preferenza indigena) verrà introdotto dal primo luglio del 2018 e scatterà solo per le professioni che registrano a livello svizzero (!) un tasso di disoccupazione superiore o pari all’8%.

Le evidenze

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che:

  • Il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) è uno schiaffo alle zone di confine devastate dalla libera circolazione delle persone. Ticino in primis. La nostra disoccupazione, fatta schizzare verso l’alto dall’invasione di frontalieri e padroncini, andrà a fare media con quella di regioni dove di frontalieri non se ne è mai visto uno.
  • La percentuale dell’8% sarà calcolata in base alle statistiche farlocche della SECO, che non considerano chi non è più iscritto alla disoccupazione (perché non ha, o non ha più, rendite da percepire); in primis quanti sono finiti in assistenza. Le statistiche della SECO sono taroccate con lo scopo preciso di negare la realtà, e di far credere al volgo che gli accordi bilaterali siano una figata pazzesca.
  • L’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non avvantaggia affatto gli svizzeri dal momento che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri. Mentre, come abbiamo visto, i ticinesi in assistenza non sono più iscritti.

La casta se la ride

Che questa invereconda montatura sia una presa per i fondelli dei cittadini – che hanno votato i contingenti e la preferenza indigena e non l’inutile foffa sopra descritta – lo ammette indirettamente anche il Segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. Il buon Mario ha infatti dichiarato che, se l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti fosse stato in vigore nel 2016, le professioni interessate sarebbero state 27 su 383. Ovvero, il 7%! Ora, qualcuno si immagina di frenare l’immigrazione di massa con un inutile obbligo d’annuncio che oltretutto interessa un miserando 7% delle professioni?

E’ evidente che una simile (non)applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio non farà diminuire l’immigrazione in Svizzera di una sola unità! L’élite spalancatrice di frontiere se la ride a bocca larga.

Ennesima dimostrazione (quante ne abbiamo già avute?) che l’unica opzione possibile per salvare il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è l’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone.

Del resto, sembra che i camerieri bernesi dell’UE si stiano impegnando per spingere i cittadini in questa direzione…

Lorenzo Quadri

La grande presa per i fondelli

Miliardi in regalo all’UE, anche KrankenCassis era d’accordo sul maxi-obolo      

Come volevasi dimostrare, i sette camerieri dell’UE stanno prendendo gli svizzerotti per il lato B! La Doris uregiatta, presidenta della Confederella, ha pure incontrato in segreto il presidente “diversamente astemio” della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, in occasione della sua visita in Svizzera. Con loro c’era anche il presidente nazionale del PPDog Gerhard Pfister. Naturalmente i colleghi del governicchio federale non erano informati. Meno che meno ne sapevano qualcosa i presidenti delle commissioni degli esteri del Nazionale e degli Stati, che in genere vengono coinvolti in questi incontri.

Chissà cosa avrà discusso il terzetto tutto uregiatto? Poco ma sicuro, l’ennesima calata di braghe elvetica. Ed infatti, alla notizia della volontà del Consiglio federale di versare il famoso contributo di 1.3 miliardi di Fr all’UE senza alcuna contropartita, il PPD è subito corso a slinguazzare  tale scelta scellerata.

Già lunedì il nuovo ministro degli esteri, ossia l’italo-svizzero  Ignazio KrankenCassis, ha dovuto rispondere ad una serie di domande a proposito degli 1.3 miliardi di coesione (e non: “miliardo di coesione”; la cifra reale è di un terzo più elevata, basta con la presa per i fondelli!).

Difesa ad oltranza

Inutile dire che le risposte consistevano in una difesa ad oltrenza dell’osceno regalo all’UE. Altro che “tasto reset”! Si va avanti con la politica della genuflessione. Per camuffare l’enormità della cifra in ballo, ci si lancia pure in azzardati trucchetti: la somma viene spalmata su 10 anni, ottenendo così 130 milioni all’anno ossia 1,25 Fr al mese per abitante. Ma chi si pensa di prendere per i fondelli con questi calcoletti? 1.3 miliardi rimangono 1.3 miliardi. Ed è inutile tentare di “rimpicciolire” la cifra tramite illusioni ottiche. Prima i camerieri dell’UE in Consiglio federale parlano di “miliardo di coesione” sperando di imboscare i restanti 300 milioni. Poi KrankenCassis tenta di minimizzare spalmando la cifra sul costo mensile pro-capite. Ma intanto le risposte alle domande scottanti non arrivano.

Ad esempio: cosa pensa di ottenere il Consiglio federale versando 1.3 miliardi agli eurobalivi? Non lo dice! E’ chiaro che il “modus operandi” è il seguente: prima si pagano somme stratosferiche, e poi ci si illude che magari i padroni UE, mossi a compassione dal gesto dei loro lacchè svizzerotti, si degnino di concedere qualcosa. “Le aziende esportatrici  beneficeranno del contributo” dichiara il ministro degli esteri binazionale. Guardandosi bene dal dire in che modo e misura questo dovrebbe avvenire. Ed i cittadini svizzeri, quelli a cui si ripete che devono andare in pensione a 70 anni perché “gh’è mia da danée”, che beneficio traggono dal versamento di 1.3 miliardi dei loro franchetti agli eurobalivi?

In più, il Consiglio federale non si sogna di dire cosa ne pensa di una votazione popolare sul nuovo regalo all’UE. Meglio glissare…

Una cosa è chiara

Una cosa però la si è capita. Anche KrankenCassis è favorevole al pagamento di 1.3 miliardi di Fr del contribuente a “Grappino” Juncker in cambio assolutamente di nulla. Tasto reset? Ma quando mai! E non ci si venga a raccontare la ridicola fregnaccia dei contributi di coesione che diminuirebbero l’immigrazione verso la Svizzera dai paesi UE. Abbiamo già pagato miliardi e ci troviamo con un saldo migratorio (arrivi meno partenze) che varia tra le 80 e le 60mila unità. Quando il Consiglio federale, prima della votazione sui bilaterali, aveva promesso che il saldo migratorio sarebbe stato di 10 mila persone. E noi continuiamo a pagare miliardi nell’illusione che la situazione possa migliorare? Ma bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Lorenzo Quadri

Migranti che non si integrano? Via le prestazioni sociali

Caso Emir T.: siamo stufi di fare il paese del Bengodi per islamici radicalizzati!

 

Avanti, facciamo entrare tutta la foffa integralista islamica perché gli svizzerotti (chiusi e xenofobi) devono “aprirsi”!

In quel di St. Margrethen (San Gallo) vive da lungo tempo tale Emir T., 42enne bosniaco balzato agli onori della cronaca (d’Oltralpe) poiché ha sempre rifiutato di integrarsi: vietava alla figlia di partecipare alle lezioni di nuoto oltre ad averla mandata a scuola completamente velata, mentre al figlio aveva proibito di partecipare ai corsi di sci. Inoltre e soprattutto, costui è riuscito a mungere dall’assistenza sociale prestazioni per la bella somma di 300mila Fr!

Hai capito questi migranti economici che “devono entrare tutti”? Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Non si capisce come mai il bosniaco in questione non venga espulso malgrado l’immane debito contratto: che razza di permesso è riuscito a staccare? Ha forse ottenuto lo statuto di domiciliato (C) malgrado fosse a carico dell’assistenza?

Chi ride e chi meno

La notizia, riportata dal Blick nei giorni scorsi, è che a St Margrethen potranno tirare un sospiro di sollievo. Il musulmano renitente ha infatti deciso di traslocare. A St. Margrethen rideranno anche, ma là dove il personaggio andrà a trasferirsi (pare nel Canton Zurigo), invece, si divertiranno assai meno. Già, perché questa foffa che pensa di vivere in casa nostra come se si trovasse in Pakistan ed oltrettutto si mette arrogantemente a carico della socialità finanziata dagli svizzerotti fessi (che poi magari accusa pure di razzismo), mica si sogna di levare le tende e di tornare al natìo paesello! Ma nemmeno per idea! E’ troppo comodo stare qui e farsi mantenere, senza dover muovere un dito!

Solo una multa?

Il governo sangallese, dopo essersi scottato – certamente quello di Emir T. non è un “caso isolato” – presenterà  al Parlamento cantonale una modifica costituzionale che prevede la possibilità di multare chi rifiuta di integrarsi.

Ci pare un po’ poco! Il problema, come hanno rilevato vari esperti (non il Mattino populista e razzista) risiede nel fatto che in Svizzera gli ultimi arrivati si possono mettere a carico del nostro Stato sociale  senza dover fare assolutamente un tubo! E ovvio che, con un simile atteggiamento buonista-coglionista, non solo ci siamo tirati in casa foffa in arrivo dai quattro angoli del globo, ma siamo diventati pure il paese del Bengodi per Jihadisti, che portano qui le loro basi.

Sicché, altro che multe: lo straniero che rifiuta di integrarsi va prima privato delle prestazioni sociali e poi “gentilmente accompagnato” al confine!

Ne abbiamo le scuffie sature di mantenere tutti – compresi estremisti islamici che sono qui a radicalizzare – e poi di venire pure accusati di razzismo!

Lorenzo Quadri

Bilaterali allo sfascio: consenso crollato in un solo anno

I cittadini svizzeri sono sempre più stufi della fallimentare UE e dei suoi Diktat

E intanto i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale regalano 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) agli eurobalivi!

Serpeggia l’orrore tra i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale,  tra la partitocrazia e tra la stampa di regime. L’indice di gradimento, se così si può chiamare, degli accordi bilaterali è in caduta libera. Lo dice un’inchiesta effettuata dall’Istituto di ricerca gfs.bern su incarico del Credit Suisse, resa nota la scorsa settimana. Secondo l’indagine, ad approvare gli accordi con l’UE sarebbe attualmente il 60% della popolazione svizzera, mentre lo scorso anno era l’81%.  Il campione scelto di 1000 persone, assicura l’istituto, è significativo. Il margine d’errore è del 3.2%.

E, in parallelo, cresce il numero di chi è favorevole alla disdetta degli accordi bilaterali, passato nell’arco di un anno dal 19% al 28%.

Un’asfaltatura

Un arretramento di 21 punti percentuali (dall’81% al 60%)  non è certo cosa da poco. E’ una mazzata. Una débâcle. Un’asfaltatura. Una catastrofe. Un altro anno così, ed i sostenitori dei bilaterali si troveranno in minoranza. Se la percentuale fosse riferita ai consensi di un partito politico, sarebbero già state convocate riunioni di crisi. E sui giornali abbonderebbero i titoloni in prima pagina.

Invece, nel caso concreto, sulla notizia si passa all’acqua bassa. Praticamente rasoterra. Se non è ancora censura, ci manca poco.

Pur considerando che un sondaggio rimane un sondaggio e non la verità assoluta, il crollo dei consensi registrato dai bilaterali è immane. Sotto ci deve per forza essere una tendenza reale. E nemmeno si possono invocare i sondaggi farlocchi: visto il committente (Credit Suisse) se l’indagine è stata taroccata, semmai lo è stata in favore degli accordi bilaterali. Non certo contro.

Ritmo vertiginoso

E’ quindi evidente che in tutta la Svizzera e non solo in Ticino il malcontento nei confronti della fallimentare UE cresce a ritmo vertiginoso. Nei confronti della fallimentare UE e dei suoi arroganti Diktat, naturalmente imposti solo alla Svizzera (è l’unica rimasta a calare le braghe). L’arroganza di Bruxelles si è spinta al punto che gli eurofunzionarietti pretendono perfino di azzoppare i nostri diritti popolari.

Costi della salute

Come noto, a causare problemi sono sostanzialmente due accordi bilaterali. Il primo è quello sulla devastante libera circolazione. Che non si “limita” a portarci in casa soppiantamento e dumping salariale e a riempirci di delinquenza d’importazione. Fa anche vari altri danni. Ad esempio: nei giorni scorsi è stata divulgata la previsione del KOF a proposito dell’ennesimo aumento dei costi della salute, che sarà del 4.1% quest’anno. Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, non si dice quanto incide su questi continui salassi il fattore frontiere spalancate. Ovvero, che parte degli aumenti – con conseguente esplosione dei premi di casa malati – è dovuta all’immigrazione incontrollata ed al “devono entrare tutti”. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Il secondo accordo bilaterale capestro è quello sul traffico terrestre. Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger ha infatti svenduto la Svizzera ai balivi di Bruxelles come corridoio di transito Sud-Nord (e viceversa) a basso costo per TIR targati UE. Ciò “grazie” ad una tassa sul traffico pesante irrisoria per i bisonti stranieri. Col risultato che qualsiasi via alternativa all’attraversamento della Svizzera  costa di più (oltre ad essere più lunga).

Cosa ne pensa il “triciclo”?

Il crollo dei consensi dei bilaterali dimostra che i cittadini svizzeri sono sempre meno disposti a farsi fare fessi dalla balla dei “bilaterali indispensabili per l’economia”. La realtà è che si possono benissimo sottoscrivere accordi commerciali (ne abbiamo parecchi con paesi extraeuropei, idem dicasi per la stessa UE) senza alcun obbligo di inserirvi anche la devastante libera circolazione delle persone. Quest’ultima, in qualità di esperimento completamente fallito, va rottamata quanto prima.

Il crollo del consenso pro bilaterali  dovrebbe – assieme ai noti e recenti dati sull’invasione da sud e sull’esplosione dell’assistenza – aprire gli occhi anche al triciclo PLR-PPD-P$. Quello che vorrebbe affossare “Prima i nostri” in Gran Consiglio. Magari anche la partitocrazia di questo sempre meno ridente Cantone, prima di continuare a prendere a pesci in faccia i cittadini – che speriamo se ne ricorderanno in sede elettorale – dovrebbe fare qualche riflessione. Altrimenti i voti per conservare le tanto idolatrate cadreghe li andrà poi a chiedere agli amichetti di Bruxelles…

E il tasto reset?

Il fatto che i bilaterali abbiano perso 21 punti percentuali nei consensi  sull’arco di un solo anno è evidentemente anche un ottimo segnale per la futura iniziativa popolare volta a disdire la libera circolazione delle persone.

Ma intanto il neo ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis nella sua prima uscita pubblica ha già pensato bene di confermare la via bilaterale con l’Unione europea; ovviamente con la sudditanza che ne consegue. A cominciare dallo scandaloso REGALO di 1.3 miliardi di franchetti ai balivi di Bruxelles sottoforma di contribuito di coesione versato a titolo puramente volontario e senza ottenere nulla in cambio! Ma si più essere più pirla di così?

E il famoso tasto “reset”? Come previsto, è stato schiacciato sulle promesse elettorali.

Lorenzo Quadri