Gli svizzeri sono “ostili” o il problema è un altro?

Commissione federale contro il razzismo: e se per una volta la raccontassi giusta?

 

La Commissione federale contro il razzismo (CFR) ci delizia con l’ennesimo rapporto secondo cui  in Svizzera crescerebbe l’ostilità nei confronti dei musulmani. E la colpa, secondo la CFR, sarebbe dei media. Ed in particolare dei social media che “facilitano la diffusione di contenuti ostili”.

Magari il problema sta invece da un’altra parte. Ad esempio nel fatto che gli attentati di terroristi islamici tengono purtroppo banco in Europa un giorno sì e l’altro pure. E se i terroristi sono islamici, la colpa non è dei media, e nemmeno dei social.  L’ostilità forse cresce anche perché, grazie al buonismo-coglionismo imperante, gli islamisti in Svizzera possono fare ciò che vogliono. Da noi infatti non si vieta la vendita del Corano a scopi di radicalizzazione. Non si proibisce alle moschee ed ai centri culturali islamici di beneficiare di finanziamenti esteri che hanno l’obiettivo di foraggiare chi diffonde il radicalismo in casa nostra. Non si distingue, insomma, tra l’islam moderato e quello radicale. Ed inoltre, come ha detto di recente un esperto (non il Mattino razzista e fascista) dalle nostre parti gli estremisti possono facilmente mettersi a carico dello stato sociale pagato dagli svizzerotti. Il quale versa cospicui vitalizi agli ultimi arrivati ad attaccarsi alla mammella pubblica, senza nemmeno pretendere che questi si integrino. Una vera pacchia! Il famigerato imam predicatore d’odio di Nidau si è fatto mantenere per anni ed annorum dal solito sfigato contribuente.  Non ha mai dovuto nemmeno fare lo sforzo di imparare una lingua nazionale: perché tanto a fine mese le prestazioni assistenziali entrano comunque. E  così il signore ha attinto a piene mani dalle casse pubbliche, e nel frattempo ringraziava radicalizzando. Quanti altri migranti economici fanno la stessa cosa (senza necessariamente essere imam)?

E poi ci si stupisce?

Di queste situazioni se ne scoprono con bella (bella si fa per dire) regolarità. E poi ci si stupisce se la gente ne ha piene le scatole e magari sviluppa atteggiamenti ostili? Ma la colpa non è né dei social (che sono solo un veicolo) e nemmeno degli svizzeri “chiusi e gretti”. La colpa è di chi ha tirato troppo la corda creando situazioni insostenibili perché “bisogna aprirsi” e perché “devono entrare tutti”.

Nella vicina Penisola si sono addirittura trovati con un mediatore culturale (sic!) coinvolto nello stupro di branco a Rimini. Costui allegramente dichiarava che lo stupro è brutto solo all’inizio; dopo per la donna diventa piacevole come un rapporto sessuale normale. Questa è la mentalità, la “cultura” di centinaia di migliaia di migranti economici che arrivano in massa in Europa. Sarà bene rendersene conto. E poi i soliti moralisti a senso unico, sempre pronti a strillare al razzismo, si meravigliano se cresce l’ostilità nei confronti dei musulmani?  E come la mettiamo con un altro bel regalo arrivato con l’immigrazione scriteriata da inculture straniere, ovvero il matrimonio forzato, odioso reato per cui cominciano a fioccare condanne anche in Svizzera?

Cosa vuol dire “ostili”?

E cosa intende poi la pregiata CFR per ostilità, o meglio, cosa bisognerebbe fare per non essere ostili? Permettere ai migranti islamici di mantenere  e diffondere in casa nostra usanze contrarie ai principi della nostra società, come vorrebbero fare gli spalancatori di frontiere? Lasciare che gli estremisti musulmani infiltrati in Svizzera obblighino le donne a girare in burqa? O magari rinunciare alle nostre tradizioni, usanze e libertà, piccole o grandi che siano, per adeguarci  alle pretese degli ultimi arrivati? Togliamo i riferimenti alla croce dalle opere liriche, come ha fatto un pirla di direttore artistico in quel di Barcellona, perché non bisogna urtare la sensibilità (?) di nessuno?  Ribattezziamo i “moretti” perché  il nome attuale è manifestamente (?) razzista e coloniale, come sostiene una squinternata ricercatrice specializzata in fastidi grassi?

E come la mettiamo con…

Magari, invece di cambiare le nostre abitudini e i nostri  stili di vita, invece di negare le nostre radici per “non offendere”, sarebbe ora di sbattere fuori da casa nostra, rispettivamente di non far entrare, chi odia e disprezza la nostra società ed arriva da noi solo perché siamo così fessi da mantenerlo. Gli svizzeri sono accoglienti, altro che ostili; ed i tassi di popolazione straniera presenti nel Paese, con percentuali che non hanno paragoni in Europa, lo dimostrano. Ma occorre selezionare tra chi merita ospitalità e chi deve invece trovare la porta sbarrata.

A proposito, Commissione federale contro il razzismo: come la mettiamo con il razzismo importato in Svizzera da immigrati xenofobi, antisemiti e misogini? A quando un bello studio su questo fenomeno? Oppure le accuse di razzismo vengono lanciate a geometria variabile? Vanno usate come armi di ricatto morale contro gli svizzeri per costringerli a far entrare tutti?

Lorenzo Quadri

Basta mungere gli automobilisti: no ai ciofeca-pricing

Berna ci prova, ma per fortuna anche il governo ticinese ha dato preavviso negativo

 

Il Consiglio di Stato non è entusiasta della vignetta elettronica, che Berna vorrebbe invece introdurre. Il modello attuale, dice il governo ticinese, funziona bene e non c’è bisogno di cambiarlo. Specialmente non con un sistema, come quello della vignetta elettronica, che comporterebbe grossi investimenti. Meglio sarebbe pensare semmai ad introdurre delle vignette di breve durata, come esistono in vari paesi europei.

Il primo passo

Il CdS fa bene a prendere questa posizione. E’ infatti evidente che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per l’introduzione del road pricing, del mobility pricing, e di altri ciofeca-pricing che servono a mettere ulteriormente le mani nelle tasche degli automobilisti e, nel contempo, a limitarne ancora di più le libertà.

Road pricing significa rendere a pagamento l’accesso a determinate strade (in particolare dei centri cittadini). Mobility pricing vuol dire far pagare di più chi si muove nelle ore di punta. E questo sia che utilizzi l’automobile sia che si serva dei mezzi pubblici. Perché nelle ore di punta tutte le reti di trasporto sono sovraccariche.

Quindi si penalizza anche chi prende il bus o il treno per andare al lavoro: ma come, non bisognava incentivare?

Tre domandine

A questo punto però qualche domandina vale la pena porsela. Ad esempio: forse che la gente è masochista e quindi fa apposta ad andare in giro quando le strade sono intasate ed i bus ed i treni stracolmi? O magari il problema è che il cittadino “comune” in genere non può scegliere liberamente l’orario di inizio e della fine della giornata lavorativa, ed è dunque per questo che in tanti si trovano in viaggio alla stessa ora? Sicché il mobility pricing serve per tartassare ulteriormente i lavoratori che sono  già costretti a subire i disagi dell’ora di punta perché non hanno alternative?

Seconda domandina: come mai strade e mezzi pubblici sono intasati? Forse perché “siamo qui in troppi”? Per sgravare la viabilità – pubblica o privata che sia – la prima cosa da fare sarebbe dunque limitare l’immigrazione ed il frontalierato. Così come votato dal popolo e come di conseguenza prescritto dalla Costituzione. Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, quelli che vogliono il mobility pricing (area ro$$overde) sono poi gli stessi che  vogliono anche l’immigrazione incontrollata, e la conseguente sovrappopolazione, perché “devono entrare tutti”.

Terza domandina: come si fa a sapere se l’automobilista circola nelle ore di punta o rispettivamente se accede a zone a pagamento? Ovviamente, lo si sorveglia tramite la vignetta elettronica. All’inizio la sorveglianza sarà limitata. Poi si troveranno delle scuse per estenderla sempre di più. Fino a farla diventare totale. Alla faccia della tutela della sfera privata!

I tassatori sbragheranno

Ovviamente, una volta che si potrà sapere dove si trova in qualsiasi momento l’automobilista X, i tassatori potranno sbragare senza alcun limite. Si potranno inventare il sovrapprezzo per chi circola in salita ed inquina di più, quello per chi va in campagna, quello per chi va in città, quello per chi è da solo in auto, eccetera. Una volta creato il giocattolo per mettere le mani nelle tasche degli automobilisti, non ci saranno remore nel farne uso. Che diamine: se si fanno degli investimenti infrastrutturali, bisognerà pur ammortizzarli!

Le trasferibili

La vignetta elettronica avrebbe, è vero, un vantaggio. Essendo legata alla targa, chi ha le “trasferibili” non sarebbe più tenuto a comprare due vignette, come accade ora. Tuttavia, se il prezzo di questo vantaggio è la costruzione di un sistema destinato col tempo, e a colpi di politikamente korretto, a trasformarsi nel grimaldello ideale di chi vuole tartassare e criminalizzare gli “automobilisti cattivi”, forse è meglio – molto meglio! – lasciar perdere.

Corta durata

Quanto alle vignette di corta durata per turisti, pure evocate dal Consiglio di Stato: tale proposta è stata avanzata anche da chi scrive. E’ accaduto in Consiglio nazionale oltre quattro anni fa, quando si dibatteva sulla vignetta a 100 Fr, poi asfaltata in votazione popolare. Naturalmente ai tempi erano tutte balle populiste. Adesso invece perfino il governo ticinese…

Lorenzo Quadri

Assicurazione malattia: avanti con le casse cantonali

La Lega  la chiedeva già nel 2002, ma la partitocrazia nemmeno permise di votare

 

Ogni anno è sempre la stessa storia. A fine settembre, viene annunciata la stangata sui premi di cassa malati per l’anno successivo. Questa volta la ferale (quanto abituale) novella è arrivata mentre la “casta” festeggiava a Bellinzona l’elezione di KrankenCassis in Consiglio federale. Ironia della sorte.

Cambiare sistema

Fatto sta che, a botte di aumenti del 5% ogni anno, il salasso per i cittadini ticinesi si fa sempre più insostenibile. E’ dal 1996 che ci dobbiamo sorbire premi pompati. I rimborsi degli scorsi anni sono stati a dir poco ridicoli; una presa in giro. E malgrado da oltre due decenni paghiamo troppo, ci troviamo pure con gli aumenti superiori alla media nazionale. Non sta né in cielo né in terra!

Se poi pensiamo che abbiamo gli stipendi più bassi della Svizzera, grazie anche alla devastante libera circolazione delle persone e conseguente dumping salariale (quello che dovrebbe essere “solo una percezione”), ecco che le prospettive appaiono decisamente cupe.

Meno “beltrasereni”

Quest’anno, stranamente, i responsabili politici del dossier cassa malati appaiono meno “beltrasereni” del solito. Sia a livello cantonale che a livello federale è stata espressa preoccupazione. Tuttavia, se la preoccupazione non si traduce in qualcosa di un po’ più concreto, se rimane a livello di dichiarazione mediatica per accontentare l’audience e poi nel giro di un paio di giorni è già in dimenticatoio, è evidente che non cambierà mai nulla. E che l’anno prossimo saremo qui a recitare lo stesso identico copione.

Vent’anni di flop

Se in oltre un ventennio il sistema attuale non ha saputo correggere le proprie distorsioni, ma al contrario è peggiorato, la conclusione possibile è una sola: bisogna cambiare sistema, perché quello in vigore non è sanabile. Vent’anni di flop vorranno pur dire qualcosa!  Ci sono in ballo troppi interessi e troppi attori. Ognuno  di essi si fa la propria “cresta” sui costi della salute e il conto finale lo paga il cittadino.

Al momento alcune iniziative bollono in pentola. In particolare due in arrivo dalla Romandia, che chiedono la possibilità di creare casse malati cantonali o regionali, e chiedono anche  che gli aumenti dei premi si limitino all’effettiva evoluzione dei costi sanitari.

Casse cantonali

I cittadini elvetici hanno già bocciato due volte la creazione di una cassa malati unica a livello nazionale. Quanto alle casse cantonali: la Lega oltre quindici anni fa aveva raccolto le firme per crearne una Ticino, ma la partitocrazia – kompagni compresi! – ha impedito alla gente di andare a votare. Un po’ come in Catalogna, ma senza la mobilitazione dell’esercito.

E’ evidente che il tema deve tornare sul tavolo, come chiedono le iniziative romande. Ed è anche evidente che i premi di cassa malati, per tante famiglie diventati la seconda voce di spesa dopo l’affitto, se non addirittura la prima, vanno abbassati. Se del caso in modo artificiale. Anche e soprattutto a chi deve farvi fronte senza alcun aiuto. Questo vuol dire da un lato diminuire attori e costi amministrativi, ma dall’altro poter intervenire anche per ridurre il premio stesso. L’idea, contenuta in un’iniziativa P$$ attualmente allo studio, di plafonare i premi di cassa malati ad al massimo il 10% del reddito disponibile dell’assicurato non è sbagliata. Ma come si copre il resto? Chiaramente non mettendo ancora una volta le mani nelle tasche del contribuente; e nemmeno mettendole in quelle dei datori di lavoro nello stile della “riformetta” fisco-sociale appena presentata dal Consiglio di Stato.

Meno soldi all’estero

Bisogna avere finalmente il coraggio di regalare meno miliardi all’estero, di spendere meno per i finti rifugiati e per gli immigrati nello stato sociale  e di dirottare risorse a vantaggio dei cittadini svizzeri. Non sta né in cielo né in terra che un paese “ricco” come il nostro aiuti  tutti lasciando per ultimi i “suoi”.

Altro borsello a cui si può attingere per ridurre i premi di cassa malati sono gli utili della Banca nazionale.

Certamente occorre essere creativi , ed anche un po’ elastici. Perché con i “sa po’ mia” non si è mai risolto alcun problema!

Serve creatività

Sta di fatto che da un lato ci sono premi di assicurazione malattia che gravano su troppi cittadini in modo sempre più insostenibile, dall’altro risorse che vengono dilapidate nel posto sbagliato. Bisogna quindi riorientare la spesa senza aumentarla. E senza perdersi in troppi cavilli, dato che con quelli non si va da nessuna parte. Come non si va da nessuna parte “limitandosi all’invettiva” (come recita una famosa canzone) quando vengono annunciati gli aumenti di premio per poi rassegnarsi nel giro di 48 ore e lasciare le cose come stanno. Altrimenti va a finire come in un’altra canzone sempre dello stesso autore: “Lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”.

Lorenzo Quadri

 

Questa ci mancava: arriva il mensile per frontalieri

 La nuova pubblicazione spiegherà come meglio sfruttare gli svizzerotti fessi?

 

Dunque gli amici a sud si sono inventati un nuovo giornale gratuito, appositamente pensato per i frontalieri. Si tratta nel concreto di un mensile, intitolato “Il Frontaliere”. Il primo numero è stato distribuito negli scorsi giorni ai valichi. La tiratura è di 22mila copie: considerando che i frontalieri che entrano in Ticino sono 65’500 e che arrivano uno per macchina, forse ce ne volevano di più…

Titolo eloquente

Il direttore del periodico, intervistato dal Corriere di Como, precisa che il nuovo gratuito vuole fornire un sostegno normativo, fiscale e di costante aggiornamento informativo ai frontalieri. E aggiunge: “In alcuni casi poi, soprattutto in Svizzera, la categoria è sottoposta ad attacchi feroci da parte di alcune forze politiche, che ormai da anni hanno avviato campagne sistematiche contro i frontalieri”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Già da simili dichiarazioni non esattamente obiettive ed equanimi ben si capisce che si tratta di un foglio tendenzioso ed antisvizzero. La prima pagina del numero d’esordio è assai eloquente. Essa è infatti occupata dal seguente titolo: “Senza i frontalieri Ticino in difficoltà”.

E dàgli con ‘sta fetecchiata, ormai diventata il ritornello preferito degli spalancatori di frontiere! E perché non dimostrare maggiore onestà e dire invece: con 30mila frontalieri invece di 65’500 il Ticino starebbe molto, ma molto meglio di adesso?

Privilegi fiscali

E, se i responsabili del nuovo periodico volevano essere obiettivi (ma evidentemente non lo volevano), come mai non hanno titolato: “Senza il Ticino, per almeno 250mila persone della fascia di confine (frontalieri ed i loro familiari) niente pagnotta sul tavolo”?

E perché non ricordare, già che siamo in tema, che i frontalieri sono dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia?

E dàgli con il casellario…

Indecente, poi, che si continui ad insistere sulla fregnaccia del casellario giudiziale accusato di costituire una “discriminazione”. Evidentemente il vocabolo “discriminazione” è trendy, sicché lo si piazza ovunque come il prezzemolo.

Vi sentite discriminati dalla richiesta del casellario? Non venite in Ticino. Fine della trasmissione.
Non si vede poi perché i frontalieri dovrebbero sentirsi discriminati dal casellario. Esso viene richiesto a tutti quanti domandano un permesso B o G in Ticino, non solo agli italiani e non solo ai frontalieri, e serve a tutelare la sicurezza del paese. Noi ticinesi dobbiamo presentarlo per candidarci ad un qualsiasi impiego. E perfino il Consolato d’Italia (!) chiede di esibirlo, unitamente al certificato dei carichi pendenti, a chi aspira a lavorare lì.

E nemmeno si vede perché i ticinesi  dovrebbero continuare a tollerare le prese per i fondelli dei governanti italici (ultimo esempio: l’inutile visita del ministro plurivoltamarsina Angelino Alfano) o le shitstorm (=tempeste di cacca) anti-elvetiche di politicanti della vicina Penisola in fregola perpetua di visibilità mediatica. Vedi la pantomima sulla chiusura notturna dei valichi secondari.

Il fondato sospetto

Se questo è l’orientamento del nuovo foglio gratuito per frontalieri (vedremo quanto durerà…), comincia già col piede sbagliato.
E c’è anzi il fondato sospetto che servirà al massimo a spiegare ai frontalieri:
– come meglio approfittare del territorio ticinese (ovviamente: entrando in 65’500 al giorno uno per macchina) senza lasciarvi nemmeno un centesimo;
– come sfruttare a proprio vantaggio le leggi dei ticinesotti (che tanto “sono fessi e non si accorgono di niente”); e
– come ottimizzare fiscalmente.

“Feroci campagne”?

Se qualcuno crede poi che simili pubblicazioni serviranno a migliorare l’immagine e l’accettazione dei frontalieri in Ticino, forse ha fatto male i conti. Ma probabilmente l’obiettivo è ben diverso.
Quanto alla scempiaggine delle “feroci campagne” antifrontalieri (sottointeso: ad opera di formazioni politiche populiste e razziste):

1) se ogni giorno entrassero nel Comasco e nel Varesotto 65’500 lavoratori ticinesi di cui almeno la metà non risponde ad alcuna necessità dell’economia locale, il Belpaese avrebbe già mandato i carri armati al confine;

2) come si dice dalle parti dei promotori della nuova pubblicazione: “andate a Baggio a suonare l’organo”.

Lorenzo Quadri

L’italica presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Fiscalità dei frontalieri: nuova figura “marròn” del quasi ex ministro Burkhaltèèèr

 

Il quasi ex ministro degli esteri liblab Didier Burkhaltèèèr ha  voluto concludere la propria carriera in quel di Lugano con un’ultima figura da boccalone, rimediata al “forum per il dialogo tra Svizzera ed italia”. Il buon Didier si è fatto di nuovo infinocchiare, questa volta dal suo collega ministro degli esteri Angelino Alfano, voltamarsina seriale, uno dei peggiori esponenti della casta politicante della vicina Repubblica.

Forum o buco (nell’acqua)?

C’è poi da chiedersi a cosa serva un Forum per il dialogo Svizzera–Italia quando il dialogo in questione si riduce ad uno sconcertante blabla del tutto improduttivo. Un blabla dove, va da sé, l’interlocutore svizzerotto si  beve con la massima goduria tutto quanto raccontato dall’italico parolaio. Forum o non Forum, con il Belpaese non se ne viene ad una, e questo per un motivo molto semplice. Gli svizzerotti fanno i compiti: il che in genere si traduce in cedimenti su tutta la linea per “dare l’esempio”, immaginando (?) che l’esempio verrà seguito. Gli italiani invece se ne sbattono e perseguono unicamente i propri interessi, alla faccia degli impegni presi. Logico che gli “intreghi” bernesi restino sempre turlupinati.

Per le banche…

Oltre all’ormai arcinota questione dell’accordo fiscale sui frontalieri, che mai vedrà la luce, c’è anche quella meno nota, ma non per questo irrilevante, dell’accesso al Belpaese per gli operatori finanziari elvetici. Come sappiamo, grazie alla catastrofica ex ministra del  5% Widmer Schlumpf, la Svizzera ha calato le braghe sul segreto bancario, senza ottenere nulla in cambio.  Intanto nel 2019 comincerà a trasmettere dati bancari a  go-go, anche e soprattutto all’Italia. Ma quando si tratta della possibilità per le banche svizzere di offrire servizi nel Belpaese, possibilità prevista dalla road map, ecco che da Roma arriva perentorio il njet. Se vogliono lavorare nella Penisola, le banche “svissere” devono aprire una filiale lì e quindi spostarvi i posti di lavoro. Il che significa: cancellare impieghi in Ticino e crearne al di là della ramina (ovviamente assumendo italiani). Non risulta, ma forse ci siamo persi qualche puntata, che l’Associazione ticinese degli impiegati di banca abbia fatto cip al proposito. Probabilmente il segretariato era in altre (autopromozionali) faccende affaccendato.

Campa cavallo

Nell’ambito dell’inutile incontro di lunedì, Burkhaltèèèr ha avuto la bella idea di uscirsene giulivo a dichiarare che la firma dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri sarà cosa fatta entro la fine dell’anno. Certo, come no! Campa cavallo che l’erba cresce! E’ piuttosto sconcertante che il quasi ex ministro non solo si faccia prendere per i fondelli, ma ci tenga poi ad ostentare urbis et orbis la propria credulità. Chissà, forse prima di lasciare la carica si è messo in testa di soffiare il boccalone d’oro al collega “Leider” Ammann, che nelle scorse settimane è riuscito addirittura a farsi infinocchiare da tale ministro Carlo Calenda, uno che nemmeno in Italia hanno mai sentito nominare.

“Nemmeno in agenda”

Ed infatti un paio d’ore dopo che il buon Didier se ne usciva con la barzelletta degli accordi sottoscritti entro fine anno, ecco che già fioccavano le smentite. Sia parte dello stesso Alfano che anche di Lamberto Dini (ma è ancora in circolazione costui?) il quale ha precisato che gli accordi con la Svizzera non sono affatto una priorità della Penisola, la quale deve pensare alla legge elettorale. Traduzione: dagli svizzerotti fessi abbiamo già ottenuto tutto quello che ci interessava,  non c’è quindi alcun motivo per fare delle concessioni, ed inoltre la priorità sono le CADREGHE. Morale: “l’accordo sui frontalieri non è nemmeno nell’agenda del governo Gentiloni”. Palazzo Chigi dixit. Prendere su e portare a casa.

Il peggio

Ma il peggio della catastrofica performance luganese di Burkhaltèèèr non è l’incredibile sfoggio di dabbenaggine. Non è  nemmeno la fotografia che lo immortala assieme ad Alfano mentre sghignazza scioccamente (per la serie: ridi ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi).

Il peggio è la dichiarazione seguente: “La decisione coraggiosa (!) del governo ticinese  sul casellario giudiziale ed il progetto di ordinanza federale relativo alla messa in pratica dell’articolo costituzionale sull’immigrazione di massa rispondono alle preoccupazioni italiani”.  

Il “coraggio” secondo Didier

Ah bene. La partitocrazia iscariota PLR-PPD-P$$ cancella una votazione popolare e Burkhaltèèèr, nella sua pochezza, va in giro a vantarsene. La maggioranza, sempre PLR-PPD-P$$, del governicchio ticinese si dice pronta a rottamare la richiesta del casellario giudiziale, che ha permesso di evitare che nel nostro Cantone si trasferissero centinaia di pericolosi delinquenti; e il Didier straparla di “decisione coraggiosa”. Certo, ci vuole un bel coraggio per compiere scelte del genere, clamorosamente contrarie agli interessi del Cantone che si è stati eletti per governare, e poi mettere ancora fuori la faccia. E ci vuole anche un bel coraggio per raccontare bestialità come quelle del Didier.

L’amico Angelino

In sostanza, il Forum per il dialogo tra Svizzera ed Italia  è servito solo ad intasare la viabilità luganese, già sinistrata dal PVP, con le auto blu del siculo ministro e del suo seguito di bodyguard, nani e ballerine. Sui dossier aperti tra i due paesi non si avanza di un millimetro. Ma il buon Burkhaltèèèr si fa ritrarre mentre se la ride a bocca larga ammiccando all’amico Angelino da Agrigento. Proprio vero che chi si accontenta gode.

Lorenzo Quadri

Il fratello dell’assassino al centro asilanti di Chiasso!

Ecco cosa ci mettiamo in casa grazie alla politica del “devono entrare tutti”

 

Come volevasi dimostrare! Grazie alla sciagurata politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti”, in Svizzera “entra” effettivamente tutta la foffa. Ed infatti, chi ti ritrovi nel centro per finti rifugiati di Chiasso? Nientemeno che il fratello del terrorista islamico di Marsiglia; quello che la scorsa settimana ha accoltellato due ragazze ventenni in stazione al grido di Allah Akbar! E ad accompagnare il fratello, c’era pure la gentil consorte.

Ricordiamo che…

Ricordiamo che la Svizzera non si ostina solo ad applicare pedissequamente i fallimentari accordi di Schengen – ovvero: niente controlli sul confine – quando invece perfino gli eurobalivi hanno detto che sospenderli per tre anni “sa po’”. Non sarebbe abbastanza. Gli svizzerotti rinunciano anche ai rimpatri-Dublino in Ungheria. Questo perché, secondo l’ultima sentenza buonista-coglionista del Tribunale amministrativo federale, gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nel concedere l’accesso alle procedure d’asilo.  In più, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, la Svizzera è al secondo posto, dopo la Germania (che però è “leggermente” più grande di noi, appena 10 volte di più) nel mettersi in casa finti rifugiati di spettanza del Belpaese nell’ambito dei piani di ricollocamento. Senza contare che la Germania ci rimanda indietro migranti economici a go-go.

Cosa dicevano i politikamente korretti?

Quindi il fratello del terrorista islamico di Marsiglia Ahmed Hannaci, ossia Anour Hannaci, era arrivato tranquillamente in quel di Chiasso grazie alle frontiere spalancate. A proposito: cosa dicevano i politikamente korretti sul killer di Marsiglia? Non doveva essere l’ennesimo “pazzo”, radicalizzato d’accordo, ma un semplice squilibrato mentale per cui il terrorismo non c’entra e non è colpa dell’islam se il delinquente in questione è matto? Cosa ama ripetere la kompagna Sommaruga? Che l’islam è una religione come il cristianesimo e l’ebraismo, ma proprio uguale-uguale, e quindi gli svizzerotti gretti e razzisti non devono sognarsi di “discriminarla” con  regole speciali, ma magari dovrebbero pure farla diventare religione ufficiale?

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, la rete di terrore islamico dietro Hannaci c’era eccome. Infatti sono stati assicurati alla giustizia svariati suoi familiari. Tanto per non farsi mancare niente, si scopre pure che il fratello arrestato a Chiasso, almeno a detta delle testimonianze raccolte in questi giorni dalla stampa, sarebbe un soggetto ancora peggiore del fratello pluriassassino. “Sarei rimasta meno stupita se a uccidere quelle persone fosse stato Anour e non Ahmend” ha dichiarato una donna. E questo brav’uomo, questa “risorsa da integrare”,  si trovava nel centro asilanti di Chiasso.

Domandina

Domandina facile facile alla kompagna Sommaruga. Se lo stinco di santo di cui sopra avesse avuto la bella idea di ripetere in quel di Chiasso l’impresa del fratellino, accoltellando alcune malcapitate che – come le due ragazze di Marsiglia – avevano la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, chi si sarebbe assunto la responsabilità? La Simonetta?

Parola di esperto

Ricordiamo inoltre le parole dell’esperto di islam radicale Thomas Kessler: la Svizzera sta diventando il paese del Bengodi per i jihadisti perché l’accesso alle nostre prestazioni sociali è troppo facile. Il migrante economico le ottiene senza dover compiere alcuno sforzo d’integrazione. Tutti vogliono arrivare in Svizzera e c’è chi ci riesce, come il fratello del terrorista di Marsiglia. E i delinquenti mica arrivano solo da sud. L’intelligence tedesca stima che in Germania ci siano 1800 islamisti pericolosi.

Intanto la $inistruccia…

E intanto la nostrana (nostrana si fa per dire, visto il numero debordante di doppi passaporti e di neo-svizzeri) $inistruccia organizza le manifestazioni flop a Bellinzona perché vuole che gli svizzerotti facciano entrare sempre più finti rifugiati. E naturalmente i residui del femminismo ro$$o non si rendono nemmeno conto – palesemente, il rincoglionimento da multikulti è diventato totale – che le prime ad essere minacciate dall’immigrazione islamica incontrollata sono proprio le donne. Se poi pensiamo che ci sono future deputate a Berna come la verde-anguria (verde fuori ma ro$$a, ro$$i$$ima dentro) Irène Kälin che vogliono rendere l’islam religione ufficiale, ci rendiamo conto che siamo davvero immersi nella palta profonda.

Lorenzo Quadri

Dalla parte del poliziotto e del diritto a difendersi

Sangue a Brissago: come previsto, c’è chi tenta di voltare le carte in tavola

 

Appena una settimana fa a Brissago, in un edificio che alloggia asilanti, si è verificato un grave fatto di sangue. Una lite ha reso necessario l’intervento della polizia cantonale. Un agente arrivato sul posto, accompagnato da due richiedenti l’asilo, è stato aggredito da un terzo asilante, un cittadino dello Sri Lanka, armato di due (!) coltelli. Per difendere se stesso e gli altri due uomini, l’agente ha dovuto aprire il fuoco sull’aggressore, che è morto poco dopo.

Chi sfrutta l’occasione

Nei confronti del poliziotto, che di certo non si trova a vivere una situazione facile, sono giunti vari messaggi di solidarietà. Compresa quella del comandante della Cantonale Matteo Cocchi e del direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Per fortuna. Perché – come c’era da attendersi – qualcuno (i soliti noti) ha voluto mettere in discussione l’operato dell’agente. Sfruttando, oltretutto, il fatto che l’aggressore rimasto ucciso fosse un sedicente rifugiato (si spieghi infatti da quale guerra sarebbe in fuga un migrante dello Sri Lanka). E quindi vai con gli autoerotismi cerebrali sulla “proporzionalità dell’intervento”. Vai col “morto di polizia”, come titolava il Caffè della Peppina  a tutta prima pagina. Vai con le censure politikamente korrette  ai beceri razzisti che hanno osato esprimere solidarietà al poliziotto “senza sapere esattamente come sono andate le cose”.

Obiettivo dell’esercizio: sdoganare la teoria della polizia razzista di un Cantone razzista che apre il fuoco “in scioltezza” su un asilante, proprio perché  è un asilante.

Teorie patetiche

Queste tesi sono patetiche. Quello che si sa dei fatti di Brissago basta abbondantemente per schierarsi dalla parte del poliziotto. L’aggressore si è lanciato su di lui e sui due uomini che lo accompagnavano armato non di uno, ma di due coltelli. Cosa avrebbe dovuto fare l’agente, lasciare che lo srilankese accoltellasse tutti e tre? Magari ai soliti moralisti a senso unico andrebbe ricordato che il poliziotto ha sparato per proteggere, oltre a se stesso, altri due uomini. Pure loro, guarda caso, richiedenti l’asilo. Se l’agente non avesse reagito prontamente, è fin troppo facile prevedere cosa avrebbero strillato i multikulti: le forze dell’ordine stanno a guardare mentre due asilanti vengono accoltellati!

Obbligo di non difendersi?

Il diritto a respingere un’aggressione è un diritto naturale ed è anche garantito dalla legge (articoli 15 e 16 del Codice penale svizzero). Il buonismo-coglionismo-garantismo  imperante tenta però di imporre un obbligo morale di non difendersi. L’aggredito ha paura di farlo, perché sa bene che poi rischia di finire lui sul banco degli imputati, accusato di eccesso di legittima difesa. E sa altrettanto bene che in questo paese i criminali godono della massima tutela. A partire dagli avvocati pagati dal solito sfigato contribuente: il Cantone spende ogni anno una paccata di milioni per la difesa d’ufficio di delinquenti stranieri.

Regalo ai criminali

Poiché secondo i buonisti-coglionisti la legittima difesa non esiste dal momento che ogni forma di difesa è illegittima o comunque immorale, allora rendiamoci del tutto inermi. Facciamoci accoltellare, sparare, eccetera, senza reagire. Oltretutto, coltivando ed imponendo “de facto” questo tipo di mentalità, si fa l’ennesimo regalo ai delinquenti; come se non gliene avessimo già fatti in abbondanza. Deleghiamo in tutto e per tutto la nostra sicurezza alla polizia. Come se quest’ultima fosse onnipresente ed onnisciente. Come se ogni cittadino fosse accompagnato dalla culla alla tomba da un bodyguard. Magari qualcuno dovrebbe ricordarsi che la vittima di un’aggressione non di rado si trova da sola davanti al suo assalitore. La polizia non si materializza d’incanto al suo fianco per difenderla. Da sola deve decidere cosa fare. E deve deciderlo in un tempo infinitesimale. La polizia arriva semmai a crimine ormai commesso, per tentare di assicurare alla giustizia gli autori. Non prima.

Mettere in dubbio che un agente – o chiunque altro – sia legittimato a sparare ad un uomo che lo aggredisce armato di due coltelli significa negare il diritto a difendersi. Sfruttare il fatto che l’aggressore fosse un asilante per accusare più o meno velatamente di razzismo la polizia – e di conseguenza l’odiato leghista a capo del Dipartimento delle istituzioni – è di uno squallore che sconfina nel patetico.

Il CdS cade nel trappolone

Peccato però che lo stesso Consiglio di Stato cada poi a corpo morto nel trappolone del pensiero unico buonista-coglionista. Perché il messaggio con cui propone di respingere l’iniziativa popolare “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa” è un’autentica ciofeca “mainstream”. Una sfilza di banalità politikamente korrette il cui livello è  sotto il rasoterra. Ma su questo avremo modo di tornare nelle prossime settimane.

Lorenzo Quadri

Il picchiatore straniero? Ce lo teniamo in casa!

I legulei del Tribunale cantonale zurighese cancellano la volontà popolare 

E tutto, naturalmente, per calare le braghe davanti alla deleteria libera circolazione delle persone, che serve solo a riempirci di foffa! Avanti con l’iniziativa per abolirla!

Nuova vergognosa calata di braghe davanti alla fallimentare libera circolazione delle persone. A vantaggio, ma guarda un po’, di un delinquente straniero. Un picchiatore di 27 anni, cittadino tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?), condannato a otto mesi con la condizionale, non sarà espulso dalla Svizzera. E questo malgrado l’aggressione figuri sulla lista dei reati per cui, a norma di legge, è prevista l’espulsione. Infatti i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale cantonale zurighese hanno scandalosamente deciso che la fallimentare libera circolazione delle persone prevale sul diritto svizzero. Lo hanno fatto annullando la sentenza di prima istanza del Tribunale distrettuale di Winterthur, il quale aveva invece deciso per l’espulsione del picchiatore tedesco.

Ora, visto che anche quelli di Winterthur sono dei giudici e quindi si suppone che conoscano le leggi altrettanto bene dei loro colleghi del tribunale cantonale, come mai i primi hanno deciso che espellere dalla svizzera il delinquente straniero “sa po’” mentre a Zurigo dicono che invece “sa po’ mia”?

E qui arriva il bello, o meglio arriva lo scandaloso. Infatti gli stessi giudici di seconda istanza, come rileva il Blick, ammettono che “il caso può prestarsi a valutazioni giuridiche contrastanti”.

Ah bene! E tra le “valutazioni giuridiche contrastanti”, quale  ti vanno a scegliere questi legulei del piffero? Ma naturalmente quella contraria alla volontà popolare e favorevole alla deleteria libera circolazione delle persone! Traduzione: qui ci sono dei giudici che fanno apposta a prendere a pesci in faccia la legge svizzera, ad azzerare la volontà popolare, e a calare le braghe davanti alla libera circolazione delle persone. Quando si potrebbe benissimo fare altro: sono loro stessi ad ammetterlo! Vergogna! Ed intanto tutta la pletora di delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” alla politica delle frontiere spalancate se la ride a bocca larga.

Via la libera circolazione

Questo scandalo zurighese dimostra che è ora di cominciare a lasciare a casa un po’ di giudici camerieri dell’UE,  e ovviamente conferma l’urgenza di far SALTARE la libera circolazione delle persone. La quale, come ben palesa la vicenda del picchiatore tedesco che continuerà bellamente a vivere in Svizzera alla faccia nostra, non serve affatto, come blatera la partitocrazia PLR-PPD-P$$, a far arrivare nel nostro paese la forza lavoro necessaria all’economia. Balle solenni! La libera circolazione serve a “far entrare tutti”, e addirittura a far restare tutti. Quindi, la libera circolazione serve a riempirci di foffa straniera che poi non possiamo più espellere! Ed eccone l’ennesima dimostrazione!

Lorenzo Quadri

 

Svizzera sulla black list UE? Provateci…

 

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere! Adesso circola voce che la Svizzera potrebbe finire sulla black list degli eurofalliti (uhhh, che pagüüüraaaa!) a seguito della bocciatura della Riforma III delle imprese.  La lista nera UE verrà allestita il prossimo 5 dicembre alla riunione dell’Ecofin, ossia dei ministri delle finanze della (Dis)unione europea. Vi figureranno i paesi non cooperativi in ambito fiscale. Da indiscrezioni in arrivo dal Belpaese (ma smentite da Berna) la Svizzera sarebbe destinata ad avere un posto nell’elenco.

Calando le braghe…

Evviva! Ecco qua l’ennesimo strabiliante successo della politica della calata di braghe compulsiva davanti ad ogni cip degli eurobalivi. Ecco cosa ci si guadagna a versare senza uno straccio di motivo miliardi di coesione agli eurofalliti (ed il “magic duo” liblab Burkhaltèèèr e Leider Ammann vorrebbe versarne ancora). Ecco cosa ci si guadagna a smantellare il segreto bancario  senza alcuna contropartita. Ecco cosa ci si guadagna a tradire i cittadini sul “maledetto voto” del 9 febbraio per inginocchiarsi all’UE e mantenere le frontiere spalancate. Ecco cosa ci si guadagna a permettere agli eurofalliti di comandare in casa nostra (l’invereconda genuflessione del consiglio federale al diktat di Bruxelles sulle armi è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo). Ecco cosa ci si guadagna a gettare il proprio Paese in pasto al dumping salariale, alla sostituzione di lavoratori locali con stranieri, alla delinquenza d’importazione, tutto  per accontentare il padrone europeo. Ecco cosa ci si guadagna a riempirsi di finti rifugiati (quanti gli integralisti islamici?) che non ci spettano perché “bisogna dare l’esempio” nell’aderire ai programmi di ricollocamento dell’UE.

Dobbiamo continuare? La situazione è chiara anche al Gigi di Viganello. Invece di mandare gli eurobalivi affanbagno, i camerieri bernesi di Bruxelles continuano ad obbedire come soldatini.  L’UE, per tutto ringraziamento, tratta la Svizzera come una pezza da piedi. E la partitocrazia lascia fare!

Attendiamo al varco

Se la Svizzera sarà o no inserita  nelle black list degli eurofalliti, lo sapremo solo ad inizio dicembre. Questi $ignori dell’Ecofin non hanno che da attuare tale insano proposito, che poi ci divertiamo noi. Il nuovo ministro degli Esteri KrankenCassis dovrà dire: ci mettete sulle black list? Allora noi non vi trasmettiamo neanche uno straccio di informazione bancaria, applichiamo la preferenza indigena votata dal popolo, buttiamo all’aria la libera circolazione delle persone e – già che ci siamo – anche il fallimentare accordo bilaterale sui trasporti terrestri, ripristiniamo  i controlli sistematici ai confini, non vi versiamo nemmeno un centesimo di contributo di coesione, non facciamo più entrare neanche un finto rifugiato, espelliamo tutti i delinquenti stranieri dal primo all’ultimo e facciamo una bella alleanza con i paesi del blocco Visegrad ai quali, con tutta probabilità, andrà prossimamente ad aggiungersi l’Austria. Poi vediamo se qualcuno non scende a più miti consigli.

Inutile dire che attendiamo al varco il nuovo direttore del DFAE ed il suo famoso tasto “reset”!

Lorenzo Quadri

“Quasi residenti”: i camerieri dell’UE ci fregano di nuovo!

Berna prepara l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri. Il conto? Ai ticinesi!

Come da copione ecco che arriva una nuova legnata al Ticino. Si tratta dell’ultimo disastro dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, eletta dai kompagni e dagli uregiatti per scalzare l’odiato Blocher.

Alla ministra del 5% – e ad suoi galoppini P$$ e PPD che l’hanno prima piazzata in Consiglio federale per quattro anni, e  che poi l’hanno confermata per un altro quadriennio – dobbiamo, come noto, l’azzoppamento della piazza finanziaria ticinese. Sempre a lei dobbiamo anni di prese per i fondelli nelle trattative con il Belpaese. Ricordiamoci che la signora nel giugno 2014 promise il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri “entro pochi mesi”.  E promise pure ritorsioni nei confronti della Penisola in caso di reticenza. Abbiamo visto come è andata a finire.

Tassazione ordinaria

Adesso si arriva al dunque su un altro capitolo: la famosa tassazione ordinaria dei frontalieri. Traduzione: chi consegue il 90% del proprio reddito in Svizzera è considerato un quasi residente. Dunque (?) deve poter beneficiare delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo significa che i 65’500 frontalieri che entrano tutti i giorni in questo sempre meno ridente Cantone (naturalmente uno per macchina) potranno chiedere le stesse deduzioni dei ticinesi. L’ordinanza in questo senso, partorita ai tempi di Widmer Schlumpf, è stata posta in consultazione nei giorni scorsi.

Sfoggio di masochismo

Al momento, nessuno è in grado di cifrare in modo esatto le conseguenze per il Ticino di questa bella pensata. Ma non ci vuole il mago Otelma per prevedere che essa comporterà meno entrate per l’erario cantonale (a seguito delle deduzioni) accoppiate alla necessità di assumere più tassatori per – appunto – calcolare le deduzioni dei frontalieri.

Più spese per incassare meno soldi! Un’operazione in pura perdita; un esercizio di puro masochismo. E perché la Confederazione la propone? Il motivo è sempre lo stesso: l’abitudine compulsiva alla calata di braghe davanti all’Unione europea. Addirittura a titolo preventivo.

Chi è discriminato?

Dietro a tutto sta infatti una sentenza del Tribunale federale del gennaio 2010, in cui si stabilisce che i quasi residenti, quindi i frontalieri, hanno diritto alle stesse deduzioni delle persone tassate in Svizzera in via ordinaria. Altrimenti è discriminazione.

E dàgli con questa fetecchiata della “discriminazione” che evidentemente preoccupa solo noi svizzerotti! Nell’UE, per contro, se ne fanno un baffo. Ed in particolare nella vicina Penisola. Inoltre, si potrebbe parlare di discriminazione se ci fossero situazioni uguali trattate in mode diverso. Ma la situazione dei ticinesi e quella dei frontalieri non sono uguali proprio per nulla, come ha ormai capito anche “quello che mena il gesso”. I frontalieri non devono far fronte al costo della vita in Svizzera (a partire dai premi di cassa malati); di conseguenza, non si vede perché dovrebbero beneficiare delle deduzioni fiscali che sono pensate per chi vive da noi. Già non sta né in cielo né in terra che ricevano gli assegni per i figli come i lavoratori elvetici, malgrado i figli dei frontalieri risiedano oltre confine. Adesso vogliamo aggiungerci anche le deduzioni?

Da notare che anche  l’Italia prevede gli assegni per i figli. Però, ma tu guarda i casi della vita, ammontano ad un decimo di quelli elvetici. Ma visto che i figli dei frontalieri vivono nella vicina Repubblica, perché mai non dovrebbero ricevere gli stessi assegni che spettano ai pargoli di chi vive e lavora in Italia?

Oltre sette anni e mezzo!

Inoltre: la sentenza del Tribunale federale sulle deduzioni fiscali dei frontalieri con cui i burocrati bernesi si riempiono la bocca è di inizio 2010. Oltre sette anni e mezzo fa. Nel frattempo, non è successo proprio nulla! Nessuno è più venuto a pretendere che gli svizzerotti si adeguassero. Di conseguenza, non c’era alcuna necessità di agire. Si poteva benissimo lasciare le cose come stavano. Invece, per l’ennesima volta, qualche strapagato funzionario ha pensato “bene” di fare il primo della classe. Tanto il prezzo lo pagano i ticinesi, per cui chissenefrega!

Sicché prossimamente, con la cavolata dei “quasi-residenti”, arriverà l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri pagato da noi sottoforma di maggiori spese amministrative e di perdita di gettito. I frontalieri, che sono fiscalmente privilegiati rispetto agli italiani che lavorano in Italia, dovrebbero semmai pagare più tasse. Gli scienziati bernesi, invece, vogliono fargliene pagare ancora meno!

Applausi a scena aperta per i camerieri dell’UE!

Disoccupazione

E nel frattempo ancora nulla si sa sulla vertenza della disoccupazione dei frontalieri. I balivi di Bruxelles vorrebbero ribaltarne i costi dal paese di residenza a quello in cui il frontaliere aveva l’ultimo lavoro. Immaginiamoci le conseguenze per la Svizzera ed il Ticino di un simile cambiamento di paradigma. L’ennesima calata di braghe federale a nostro danno ci attende?

Lorenzo Quadri