I finti rifugiati si dichiarano gay per non venire espulsi

In Germania ed Italia va per la maggiore un nuovo escamotage, pare suggerito dall’UNHCR

 

Poco ma sicuro che la stessa cosa accade anche nella Svizzera paese del Bengodi per i migranti economici

Che la Svizzera sia il Paese del Bengodi per migranti economici che non scappano da nessuna guerra, non lo scopriamo oggi. Con l’arrivo della liblab Karin Keller Sutter (KKS), che ha sostituito la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga alla testa del Dipartimento federale di Giustizia, la musica non è cambiata. Il malandazzo prosegue. I finti rifugiati vengono infatti autorizzati a trascorrere le vacanze in patria. Proprio in quella patria in cui sostengono di essere perseguitati.

Vacanze in patria

Lo scorso dicembre il parlamento federale, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, decise che i rifugiati non devono poter rientrare al natìo paesello: del resto, se lo fanno, dimostrano di non essere perseguitati.  Capita però che il Dipartimento “KKS”, come segnalato su queste colonne le scorse settimane, tramite ordinanza abbia pensato bene di prevedere una sfilza di eccezioni al divieto. Non solo per motivi gravi (come parenti stretti in punto di morte) ma anche per questioni assai più frivole: ad esempio matrimoni di parenti. Con la possibilità di restare nel paese d’origine fino ad un mese.

Diteci voi se tornare per un mese in patria adducendo la scusa di un matrimonio non significa ad andarci in vacanza!

La Germania espelle

Nel frattempo, anche la Germania del “devono entrare tutti” ha pensato bene di cominciare con i rimpatri di profughi farlocchi, naturalmente passando l’acqua bassa. In media nei primi mesi dell’anno corrente ha rimandato a casa loro 60 migranti al giorno. In questa operazione è però emerso un ostacolo molto particolare: sempre più finti rifugiati si dichiarano omosessuali per non essere espulsi, asserendo di provenire da paesi in cui i gay sono perseguitati.

Il nuovo trucchetto

Sulla veridicità di simili outing si potrebbe disquisire a lungo. E il problema non è solo tedesco. E’ esploso anche nel Belpaese. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto in questi giorni.

I migranti economici, per fingersi in pericolo, si inventano delle biografie farlocche. Le storie raccontate, come riferiscono gli addetti ai lavori, si assomigliano tutte. Evidentemente attingono da un medesimo copione.

E anche in Italia, scrive il Giornale, c’è stato un autentico boom di asilanti che si dichiarano omosessuali e perseguitati in patria per questo motivo. Pare addirittura che a suggerire l’escamotage sui gusti sessuali sia nientemeno che l’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR)! La tesi è verosimile: il bidONU è da tempo ostaggio della casta immigrazionista. E’ urgente che la Svizzera esca da questi organismi internazionali del piffero!

Ci sarebbero addirittura migranti che, per dare maggior peso ai propri “outing” di comodo, appena arrivati nel Belpaese corrono ad iscriversi all’Arcigay.

Italia: interviene la Lega

La situazione non è passata inosservata alla Lega (italiana), che vuole vederci chiaro ed annuncia interrogazioni parlamentari. Obiettivo: scoprire il numero degli asilanti che si sono dichiarati omosessuali al momento di presentarela domanda di protezione. “Vogliamo sapere quante sono le richieste accolte per tale motivo e se sono state fatte delle verifiche sulla fondatezza di queste dichiarazioni”,ha spiegato il parlamentare Paolo Lombardo al Giornale.

E’ evidente che il tema, così come in Germania ed in Italia, si pone anche alle nostre latitudini. Altrettanto evidente è che anche la Lega dei Ticinesi intende vederci chiaro.

Abusi pacchiani

Naturalmente, sappiamo benissimo che alla scontata domanda: “quali verifiche sono state fatte sull’autenticità degli outing dei migranti”? Non ci sarà alcuna risposta. Poco ma sicuro che non ne è stata svolta nessuna. Inutile dire che i politikamente korretti si metteranno a strillare come aquile davanti alla prospettiva di accertare una cosa del genere, invocando violazioni fasciste della sfera intima. Chi è il delinquente che oserebbe mettere in dubbio un “outing”?

La questione potrebbe sembrare da barzelletta. Purtroppo è seria. Perché c’è come il vago sospetto che – ancora una volta – stiamo spalancando le porte ad abusi pacchiani.

Un esempio

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, è notizia recente che in quel di Viterbo lo scorso primo giugno un finto rifugiato pakistano ha aggredito sessualmente due ragazze di 11 e 13 anni. Il porco in questione ha ottenuto l’asilo in Italia sostenendo di essere omosessuale e quindi di temere per la propria vita nel paese d’origine. Apperò…

Lorenzo Quadri

E basta con questa menata della buona collaborazione!

Disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri: la decisione slitta

 

La fine del mese di giugno si avvicina, e con essa il termine per il versamento annuale dei ristorni dei frontalieri al Belpaese, che ormai sono lievitati a 84 milioni di Fr.

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che anche questa volta gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio pagheranno senza un cip.

Non se ne viene ad una

I ristorni dipendono dall’ormai famosa Convenzione del 1974 con il Belpaese. Sono anni che la politica la mena con questo trattato. Ma senza mai venirne ad una. Al proposito, durante la sessione appena terminata, il Consiglio nazionale avrebbe dovuto votare una mozione di chi scrive, in cui viene di nuovo chiesta la disdetta di tale Convenzione. Ciò anche in considerazione della totale mancanza di progressi sul fronte del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

Solo che, ma tu guarda i casi della vita, l’oggetto è stato rinviato per mancanza di tempo. Sarebbe stato interessante vedere il voto dei liblab, dato che, come ben sappiamo, poco prima delle elezioni cantonali il gruppo PLR in Gran Consiglio ha acceso la Xerox e presentato una mozione (fotocopiata dalle posizioni leghiste) con la richiesta al governicchio cantonale di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione.

Presupposti caduti

Detta Convenzione da tempo non ha più ragione di essere. I presupposti che portarono alla sua sottoscrizione sono venuti a cadere. I ristorni erano il prezzo da pagare per il riconoscimento del segreto bancario svizzero da parte dell’Italia. Ma il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria è stato smantellato. In Ticino questo ha provocato un disastro occupazionale. Nelle banche e nelle fiduciarie sono andate perse migliaia di posti di lavoro, naturalmente senza che nessun sindacato abbia avuto da dire alcunché.

Inoltre nel 1974 non c’era la libera circolazione delle persone. Ed infatti le convenzioni sui ristorni sottoscritte dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali, ad esempio quella con l’Austria, prevedono dei versamenti chiaramente inferiori rispetto al 38.8% delle imposte alla fonte dei frontalieri contemplato nel vetusto accordo con l’Italia.

Intanto il Lussemburgo…

Nel frattempo i ristorni in partenza dal Ticino sono lievitati ad 84 milioni di Fr all’anno a seguito del continuo aumento dei frontalieri provocato dalla libera circolazione delle persone. La preferenza indigena light votata dal  parlamento federale, come previsto, si è dimostrata del tutto inutile.

Ed inoltre, è pure il caso di ricordare che il Lussemburgo non versa ristorni alla Francia e alla Germania per i “suoi” frontalieri, poiché applica in modo restrittivo la direttiva OCSE secondo cui il reddito da lavoro viene tassato dal paese in cui viene conseguito. Non si capisce perché anche la Svizzera non dovrebbe poter fare la stessa cosa, e si ostini invece ad essere campionessa di generosità. Ovviamente senza mai venire ricambiata.

Sempre meno nuovo

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri diventa nel frattempo sempre meno nuovo. Già nel 2015 la sua entrata in vigore venne indicata come imminente dall’allora ministra delle finanze, Eveline Widmer Schlumpf. Costei aveva annunciato misure unilaterali da parte svizzera nel caso l’Italia si fosse mostrata renitente. Inutile dire che di misure unilaterali non se ne sono viste.

L’accordo in questione è in effetti morto e sepolto. Nessuno dei governi italiani che si sono succeduti negli ultimi 4 anni lo ha mai voluto sottoscrivere. Perché nessuno vuole aumentare la pressione fiscale sui frontalieri. I quali sono tuttavia, allo stato attuale, dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia.

Lo stesso concetto – “non vogliamo aumentare le imposte ai frontalieri” – è stato di recente ribadito dal ministro dell’interno italiano Matteo Salvini.

E’ già estate

Ad inizio anno il capo del Dipartimento federale affari esteri, il PLR Ignazio Cassis,  ha incontrato a Lugano il suo omologo italiano Moavero. Il quale ha promesso che entro la primavera il suo governo avrebbe preso posizione sull’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Nel frattempo è arrivata l’ estate, ma di prese di posizione neanche l’ombra.

E’ evidente che a questo punto gli scenari possibili sono solo due: o la Confederazione denuncia la Convenzione del 1974, oppure il governo ticinese torna a bloccare il versamento dei ristorni. In caso contrario non cambierà nulla.

Collaborazione a senso unico

Dopo anni in cui molti cani sono stati menati per molte aie, è indecente sentire il  Consiglio federale ed i suoi burocrati che ancora si sciacquano la bocca con i buoni rapporti con l’Italia. Naturalmente sempre e solo a senso unico.

Emblematico il caso della chiusura notturna dei valichi secondari. La Svizzera rinuncia ad applicare una decisione che il parlamento ha preso a tutela della sicurezza del Ticino in generale e del Mendrisiotto in particolare; e questo in nome dei buoni rapporti. Ma intanto l’Italia apre e chiude valichi come più le aggrada, senza dire niente a nessuno.

Inutile dire che sul blocco dei ristorni, come pure sulla disdetta della Convenzione del 1974 attediamo la partitocrazia al varco. PLR in primis.

Lorenzo Quadri

 

 

La sfida è tra chi difende la Svizzera e chi la svende

Elezioni federali: non facciamoci distrarre da diversivi come il populismo climatico

 

Nel corso della prossima legislatura federale, si prenderanno decisioni della massima importanza per il futuro della Svizzera. Sarà infatti nei prossimi quattro anni che verrà stabilito se il nostro Paese continuerà ad esistere come uno Stato indipendente e sovrano, o se invece diventerà una semplice colonia della fallita UE. Il che significherebbe ridurre il Ticino, per osmosi, a provincia lombarda depressa. Con stipendi e tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri.

Accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale ci trasformerebbe in un baliaggio di Bruxelles. Eppure, tutti i partiti del triciclo PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscriverlo. Le eccezioni che vengono sollevate ora – come pure i temporeggiamenti del governicchio federale – sono solo degli specchietti per le allodole in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo.

Soldatini

Le grandi aziende, tramite il loro megafono Economiesuisse, schiacciano gli ordini al PLR, che prontamente esegue. Ed infatti l’ex partitone è quello che ha più fretta di firmare l’accordo quadro. Lo ha addirittura definito l’ “accordo della ragione” (?).

La $inistra spalancatrice di frontiere, da parte sua, vorrebbe addirittura l’adesione della Svizzera all’UE.

La posizione dei Ticinesi

Quindi:

  • Il futuro della Svizzera dipende da come deciderà di rapportarsi con l’UE;
  • Le scelte fondamentali verranno compiute a Berna nel prossimo quadriennio.

La larga maggioranza della popolazione ticinese al proposito ha sempre avuto le idee chiare. Ed infatti ha sempre votato NO alla svendita della Svizzera a Bruxelles e NO alla libera circolazione delle persone.

Chi porta avanti queste posizioni a livello federale? Solo la Lega e l’Udc! Quindi, altro che continuare a blaterare di “destra” e “$inistra”. La contrapposizione oggi è tra sovranisti e spalancatori di frontiere. Tra chi vuole una Svizzera libera, indipendente e padrona in casa propria e chi invece vuole sottomettersi a Bruxelles invocando presunti – ma proprio solo presunti – vantaggi economici; oltretutto a beneficio di pochi (i soliti).

Nel primo gruppo ci sono Lega e Udc. Nel secondo, il triciclo PLR-PPD-P$$ più partitini al seguito (cominciando dai Verdi, tornati ad essere, dopo la parentesi “savoiarda”, gli utili idioti del P$).

Il rischio

Visto che la popolazione ticinese ha sempre votato contro l’UE, sarebbe il colmo se in ottobre mandasse a Berna… più camerieri di Bruxelles!

Eppure il rischio che corriamo è proprio questo.

Il Ticino non può in nessun caso permettersi di continuare ad essere rappresentato, nella Camera dei Cantoni, da due turboeuropeisti come l’eurosenatore a vita Pippo Lombardi (PPD) e l’aspirante Giovanni Merlini, PLR, sfegatato sostenitore dello sconcio accordo quadro.

Il 100% dei rappresentanti del nostro Cantone al Consiglio degli Stati che vota contro la volontà dei ticinesi? Che razza di delegazione sarebbe?

Scollati dalla realtà

Ed il Ticino non può nemmeno permettersi di trovarsi al Consiglio nazionale con un numero di euroturbo superiore a quello attuale. Sarebbe una catastrofe. Ma potrebbe accadere. Lega-Udc potrebbero perdere uno dei loro tre seggi a vantaggio… dell’ammucchiata ro$$overde: quella che vuole l’adesione alla fallita UE! Un simile scenario equivarrebbe a ritrovarsi a Berna con una Deputazione ticinese completamente scollata dalla popolazione. E non su questioni marginali. Proprio sui temi fondamentali per il futuro del Ticino e della Svizzera. Questo non deve accadere. E’ dunque importante 1) che al Nazionale Lega ed Udc mantengano le posizioni, e 2) che il seggio liberato dal PLR Abate agli Stati vada ad un “sovranista”!

Votare Lega

Per questo, chi crede in una Svizzera indipendente deve mobilitarsi ed andare a votare per chi a Berna rappresenta questa posizione: ovvero l’alleanza Lega-Udc.

Senza lasciarsi distrarre da diversivi quali il populismo climatico.  Il populismo climatico serve infatti solo a spostare l’attenzione degli elettori dal vero tema, che è quello europeo, per tirare l’acqua al mulino della cricca ro$$overde. E quindi alle sue politiche di rottamazione della Svizzera. Politiche che la $inistra peraltro condivide, in gran parte, con PLR e PPDog. Ed è per questo motivo che la stampa di regime, a partire dalla Pravda di Comano, continua a montare la panna sul populismo climatico. Ma le vere sfide del Ticino e della Svizzera sono ben altre!

Chi vota il populismo climatico non vota per l’ambiente, se non in misura minima. Vota per l’immigrazione incontrollata, per le frontiere spalancate, per l’accordo quadro, per l’adesione all’UE. Non dimentichiamocelo mai!

Lorenzo Quadri

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

Disoccupati di Campione: più soldi ora di quando lavoravano

Non solo ricevono le rendite di disoccupazione senza aver mai versato i contributi, ma…

Prosegue la telenovela di Campione d’Italia! Come noto, a seguito del “grounding” del Casinò e del Comune stesso, gli ex dipendenti che risiedono in Ticino hanno diritto alle indennità di disoccupazione elvetiche. Questo malgrado non abbiano mai versato i relativi contributi. Gli ex dipendenti “campionesi” residenti in Ticino sono per circa due terzi permessi B. In taluni di questi casi, oltretutto, c’è il sospetto che si tratti di permessi ottenuti tramite domicilio farlocco.

Ancora “prima gli altri”?

Da notare che negli anni scorsi, e meglio con la riforma del 2012, le indennità di disoccupazione degli svizzeri che lavora(va)no in Svizzera sono state pesantemente ridotte per motivi di risparmio (NB: la Lega si era opposta ai tagli).

Quindi: sui disoccupati svizzeri, che hanno sempre pagato i contributi, bisogna tagliare perché “gh’è mia da danée”. Per gli italiani con permesso B che lavoravano a Campione, e che i contributi non li hanno mai pagati, invece, i soldi ci sono. Ancora una volta, gli altri vengono sempre prima…

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, i dipendenti italiani “campionesi” non pagano nemmeno i premi di cassa malati, perché li salda la regione Lombardia al loro posto. Solo dopo il fallimento del Casinò il DSS ha inviato una circolare ai residenti in Ticino indicando che si devono affiliare ad un assicuratore elvetico.

Disoccupazioni “d’oro”?

Adesso alla surreale vicenda si aggiunge una nuova puntata. Che, se confermata, farebbe girare le scatole ad elica.

Risulta infatti che, a seguito della particolare composizione degli stipendi degli ex dipendenti del casinò e della pubblica amministrazione dell’enclave, la rendita di disoccupazione svizzera ottenuta (calcolata sull’80% dello stipendio lordo) potrebbe risultare uguale, o addirittura superiore, alla paga percepita quando costoro lavoravano.

Questo perché lo stipendio di un ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) risulta essere composto da varie voci (tabellare italiano, assegno exclave mirato a compensare il diverso costo della vita tra Svizzera ed Italia, assegno ad personam), che vengono trattate fiscalmente in modo diverso (imposte prelevate ex ante). Un salario netto di – ad esempio – 6000 Fr corrisponde di conseguenza ad un lordo di  8000 Fr o più. Il risultato è che, con l’80% del lordo, il disoccupato di Campione potrebbe incassare la stessa somma, o addirittura una somma superiore, di quando lavorava. Per contro, il disoccupato ticinese che lavorava in Ticino, entrando in disoccupazione, deve mettere in conto una diminuzione dei propri introiti.

In altre parole, il disoccupato ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) ottiene la rendita di disoccupazione svizzera senza aver mai versato i contributi, ed inoltre risulterebbe chiaramente avvantaggiato, a parità di salario precedente, rispetto al disoccupato ticinese che lavora(va) in Ticino.

Le domandine

Al proposito il Consiglio federale, interpellato da chi scrive, dovrà rispondere ad un paio di domandine facili-facili, presentate lunedì con atto parlamentare. Ovvero:

  • Quanti sono attualmente i disoccupati del Casinò o del Comune di Campione a beneficio delle indennità di disoccupazione svizzere?
  • Corrisponde al vero che questi disoccupati “campionesi”, a seguito della particolare composizione degli stipendi nell’enclave, potrebbero guadagnare la stessa cifra di quando lavoravano, o addirittura una somma superiore?
  • Se sì, come intende il CF correggere questa distorsione, essendo già aberrante che i disoccupati “campionesi” ottengano le rendite di disoccupazione senza aver mai versato contributi?
  • In che modo nel calcolo delle rendite di disoccupazione degli ex dipendenti di Campione (Casinò o Comune) si è tenuto conto della particolare composizione e del diverso trattamento fiscale degli stipendi di questi ultimi rispetto alle modalità elvetiche?

I debiti

Non è finita. Sempre lunedì il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio Cassis, PLR, ha dichiarato che i debiti per oltre 5 milioni di franchetti che Campione d’Italia ha cumulato – e tuttora cumula: vedi le prestazioni che vengono erogate “per solidarietà” – nei confronti di vari enti pubblici ticinesi non possono essere dedotti dai ristorni dei frontalieri (“sa po’ mia!”), ma devono venire saldati dal Belpaese. Questo perché si tratta di due dossier separati.

Campa cavallo che l’erba cresce!

E’ evidente anche al Gigi di Viganello che, se aspettiamo che la vicina Repubblica paghi il conto, possiamo attendere un pezzo. I soldi non li vedremo mai.
Sarà anche vero che “Campione” e “ristorni” sono due dossier separati. Ma, se continuiamo a farci ingabbiare in questioni procedurali – come sotto sotto sperano i vicini a sud – resteremo sempre infinocchiati alla grande!
Un motivo in più per bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. La fine di giugno si avvicina!

Anche perché: fino a quando i vicini a sud pensano che saremo disposti ed erogare prestazioni a Campione d’Italia per solidarietà, “gratis et amore dei”?

Lorenzo Quadri

 

I vicini a Sud pretendono di schiacciarci gli ordini!

Valichi secondari: il triciclo in Consiglio nazionale li vuole sempre spalancati. Ed il PLR…

 

Ancora una volta, i politicanti d’Oltreramina in costante fregola di visibilità mediatica pretendono di venirci a schiacciare gli ordini. Starnazzano, fanno la voce grossa, e ci accusano di creare “ostacoli alla libera circolazione delle persone e delle merci” (concetti, questi ultimi, che naturalmente nel Belpaese evocano solo quando fa comodo a loro).

 Traffico notturno

La scorsa settimana abbiamo sentito le pressioni, indebite pressioni, contro il divieto di traffico pesante notturno e festivo in vigore dalle nostre parti. Queste limitazioni, peraltro concordate con l’UE, causerebbero “disagi” (accumuli di camion) in quel di Como.

Ovviamente, i vicini a sud pretendono che, per farli contenti, la Svizzera spalanchi le frontiere ai bisonti della strada esteri anche nei giorni festivi e negli orari notturni. Poco ma sicuro che la richiesta verrà puntualmente portata a Bruxelles. E, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, gli eurofunzionarietti ci ingiungeranno di abolire le nostre limitazioni al transito di mezzi pesanti. E i camerieri bernesi dell’UE… giù le braghe ad altezza caviglia!

Da notare che a sostenere l’accordo quadro coloniale con l’UE ci sono pure i sedicenti ambientalisti. Alla faccia!

 Valichi secondari

Adesso torna alla ribalta la chiusura notturna dei valichi secondari. La mozione Pantani è ancora in vigore. Il Consiglio degli Stati ha infatti rifiutato di archiviarla. La decisione ha riattizzato i politicanti italici.  Costoro si sono subito messi a sbraitare di un presunto “attacco ai frontalieri” (?). Solo che i frontalieri non c’entrano un tubo, trattandosi di chiusura voluta per fermare i delinquenti.

Ad agitarsi è in particolare tale senatore PD Alessandro Alfieri (Alessandro chi?). Costui avrebbe addirittura presentato una mozione chiedendo l’intervento di Salvini contro gli svizzerotti. Ce lo immaginiamo proprio, il buon Salvini, andare in giro a dire che bisogna spalancare le frontiere…

Ma loro “possono”…

Comunque, se i vicini a sud insistono con la loro “shitstorm” (=tempesta di cacca) contro il Ticino, i valichi li potremmo chiudere non solo di notte, ma anche di giorno. Così almeno nel Belpaese strillerebbero per qualcosa.

E poi: com’è che gli italiani possono chiudere ed aprire le frontiere come più gli aggrada –  vedi quella di Maslianico/Pizzamiglio che da qualche tempo viene sbarrata di notte – mentre noi dovremmo invece tenerle spalancate… per fare contenti i politicanti peninsulari?

E com’è che se gli italiani chiudono le frontiere “l’è tüt a posct”, mentre se lo facciamo noi violiamo Schengen (uhhh, che pagüüüraaa!)?

Chiudere tutto

Morale della favola: tutti i valichi secondari vanno chiusi di notte. Non solo i tre rimasti chiusi in prova per sei mesi tra l’aprile e l’ottobre del 2017, e poi riaperti “come se niente fudesse”. L’utilità della chiusura notturna è evidente. Ladri e scassinatori non possono entrare ed uscire dal Ticino in macchina se si trovano davanti una barriera. Ed è evidente che le rapine alle stazioni di servizio, come pure i colpi “con scoppio” ai bancomat, vengono messi a segno da criminali stranieri muniti di automobile. Sicché, la fregnaccia politically correct della misura che “non serve”, sia i burocrati federali che i vicini a sud la vanno a raccontare a qualcun altro. La misura serve eccome. Solo che “crea problemi diplomatici”. E quindi i bernesi, come al solito, calano le braghe!

Pazienza agli sgoccioli

Quindi i vicini a sud, invece di pretendere di mettere il becco nelle nostre decisioni, che comincino ad approvare il nuovo accordo sulla fiscalità di frontalieri.
A proposito, fine giugno è alle porte: e noi dovremmo continuare a versare i ristorni – 84 milioni! –  a chi pretende di comandare in casa nostra? Ma col fischio!

E visto inoltre che continuiamo ad erogare a Campione d’Italia prestazioni “per solidarietà”, che mai ci verranno pagate (se aspettiamo che il Belpaese saldi i debiti, aspettiamo un pezzo…), davanti a certe sparate antisvizzere in arrivo dallo Stivale potrebbe anche “scapparci la poesia”. Perché di essere solidali con gente che poi non perde occasione per prenderci a pesci in faccia, cominciamo anche ad averne piene le scuffie.

Il triciclo in Nazionale

Se il Consiglio degli Stati ha deciso di non archiviare la mozione Pantani, la stessa cosa non l’ha invece fatta il Consiglio nazionale. Il che è sorprendente: la Camera dei Cantoni, in cui $inistrati ed uregiatti sono clamorosamente sovrarappresentati, è un parlamento politikamente korretto ed eurolecchino quant’altri mai. Eppure ha fatto meglio della Camera del popolo.

Martedì infatti il Nazionale ha deciso di archiviare la mozione Pantani per 113 voti a 67. I no all’archiviazione sono venuti praticamente solo dal gruppo Udc-Lega, con l’aggiunta di 4 PPD (tra cui i due ticinesi). Per contro, il PLR ha votato all’unanimità per l’archiviazione, compresi i due esponenti ticinesi. Idem, ma era contato, la $inistra.

Il PLR, dunque, vuole le frontiere spalancate giorno e notte. A manina con i kompagni.

Non ci sono più scuse!

Comunque, indipendentemente dalla votazione del Consiglio nazionale, la mozione per la chiusura notturna dei valichi secondari resta in vigore, essendo stata approvata dagli Stati.

Ciò significa che il governicchio federale deve – finalmente – attuarla. E che non ci si venga a propinare per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei buoni rapporti con il Belpaese. Perché questi rapporti sono, come al solito, a senso unico. Dovrebbe semmai essere la vicina Repubblica a cominciare a preoccuparsi di andare d’accordo con noi. Non sempre e solo il contrario!

Lorenzo Quadri

Svizzera: le aquile ed i merli nella nazionale (?) multikulti

Calcio: Xhaka ci ricasca, come mai è ancora capitano? Intanto l’ASF ronfa della grossa

Il capitano della nazionale (è ancora da capire di quale nazione) Granit Xhaka è tornato ad esultare con il “gesto dell’aquila”, simbolo nazionalista della grande Albania, dopo le polemiche sollevate ai mondiali dello scorso anno.

D’accordo, questa volta il “fattaccio” è avvenuto a Pristina durante una partita benefica in cui Xhaka giocava con la maglia dell’Arsenal. Ma sta di fatto che ci è ricascato. Malgrado le promesse fatte. Non ancora contento, il diretto interessato ha pensato bene di sottolineare il proprio gesto di esultanza tramite i “social”.

Ecco un’ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto si sente svizzero il capitano della nazionale “svizzera”. Ovvero proprio per niente. E non è il solo, in quella compagine, a trovarsi in tale condizione.

Anche nell’esercito

I volatili a due teste, peraltro, non compaiono unicamente sui campi di calcio. Sempre più spesso fanno capolino anche nel nostro esercito. Vedi le foto di militi che posano con bandiere “a tema”, mentre indossano la tenuta dell’esercito svizzero. E qualcuno ha ancora il coraggio di negare che esista un problema di integrazione?

Troppi svizzeri naturalizzati, in arrivo da altre culture, ad onta del passaporto rosso non si sentono per nulla legati al nostro paese. Ecco i frutti delle naturalizzazioni facili volute e difese dal triciclo PLR-PPD-P$$.

 La contrapposizione

Lo scontro tra valori, per usare una parola grossa, è evidente. A quelli dell’aquila bicipite viene insegnato l’orgoglio per le proprie origini. A noi invece la casta multikulti e gli intellettualini da tre e una cicca inculcano fin dalla più tenera età il disprezzo per la patria. Vedi il lavaggio del cervello sugli svizzerotti “chiusi e gretti che devono aprirsi”.  Vedi la trasformazione del termine “patriota” in un sinonimo di “razzista”. Vedi le domande nelle verifiche di geografia delle scuole medie su quanto sono importanti gli stranieri per il Ticino. E gli esempi potrebbero continuare ad oltranza.

Si attende la reazione energica (?)

E’ di solare evidenza che chi, come è il caso di Xhaka, esulta con le aquile e si emoziona solo quando c’è di mezzo il suo paese d’origine, in nessun caso può vestire la fascia di capitano della nazionale svizzera. Anzi: nemmeno dovrebbe far parte della nazionale svizzera. Altrove sarebbe già stato congedato. Che vada a giocare per una nazionale balcanica.

“Ovviamente” si attende l’energica reazione dell’Associazione svizzera di football (ASF) all’ultima alzata d’ingegno del capitano presunto svizzero. Altrettanto ovviamente, da tale gremio flaccido e multikulti non arriverà un bel niente. Lo scorso anno l’allora segretario generale Alex Miescher ebbe il coraggio di parlare chiaro sui calciatori con passaporto multiplo e che esultano con le aquile. Risultato: diede le dimissioni, ovvero venne cacciato con infamia, dopo essere stato pitturato dalla stampa di regime come il “mostro” di turno. Per cui…

Inoltre: avanti di questo passo, a furia di accogliere in nazionale giocatori non integrati, prima o poi si pretenderà di togliere anche la croce svizzera dalle maglie per non “offendere la sensibilità” di qualche strapagato pallonaro islamista.

Disinteresse e fastidio

E’ tragico che i vertici dell’ASF, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendano conto che le esultanze con l’aquila portano tanti cittadini elvetici a disaffezionarsi da una nazionale che di svizzero ha ormai solo il nome. A disaffezionarsi, o addirittura a provare fastidio. E quindi non gli importa più se vince o se perde.

Ci deve essere una differenza tra un club di giocatori in arrivo dai quattro angoli del globo denominato “Svizzera” ed una nazionale elvetica. E’ ora di abbandonare il primo per tornare alla seconda.  Si vince (ancora) di meno? Ce ne faremo una ragione. Tanto (come abbiamo visto lo scorso anno) nemmeno l’attuale club svizzera, farcito di giovanotti che esultano con le aquile, va poi molto lontano. Ma almeno torneremo ad avere una nazionale per cui fare il tifo.

Lorenzo Quadri

 

 

Ristorni: braghe calate anche quest’anno?

Settimana prossima scade il termine per il versamento annuale al Belpaese

 

Oggi è il 23 giugno. Tra qualche giorno il Consiglio di Stato dovrà decidere, come ogni anno, sul versamento dei ristorni al Belpaese. I ristorni, lo ricordiamo, sono lievitati ad 84 milioni, dato che i frontalieri continuano ad aumentare (com’era già la storiella dell’ “immigrazione sotto controllo”?). 84 milioni all’anno in dieci anni fanno 840 milioni, ossia quasi un miliardo!

La posizione dei due leghisti in CdS a sostegno del blocco dei ristorni è nota da anni. Altrettanto noto è che da anni gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio fanno muro per versare il tesoretto. Chissà se magari il nuovo “ministro” PPD Raffaele De Rosa vorrà cambiare musica, o se invece si assisterà sempre al solito andazzo, con i vicini a sud che incassano, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti, e poi, per tutto ringraziamento, non perdono un’occasione per prenderci a pesci in faccia? Purtroppo non serve il Mago Otelma per indovinare la risposta.

Accordo sepolto

Non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta il perché ed il per come la Convenzione del 1974, che prevede il versamento dei ristorni, è ormai superata dagli eventi. Quanto al nuovo (?) trattato con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri:  è morto e sepolto. L’ha capito anche il Gigi di Viganello. Il ministro degli Esteri italico Moavero, in occasione dell’incontro di gennaio con il suo omologo nonché connazionale KrankenCassis, aveva promesso una presa di posizione del suo governo entro la primavera. E’ arrivata l’estate, ma di posizioni da parte dell’esecutivo della vicina Repubblica non se ne vedono. Ed intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a pagare “come se niente fudesse”?

E il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è certo defunto “per colpa di Salvini”. La realtà è che nessun governo italiano, di nessun colore, l’ha mai voluto sottoscrivere. Evidentemente i frontalieri, che sono dei privilegiati fiscaliin patria, tengono in scacco un Paese intero. Ne prendiamo atto.

La Convenzione

E’ poi chiaro che, malgrado le fandonie raccontate 4 anni fa dalla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schulmpf, i camerieri dell’UE in Consiglio federale mai si sogneranno di disdire la Convenzione del 1974, anche se essa non ha più alcuna ragione di esistere. La questione dei ristorni, per Berna, è “quantité négligeable”. Come lo sono, in generale, i disastri provocati in Ticino dalla contiguità con il Belpaese in regime di devastante libera circolazione delle persone. L’arrivo in Consiglio federale di un esponente “ticinese”, come previsto, non ha cambiato una virgola.

Pesci in faccia

Intanto i vicini a Sud, partendo dal presupposto – purtroppo finora confermato – che gli svizzerotti continueranno a versare i ristorni perché “tanto sono fessi e non si accorgono di niente”, non perdono un’occasione che sia una per sputarci in faccia. Vedi l’ultima pantomima sulla chiusura notturna dei valichi secondari. E noi come reagiamo? Colmo dell’autolesionismo, eroghiamo prestazioni gratis (ovvero pagate dal solito sfigato contribuente ticinese) a Campione d’Italia “per solidarietà”. Prestazioni che Roma mai ci rimborserà!

Se anche questa volta la maggioranza del CdS deciderà di pagare i ristorni senza fare un plissé, sarà la conferma definitiva che al di là della ramina hanno ragione: siamo fessi, quindi fanno bene ad approfittarne. Chiaramente per questa situazione sappiamo chi ringraziare. Vero, triciclo PLR-PPD-P$?

Intanto il Lussemburgo…

Infine ricordiamo che il Lussemburgo di ristorni per i frontalieri che lavorano sul proprio territorio ne versa ZERO. Questo malgrado sia uno Stato membro, addirittura fondatore, dell’UE. Noi invece, grazie ai politicanti della partitocrazia con le braghe sempre abbassate ad altezza caviglia…

Lorenzo Quadri

 

Sgravi fiscali al ceto medio: basta menare il can per l’aia!

Il tesoretto nelle casse cantonali si gonfia – urgente intervenire sui single

 

Ohibò, le finanze cantonali sono in nero, in profondo nero. Gli attivi si cumulano dal 2017. Più 80.4 milioni (invece di un deficit preventivato di 33.7) in quell’anno, più 137.2 milioni per il 2018 (quando a preventivo c’era un attivo di 7.5 milioni) mentre per i primi quattro mesi del 2019  già si registra un surplus di 73 milioni.

Detto in altri termini, nelle casse pubbliche cresce il tesoretto, mentre le tasche dei cittadini si fanno sempre più vuote.

Di conseguenza, è tempo non solo di pensare, ma anche di praticare gli sgravi fiscali dopo 15 e più anni di colpevole immobilismo. Immobilismo causato dalla partitocrazia del “tassa e spendi” ostaggio compiacente dei $inistrati. Per i kompagni, lasciare nelle tasche del solito sfigato contribuente qualche franchetto in più, non certo rubato ma frutto del suo lavoro, è un reato. Non sia mai che poi lo Stato abbia a disposizione meno soldi per mantenere stranieri o per finanziare un’amministrazione pubblica costosissima ed elefantesca che passa il tempo ad inventarsi il lavoro.

Perché le altre due ruote del triciclo sono ostaggi compiacenti? Chiaro: i tesoretti nei conti statali fanno comodo ai politicanti dei partiti storici, così da poterli distribuire (in assunzioni, appalti, acquisti, ecc) in cambio di voti.

Tabù per 15 anni

Per oltre 15 anni, dunque, il partito trasversale del tassa e spendi ha trasformato gli sgravi fiscali in un tabù. Nel frattempo la competitività fiscale ticinese è precipitata. Il rischio è quello di perdere i migliori contribuenti, che potrebbero partirsene per altri lidi. Ma anche il potere d’acquisto del ceto medio è precipitato. I premi di cassa malati in continuo aumento – negli scorsi giorni è arrivato l’annuncio della probabile ennesima stangata – sono di fatto un prelievo fiscale, visto che tutti sono obbligati a pagare. Idem il canone radioTV più caro d’Europa.

Nel giugno 2018…

Sulle aliquote delle persone giuridiche si interverrà per forza, dopo l’approvazione della riforma “fisco-sociale” federale in votazione popolare lo scorso 19 maggio. E’ chiaro che occorrerà fare in modo di avvantaggiare le imprese che assumono ticinesi.

Ma non ci si può dimenticare delle persone fisiche, specie del ceto medio e dei single.

Al proposito, nel giugno dello scorso anno (quindi non secoli fa) il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio ha affossato l’iniziativa parlamentare generica Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le persone singole, seguendo lo striminzito rapportino redatto dalla deputata PLR Natalia Ferrara, attualmente candidata al Consiglio nazionale. Solo i deputati di Lega ed Udc, ed un paio di liberali, sostennero l’iniziativa.

Colmo dei colmi, a pochi mesi di distanza, in occasione delle elezioni cantonali dello scorso aprile, gli stessi politicanti che hanno votato contro l’iniziativa Canonica hanno avuto la tolla di evocare –  a solo scopo di campagna elettorale e pensando di far fessi i votanti – gli sgravi fiscali ai “single”.

La resa dei conti

Adesso i nodi vengono al pettine. L’ammontare del tesoretto non permette più di tergiversare. Pare che prima di metà luglio potrebbe uscire il messaggio del CdS con una proposta di sgravi. Si vedrà quanti e per chi. Ma è evidente che quelli che, per farsi campagna elettorale in aprile, si sono riempiti la bocca con gli sgravi ai single ed al ceto medio, e questo dopo averli sempre avversati, non potranno tirarsi indietro.

Lorenzo Quadri

 

Il PLR è un partito liberale? No, è un partito delle tasse!

La virata liblab in direzione del populismo climatico si fa sempre più grottesca

In occasione dell’assemblea di ieri, l’ex partitone è riuscito ad inserire nel proprio programma addirittura la tassa sui biglietti aerei! Quanti si rivoltano nella tomba?

Ormai il PLR è allo sbando, anche a livello nazionale. Letteralmente terrorizzato dal populismo climatico e dall’onda verde, sotto la sicura (?) guida della presidenta Petra Gössi, il partito sta inanellando una cappellata dietro l’altra. In pratica sta scopiazzando il programma elettorale dei Verdi (presunti) liberali, che è uguale a quello dei Verdi tout-court, che è uguale a quello dei ro$$i. Il tandem spalancatore di frontiere PLR-P$$ si rafforza!

Scopi di cadrega

L’improvviso risveglio ambientale del PLR ha solo fini cadregari in vista delle elezioni di ottobre: questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello o di Gurtnellen. Non solo perché l’ex partitone dell’ambiente se ne è sempre impipato alla grande. Ma perché il PLR si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieridelle multinazionali! E tali personaggi, oltre a svendere la Svizzera alla fallita UE per ingrassarsi il già pingue portafoglio (del resto, essendo loro dei borsoni stranieri, cosa volete che gliene freghi della sovranità e dell’indipendenza del nostro Paese?) sono sensibili ad una sola tonalità di verde: quella del dollaro.

Al servizio dei ro$$i

Quindi, è perfettamente inutile che i liblab scrivano programmi elettorali farlocchi, che poi ovviamente non rispetteranno (passata la festa, gabbato lo santo) nell’illusione, vana, di salvare qualche voto! Ma davvero questi politicanti pensano che gli elettori svizzeri siano così fessi da cascarci?

Non serve essere dei grandi strateghi per capire che l’unico risultato che otterrà il PLR con l’improvvisa ed improvvida virata in direzione dell’isteria ambientale sarà quello di tirare la volata all’area ro$$overde, continuando a pubblicizzarne il cavallo di battaglia elettorale: ossia il populismo climatico. Dietro al quale, è chiaro, si nascondono interessi economici e politici che col clima c’entrano quanto il burro con la ferrovia.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole per sdoganare il resto del programma dell’ammucchiata ro$$overde. In particolare le frontiere spalancate e l’asservimento della Svizzera ai balivi di Bruxelles, cominciando dalla sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale.  Tutte cose che dal punto di vista ambientale sono semplicemente deleterie!

Inkazzature interne

Tornando all’ex partitone: la pacchiana svolta verde “contronatura” sta causando pesanti malumori interni. Ad esempio, la scorsa settimana sotto le cupole bernesi un – peraltro relativamente giovane – consigliere nazionale liberale doc, davanti ad una presa di posizione del suo partito su un tema economico, ha commentato tra i denti ma in modo da farsi comunque sentire: “Ah, credevo che ormai il partito parlasse solo di clima”.Certamente questo deputato non avrà apprezzato l’esito dell’assemblea PLR di ieri, che ha farcito ulteriormente il programma liblab di populismo ambientalista a buon mercato.

Anche la tassa sui voli!

E in quest’ambito il PLR l’ha fatta davvero fuori dal vaso. A dimostrazione che i vertici del partito hanno perso la bussola, è riuscito perfino ad esprimersi a favore dell’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Ormai siamo al copia-incolla dal P$; alla politica-Xerox in sprezzo del ridicolo e soprattutto in sprezzo dei tanto decanti principi liberali! Principi che evidentemente i “furono” liberali sono pronti a gettare nel water se in ballo ci sono delle CADREGHE.

Perché è chiaro: un PLR che inserisce nel proprio programma la tassa sui biglietti arei non è un partito liberale. E’ un partito delle tasse!

Di conseguenza, nell’ambito del nuovo corso (?), forse  è il caso di pensare a cambiare anche nome, vero Frau Gössi?

Lorenzo Quadri