Svizzera sempre più attrattiva per i seguaci dell’Isis?

Nel nostro paese le persone “vicine” al terrorismo islamico sarebbero una novantina

Ma guarda un po’: secondo quanto dichiarato dal capo del Dipartimento militare Guy Parmelin nell’ambito della presentazione del rapporto annuale del Servizio delle attività informative (SIC), sarebbero una novantina le “persone a rischio” monitorate su suolo elvetico per potenziali legami con il terrorismo islamico. La lista, ha aggiunto il Consigliere federale, verrà aggiornata ogni sei mesi.

Ah bene. Sarebbe interessante sapere da dove vengono queste 90 persone. Dubitiamo si tratti di patrizi di Corticiasca, oppure di Gurtnellen. Di che nazionalità sono? Ci sono per caso, tra loro, delle persone naturalizzate? Quelle che  non hanno il passaporto rosso, da dove provengono? Di che permesso dispongono? Da quanto tempo risiedono in Svizzera? Sono magari arrivate nel nostro paese come asilanti? Hanno precedenti penali? Sono a carico dello Stato sociale? Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza?

Queste informazioni ben difficilmente verranno fornite (ci si nasconderà dietro qualche necessità di riservatezza). Eppure sarebbero assai interessanti per capire di chi si sta parlando.

Dobbiamo proprio tenercele?

E c’è poi da chiedersi se queste persone, potenzialmente legate al terrorismo islamico, ce le dobbiamo proprio tenere in casa!

La risposta dei politikamente korretti è purtroppo scontata. Del resto, non vengono espulsi nemmeno i jihadisti condannati come tali, vedi le sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale. Queste sentenze-ciofeca, vale la pena ripeterlo, ribaltano decisioni in senso contrario – ossia: decisioni di espulsione – di istanze giudiziarie (tribunali) precedenti. Il fatto che questi tribunali – anch’essi composti da giudici che conoscono le leggi – si siano espressi a sostegno dell’espulsione dei jihadisti poi “graziati” da Mon Repos, dimostra che tale scelta è possibile e sostenibile. Sicché il TF usa di proposito il proprio margine di manovra per prendere decisioni all’insegna del “devono restare tutti”. Altro che espulsione dei delinquenti stranieri.

Paese del Bengodi?

L’altra domanda è quindi: stiamo forse diventando, a suon di garantismi, di ingenuità, di buonismi-coglionismi, il paese del Bengodi per i simpatizzanti dell’ISIS? Bisogna essere ben in chiaro che succederà proprio questo, se gli stati attorno noi danno e daranno – giustamente – un giro di vite sulla diffusione dell’islam politico e noi, invece, resteremo fermi al palo (perché non sia mai che si corra anche solo lontanamente il rischio di esporsi all’infamante rimprovero di “islamofobia” e di “xenofobia”).

La Germania, ad esempio, ha già dichiarato fuori legge l’associazione “La Vera religione” che in Svizzera, al contrario, opera tranquillamente. Le Pen ha annunciato che si batterà affinché le 15mila persone (!) sospettate di sostenere il terrorismo islamico residenti in Francia vengano espulse; anche perché controllarle è impossibile. L’Austria ha vietato i finanziamenti esteri ai luoghi di culto musulmani ben sapendo che ci sono moschee ed associazioni foraggiate con soldi in arrivo dai Paesi del Golfo per diffondere l’estremismo islamico in occidente. Da noi, invece, il Consiglio federale ha rifiutato scandalizzato di compiere un passo analogo. Sa po’ mia!

Colmo dei colmi, sotto le cupole bernesi si parla addirittura di inventarsi boiate quali l’imam dell’esercito  (magari per poter radicalizzare naturalizzati non integrati che dispongono di un’arma d’ordinanza?) e di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera.

Nei paesi dell’Europa dell’est, inoltre, i governi dichiarano apertamente di non volere la creazione sul proprio territorio di una forte comunità musulmana. Ed è questo uno dei motivi per cui la loro politica d’asilo è, per usare un eufemismo, alquanto restrittiva.

Da noi invece ci ritroviamo:

  • Le sentenze buoniste-coglioniste, grazie alle quali i miliziani dell’Isis vengono condannati a pene sospese condizionalmente e poi non vengono nemmeno espulsi, ma rimangono in Svizzera, magari a spese del nostro Stato sociale.
  • Le carceri a 5 stelle che sono ormai prive di qualsiasi effetto deterrente
  • Il Consiglio federale che rifiuta di prendere, contro gli estremisti islamici, misure che esistono in paesi a noi vicini (divieto di associazioni potenzialmente pericolose, divieto di finanziamenti esteri a moschee ed imam, obbligo di indicare la provenienza dei fondi, eccetera).
  • Politica d’asilo all’insegna del “devono entrare tutti”.
  • Denigrazione sistematica, da parte della “casta”, di chi si oppone alle frontiere spalancate.
  • Tappeto rosso all’islamizzazione della Svizzera (imam militare, islam religione ufficiale,…)

Il Mago Otelma prevede…

E’ ovvio che, con “condizioni quadro” del genere, l’attrattività della Svizzera per i miliziani dell’Isis non farà che aumentare. Non c’è dunque bisogno del Mago Otelma per prevedere che la novantina di persone potenzialmente a rischio di legami con il terrorismo islamico presenti nel nostro paese è destinata a crescere. Magari in modo esponenziale. Attendiamo i prossimi rilevamenti.

Lorenzo Quadri

Bukhaltèèèr slinguazza l’UE: sempre più imbarazzante!a

“Consolidare e sviluppare” la via bilaterale? Didier, vai a Baggio a suonare l’organo!

Il ministro degli Esteri elvetico Didier Burkhaltèèèr, PLR, è in brodo di giuggiole. Prima corre a slinguazzare senza ritegno il neo-eletto presidente francese. Ovvio: Marine Le Pen all’Eliseo avrebbe fatto vedere i sorci verdi ai funzionarietti di Bruxelles che il cameriere Burkhaltèèèr idolatra. E vi ricordate l’osceno discorso del Capodanno del 2014 quando il Didier, da presidente della Confederazione, poco prima del “maledetto voto” del 9 febbraio, invitava gli svizzerotti (chiusi e gretti) ad “aprirsi all’UE”?. Inoltre Macron è un soldatino delle élite spalancatrici di frontiere: proprio come Burkhaltèèèr. E chi s’assomiglia…

Lo Stato – zerbino

Dopo aver leccato il soldatino dell’establishment spuntato dal nulla (Macron)  con la stessa solerzia con cui si era affrettato a deplorare l’elezione dell’odiato populista Trump (ma non eravamo neutrali?) il ministro della svendita della Svizzera all’estero Burkhaltèèèr prosegue nel suo sport preferito: reggere la coda all’Unione europea.

Chiaro: la nave comunitaria affonda. Gli Stati membri scalpitano: anche loro si rendono conto che la libera circolazione delle persone è un disastro e la arginano come riescono. Se del caso anche violando le regole europee (ma loro “possono”; è solo agli svizzerotti che si risponde sempre col mantra del “sa pò mia”, e loro sono così fessi che se lo fanno andar bene).

In questo clima di disfacimento (uella), Burkhaltèèèr ci tiene a rassicurare i funzionarietti di Bruxelles ed il presidente non astemio della Commissione  UE Jean-Claude “grappino” Juncker: tra tanti felloni, potranno sempre contare su uno Stato zerbino la cui fedeltà è a prova di bomba: la Svizzera appunto, grazie al liblab Didier e ai suoi degni colleghi.

L’ennesima perla

Sicché, in occasione dei recenti colloqui di casa Von Wattenwyl, Burkhaltèèèr se ne è uscito con uno dei suoi brillanti discorsetti che gli organi di stampa hanno riportato nei termini seguenti: Bisogna consolidare e sviluppare la via bilaterale, portando avanti i negoziati sui meccanismi istituzionali degli accordi di accesso al mercato tra la Svizzera e l’UE”.

Traducendo dal politichese stretto, la frase di Burkhaltèèèr suona più o meno così: bisogna (?) sottoscrivere l’immondo accordo quadro istituzionale e versare senza un cip non solo il nuovo miliardo di coesione che Bruxelles pretende, ma anche tutti i futuri tributi che i balivi UE esigeranno dagli svizzerotti. Dal momento che, grazie ai politicanti alla Burkhaltèèèr, la  Confederella è diventata una colonia della Disunione europea, i padroni comunitari esercitano i propri diritti di signoria, e lo faranno anche in futuro.

Prospettiva indegna

Ricordiamo che l’accordo quadro istituzionale imporrebbe alla Svizzera di riprendere automaticamente il diritto europeo e di sottostare a giudici stranieri. Questa prospettiva, lo abbiamo già scritto, metterebbe la pietra tombale sulla sovranità svizzera. Nessuno Stato non membro UE con un minimo di dignità si sognerebbe di prendere in considerazione uno scenario così umiliante anche solo per un secondo. Ma evidentemente certi calabraghe compulsivi la dignità non sanno nemmeno più dove sta di casa.

Quanto all’ulteriore miliardo di coesione, è solo il primo di una lunga serie di futuri tributi che verranno richiesti con sempre maggiore insistenza, essendo gli svizzerotti gli unici cocomeri che ancora si prosternano ai piedi dell’UE.

Siamo messi male!

A casa Von Wattenwyl, le parole del ministro della svendita della Svizzera all’estero Burkhaltèèèr sono parse inopportune perfino ai rappresentanti della partitocrazia presenti. Come si legge nelle cronache, “i partiti” (quindi: non “un partito”, non l’UDC), hanno sentito il bisogno di dichiarare che, nei negoziati (chiamali “negoziati”…) con l’UE “è necessario tenere in considerazione non solo gli interessi di politica estera ma anche e soprattutto quelli interni”.

Se perfino la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha dunque detto in faccia al Didier che lui ed i “suoi” diplomatici eccedono nel servilismo, vuol dire che a livello governativo siamo proprio messi male!

Bisogna…

Altro che “bisogna aprirsi”, altro che “bisogna sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale”, altro che “bisogna versare il nuovo miliardo di coesione e tutti i contributi futuri” . Qui “bisogna” fare solo due cose:

  • disdire la devastante libera circolazione delle persone; e se con essa cadranno tutti i bilaterali, pazienza (quindi: avanti con l’iniziativa popolare!)
  • mandare a casa certi consiglieri federali camerieri dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

Criminalità d’importazione: ma quanto ci costa?

Gratuito patrocinio per delinquenti stranieri: è ora di scoperchiare il pentolone!

 

Ma guarda un po’! In questo sempre meno ridente Cantone sta prendendo “corpo” la  questione dei costi esorbitanti delle difese d’ufficio di delinquenti stranieri. Naturalmente il conto lo paga il solito sfigato contribuente.

Ma come, immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Sì, forse per gli avvocati d’ufficio dei delinquenti stranieri di cui sopra, che inoltrano le parcelle al Cantone con la certezza di vedersele saldate.

Del resto, è evidente che sulla piazza ticinese ci sono legali in esubero. Al momento infatti gli iscritti al registro cantonale degli avvocati sono ben 804. Il che vuol dire un avvocato ogni 435 abitanti. Per non saper né leggere né scrivere, la concentrazione ci pare eccessiva, anche per un Cantone litigioso quale è il nostro.

Sicché, tutti questi professionisti del foro in un modo o nell’altro devono portare a casa la pagnotta… E i gratuiti patrocini (gratuiti per il beneficiario, ma non per la collettività) sono sicuramente un “segmento” interessante.

Tariffe “non da dumping”

L’ordinanza sull’assistenza giudiziaria all’articolo 4 stabilisce infatti che “l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di 180 Fr all’ora”. In casi particolarmente impegnativi, tuttavia, l’onorario “può essere aumentato fino a 250 Fr all’ora”.

Inoltre (art. 5 a): “l’onorario dell’avvocato per la partecipazione ad interrogatori al di fuori dell’orario di lavoro usuale è fissato a 250 Fr all’ora”.

Insomma: il dumping salariale è un’altra cosa…

Le (giuste!) decurtazioni

Tuttavia, la certezza di vedersi saldare le fatture da mamma Stato ultimamente vacilla. Un paio di settimane fa, il giudice Marco Villa ha ridotto da 120mila a 79mila Fr gli onorari degli avvocati d’ufficio di quattro rapinatori italiani (quelli processati per l’assalto ad un portavalori ad Agno). Ad inizio della scorsa settimana, stesso giudice e stesso scenario: la parcella per la difesa d’ufficio di tre ladri bulgari viene ridotta di un terzo, a 20mila Fr.

Uella, stiamo parlando di un sacco di biglietti da mille, mica di due spiccioli!

Il giudice Villa ha spiegato così la propria decisione: “La Corte ha moralmente (?) l’obbligo di analizzare le note d’onorario e se ritiene che determinate prestazioni non siano giustificate o eccessive, ha il diritto di decurtarle o ridurle”.

I dubbi

Ohibò, a questo punto  le domandine cominciano a sorgere spontanee. Nel giro di pochi giorni sono stati individuati due casi in cui le note d’onorario degli avvocati d’ufficio di delinquenti stranieri sono state ritenute “non giustificate o eccessive” e pertanto decurtate. Due casi in pochi giorni. E prima… il nulla? Era “tüt a posct”? Oppure nessuno controllava e lo Stato – quindi il contribuente – pagava senza un cip? Viste le importanti somme in gioco, occorre andare a fondo.

Inoltre: gli avvocati cui vengono decurtate le parcelle, sono sempre gli stessi? Il che, sia chiaro, non vuole ancora dire che questi patrocinatori tentino di truffare lo Stato. Sarà anche vero che le ore lavorative esposte le hanno effettivamente svolte. Ma la domanda è un’altra: queste ore, erano davvero tutte necessarie? Sapendo che:

  1. lavorano a carico del contribuente;
  2. difendono gente arrivata in Ticino per delinquere;
  3. i costi della difesa d’ufficio dei delinquenti stranieri sono impossibili da recuperare;

i patrocinatori si sono preoccupati di fare solo ciò che è strettamente indispensabile? Oppure sono “andati lunghi” senza porsi il problema di chi paga la fattura?

24 milioni

I due casi balzati agli onori (?) della cronaca indicano che le somme in gioco sono importanti. E a questo punto ci piacerebbe proprio avere qualche indicazione in più.

Ad esempio: a quanto ammontano le spese giudiziarie per la difesa di delinquenti stranieri rimaste sul groppone del contribuente?

Su questo tema, dalla risposta data a metà febbraio dal Consiglio di Stato all’interrogazione della deputata Udc Lara Filippini, si sa che il 31 dicembre 2015  lo scoperto non recuperato a carico del Cantone per gratuito patrocinio e spese processuali non pagate ammontava in totale alla bellezza di 24 milioni di franchetti.  La somma comprende la totalità delle cause, non solo quelle penali, e la totalità dei beneficiari di assistenza giudiziaria, quindi sia svizzeri che stranieri. Il recupero di quanto speso  è estremamente difficoltoso, malgrado il Dipartimento delle Istituzioni si stia dando da fare per migliorare la situazione.

Nello specifico, il governo precisava: “Il settore penale è quello in cui le difficoltà legate al recupero delle spese sono maggiori. In questo ambito infatti il recupero è praticamente limitato ai casi in cui vi sono importi depositati relativi a cauzioni o sequestri confiscati a favore di tasse e spese. Le cifre in gioco sono molto alte ed i condannati – per lo più persone di origine straniera che vengono espulse dopo l’esecuzione della pena – non dispongono dei mezzi necessari per farvi fronte”. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza?

Sarebbe interessante sapere quanti di questi 24 milioni di costi sono generati da delinquenti stranieri!

E il totale?

A ciò bisogna pure aggiungere che, se i delinquenti in questione vengono condannati a pene detentive, i costi a carico della collettività si fanno subito esorbitanti. Un giorno alla Stampa costa oltre 300 Fr. E l’80% dei detenuti sono stranieri. Sempre per la serie “immigrazione uguale ricchezza”. Se poi, una volta scontata la pena, il delinquente straniero, invece di venire espulso, resta in Svizzera, magari a carico dell’assistenza, la fattura lievita ulteriormente!

Per cui la domanda è: ma quanto ci costano i delinquenti stranieri in gratuito patrocinio, in spese di detenzione e poi magari anche in spese d’assistenza?

Processare all’estero

Uno degli avvocati la cui parcella per la difesa di malviventi d’importazione è stata decurtata ha commentato come segue: “Se non vogliamo questo onere (ossia la spesa del gratuito patrocinio), in particolar modo per gli imputati stranieri ai quali lo Stato non potrà chiedere il rimborso, allora bisognerebbe dare loro la possibilità di essere giudicati nel proprio Paese”.

Il principio è giusto, la scelta dei termini quantomeno incauta. Non deve trattarsi di possibilità, bensì di obbligo. Altrimenti nessuno si farà giudicare nel proprio paese. Idem dicasi per la carcerazione. Che deve avvenire nel paese d’origine ed a spese del medesimo.

Poco ma sicuro che queste richieste verranno portate avanti dalla Lega a livello federale. Ma, chissà perché, siamo pronti a scommettere che a mettersi a starnazzare non saranno solo i buonisti-coglionisti, ma anche la casta degli avvocati.

Lorenzo Quadri

Gauche-caviar asfaltata: l’estrema destra non c’entra!

Minacce al rapper decerebrato e al WKND: gli autori sono due imbecillotti isolati

Ma guarda un po’! Nelle minacce alla discoteca WKND contro l’esibizione del rapper coglionazzo “Bello Figo”, l’estrema destra non c’entra.

Il rapper in questione, giustamente sconosciuto ai più, è un immigrato ghanese che si inventa “canzoni” (oddio, canzoni…) di stupidità rara; immaginando, il poveretto, di essere “provocatorio”. Ed infatti tutta la sua capacità di grande provocatore si riduce all’evocare atti sessuali di vario tipo ogni tre parole.

L’estrema destra non c’entra

Ebbene, è emerso che gli autori delle minacce all’esercizio pubblico luganese non sono un gruppo di estrema destra, bensì due imbecillotti che hanno agito per conto loro. Una cappellata monumentale, di cui avranno modo di pentirsi amaramente. Perché quello commesso è un reato che prevede una pena detentiva fino a tre anni (anche se ovviamente nessuno andrà in prigione per i volantini). Quindi non è un reato bagattella. E questo serva a chiarire in modo definitivo che non si “difendono i nostri valori”, come pretendevano gli stampatori di volantini con le svastiche, con comportamenti e simboli che calpestano questi stessi valori. Chi partorisce simili iniziative aberranti, dei valori che pretende di difendere non ha capito un tubo.

La Caporetto dei kompagni

Detto questo, la vicenda si è risolta in una vera e propria Caporetto per la sinistruccia luganese  che era partita in tromba con la politicizzazione spinta della vicenda. L’interpellanza al municipio, addirittura classificata come “urgente” dagli autori, ha come primo firmatario il presidente della sezione P$ di Lugano Raoul Ghisletta. Ed è partita il giorno stesso dei fatti. A dimostrazione della fregola di cavalcare partiticamente l’accaduto. Piatto ricco mi ci ficco, si sono detti i kompagni. L’obiettivo era quello non solo di montare la panna, ma di arrivare fino al burro Floralp.

E va da sé che a reggere la coda alla gauche caviar c’era la sua stampa di servizio in grande spolvero, a partire dalla quella finanziata col canone più caro d’Europa, che ha dato alla vicenda la massima enfasi possibile. Per inventarsi ciofeche sulla presunta minaccia dell’estrema destra, teoria poi clamorosamente smentita, la Pravda di Comano ha avuto tempo e spazio. Per andare alla consegna delle firme del referendum finanziario obbligatorio, invece, no.

La speranza delusa

In Ticino dunque, secondo i kompagnuzzi con annessa stampa di servizio, dilagherebbero l’estremismo di destra ed il razzismo. Allarme! Scandalo! È la colpa di chi è? Ma naturalmente degli odiati populisti che provocano il “degrado” e blablabla! Perché evidentemente era lì che si voleva andare a parare…

E poi la speranza, ardente, ossessiva, patologica, che gli autori delle minacce fossero in qualche modo riconducibili alla Lega o in subordine all’Udc. Fosse emerso un qualsiasi coinvolgimento degli odiati “nemici”, hai voglia le interpellanze, le lettere sui giornali, gli editoriali sulla stampa di regime! Sarebbe bastata una parentela di quinto grado a scatenare furiosi onanismi cerebrali sull’ambiente familiare del reo, al fine di giustificare la tesi che la $inistruccia brama ardentemente di accreditare (cumulando però continue frustrazioni): ossia che leghisti e nazisti è la stessa cosa.

Che smacco!

Invece, lo smacco. E che smacco! Dietro alle minacce al WKND non c’è nessuna associazione estremista di destra. Non solo. Il collegamento politico c’è, ma non è quello sperato. Infatti il giovane che si è costituito è figlio di un deputato in Gran Consiglio ma, orrore!, trattasi di esponente di un partito storico.  Da notare che, se il giovane bischero fosse stato figlio di un deputato leghista, quest’ultimo sarebbe stato sbattuto in prima pagina con gigantografia, nome, cognome e numero di scarpe. Qui invece…

Come i pifferi di montagna

Il castello di carte dei kompagni, dei moralisti a senso unico e dei loro reggicoda mediatici, dunque, è crollato miseramente. Come i pifferi di montagna, partirono per suonare ma vennero suonati. Ed infatti sono improvvisamente ammutoliti. L’unico risultato del loro frenetico agitarsi nel costruire fittizie “emergenze di estrema destra” è stato quello di attirare l’attenzione sui casi precedenti di minacce ad organizzatori di eventi. E queste minacce precedenti, ma guarda un po’, vengono dall’estrema sinistra. Curiosamente però di interpellanze al proposito la gauche caviar mica ne ha presentate.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

Non sarà mica colpa delle frontiere spalancate, vero?

Statistica sulla povertà, Ticino – ma guarda un po’ –  “maglia nera” della Svizzera

 

Nelle ultime settimane sono state pubblicate varie statistiche sulla povertà in Svizzera ed in Ticino. Secondo l’Ufficio federale di statistica, a livello nazionale nel 2015 il 7% della popolazione (570mila persone) viveva in situazione di povertà reddituale. In Ticino, ma tu guarda i casi della  vita, questa percentuale sale di ben 10 punti, al 17%! Sicché l’Ufficio federale di statistica certifica che il nostro è il Cantone più povero della Svizzera! Non che ci volessero grandi studi scientifici per accorgersene. Basta guardare i dati dell’assistenza, della sottoccupazione e della disoccupazione.

Magari oltre a constatare i danni, ci si potrebbe anche chiedere il perché il tasso di povertà in Ticino è così clamorosamente superiore a quello medio nazionale. Dove sta la differenza tra il Ticino ed il resto della Svizzera? Sta forse nel fatto che è incuneato nel Belpaese in regime di devastante libera circolazione delle persone? E che questa situazione ha conseguenze occupazionali drammatiche (non stiamo a snocciolare per l’ennesima volta le cifre dell’invasione da sud)?

Visto che tale è la realtà, si abbia almeno la decenza di piantarla di negare l’evidenza. Oppure di ammettere che sì, le cose stanno così, ma la partitocrazia ha scientemente deciso che la libera circolazione delle persone vale più del benessere dei Ticinesi e quindi il Ticino va sacrificato sull’altare dei bilaterali. Sarebbe almeno più onesto di continuare a prenderci per i fondelli.

Presi per il lato B

Presa per i fondelli che invece continua. Infatti, ironia della sorte, pochi giorni prima della divulgazione della citata statistica le banche cantonali romande se ne sono uscite con uno studio, evidentemente farlocco, secondo cui il Ticino, dove sempre più gente ha le pezze alle culottes grazie alla deleteria politica delle frontiere spalancate, sarebbe la quarta regione più dinamica d’Europa, dopo Londra, Lussemburgo e Zurigo.

Uno studio che sicuramente NON è piaciuto all’IRE del buon Rico “E’ solo una percezione” Maggi, visto che potrebbe rubare alle sue indagini sui frontalieri, svolte da frontalieri, il premio annuale per la peggior ciofeca. E questa non è “una percezione”.

C’è chi glissa

Da notare che lo studio dell’Ufficio federale di statistica indica tra l’altro che le persone di più di 65 anni presentavano un tasso di povertà praticamente doppio rispetto alla media (quasi il 14%). Però la partitocrazia – a partire proprio dai kompagnuzzi che si sciacquano la bocca con “i ceti più sfavoriti” – ha affossato la tredicesima AVS per non darla vinta all’odiata Lega.  Su questo aspetto, chissà come mai, i commentatori di regime preferiscono glissare. Altre “scarligate” si segnalano sul fatto  il tasso di povertà tra gli stranieri è nettamente superiore alla media (del resto sono sovrarappresentati anche nelle cifre dell’assistenza).

Prima i nostri

Dunque: Altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Immigrazione uguale più gente che dipende dall’ente pubblico e a questo fenomeno bisogna mettere un freno. Perché il “prima i nostri” deve valere anche per l’accesso alle prestazioni sociali. A questo proposito il malcontento tra la popolazione monta. Sicché, sarà bene trovare delle vie per “scremare” gli stranieri a carico del contribuente invece di continuare a nascondersi dietro il trittico “libera circolazione – divieto di discriminazione – sa pò fa nagott”. Non ci sta bene che, dopo aver allargato i cordoni della borsa dello stato sociale a vantaggio di chiunque voglia arrivare in Ticino a mungere (“dobbiamo aprirci!”)  adesso si dica che non ci sono più soldi e quindi bisogna risparmiare su tutti. Prima si blocca l’immigrazione nello Stato sociale e si disdice la libera circolazione. Poi se ne riparla.

Lorenzo Quadri

 

Referendum finanziario: per ridare potere al popolo!

Partitocrazia e stampa di regime in pista per far fallire l’iniziativa costituzionale

 

Manca poco, molto poco, allo scadere del termine di raccolta firme per l’iniziativa popolare costituzionale che chiede l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio (RFO) anche in Ticino.  Giovedì scorso una delegazione dei promotori ha consegnato alla cancelleria dello Stato le firme al momento a  disposizione. Occorre dunque darsi da fare nei prossimi giorni, onde evitare di mancare l’obiettivo per poco.

Il RFO, che già esiste in 18 cantoni svizzeri, quindi non si tratta di scoprire l’acqua calda, permette ai cittadini di disporre di un controllo effettivo sulla spesa pubblica. In sostanza, ogni nuova spesa importante, al di sopra di un dato limite – l’iniziativa al proposito è formulata in modo volutamente generico – dovrà essere sottoposta al voto popolare. Questo non significherà  tuttavia un proliferare degli appuntamenti con le urne: le votazioni si terranno infatti in concomitanza con le date già fissate per le consultazioni federali. Come detto: il RFO è già realtà nella stragrande maggioranza dei Cantoni svizzeri. I quali, ma guarda un po’, hanno le finanze messe meglio delle nostre. Quindi non si tratta di fare salti nel buio o di inventarsi cose nuove che non esistono da nessuna parte, ma solo di introdurre, anche da noi, una “buona pratica” consolidata.

Tema ostico

A livello divulgativo, tuttavia, il tema appare “tecnico” e arido. Dunque poco sexy. Ciò che aumenta la difficoltà nella raccolta delle sottoscrizioni. E rafforza implicitamente la bontà della proposta.  Infatti ricorrere al referendum facoltativo per sottoporre al voto popolare ogni spesa pubblica importante è un’operazione proibitiva. Specie con l’avvento del voto per corrispondenza, che ha fatto crollare l’affluenza ai seggi e dunque la possibilità di raccogliere firme di cittadini aventi diritto di voto nel comune: ogni medaglia ha il suo rovescio.

Ostilità facile da spiegare

Il RFO è osteggiato dalla partitocrazia, la quale ha già affossato nel febbraio 2015 in Gran Consiglio un’iniziativa parlamentare in questo senso.

L’ostilità della partitocrazia si spiega facilmente. Se introdotto, il RFO renderebbe assai più difficoltosa una politica che ormai non è neppure più quella del “tassa e spendi” bensì dello “spendi e tassa”. Ovvero: prima lo Stato elargisce a piene mani i soldi pubblici e poi, quando si accorge di trovarsi nelle ristrettezze, mette le mani nelle tasche del contribuente con aggravi fiscali e nuovi balzelli. Oppure con lo sciagurato moltiplicatore cantonale con freno all’indebitamento: ovvero il giocattolo inventato dalla $inistra ed introdotto dall’ex ministra PLR del “margine di manovra nullo” Laura Sadis che serve ad aumentare automaticamente le imposte.

Il Sì a tutto

Da decenni in questo sempre meno ridente Cantone si parla di contenimento della spesa pubblica, che invece continua a galoppare fuori controllo. Perché galoppa? Perché per i partiti ed i politici smaniosi di mantenere poltrone e cadreghini è molto più facile assecondare le varie richieste  – e quindi spendere sempre di più – piuttosto che respingerle. Dire di sì è sempre più semplice ed appagante che dire di no.  Specie quando a chiedere è qualche lobby potente. Di quelle che “spostano i voti” alle elezioni.

Per concretizzare

Un esempio concreto: lo sperpero di 3.5 milioni di Fr per Expo2015 è stato sventato solo grazie al referendum lanciato dalla Lega. Ma non si può pretendere da chi sostiene il rigore nell’utilizzo dei soldi del contribuente il lancio di un referendum contro ogni grossa spesa ingiustificata. Tanto più che oggi c’è un solo modo per far riuscire le iniziative popolari ed i referendum: ossia pagare chi raccoglie le firme. Ricorrere ai diritti popolari comporta dei costi importanti. Il problema non riguarda la $inistra: essa può contare sui suoi sindacati che mandano i loro dipendenti a raccogliere le firme invece che a lavorare.

Altro esempio: da uno studio confidenziale che il PPD ha commissionato al politologo Oscar Mazzoleni sul proprio declino è emersa la seguente indicazione: il partito perde consensi perché non è più in grado di promettere posti di lavoro pubblici in cambio di voti. Questo non vale solo per il PPD. I partiti storici hanno gonfiato l’amministrazione pubblica come una rana per piazzare i propri galoppini con parentado annesso. Ciò ha conseguenze pesanti per la spesa cantonale.  Stesso discorso per i mandati agli amici degli amici. E per le opere pubbliche faraoniche a vantaggio di pochi ma a spese di tutti. L’elenco potrebbe continuare.

“Merende” più difficili

Ecco perché i partiti storici stanno facendo di tutto e di più per boicottare il RFO. Perché toglierebbe margine di manovra a tristi e costosi giochetti clientelari in cambio di voti alle elezioni. Ed infatti la partitocrazia ha impartito l’ordine di marcia ai soldatini. Non è certo un caso se la stampa di regime, a partire dalla RSI, giovedì mattina ha snobbato alla grande la consegna delle firme del RFO.

E non è nemmeno un caso se le associazioni economiche, quelle che si riempiono la bocca con i risparmi nella spesa pubblica, adesso sono più mute di tombe: sono controllate dal PLR ferocemente contrario al RFO (lo affossò in parlamento due anni e qualche mese fa).

Questo ostracismo dimostra che il RFO romperebbe il giocattolino della partitocrazia: favori con i soldi del contribuente in cambio di schede alle elezioni.  Per cui, avanti con le firme!

Lorenzo Quadri

Basta mantenere immigrati nello Stato sociale!

Povertà: Ticino con le pezze al “lato B” e la spesa dell’assistenza esplode

 

In Ticino il tasso di povertà reddituale è del 17% mentre nel resto della Svizzera è del 7%, quindi dieci bei punti percentuali in meno. Lo ha detto nei giorni scorsi l’Ufficio federale di statistica. Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ma come, non c’erano fior di istituti di ricerca, dall’IRE (funesta) alle banche cantonali romande a dirci che siamo la quarta regione più dinamica d’Europa e che soppiantamento di residenti con frontalieri e dumping (in granconsigliese: dömping) sono solo “una percezione”?

Sulle allarmanti cifre dell’Ufficio federale di statistica si è espresso nei giorni scorsi sul portale LiberaTV il Beltradirettore del DSS, sollevando alcuni temi.

Tre questioni

La prima questione è quella degli asilanti che gravano sui conti dell’assistenza. “Molti rifugiati ammessi non hanno una formazione professionale per le esigenze svizzere e per tre quarti restano a carico della rete sociale”, dice il Consigliere di Stato. A parte l’arrotondamento al ribasso, perché la quota di asilanti in assistenza è superiore ai tre quarti (per talune etnie siamo anche sopra il 90%) , il punto è un altro. Ossia che molti di questi asilanti non dovrebbero nemmeno più essere in Svizzera.  Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere quello che il nome dice. Provvisorie appunto. L’asilante che non è individualmente minacciato ma che scappa dal suo paese perché è in guerra, una volta passata l’emergenza umanitaria deve rimpatriare. Invece questo adesso non avviene. Non ancora contento il Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga vorrebbe dare ancora maggiori garanzie di permanenza. Ma gli asilanti non devono venire “integrati” nel mondo del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone dove, “grazie” all’invasione da sud, non c’è più spazio per nemmeno per i ticinesi. Devono venire rimpatriati.

Inoltre, visto che si ammette che i sedicenti rifugiati sono un problema per lo stato sociale, i Consiglieri di Stato responsabili della socialità – e questo vale per tutti i Cantoni – dovrebbero essere sulle barricate contro la politica del “devono entrare tutti”. Invece…

Seconda Beltraffermazione interessante: “insisto che finché una persona che ha diritto di risiedere (da noi) deve poter ricevere gli aiuti dell’assistenza perché non vogliamo che aumentino i furti e il degrado sociale”.  Occorre ribadire:

1) L’immigrato  nello stato sociale non deve poter ricevere aiuti.

2) Non si tratta, quindi, di versare prestazioni assistenziali agli immigrati nello stato sociale per “evitare il degrado” (e nümm a pagum) diventando così sempre più attrattivi per chi vuole approfittare della generosa (ed anche un po’ fessacchiotta) socialità elvetica, ma di rendere rapide ed efficaci le espulsioni. Molto, come sappiamo, dipende dalle istanze giudiziarie.

3) L’andazzo odierno è noto: ricorsi su ricorsi dell’immigrato contro le decisioni di ritiro del permesso di dimora, naturalmente con avvocato finanziato dal contribuente. Ed intanto il diretto interessato rimane in Ticino a carico dell’assistenza. Proposta provocatoria, ma nemmeno poi tanto: si cominci a levare l’effetto sospensivo ai ricorsi contro le decisioni di non rinnovo del permesso. Così intanto la persona in questione comincia a partire (e quindi a non essere a carico del contribuente). Alla peggio, se il mancato rinnovo dovesse risultare ingiustificato, potrà rientrare. Ma intanto, per il tempo della procedura giudiziaria, rimane fuori. E visto che tali procedure durano anni, il risparmio è evidente!

Terza chicca: ovviamente il Beltraministro del PPD, partito fautore della libera circolazione delle persone e contrario a Prima i nostri, tenta di minimizzare gli effetti deleteri della libera circolazione. “Fatico a credere che chiudendo i vasi comunicanti (ossia: le frontiere) si aumenti il benessere”.  Ohibò, eppure è tanto semplice: se in Ticino entrano ogni giorno 65mila frontalieri, e di questi 40mila sono attivi nel terziario dove non colmano alcuna carenza di manodopera locale, è scontato che  poi non ci sia lavoro per i residenti. Questi ultimi, di conseguenza, cadono in situazioni di povertà. E’ quindi evidente che, se salta la libera circolazione, la musica cambia.

Lorenzo Quadri

Aumento massiccio di tasse e balzelli? Ma col piffero!

Criminalizzazione degli automobilisti: le “perle” dell’ ex funzionario cantonale

Ma guarda un po’! Nei giorni scorsi sul portale Tio sono apparse le corbellerie del per fortuna ex ex ex capo della Sezione della protezione dell’aria Mario Camani. Il quale, a quanto ci consta, non è più funzionario dirigente del Cantone da oltre un decennio. E, leggendo l’intervista su Tio, c’è davvero motivo per rallegrarsene. L’ex ex ex regala (?) infatti ai lettori tutta un’infilata di “perle” tipiche del talebanismo verde, all’insegna della criminalizzazione dell’automobilista. Del tipo:

  • Bisogna introdurre subito il limite fisso di 80 km all’ora in autostrada ovunque;
  • Bisogna alzare massicciamente il costo della benzina e le tasse di circolazione;
  • Il nostro inquinamento lo produciamo noi, inutile dare la colpa alla Lombardia;
  • Il Ticino è tutto inquinato, bisogna parlarne ancora di più, bisogna gridarlo.

Posizioni “istruttive”

Che dire? Veramente istruttive le posizioni di questo signore! Avanti con la criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti responsabili di tutti i mali ambientali, come se le macchine fossero l’unica fonte d’inquinamento! E naturalmente solo le macchine targate Ticino.

Forse l’ex ex ex  alto funzionario ha trascorso gli ultimi  15 anni  sul pianeta Marte e non si è accorto che nel frattempo, “grazie” alla libera circolazione delle persone, il nostro Cantone è quotidianamente invaso da 65mila frontalieri (dichiarati; più quelli in nero) nonché da migliaia e migliaia di padroncini (dichiarati; più quelli in nero). E tutta questa gente, ma guarda un po’, entra in Ticino uno per macchina!  E allora, Camani, cosa facciamo? Tartassiamo il solito sfigato automobilista con targa rossoblù che ha bisogno del veicolo per andare a lavorare  facendo esplodere  le tasse di circolazione ed il costo della benzina, ed invece chiudiamo gli occhi sull’invasione da sud? Cosa pensa che esca dai tubi di scappamento frontalieri, l’ex ex ex? Vapore acqueo? Viks Vapo Rub? Essenze di eucalipto? Lo sa quanti frontalieri hanno l’auto diesel?

E come la mettiamo con l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, sottoscritto dall’ex ministro P$ Moritz “Implenia” Leuenberger,  che ha trasformato il Ticino in un corridoio per TIR UE in transito parassitario?

E le frontiere?

Se davvero volesse tutelare l’aria,  il granitico ex ex ex funzionario dovrebbe anche proporre di chiudere le frontiere! Invece, a questo proposito, non un cip! Anzi: difende pure la Lombardia! Sono solo i ticinesotti che vanno martellati: noi tutti costretti ad andare in bicicletta o a piedi o a dorso di mulo (ah no, il mulo emette gas serra dal posteriore) perché, secondo l’illuminata visione di Camani, l’automobile deve tornare ad essere un lusso per i “borsoni” che si possono permettere di pagare le tasse ed i balzelli stratosferici che a suo dire andrebbero introdotti subito. Frontalieri e padroncini, invece, tranquillamente in giro uno per macchina ad intasare le strade ticinesi, che diventerebbero, di fatto, di loro uso quasi esclusivo. Naturalmente per i residenti in Italia nessun balzello aggiuntivo, perché altrimenti oltreramina starnazzano!

E sostenere poi che tutte le fabbriche della fascia di confine non avrebbero influenza sulla qualità dell’aria ticinese…

Urgono repulisti?

Ovviamente, non possiamo che essere lieti che uno che pretende di bastonare ad oltranza gli automobilisti ticinesi non lavori più per l’amministrazione pubblica da oltre un decennio. Come si dice nel Belpaese: ciaone!

A preoccupare è che, profumatamente pagati con i nostri soldi, potrebbero esserci tutt’oggi altri funzionari con le medesime idee e progetti. Se così fosse, urgono repulisti.

Lorenzo Quadri

 

I camerieri dell’UE dovranno spiegare alcune cosette!

I nostri soldi utilizzati per foraggiare trasporti di finti rifugiati dalla Libia all’Italia? 

Secondo il quotidiano italiano il Giornale, il DFAE sarebbe tra i principali foraggiatori della discussa ONG Moas: interpellanza della Lega al Consiglio federale in arrivo!

Perdindirindina, questa è grossa! Il quotidiano d’Oltreramina “Il Giornale” venerdì ha pubblicato un’ampia inchiesta su chi trasporta i finti rifugiati con lo smartphone dalle coste libiche a quelle italiane. Tra questi, figura la discussa ONG (organizzazione non governativa) Moas.

Moas ha sede a Malta ed è stata fondata da una ricca coppia italo-americana. L’ONG è in prima linea nel gestire (citazione dal Giornale) la “flotta solidale” ossia “un gruppo di navi che, com’è ormai assodato, va incontro ai barconi dei migranti a ridosso delle coste libiche, li carica a bordo e li trasporta nei porti italiani”.

Ebbene, secondo le informazioni raccolte dal Giornale, pare che tra i principali finanziatori di questa ONG ci sia nientepopodimento che la Confederella. E, più precisamente, il DFAE guidato dal liblab Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr. Uella!

Sulla base di questa scoperta, il Giornale pubblica un lungo editoriale intitolato “Se la Svizzera ora finanzia l’invasione d’Italia”.

I contenuti sono faziosi ed anti-svizzeri (e poi a rovinare il clima transfrontaliero sarebbe il Mattino populista e razzista?). Come sempre accade quando la stampa d’Oltreramina riferisce su questioni che riguardano il nostro paese, del resto. Abbondano, nell’articolo del quotidiano italico, le cifre creative  – ovvero farlocche – sui flussi migratori verso il nostro paese. Ricordiamo ai vicini a sud che la Svizzera (razzista, chiusa e gretta) è il paese che accoglie più asilanti per rapporto al numero di abitanti.  E che ha un quarto di popolazione straniera, senza contare le naturalizzazioni facili. Ma, al di là di questo, l’affare scotta. Eccome che scotta!

E’ infatti chiaro come il sole che, se davvero la Confederazione, e meglio il Dipartimento federale affari esteri, foraggia con soldi pubblici un’ONG che va a prendere i finti rifugiati sulle coste libiche e poi li scarica  nei porti italiani, dovrà renderne conto. Eccome che dovrà. Anche davanti al parlamento, e di conseguenza all’opinione pubblica ed ai cittadini che pagano il conto, sempre più spropositato, della politica d’asilo e degli aiuti miliardari all’estero. Vero Burkhaltèèèr?

E’ infatti palese che i migranti economici giunti in Italia vanno poi a creare il caos asilo ai confini ticinesi. Con tutte le conseguenze del caso. Anche – ovviamente – a livello di entrate clandestine nel nostro paese.
Ministro degli esteri targato PLR,  è così che si usano i soldi dei contribuenti? Interpellanza leghista in arrivo!

Lorenzo Quadri

A giugno confermare il casellario e bloccare i ristorni!

Intanto l’ufficio frontalieri del sindacato OCST sbrocca contro il Ticino

 

Sulla fiscalità dei frontalieri, qualcuno sta perdendo la trebisonda. Come noto, il famoso accordo con la vicina Penisola è arenato per il semplice motivo che l’Italia non lo vuole. Infatti, e questo lo sottolineeremo ad oltranza, i politicanti del Belpaese vogliono mantenere i privilegi fiscali dei frontalieri, che pagano molte meno tasse degli italiani che vivono e lavorano in patria. Questo ovviamente va a scapito degli altri contribuenti. Ed è incomprensibile che nel Belpaese nessuno insorga contro questa situazione.

No alle retromarce

Oltreconfine dunque cercano scuse per non ratificare l’accordo. Il pretesto attualmente in voga è il famigerato casellario giudiziale (che tra l’altro mica viene chiesto solo agli italiani, ma a tutti gli stranieri).

Al proposito della richiesta del casellario, il Consiglio di Stato dovrà fare il punto della situazione a giugno, essendosi impegnato in questo senso. E’ scontato ma lo scriviamo lo stesso: che nessuno si sogni di fare delle retromarce sul casellario! La misura, introdotta dal ministro leghista Norman Gobbi, è valida ed efficace. Ha permesso di evitare che in questo sempre meno ridente cantone si trasferissero decine di pregiudicati, magari pericolosi. Senza contare il numero di quelli che, sapendo della misura in vigore, hanno rinunciato a presentare richiesta di permesso B o G, avendo qualcosa da nascondere.

Bloccare i ristorni

In giugno il CdS farebbe invece bene a decidere il blocco dei ristorni dei frontalieri. Sia perché la Convenzione su cui si basa non ha più ragione di essere, sia perché l’Italia nei nostri confronti è inadempiente in tutto o quasi, sia per la vergognosa “shitstorm” (=tempesta di cacca) che politichetti e veline d’Oltreramina in fregola di visibilità mediatica scatenano contro il Ticino e contro i ticinesi ogni volta che da parte elvetica si prendono delle sacrosante – e legittime! – decisioni a tutela della nostra sovranità. Vedi la famosa chiusura notturna di tre (!) valichi secondari, in vigore da inizio aprile.

Il sindacato la fa fuori dal vaso

A quanto pare, l’avvicinarsi dell’appuntamento di giugno e quindi della verifica della richiesta del casellario (ribadiamo: l’unico esito possibile è una conferma della misura) ha fatto partire voci incontrollate sull’imminenza dell’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale sui frontalieri. Incontrollate e pure infondate, per i motivi di cui si è detto.

Ma evidentemente un certo numero di frontalieri, in panico per l’inaudita prospettiva di dover pagare le tasse come i propri connazionali che lavorano in patria, è andata nel pallone. A questo punto si è inserito a gamba tesa l’Ufficio frontalieri del sindacato OCST. E qui il sindacato in questione, in genere ragionevole (o comunque molto più degli omologhi rossi) l’ha decisamente fatta fuori dal vaso.

OCST si distanzi

In una lettera trasmessa ai propri associati frontalieri. L’OCST li rassicura con queste parole: nessun passo avanti è stato fatto al proposito della ratifica dell’accordo fiscale; “un rallentamento dovuto sostanzialmente alle tensioni sorte tra il Governo italiano e la Svizzera a causa delle politica aggressiva del Canton Ticino, sempre più accanita nell’attaccare i frontalieri (sic!)”.

Qui qualcuno, per prodursi in una simile fregnaccia, deve aver preso un colpo di sole. A parte che la politica ticinese è così “aggressiva contro i frontalieri” che il numero di questi ultimi continua ad aumentare ed ha già raggiunto quota 65mila: quindi il problema è proprio il contrario, ossia che la politica ticinese è troppo molle. Ma la domanda è: come si permette questo sindacato di  farsi bello (?) con i propri associati d’oltreconfine denigrando il Ticino ed i ticinesi, e cavalcando la fregnaccia italica del Ticino cattivo e razzista che si accanisce contro i poveri frontalieri? O forse qualche sindacalista, magari “non patrizio di Corticiasca”, si è dimenticato che i suoi affiliati frontalieri portano a casa la pagnotta solo grazie al Ticino?

Qui qualcuno ha toppato alla grande. Sicché adesso ci attendiamo che l’OCST si distanzi pubblicamente dalle affermazioni contenute nella lettera del suo Ufficio frontalieri. Oppure bisogna pensare che la nuova linea del sindacato uregiatto sia quella di seguire la pratica, comune tra troppi frontalieri, dello sputare nel piatto dove si mangia?

Lorenzo Quadri