Naturalizzazioni: giusto introdurre il voto segreto

La concessione del passaporto rosso è una cosa seria, e deve avvenire senza pressioni

 

E ti pareva! A larga maggioranza, il Consiglio comunale di Locarno nella sua ultima seduta ha deciso di respingere, malgrado il parere commissionale favorevole, la mozione del leghista Aron D’Errico che chiedeva il voto segreto sulle domande d’attinenza comunale. Lo chiedeva per meglio permettere ai consiglieri comunali di votare “secondo coscienza” e per metterli al riparo da possibili ritorsioni da parte di aspiranti svizzeri respinti.

Uno scandalo?

Quella del voto segreto sulle naturalizzazioni (del resto il voto popolare è segreto, quindi dove sarebbe lo scandalo?) è una battaglia di lunga data della Lega. Alla quale la partitocrazia, ed in particolare – c’era forse da dubitarne? – i naturalizzatori seriali della gauche-caviar, si è sempre opposta. Raccontando la storiella che “chi è eletto in Consiglio comunale sa quali sono le proprie responsabilità” e blablabla. Balle di fra’ Luca. Punto primo: stiamo parlando di Consiglieri comunali; almeno nei piccoli comuni, cara grazia trovare qualcuno che si mette a disposizione, praticamente a titolo di volontariato, per la cosa pubblica. Pretendere che chi lo fa sia anche pronto ad esporsi a rappresaglie, è chiedere un po’ tanto.

Punto secondo: è evidente che i kompagni vogliono, fortissimamente vogliono, il voto palese proprio per inibire i no alle naturalizzazioni. Il consigliere comunale che vuole rifiutare la concessione di un’attinenza comunale, oltre che alle rappresaglie, va incontro pure al pubblico ludibrio in quanto “spregevole razzista”. Il pensiero unico politikamente korretto impone infatti che 1) devono entrare tutti 2) devono restare tutti e 3) tutti devono diventare svizzeri.

Chi ci campa

Il P$ (Partito degli Stranieri) sulle naturalizzazioni facili ci campa. In questo modo spera di fabbricarsi l’elettorato. A Lugano ad esempio la locale sezione $ocialista si distinse nel recente passato per un invio mirato di volantini di propaganda elettorale ai neo-cittadini svizzeri (e non tutti l’hanno presa bene). Il target evidentemente è quello. Addirittura nella lista P$$ per il Gran Consiglio in un cantone tedescofono non c’era un candidato che avesse un nome anche solo vagamente elvetico: tutti di evidente origine turca, balcanica o araba.

Fabbrica-svizzeri

Per restare a Lugano, nella sessione del Consiglio comunale appena conclusa il triciclo è riuscito a far passare qualcosa come un centinaio di attinenze comunali (un paio sono state respinte), suddivise in due serate. Una vera e propria fabbrica di svizzeri, ad ennesima dimostrazione di come le naturalizzazioni facili siano una realtà. Un realtà, beninteso, che serve tra l’altro a taroccare le statistiche sugli stranieri: basta dotarli di passaporto rosso, ed il gioco è fatto. E non è mica un caso isolato. Nella precedente seduta, la maggioranza della partitocrazia nel legislativo luganese è riuscita a naturalizzare una candidata che aveva cumulato un debito con lo stato sociale elvetico di oltre mezzo milione di franchi. E questo malgrado il municipio avesse dato preavviso negativo.

Un pezzo di carta?

Per gli spalancatori di frontiere, il passaporto svizzero è solo un pezzo di carta e andrebbe distribuito a tutti. Così come il benessere faticosamente costruito in questo paese nel corso di generazioni va sperperato distribuendolo ai troppi furbetti che, in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani, hanno trovato in casa nostra il Paese del Bengodi. Costoro hanno tutti i diritti ma, spesso e volentieri, nessun dovere o quasi.

No alle furbate

Intendiamoci. Ci sono aspiranti cittadini svizzeri degnissimi, integrati sotto ogni aspetto – culturale, sociale, economico –  e certamente meritevoli di ottenere il passaporto elvetico. Anzi, rilanciamo e diciamo che tra loro ce ne sono anche di quelli che al passaporto rosso danno più valore di certi svizzeri. Per altri aspiranti cittadini elvetici, invece, la naturalizzazione è una scelta di comodo. O addirittura una furbata per avere la certezza di non dover lasciare il paese; qualsiasi cosa si faccia.

In conclusione

Il consigliere comunale deve essere messo nella condizione di esprimere liberamente le proprie convinzioni sui candidati alla naturalizzazione, senza sentirsi esposto a pressioni di alcun tipo. La concessione della nazionalità svizzera è una cosa seria. Quindi sì al voto segreto. Su questo fronte la Lega continuerà ad essere attiva.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

La libera circolazione ciurla nel manico. Soldatini in tilt

La SECO insiste con i tentativi di lavaggio del cervello, ma non ci casca più nessuno

 

La scellerata politica delle frontiere spalancate, con l’avanzare dei “sovranisti”, ciurla nel manico. L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone ha raccolto 125mila firme in meno di sei mesi (c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne centomila). E a Berna, ai camerieri di Bruxelles ed ai loro soldatini sta diventando fredda la camicia.

Così i tamberla della SECO se ne sono usciti con l’ennesima fregnaccia. Ovvero, il nuovo bilancio della libera circolazione.

“Nessuna penalizzazione”

Secondo costoro, infatti, i residenti in Svizzera non sarebbero penalizzati dalla libera circolazione delle persone. Inoltre, non esisterebbe né sostituzione né dumping salariale. “Sono solo percezioni”, come garantiva lo studio dell’ IRE sul frontalierato eseguito dal ricercatore frontaliere o ex frontaliere. Il quale, ma guarda un po’, viene sistematicamente interpellato dal Corriere del Ticino per commentare le notizie sui permessi G.

Un bel “vaffa!”

Ai burocrati federali della SECO con i piedi al caldo, lautamente foraggiati con i nostri soldi, dedichiamo un corale “vaffa”!

Ricordiamo che costoro sono quelli che, oltre a produrre statistiche taroccate per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, hanno deciso – su ordine di chi? Del loro capodipartimento, il decotto ministro PLR “Leider” Ammann? Oppure hanno fatto tutto di propria iniziativa? – che anche i frontalieri devono (?) avere diritto al guadagno intermedio. E sono pure favorevoli, i burocrati della SECO, al disastroso Diktat con cui l’UE pretende di far pagare al paese di lavoro (ovvero: a noi) la disoccupazione dei frontalieri. Una novità che, nella malaugurata ipotesi in cui dovesse diventare realtà, avrebbe conseguenze deleterie:

  • ci costerebbe centinaia di milioni di Fr all’anno;
  • farebbe esplodere gli abusi;
  • genererebbe un’impennata di iscrizioni agli uffici regionali di collocamento (URC), ed il potenziamento degli URC ticinesi lo pagherebbe il solito sfigato contribuente cantonale;
  • azzererebbe del tutto la ciofeca denominata “preferenza indigena light”, con cui la partitocrazia finge di favorire i disoccupati iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono, di quale “preferenza” beneficerebbero i residenti?
  • Costituirebbe l’ennesimo privilegio ingiustificato dei frontalieri (che già sono dei privilegiati fiscali) rispetto agli italiani che lavorano in Italia. Ed infatti, quando sui media del Belpaese si è sparsa la voce infondata (in realtà nulla è stato ancora deciso) ma purtroppo verosimile, che gli svizzerotti avrebbero pagato la disoccupazione dei frontalieri, la gioia dei permessi G è esplosa sui social.

Chiudere la SECO

Il  nuovo bilancio taroccato sulla libera circolazione propinato dalla SECO è l’ennesima dimostrazione che questo ufficio della Confederella serve ormai solo a divulgare “fake news” per fare propaganda di regime alle frontiere spalancate volute dall’élite. Quindi, la SECO va CHIUSA; così tra l’altro si risparmiano ogni anno 100 milioni di franchetti, che non sono noccioline!

Immigrazione sotto controllo?

Da notare che, nel loro rapporto farlocco, gli scienziati della SECO blaterano che nel 2017 il saldo migratorio dai paesi UE verso la Svizzera sarebbe sceso a 31’250 persone, ovvero l’11% in meno rispetto all’anno precedente. E allora?

  • Prima della votazione sui Bilaterali, il Consiglio federale aveva promesso un saldo migratorio di al massimo 8-10mila persone all’anno: la cifra che adesso la SECO tenta di spacciare per irrisoria è quasi il QUADRUPLO di quella promessa!
  • Grazie alla scellerata libera circolazione, siamo arrivati per anni ad avere ben oltre 60mila migranti UE. Ma naturalmente i soldatini della SECO… citus mutus!
  • I flussi migratori in alcuni periodi aumentano, in altri diminuiscono.
  • Visto che la barca è piena, un calo dell’immigrazione testimonierebbe solo che il disastro è ormai compiuto. Ed infatti in Ticino i giovani, per avere un futuro, devono tornare ad emigrare. Un balzo indietro di cento anni!

La boiata regina

Ma la fregnaccia del mese è quella di tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui, malgrado la libera circolazione, “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? La tua bestialità sulla sostituzione che non esiste, valla a raccontare a tutti i ticinesi che sono finiti in disoccupazione ed in assistenza perché al loro posto sono stati assunti dei frontalieri. Valla a raccontare a tutti i giovani che non trovano un lavoro perché il mercato è intasato da permessi G. Poi ne riparliamo. Perché questi tronfi soggetti non vengono mai licenziati e rimpiazzati da stranieri a basso costo, così finalmente si rendono conto della situazione?

Lorenzo Quadri

La “casta” scende in campo a favore dei giudici stranieri

I magistrati della gauche-caviar contro l’iniziativa per l’autodeterminazione

In prima linea nel comitato contro l’iniziativa figura il magistrato dei minorenni Reto Medici (PS). E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Cosa ne pensa il (dormiente) consiglio della Magistratura?

Sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) si voterà solo il prossimo 25 novembre. Ma la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, conscia dell’importanza della posta in gioco, sta già scaldando i motori. Sicché ha cominciato col mandare avanti a mettere fuori la faccia i magistrati gauche-caviar dell’ associazione “Uniti dal diritto” (e questi da dove spuntano?).

In prima fila di tanto comitato, assieme all’ex presidenta del Consiglio nazionale Chiara Simoneschi Cortesi (PPD), troviamo infatti gli ex PP Bruno Balestra e John Noseda, nonché il magistrato dei minorenni Reto Medici.

Prima le nostre leggi

Cosa vuole l’iniziativa “per l’autodeterminazione”  che l’establishment combatte con accanimento? Vuole che la Costituzione svizzera – e quindi anche gli articoli della medesima che sono frutto di votazioni popolari, vedi il famoso 121 a, quello del 9 febbraio – abbiano la precedenza su trattati internazionali del piffero. I quali, se entrano in urto con la Costituzione, vanno adattati o, qualora ciò non fosse possibile, disdetti. Più chiaro di così. Del resto,  tutti i paesi del mondo danno alla propria Costituzione nazionale la priorità sui trattati internazionali. In Germania il principio è stato ribadito ancora di recente. “Prima la nostra Costituzione”. Sono solo gli svizzerotti fessi che…

La storiella della CEDU

La gauche-caviar racconta che l’iniziativa per l’autodeterminazione metterebbe in pericolo i diritti fondamentali dei cittadini e si sciacqua la bocca con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Che  – a suo dire! – sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa contro i giudici stranieri. A parte che la Svizzera non ha lezioni da prendere in materia di rispetto dei diritti fondamentali ma semmai ne ha da dare: questi sono già contemplati nella Costituzione, senza bisogno della CEDU.

Il vero motivo

Tanti fumogeni blabla da legulei servono  a mascherare il vero motivo per cui la casta vuole l’iniziativa per l’autodeterminazione come vorrebbe il colera.  Perché i trattati internazionali ed i giudici stranieri le servono a cancellare l’esito delle votazioni popolari sgradite all’establishment. Lo vediamo con il 9 febbraio, lo vediamo con “Prima i nostri”, lo vediamo con la (non) espulsione dei delinquenti stranieri. Gli accordi internazionali ed i giudici stranieri sono i migliori alleati della casta che vuole ROTTAMARE i diritti popolari. Perché li vuole rottamare? Perché il popolazzo becero “vota sbagliato”. E’ il nemico. Quindi non deve avere alcun potere. Decide la casta!

Del resto, se la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-PS ed i legulei dei tribunali rispettassero l’esito delle votazioni popolari, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. La quale è, semplicemente, il risultato dei reiterati soprusi dell’élite spalancatrice di frontierenei confronti dei cittadini.

Votare in massa

L’agitarsi dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione è dunque la conferma che essa va votata “a piene mani”.

Infatti, con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, la preferenza indigena sarebbe realtà ed i delinquenti stranieri verrebbero espulsi. Invece adesso ci becchiamo quella boiata della “preferenza indigena light” (grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!), che non serve assolutamente ad un tubo, ed anzi finirà con l’avvantaggiare i frontalieri (altro che “Prima i nostri”!) , e ci teniamo in casa perfino i terroristi islamici.

Il giudice che fa politica

Una cosa nella composizione citata in apertura del comitato contro i diritti popolari (perché di questo si tratta) salta all’occhio: Noseda e Balestra sono ex magistrati. Reto Medici è tutt’ora in carica. E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Ah già: ma i giudici sono nominati dalla partitocrazia (il metodo, come noto, è quello del mercato del bestiame) proprio per fare politica tramite le loro sentenze. Le maschere cominciano a cadere. Poi ci si chiede come mai la fiducia della popolazione nella magistratura è in caduta libera.

Lorenzo Quadri

 

ASF e doppi passaporti: ecco la censura politikamente korretta

Calciatori binazionali: contrordine compagni! La pavida retromarcia della Federazione

 

Tutto rientra nei binari della normalità! Il presidente della Federazione svizzera di calcio (ASF) Peter Gilliéron è corso a scusarsi per la dichiarazione del segretario generale dell’ASF Alex Miescher, il quale aveva osato sollevare dei dubbi sui calciatori con il doppio passaporto.

L’episodio, come noto, si iscrive nel tormentone dei due giocatori di origine kosovara della nazionale svizzera (oddìo, “svizzera”…) che esultano con le aquile (e non era un riferimento alla frazione del comune di Blenio).

Non stiamo evidentemente a ripetere le “puntate precedenti” della nota telenovela estiva.

Certo è che la dichiarazione politicamente scorretta di Miescher sui calciatori “parzialmente elvetici” ha lasciato schiere di benpensanti con il naso in mezzo alla faccia. E, come c’era da aspettarsi, è arrivato il contrordine compagni. Del resto, attendersi una presa di posizione coraggiosa su un tema “sensibile” come i passaporti plurimi da parte dell’ASF era decisamente pretendere troppo. I suoi alti papaveri con i piedi al caldo mica potevano correre il rischio di farsi etichettare dai moralisti a senso unico – e quindi dalla stragrande maggioranza dei media, da essi colonizzati  –  come beceri populisti e razzisti!

Sconfessato l’ “eretico”

Sicché l’eretico Miescher è stato presto sconfessato dai suoi “capi”. Anche se ha ragione, certe cose mica si possono dire! Di sicuro non in forma ufficiale: al massimo è tollerato sussurrarle al bar!

Sul segretario generale dell’ASF si è dunque abbattuta la censura politikamente korretta, con il presidente Gilliéron che, patetico, si cosparge il capo di cenere e si scusa con tafazzismo degno di miglior causa: “Ci dispiace molto che le cittadine ed i cittadini con doppia nazionalità si siano sentiti discreditati e rinnegati(addirittura!) dopo un’intervista del nostro segretario generale”, blatera il signor presidente. Hai capito i soldatini del pensiero unico? Di doppi passaporti non si può nemmeno parlare, poiché ciò significa “discreditare e rinnegare”! Gilliéron, ma vai a scopare il mare!

E visto che  non si fanno le cose a metà, il presidente ASF ha pure lasciato ad intendere che lo  scriteriato segretario generale che ha osato contraddire il pensiero unico multikulti verrà retrocesso, sanzionato e fustigato in pubblica piazza.

Non è un diritto acquisito

Eppure, piaccia o non piaccia al presidente pallonaro, il doppio passaporto – non solo dei calciatori, ma ovviamente di tutti – rimane un tema di discussione. Perché esso non è affatto un diritto acquisito.

Negli ultimi 8 anni i doppi passaporti sono aumentati del 40%. In Consiglio nazionale, il solito triciclo PLR-PPD-P$$ è riuscito a decidere che perfino i politici a livello federale, “ministri” compresi, possono avere due o tre o più cittadinanze: non c’è problema! Poi ci chiediamo come mai la Confederella viene quotidianamente svenduta. Se perfino chi la rappresenta nelle massime istituzioni è svizzero part-time, e magari tiene in casa la bandiera di altre nazioni…

Se si tornasse a prima del 1992…

I passaporti non sono un bene da accumulare per ottenere più vantaggi, all’insegna del “più ce n’è meglio è”, per poter mostrare il documento d’identità più conveniente a seconda dell’esigenza del momento (vedi servizio militare, ma non solo). L’acquisizione della cittadinanza elvetica presuppone una scelta di vita. Se qualcuno non si sente abbastanza svizzero per lasciare il passaporto originario, forse non è il caso che si naturalizzi. E questo vale, a maggior ragione, per chi fa politica.
Poco ma sicuro che, se la naturalizzazione comportasse, come prima del 1992, la rinuncia alla cittadinanza d’origine, le domande crollerebbero.

Ma si sa che le naturalizzazioni seriali, a catena di montaggio, (vedi l’ultimo Consiglio comunale di Lugano con 101 richieste di attinenza comunale all’ordine del giorno) sono nell’interesse della casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Sono politikamente korrettissime: “bisogna aprirsi”! Ed oltretutto servono anche a taroccare le statistiche sugli stranieri; e quindi sugli stranieri che delinquono, su quelli a carico dello Stato sociale, eccetera. A pieno vantaggio della politica del “devono entrare tutti”. Per cui, meglio di così…

Lorenzo Quadri

Sommaruga femminista? Da riderle in faccia

Alla kompagna ministra sta bene che l’ospite iraniano non le dia la mano perché donna

 

Ad inizio luglio il presidente iraniano Rohani è stato in visita in Svizzera. Nei giorni scorsi si è saputo che anche in questa occasione il governicchio federale è riuscito a fare sfoggio di calabraghismo compulsivo. Ed infatti il protocollo è stato modificato apposta per inginocchiarsi davanti all’ospite islamista. Tanto per cominciare, gli scienziati bernesi hanno avuto la bella idea di far coprire diversi quadri e sculture di nudo che si trovavano all’albergo Bellevue a Berna. Chiaro: l’islamista di turno arriva in Svizzera e i sette tamberla fanno coprire quadri e sculture per non “urtare la sua sensibilità”. Rivestono le sculture, ma nel contempo calano le braghe. Urtando così, e alla grande, la sensibilità dei cittadini svizzeri!

Ad adeguarsi…

Non  è finita. Rohani ha infatti dato la mano solo a Berset, ma non alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. E questo ovviamente per motivi religiosi.

E’ il colmo. Gli svizzerotti vanno nei peaesi islamici e – giustamente – si adeguano alle regole vigenti in quelle amene contrade. Arrivano dei musulmani in casa nostra, ma ad adeguarsi sono sempre ancora gli svizzerotti. Mica gli islamisti! Grazie multikulti! Anzi, è già tanto che  la kompagna Simonetta non si sia anche messa in testa  lo straccio dei piatti, già che c’era… Come fece a suo tempo Calmy-Rey in visita in Iran.

Poi ci chiediamo come mai…

E con simili (s)governanti noi dovremmo difendere le nostre prerogative? Ma figuriamoci! Poi ci chiediamo come mai ci sono dirigenti scolastici decerebrati che proibiscono agli scolari svizzeri di portare i cervelat alla grigliata di fine anno per rispetto (?) degli alunni musulmani.

E se invece si cominciasse finalmente ad imporre (non a chiedere; ad imporre) agli ospiti musulmani, spesso e volentieri ospiti non invitati (migranti economici a carico del solito sfigato contribuente) di rispettare le nostre regole e le  nostre usanze? E se non gli sta bene, far fagotto e tornare da dove sono venuti?

Le sedicenti femministe…

Che la kompagna Sommaruga, una che spesso e volentieri ama sciacquarsi la bocca con i diritti delle donne, abbia accettato che Rohani non le desse la mano perché donna, è penoso. Ennesima dimostrazione di quanto valgono i bolliti residui del femminismo gauche-caviar. Altro che diritti delle donne. PRIMA, molto PRIMA, vengono le pretese degli immigrati; perché “bisogna essere aperti e multikulti”!

Ed infatti sono proprio queste signore sedicenti femministe a mettere in pericolo le donne facendo entrare, senza alcun limite, finti rifugiati con lo smartphone che poi “si scopre” (ma che sorpresa!)  essere misogini, molestatori, eccetera. E poi magari vanno a dire alle vittime delle molestie che la colpa è loro, perché la gonna era troppo corta e “devono capire che nelle culture di questi migranti”… ma va a ciapà i ratt!

Riderle in faccia

Comunque, dopo la bella iniziativa di accettare il rifiuto di Rohani di darle la mano, aspettiamo (e non bisognerà attendere molto) che la kompagna ministra Sommaruga se ne esca con la prossima boutade pseudofemminista: e allora si spera che tutte le donne le rideranno in faccia.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati eritrei: sotto con i rimpatri di massa!

Il TAF ribadisce: “sono migranti economici”! Ma intanto l’accordo di riammissione…

 Ohibò, perfino il Tribunale amministrativo federale (TAF) – quindi non propriamente un covo di beceri leghisti populisti e razzisti –  nei mesi scorsi ha dato più di un giro di vite alla politica dell’accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati eritrei. In più occasioni il TAF ha stabilito che costoro non sono dei profughi, bensì dei migranti economici. Di conseguenza, devono ritornare al natìo paesello. Nell’ultima sentenza  il TAF ha decretato che il rischio, per i clandestini eritrei, di essere arruolati nell’esercito in caso di ritorno nel paese d’origine, non è motivo sufficiente per evitare il rinvio. L’equiparazione del servizio militare eritreo ai lavori forzati, dunque, non sta in piedi.

Nell’agosto del 2017, sempre il TAF aveva stabilito che i disertori che vengono rimandati in Eritrea non rischiano dei trattamenti disumani.

Oltretutto, proprio nel corrente mese è stata annunciata ufficialmente la fine della guerra tra Eritrea ed Etiopia: viene così a cadere un altro argomento usato dai migranti economici di quei paesi per rimanere nella Confederella a spese del solito sfigato contribuente rossocrociato. Salvo poi tornare, come noto, a trascorrere le vacanze in patria perché “lì è più bello”.

L’accordo mancante

Di conseguenza, a seguito delle recenti sentenze del TAF, si dovrebbe assistere ad un rimpatrio di massa dei clandestini eritrei. Invece non solo questo non accade, ma ne arrivano sempre di nuovi. Perché non accade? Perché, ma guarda un po’, la Confederazione non può (“sa po’ mia!”) effettuare rinvii forzati verso l’Eritrea. Infatti tra i due Stati non esiste un accordo di riammissione.

Questo vuol dire che le belle sentenze del TAF rischiano di rimanere lettera morta. E gli uccellini cinguettano che l’accordo di riammissione con Asmara gli svizzerotti lo potranno aspettare per un bel pezzo.

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga non ha infatti alcun interesse a che venga sottoscritto. Perché provocherebbe una perdita secca di introiti ai kompagni che sui finti rifugiati ci lucrano in grande stile (businness ro$$o dell’asilo). Sicché Madame Simonetta preferisce andare ai vertici dei ministri degli Interni UE a cianciare di “soluzioni europee” per il caos asilo (ma come suona bene, ma come suona politikamente korretto!). Soluzioni che, evidentemente, non si troveranno mai. E nel frattempo? Nel frattempo, è ovvio, secondo la kompagna Sommaruga “bisogna far entrare tutti”!

Previsione facile

Quanto al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles per giungere, costi quel che costi, alla conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (accordo-capestro che ci trasformerebbe definitivamente in una colonia di Bruxelles) nonché a fare campagna elettorale all’ex partitone in vista delle prossime elezioni, spuntando come il prezzemolo ad ogni sorta di eventi in Ticino, compresi i più irrilevanti, specie se organizzati dai liblab. Accordo di riammissione con l’Eritrea? Chissenefrega! Nel frattempo all’Eritrea continuiamo pure ad inviare generosi aiuti… E chi chiede di sospenderli finché l’accordo di riammissione sarà sottoscritto? Per la partitocrazia è “un becero razzista che deve vergognarsi”!

Previsione del Mago Otelma: grazie all’accoppiata Cassis-Sommaruga, quindi PLR-P$$, gli svizzerotti fessi continueranno a mantenere migranti economici eritrei “da qui all’eternità”. Malgrado perfino il Tribunale amministrativo federale abbia stabilito che sono finti rifugiati. Allegria!

Lorenzo Quadri