Costi della salute: sacrifici sempre per i soliti sfigati

Aumentano le franchigie; e le paghe dei supermanager cassamalatari quando diminuiscono?

Sicché la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati ha deciso, similmente al Consiglio nazionale, che “bisogna” alzare le franchigie minime a causa dell’aumento dei costi sanitari. Le quali franchigie dovranno dunque passare da 300 a 350 Fr. Si potrebbe dire che è un aumento modesto, ma chi lo paga? Risposta: chi sceglie la franchigia, minima ovvero chi è malato o anziano. Che si cucca anche gli aumenti di premio (come tutti gli altri assicurati).

I premi diminuiranno?

Forse che l’aumento della franchigia farà diminuire i premi? No di certo, ed infatti ogni anno arriva la notizia di una nuova stangata (ma tanto il direttore del DSS puntualmente si dichiara “beltrasereno”, per cui siamo a cavallo).

Sicché l’aumento della franchigia verrà venduto come una misura per contenere l’aumento, che ci sarà lo stesso. Al popolazzo si dirà: senza l’aumento di franchigia i premi sarebbero cresciuti ancora di più! Ma naturalmente la prova del contrario non c’è… e con queste storielle controfattuali (uella) è un po’ che ci fanno fessi, e in vari ambiti.

E gli stipendi dei supermanager?

Insomma: già ai ticinesi non vengono restituiti i premi di cassa malati pagati in eccesso dal 1996 ad oggi. In più i premi continuano a crescere. Ed in più ancora aumentano pure le franchigie.

Sarebbe bello sapere quando si comincerà invece a tagliare sugli stipendi dei supermanager delle assicurazioni malattia!

Deputati-lobbysti

Certo che, se da quando è stata introdotta la LAMal, i premi di cassa malati sono sempre aumentati fino a diventare insostenibili, forse il difetto sta nel manico. E se le commissioni parlamentari della sanità e della sicurezza sociale, sia del Consiglio nazionale che degli Stati,  sono farcite di deputati che sono contemporaneamente lobbisti dei cassamalatari,  il “manico difettoso” non verrà mai corretto.

Già, perché il problema dei lobbisti a Berna non è certo creato da quelli che pascolano nelle anticamere, bensì da quelli che sono presenti in aula, in qualità di parlamentari, e che schiacciano i bottoncini colorati. Ma, se la gente insiste nell’eleggerli…

E costoro non solo continuano a venire eletti, ma approdano pure in Consiglio federale, come ben dimostra il caso del binazionale KrankenCassis (PLR).

Spreconi?

C’è anche un altro aspetto da non dimenticare. Per giustificare gli aumenti – sia di premi che di franchigie – i politicanti, come pure i cassamalatari, accusano i cittadini di essere degli scriteriati spreconi, di andare dal medico per ogni graffietto, eccetera.
Visto però che sempre più cittadini per risparmiare sui premi scelgono le franchigie massime, e quindi le cure mediche fino a 2500 Fr all’anno se le devono pagare di tasca propria, forse poi così spreconi non sono.

Scarica-barile

Ma i  cassamalatari stessi, sono forse così attenti nel contenere i costi? Mica tanto! Spesso e volentieri infatti gli assicuratori malattia non si preoccupano di intervenire dove ci sono situazioni di ineconomicità. E nemmeno di promuovere delle soluzioni che permetterebbero di risparmiare sulle spese mediche e farmacologiche. Anzi, come succede ad esempio nell’acquisto dei farmaci da parte delle case anziani, gli assicuratori semmai sabotano i modelli virtuosi. Col risultato di aumentare i costi che poi si devono prendere a carico. Ma i cassamalatari se ne impipano: i maggiori costi mica li pagano loro. Li scaricano sul groppone dei cittadini tramite aumenti di premio. Per cui, chissenefrega!

Chi ci “tetta dentro”

Per finire, gli uccellini cinguettano che in Ticino ci sia un medico, “guardacaso” italiano, che ha – appunto – la laurea in medicina, ma che però si produce in prestazioni che con la medicina hanno poco a che vedere: vedi ipnosi regressiva. Prestazioni che poi vanno a carico delle casse malati.

Ora, se a qualcuno interessa sentire storielle fantasiose su chi sarebbe stato in una presunta vita precedente (Carlomagno? Napoleone? Mata Hari? Il Gigi di Viganello?) questo sfizio da salotto per boccaloni fa il piacere di pagarselo di tasca propria. Altrimenti il prossimo passo quale sarà? Le sedute spiritiche rimborsate dall’assicurazione malattia?

E’ chiaro che, se la storiella di cui sopra dovesse risultare confermata, ci sarebbe di che giustificare uno sciopero del pagamento dei premi.

Magari quindi prima di mettere le mani nelle tasche della gente con aumenti di premi e franchigie sarebbe il caso di andare a beccare chi nel sistema attuale “ci tetta dentro” alla grande. Si parla di simmetria dei sacrifici, ma ancora una volta i sacrifici si impongono solo ad una parte.

Fumogeni elettorali

E’ poi anche il caso di diffidare di chi, “guardacaso” in campagna elettorale, lancia un’iniziativa popolare che promette miracolosi freni ai premi di cassa malati: leggi PPD. Va da sé, senza spiegare sulle spalle di chiverrebbero poi prese le fumogene misure di contenimento dei costi che vengono evocate nel testo dell’iniziativa. E dimenticandosi, sempre “guardacaso”, che in Ticino proprio il PPD gestisce il Dipartimento della sanità e della socialità.

Già che ci siamo ricordiamo che, quando la Lega raccolse le firme per la creazione di una cassa malati cantonale con premi accessibili, la partitocrazia in Gran Consiglio nemmeno permise alla gente di andare a votare.

Così, tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio…

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: l’autogoal dei burocrati federali

Panna montata sul presunto calo degli arrivi ma poi vogliono ampliare il centro di Chiasso

Sia chiaro che di creare nuovi posti per migranti economici con lo smartphone non se ne parla nemmeno! Né a Chiasso, né in qualsiasi altro posto del Ticino!

Ma guarda un po’: adesso, per meglio sdoganare la politica del “devono entrare tutti”, la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) monta la panna sul presunto calo degli arrivi di asilanti in Svizzera. Un calo così spettacolare (?) che nel 2018 sono giunti in Svizzera oltre 15’200 sedicenti rifugiati: di certo non sono pochi!

Comunque, se calo c’è stato, è evidente che il merito va anche al deplorevole leghista Matteo Salvini ed alle sue politiche rigorose in materia di sbarchi. Quindi, invece di denigrare, sarebbe bene cominciare a ringraziare. Anche a Berna. Invece, e come al solito, l’abietto servilismo nei confronti degli eurobalivi la fa da padrone.

Un paio di cosette

Detto questo, per evitare di farsi prendere per i fondelli dai burocrati della SEM, sarà bene puntualizzare un paio di cosette.

Tanto per cominciare, 15’200 richiedenti l’asilo saranno anche meno dei picchi di certe annate (e ci mancherebbe anche che si assistesse ad un continuo aumento dei finti rifugiati). Ma sono comunque troppi. Si dà infatti il caso che attualmente in Svizzera vivano oltre 123mila asilanti. Non sono di sicuro pochi. Soprattutto se si pensa che la grande maggioranza di questi non lavora. Il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è addirittura aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni.

E ricordiamo pure che il numero di asilanti presenti in Giappone (130 milioni di abitanti, contro gli 8 della Svizzera) si conta sulle dita di una mano.

Le belle pensate

La situazione non è destinata a migliorare.

La Svizzera, senza avere alcun obbligo in questo senso, ha infatti pensato di bene, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, di correre entusiasta ad aderire ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati decisi dalla fallita UE. Programmi a cui vari Paesi membri, a cominciare dagli Stati del famoso blocco Visegrad, non si sognano di aderire. Gli svizzerotti eurolecchini, invece…

E non dimentichiamo che il “nuovo” diritto dell’asilo prevede l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i migranti economici. L’obiettivo di tale figura, evidentemente, è quello di “far restare tutti”: o comunque il maggior numero possibile di richiedenti l’asilo. Una bella pensata i cui costi, sia detto per inciso, sono già schizzati verso l’altorispetto a quanto promesso in votazione popolare. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Business is business!

Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche immaginare che simili misure – ovvero l’adesione entusiastica, a titolo puramente grazioso (quando la smetteremo di fare regali alla fallita UE che poi ci ringrazia ricattandoci sullo sconcio accordo quadro istituzionale?) ai programmi di ricollocamento dell’UE e l’avvocato gratis per finti rifugiati – servano per ottenere un costante aumento degli asilanti presenti sul nostro territorio. Anche nel caso in cui gli arrivi dovessero diminuire. Sicché le associazioni contigue al P$ della kompagna Sommaruga, che nell’asilo ci tettano dentro alla grande, possono contare su un’entrata sicura e possono pure pensare a svilupparsi. Business is business!

Intanto a Chiasso…

Secondo aspetto da puntualizzare è il seguente. Le statistiche sulla diminuzione degli asilanti hanno un obiettivo chiaro: quello di fare il lavaggio del cervello ai cittadini per convincerli che non esiste alcun caos asilo, sono solo balle populiste. Ma i burocrati della SEM hanno fatto un autogoal. Infatti, da un lato vorrebbero dare l’impressione che “non arrivi più nessuno”. Dall’altro però vogliono ampliare il centro asilanti di Chiasso portandone la capacità di accoglienza da 134 a 200 posti letto. Ma come, gli arrivi non erano in netto calo? E allora perché mai potenziare il centro di Chiasso? Occorrerebbe semmai depotenziarlo, quindi ridurre il numero di posti. Ed è ovvio che, se si aumentano le capacità d’accoglienza, ciò avviene con il preciso obiettivo di utilizzarle. Anche per non esporsi al rimprovero di aver gettato nel water altri soldi del contribuente.

Sicché, se realizzati, i nuovi posti a Chiasso verranno anche occupati. Perfino il Gigi di Viganello (pur trattandosi di Chiasso) è in grado di rendersi conto che qui gatta ci cova. Fa quindi benissimo la Lega dei Ticinesi di Chiasso a prendere in mano la situazione ed a lanciare una petizione contro l’ampliamento del centro asilanti, come annunciato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Stefano Tonini.

Non solo Chiasso, ma tutto il Ticino non è – e non deve diventare –  un hub per finti rifugiati con lo smartphone!

Lorenzo Quadri

 

 

Ideologie verdi: e se la gente ne avesse piene le scuffie?

Asfaltati i talebani degli insediamenti, salvati i posteggi alla stazione FFS di Lugano…

 

L’iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”, lanciata dai giovani Verdi, la scorsa domenica è stata asfaltata dai votanti (un vero e proprio contrappasso per un’iniziativa ecologista). Quasi il 64% dei cittadini elvetici l’ha infatti respinta. Lo stesso hanno fatto tutti i Cantoni, senza eccezione.

L’iniziativa, come spesso è il caso delle proposte dei verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) era populista e talebana (altro che strillare al “populismo di destra”). Solo da pochi anni è in vigore la revisione, restrittiva, della Legge federale sulla pianificazione del territorio. Almeno alle nostre latitudini, i dezonamenti da essa previsti cominciano soltanto adesso: Lugano, ad esempio, si trova una bella gatta da pelare a Brè… Però i verdi avrebbero voluto introdurre delle regole ancora più talebane. Così, perché non ne hanno mai abbastanza.

Siamo qui in troppi

Purtroppo questi ecologisti sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, e dunque spalancatori di frontiere, dentro. E nella loro scala delle priorità (?) le frontiere spalancate hanno la preminenza – ma di gran lunga! – sulla tutela dell’ambiente.

Cari kompagni ambientalisti: se, tramite la ben nota politica migratoria scriteriata, si continua a far entrare tutti, è ovvio che poi bisogna cementificare ed asfaltare. Perché i migranti hanno bisogno di un tetto sulla testa, e di strade per spostarsi. Siamo qui in troppie le conseguenze, anche ambientali, si vedono. E perché siamo qui in troppi? Perché ogni anno arrivano a vario titolo nella Confederella  80mila immigrati in più! Sicché, se i sedicenti ecologisti volessero davvero proteggere l’ambiente, avrebbero a suo tempo sostenuto l’iniziativa Ecopop. Essa prevedeva l’introduzione di rigidi tetti massimi annuali all’immigrazione: questo proprio per proteggere l’ambiente e le risorse naturali.  Più in generale: degli ambientalisti veri si batterebbero per limitare l’immigrazione.

Ed invece, questi verdeggianti $inistrati fanno proprio il contrario di quel che dovrebbero: hanno osteggiato e denigrato l’iniziativa Ecopop; hanno rottamato, assieme al resto della partitocrazia, il “maledetto voto” del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa; e adesso, colmo dei colmi, sostengono addirittura quella ciofeca di patto ONU sulla migrazione:ovvero l’ennesimo accordo internazionale del piffero il cui obiettivo è introdurre la libera circolazione su scala mondiale e creare un nuovo diritto umano all’immigrazione. Insomma, peggio di così…

Scuffie piene?

L’asfaltatura portata a casa domenica dai Verdi era prevedibile, d’accordo. Ma c’è da sperare che si tratti comunque di un indicatore di tendenza. Cioè di un segnale che  la popolazione comincia ad averne le piene le scuffie di farsi vessare in nome di scelte dettate da ideologie autolesioniste. In questo senso va letta anche la recente decisione della maggioranza del Consiglio comunale di Lugano, Lega in primis, di non decimare il numero di posteggi alla stazione FFS di Lugano, quindi di non portarli da 438 a 250, ma di mantenere lo statu quo.

La decimazione veniva giustificata dalla solita cricca ro$$overde non tanto con motivi finanziari  – i parcheggi sono un investimento, perché la gente non posteggia gratis – ma come l’ennesima misura dissuasiva, che è poi un eufemismo che sta per punitiva,nei confronti degli automobilisti “fonte di tutti i mali”. Questa perniciosa volontà di criminalizzare gli automobilisti ha generato solo cagate pazzesche (cit. Fantozzi) come il bidone Via Sicura ed il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano). E contro questa mentalità è ora che i cittadini – la maggior parte dei quali sono pure automobilisti – insorgano.

Prossimi passi

Tanto più che i grandi paladini dell’aria pulita (?) si limitano a criminalizzare gli automobilisti residenti, mettendo in difficoltà in particolare chi vive fuori dai centri urbani e che pertanto non ha alternativa all’automobile. Invece, per qualche strano motivo, sui 65mila frontalieri che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, citus mutus. Peggio: i ro$$overdi infangano chi vuole una limitazione dei frontalieri (e quindi delle loro auto) con le abituali accuse di razzismo. Altro che protezione dell’ambiente: “devono entrare tutti”! E se entrano in macchina, va bene lo stesso…

La decisione con cui la maggioranza del Consiglio comunale di Lugano ha salvato i posteggi della stazione FFS è in un certo senso storica. E deve fare da apripista. Prossimi passi: buttare all’aria il PVP ed abbassare le tariffe degli autosili, fatte schizzare verso l’alto per dissuadere (ovvero, ancora una volta, fustigare) gli automobilisti, oltre che per fare cassetta.

Lorenzo Quadri

Foffa europea allo sbando: adesso ci vogliono ricattare

L’accordo quadro? Lo rispediamo ai balivi di Bruxelles sottoforma di coriandoli!

 

E’ davvero incredibile fino a dove pensa di potersi spingere certa eurofoffa. Gli ambasciatori dei 28 paesi della (Dis)Unione europea si permettono di fare pressioni sulla Svizzera affinché si decida a calare le braghe ad altezza caviglia ed a sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.

La nuova bassezza in cui l’UE allo sfascio si è voluta produrre fa brutta mostra di sé nel documento annuale relativo agli Stati dell’Associazione di libero scambio, tra cui figura appunto il nostro.

I balivi di Bruxelles  criticano il Consiglio federale per aver messo in consultazione lo sconcio accordo quadro istituzionale, ricattano la Svizzera sull’accesso al mercato unico, sottolineano l’intangibilità della devastante libera circolazione delle persone, pretendono l’ “adeguamento o l’abrogazione” delle misure accompagnatorie e, tanto per non farsi mancare niente, ordinano pure che l’accordo quadro venga portato davanti al parlamento elvetico in primavera. Frena Ugo! E perché, già che ci siamo, non pretendere anche una bella lustratina con la lingua alle scarpe di “Grappino” Juncker?

Ci guadagna solo l’UE

Ecco l’ennesima dimostrazione che questi balivi, longa manu di governi nazionali che alle elezioni europee di maggio si prenderanno  un’asfaltatura che la metà basta, si immaginano di poter comandare in casa nostra. Ma cosa aspettiamo a mandarli finalmente affan… una volta per tutte?

Queste continue prepotenze e ricatti dimostrano chiaramente una cosa: che lo sconcio accordo quadro non è nell’interesse della Svizzera. E’ solo in quello dell’Unione europea, che altrimenti non si agiterebbe tanto per averlo!

Ed infatti per l’ennesima volta ricordiamo cosa comporterebbe per gli svizzerotti questo obbrobrioso trattato-capestro, che tanto piace al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), alla partitocrazia ed ai borsoni della grande economia che svendono la Svizzera per ulteriormente riempirsi le già rigonfie saccocce.

L’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, le fine delle già striminzite misure accompagnatorie ed istituzionalizzerà pure i contributi miliardari a Bruxelles: in futuro saremmo costretti a versarli senza fare un cip!

Attentato ai diritti popolari

E noi dovremmo sacrificare la Svizzera, ridurla ad una colonia di Bruxelles – perché di questo si tratta – per arricchire ancora di più i compagni di merende PLR di Economiesuisse? E noi dovremmo chinarci a 90 gradi davanti ai ricatti di una cricca europea allo sfascio?

Questi continui tentativi di intimidazione dimostrano inoltre che la Svizzera è totalmente incompatibile con l’UE.

I balivi di Bruxelles, gente che pretende di comandare non solo senza la volontà popolare ma addirittura controla medesima, attenta senza vergogna ai nostri diritti popolari ed alla nostra democrazia diretta. Per questa foffa è infatti inconcepibile che il popolazzo possa decidere del proprio destino invece che ubbidire servilmente alle élite. Siamo arrivati al punto che lo zerbino della casta Emmanuel Macron, personaggio di raro squallore, di recente ha avuto la tolla di denigrare la democrazia svizzera che “non funziona poi così bene”. Pare di sognare.

E noi dovremmo prendere lezioni di buongoverno da un burattino che da tre mesi si trova tutti i fine settimana i gilet gialli in piazza? Da uno che pensa di schiacciare i cittadini rottamando il diritto di manifestare (diritto fondamentale dei cittadini!), e per questo è riuscito addirittura a farsi rampognare dai suoi amichetti dell’ONU?

E noi, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovremmo regalare 1.3 miliardi di franchi a chi ci ricatta, ci minaccia, ci discrimina e pretende – letteralmente – di dettare legge in casa nostra?

Altro che “bilaterali”!

Questa eurofoffa, così come i suoi camerieri sotto le cupole federali, non vuole affatto degli accordi “bilaterali” tra Svizzera ed UE. Tali accordi presuppongono infatti la presenza di due partner che trattano alla pari. Ma i balivi dell’Unione europea vogliono tutt’altro. Loro vogliono dei rapporti coloniali. Bruxelles comanda, Berna cala le braghe ed esegue. Ecco il futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sta preparando alla nazione.

Quindi non c’è niente da trattare, niente da discutere e men che meno ci sono marchette miliardarie da versare a Bruxelles. L’accordo quadro va stracciato e rispedito a Bruxelles sottoforma di coriandoli. La nostra sovranità e la nostra democrazia valgono molto di più di trattati commerciali che non sono nemmeno nel nostro interesse, ma in quello dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Giusto vietare le preghiere islamiche sulla pubblica via

No al “Ticinistan”! Il Mattino e la Lega appoggiano la petizione del Guastafeste

 

Non serve a nulla, come fa il rapporto di maggioranza sulla petizione del Guastafeste, “riconoscere il problema” ma poi decidere che, per intervenire, bisogna aspettare che i buoi siano usciti dalla stalla!

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che chiede di creare una base legale per proibire le preghiere in pubblico “che contengono messaggi di odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altre religioni”.Le uniche preghiere di questo tipo sono quelle musulmane. Si tratta quindi di vietare le preghiere islamiche in strada.

Obiettivo: evitare il moltiplicarsi di scene, come quelle immortalate in più occasioni anche in Ticino, di musulmani che stendono il loro tappetino in mezzo alla pubblica via per recitare orazioni rivolti alla Mecca. Altrove in Europa, specie in Francia, gruppi di centinaia di musulmani si mettono a pregare in piazza: questo crea problemi di ordine pubblico e minaccia la pace religiosa.

Avanzata islamista

Le preghiere in strada, analogamente all’edificazione di minareti, servono a promuovere l’avanzata islamista in Occidente e a marcare il territorio. Sono simboli di conquista e strumenti di proselitismo.

Inoltre queste orazioni veicolano messaggi discriminatori contro gli ebrei (“coloro contro i quali Allah è in collera”) e contro i cristiani (“coloro che vagano nell’errore”). Secondo l’esperto di diritto islamico dr Sami Aldeeb i contenuti violano la norma antirazzismo del codice penale svizzero (il famigerato articolo 261 bis).

Lega e Mattino approvano

Il Mattino sostiene la petizione Ghiringhelli. Idem l’ampia maggioranza del gruppo della Lega in Gran Consiglio, che nel plenum sosterrà il rapporto di minoranza: quello favorevole alla petizione, redatto da Tiziano Galeazzi (Udc) e sottoscritto dalla leghista Lelia Guscio.

La Lega, che difende la nostra identità, le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane, ha infatti promosso o appoggiato svariate iniziative volte a combattere l’islamizzazione della Svizzera. Questo sia a livello cantonale che federale. Islamizzazione che invece la partitocrazia multikulti sostiene e favorisce: perché “dobbiamo aprirci”!

Disegno di conquista

I $ignori del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendono conto del disegno di conquista islamista in atto: approfittare del buonismo-coglionismo, dell’ossessione che “non bisogna discriminare”, per guadagnare sempre più spazio e poi introdurre in casa nostra le leggi coraniche. Con l’aiuto, naturalmente, dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU nel 2003 aveva statuito che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Nei mesi scorsi, però, ha compiuto una clamorosa inversione di rotta: si è inventata una sorta di diritto dei musulmani residenti in Europa di farsi giudicare non secondo le leggi del paese in cui vivono, ma secondo quelle del paese d’origine.

Involuzioni rovinose

Simili evoluzioni, anzi involuzioni, sono rovinose per la nostra società e per i nostri diritti fondamentali. Vanno quindi bloccate finché si è in tempo. Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non serve a nulla. Il divieto di burqa è stato plebiscitato dai ticinesi quando di donne col velo integrale in questo Cantone non se ne vedevano molte. Prima della votazione popolare, per mesi la partitocrazia multikulti e la stampa di regime hanno sbeffeggiato e denigrato la norma costituzionale antiburqa. Ma poi sono state asfaltate dalle urne. Qui la situazione è analoga. Anche questa volta, dobbiamo ostacolare l’avanzata islamista finché siamo in tempo, affermando con la massima decisione che la nostra non è terra di conquista: comportamenti contrari alle regole del nostro vivere insieme non vengono accettati. Per cui, delle due l’una: o ti adegui, o torni al natìo paesello. Ma che nessun migrante, in arrivo da “altre culture” incompatibili con la nostra, si sogni di imporci le sue leggi.

Non è discriminazione

La petizione Ghiringhelli non costituisce nemmeno una discriminazione dei musulmani. Discriminazione significa infatti trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma non esistono “uguali” alla preghiera pubblica degli islamisti. Le preghiere cristiane, ad esempio, non contengono incitazioni all’odio contro i credenti di fede diversa. Inoltre, i fedeli di tutte le altre religioni, ed anche i musulmani moderati, le loro preghiere non le recitano in piazza con modalità teatrali, bensì in privato o nei luoghi di culto preposti. Le processioni religiose cristiane necessitano di un’autorizzazione per utilizzo accresciuto del suolo pubblico.

Proselitismo

Le preghiere in strada dei musulmani radicali servono ad ostentare una  presenza ed a fare proselitismo. Proselitismo che costituisce una minaccia per l’ordine pubblico. Proprio come la distribuzione in piazza del Corano, organizzata ad associazioni salafite. Ed infatti la maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di vietarla. E il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo (diretto da un socialista (!), non da un becero leghista, razzista ed islamofobo) ha invitato i Comuni a proibirla.

E poi: provateci voi ad andare a pregare in pubblico nei paesi musulmani e per di più trasmettendo messaggi offensivi nei confronti dell’islam, e vedete cosa vi succede…

Gli uregiatti…

Ci sono dunque tutti i motivi per approvare la petizione del Guastafeste e nessuno per respingerla.

Fa specie (?) che tra i contrari alla petizione figuri anche il PPD, ovvero il partito dal presunto referente cristiano che però non perde un’occasione che sia una per dimostrare di averlo rottamato e sostituito con il referente multikulti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Schierati con i terroristi!

La Commissione degli Stati, lo schifo: la partitocrazia non vuole espellere i jihadisti

Signore e signori, sotto le cupole federali va in onda una nuova sconcezza, l’ennesima.

Secondo la maggioranza dei politicanti della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) non si può (“sa po’ mia!”) espellere dalla Svizzera i terroristi se nel paese d’origine costoro rischierebbero la tortura o la morte. Per terroristi si intende ovviamente terroristi islamici.

Ricordiamo che nel Consiglio degli Stati la partitocrazia, ed in particolare kompagni ed uregiatti, spopolano:  a causa del sistema di elezione, sono clamorosamente sovrarappresentati per rapporto al reale seguito popolare. I risultati si vedono e sono disastrosi.

Cittadini svizzeri in pericolo

Gli antefatti sono presto detti. Il Consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi ha presentato una mozione che chiedeva l’espulsione dei terroristi islamici sempre e comunque. Assieme a Regazzi  tre cofirmatari, due dei quali sono i leghisti Pantani e Quadri. La maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato la mozione. Adesso arrivano i signori della CIP-S a dire njet. Eccoci dunque di fronte  all’ennesima oscenità che viene propinata alla popolazione in nome del politikamente korretto e del buonismo-coglionismo.

Cosa comporta la mancata espulsione dalla Svizzera di terroristi islamici? Ovviamente, che essi rimangono sul nostro territorio, magari addirittura mantenuti dal nostro Stato sociale, col rischio – molto concreto – che organizzino delle stragi. E noi dovremmo tenerci in casa criminali altamente pericolosi perché se li rimandassimo a casa loro potrebbero rischiare di venire torturati o uccisi? Machissenefrega se questa feccia – che non ha alcun rispetto per la vita altrui – al proprio paese rischia la tortura o la pelle!

E la volontà popolare?

Adesso invece arrivano i signori della Commissione del Consiglio degli Stati, che devono essersi bevuti il cervello come aperitivo, a venirci a dire che, per salvare la buccia a terroristi pericolosi, dobbiamo mettere a rischio la vita di decine, se non di centinaia di persone oneste; e questo in casa nostra!

Altrimenti detto: secondo questi politicanti del piffero, la vita di un terrorista criminale straniero è più meritevole di protezione di quella di tanti svizzeri onesti.

E’ il colmo: i cittadini elvetici hanno votato l’espulsione dei delinquenti stranieri, e adesso la partitocrazia alla Camera dei Cantoni si arrampica sui vetri per nonrimandare a casa loro nemmeno i miliziani della Jihad. Qui siamo, evidentemente, al delirio. Ci piacerebbe proprio sapere in quali altri paesi verrebbero prese decisioni del genere!

Pubblicheremo nomi e cognomi

E’ evidente che chi partorisce una bestialità quale “non possiamo espellere i terroristi se nel paese d’origine sarebbero in pericolo”, se ne deve anche assumere la piena responsabilità. E’ quindi evidente che su queste colonne pubblicheremo nome e cognome di chi voterà contro l’espulsione dei terroristi “per non metterli in pericolo in casa loro”. Così, quando anche dalle nostre parti succederà qualcosa di tragico grazie ai criminali islamisti che ci mettiamo in casa – e non è questione di “se” accadrà, ma solo di “quando” accadrà – i familiari delle vittime sapranno quali politicanti e quali partiti ringraziare.

Ma föö di ball subito questi politicanti,che sono la rovina del paese! Del resto, è gente che vota anche per il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE, per cui cosa ci potevamo aspettare?

Paese del Bengodi

La partitocrazia, a suon di cappellate politikamente korrette, sta trasformando la Svizzera nel paese del Bengodi per terroristi islamici. Anzi: l’ha già trasformata. Nessuna misura efficace per combattere gli islamisti (come ad esempio il divieto ai finanziamenti esteri alle moschee); assistenza facile a tutti i migranti economici, estremisti islamici compresi, che così possono radicalizzare stipendiati dal contribuente (ma sa po’?); e adesso addirittura decisioni politiche che privilegiano terroristi islamici (non ladri di galline! Terroristi!) e mettono in pericolo la vita dei cittadini onesti.

E dopo averne fatte peggio di Bertoldo, i politicanti della casta multikulti e spalancatrice di frontiere pensano di far fessa la gente nascondendosi dietro il patetico “Piano d’azione nazionale (uella!) contro la radicalizzazione”, ovvero dietro ad un’inutile ciofecaconcepita da burocrati federali esponenti della $inistra islamofila?

Costituzione

E i politicanti che vogliono far restare in Svizzera i terroristi islamici hanno addirittura il coraggio a venirci a raccontare ridicole fregnacce sul principio del “non-refoulement” che impedisce di espellere uno straniero se rischia trattamenti “disumani” in casa propria, dicendo che è contenuto nella Costituzione?

O tamberla, guardate che anche la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono contenuti nella Costituzione! Sicché, come vi siete inventati la fetecchiata della “preferenza indigena light” adesso fate il piacere di inventarvi anche il “non-refoulement light”,che NON si applica ai terroristi. Oppure le disposizioni costituzionali le “interpretate” solo quando si tratta di spalancare le frontiere stuprando la volontà popolare?Vergogna!

Se la maggioranza di una Commissione del Consiglio degli Stati, il quale si (auto)fregia di essere “il parlamento più importante della Svizzera”, è disposta, pur di obbedire al sacro dogma del politikamente korretto, a mettere in pericolo la vita dei suoi concittadini per difendere dei terroristi islamici, vuol dire che questo paese è proprio alla frutta. E sappiamo chi ringraziare. Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Lorenzo Quadri

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri

 

I 3 miliardi vadano all’AVS!

Anche nel 2018, i conti della Confederazione chiudono con un attivo enorme

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Per l’ennesima volta i conti della Confederella sono in “profondo nero”! Vale a dire, totalizzano attivi stratosferici invece di essere in deficit! Per l’anno di disgrazia 2018, è notizia di questi giorni, invece di un passivo di 300 milioni nelle casse federali si trova un bell’attivo di 3 miliardi! Un vero e proprio tesoretto che evidentemente va utilizzato a vantaggio dei cittadini elvetici! E certamente non va sperperato in regali all’estero! Vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi alla fallita Unione europea, che la partitocrazia spalancatrice di frontiere insiste per versare! E gli utili della Confederazione non vanno nemmeno mandati in fumo per mantenere finti rifugiati con lo smartphone o stranieri in assistenza!

Visto che, praticamente in contemporanea con l’annuncio dei mega-utili federali, è stato lanciato l’ennesimo allarme sulle presunte casse vuote dell’AVS, la quale nel 2018 ha registrato un deficit di 1.5 miliardi, è evidente che i 3 miliardi di tesoretto bisogna usarli per il primo pilastro! La Svizzera, le cui finanze sono solide (non siamo mica il Belpaese!) si può senz’altro permettere un’iniziativa di questo tipo. E non solo per il tesoretto del 2018, ma anche per quelli degli anni a venire; che non mancheranno.

Stop catastrofismi

Ed inoltre, ne abbiamo piene le scuffie degli allarmismi della casta e della stampa di regime sul deficit dell’AVS! Ohibò, in questo paese abbiamo soldi per tutto e per tutti tranne che per i bisogni dei cittadini svizzeri? Ma va là! Per risanare l’AVS non c’è necessità di mandare la gente in pensione a 70 anni, e nemmeno di aumentare l’IVA!

Cominciamo a tagliare sugli aiuti all’estero e sulla spesa per l’asilo, che insieme totalizzano lo stratosferico esborso di ben 5 miliardi all’anno! E cominciamo anche a tagliare sulla kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio! Ed evidentemente NON regaliamo 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea che ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra!

Così facendo, vedremo che i soldi per l’AVS si troveranno senza troppa difficoltà!

Lorenzo Quadri

 

 

Avanti con le marchette all’UE

Pizzo da 1.3 miliardi: i politicanti del triciclo hanno deciso che lo dobbiamo pagare

Ancora una volta, braghe calate ad altezza caviglia davanti alla fallita UE! Adesso è il turno dei politicanti della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N), Commissione inutile se mai ce ne furono, di chinarsi a 90 gradi davanti ai balivi di Bruxelles. Anzi, di chinare la Svizzera a 90 gradi davanti a balivi che, come tutti sanno, hanno già le valigie in mano. Già, perché “Grappino” Juncker e compagnia cantante, dopo le elezioni europee di maggio, verranno spazzati via con un colpo di spugna!

La citata Commissione ha infatti deciso, a maggioranza financo piuttosto marcata (15 a 10) che la marchetta da 1.3 miliardi all’UE  va pagata.

Bravi politicanti, avanti così! Le casse dell’AVS piangono miseria (almeno, questo è quanto vorrebbero farci credere) però i miliardi da regalare alla fallita UE si trovano sempre! Con quale tolla questi signori in ottobre torneranno a mettere fuori la faccia davanti ai cittadini svizzeri per elemosinare voti, rimane un mistero.

I “grandi statisti”

Ricordiamo che il plenum del Consiglio degli Stati ha già deciso di versare il regalo miliardario all’UE, seguendo la sua Commissione della politica estera. La quale, è bene  tenerlo presente, ha deciso di pagare la marchetta con il voto determinante del suo presidente, ovvero l’eurosenatore uregiatto Pippo Lombardi. Il diretto interessato, giustamente travolto dalle critiche, ha tentato di giustificarsi dichiarando che “bisogna oliare” l’UE! La calata di braghe elevata a sistema, dunque, che – manco a dirlo – ha subito raccolto il plauso del presidente cantonale dell’ex partitone Bixio Caprara!

Complimenti, ecco come gli esponenti di punta del triciclo difendono la Svizzera!

Ma quali condizioni?

In sprezzo dei ridicolo, dopo aver calato le braghe, la CPE – N ha tentato di porre le condizioni: ovvero, il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE verrà versato solo se quest’ultima riconoscerà l’equivalenza borsistica a tempo indeterminato e se non discriminerà la Svizzera.

Perdindirindina, questo sì che vuol dire farsi valere! Siamo impressionati!

Punto primo: è chiaro anche al Gigi di Viganello che i balivi di Bruxelles, una volta incassato il regalo da 1.3 miliardi (o comunque, incassata la promessa di pagare) si rimangeranno qualsiasi impegno preso, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”!

Ma soprattutto: che l’UE non discrimini la Svizzera (e tra l’altro riconoscere l’equivalenza borsistica è semplicemente un gesto di non discriminazione) non è certo un favore che ci farebbe Bruxelles! E’ il minimo, ma proprio il minimo, che possiamo pretendere da un partner con il quale, secondo la partitocrazia, staremmo in un rapporto bilaterale! Ed invece noi, per ottenere questo minimo, dovremmo ancora pagare 1.3 miliardi? Qui davvero qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole!

Lorenzo Quadri