La censura e l’autocensura

Libertà di stampa e di espressione sempre più in pericolo a causa del pensiero unico

La censura multikulti e politikamente korretta la fa da padrona, non solo da noi. In Germania da una recente indagine è emerso che oltre due terzi della popolazione ritiene che, quando si parla di immigrazione, di finti rifugiati o di islam, occorra molta cautela nell’esprimersi in pubblico.

Questo perché l’élite immigrazionista ha introdotto la censura e soprattutto – ancora più deleteria – l’autocensura. Quest’ultima  è il risultato di anni di lavaggio del cervello effettuato al popolazzo (“chiuso e gretto”) dalla casta, soprattutto per il tramite dei “media” di regime. Quelli che hanno ancora il coraggio di definirsi indipendenti o addirittura “liberi”; quando la loro unica libertà è quella di servire i padroni.

Non è un caso isolato

La situazione tedesca sarà preoccupante, ma di certo non è unica. Del resto, annullare la libertà di stampa e di pensiero sui temi “sensibili” è proprio uno degli obiettivi delle Nazioni unite, organizzazione sovranazionale inutile e fallimentare se mai ve ne furono. Lo scopo verrà raggiunto tramite il delirante Patto ONU sulla migrazione: l’ennesimo trattato internazionale – ciofeca che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali correrà a firmare, sottomesso ed obbediente, non appena lasciata alle spalle la buriana elettorale.

Il colmo è che giornalai ed intellettualini “mainstream” hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la libertà di stampa, specie quando si tratta di usarla come pretesto per andare ad elemosinare sussidi pubblici. Certo, come no: libertà di stampa solo per chi è allineato. Gli altri, invece, vanno imbavagliati, denigrati, criminalizzati!

I primi censori

E’ poi divertente (si fa per dire) osservare come i primi censori sono proprio quelli che la remenano con la trasparenza. Piccolo, ma significativo esempio. In quel di Losanna la $inistra ha presentato al municipio una proposta di risoluzione in cui chiede che nei comunicati stampa della polizia e della magistratura non venga più indicata la nazionalità dei delinquenti. L’esecutivo – non propriamente un covo di beceri leghisti, populisti e razzisti – ha risposto njet.

La richiesta è scandalosa. Per nascondere il dato di fatto, inconfutabile e statisticamente dimostrato, che gli stranieri sono sovrarappresentati nelle statistiche della criminalità, ed in particolare di quella violenta, gli spalancatori di frontiere vogliono censurare l’informazione. Certe cose i cittadini non le devono sapere, altrimenti potrebbero “votare sbagliato”! Se poi si riesce a fare in modo che il popolazzo, su certi temi, non possa più votare del tutto, ancora meglio!

E poi questi kompagni sono gli stessi che, quando fa comodo a loro, invocano la “trasparenza”.

Siamo messi davvero male, ma i tentativi della casta di ridurre al silenzio verità e posizioni scomode vanno combattuti sempre. Il pensiero unico è il primo nemico della democrazia: non per nulla è propagato da chi la democrazia la vuole rottamare.

Lorenzo Quadri

 

Costi sanitari degli asilanti: quello che non ci dicono

Come sempre quando si tratta di finti rifugiati, la spesa rimane avvolta nella nebbia

La notizia, resa pubblica nelle scorse settimane, che il gruppo cassamalataro CSS ha vinto il concorso indetto dalla Confederella – era l’unico offerente – per la copertura assicurativa dei migranti economici ospiti dei centri d’accoglienza, ha suscitato non poca contrarietà tra chi è affiliato a questo assicuratore. D’altra parte, non è certo da oggi che Intras (gruppo CSS) copre le spese mediche degli asilanti. Lo fa da anni.

Ed a questo proposito se ne sono viste – e se ne vedono – di ogni. Ad esempio i casi di cittadini eritrei, quindi finti rifugiati che non scappano da nessuna guerra, che arrivano in Ticino affetti da tubercolosi. In un’occasione, ad esempio, un richiedente l’asilo con la tubercolosi ha trascorso svariate  settimane all’Ospedale italiano di Lugano, in camera di isolamento. Medici, infermieri, psicologi, interpreti, inservienti, eccetera, dovevano entrare ed uscire con la tuta batterica monouso, e poi sottoporsi alla doccia disinfettante. E di casi analoghi ce ne sono stati – e ce ne saranno di certo ancora –  svariati altri nel Cantone. Evidentemente questo genere di cure un costo alquanto elevato. Il conto lo paga il contribuente.

Inutile dire che l’eritreo ex paziente dell’Ospedale italiano dopo qualche tempo era in giro tranquillo e beato con smartphone ultimo modello in mano e scatola di birra sottobraccio.

Trasparenza vs censura

L’ammontare delle spese sanitarie dei finti rifugiati riveste un chiaro interesse pubblico. Quindi andrebbe anche reso noto. In nome di quella trasparenza che tanto piace ai $inistrati del “devono entrare tutti” (piace, va da sé, solo quando fa comodo a loro). Del resto, come ben sappiamo, già i costi totali dell’asilo rimangono avvolti nelle nebbie: per cui, figuriamoci i costi specifici delle cure mediche erogate ai finti rifugiati.

E’ chiaro: queste nebulose dipendono direttamente da quel fenomeno di censura evidenziato in Germania da un recente studio commissionato all’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dall’indagine demoscopica è infatti emerso che solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere le proprie posizioni in pubblico in tema di migrazione e di finti rifugiati. Troppo forti sono i condizionamenti del politikamente korretto.

Questo fenomeno di autocensura indotta da anni di lavaggio del cervello a sostegno del multikulti, e di denigrazione sistematica di chi ha invece posizioni contrarie, è ben presente anche da noi. Magari in misura ancora maggiore che in Germania. Si sa che i finti rifugiati generano notevoli costi dal profilo sanitario, però si preferisce passare l’acqua bassa e non protestare, onde evitare infamanti (?) accuse di “razzismo”.

I ricatti

Per costi sanitari si intende evidentemente non solo quelli legati a malattie, ma anche ad infortuni vari. E’ di inizio settimana la notizia che, al centro per richiedenti l’asilo di Chiasso, 5 migranti economici nordafricani hanno generato disordini. Due di loro, per protesta, si sono autoinflitti delle ferite. E’ ovvio che questo è un mezzo per ricattarci. L’accaduto ha reso necessario l’intervento della polizia, oltre al trasporto in ospedale in ambulanza dei cinque facinorosi per le cure del caso.

Anche qui, sarebbe interessante sapere quanto è costato al contribuente questo ennesimo intervento: sia in spese mediche che di polizia! E dato che le operazioni di polizia ai centri asilanti non sono certo “merce rara”, altrettanto interessante sarebbe conoscerne il costo totale annuo.

Intanto, in Germania…

E’ quindi più che normale – altro che “razzismo e fascismo” – che il contribuente si interroghi sui costi sanitari generati dagli asilanti, e che pretenda di avere delle cifre chiare e veritiere.

A proposito: la Germania dell’Anghela Merkel, che con le sue politiche d’accoglienza scellerate ha aizzato milioni di africani ad immigrare clandestinamente in Europa, da inizio anno sta espellendo in media 60 migranti al giorno. Non male. Ma dovrebbe rimandarne a casa molti di più. Però i finti rifugiati escogitano sempre nuovi stratagemmi per restare.

Negli ultimi tempi, secondo le cronache tedesche, l’escamotage che va per la maggiore è quello di dichiararsi omosessuale, visto che in Tunisia, Algeria e Marocco i gay vengono perseguiti. Un immigrato tunisino espulso per legami con l’estremismo islamico ha potuto evitare il rimpatrio proprio con questa motivazione. Siamo davvero messi bene!

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: citus mutus sul tesoretto da 600 milioni

L’associazione consumatori vuole tartassare gli artigiani, ma sul furto legalizzato…

 Ma guarda un po’, si torna a parlare del canone radioTV più caro d’Europa, che viene clamorosamente abusato per fare propaganda di regime (pro-UE, pro-accordo quadro, pro-immigrazione, pro-finti rifugiati, pro-passatori, e naturalmente sempre contro gli odiati populisti: del resto gli esempi di giornalai rossi della Pravda di Comano che vomitano odio via social contro il Salvini di turno sono una triste, ed ovviamente impunita, realtà).

Iniziative parlamentari

A Berna sono pendenti delle iniziative parlamentari che vogliono abolire il pagamento del canone per le aziende. Infatti, con la “nuova” legge sulla radioTV (LRTV), passata in votazione popolare per il rotto della cuffia nel giugno 2015 ed entrata in vigore ad inizio del corrente anno, le aziende devono pagare il canone in base alla cifra d’affari (!),  anche se non dispongono di apparecchi radiotelevisivi. Del resto, di solito in ditta ci si va per lavorare e non per guardare la TV.

Grazie alle “nuove” disposizioni, l’artigiano ed il piccolo imprenditore  pagano il canone sia a casa che in ditta. Una plateale doppia imposizione.  Ed il canone per le aziende va da 365 a quasi 36mila franchi.

Come se non bastasse anche i consorzi di imprese, le quali già pagano il canone, pagano a loro volta il canone in base alla cifra d’affari. Quindi in questi casi siamo alla tripla imposizione.

Non hanno fatto un cip

Quanto alle persone fisiche, è noto che con la nuova legge vige l’obbligo di pagare il canone anche se non si ha alcun apparecchio “atto alla ricezione”, anche se si è ciechi o sordi. Il canone è diventato una tassa pro-SSR. Ma senza la necessaria base costituzionale. Perché, come sappiamo, quando si tratta di fare favori agli amichetti, i politicanti federali del triciclo PLR-PPD-P$$ non guardano troppo per il sottile.

Altrettanto interessante è ricordare che i rappresentanti dell’economia, quando nel 2015 si trattava di votare la nuova LRTV, mica si sono opposti, figuriamoci. Perché? Elementare, Watson: perché spesso e volentieri a dirigere o a presiedere queste associazioni ci sono dei politicanti, i quali se la fanno sotto al pensiero di mettersi contro la SSR. Temono che poi questa si vendicherà oscurandoli – cosa che infatti l’emittente di regime fa regolarmente con i “nemici” – e allora… addio inviti in studio ed interviste a go-go, addio campagna elettorale pagata con i soldi del contribuente!

Colonia P$$

Con l’arrivo delle fatture Serafe qualcuno è improvvisamente sceso dal pero ed adesso arrivano le iniziative parlamentari che chiedono di esentare le aziende ed i consorzi di aziende dal canone. Queste iniziative magari potrebbero anche venire approvate in Parlamento. E contro queste proposte ecco che sbrocca l’associazione consumatori. Tale associazione ha una caratteristica: è colonizzata da soldatini e soldatine del P$, e fa campagna elettorale per il partito, altro che “difendere i consumatori”. Anche le redazioni della SSR sono colonizzate da kompagni (86% di giornalisti di $inistra o di centro-$inistra). Dunque, il legame tra emittente di regime ed associazione consumatori è a filo doppio.

Risparmiare!

L’associazione consumatori, dunque, inveisce contro la proposta di esentare le aziende dal canone, esenzione che andrebbe a vantaggio degli artigiani e delle piccole imprese: sono loro a sentire maggiormente il peso del canone. E lo fa inventandosi la fregnaccia che i soldi che verrebbero a mancare a seguito dell’eventuale esenzione ce li dovrebbero mettere le economie domestiche. Per le quali, blaterano i $inistrati, il canone aumenterebbe di 50 Fr.

Cari kompagni konsumatori, ma chi credete di menare per il naso? Se viene abolito il canone delle aziende, semplicemente la TV di Stato dovrà RISPARMIARE.Ed i margini per farlo ci sono, essendo quest’ultima gonfiata come una rana,con una spesa del tutto spropositata rispetto all’offerta come puer al bacino dell’utenza. Altro che aumentare il canone alle economie domestiche!

Sul tesoretto Serafe…

Fa poi specie che i kompagni konsumatori e le kompagne konsumatrici non abbiano un cip da dire sul tesoretto di 600 milioniche la Serafe si sta costituendo con il sistema della fatturazione scaglionata. Grazie a questo giochetto, nell’anno di disgrazia 2019 tante economie domestiche che pagheranno un canone maggiorato. Le più sfigate lo pagheranno addirittura doppio. E’ chiaro che questi 600 milioni, destinati a finire sottobanco nelle capienti casse della SSR, vanno restituiti ai cittadini fino all’ultimo centesimo, così come da mozione presentata a Berna da chi scrive.

Ma come mai le associazioni di consumatori al proposito tacciono? Forse perché i beneficiari di questo furto legalizzatoai danni dei consumatorisono gli amichetti ro$$i della TV di Stato?

Iniziativa popolare

Aspettiamo inoltre che venga lanciata l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr all’anno. Avrebbe delle ottime chance di riuscita: pagare più di tale cifre per foraggiare la SSR è follia.

Ed infatti gli uccellini cinguettano che su questo fronte qualcosa si starebbe finalmente muovendo…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Gettare nel water 3 miliardi all’anno? P$$ fuori di cranio

Kompagni allo sbando: i soldi per l’isterismo climatico ci sono, ma quelli per l’AVS no?

Nuova dimostrazione di come i politicanti gauche-caviar tentino di cavalcare l’isterismo climatico in vista delle prossime elezioni federali. Naturalmente nell’illusione di far dimenticare quali sono i veri problemi dei ticinesi e degli svizzeri (di certo non il clima). E anche con l’obiettivo di mettere pesantemente le mani nelle tasche del contribuente. A vantaggio degli amichetti loro.

L’ennesima “cagata pazzesca”

Il P$$ ha infatti annunciato l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) a scopo di propaganda elettorale con i soldi degli altri. Ovvero il piano Marshall (uella) per il clima. Un giocattolino che costerebbe, udite udite, la stratosferica cifra di tre miliardi di Fr all’anno!

Qui qualcuno è davvero fuori di zucca e crede che la gente sia scema.

Punto primo: il riscaldamento climatico è evidentemente un fenomeno planetario. Quindi, anche se la Svizzera dovesse sperperare 3 miliardi all’anno per misure ecologiche (?), il bilancio globale non cambierebbe.

Punto secondo: se gli svizzeri consumano troppe risorse è semplicemente perché in questo paesesiamo qui in troppi! O magari qualche spalancatore di frontiere ro$$overde crede che un milione di abitanti in più in un decennio – persone che hanno bisogno di abitare da qualche parte, di spostarsi, eccetera – non incida sull’ “impronta ecologica” della Confederazione? E come la mettiamo con i 65mila frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina? E di certo non si tratta di auto elettriche?

Punto terzo:se ci sono tre miliardi all’anno a disposizione, è evidente che non li usiamo per gonfiare le tasche di coloro che lucrano con il business politikamente korrettissimo dell’isterismo ecologico grazie agli amichetti politicanti ro$$overdi. Li usiamo per l’AVS, visto che questa è semmai un’emergenza a livello svizzero. Altro che il populismo climatico!

Intanto ci svendono all’UE

Ed il bello è che, mentre i kompagni cavalcano il fondamentalismo ambientalista sperando di ottenere voti e cadreghe, svendono il paese alla fallita UE. Non parlano nemmeno più delle magnificate misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Con le misure accompagnatorie, la gauche-caviar si è sciacquata la bocca per anni. E adesso però pretende di sottoscrivere di corsa lo sconcio accordo quadro istituzionale, che le azzererebbe. Questo perché la priorità dei ro$$i  è l’adesione all’UE. Altro che difendere i lavoratori.

Il populismo climatico è solo uno specchietto per le allodole. Sicché, chi vota per il populismo climatico vota per la rottamazione della Svizzera!

Le boiate della Simonetta

Che l’arrivo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti liberato dalla Doris uregiatta sarebbe stato una catastrofe, lo abbiamo detto subito.

Alla scontata nuova ondata persecutoria contro gli automobilisti, si aggiunge adesso il nuovo progetto faraonico, naturalmente a scopo di campagna elettorale e pagato con danari pubblici: l’amministrazione federale verrà resa completamente ecocompatibile. Il che significa sperperare una barca di soldi per amenità quali il risanamento energetico di tutti gli stabili della Confederella, la sostituzione totale del parco veicoli federale con auto elettriche, ed avanti con le boiate.  Sono operazioni extralusso che hanno costi miliardari. Chi le paga? Ma il solito sfigato contribuente, è chiaro!

Se il Consiglio federale vuole diventare più eurocompatibile, cominci a ridurre i propri viaggi inutili. Così si risparmia anche. Vero ministro binazionale KrankenCassis?

Lorenzo Quadri

 

Propaganda immigrazionista a scuola: il DECS fa autogol

Caso “Stranieri importanti per il Ticino”: il Dipartimento risponde piccato, ma…

 

Come c’era da attendersi, sul caso della verifica di geografia presso la scuola media di Tesserete il ro$$o DECS giustifica la politica immigrazionista in aula. Anche se a parole sostiene il contrario.

Il “casus belli”. In una prova di geografia è stata posta la domanda seguente: “Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino. Perché?”.

Al quesito un’allieva aveva risposto lapidaria: “preferisco non rispondere a questa domanda, saranno importanti per vari motivi. Ma io resto dell’idea che non lo sono”.

L’interrogazione

La vicenda, riportata dal Mattino della domenica, aveva suscitato ampie polemiche. E lo crediamo bene. Il granconsigliere leghista Massimiliano Robbiani ha interpellato al proposito il governicchio, chiedendo spiegazioni al DECS. Nei giorni scorsi è arrivata la risposta all’interrogazione. Un’arrampicata sui vetri che avrebbe lo scopo di smentire l’indottrinamento in classe. Invece ottiene semmai il risultato contrario.

L’arrampicata in 10 punti

  • Il CdS risponde piccato che le domande sulla vicenda di Tesserete non dovevano essere rivolte “al DECS” ma a tutto il governo. Ossignùr. E chi pensate abbia redatto la risposta: i funzionari del DECS? Quelli del Dipartimento del Territorio? Il Gigi di Viganello?
  • La “paternità DECS” è manifesta anche dal tono della risposta. Spocchioso, saccente e anche vagamente offensivo nei confronti del deputato interrogante. Il tutto condito con l’invito a rispettare le opinioni altrui. Da che pulpito! Tipico di quell’area politica ro$$a che rispetta le opinioni altrui solo se uguali alle proprie.
  • I toni ampollosi servono a nascondere i contenuti scarsini. Si fosse trattato di una verifica, il DECS sarebbe stato bocciato. Si legge infatti nella risposta: “Utilizzando i dati prodotti e pubblicati dall’Ufficio di statistica (Ustat), il docente ha tematizzato con gli allievi il concetto di invecchiamento della popolazione e la presenza di stranieri in Ticino”.Per poi citare dati statistici più volte riportati anche su queste colonne: quasi un terzo della popolazione residente in Ticino non è svizzera, la metà dei lavoratori sono stranieri quando la media nazionale si attesta a 3 su 10, eccetera. “Alla luce di queste cifre– conclude il DECS – è francamente difficile non definire come “importante” la presenza di stranieri in Ticino”.
  • Ma chi credono di turlupinare questi signori del Dipartimento? La domanda posta non era: “perché in Ticino c’è un numero importante di stranieri?” . Era “perché gli stranieri sono importanti per la popolazione ticinese?”. Il significato è ben diverso. Lo capisce chiunque. E nel secondo caso “importante” non ha di certo la valenza quantitativa (numerica) che il DECS tenta di dargli a posteriori. Ha invece un significato qualitativo. Il senso è: “Perché gli stranieri sono indispensabili per il Ticino? Perché senza stranieri il Ticino crolla?”.La domanda può essere letta solo in questo modo.
  • Se in una verifica si chiede “abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino”, vuol dire che in classe si è insegnato non che gli stranieri in Ticino sono tanti, ma che sono necessari, per cui: dentro tutti!
  • La risposta stessa del DECS contiene un’altra conferma del fatto che siamo davanti ad un caso di propaganda immigrazionista a scuola. Si dice infatti che “il docente ha tematizzato con gli allievi il concetto di invecchiamento della popolazione e la presenza di stranieri in Ticino”.Quindi le due cose sono messe in relazione. Il messaggio è chiaro: gli stranieri sono “importanti” perché la popolazione invecchia. Quindi – classico assioma immigrazionista – “servono più stranieri”. Questa è propaganda di regime. Anche in Giappone la popolazione invecchia, eppure gli stranieri sono meno del 2%. E nessuno si sogna di cambiare politiche né di andare a raccontare che “devono far entrare tutti” perché la popolazione invecchia. L’invecchiamento della popolazione, dunque, è solo un pretesto. E pure abusato.
  • Ulteriore conferma viene dalla risposta dell’allieva. Se a scuola fosse stato spiegato, come tenta di far credere il DECS, che gli stranieri sono “numerosi”, e non che “per il bene del Ticino è necessario che entrino tutti”, perché mai l’alunna avrebbe dovuto rispondere che secondo lei “non sono importanti”? E’ credibile che la ragazzina intendesse negare che gli stranieri in Ticino sono numerosi? Ma va là!
  • E’ grottesco che il DECS voglia camuffare discorsi tendenziosi venendo a raccontare che “importante” sarebbe sinonimo di “numeroso”. Questo sarebbe forse un esempio di quel “pensiero critico”, dei quell’”onestà intellettuale”, di quell’”argomentazione approfondita” con cui il Dipartimento si sciacqua altezzosamente la bocca nella risposta all’interrogazione Robbiani?
  • Chissà se prima della verifica si è parlato anche della percentuale di detenuti stranieri nelle carceri svizzere (vicina all’80%), della percentuale di stranieri tra gli autori di reati violenti (un multiplo di quella degli svizzeri), della percentuale di stranieri a carico dell’assistenza, eccetera? Oppure sono state citate solo le cifre funzionali alla propaganda immigrazionista?
  • L’episodio si è verificato nella scuola media di Tesserete che era una delle sedi disposte a sperimentare la “scuola rossa”, poi asfaltata in votazione popolare. Se è vero che a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre…

Lorenzo Quadri

Magdi Allam: “ecco perché l’islamizzazione è un crimine”

Monumentale intervista-pamphlet al celebre saggista sul sito del Guastafeste

E intanto dalle nostre parti il triciclo PLR-PPD-P$$ promuove l’avanzata islamista e la distruzione dei nostri diritti in nome del multikulti. Chi non ci sta, deve votare Lega!

E‘ pubblicata da qualche giorno sul sito www.ilguastafeste.chl’intervista che Giorgio Ghiringhelli, fondatore del movimento politico Il Guastafeste, ha realizzato al saggista e giornalista italo-egiziano Magdi Allam, uno dei massimi esperti di islam.

L’intervista è lunghissima, quasi un pamphlet: 21 pagine. Ma merita di essere letta. Perché riporta le risposte di uno che sa di cosa sta parlando. Al  contrario dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ e dei pennivendoli della stampa di regime, islamofili per partito preso ma senza alcuna conoscenza né dell’islam, né del Corano, né del mondo arabo.

E’ questa la tragedia della Svizzera (e non solo). A fare le leggi che spalancato le porte agli islamisti sono politicanti e burocrati di abissale ignoranza: nel senso che ignorano, non sanno. Sono soldatini la cui unica priorità è obbedire all’ideologia multikulti imposta dall’establishment. Quello che vuole la libera circolazione delle persone a livello mondiale per lucrarci sopra.

Immigrazionisti, tiè!

Varie affermazioni, tutte documentate, contenute nell’intervista a Magdi Allam faranno rizzare i capelli in testa agli spalancatori di frontiere xenofili. Alcune sono riassunte nell’introduzione pubblicata sul sito del Guastafeste:

  • L’islamizzazione per via demografica, legittimata da Papa Francesco, è un crimine epocale nei confronti dei popoli europei; è una follia che va fermata;
  • L’immigrazione incontrollata è una strategia pianificata che promuove la sostituzione etnica delle popolazioni europee;
  • Gli europei sono destinati a essere sopraffatti e colonizzati dagli islamici;
  • La storia dell’islam in Europa è una storia prevalentemente di soprusi e di violenze;
  • l’islam non è riformabile:  chi prova a farlo è considerato un eretico e rischia di essere ucciso;
  • Nelle preghiere islamiche vi sono dal punto di vista giuridico delle istigazioni all’odio e alla discriminazione verso ebrei e cristiani che andrebbero vietate e sanzionate;
  • Chi difende il velo islamico favorisce l’islamizzazione e la propria sottomissione all’islam.

Dichiarazioni esplosive

Ma nell’intervista le dichiarazioni “esplosive” abbondano.

Ad esempio questa: “l’Islamè totalmente incompatibile con le leggi laiche dello Stato, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale”e quindi “va messo fuori legge come religione, per salvaguardare la nostra civiltà, senza discriminare e criminalizzare i musulmani come persone”.A tale conclusione, spiega Allam, giunge il suo prossimo libro “Stop Islam”.

Oppure quest’altra: “Considero come deleteria la promozione dell’ “accoglienza” dei cosiddetti “migranti”. In  realtà si tratta di una strategia deliberata, pianificata e finanziata di auto-invasione di clandestini che sono prevalentemente di sesso maschile, di età compresa tra i venti e i trent’anni, e sono in gran parte musulmani. Questa strategia promuove la sostituzione etnica delle popolazioni europee (…) e favorisce l’islamizzazione demografica dell’Europa”.

Il concetto viene poi precisato, in relazione ai giovani di meno di 30 anni in Europa ed in Medio Oriente: “Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di europei (di meno di 30 anni) , cristiani in crisi d’identità , e sull’altro 350 milioni di mediorientali (sempre di meno di 30 anni), al 99% musulmani convinti che l’islam sia  l’unica “vera religione” che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti e colonizzati demograficamente”.

Difficile essere più chiari di così.

Il velo

Ma Allam è cristallino anche sul velo islamico: “Quando i musulmani vogliono occupare un territorio e sottomettere la popolazione all’islam, la prima cosa che fanno è imporre alle donne di indossare il velo. Di fatto il velo è il simbolo più manifesto della sottomissione all’islam e della presenza di una strategia di islamizzazione. Pertanto difendere il velo islamico e legittimarne l’uso significa favorire l’islamizzazione e in prospettiva la propria sottomissione all’islam”.

Non anticipiamo altro. L’intervista, come detto, è molto articolata e merita di essere letta per intero.

La cecità dei politicanti

Davanti a dichiarazioni di questo tenore, fatte non dal Gigi di Viganello “populista e razzista” ma da uno dei massimi esperti della realtà musulmana, colpisce come un pugno nello stomaco la cecità di politicanti e legulei dei tribunali. Costoro, “per non discriminare” (?) spalancano le porte all’islamizzazione della Svizzera, dichiarano che l’islam dovrebbe venire riconosciuto come religione di Stato, pongono le basi per la creazione di un diritto alla sharia in Europa, blaterano che non si può (“sa po’ mia!”) vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici, farneticano che la distribuzione gratuita del Corano a scopi di radicalizzazione si può fare, creano i presupposti affinché un numero sempre maggiore di islamisti possano stabilirsi nel nostro paese, mettersi a carico dell’assistenza e poi, foraggiati con i nostri soldi, predicare l’odio contro di noi e contro la nostra società.

Intanto, nel consueto impeto masochista e xenofilo, la casta infama i critici dell’islam accusandoli di razzismo.  Perché dell’islam, come pure dei migranti, si può solo parlare bene. In nome del multikulti, abbiamo già cancellato la libertà d’espressione in casa nostra. Dire certe verità non si può più: è proibito per legge e/o per giurisprudenza.

E intanto che il nostro modello di società viene smantellato, i $inistrati ro$$overdi pensano di sviare l’attenzione starnazzando isterici sul clima, senza peraltro sapere un tubo nemmeno di quello (vedi le varie “gretine” e manifestanti simil-molinari). E il PLR segue a ruota! Terrorizzato dalla prospettiva di perdere CADREGHE, tenta cavalcare il populismo climatico promuovendo nuove ecotasse ed ecobalzelli.

Il peggio

Lo spettacolo più penoso, inutile dirlo, lo forniscono i bolliti residui del femminismo rosso. Scendono in piazza per i diritti della donna sventolando strofinacci viola, ma poi vogliono far entrare tutti i migranti economici islamisti che intendono distruggere i diritti fondanti della nostra società.  A cominciare proprio da quelli delle donne.

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti indosseranno il burqa, altro che foulard viola, ed il problema della disparità salariale verrà risolto alla radice, perché le donne non potranno più neanche uscire di casa da sole, altro che lavorare. Questa non è nemmeno più ideologia multikulti. Questa è proprio stupidità.

Chi si oppone all’islamizzazione della Svizzera ad opera del triciclo PLR-PPD-P$$ deve votare Lega!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bifolco dell’UE ci minaccia: e da Berna neanche un cip!

Continua il mobbing di Bruxelles per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale

 

Dopo la sua improponibile uscita su chi finisce mangiato, l’ambasciatore dell’Unione europea Michael Matthiessen (Michael chi?) va dichiarato persona non grata in Svizzera

I balivi dell’UE continuano a minacciare ed a ricattare la Svizzera per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant, come dicevano gli antichi romani) che accordo quadro significa ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva comunitaria sulla cittadinanza, cancellazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, bisonti UE in transito parassitario sulle nostre strade di giorno e di notte, rottamazione anche della protezione animali, eccetera eccetera.

Arriva anche il tirapiedi

Dopo l’ormai scaduto “Grappino” Jucker ed i suoi subito-sotto, adesso le minacce ed i ricatti vengono pure dall’ambasciatore dall’UE a Berna, tale Michael Matthiessen (Michael chi?). Questo sconosciuto tirapiedi, come ha riportato il Blick nei giorni scorsi, ha avuto la tolla di dichiarare che “chi non si siede al tavolo, finisce sul menù”!In altre parole: Svizzerotti, se non collaborate verrete mangiati!E poi, avanti con le trite fregnacce sull’accesso ai mercati, che non si possono più sentire. Uhhh, che pagüüüraaa!

Però, davanti a questo vero e proprio affronto alla Svizzera, dai camerieri dell’UE in Consiglio federale nemmeno un cip! Zitti ed asserviti come sempre!

L’imprenditore

Come ha ben spiegato il patron di Swatch Nick Hayek, che di mercati ne capisce un po’ di più del galoppino Matthiessen ed anche dei membri del governicchio federale, le esportazioni dipendono sostanzialmente dalla qualità dei prodotti. Ed inoltre, l’economia elvetica ha sempre esportato, prima dei bilaterali esportava più di adesso. E non si vede motivo per cui, sempre per dirla con Hayek, dovremmo abbandonare (leggi: gettare nel water) il modello di successo svizzero – quello con cui i politicanti del triciclo eurolecchino amano riempirsi ipocritamente la bocca –  per accodarci a fallimentari modelli UE! O meglio: il motivo purtroppo lo si vede benissimo. L’abitudine inveterata alla calata di braghe, ormai è sfociata nell’incapacità di fare altro.

La presa per i fondelli

Alle minacce, il giannizzero degli eurobalivi ha pure aggiunto le prese per i fondelli. In sprezzo del ridicolo, ha avuto il coraggio di lodare l’UE come una democrazia attiva (sic!). Qui si sta davvero disintegrando ogni limite di decenza. La cricca di Bruxelles è composta da scartine e trombati dei governi dei paesi membri, non eletti da nessuno, e la cui prima preoccupazione è proprio quella di togliere potere al popolo. E costoro hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la democrazia? E di farlo in casa nostra? Ma questo ambasciatore del piffero va rimandato al paesello per direttissima! Dichiarare persona non grata in Svizzera!

Dettagli

C’è però un’affermazione del galoppino UE a proposito dello sconcio trattato coloniale che prendiamo per buona. Questa: “Spesso ci si preoccupa troppo dei dettagli e si perde di vista il quadro d’insieme”. Ed infatti, nella sua ultima richiesta di chiarimenti (che, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, serve solo a menare il can per l’aia in attesa delle elezioni federali) il Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles su questioni di dettaglio, come le misure accompagnatorie, dimenticando (o piuttosto: facendo finta di dimenticare) gli aspetti importanti: la ripresa automatica del diritto UE ed i giudici stranieri. Perché qui mica si sta decidendo se i padroncini UE per lavorare in Svizzera dovranno attendere quattro giorni o otto. Nossignori. Si sta decidendo il futuro della Svizzera!

Nell’interesse di chi?

Le continue sbroccate degli eurobalivi dimostrano, al di là di ogni dubbio, chiha interesse a firmare quanto prima lo sconcio accordo quadro istituzionale: l’UE. Se, come cercano di farci credere i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, il trattato in questione fosse un regalo che la grande e potente Unione europea, nella sua infinita magnanimità, fa alla piccola ed insignificante Svizzera, perché diamine gli eurocrati, ormai allo sbando, dovrebbero ricorrere ad oltranza alle minacce, ai ricatti ed agli ultimatum per costringerci a firmare?

Swissexit!

Intanto, sempre per la serie “ci si perde nei dettagli dimenticandosi delle cose importanti”: la Svizzera rimane sulla lista grigia UE dei paradisi fiscali. Lo ha confermato Bruxelles nei giorni scorsi. Un’evidente discriminazione nei confronti del  nostro paese. Come peraltro il mancato riconoscimento dell’equivalenza borsistica. E noi regaliamo miliardi di coesione a chi ci discrimina e ci prende a pesci in faccia? In parlamento la partitocrazia aveva dichiarato pomposa che gli svizzerotti avrebbero versato la marchetta da 1.3 miliardi solo a condizione che Bruxelles non ci discriminasse. Adesso Bruxelles dimostra, ancora una volta, una chiara volontà discriminatoria. Però di bloccare il regalo miliardario non parla più nessuno. Chissà come mai, eh? Giù chinati a 90 gradi come al solito!

Cosa deve succedere ancora perché ci decidiamo finalmente a scendere dal pero ed a mandare affan… i balivi di Bruxelles? Altro che accordo quadro: Swissexit!

#votalegaoleuropatifrega

Lorenzo Quadri

Scopiazza dai verdi, inciucia con il PPD: PLR alla deriva

Unione contro natura tra ex partiti storici: chi ci guadagna? Chi è l’ “utile idiota”?

 

Sull’inciucio contronatura tra ex partitone e PPD, i vertici uregiatti schiacciano l’acceleratore. Ciò rende ancora più palese chi, da queste nozze, avrebbe da guadagnarci: ovvero il PPD. Il partito immagina di consolidare, in questo modo, il proprio secondo seggio in Consiglio nazionale, minacciato dall’ammucchiata ro$$overde. Così come lo è il secondo seggio della Lega.

Per contro, nel campo del PLR si moltiplicano le voci contrarie. A partire da quella del senatore uscente Fabio Abate. Ma soprattutto, l’opposizione è palpabile tra i simpatizzanti. E lo crediamo bene. Stiamo parlando di due partiti “storici” che “storicamente” per oltre un secolo – e fino allo scorso aprile! – si sono presi a legnate. Non solo metaforiche. Entrambi, fino all’altro giorno, rivendicavano orgogliosamente la propria tradizione, la propria identità, la propria storia, i propri ideali. Ed entrambi, ma guarda un po’, hanno sempre avversato le congiunzioni di liste: ancora di recente, in Gran Consiglio hanno votato contro. E adesso, di punto in bianco, si fa il salto della quaglia e si pretende di fare tabula rasa. Senza alcun programma politico comune. Solo in nome delle cadreghe dei soliti tromboni.

Quei pipidini che dichiaravano con bella sicurezza “liberali mai!”, saranno senz’altro entusiasti di diventarlo per mere speculazioni cadregare. Come no!

Il ruolo di “utile idiota”

Ma ancora peggio va ai PLR, perché nel bramato accoppiamento contro natura il ruolo dell’ex partitone è quello dell’utile idiota dell’ex arcinemico improvvisamente diventato compagno di vita. L’interesse del PPD è chiaro, anche se certo non di tipo ideale: la citata seconda sedia in Consiglio nazionale. A tal proposito, pallottoliere alla mano, si può anche rilevare che allo stato attuale il PPD all’interno della deputazione ticinese alle Camere federali è vistosamente sovrarappresentato. Infatti ha tre membri su dieci, quindi il 30%, per un partito che nel nostro Cantone “pesa” poco più della metà.

Ma quale interesse avrebbe il PLR nell’unione contro natura con gli uregiatti? In Consiglio nazionale l’ex partitone non ha nulla da guadagnare né da perdere alle prossime elezioni. Due deputati ha, due saranno ancora in ottobre. L’interesse dei liblab è per gli Stati. La discesa in campo del leghista Battista Ghiggia li preoccupa non poco. Ed a ragione. Infatti, non sta né in cielo né in terra che il Ticino, che giustamente si è sempre opposto alle calate di braghe davanti alla fallita UE, si trovi rappresentato da due euroturbo come Lombardi e Merlini alla Camera dei Cantoni.  Sarebbe contro ogni logica, oltre che deleterio.

Ma se il PLR immagina di salvare la cadrega liberata da Abate convolando a nozze con il PPD in cambio di chissà quale promessa di “soccorso azzurro” per le elezioni del Consiglio degli Stati, ha fatto male i conti. Quando mai gli uregiatti hanno “dato fuori” voti? Nel caso concreto, poi, dovrebbero regalarne addirittura ad un radikale come Merlini. Vuol dire davvero credere a Babbo Natale!

Liberale… dove?

E’ clamorosa la rapidità con cui l’ex partitone si sta snaturando. Di liberale non c’è ormai più nulla. Il partito nazionale, che schiaccia gli ordini alle sezioni cantonali, terrorizzato dal populismo climatico, si è messo a scopiazzare senza ritegno il programma dei verdi liberali, che è uguale a quello dei verdi che è uguale a quello dei ro$$i. Continuando però nel contempo, specie nel campo fondamentale dei rapporti con la fallita UE, a farsi dettare la linea dai manager stranieri delle multinazionali: quelli rappresentati da Economiesuisse, vogliosi di svendere la Svizzera per ingrassare ancora di più le proprie rigonfie saccocce. In Ticino invece i vertici PLR sognano la congiunzione contro natura con il PPD.

Domanda da un milione

C’è davvero da chiedersi come un elettore liberale possa riconoscersi in un partito con un programma scopiazzato dai verdi e che inciucia con gli uregiatti. Tutto nel nome delle cadreghe, ormai assurte ad unica preoccupazione.

Diversamente da Lega ed Udc, che da molti anni si alleano sulla base di obiettivi condivisi, in particolare a livello federale ma non solo (vedi le liste Lega/Udc presenti in numerosi comuni) le nozze tra PLR e PPD non si fondano su alcun programma politico, ma solo sulla spartizione degli strapuntini.

L’unico punto

Certo, tra i vertici dell’ex partitone e quelli del PPDog un punto di contatto c’è. Ma è condiviso con l’ammucchiata ro$$overde.  E’ la “voglia matta” di svendere la Svizzera all’UE. Perché ormai è chiaro che a livello federale esistono solo due campi. Chi vuole trasformare il nostro Paese in una colonia di Bruxelles (triciclo) e chi non lo vuole (Lega-Udc).

Poiché non tutti gli elettori del PLR, del PPD e verosimilmente nemmeno del PS vogliono la svendita della Svizzera all’UE (altrimenti non si spiegherebbero i risultati delle votazioni sul tema in Ticino, ultima in ordine di tempo quella di maggio sul Diktat disarmista di Bruxelles), questo elettorato trasversale non-euroturbo pensi bene a quale scheda vuole depositare nell’urna in ottobre.Il voto utile diventa una necessità, quando si tratta di scongiurare la rottamazione del Paese ed il conseguente asservimento agli arroganti burocrati della DisUnione europea. Un’ipotesi che l’elettorato ticinese ha sempre respinto con veemenza!

Lorenzo Quadri

Il debole pateracchio che snobba single e ceto medio

Fisco: arriva la manovretta “tanto per”. E sulla cassa pensioni cantonale sarà referendum

 

Ancora una volta, i politicanti tornano a sciacquarsi la bocca a sproposito con il termine “riforma fiscale”. Definire la manovretta appena presentata dal governicchio cantonale una “riforma” significa prendere i cittadini per il lato B. Una riforma è ben altro. Il DFE targato PLR non ha riformato un bel niente: semplicemente ha lavorato un po’ di limetta. L’immobilismo continua. Il motivo è sempre lo stesso: il  CdS è ostaggio dei $inistrati. I quali non solo sono contrari per partito preso a qualsiasi riduzione dell’onere fiscale – anche se una candidata P$ al governicchio, in vista delle elezioni di aprile, forse immaginando che gli elettori siano fessi, ha pensato bene di dichiarare di sostenere gli sgravi per il ceto medio e per i single – ma vogliono introdurre sempre nuove tasse e balzelli, ed aggravare quelli esistenti. L’isterismo climatico ha già dato la stura al festival delle trovate demenziali dell’ammucchiata ro$$overde.

Imposta dall’alto

Tanto per cominciare: la riformetta “fiscale” (?) non è stata varata per iniziativa del DFE targato PLR. E’ stata imposta dall’alto. Infatti, è la conseguenza della votazione popolare sulla RFFA, ossia la riforma “fiscosociale” federale, approvata dalla popolazione lo scorso 19 maggio. La RFFA impone ai Cantoni di adattare le proprie aliquote per le persone giuridiche. Chi non lo fa finisce fuori mercato e perde i migliori contribuenti. Senza la pressione della RFFA, col fischio che da Bellinzona usciva qualcosa! Ricordiamo che dall’ultimo pacchetto fiscale sono passati 16 anni. In politica – soprattutto in politica fiscale – si tratta di ere geologiche.

E visto che giocoforza bisognava modificare le aliquote delle persone giuridiche, era obbligatorio intervenire anche su quelle delle persone fisiche, per creare un minimo di consenso a livello popolare.

Passata la festa, gabbato lo santo

Ma cosa si propone per le persone fisiche? Una misura al limite della barzelletta: la riduzione del 2% del moltiplicatore cantonale! Il famigerato ceto medio, con cui i politicanti si sono riempiti la bocca prima delle elezioni di aprile, di uno sgravio del 2% nemmeno se ne accorge.

Ed i famosi single, anche loro invocati a sproposito (perché sono tanti e votano) prima delle elezioni? Ed invocati non di rado proprio da quegli stessi politicanti che nel giugno 2017 hanno affossato in Gran Consiglio l’iniziativa parlamentare Canonica che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole? Naturalmente dimenticati, anche questa volta. Passata la festa (elettorale), gabbato lo santo!

Quanto alle misure per le aziende, come detto obbligate e non frutto di un’iniziativa del CdS: non sono certo tali da scongiurare la partenza per “altri lidi” di società che pagano tante imposte.

L’ossessione per il consenso

Nell’ossessiva ricerca di un consenso globale, ai micro-sgravi fiscali sono state mischiate delle misure (su scuola, socialità e soprattutto cassa pensioni) che con la fiscalità non c’entrano un tubo. Ne esce il solito pateracchio. Ed il consenso tanto bramato, come da copione non c’è: i partitini – cabina telefonica dell’estrema $inistra hanno già annunciato il referendum. Per prevedere questo esito non c’era bisogno del Mago Otelma: bastava il Gigi di Viganello.

E’ davvero incredibile che il governicchio continui a rimanere ostaggio dei kompagni. La conseguenza è che da oltre tre lustri in questo sfigatissimo Cantone di politica fiscale non se ne fa.Ci si autoerotizza cerebralmente con manovricchie ibride, eseguite con la limetta per le unghie. Come quella proposta ora. Iniziative che servono solo al buon Vitta per metter fuori la faccia dicendo che lui “ha fatto i compiti”.

Morale: niente sgravi fiscali al ceto medio ed ai single per compiacere i $inistrati, che però il referendum lo lanceranno lo stesso. Accipicchia, questa sì che è alta strategia politica!

Cassa pensioni: referendum garantito

Che nel pateracchio “fiscale” sia stata ripresa anche l’iniezione di un altro mezzo miliardo nella cassa pensioni dei dipendenti dello Stato è semplicemente vergognoso.

Solo sette anni fa il Gran Consiglio votò un contributo di 450 milioni (la Lega era già allora contraria). E adesso si pretende un ulteriore mezzo miliardo? Ma col piffero! Questa è una rapina a danno di tutti i lavoratori ticinesi che non sono dipendenti cantonali. Lavoratori che già pagano i costi del risanamento delle loro, di casse pensioni. E adesso il governicchio li vorrebbe depredare per l’ennesima volta, e per cosa? Ma per finanziare i privilegi pensionistici degli statali (quanti funzionari dirigenti del Cantone sono andati in pensione prima dei 60 anni con rendite di platino pagate dal contribuente?) e le carenze gestionali dei dirigenti dell’istituto previdenziale cantonale!

Come già annunciato su queste colonne: se il furto da mezzo miliardo ai danni dei contribuenti dovesse venire proposto al parlamento, e se il triciclo in Gran Consiglio lo dovesse approvare, la Lega lancerà il referendum.

Quanto alla riformetta-pateracchio appena presentata, è chiaro che durante il dibattito parlamentare la Lega presenterà delle proposte di modifica.

Lorenzo Quadri

 

 

Parigi premia la delinquente? Onorificenza ai gilet gialli

Carola decorata dal municipio ro$$o: per le vacanze, boicottare la Ville Lumière

 

I $inistrati spalancatori di frontiere, a partire da quelli che hanno colonizzato l’emittente di regime RSI, hanno trovato la loro nuova eroina (?): la passatrice tedesca Carola Rackete. Quella che ha forzato il blocco navale a Lampedusa non certo per salvare delle vite, bensì per ottenere visibilità mediatica.

A Comano la vicenda ha dato la stura a nuovi servizi di propaganda pro-migranti economici, naturalmente a senso unico e senza contraddittorio. Con tanto di autogol: perché le immagini dei barconi mandate in onda mostrano benissimo che i passeggeri a bordo sono tutti giovani uomini. Nel palinsesto RSI, i messaggi pro – immigrazione clandestina vengono disseminati qua e là, anche  in programmi di intrattenimento o di “cultura”. Se poi qualcuno avesse voglia di andarsi a vedere i profili social di certi giornalai dell’emittente, si accorgerebbe che sembrano quelli degli addetti stampa della Carola.

Oltre ogni decenza

Questa è però ordinaria amministrazione, mentre è assolutamente indecente che il Comune di Parigi ($indaka $ocialista con doppio passaporto, ça va sans dire) abbia avuto la bella idea di premiare la delinquente Rackete. Si tratta di un affronto istituzionale non solo all’Italia, ma a tutti quanti difendono l’importanza delle frontiere ed il diritto di ogni Stato di decidere autonomamente la propria politica migratoria.

E non ci si venga a raccontare fregnacce sui meriti umanitari della Carola e delle ONG finanziate da decrepiti miliardari immigrazionisti fautori dell’invasione dell’Europa. Perché “la capitana”, come tutti i suoi colleghi, si limita a fare da taxi. Poi, di cosa succederà alle persone che ha traghettato, se queste finiranno sfruttate nel giro della criminalità organizzata o della prostituzione, non gliele potrebbe fregare di meno.  Altro che benefattrice!

A questo punto, comunque, sarebbe buona cosa se l’Italia rispondesse all’iniziativa parigina conferendo un’onorificenza ai gilets jaunes. Così, tanto per gradire. E chi non intende appoggiare lo squallido giochetto $inistrato di santificazione della delinquente marittima, boicotti Parigi come meta per le vacanze.

Il caso Bosia Mirra

Dalle nostre parti intanto l’incarto giudiziario dell’ex deputata P$ Bosia Mirra giace imboscato in qualche cassetto della Corte d’appello e revisione penale (con presidenta P$). Nuovo esempio di giustizia a due velocità. Perché, quando si tratta di procedere contro esponenti della Lega, magari per dei post sui social, ecco che la magistratura si muove fulminea. Qui invece…

O vuoi vedere che qualche leguleio/a sta andando alla ricerca di cavilli per sentenziare che far entrare in Svizzera dei finti rifugiati che si trovavano a Como non sarebbe reato?

La sceneggiata di Camorino

Prosegue intanto in quel di Camorino il teatrino sul cosiddetto bunker per asilanti, in realtà un centro della protezione civile. Prosegue perché qualche giornalaio gauche-caviar  dà spazio ai finti rifugiati con smartphone e bluetooth che annunciano lo sciopero della fame e poi… saltano un pranzo: uno di numero! A loro e, ovviamente, agli pseudo-molinari del collettivo R-esistiamo che li appoggiano, la cui portavoce davanti ai media è un’avvocata di Benevento.

Giusto chiudere, ma…

Nei giorni scorsi il collettivo R-esistiamo ha dimostrato di che pasta è fatto, aggredendo una dipendente del DSS. Secondo la testimonianza di un poliziotto, la vettura della donna è stata accerchiata e presa a calci. Eccoli qua, quelli che si riempiono la bocca con il dialogo, con la democrazia e con il rispetto, e poi insultano ed aggrediscono chi non la pensa come loro!

Su un punto siamo però d’accordo. Giusto chiudere il bunker di Camorino, ma gli occupanti vanno tutti rimpatriati. Ed i loro sostenitori pseudo-molinari possono volentieri accompagnarli nei rispettivi paesi d’origine. Accompagnarli e restarci definitivamente, per aiutare in loco. Così magari, tanto per una volta, potranno fare qualcosa di utile. Ma evidentemente è più facile stare qui a starnazzare con la copertura mediatica degli amichetti di RSI e dintorni, vero?

Comunque, ribadiamo il concetto: che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per costruire un nuovo centro asilanti deluxe in sostituzione del “bunker” di Camorino!

Lorenzo Quadri