Triciclo: cosa s’inventano pur di salvarsi i “ciapett”

Accordo quadro: la storiella dei negoziati complementari non se la beve nessuno

E’ ormai manifesto che la partitocrazia ha completamente perso il senso del ridicolo! Visto che ormai le elezioni federali si avvicinano, i politicanti del triciclo si producono in acrobatiche giravolte nel tentativo di salvarsi i “ciapett”.

Il tema è lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE: argomento fondamentale per il futuro della Svizzera. Perché, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere, se questo obbrobrioso trattato capestro dovesse venire sottoscritto, i balivi di Bruxelles verrebbero a dettar legge in casa nostra in ambiti fondamentali. Sarebbe la fine della Svizzera come Stato indipendente; e sarebbe anche la fine dei nostri diritti popolari.

A manina

Ora, il triciclo PLR-PPD-P$$ lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vuole. Eccome che lo vuole. L’ha detto apertamente. Perché la partitocrazia, nei confronti dell’UE, conosce una sola politica: quella della calata di braghe ad altezza caviglia. “Dobbiamo cedere, non abbiamo altra scelta, siamo piccoli e deboli, altrimenti l’UE….”ed avanti con i ricatti e con il terrorismo di regime!

Anche i manager stranieridella grande economia vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché, quando si tratta di mettersi a 90 gradi davanti all’UE, i $inistrati vanno gioiosi a manina con gli odiati padroni. E poi la gauche-caviar ha ancora il coraggio di sostenere che lei difenderebbe i salari. Certo, come no!  Ma a chi pensano di darla a bere?

Panico elettorale

La partitocrazia vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ma evidentemente la maggioranza dei cittadini è di ben altro parere e comincia ad averne piene le scuffie di politicanti che svendono il paese ogni giorno che passa. Ed ai sondaggi farlocchi secondo cui il 60% dei cittadini elvetici sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro, evidentemente, non ci crede nessuno; nemmeno la partitocrazia.

Purtroppo per l’élite serva dell’UE,  le elezioni federali si avvicinano. Ed i cittadini potrebbero manifestare nelle urne il proprio malcontento nei confronti del calabraghismo “off limits” dei politicanti attivi sotto le cupole bernesi. Come fare per salvare le cadreghe? Chiaro: si tenta di infinocchiare il popolazzo!

Così ecco arrivare, da parte delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle due Camere federali, la richiesta al CF di negoziati complementari (?) con l’UE: uella! Peccato che l’UE abbia già detto che altre trattative non ci saranno. E spunta pure l’opposizione, chiaramente farlocca e di facciata,  alla direttiva europea sulla cittadinanza. Delle misure accompagnatorie, invece, non si parla già più.

A pericolo scampato…

$ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Anche il Gigi di Viganello ha capito da un pezzo come andrà a finire. Non ci sarà nessuna nuova negoziazione con Bruxelles. La partitocrazia approverà lo sconcio accordo quadro nella sua versione attuale, ed accetterà pure la direttiva UE sulla cittadinanza. Perché “bisogna salvare i rapporti con l’UE” e bisogna pure oliarli con regali da 1.3 miliardi.

Adesso i politicanti del triciclo sono terrorizzati dalle vicine elezioni. Di conseguenza, fingono di fare i sostenuti con Bruxelles: ma figuriamoci! Quando il pericolo elettorale sarà alle spalle, fine delle commediola e ritorno alla quotidianità. Ovvero, braghe calate ed un bel  “sì badrone” davanti a qualsiasi richiesta in arrivo dall’UE!

Lorenzo Quadri

Povertà: da Lugano alcune indicazioni significative

Altro che gli studi farlocchi sulla crescita economica secondo i quali l’è tüt a posct!

 

Ed è evidente che, nella denegata ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, come vuole la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la situazione potrà solo peggiorare

Non solo siamo in un anno o elettorale (anche a livello federale). Ma imperversa il dibattito sullo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, voluto dalla casta: quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia di Bruxelles. Sicché si moltiplicano i tentativi di lavaggio del cervello. Vedi gli studi “compiacenti” (eufemismo) secondo i quali la crescita economica ticinese andrebbe a gonfie vele. Vedi anche i sondaggi farlocchi, ovvero realizzati tramite domande confezionate in modo di ottenere la risposta desiderata, che vorrebbero addirittura farci credere che il 60% della popolazione svizzera sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale.

L’obiettivo di simili operazioni di propaganda politica travestite (male) da studi scientifici è palese: farci credere che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, vada tutto a meraviglia. Lo sfascio del mercato del lavoro? Tutte balle della Lega populista e razzista! “Solo percezioni”!

Per poche unità…

I dati dell’assistenza li conosciamo. Si tenta di farci credere che dei cali di poche unità stiano a significare delle inversioni di tendenza; così non è. Come pure si tenta di far credere che, sempre per una variazione percentuale irrisoria, i lavoratori svizzeri sarebbero tornati ad essere in maggioranza in questo sfigatissimo Cantone. E invece il soppiantamento di residenti con frontalieri prosegue alla grande. Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

A misurare la povertà non ci sono solo i dati dell’assistenza, o quelli della disoccupazione. Alcuni Comuni dispongono di un regolamento sociale comunale per aiutare i propri concittadini in difficoltà a far fronte a spese che, da soli, non riuscirebbero a coprire. Tra questi, la città di Lugano.

Ebbene: dal consuntivo 2018 del regolamento sociale della città di Lugano emergono un paio di dati interessanti, ma certo non rallegranti.

Sempre più domande

Ad esempio: l’aumento del numero delle domande. Che sono passate dalle 472 del 2017 alle 647 dell’anno successivo: quindi una crescita di oltre 27%. Parallelamente alle domande è evidentemente aumentata anche la spesa totale di pertinenza del regolamento. Se nel 2017 sono stati elargiti aiuti per 560mila Fr, nel 2018 erano oltre 763mila (+36.28%) con un importo medio per singolo intervento di circa 1424 Fr; anch’esso in crescita.

Chi chiede un aiuto al regolamento sociale? Nella maggior parte dei casi si tratta di persone singole (54.25% delle richieste); una percentuale in continuo aumento. A dimostrazione dunque delle difficoltà che incontra questa categoria. Siamo ben lontani dallo stereotipo del “single in Porsche”.  Questo stereotipo, malauguratamente,  non ha ispirato solo luoghi comuni, ma anche le aliquote fiscali, particolarmente penalizzanti per le persone sole. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si rifiuta di correggerle: nel giugno 2018 in Gran Consiglio il triciclo ha infatti respinto l’iniziativa parlamentare dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una tassazione più equa per i single.

La seconda categoria più rappresentata (ma parecchio staccata dalla prima) è quella dei nuclei familiari di due persone (14.68%) tra cui con tutta probabilità spiccano le famiglie monoparentali.

Per quel che riguarda la fascia d’età dei richiedenti, le più rappresentate sono quelle tra i 31 ed i 40 anni, tra i 41 ed i 50 (in entrambi i casi oltre il 22%) e  tra i 51 ed i 60 (24.4%). La categoria d’età tra i 31 ed i 40 è aumentata di oltre il 6.5% lo scorso anno. Sempre più giovani si trovano dunque in difficoltà.

Una cosa è chiara…

La città di Lugano è sufficientemente grande per rispecchiare le dinamiche cantonali. In autunno è annunciato l’aggiornamento dello studio sulla povertà (si pensava di poterlo avere già in primavera, ma la trasmissione di dati “sensibili” dal Cantone è più macchinosa del previsto). Questo studio fornirà una mappatura più precisa.

Una cosa comunque è chiara già adesso: se in Ticino c’è stata crescita economica, non ne hanno beneficiato i ticinesi. E con lo sconcio accordo quadro, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ brama di firmare, le cose potranno solo andare peggio.

Lorenzo Quadri

Il Qatar finanzia chi diffonde l’islam politico in Svizzera

Un fiume di soldi parte ogni anno dall’emirato con destinazione Europa. Lugano compresa

 

Sempre peggio! Lo scorso 4 aprile è uscito in Francia il libro “Qatar Papers”: gli autori sono due giornalisti locali. Il portale romando “24 heures” ne ha pubblicato un resoconto, corredato da un’intervista ad un esperto di islam. Il Mattinonline ha riferito al proposito lo stesso giorno.

Le rivelazioni contenute in “Qatar Papers” sono inquietanti. Nell’anno campione 2014 l’emirato del Qatar avrebbe finanziato, per il tramite di una ONG da lui controllata (alla faccia del NG, ossia “Non Governativa”), qualcosa come 113 moschee e centri islamici in Europa, per un somma complessiva di 71 milioni di euro. 3.6 milioni sarebbero arrivati anche in Svizzera. Dove avrebbero foraggiato moschee aPrilly (canton Vaud), La Chaux-De-Fonds (NE), Bienne (BE) e – udite udite! – anche a Lugano.

Generosamente sussidiato dall’ONG del Qatar pure l’islamista egiziano naturalizzato svizzero Tariq Ramadan, attualmente accusato di gravi reati sessuali. Costui si sarebbe cuccato  una “paghetta” di ben 35mila euro al  mese, più altri benefits (una tantum) per 19mila. Apperò! Se si hanno i padroni giusti, fare l’estremista musulmano paga!

Il motivo del pagamento

Un vero fiume di milioni dunque parte dall’emirato e confluisce nelle capienti casse di moschee e centri islamici sparsi in tutta Europa. Anche a Lugano. Perché queste strutture vengono finanziate? Ovviamente, affinché diffondano l’islam politico. In particolare quello dei fratelli musulmani, i quali sono sostenuti appunto dal Qatar. L’esperto contattato da “24 heures” è stato assai esplicito: altro che “moderati”, i fratelli musulmani vogliono“creare una “micro-contro-società” attraverso la “ri-islamizzazione” delle comunità musulmane in Europa. Con una visione chiaramente politica dell’Islam che mira, in definitiva, a una forma di egemonia globale”.

E naturalmente questi figuri fanno fessi gli interlocutori europei buonisti-coglionisti, a partire dagli svizzerotti, presentandosi come moderati, liberali, “moderni”; senza barbe fino alle ginocchia né caffettani. Si tratta di specchietti per le allodole. Cambia l’imballaggio; ma il contenuto è lo stesso. Del resto, anche l’islamista algerino pro-burqa Rachid Nekkaz gira travestito da occidentale. Ma, sotto la maschera da europeo…

Chiaro disegno di conquista

Ecco ora confermato con tanto di cifre (stratosferiche) che Stati islamisti finanziano moschee e centri culturali islamici in Europa (Svizzera compresa, Ticino idem). Ovviamente con l’obiettivo di diffondere alle nostre latitudini la forma di islam che vige dalle loro parti. Ovvero l’islam politico. Che è incompatibile con il nostro modello di società e con i nostri diritti fondamentali: quindi, semplicemente, non può essere tollerato in casa nostra.

Siamo dunque davanti ad un chiaro disegno di conquistae ad un’altrettanto chiara minaccia per la società occidentale(ed in particolare per le donne).

Le balle della casta

Davanti a simili minacce non si può rimanere con le mani in mano. Ed invece la partitocrazia PLR-PPD-P$$, imbesuita dal multikulti e dal politikamente korretto, rifiuta qualsiasi intervento sensato.

E’ davvero il colmo: la casta starnazza quantità industriali di patetiche ballesui “diritti umani in pericolo” (accipicchia!) allo scopo di combattere e denigrare gli odiati populisti (vedi la votazione contro i giudici stranieri). Però la stessa casta rifiuta istericamente di opporsi all’avanzata islamista; quella sì un reale e concreto pericolo per i diritti umani. Di più: se la prende con chi questa avanzata la vuole bloccare. Un po’ come se gli anticorpi, invece di attaccare i bacilli, attaccassero le medicine. Un organismo che funziona in questo modo è destinato a distruzione certa. Ed è infatti questo il futuro che ci sta preparando la partitocrazia PLR-PPD-P$$.

Partitocrazia scandalosa

La partitocrazia, tanto per citare un esempio, non ne vuole sapere di impedire i finanziamenti esteri alle moschee. Pur essendo consapevoli che questo fiume di soldi in arrivo non solo dal Qatar, ma anche da altri paesi “modello di virtù laiche e democratiche” vedi ad esempio la Turchia, servono a finanziare la diffusione dell’islam radicale in casa nostra, gli esponenti del triciclo stanno a guardare!

Basti pensare che la mozione di chi scrive, che chiedeva  per l’appunto di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, è stata sì approvata a stretta maggioranza dal Consiglio nazionale suscitando l’ira funesta della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga;  ma poi il Consiglio degli Stati l’ha affossata.

E se davvero il triciclo multikulti crede di potersi lavare la coscienza con il “Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione”, ovvero con una ciofeca partorita da burocrati federali ro$$i ed islamofili, non ha capito da che parte sorge il sole!

KKS, se ci sei…

Questi politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$, che distruggono il nostro paese ed i nostri diritti fondamentali, vanno messi di fronte alle proprie responsabilità. Si spera che l’elettorato sappia “ricompensarli” nelle urne.

E’ evidente che la nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS), deve prendere in mano la situazione; ma in fretta! Eppure, chissà perché, il Mago Otelma prevede che, anche con la nuova Consigliera federale, l’andazzo rimarrà il medesimo. Liblab, $inistrati od uregiatti, poco cambia: la partitocrazia è chinata a 90 gradi davanti agli islamisti.

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: il disastro Serafe ed i furti legalizzati

Passare da una società d’incasso all’altra è come passare dalla padella alla brace

 La Serafe, ovvero la società zurighese d’incasso che ha preso il posto della Billag, ne combina peggio di Bertoldo, con la complicità dei burocrati dell’Ufficio federale della comunicazione (Dipartimento ex Doris, ora Simonetta).

Si ricorderà che l’impopolare Billag era stata liquidata da Berna, ma tu guarda i casi della vita, pochi mesi prima della votazione sulla “criminale” – ed omonima –  iniziativa No Billag.

Evidentemente, la Serafe ha presentato un’offerta più vantaggiosa della concorrente. Ma altrettanto evidentemente, vista la pletora di casotti combinati con indirizzi sbagliati, fatture a casaccio, e via andando, non era – e non è – in grado di fornire le prestazioni richieste.

Senza base costituzionale

Dal primo gennaio 2019 è infatti entrato in vigore il nuovo sistema di riscossione del canone più caro d’Europa. Tutti sono costretti a pagare. Compreso chi non ha né Tv, né radio, né autoradio, né radiosveglia, né smartphone, né tablet, né collegamenti internet, né un qualsiasi apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. La modifica di legge, approvata dal popolo a strettissima maggioranza nel giugno del 2015, ha di fatto trasformato il canone in un’imposta. Senza però la necessaria base costituzionale. Il che potrebbe anche causare qualche problemino all’emittente di regime, nel caso qualcuno volesse sottoporre la questione al Tribunale federale.

Opting out

Tutti dunque devono pagare il canone più caro d’Europa. L’unica possibilità per schivarselo, ma solo per 5 anni, è ricorrere al cosiddetto “opting out” (uella): ossia autocertificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe, di non possedere alcun apparecchio in grado di ricevere programmi radiotelevisivi. Quindi nemmeno un collegamento internet. Una chicca: sulle istruzioni si legge che il formulario per l’opting out si può anche scaricare da internet. Ma chi lo fa si frega da solo: infatti dimostra di possedere un allacciamento alla rete…

Persone giuridiche

Come noto, anche le aziende da quest’anno pagano il canone. E lo pagano non in base all’utile, bensì alla cifra d’affari. Si parte da 365 Fr per chi ha una cifra d’affari annua tra mezzo milione e 999’999 Fr, che diventano 910 per le aziende tra l’1 ed i 5 milioni, 2280 per quelle tra i 20 ed i 100 milioni e su fino ad un massimo di 35’590 Fr.

Che le imprese siano chiamate alla cassa è particolarmente assurdo. I dipendenti ed i titolari già pagano il canone. Ed in ditta ci si va per lavorare. Non per guardare la televisione. Che nella grande maggioranza dei casi nemmeno c’è.

Risveglio tardivo

Adesso che arrivano le salate fatture, i rappresentanti degli imprenditori si mordono le dita. Si pentono di non aver appoggiato il referendum contro la nuova Legge sulla radioTV. Già, ma perché non l’hanno fatto? Elementare, Watson: questi rappresentanti di categoria sono anche politicanti dell’establishment. Quindi, figurarsi se osavano schierarsi contro l’emittente di regime! E se poi questa, per ripicca, avesse messo di intervistarli e di slinguazzarli?

Nel frattempo, è stata depositata un’iniziativa parlamentare che chiede di abolire il canone a carico delle imprese. Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia, a maggioranza, la affosserà. Per la goduria della TV di Stato, le cui casse continuano a gonfiarsi come rane.

Valanga di reclami

Torniamo alla Serafe. Da quando, ad inizio anno, ha preso in mano la riscossione del canone più caro d’Europa, ne sono successe di ogni. Le fatture spedite sono state 3.6 milioni. Tra telefonate, lettere ed email di protesta, arrivate sia alla Serafe stessa che all’Ufficio federale della comunicazione, i reclami hanno raggiunto quota mezzo milione. Si parla di oltre 200mila telefonate (!), di quasi 100mila email, di oltre 155mila lettere. E chissà quante, tra questa valanga di lamentele, hanno ottenuto risposta, visto che a marzo Serafe risultava avere appena 12,5 (!) dipendenti?

Qui c’è come il sospetto che, passando da Billag a Serafe, si sia passati dalla padella alla brace. E i disservizi li sconta  – come sempre – il solito sfigato contribuente. Il quale, oltre a dover pagare, magari per un servizio di cui nemmeno usufruisce (o di cui usufruisce in minima parte), si rode pure il fegato!

Il tesoretto

E non dimentichiamo che c’è sempre in ballo il famoso “tesoretto”. Ossia i 600 milioni extra che la Serafe incasserà nel 2019, in accordo con l’Ufcom, tramite la fatturazione “parziale”. Un trucchetto che porterà parecchie economie domestiche a pagare un canone maggiorato per l’anno in corso. Di questo furto legalizzato ai danni dei cittadini beneficerà la solita SSR.

Nella sessione primaverile delle Camere federali, da poco conclusa, chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo la restituzione integrale del maltolto alle economie domestiche. Anche qui, attendiamo la partitocrazia al varco.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali al ceto medio ed ai “single”: basta scuse!

Le casse cantonali scoppiano: la partitocrazia deve smetterla di tartassare i cittadini

 

Accipicchia, questo sì che è un tesoretto! Anzi, un tesorone! Come sappiamo da settimana scorsa, il consuntivo del 2018 di questo sfigatissimo Cantone chiuderà con ben 137.2 milioni di franchetti di avanzo d’esercizio. Apperò! Il che equivale a 130 milioni in più di quanto iscritto nel preventivo (che indicava un utile di 7.5 mio) e di quasi 70 milioni in più rispetto al dato intermedio reso noto a giugno.

Chissà come mai queste notizie rallegranti per i conti pubblici (ma proprio solo per loro) saltano sempre fuori a ridosso delle elezioni? Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche pensare che “qualche” ministro delle finanze dell’ex partitone l’abbia fatto di proposito per potersene uscire a dire: “guarda, o popolazzo, come sono stato bravo…”.

Contribuenti: tasche vuote

Resta il fatto che, dopo tanti allarmismi e “lacrime e sangue” a spese del solito sfigato contribuente, si ricasca ancora nello stesso scenario: casse pubbliche che scoppiano di soldi ma tasche della gente vuote.

E’ chiaro che non va bene!

Visto che i soldi ci sono, adesso è tempo ed ora di procedere agli sgravi fiscali. Il Ticino in materia di fiscalità è fermo al palo da 15 anni. Le categorie su cui intervenire con urgenza sono il ceto medio (quello che paga per tutti, quello che non è abbastanza “povero” per ricevere aiuti pubblici né abbastanza ricco per poter “ottimizzare”) e le persone sole, ovvero i cosiddetti “single”.

E’ infatti evidente anche al Gigi di Viganello che la struttura della nostra società è cambiata; che le persone sole senza, o senza più figli a carico sono sempre più numerose; e che queste persone non sono mica tutte benestanti! Basti pensare, tanto per fare un esempio, che a Lugano, sempre nel 2018, oltre il 54% di coloro che hanno beneficiato degli aiuti finanziari elargiti in base al Regolamento sociale comunale sono single. Del fatto che queste persone sono tante (oltre 100mila) e che votano pure, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ se ne è resa conto solo da qualche settimana. Però, in vista delle elezioni cantonali della scorsa domenica, ha comunque tentato di farle fesse dichiarando di essere favorevole a sgravi fiscali mirati alla categoria. Certo, come no! Peccato che solo nel giugno del 2018 il triciclo PLR-PPD-P$$ abbia votato compatto, con unicamente un paio di eccezioni, control’iniziativa parlamentare generica dell’ex deputata Iris Canonica datata 2001 (!) che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole.

Le priorità

Adesso che le casse cantonali scoppiano di soldi, non ci sono più scuse. Urgono:

  • Sgravi al ceto medio ed in particolare ai proprietari di una casetta o appartamento (altro che fare cassetta con le stime immobiliari dopate);
  • Sgravi ai singles;
  • Basta con la macelleria sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi di cassa malati.

Cari politicanti del triciclo, non potete mettere nella palta i ticinesi spalancando le frontiere all’invasione da sud, non potete rottamare il segreto bancario e la piazza finanziaria e  poi tagliare sugli aiuti sociali a chi non ha lavoro! Perché siete stati VOI, con le vostre sciagurate “aperture”, a trasformare tanti lavoratori del ceto medio, che avrebbero potuto benissimo continuare ad essere autosufficienti, in disoccupati costretti a far capo alle prestazioni sociali!

Basta immobilismo!

Quindi: visto che i soldi ci sono, avanti con gli sgravi fiscali e basta con i tagli sociali ingiustificati. Se bisogna risparmiare, si comincia a farlo sull’ amministrazione statale (sempre più elefantesca ed opprimente), sui migranti economici, sui finti rifugiati con lo smartphone, e sulla kultura senza pubblico.

Con i conti in attivo di 137 milioni, l’immobilismo fiscale non è più accettabile.  Aspettiamo dunque al varco i politicanti neo-eletti o appena rieletti!

O vuoi vedere che le promesse elettorali fatte al ceto medio ed ai single sono già state dimenticate, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”?

Lorenzo Quadri

 

 

 

CEDU: i giudici stranieri asfaltano i diritti popolari

“Svizzerotti, tenetevi lo stupratore kosovaro!”: ecco i legulei voluti dal triciclo

 

Ecco qua l’ennesimo regalo alla Svizzera da parte dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo! I quali ci impongono di tenerci in casa uno stupratore, ex finto rifugiato e finto invalido kosovaro, perché l’espulsione sarebbe – udite udite – “sproporzionata”! E ti pareva!

Ancora una volta, dunque, la volontà popolare viene gettata nel water da quei giudici stranieri che la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha voluto ad ogni costo!

Ricordiamo infatti che, in occasione della votazione sull’iniziativa popolare “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), il triciclo PLR-PPD-P$$ strillò a pieni polmoni che, se il popolo avesse approvato l’iniziativa, la Confederella avrebbe rischiato di venire cacciata dal club della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) con conseguente uscita dalla giurisdizione dell’omonima Corte! Uhhh, che pagüüüraaa!

A parte il fatto che la storiella dell’estromissione della Svizzera dalla CEDU ha la stessa credibilità della minaccia dell’espulsione da Schengen in caso di rifiuto popolare del Diktat disarmista dell’UE, in altre parole si tratta di una fregnaccia grande come una casa: la sentenza sul caso dello stupratore kosovaro ben dimostra cosa ci guadagniamo a continuare a sottostare alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La stessa che tra l’altro sta sdoganando la Sharia malgrado abbia riconosciuto, nel 2003, che essa è contraria ai diritti umani!

Magistrati o politicanti?

Altro che diritti dell’Uomo: qui abbiamo a che fare con dei legulei politicizzati il cui obiettivo è la promozione del multikulti e la distruzione dei diritti popolari! Questi non sono dei giudici: sono dei politicanti internazionalisti. E, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, hanno facoltà di venire in casa nostra a schiacciarci gli ordini. Il popolo decide che i criminali stranieri vanno espulsi? I giudici-politicanti stranieri lo impediscono. E quelli nostrani, non aspettando altro, si accodano. Così ci ritroviamo sul gobbo, ad esempio, la decisione di qualche mese fa di un tribunale distrettuale zurighese, secondo cui un picchiatore tedesco 27enne non può essere espulso (“sa po’ mia!”) a causa della devastante libera circolazione delle persone. Abbiamo i legulei che farneticano che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un terrorista islamico, se questo sarebbe in pericolo al proprio paese; e quindi gli svizzerotti se lo tengono in casa. Abbiamo la CEDU che si produce nelle perle di cui sopra sullo stupratore kosovaro. E tutto grazie alla partitocrazia eurolecchina.

“Teneteveli tutti”

A questo punto è utile ripercorrere la vicenda dello stupratore kosovaro che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, ormai diventata avvocato d’ufficio dei peggiori delinquenti, pretende che teniamo – e manteniamo – in Svizzera.

Il 55enne giunse nel nostro Paese nel 1993 come finto rifugiato. Sottolineiamo: finto rifugiato. Infatti, la sua domanda non è stata accolta. Però è potuto rimanere da noi perché, ma guarda un po’, si è sposato con una cittadina elvetica (patrizia di…?). Nel 2003 è stato processato per coazione sessuale e stupro, con condanna a due anni e tre mesi di carcere. Poi il divorzio. Poi, nel 2012, la rendita AI all’80%, revocata però nel 2016 (falso invalido?). Da allora il bellimbusto è a carico dei figli avuti da un matrimonio precedente, giunti anche loro in Svizzera (tutti insieme appassionatamente a casa nostra).

Sempre le stesse scuse

Però, per i legulei della CEDU, l’espulsione confermata dal Tribunale amministrativo federale (non proprio un gremio di beceri leghisti, populisti e razzisti) non sarebbe proporzionata e non terrebbe sufficientemente conto dei legami familiari. Come al solito! Sempre le stesse scuse per sdoganare la libera circolazione a livello mondiale ed il diritto di chiunque ad immigrare dove vuole e a restarci, in barba a tutto e a tutti. Qualsiasi cosa combini. In sostanza, questi legulei stanno già applicando il demenziale patto ONU sulla migrazione. Ed il diritto dei cittadini svizzeri a vedere la loro volontà rispettata, chi lo difende? Il nostro diritto a non diventare il paese del Bengodi per ogni sorta di delinquenti stranieri, chi lo tutela?

A proposito: chi paga le spese legali dello stupratore kosovaro? Magari ancora una volta il solito sfigato contribuente rossocrociato?

E ribadiamo il concetto: se l’ex finto rifugiato vuole mantenere i legami con i figli, non hanno che da trasferirsi tutti all’estero.

Morale della favola…

Ancora una volta, si verifica lo scenario consueto: i cittadini elvetici decidono che i delinquenti stranieri vanno espulsi. I balivi stranieri li asfaltano e glielo impediscono. Chi ringraziamo per questo? La risposta è sempre quella: il triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Nuova presa per il “lato B”

KrankenCassis minaccia (?) il Belpaese: “fiducia a rischio”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Evidentemente, il ministro degli esteri liblab non si sogna di disdire la vetusta Convenzione del 1974. E dire che in Ticino il suo partito tentava di far credere…

Qui davvero non si capisce se c’è da ridere o da piangere!

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, PLR, adesso pensa di fare la voce grossa con il Belpaese.

Con un inaudito sussulto d’orgoglio, dopo essersi fatto infinocchiare alla grande in gennaio in occasione della visita a Lugano del suo omologo nonché connazionale italiano Enzo Moavero Milanesi, nel discorso inaugurale del Forum Svizzera-Italia Cassis ha chiesto al Belpaese di fare un passo avanti (?) a proposito dell’eterno tormentone del nuovo (sempre meno nuovo: il tempo scorre inesorabile) accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

L’interminabile stallo, ha in sostanza dichiarato KrankenCassis,  mette a repentaglio la fiducia della Svizzera nel governo di Roma.

Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che, davanti ad una prospettiva terrificante come quella di “perdere la fiducia” (?) dei camerieri bernesi dell’UE, a Palazzo Chigi siano caduti in preda al panico abbandonandosi a scene di isterismo collettivo!

A parte che non si capisce cosa voglia dire in concreto “compiere un passo avanti”. Ma chi s’immagina di prendere per i fondelli il buon Ignazio con siffatte fanfaluche? Di sicuro non i suoi connazionali italici che, come Cassis ben sa, son più furbi che belli. E’ evidente che la presa per i fondelli è invece diretta agli svizzerotti.

Solo fumogeni

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il Belpaese non ha alcuna voglia di sottoscrivere il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché, incredibilmente, i frontalieri tengono in scacco la politica dello Stivale. Era così per il precedente governo, lo è per quello attuale e lo sarà anche per i futuri.

Le pernacchie sulla “perdita di fiducia” altro non sono che risibili fumogeni. Pretesti per non dover fare quello che andrebbe fatto se si vuole ottenere qualcosa dai vicini a sud.  Ovvero: 1) bloccare i ristorni dei frontalieri e 2) disdire la famigerata Convenzione del 1974.

Adesso abbiamo l’ennesima conferma che solo la Lega vuole compiere questi passi. Mentre il PLR non ci pensa proprio. L’ex partitone è infatti da sempre assolutamente contrario al blocco dei ristorni. Sulla Convenzione del 1974 si è invece prodotto in una serie di pagliacciate.

Nei mesi scorsi, a puro scopo di campagna elettorale, il gruppo PLR in Gran Consiglio – fotocopiando le posizioni dell’odiata Lega (politica-Xerox) –  ha presentato una mozione al governicchio  in cui chiede di attivarsi con Berna per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Un paio di settimane dopo, i tre rappresentanti PLR alle Camere federali (Abate, Merlini, Cattaneo) hanno pubblicato sui giornali un’opinione in cui silurano la proposta del loro stesso partito cantonale. Adesso Cassis chiarisce al di là di ogni dubbio che la Convenzione del 1974 non verrà mai disdetta; che per lui è intoccabile. Se infatti, dopo anni che il Belpaese mena il can per l’aia sulla fiscalità dei frontalieri, il massimo che il buon KrankenCassis riesce ad inventarsi come mezzo di pressione è adombrare una presunta “fiducia a rischio”, è evidente che non intende fare altro. Ovvero, che non intende prendere alcuna misura concreta. Avesse avuto anche solo una mezza idea di disdire la Convenzione del 1974, quale migliore occasione avrebbe avuto del Forum tra Italia e Svizzera per ventilare tale ipotesi?

Morale: questo sfigatissimo Cantone continuerà a venire ingiustamente penalizzato da accordi vecchi di 45 anni e da molto tempo superati dagli eventi. Ecco come il PLR ed i suoi politicanti difendono gli interessi del Ticino.

Lorenzo Quadri

E’ tempo di pulizie di primavera

Nei giorni scorsi si è celebrato il processo per la rissa avvenuta al Quartiere Maghetti nell’ottobre del 2017. Si è trattato di un regolamento di conti, nel pieno centro di Lugano, tra bande di delinquenti stranieri (albanesi, cubani, boliviani, serbi, eccetera) alcuni dei quali nemmeno risiedono in Svizzera.

Il giudice ha inflitto condanne per tentato omicidio intenzionale. A dimostrazione che abbiamo che fare con delinquenti pericolosi.

Da notare che per il 24enne boliviano, condannato a 4 anni di carcere – e se ti becchi 4 anni di galera col nostro sistema buonista-coglionista, inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nella ciofeca “Via Sicura”, vuol dire che l’hai combinata davvero grossa – il giudice Ermani non ha neppure chiesto l’espulsione. Questo perché “i legami del condannato con la Svizzera sarebbero troppo forti”.

Cosa, cosa? Qui abbiamo una sentenza per tentato omicidio intenzionale, con una pena che impone l’espulsione dalla Svizzera secondo la nostra legge e la nostra Costituzione. Eppure si insiste nell’arrampicata sui vetri con la storiella dei “legami troppo forti con la Svizzera”. Solito pretesto per non espellere nessuno e tenerci in casa tutta la foffa d’importazione! Agli “stretti legami con la Svizzera”, il “bravo giovane” doveva pensarci prima di delinquere. Ne abbiamo piene le scuffie, ma proprio stracolme, di fare il paese del Bengodi per tutti i malviventi stranieri!

Mentre i membri della “gang” andranno ad aumentare ulteriormente la quota degli ospiti della Stampa senza passaporto rosso, già superiore all’80% – ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? –  la nostra priorità deve essere fare repulisti di simili figuri!

Se adesso perfino il centro di Lugano diventa teatro di regolamenti di conti tra bande di delinquenti stranieri, è evidente che la chiusura delle frontiere diventa una necessità. Bisogna riprendere il controllo sull’immigrazione. Chi può entrare in casa nostra, lo dobbiamo decidere noi! Altrimenti il Ticino (e la Svizzera) possono tanto chiudere baracca.

Lorenzo Quadri

A Berna le casse scoppiano!

Conti pubblici in attivo di 5.7 miliardi mentre ai cittadini si fa tirare la cinghia? 

Intanto lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sogna di farci sottoscrivere, avrà costi spropositati per il nostro Stato sociale. E nüm a pagum! 

Come a livello cantonale, così anche a livello federale, le casse pubbliche scoppiano di soldi!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, nell’anno di disgrazia 2018 il Consuntivo della Confederella chiude con una bella eccedenza di 5.7 miliardi di franchetti. Inferiore a quella del 2017, anno in cui gli utili furono addirittura sopra gli 8 miliardi (come se fosse normale una cosa del genere!) ma comunque una cifra enorme. Il ribasso rispetto all’anno precedente, ci tengono a far sapere i burocrati bernesi, è dovuto al buco di 1.3 miliardi a carico delle assicurazioni sociali. Mentre nel 2017 il settore aveva archiviato l’esercizio con un utile di 2.6 miliardi.

Casse piene, tasche vuote?

Ecco quindi che lo scenario si ripete: forzieri statali ricolmi, tasche del contribuente vuote! Non solo, ma i nuovi balzelli continuano ad aumentare. Specie ai danni dei soliti sfigati automobilisti. Ormai nei sovradimensionati e sovrappopolati uffici del Dipartimento ex Doris, ora Simonetta, sembra lavorino a tempo pieno per studiare nuovi sistemi di criminalizzazione&mungitura di chi ha bisogno dell’automobile per lavorare. Vedi il nuovo scellerato programma che prevede benzina più cara, parcheggi più cari, più controlli di velocità e più severi, e avanti così: e tutto sotto il politikamente korrettissimo pretesto di potenziare il trasporto pubblico!.

E, come se non bastasse, la partitocrazia continua a montare la panna sulle presunte casse vuote dell’AVS per sdoganare aumenti dell’età di pensionamento ed amenità assortite.

Bene, visto che i soldi ci sono anche a Berna, dove si passa da un avanzo miliardario all’altro, è ora di piantarla di strillare “al lupo” sulla situazione dell’AVS! Ed è anche ora di piantarla con i tagli sociali sul groppone degli svizzeri – sottolineiamo: svizzeri – in difficoltà!

Eccedenze… per cosa?

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che i $inistrati vorranno utilizzare le eccedenze federali per mantenere migranti. O per fare regali all’estero. In effetti i tamberla dell’OCSE stanno già rampognando gli svizzerotti (un caso che questo accada proprio ora?) poiché questi ultimi non starebbero investendo (?) in aiuti allo sviluppo lo 0.5% del Reddito nazionale lordo ma, per il periodo 2017 – 2020, “solo” lo 0.48%. C’è di più: i signori di cui sopra se ne sono pure usciti a dire che gli svizzerotti non si possono permettere di finalizzare gli aiuti allo sviluppo al contenimento dell’immigrazione clandestina. Ah beh, e allora a che scopo dovrebbero versarli? A puro titolo di regalo?

Eh no, cari $inistrati: col fischio che aumentiamo gli aiuti all’estero! Gli utili della Confederazione li usiamo per l’AVS, e magari pure per ridurre i premi dell’assicurazione malattia!

Gli aiuti all’estero, come pure la spesa per l’asilo, vanno invece decurtati drasticamente: prima bisogna aiutare gli svizzeri in difficoltà; poi, semmai, gli altri! Non ci pare un concetto poi così difficile da capire.

Due domandine

Inoltre, per la serie “a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, due domandine facili-facili:

  • Perché la Confederella continua a cumulare tesoretti? Non sarà perché la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale? Il quale accordo ci costringerà a) a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles senza poter fare un cip e b) ad adottare la direttiva UE sulla cittadinanza, a seguito della quale tutti i cittadini comunitari, anche senza avere un lavoro, potranno arrivare in Svizzera e mettersi a carico del nostro stato sociale? In altre parole: ci stiamo forse preparando a mantenere tutti?
  • Come mai, quando si tratta di svizzeri in difficoltà, il mantra della casta è sempre quello che bisogna tirare la cinghia per risanare i conti pubblici e blablabla, mentre invece quando si tratta di regalare all’estero i soldi dei cittadini (vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE “per oliare”), o quando c’è da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che svuoterà le casse del nostro Stato sociale,i soldi si trovano sempre? Austerità a senso unico? Economie a geometria variabile?

Lorenzo Quadri