Dogane: i vicini a sud all’ assalto delle nostre festività

Da Oltreramina parte la protesta: “gli svizzerotti limitano la libera circolazione”

Ancora una volta, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. A Como adesso si lamentano delle festività svizzere e del divieto di transito notturno per mezzi pesanti. Questo perché le chiusure delle dogane commerciali ed il dosaggio dei camion causerebbero disagi al di là della ramina. E, tanto per cambiare, oltreconfine recitano il solito mantra dell’ “ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle merci” per sostanziare il nuovo piagnisteo.

Oh la Peppa!

E come la mettiamo con…?

A parte che la libera circolazione e le frontiere spalancate non sono un dogma, e neppure un precetto divino, bensì un errore della storia che va corretto in tempi brevi.

  • Punto primo: le chiusure delle dogane elvetiche durante le nostre festività sono concordate con l’UE;
  • Punto secondo: le festività svizzere ci sono sempre state! Mica le abbiamo inventate oggi…
  • Punto terzo: e come la mettiamo con le festività e soprattutto con gli scioperidel Belpaese, che generano il caos al di qua della ramina? E con i continui ritardi al nostro traffico ferroviario a causa delle disfunzioni nella Penisola? Però i vicini a sud hanno ancora la tolla di venire a disintegrare i santissimi… per le festività elvetiche? Ormai siamo ai livelli della nota parabola della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave del proprio. Però, da questa parte del confine, nessuno  che replichi agli italici contestatori con il meritato “vaffa”.

TIR UE all’assalto

Questo nuovo attacco alle nostre limitazioni al traffico pesante è un segnale chiaro. Il divieto di transito notturno dei TIR in Svizzera è sotto pressione internazionale. Di conseguenza, con lo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, fine delle misure accompagnatorie, direttiva UE sulla cittadinanza,…)  i balivi di Bruxelles lo faranno saltare. Allo stesso modo con cui faranno saltare il divieto di transito per i bisonti da 60 tonnellate. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, come pure i camerieri dell’UE in Consiglio federale, bramano di sottoscrivere l’accordo coloniale.

Quindi: l’ammucchiata ro$$overde, che smania per l’accordo quadro perché “bisogna aprirsi all’UE”, smania anche per l’abolizione del divieto di traffico notturno e per l’invasione della Svizzera da parte di TIR europei da 60 tonnellate. Poiché esse ne sono la diretta conseguenza. Altro che protezione dell’ambiente!

La proposta della Lega

E’ evidente che, al di là della ramina, possono strillare quanto vogliono: le nostre “limitazioni alla libera circolazione delle merci e delle persone” (per usare il fraseggio dei vicini a sud) ce le teniamo ben strette. Giù le zampe!

Non solo: la Lega, per scoraggiare l’utilizzo della Svizzera – ed in primis del Ticino – come corridoio di transito parassitario a basso costo per mezzi pesanti UE, proporrà un aumento massiccio della tassa sul traffico pesante (TTPCP) per i camion stranieri che attraversano il nostro paese. La proposta sarà contenuta nel decalogo per le elezioni federali di ottobre.

Ricordiamo che il compagno ro$$overde Moritz Leuenberger calò le braghe davanti a Bruxelles sull’ammontare della TTPCP. Il risultato: i camion europei hanno invaso il nostro paese. Perché è la via più conveniente per il Nord Europa.

E poi questi spalancatori di frontiere euroturbo hanno ancora il coraggio di spacciarsi per paladini dell’ambiente e di venire a blaterare di “emergenza climatica”, ovviamente con il solo obiettivo di  farsi campagna elettorale?  Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

 

E ridàgli: targa svizzera non vuol dire conducente svizzero

 

Giornalai italici fomentano astio contro i ticinesi. Ma se chiudessimo le frontiere…

 

Ohibò, da Oltreconfine si continua a fomentare l’astio contro gli svizzerotti. Ed in questa attività eccelle (?) il quotidiano di Como La Provincia, già noto per la panna montata sugli automobilisti con targa svizzera che commettono infrazioni nel Belpaese. Su questo tema, lo scorso Natale, era stata imbastita una vera e propria telenovela. Naturalmente senza che venisse mai considerato un fattore fondamentale. Ovvero, che tra l’avere la targa svizzera sull’auto e l’essere cittadini svizzeri, ce ne corre! In Ticino un terzo della popolazione è straniera (e, se si aggiungessero i beneficiari di naturalizzazioni facili, si arriverebbe come niente alla maggioranza). E quale categoria di stranieri residenti in Svizzera, con tutta probabilità, si reca con maggior frequenza nel Belpaese? Forse gli italiani stessi?

E la proposta di legge?

Sicché i giornalai d’oltreramina, prima di strillare agli automobilisti “svizzeri” cafoni che commettono infrazioni nella vicina Repubblica,  sperando in questo modo di incrementare i lettori, dovrebbero tenere ben presente che ci sono buone probabilità che i “cafoni” in questione non siano svizzeri, bensì italiani. Quindi: prima di definire come “svizzero” un automobilista maleducato, assicurarsi che abbia davvero il passaporto rosso.

C’è chi nel Comasco ha anche cavalcato politicamente la questione. Come quel deputato di Fratelli d’Italia che negli scorsi mesi ha presentato una proposta di legge – con tanto di scimmiottature della campagna “Bala i ratt” – affinché ai conducenti stranieri che non saldano le contravvenzioni ricevute in Italia venga sequestrato il veicolo. Inutile dire che poi del disegno di legge non si è più saputo nulla.

Pure gli insulti al sindaco?

Nei giorni scorsi l’ondata di odio antisvizzero è stata nuovamente fomentata dal solito quotidiano la Provincia con un bel titolone del seguente tenore in apertura di pagina: “Svizzero parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco che lo rimprovera”. Il fattaccio si sarebbe verificato a Carlazzo. Peccato che, come al solito, non c’è alcuna prova che l’automobilista in questione fosse cittadino elvetico. L’identità dell’automobilista rimane infatti sconosciuta.

Nei mesi scorsi una Ferrari con targhe ticinesi parcheggiata su un posto riservato ai disabili a Milano aveva fatto esplodere i social media. Dopo qualche giorno di feroci polemiche, si è scoperto che il proprietario del bolide era un cittadino italiano. A Carlazzo potrebbe benissimo essere accaduta la stessa cosa. Però “si” preferisce puntare il dito accusatore contro gli svizzeri, ripetendo come un mantra il cliché, malevolo e farlocco, dei ticinesi “ligi in patria ma maleducati in casa d’altri”.

Provocazioni poco intelligenti

Nelle province di confine italiane, aizzare all’odio contro i ticinesi per vendere qualche copia di giornale aggiuntiva o per ottenere qualche click in più, non è di certo una scelta intelligente. Infatti, è bene tenere sempre presente che, tra frontalieri, padroncini e le loro famiglie, sono almeno 300mila gli abitanti della fascia di confine della Vicina Repubblica ad avere la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino. Poiché – alla faccia degli studi farlocchi divulgati dai soliti prezzolati soldatini della casta spalancatrice di frontiere – ciò avviene spesso e volentieri a scapito dei lavoratori ticinesi, maggior rispetto e cautela da parte italiana sarebbero senz’altro doverosi. Certa gente, al di là della ramina, prima di parlare della Svizzera dovrebbe sciacquarsi la bocca. In concreto, sarebbe assai opportuno evitare di lanciare accuse a vanvera. Perché, dalle nostre parti, a qualcuno prima o poi potrebbe scappare la poesia. E allora saranno cavoli non dolcificati. Ad esempio: “gilet gialli” ticinesi che bloccano le dogane per protesta?

Lo squinternato

La querelle farlocca sul presunto “svizzero” che a Carlazzo parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco,  ha naturalmente dato il là ai vari haters da tastiera: la famosa “legione di imbecilli” di Umberto Eco.

Uno di questi idioti ha superato sé stesso pubblicando il seguente delirio (vedi il “post” sotto): “Sabato mi piazzo davanti al Bennet di Como ed ogni macchina targata TI la spacco (…) io che sono italiano alla Svizzera a fine anno lascio in tasse più della media svizzera (…) ANDATE A CAGARE (in maiuscolo) razzisti del ca…”.

Qui qualcuno sta andando fuori di testa; anzi probabilmente ci è già andato.
1) Visto che questo esagitato odia la Svizzera e gli svizzeri, cosa ci sta a fare qui? Rientrare subito al natìo paesello! Föö di ball!
2) Mettere in atto l’insano proposito indicato nel post significherebbe distruggere le macchine di tanti suoi connazionali, visto che TARGA ticinese non vuol dire automobilista ticinese.
3) Simili squinternati sono un motivo in più per evitare di andare a fare la spesa in Italia, e fare lavorare invece il commercio ticinese. Visto che, secondo l’ennesimo leone da tastiera, i ticinesi (o presunti tali) che vanno a fare la spesa in Italia sono un fastidio… non lasciare nemmeno un centesimo nel Balpaese. Così sono tutti contenti.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro: l’offensiva dei sondaggi taroccati!

Nella prossima legislatura, a Berna si prenderanno decisioni fondamentali. E quindi…

 

Lavaggio del cervello ai cittadini: ecco come l’establishment politico, economico e mediatico sta tentando di sdoganare l’accordo quadro istituzionale. Ossia quel trattato che, se approvato, costituirà la lapide tombale della nostra sovranità, della nostra indipendenza, dei nostri diritti popolari.

Da settimane è in atto l’offensiva dei sondaggi taroccati, concepiti con lo scopo di far credere al “volgo” che il citato accordo coloniale godrebbe del sostegno della maggioranza.

La scorsa settimana Economiesuisse – organizzazione legata a doppio filo con il PLR, e dove a menare il torrone sono i manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese importa meno di zero – ha pubblicato un’inchiesta, commissionata al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende sarebbe favorevole all’accordo quadro. A giustificazione dell’improbabile risultato, si recita il mantra della “certezza del diritto”. L’unica certezza che comporta in questo campo il trattato coloniale con l’UE sarebbe quella di doversi adeguare ai mutevoli Diktat in arrivo da Bruxelles. Si tratta della ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario. E poco importa se questi ordini impartiti dall’alto saranno o meno compatibili con le nostre leggi, con le nostre tradizioni, financo con la nostra volontà popolare e con la nostra Costituzione. Emblematico il recente caso del Diktat disarmista dell’UE, davanti al quale il solito triciclo PLR-PPD-PSS si è prontamente inginocchiato, riuscendo (ahinoi) a trascinare con sé la maggioranza dei cittadini elvetici; con l’unica lodevolissima eccezione dei ticinesi.

“Certezza del diritto” è semmai la garanzia che ciò che il popolo sovrano vota, venga anche applicato. L’accordo quadro comporta la distruzione totale di questa sicurezza, che sta alla base del modello politico svizzero.

Le domande “giuste”

E’ pertanto manifesto che le domande dei sondaggi farlocchi sull’accordo quadro sono state somministrate in forma quanto meno “suggestiva”. Vale a dire, con l’obiettivo di ottenere il responso, favorevole al trattato, desiderato dal committente dell’indagine demoscopica (ovvero: da colui che la paga, secondo il principio universalmente valido del “chi paga comanda”).

Ciò è plateale a maggior ragione per il sondaggio che pretende che il 60% dei cittadini elvetici sostenga l’accordo quadro. Qualcuno vuole forse farci credere che il 60% degli interpellati avrebbe risposto affermativamente a domande quali: “sei favorevole alla ripresa automatica del diritto UE? Sei favorevole ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia? Sei favorevole all’applicazione, in Svizzera, della direttiva europea sulla cittadinanza? Sei favorevole all’abolizione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione? Sei favorevole all’abbandono delle banche cantonali con garanzia dello Stato?”,eccetera. Suvvia, siamo seri.

La grancassa

Le stesse taroccature, sia d’impostazione che interpretative, sono state evidentemente applicate al sondaggio tra le aziende, per ottenere il responso desiderato dai “padroni del vapore” a scopi propagandistici. Obiettivo: permettere ai vertici nazionali di Economiesuisse di tornare alla carica con la pretesa di svendere la Svizzera in cambio di presunti – ma davvero solo presunti – vantaggi economici a beneficio di pochi privilegiati e a danno di tutti gli altri cittadini.

Inutile dire che sull’esito di queste indagini farlocche la stampa vicina all’establishment ha suonato la grancassa della propaganda di regime.

Nello stesso filone si inserisce, evidentemente, il terzo studio taroccato presentato di recente: quello con cui alcuni professorini neocastellani, che il Ticino l’hanno forse visto in cartolina, pretendono di insegnarci che i frontalieri sarebbero una manna dal cielo.

Il nuovo quadriennio

Con l’avvicinarsi delle elezioni federali e con l’apertura di un nuovo quadriennio in cui, a Berna, si decideranno i destini della Svizzera – nazione libera e sovrana, o colonia di Bruxelles? – la propaganda europeista gira al massimo regime. Sembra di essere tornati indietro di oltre un quarto di secolo, quando la posta in gioco era l’adesione del nostro Paese allo SEE: una sciagura che venne sventata grazie al Ticino ed alla Lega. C’è da sperare che la vicenda dell’accordo quadro si concluderà allo stesso modo. Altrimenti, povera Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Scuola ro$$a: serve a tanto vincere le votazioni, se poi…

I recenti episodi di propaganda di $inistra in classe non possono passare sotto silenzio

Ha fatto parecchio discutere la verifica di geografia con cui si sono dovuti confrontare gli allievi di una scuola media del Luganese. La prima domanda della prova suonava così: “abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino. Perché?”.Il quesito è chiaramente tendenzioso. E ancora più preoccupante è quello che ci sta dietro, ovvero quel “Abbiamo visto in classe che…”.

A questo punto, nasce spontanea la domanda seguente: cosa è stato “visto” in classe? Cosa è stato insegnato? Forse che il Ticino esiste grazie agli stranieri? Forse che “immigrazione uguale ricchezza”? Forse che “devono entrare tutti”? Questa è propaganda pro-frontiere spalancate. E cosa è stato detto, invece, sulla criminalità d’importazione? Sugli effetti deleteri della libera circolazione sul mercato del lavoro ticinese, come pure sull’ambiente (tema che dovrebbe stare molto a cuore ai politikamente e climaticamente korretti) e sulla viabilità? Forse che non è stato detto proprio un bel niente?

Il principio è forse quello che dell’immigrazione incontrollata si può soltanto parlar bene, mentre criticarla è spregevole populismo e razzismo?

Punta dell’iceberg

L’episodio di cui sopra è solo la punta dell’iceberg. Nei giorni successivi sono giunte altre segnalazioni in redazione. Ad esempio: in una scuola elementare del Locarnese, ad una classe di quinta il docente ha pensato bene di insegnare ai bambini la canzone partigiana “Bella Ciao”, però con un testo modificato, incentrato sull’ambiente. Alla propaganda di $inistra si unisce il populismo climatico? Visto che le due cose, come noto, vanno di pari passo, il dubbio è legittimo.

La gauche-caviar ro$$overde si serve infatti del populismo climatico come cavallo di Troia per accattare voti. Voti che poi servono a promuovere le politiche internazionaliste e multikulti dei kompagni: dall’adesione della Svizzera all’UE alla rottamazione della piazza finanziaria; dalle frontiere spalancate all’islamizzazione del Paese. Tutte posizioni che con la tutela dell’ambiente c’entrano come il burro con la ferrovia!

Due interrogativi

Le domande sono dunque due: con le canzoni sul clima, si vuole parlare seriamente di ecologia? Oppure l’intenzione è quella di fare del populismo climatico a buon mercato, senza uno straccio di base scientifica, sull’esempio della “Gretina” svedese che bigia la scuola e va in illustri (?) consessi a straparlare di questioni su cui ne sa quanto il Gigi di Viganello?

E se si vuole parlare di clima in modo oggettivo, perché creare una canzone utilizzando la melodia di Bella Ciao, per poi cambiarne le parole? Forse che non ci sono migliaia e migliaia di altre canzoni “politicamente neutre” da cui si sarebbe potuti partire? La risposta è scontata. Se è stata scelta Bella Ciao, è per un motivo preciso. Ma è normale che questo capiti in una scuola elementare?

Chissà quanti altri episodi…

I due fatti – verifica di geografia e “Bella Ciao” – sono venuti alla luce perché alcuni genitori hanno scelto di non subire passivamente l’indottrinamento dei propri figli. Un terzo “caso” è quello della lettera sottoscritta nei mesi scorsi da svariati docenti di liceo ticinesi, in cui si incoraggiano gli scioperi studenteschi per il clima, con addirittura l’auspicio di rendere il populismo climatico oggetto di studio, ovvero di indottrinamento.

Ma chissà quanti altri episodi più o meno velati di propaganda politica ro$$overde in classe avvengono tutti i giorni nella scuola ticinese, senza che l’opinione pubblica ne sappia alcunché. Per contro, ci fosse anche solo il vago sospetto che un docente approfitta delle lezioni per fare politica “sovranista” in classe, scoppierebbe uno scandalo di proporzioni epiche.

La scuola che verrà

La scuola ro$$a del kompagno Bertoli, come sappiamo, è stata asfaltata in votazione popolare lo scorso autunno. Ma sarebbe tragico se il dibattito che ha preceduto quell’appuntamento con le urne si fosse esaurito con la votazione. In particolare, la rivendicazione della società civile di poter dire la sua sulla scuola ticinese, che non può né deve rimanere ostaggio di una sola parte politica: la gauche-caviar appunto che, in tutte le recenti votazioni popolari sulla scuola (vedi la civica, vedi appunto la scuola che verrà), è stata asfaltata.

Se però, dopo le scoppole nelle urne, poi nel concreto tutto va avanti come prima, c’è qualcosa che non funziona. Il giorno stesso dell’affossamento della “Scuola che NON verrà” in votazione popolare, il direttore del DECS ha dichiarato urbis et orbis l’intenzione di far rientrare il suo progetto dalla finestra, con la tattica del salame (una fetta alla volta). Se si pensa di lasciar fare, allora serve a tanto vincere le votazioni popolari!

Lorenzo Quadri

 

Populismo climatico: il cavallo di Troia per spalancare frontiere

L’ultimo sciopero per l’ambiente ha fatto FLOP. Ecco cosa nasconde (?) l’onda verde

 

Lo scorso venerdì 24 maggio si  è tenuto l’ennesimo, e sempre più stracco, sciopero per il clima. Naturalmente enfatizzato dalla radioTV di Stato. La RSI continua a montare la panna sul populismo climatico, con il manifesto intento di fare propaganda alla cricca ro$$overde in vista delle elezioni federali di ottobre, utilizzando all’uopo il canone più caro d’Europa.

A cosa rinunciano?

Sciopero sempre più stracco perché il numero di partecipanti, in tutta la Svizzera, è crollato. Va bene bigiare la scuola per andare in piazza, ma alla lunga tutto stufa. Ci piacerebbe poi sapere quanti dei giovani (e meno giovani) manifestanti rinunciano all’auto (comprese quelle di papà e mammà), alla moto, o a qualsiasi mezzo di trasporto a benzina per il clima; quanti rifiutano le vacanze in aereo per il clima; quanti abbassano la temperatura sotto i 18 °C per il clima; e così via.

Inoltre, se si fosse trattato di scioperi non per l’ambiente – quindi non di propaganda per la gauche-caviar – ma, ad esempio, a sostegno della sovranità nazionale e contro la sudditanza nei confronti della fallita UE, vogliamo proprio vedere se le istituzioni, a partire da quelle scolastiche, avrebbero dimostrato la medesima compiacenza (quando non vera e propria incitazione) nell’autorizzare a parteciparvi. E la sovranità e l’indipendenza della Svizzera sono assai più minacciate del clima. Lì sì che c’è un’emergenza!

Propaganda per la $inistra

Il populismo climatico non serve all’ambiente. Serve a portare voti alla gauche-caviar. A tale scopo è sostenuto dalla casta e dagli intellettualini. Chi vota per il populismo climatico vota per il programma della $inistra verde-anguria. Ossia, vota l’adesione all’UE, vota le frontiere spalancate, vota lo sconcio accordo quadro istituzionale, vota il multikulti, vota l’islamizzazione della Svizzera, vota l’abolizione dell’esercito, vota l’esplosione di tasse e balzelli, vota le naturalizzazioni facili, vota i regali miliardari all’estero, vota l’accoglienza indiscriminata di finti rifugiati con lo smartphone, vota il sabotaggio dei diritti popolari, eccetera eccetera. Questo conglomerato di boiate politikamente korrette non giova all’ecosistema. Al contrario, gli nuoce. L’immigrazione incontrollata e le frontiere spalancate sono deleterie per l’ambiente: vedi i 65mila frontalieri che arrivano tutti i giorni, uno per macchina. Un recente, e “naturalmente” ben slinguazzato studio del WWF, ci racconta che in Svizzera, nei primi quattro mesi dell’anno, avremmo consumato le risorse naturali a disposizione per il 2019. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, cosa di cui dubitiamo assai: la causa non va ricercata nella dissennatezza degli svizzerotti, che mai come ora sono stati attenti all’ambiente. Va ricercata nella sovrappopolazione dovuta all’immigrazione incontrollata: siamo qui in troppi!

Acqua al mulino di…

Votare per il populismo climatico significa portare acqua al mulino di chi non perde occasione per svenderci all’UE e per demolire la nostra autonomia e la nostra identità. A parte che i Verdi (di ogni sfumatura) ed il P$ sono impossibili da distinguere – mai una volta che votino diversamente – tra le perle dei sedicenti ambientalisti alle Camere federali ci vengono in mente queste tre:

  • Opposizione isterica al potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria;
  • Richiesta, da parte di una consigliera nazionale verde, di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera;
  • E, ultima in ordine di tempo, richiesta – sempre da parte di una deputata Verde al Nazionale – di cancellare la Festa nazionale del primo d’agosto per sostituirla con una commemorazione, il 16 marzo, dell’introduzione del voto alle donne. Certo che se la poverina pensa di migliorare la posizione della donna, e la stima di cui godono le donne in politica, con simili boutade idiote, forse non è al suo posto.

Ecco le posizioni politiche che si va a sostenere correndo dietro al populismo climatico, il quale è solo un (facile) cavallo di Troia per sdoganare interessi di tipo ben diverso!  Altro che ambiente!

Domandina facile

Infine, il quesito rimasto sempre senza risposta: come mai gli ambientalisti nostrani non hanno sostenuto, ma hanno invece denigrato ad oltranza, l’iniziativa Ecopop che – proprio in considerazione delle risorse naturali limitate e della necessità di usare razionalmente il territorio – poneva dei limiti rigidi all’immigrazione?

Facile: perché questi ambientalisti sono, come detto a più riprese, dei Verdi-anguria. Verdi fuori, ro$$i dentro. Quindi, le frontiere spalancate e il “devono entrare tutti” vengono prima della protezione dell’ecosistema. Molto prima.

Lorenzo Quadri

SECO: “La libera circolazione? Non è poi così importante”

Dopo anni di propaganda pro-frontiere spalancate, la verità comincia a venire a galla?

 

Scusate ma ci scappa da ridere!

Sembra che i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia,  abbiano cambiato idea sulla devastante libera circolazione delle persone. Da un documento riservato (?) anticipato dal Blick emerge infatti che adesso la SECO considera il famigerato accordo bilaterale “non più così importante per il paese”. Accipicchia! Pare davvero di stare in una commedia dell’assurdo.

Proprio i soldatini della SECO, che per anni ed anni hanno fatto il lavaggio del cervello agli svizzerotti con la fregnaccia della “libera circolazione indispensabile senza la quale arriva l’Apocalisse”; proprio i soldatini della SECO, che a getto continuo propinano statistiche taroccate sulla disoccupazione illudendosi di convincere in questo modo il popolazzo che l’invasione di frontalieri non genera né sostituzione dei lavoratori residenti, né dumping salariale (“sono solo percezioni”); proprio loro, adesso fanno il salto della quaglia!

Contrordine compagni

Fino a ieri, a chi osava mettere in dubbio il sacro dogma delle frontiere spalancate, la SECO replicava con il mantra della “libera circolazione indispensabile”. Ora arriva, improvviso, il contrordine compagni.

Cos’è successo? Ma è chiaro: prima a capo del dipartimento federale dell’economia c’era il liblab Johann “Leider” Ammann. Visto che il PLR vuole le frontiere spalancate e vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ecco che la SECO dovevafare propaganda di regime alla posizione del PLR (il partito che si fa schiacciare gli ordini dai manager stranieri delle multinazionali rappresentati da Economiesuisse). Adesso che a capo del Dipartimento federale dell’economia c’è l’UDC Guy Parmelin, si può anche raccontarla giusta – o comunque: più giusta – sulla reale importanza della libera circolazione.

Non è ineluttabile

Su queste colonne lo ripetiamo da anni: la libera circolazione delle persone non è affatto una necessità ineluttabile. E’ solo una paturnia ideologica che la casta impone a suon di lavaggio del cervello, terrorismo e fake news. Una paturnia della $inistra multikulti, che però fa anche l’interesse monetario della grande economia. Ecco dunque i kompagni andare a manina con gli odiati “padroni”, in una “santa alleanza” che puzza di bruciato a chilometri di distanza!

Stop fregnacce

Sta di fatto che si possono benissimo concludere accordi commerciali internazionali senza alcun bisogno di ficcarci dentro la libera circolazione delle persone. Del resto i più recenti trattati (con il Canada, con paesi dell’estremo oriente) mica la prevedono.

E’ ora di piantarla di considerare la libera circolazione come una vacca sacra, perché non lo è.  La libera circolazione è un errore della storia. Come tale, può e deve essere disdetta. Certo con qualche conseguenza. Ma il prezzo del suo mantenimento ed addirittura estensione (vedi la direttiva UE sulla cittadinanza, conseguenza dello sconcio accordo quadro istituzionale) sarebbe infinitamente più alto. E la storiella che con la libera circolazione delle persone verrebbero a cadere tutti gli accordi bilaterali è tutta da dimostrare. L’applicazione della clausola ghigliottina, che comunque riguarda solo i 7 accordi del pacchetto dei Bilaterali 1, è una questione di volontà politica. Altro che automatismi.

I bilaterali non sono un’elemosina dei balivi di Bruxelles alla Svizzera. L’UE di regali non ce ne ha mai fatti! Che l’UE, specie quella uscita dall’avanzata sovranista, vorrà buttare all’aria accordi commerciali da cui ci guadagna nel caso in cui la libera circolazione delle persone con la Svizzera dovesse venire limitata o abolita, è ancora tutto da dimostrare.

Non tutti rinsaviscono

Purtroppo, se la SECO dà segni di rinsavimento (vediamo quanto dura…), altri non ci pensano proprio. Nel Dipartimento federale di giustizia diretto dalla liblab Karin Keller Sutter (KKS) la propaganda di regime pro-UE prosegue al massimo dei giri. Ed infatti, in totale contraddizione con la “nuova” linea della SECO, la buona KKS, prendendo posizione sull’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata”, ovvero l’iniziativa che chiede la fine della libera circolazione delle persone, si lancia nelle consuete fregnacce retoriche sull’ “immigrazione uguale ricchezza”. Boiate che non si possono proprio sentire! Ad esempio questa: “il nostro benessere è dovuto in larga parte alla libera circolazione delle persone che consente alle imprese di assoldare forza lavoro estera in maniera poco burocratica”.

O KKS, ma ci sei o ci fai? Secondo la ministra PLR, dunque, il benessere (?) del Ticino sarebbe dovuto al fatto che le aziende sono libere di assumere frontalieri a basso costo e di lasciare a casa  ticinesi, senza che nessuno possa emettere un cip! Ma è il colmo! Eccoli qua, i grandi statisti dell’ex partitone!

Sì alla Swissexit!

Se poi, come dichiara con intenti terroristici la KKS, un Sì all’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” equivarrebbe ad una Brexit svizzera: questo è solo un argomento a sostegno dell’iniziativa.

Perché è ora di scegliere: per la Svizzera vogliamo un futuro di libertà e di indipendenza, o uno di sempre più opprimente ed umiliante sudditanza dai balivi di Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Grazie al Consiglio federale ci teniamo il terrorista rosso

 

Il CF sulla mozione del leghista Lorenzo Quadri: “estradare Baragiola? Sa po’ mia!”

 

Il Consiglio federale non ne vuole sapere di consegnare all’Italia il terrorista Alvaro Lojacono (Baragiola): lo ha scritto nella sua presa di posizione sulla mozione del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. La mozione chiedeva una modifica della legge federale sull’assistenza internazionale che rendesse possibile, nel caso di crimini di terrorismo, l’estradizione anche di cittadini svizzeri (del resto, si tratta in genere di svizzeri di carta).

Cosa ne pensa Quadri della presa di posizione governativa?

Era ampiamente prevedibile. Il governo si dilunga nello spiegare perché “l’è tüt a posct” e perché in futuro altri casi Lojacono non si potranno verificare. A parte che simili asserzioni sono tutte da dimostrare. Resta il fatto che il terrorista ed assassino Lojacono, che in Italia ha varie condanne da scontare, tra cui un ergastolo, si trova in Svizzera a piede libero. Non solo, ma beneficia pure del pubblico impiego presso l’Università di Friburgo (alla faccia dei tanti svizzeri onesti che sono disoccupati): sarebbe interessante sapere quali connivenze stanno dietro ad una simile assunzione. E Lojacono rilascia pure interviste a go-go, neanche fosse un “maître à penser”. Tutto questo mentre, per la giustizia del Belpaese, risulta latitante da 40 anni.

Una situazione inaccettabile…

Certamente. Una situazione che contraddice ogni comune sentimento di giustizia. Tanto più se si pensa che la naturalizzazione di Lojacono, con tanto di assunzione del cognome Baragiola, ovvero quello della madre cittadina elvetica, è avvenuta in modo oscuro. Il sospetto di complicità politiche è fondato. E c’è anche un altro aspetto da considerare.

Quale?

Il Consiglio federale non perde occasione per appellarsi, spesso e volentieri a sproposito, alla “reputazione internazionale della Svizzera”. Con la sua presa di posizione sulla mia mozione, il CF dimostra che la “reputazione internazionale della Svizzera” viene evocata solo a scopo strumentale, quando si tratta di calare le braghe davanti ad un qualche Diktat o standard internazionale; ovvero, quando si tratta di cedere sovranità ed indipendenza. Ma forse che difendere – e far lavorare per l’ente pubblico! – assassini e terroristi rossi, permettendo a simili criminali di sfuggire alla giustizia di un paese a noi confinante, non comporta un grave danno alla reputazione della Svizzera?

Ma ha senso modificare la legge per un singolo caso, per quanto grave?

Prima osservazione: il caso in questione, singolo o no, va risolto, ed invece si continua a giocare a nascondino.

Seconda osservazione: non serve la sfera di cristallo per prevedere che il tema dei terroristi con passaporto rosso diventerà d’attualità nel prossimo futuro. Penso in particolare a terroristi islamici diventati cittadini svizzeri grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PSS. Il Consiglio federale, nella sua presa di posizione, assicura che queste persone, con le basi legali attualmente a disposizione, potranno in ogni caso venire tradotte in giudizio in Svizzera. A parte che l’affermazione è tutta da dimostrare. In teoria nemmeno Lojacono/Baragiola avrebbe potuto diventare svizzero e taroccarsi il cognome. Ma il punto è: perché mai questa foffa, composta da svizzeri di carta che hanno abusato del nostro paese per ottenerne il passaporto, dovremmo processarla – ammesso che ciò sia possibile – e poi mantenerla in carcere a nostre spese (800 Fr al giorno, stando alle dichiarazioni di un magistrato), invece di estradarla? In conclusione, spero che la maggioranza del Consiglio nazionale, quando voterà sulla mia mozione, vorrà tener conto di tutti questi aspetti, purtroppo trascurati dall’esecutivo.

MDD

 

Giù le braghe davanti all’UE!

I manager stranieri di Economiesuisse ordinano, e la presidenta PLR scatta sull’attenti

 

Ma guarda un po’: Economiesuisse, associazione al servizio dei manager stranieri delle multinazionali, ai quali della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno, di questi tempi si sta agitando a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, smantellamento delle banche cantonali, eccetera eccetera). A tale scopo sventola il sondaggio farlocco, da lei commissionato al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende svizzere sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro.

L’indagine fa pendant con l’altro sondaggio farlocco: quello secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe d’accordo di farsi dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles, autorizzandoli pure a cancellare l’esito delle nostre votazioni popolari. Certo, come no!

“Segnale positivo”?

Sicché i manager stranieri, tramite i loro reggicoda di Economiesuisse, intimano agli svizzerotti “chiusi e gretti” di firmare subito e senza tante storie lo sconcio trattato coloniale. E prontamente il PLR ubbidisce. “Sì badroni”!

Intervistata giovedì dal Corriere del Ticino, quotidiano al servizio dell’ex partitone, la presidenta nazionale Petra Gössi dichiara che la Svizzera “deve dare un segnale positivo (!) all’UE”. Dare un “segnale positivo” significa, ma guarda un po’, calare le braghe ad altezza caviglia.

E’ il colmo: sono anni che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed i politicanti del triciclo si chinano a 90 gradi ad ogni cip in arrivo dalla fallita UE, alla quale regalano pure i miliardi del contribuente (soldi nostri)! Però la buona Petra va in giro a dire che bisogna ancora dare “segnali positivi”! Il PLR sta ormai polverizzando tutti i record di asservimento a Bruxelles. Roba da laurea honoris causa in zerbinaggio…

Il sogno liblab

La presidenta nazionale PLR proprio non ce la fa a contenere la propria foga turboeuropeista, e sulle colonne del giornale “di supporto” deborda, immaginando forse che i lettori siano tutti scemi. Al punto da uscirsene addirittura con la seguente fregnaccia: “con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno riconosciute contrattualmente dall’UE”.Certo, come no!

Con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno ROTTAMATE dall’UE. Basti pensare che l’europarlamento è tornato ad impallinarle ancora di recente. Ma questo è proprio ciò che vuole il PLR:frontiere spalancate senza alcuna protezione dei lavoratori svizzeri e dei loro salari! Invasione di manodopera UE a basso costo per ingrassare ulteriormente i già rigonfi borselli dei padroni stranieri di Economiesuisse!

Stare a guardare

Interrogata sulla situazione del Ticino, il cui mercato del lavoro è devastato dalla libera circolazione, la Petra dichiara serafica: “La situazione dovrà essere costantemente monitorata, anche implementando gli strumenti che saranno disponibili grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie”.Ohibò, ma allora questi PLR ci prendono per i fondelli. Questo Cantone sta andando a ramengo per colpa delle scellerate aperture volute dalla partitocrazia, e la presidenta PLR dice che bisogna “monitorare”, ovvero STARE A GUARDARE! Stare a guardare senza fare un tubo, è chiaro. Perché se si fa qualcosa poi i padroni dell’UE si accigliano. Una chicca il richiamo, manifestamente a vanvera, alle nuove tecnologie (?): classico mantra con cui la casta si riempie la bocca quando non sa cosa dire, pensando così di impressionare il popolazzo.

Per chi avesse dei dubbi…

Ringraziamo comunque la Frau Gössi per aver chiarito definitivamente ai ticinesi che, non appena il club di manager stranieri di Economiesuisse (quelli che della Svizzera se ne fregano, quelli che vorrebbero rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari, quelli che pensano solo ai propri milioni) apre bocca, il PLR scatta sull’attenti. E la sezione ticinese dell’ex partitone è rigorosamente agli ordini del partito nazionale. Sicché, eventuali sussulti “sovranisti” in casa dei liblab ticinesi sono solo specchietti per le allodole per far fessa la gente in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Per fortuna ci sono ancora imprenditori del calibro di Nick Hayek a dichiarare chiaro e tondo che la Svizzera non deve calare le braghe davanti a Bruxelles. E se i politicanti della partitocrazia sono ridotti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese, vuol dire che sono proprio alla frutta!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: prima temporeggiano, poi ci fregano

Le domande di chiarimenti sono solo un pretesto per far passare le elezioni di ottobre

 

Quando si dice la presa per i fondelli! I camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. In particolare scalpita l’ex partitone, che prende gli ordini dai manager stranieri delle grandi aziende, rappresentati da Economiesuisse.

Venerdì però, il governicchio federale ha deciso di non sottoscrivere l’accordo coloniale, ma di chiedere ulteriori chiarimenti agli eurobalivi.

Tirare a campare

Ohibò, c’è forse stato un cambio di rotta? Camerieri di Bruxelles folgorati sulla via di Damasco, un po’ come i burocrati della SECO che all’improvviso (vediamo quanto dura…) avrebbero prodotto un documento in cui affermano che la libera circolazione delle persone non è poi così importante?

Evidentemente, niente di tutto questo. Semplicemente, i sette “grandi statisti” (?)  si trovano nella necessità di tirare a campare a fino alle elezioni di ottobre. Firmare prima dell’appuntamento con le urne potrebbe avere conseguenze elettorali perniciose per il triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi nemmeno il CF crede ai sondaggi taroccati, commissionati al solito istituto compiacente, secondo cui il 60% dei cittadini ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli all’accordo quadro!

Domande farlocche

E allora, avanti con gli escamotage per guadagnare tempo. Richieste di rinegoziare (alle quali da Bruxelles hanno già risposto picche in tutte le salse) e adesso pure le domande di informazioni. Domande farlocche, beninteso: perché le risposte sono già note. La direttiva UE sulla cittadinanza, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro, ci verrebbe imposta; le misure accompagnatorie verrebbero rottamate per disposizione di Bruxelles. Idem dicasi con la partecipazione dello Stato in aziende (vedi banche cantonali, ma anche aziende elettriche), che secondo gli eurofunzionarietti turboliberisti costituisce “distorsione della concorrenza” (uella).

Come se non bastasse, qualsiasi risposta dovesse arrivare dall’UE non varrebbe la carta su cui è scritta, data la totale inaffidabilitàdel partner.

E tutto il resto?

Interessante notare che gli unici punti sollevati dal CF sono i tre di cui sopra. Sicché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, su altre questioncelle come la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE – che segnerebbe la FINE della nostra sovranità – così come pure la sottomissione ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia, non hanno nulla da eccepire! “L’è tüt a posct”! Avanti con la svendita del Paese!

Un piccolo assaggio di cosa succederebbe in regime di sconcio accordo quadro, l’abbiamo avuto con il Diktat disarmista. Una volta che ci si è vincolati, Bruxelles schiaccia gli ordini. Ed suoi lacchè elvetici calano le braghe evocando – a scopo di lavaggio del cervello al popolazzo – scenari apocalittici in caso di rifiuto!

 Passata la festa…

E’ palese che le nuove domande a Bruxelles sono solo un diversivo per prendere tempo, e lasciar così trascorrere le elezioni federali di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e sottoscritto l’accordo-capestro!E a quel punto, solo un referendum potrà salvare la Svizzera dalla svendita ad opera di politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$. Del resto, senza lo spauracchio dei diritti popolari, la partitocrazia eurolecchina avrebbe già firmato da un pezzo.
Altro che pensare di prendere per i fondelli la gente con la fetecchiata del “Sì, ma”. In politica non esiste alcun “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Un governo degno di questo nome avrebbe detto subito No ad un accordo che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE.
Non si svende la nazione per presunti – ma davvero solo presunti  – vantaggi economici a beneficio dei soliti pochi borsoni ed a danno di tutti gli altri!

Lorenzo Quadri

 

Chiusura dei valichi secondari: e ci sarebbe mancato altro!

E per il “confine verde” costruiamo una bella barriera sul modello ungherese

 Il Consiglio degli Stati ha deciso giovedì  a larga maggioranza (25 voti a 13) di non archiviare la mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani sulla famosa chiusura notturna dei valichi secondari incustoditi. Il Consiglio nazionale deve ancora esprimersi.

Decisione “miracolosa”? No, decisione doverosa! Infatti, ci sarebbe mancato che le cose andassero diversamente: la proposta di chiusura notturna era stata approvata sia dal Consiglio federale che da entrambe le camere del parlamento. Tuttavia, non è mai stata davvero applicata. Il primo aprile 2017 come noto ebbe inizio la chiusura in prova di tre valichi (Novazzano Marcetto, Pedrinate, Ponte Cremenaga) per sei mesi. La decisione aveva fatto starnazzare ad oltranza il solito stuolo di politicanti d’Oltreramina in fregola di visibilità mediatica, con al seguito i pennivendoli di servizio.

Trascorsi i sei mesi di prova, le dogane vennero di nuovo spalancate  24 ore al giorno dalla Confederella; tra l’altro senza nemmeno avvisare il Cantone. Per altri sei mesi il tema venne imboscato. Il che lasciava facilmente intuire quale sarebbe stato l’epilogo. Ed infatti i burocrati federali se ne uscirono tranquilli come un tre lire a dichiarare che la chiusura notturna non sarebbe stata ripristinata poiché “non serve”.

Ohibò. E’ il caso di ricordare che con lo stesso argomento i burocrati federali – ai tempi a menare il torrone c’era il tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, Jacques de Watteville – tentarono di sabotare pure la richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di permessi B e C. Anche il casellario, secondo gli strapagati funzionari bernesi, “non serve”.  Peccato che, grazie a questa misura, introdotta nel 2015 dal Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, si è impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino ed in Svizzera. Per cui, la storiella del “non serve” lorsignori la vanno a raccontare a qualcun altro.

La vera ragione

Ed infatti, i burocrati federali dovettero ammettere che in effetti le frontiere sono state riaperte per un altro motivo: la chiusura notturna rischiava di provocare difficoltà diplomatiche con il Belpaese. Adesso è tutto chiaro. Altro che “chiusura inutile”. Semplicemente, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno CALATO LE BRAGHE davanti al Belpaese. Così facendo, hanno mandato l’ennesima volta allo sbaraglio il Ticino, Mendrisiotto in primis.

Per la serie: che i cinkali ticinesi restino pure in balia di criminali in arrivo da Oltreramina. Chissenefrega delle rapine ai distributori di benzina, chissenefrega degli assalti bombaroli ai bancomat, chissenefrega dei furti in casa. Queste sono quisquilie e pinzillacchere! L’importante sono i “buoni rapporti” con il Belpaese. Che poi per tutto ringraziamento non perde un’occasione che sia una per fregarci.

Altrimenti detto: i camerieri dell’UE in Consiglio federale sacrificano la nostra sicurezza in nome di presunte “buone relazioni”, con la Penisola. Relazioni tanto buone che gli svizzerotti vengono sistematicamente infinocchiati dagli assai più scaltri vicini.

Finalmente applicare!

Su quanto sia ridicola la tesi che la chiusura notturna dei valichi secondari “non serve”, non è necessario spendere molte parole. A parte che la richiedono i Comuni di confine, che conoscono la situazione sul territorio molto meglio dei burocrati bernesi eurolecchini sigillati nei loro sfarzosi uffici. E’ evidente che, se i valichi sono chiusi, i delinquenti non possono utilizzarli per entrare ed uscire dalla Svizzera in macchina, come invece fanno ora. L’epidemia di assalti esplosivi ai bancomat ha ancora una volta dimostrato la necessità di intervenire.

Stando così le cose, ci sarebbe mancato altro che il Consiglio degli Stati ritenesse “evasa” la questione della chiusura notturna con il periodo di prova farlocco ed i successivi pretesti  da tre e una cicca addotti per lasciare le frontiere perennemente spalancate.

Sicché, altro che “archiviare” – ovvero: metter via senza prete – la mozione Pantani. Non solo la mozione non va archiviata, ma va finalmente applicata. Ciò che non è mai avvenuto: la chiusura “in prova” ha coinvolto infatti solo tre valichi.

Costruiamo un bel MURO

Ovviamente, si può senz’altro concordare sul fatto che da sola la chiusura notturna dei valichi secondari non basta a garantire la sicurezza del Ticino. Ma è ovvio che la risposta a questa obiezione non può essere la rinuncia alla chiusura notturna. La risposta deve invece essere: si procede con le chiusure notturne ed in piùsi prendono anche altre misure. Si invoca sempre il “confine verde”. Concordiamo senz’altro che si debba intervenire anche a tal proposito. Quindi, per garantire la sicurezza del confine verde, cominciamo a costruire una bella BARRIERA come quella dell’Ungheria. Così creiamo anche lavoro per le imprese ticinesi!

Lorenzo Quadri