Interrogazione NCC

NCC italiani: cosa si fa per evitare fenomeni di concorrenza sleale, che mettono a rischio posti di lavoro in Ticino? Gli NCC, ovvero servizi di Noleggio con conducente italiani, offrono con sempre maggiore frequenza le proprie prestazioni anche in Ticino.

Interrogazione mancata espulsione

Mancata espulsione di criminali stranieri: lacune gravissime, si indaghi sulle negligenze di chi ha giudicato “recuperabili” persone pericolose!

Interrogazione riforma LADI

Il prossimo 1° aprile entrerà in vigore un’importante riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questa riforma, i beneficiari di prestazioni LADI diminuiranno. Si assisterà dunque un travaso di titolari di prestazioni dall’Assicurazione contro la disoccupazione all’assistenza, come pure agli AFI/API.

Mozione frontalieri

Riversamento all’Italia dell’imposta alla fonte prelevata sui frontalieri: sospendere i pagamenti nell’ottica di una revisione dell’accordo esistente.

Interrogazione fughe CPC

Persone pericolose in fuga dalla clinica psichiatrica cantonale. Nello scorso ottobre, il Municipio di Lugano segnalava al CdS tramite lettera il problema delle frequenti fughe dalla clinica psichiatrica cantonale (CPC) di Mendrisio di persone potenzialmente pericolose per se stesse e per gli altri. Fughe che la clinica segnala alla polizia.

Allarme sicurezza. Lo sciacallaggio elettorale dei partiti $torici

Non c’è limite alla tolla: adesso anche il P$ invoca “più sicurezza”. Dopo averla distrutta, la sicurezza, a suon di devastanti “aperture”!

“In temp da guera – recita un saggio proverbio – püséé ball che tera”. Mai espressione è stata più azzeccata per le attuali contingenze, e a giudicare delle dimensioni delle balle, la guerra deve essere quanto meno di tipo termonucleare globale.
Non credevamo ai nostri occhi leggendo che i kompagni $ocialisti (da buoni ultimi, ma comunque…) hanno presentato al Consiglio di Stato un’interpellanza sulle rapine nel Mendrisiotto.
Già il PPD si è contraddistinto con un’operazione di sciacallaggio elettorale mica da ridere: dopo aver sempre negato ad oltranza che in Ticino esistesse un grave fenomeno di criminalità transfrontaliera, dopo aver votato e fatto votare la libera circolazione delle persone e gli Accordi di Schengen Dublino che hanno ridotto le nostre frontiere come dei colobrado, con i risultati che adesso il Mendrisiotto sta drammaticamente sperimentando, adesso invoca la chiusura delle frontiere, dopo averle lui stesso (con altri) aperte.
Quando la Lega diceva le stesse cose e presentava le medesime richieste, erano tutte balle populiste. Non era vero niente. Adesso che arrivano le elezioni, invece, la musica cambia e il PPD tenta goffamente di salire sul carro della Lega, dopo averci sputato sopra per anni.
Non dimentichiamo poi che il Dipartimento delle Istituzioni da anni lo gestisce proprio il PPD, per cui gli uregiatti sanno benissimo che, se vogliono lamentarsi di chi ha gestito la sicurezza ticinese, non devono andare a cercare molto lontano.

P$ senza pudore
Adesso è il turno del P$ che, forse spaventato dai sondaggi che danno i temuti Verdi in ascesa, finge di preoccuparsi per la sicurezza.  E qui si disintegra ogni limite di decenza.
Il partito $ocialista è il promotore per eccellenza della deleteria politica delle frontiere spalancate. Il partito $ocialista si è sempre messo a berciare di razzismo e xenofobia ogni volta che la Lega sollevava la questione della criminalità d’importazione: e il rapinatore della gioielleria Maiocchi di Chiasso, Gianpietro Innocenti (sic!) non è di certo patrizio della Valle di Muggio.
Il Partito $ocialista, in queste condizioni può veramente solo tacere. Sono stati loro, i kompagni, a trattare da razzisti, xenofobi, bifolchi, retrogradi, quelli che, come noi, si sono sempre opposti, nella maniera più categorica, alle aperture, ai trattati di Schengen/Dublino e agli internazionalismi. Le frontiere sono state spalancate e questi sono i risultati: il Mendrisiotto è diventato come il Far West, e il resto del Cantone non è affatto al sicuro.
Tutti i problemi di sicurezza legati alla criminalità transfrontaliera, il P$ li ha sempre negati ad oltranza. Erano tutte balle della Lega populista e razzista. Li ha negati, perché in essi ha delle pesantissime responsabilità. Altro che presentare interpellanze chiedendo sicurezza: il P$ si scusi per averla distrutta, questa sicurezza. E poi taccia.
Che il PPD tenti di saltare sul carro della Lega, dopo che i buoi sono già fuori dalla stalla e quando le elezioni sono alle porte, è già indecente a sufficienza. Che tenti di farlo il partito $ocialista, è semplicemente vergognoso. Entrambi partiti forniscono, ma il P$ molto di più, un esempio di, per citare un’espressione cara al PPD “becero sciacallaggio elettorale”.

Lorenzo Quadri

Gandria: no al valico “cabriolet”

L’epidemia di rapine nel Mendrisiotto ben evidenzia le disastrose conseguenze dello smantellamento dei controlli alle frontiere, ormai diventate decisamente “permeabili”. La colpa non è delle guardie di confine, che fanno quello possono con gli strumenti a loro disposizione. La colpa è di tristemente noti accordi internazionali e di altrettanto nocive politiche di risparmio a livello federale. Nocive, ma anche del tutto ingiustificate. La Confederazione realizza utili miliardari, ma risparmia sulla sicurezza dei cittadini. Non lo si può tollerare. Quanto agli accordi internazionali: fa specie sentire le stesse forze politiche che questi accordi li hanno sempre sostenuti, ben sapendo che essi prevedevano lo smantellamento dei controlli doganali con tutto quel che ne discende, invocare ora il ripristino della sorveglianza integrale: ciò va in totale contraddizione con il loro precedente comportamento, ma risponde ad ovvie esigenze elettorali. Diffidate di tali giravolte che farebbero invidia a Nureyev!
Sta di fatto che non si possono lasciare i valichi incustoditi; a maggior ragione nell’attuale situazione internazionale che fa presagire, nelle prossime settimane, un importante flusso di clandestini in arrivo dal Nordafrica. Gli sbarchi a Lampedusa (4000 persone in tre giorni) devono impensierire anche noi. Non dimentichiamo che sui tristemente noti “barconi” si trovano anche criminali di ogni tipo, evasi dalle carceri tunisine. E non illudiamoci che si possa sostituire il controllo umano con quello meccanico dei “droni” ossia gli aeroplanini telecomandati “voyeur”. Essi sono solo un mezzo di supporto; non un’alternativa.
Quando si parla di sicurezza ai confini si pensa in prima linea al Mendrisiotto. Ed infatti l’epidemia di rapine ai distributori (adesso è il turno dei distributori; ed un domani?) si verifica lì. Ma è ovvio che  il problema dei valichi incustoditi non è solo del Mendrisiotto. Al contrario: tocca direttamente anche la città di Lugano. La quale ha, sul proprio territorio, la dogana di Gandria. Forse non tutti sanno che anche il valico di noi luganesi ha rischiato di rimanere “cabriolet”, nel senso di scoperto. Infatti, sul finire del 2010, si era appreso che, per l’anno successivo (ossia quello corrente) sarebbero state attuate misure di “ottimizzazione” – ma forse sarebbe più opportuno parlare, in questi casi, di “pessimizzazione”. Misure che avrebbero lasciato progressivamente sguarnito il valico nelle ore notturne.  L’esecutivo luganese, davanti ad una simile sconcertante prospettiva, anche a seguito degli “stimoli” ricevuti dai municipali leghisti, si era rapidamente attivato, chiedendo lumi al Comando delle Guardie di confine. Nelle scorse settimane è giunta la buona notizia: le previste misure di “ottimizzazione” non saranno attuate. I controlli, dunque, rimarranno. Certo, la polizia di frontiera da sola non basta a garantire la sicurezza del territorio. Ne è, tuttavia, un tassello imprescindibile.  Possiamo dunque mantenere sorvegliati i nostri valichi in barba a Schengen/Dublino e all’ottimizzazione/pessimizzazione? Yes we can, direbbe qualcuno.

Lorenzo Quadri

Figli e genitori in caso di divorzio. L’autorità parentale congiunta si allontana

In una società come la nostra in cui la metà dei matrimoni si conclude con un divorzio, il minimo che si dovrebbe fare è disporre di leggi adatte  e di tribunali efficienti che arrivino a concludere i divorzi in tempi ragionevoli. Così però  non è, basti pensare a situazioni paradossali e scandalose come la famigerata causa di divorzio costata 100mila Fr in assistenza giudiziaria.
D’attualità è in questo periodo il dibattito sull’autorità parentale, dopo la separazione dei genitori. Sembrava, in particolare, che l’autorità parentale congiunta fosse destinata a diventare realtà in tempi brevi. Ma la consigliera federale Simonetta Sommaruga, che ha appena ereditato questo dossier, ci ha messo del suo, avendo voluto controbilanciare l’autorità parentale congiunta, ritenuta – nella maggioranza dei casi – a vantaggio del padre (ma non è forse a vantaggio dei figli?) con una nuova norma sugli alimenti. Una nuova norma che rischia di andare ad erodere il minimo vitale del padre. Sicché il castello di consenso faticosamente costruito rischia di sgretolarsi quando il traguardo era ormai in vista.
Per l’avv. Paolo Tami, segretario dell’Associazione genitori non affidatari (AGNA), il modo in cui il diritto svizzero regola attualmente l’autorità parentale, è iniquo e concettualmente sbagliato.
«Prendiamo ad esempio il caso di una coppia di genitori sposati e di una di genitori non sposati – spiega Tami -: al padre sposato è attribuita per legge l’autorità parentale congiunta assieme alla madre ; allo stesso padre non sposato, invece no. Ora, l’autorità parentale è la facoltà di rappresentare i figli minorenni. Ma è ovvio che questa facoltà deve dipendere semmai dalle capacità, dalla maturità e dalla personalità del genitore, non certo dal suo stato civile. Questo a semplice livello di buon senso comune. Ma c’è di più: se facessimo una analogia con il diritto societario, è da tutti risaputo che la firma collettiva di due persone dia più garanzie di quella singola, per una semplice questione di controllo reciproco; ed infatti in taluni ambiti la firma doppia è obbligatoria. Non si capisce perché invece nel diritto di famiglia debbano valere principi opposti. Esemplificando: perché, nel caso di genitori divorziati, per quel che riguarda l’esercizio dell’autorità parentale, la madre da sola dovrebbe dare maggiori garanzie rispetto alla madre che esercita l’autorità parentale assieme al padre? Ricordiamoci che l’autorità parentale serve all’adulto a tutelare gli interessi dei figli minorenni. Ma non c’è garanzia che un genitore da solo, si tratti della madre o del padre, agisca effettivamente negli interessi del figlio. Potrebbe anzi entrare in conflitto d’interessi con quest’ultimo, nel caso fosse ispirato da sentimenti di ostilità o di  rivalsa nei confronti dell’ex coniuge. L’autorità parentale di un solo genitore rappresenta dunque un rischio per gli interessi del figlio».
Oggi in Svizzera, nel caso di genitori non (più) sposati, l’autorità parentale congiunta entra in linea di conto solo se l’altro genitore è d’accordo. Senza accordo, non si entra in materia. Questo significa che un genitore dispone di un diritto di veto del tutto arbitrario e ingiustificato. Tale regola, rileva Tami, «è uguale a quella tedesca: il diritto germanico a questo proposito è identico a quello svizzero. Ebbene, proprio per l’esistenza del citato “diritto di veto”, la Germania è stata condannata per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Caso Zaunegger). Se dunque la Germania è “fuori legge”, lo stesso vale per la Svizzera». Un motivo in più per reputare urgente l’introduzione della regola che, anche in caso di genitori divorziati, o che non si sono mai sposati, l’autorità parentale deve spettare di principio ad entrambi congiuntamente. Per questo, AGNA, come tutte le associazioni svizzere che difendono la bigenitorialità, sono molto contrariate dalla nuova iniziativa di Sommaruga, che mischia l’autorità parentale congiunta con gli alimenti. «Una proposta inaccettabile, che oltretutto nulla ha a che vedere con l’autorità parentale. Viene meno al principio dell’unità della materia.  Una proposta che ha un unico risultato: quello di tornare ad allontanare una soluzione sull’autorità parentale che sia equa e nell’interesse di tutte le persone coinvolte: genitori e figli. Una soluzione che è urgente, a maggior ragione se si pensa che la situazione attuale in Svizzera, come dimostra la sentenza nei confronti della Germania, è illegale nei confronti del diritto internazionale».

Lorenzo Quadri

Asfaltopoli: andremo fino in fondo!!

Ribadiamo il concetto: non siamo disposti ad accettare che lo scandalo di Asfaltopoli, a seguito del quale le imprese di pavimentazione che fanno capo ai partiti $torici hanno magnato e magnato per almeno due decenni alle spalle del contribuente, si concluda a tarallucci e vino con un accordo extragiudiziale in cambio del quale gli enti pubblici (Città di Lugano e Cantone) ottengono le briciole, e la procedura penale in corso contro gli asfaltatori viene chiusa!!
Gli asfaltatori hanno avuto persino la tolla di proporre una convenzione in cui pretendono, di fatto, che Cantone e Città avallino il programmato “Non luogo a procedere” del Ministero pubblico nei confronti dei $ignori dell’asfalto!
La convenzione prevede che gli asfaltatori paghino 5milioni di Fr in totale di cui 550mila a Lugano. Di fatto una minima percentuale di quello che hanno magnato in 20 anni di cartello sui prezzi, cartello accertato dalla Commissione della concorrenza con decisione cresciuta in giudicato. E’ ovvio dunque che la cricca dell’asfalto è colpevole, anche perché, se non lo fosse, non avrebbe accettato di versare nemmeno 5 centesimi, figuriamoci 5 milioni. Ma accettare una convenzione che assolve i $ignori di asfaltopoli, tutti esponenti dei partiti $torici, in cambio di un tozzo di pane è una calata di braghe indegna!! Un conto è un accordo extragiudiziale, altra storia è svendersi per un piatto di lenticchie, fare la figura dei fessi e oltretutto assumersi pure delle responsabilità che sono solo e soltanto degli asfaltatori!! I $ignori di asfaltopoli, tutti esponenti dei partiti $torici e in primo luogo radikali, hanno lucrato illecitamente alle spalle dello Stato, quindi del contribuente, e adesso devono far fronte alle proprie responsabilità, anche penali!! Chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?! Tanto più che per Lugano i 550mila Fr (che verrebbero pagati  a rate!!) si ridurrebbero alla prova dei fatti a meno di 450mila, poiché 100mila sono di pertinenza di una ditta in liquidazione, che quindi questi soldi la città non li vedrà mai!!
I municipali leghisti di Lugano non sono d’accordo di sottoscrivere la convenzione – calata di braghe, concepita a misura di a$faltatori! E se si vuole cavillare, non è vero che ad imporre l’accordo extragiudiziale è stato il Konsiglio comunale, il Konsiglio comunale ha autorizzato a farlo, ma nel corso del dibattito si è anche precisato che è fondamentale dare un segnale forte all’opinione pubblica, ossia che nessuna categoria può lucrare nei confronti dello Stato!! Un segnale che un accordo – calata di braghe di sicuro non dà!! Anzi!!
Detto che i due municipali leghisti sono contrari a mollare i pappafichi davanti alla cricca degli asfaltatori, e quindi non sono d’accordo  che la città sottoscriva la convenzione, è comunque impensabile che la maggioranza municipale firmi una convenzione con i $ignori di asfaltopoli senza sapere quali siano le intenzioni del Cantone al proposito!! Infatti il Cantone (che si è scelto col Cencelli partitico anche gli avvocati che lo rappresentano contro gli asfaltatori)  sembrava inizialmente intenzionato a calare le braghe su tutta la linea, mentre adesso ci starebbe (per fortuna) ripensando, anche a seguito di quel che succede in Città!!
In ogni caso è chiaro che prima del 10 aprile di cose importanti non se ne decidono, perché queste scelte spettano a chi avrà poi il timone per il prossimo quadriennio!!

Giuliano Bignasca, Lorenzo Quadri

Dopo Merkel, anche Cameron. “Il Multikulturalismo è fallito”

Ma guarda un po’! Via Monte Boglia fa proseliti a Downing Street?

Ma allora ci dev’essere in giro un’epidemia di leghismo ancora più grave della famigerata influenza suina, che colpisce tutta l’Europa. Dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel anche il premier britannico David Cameron, che notoriamente riceve istruzioni da via Monte Boglia, ha dichiarato che “il multikulturalismo è fallito”. Lo ha detto alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera. “Sotto la dottrina del multikulturalismo di Stato – ha dichiarato il premier britannico – abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l’una dall’altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società alla quale tutti volessero appartenere. Un paese liberale crede in certi valori e li promuove attivamente. Bisogna trasmettere il messaggio che la vita in Gran Bretagna ruota intorno a certi valori chiave come la libertà di parola, l’uguaglianza dei diritti e il primato della legge”.
In altre parole: la nostra società occidentale ha dei principi ben precisi, come quelli indicati sopra (naturalmente non solo quelli). Principi ai quali chi arriva da altre culture deve adattarsi, se vuole vivere da noi. Chi vuole vivere da noi, in altre parole, deve identificarsi con i nostri valori. Non può coltivarne di inconciliabili e magari sputare nel piatto elvetico dove mangia. In Svizzera però la partitocrazia continua a non accorgersene, e a preparare ponti d’oro a chiunque voglia venire in Svizzera. E tutti devono assolutamente poter conservare le proprie abitudini, come se fossero ancora al paese d’origine (però con le prestazioni sociali elvetiche). E le nostre? Guai a pensare di pretendere un adeguamento da parte dei nuovi venuti. Al contrario:  sono le nostre abitudini e le nostre tradizioni a dover venire nascoste, non sia mai che qualcuno, in arrivo da paesi lontani, possa sentirsi a disagio. Così ecco le vergognose decisioni, prese in paesi non lontanissimi da noi, di rinunciare alle manifestazioni natalizie nelle scuole perché ci sono tanti allievi musulmani. Ma questo è un paese cristiano, una società forgiata da 1500 anni di cristianesimo, e tale deve rimanere. Chi ritiene di non potersi identificare con questa società, non è obbligato a restare. Lo stesso discorso vale per la posizione della donna. Chi proviene da culture in cui la donna deve rimanere segregata in casa, magari coperta da un burqa, e non avere alcuna autonomia, ha due possibilità: o cambiare, o tornare da dove è venuto. Così per molte altre questioni. Non ci possono essere eccezioni né compromessi. Se ci sono persone per cui il cambiamento non è possibile, la Svizzera non è il posto per loro. Lo Stato quindi deve fare tutto il contrario di quel che, in base alla bufala del politikamente korretto, ha fatto finora. Deve promuovere la nostra cultura  in casa nostra, e non cancellarla per lasciare spazio ad usi e costumi con essa inconciliabili. E non si tratta, come direbbero i kompagni con i piedi al caldo, di fare discorsi fasciteggianti sulla “superiorità” dell’una o dell’altra cultura. Il punto non è affatto questo. Il punto è che in casa nostra si vive secondo le regole. Chi non lo vuole  o non lo può fare, se ne va.

Lorenzo Quadri