Sempre più frontalieri anche tra gli apprendisti

Interrogazione

 

Apprendisti frontalieri

 

Da tempo le aziende segnalano un’impennata delle richieste di posti d’apprendistato da parte di giovani residenti oltreconfine (o piuttosto: da parte delle loro famiglie).

 

E’ evidente che l’attuale numero di lavoratori frontalieri, più di 50mila in un Cantone di 320mila anime, a cui bisogna aggiungere le oltre 12mila notifiche di lavoro temporaneo presentate annualmente, è insostenibile e va molto al di là di quelle che sono le necessità del mercato, generando in molti settori, e specialmente nel terziario, quella che, con un’azzeccata metafora, viene definita una “guerra tra poveri”: ossia una “guerra” tra i cercatori d’impiego residenti in Ticino e quelli residenti in Italia.

“Guerra” dalla quale i residenti non possono che uscire perdenti, necessitando di stipendi che permettano di affrontare i costi della vita ticinesi, mentre la controparte non solo non è confrontata con detti costi, ma può inoltre avvantaggiarsi anche del crollo dell’euro.

 

Ora questa “guerra tra poveri” si sta estendendo anche al settore dell’apprendistato, coinvolgendo dunque dei giovani di 15-16 anni.

Un fenomeno le cui conseguenze sociali si possono facilmente immaginare e cha va pertanto sventato.

 

Chiedo al lod Consiglio di Stato:

 

         Il CdS, per il tramite dei suoi servizi, monitora regolarmente l’evolversi del numero degli apprendisti frontalieri?

         Quanti sono attualmente i posti d’apprendistato occupati da frontalieri? Qual è la loro evoluzione?

         Quali misure intende adottare il CdS per preservare ai giovani ticinesi i posti d’apprendistato disponibili nel Cantone?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

Norvegia: le campagne d’odio della $inistra

La campagna elettorale per le federali è già iniziata. Lo dimostrano i tentativi di sfruttare a scopo – per l’appunto -elettorale la tragedia di Oslo e dell’isola di Utoya. I maestri del “politically correct” approfittano senza ritegno di decine di morti (ma la Norvegia è lontana, e allora “si può”) per demonizzare la controparte, che essi intendono sempre come il nemico da abbattere: ennesima dimostrazione di come la “correttezza politica” sia a senso unico.

E così ecco nascere una fantomatica “destra nazionalista internazionale”, già di per sé una contraddizione in termini. Una fantomatica  “destra nazionalista internazionale” ritenuta colpevole di intolleranza, odio, razzismo e di ogni altra nefandezza possibile ed immaginabile (allo sterminato elenco delle presunte malefatte mancano solo l’abigeato e l’alitosi, ma non tarderanno  ad arrivare).

E su questa fantomatica “destra nazionalista internazionale” accusata di intolleranza, di odio e di razzismo, la sinistra “buonista” (?) scarica, ma guarda un po’, camionate di intolleranza, di odio e di razzismo. Ovviamente in chiave elettorale.

Certa sinistra (alle nostre latitudini tutta) non ha ancora digerito il fallimento, peraltro ammesso anche da Angela Merkel e da David Cameron, di politiche migratorie scriteriate, orientate all’accoglienza illimitata ed incondizionata di qualsiasi persona in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani. Nell’illusione di poter allegramente ignorare ogni differenza ed ostilità di cultura, di identità, di religione, di usi e costumi, di volontà lavorativa, e così via. Va da sé che i costi – economici, sociali e di qualità di vita  – di tali politiche vengono poi scaricati sulla popolazione “indigena”. La quale non può far altro che conformarsi, e chi si azzarda a protestare diventa automaticamente razzista.

E così ecco che chi osa denunciare questo stato di cose e le sue conseguenze viene dipinto come la fonte di tutti i mali. I nostrani maître à penser, abituati a volare alti nelle loro elucubrazioni, nel caso concreto precipitano miseramente, approfittando senza remore della tragedia norvegese.

Parlano, costoro, di “campagna d’odio”; ed infatti una campagna d’odio c’è: la loro. Una campagna d’odio messa in atto da una sinistra che si illude forse, in questo modo, di potersi vendicare sul “nemico” (razzista, fascista, populista, xenofobo, e via farneticando) dei propri ripetuti insuccessi elettorali. Insuccessi imputabili ad una manifesta perdita di contatto con i problemi e le esigenze della cosiddetta “base”, e alla pretesa di imporre al cittadino scelte ideologiche lontane dalle realtà.

Davanti alla tragedia di Oslo, i politici avrebbero dovuto fare una sola cosa: tacere. Non l’hanno saputo fare – anche perché sfruttando drammi come questo è facile, fin troppo facile, ottenere audience – e ne è nato un festival delle strumentalizzazioni di cui si sarebbe volentieri fatto a meno.

Strumentalizzazione per strumentalizzazione, allora accusare le politiche migratorie norvegesi di essere la vera causa del dramma, come pure qualcuno ha fatto (attirandosi il disdoro universale), non è più squallido che tentare di attribuire la medesima colpa alla destra.

La campagna denigratoria di sinistra, incentrata sul solito trito cliché della “destra razzista” con cui ad ogni pie’ sospinto certuni tentano di imbavagliare il “nemico”, non porterà comunque lontano. Politiche migratorie sballate hanno provocato e provocano gravi problemi economici e sociali anche da noi. La correzione di queste politiche fallimentari è una priorità. Il problema sono queste politiche; tentare invece di demonizzare chi le contesta, allo scopo di sviare l’attenzione dal nocciolo della questione, è un vecchio trucchetto, che però funziona sempre meno. Lo dimostra il fatto che i fautori di queste “visioni” si sono spinti fino a sfruttare una tragedia per denigrare l’avversario politico, ossia il “nemico da abbattere”. Simili squallidi espedienti non cambiano la realtà. Sono  però utili a strappare qualche velo sui “politicamente corretti” che non si fanno problemi a strumentalizzare, in funzione elettorale, drammi che avrebbero meritato maggior rispetto. Drammi che, nei loro abissi, sono lontani anni luce dalla politichetta pre-elettorale.

Lorenzo Quadri

 

 

Cassa pensioni e superfranco: quanti soldi polverizzati?

Interrogazione

 

Quanto ha perso la Cassa pensioni dello Stato a seguito dell’apprezzamento del franco?

 

In un’intervista pubblicata il 14 agosto us sul settimanale Der Sonntag, l’economista dell’ Unione sindacale svizzera (USS) Daniel Lampart stima che negli ultimi 20 mesi presso le casse pensioni sarebbero stati polverizzati fino a 50 miliardi di Fr  (su un totale di circa 700) a seguito dell’apprezzamento del franco. Situazione chiaramente imputabile ad investimenti all’estero effettuati in valuta estera. Da notare che la Lega dei Ticinesi da 20 anni predica che le casse pensioni dovrebbero investire in Svizzera e in franchi svizzeri.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         A quanto si ritiene ammontino, negli ultimi 20 mesi, le perdite per la Cassa pensioni dello Stato dovute all’apprezzamento del franco?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Sul balcone di palazzo civico

No ai “fetidi balzelli” sul pattume

Il Tribunale federale in una recente sentenza ha stabilito che i costi di raccolta e smaltimento rifiuti dovrebbero essere coperti per il 70% da tasse causali che tengano conto dei rifiuti prodotti: in altre parole, da tasse sul sacco. In sostanza dunque il TF prescrive l’introduzione di fetidi balzelli sull’immondizia, ossia di ulteriori tasse a carico dei contribuenti. In questo paese però ad essere “sovrano”, almeno per il momento, è ancora il popolo e non i giudici.

Al proposito va rilevato che il famigerato principio di causalità viene gestito in modo quanto meno fantasioso, e proprio dalla stessa autorità federale: si vedano al proposito le proposte di far pagare il canone radiotelevisivo a tutti, anche a chi non possiede un apparecchio di ricezione.

La raccolta e smaltimento rifiuti è un servizio di base alla popolazione. Di conseguenza, sarebbe assolutamente coerente che il suo finanziamento avvenisse tramite le imposte ordinarie.

Va poi considerato che, con l’entrata in funzione del termovalorizzatore di Giubiasco, i costi di smaltimento rifiuti si sono ridotti da 280 a 175 Fr/t. A ciò deve quindi corrispondere un’importante diminuzione delle tasse sui rifiuti (sia sul sacco o per nucleo familiare): i politici che, all’indomani della sentenza del TF, sono subito corsi a sollecitare esecutivi di vario ordine e grado rivendicando l’introduzione di una nuova, ulteriore tassa a carico del contribuente, avrebbero fatto meglio a chiedere quanti comuni hanno adeguato il proprio prelievo riducendolo sostanzialmente sulla base dei “nuovi costi”, quanti non l’hanno invece ancora fatto e perché.

Chi poi, sempre tra i politici, freme per caricare sul groppone del cittadino contribuente  una nuova, ulteriore tassa – per l’appunto quella sul sacco dei rifiuti, nota anche come “fetido balzello” – dovrebbe anche ricordare che, per fortuna, esistono ancora i diritti popolari.

E i diritti popolari costituiscono uno scoglio che l’eventuale introduzione di nuove, ulteriori tasse – ammesso e non concesso che si trovino esecutivi e legislativi disposti a licenziare regolamenti di tale tenore – dovrà certamente affrontare. Per prevedere l’esito dell’esercizio, basta andare a guardarsi i risultati delle più recenti votazioni sul tema, quelle di Bioggio e Capriasca, dove i “fetidi balzelli” sono stati “termovalorizzati” a furor di popolo.

Che gli schieramenti rosso-verdi bramino l’introduzione di una nuova, ulteriore tassa non sorprende affatto; sarebbe anzi stato strano il contrario. Fa specie però che, nel caso concreto, ne sostengono una che ha, quale dimostrato ed immediato effetto collaterale, la creazione di antiecologiche discariche abusive in luoghi pubblici, magari discosti (prati, boschi, giardinetti, ecc). Ma, si sa, le vie del balzello sono infinite…

Lorenzo Quadri

Deputato e municipale

Lega dei Ticinesi

 

AET e lo sfacelo dei parchi eolici in GRECIA

Tramite il fondo REI, Renewable energy investments, con sede alle isole Cayman, AET partecipa ad investimenti in parchi eolici.

AET detiene, nel fondo REI, una partecipazione al 20.09%.

In effetti AET sta al momento investendo in parchi eolici situati nientemeno che Grecia; con tutti i rischi che ciò comporta data la disastrosa situazione economica e politica di quel Paese.

 

In particolare risultano fonti d’incognite i parchi eolici Makedonias, Mitikas, Kaditza, Solar Hellas e Wippendorf (quest’ultimo situato in Germania).

 

Il progetto Wippendorf risulta infatti essere stato abbandonato; PurEnergy (di cui AET era azionista, prima di cedere la propria partecipazione ad un prezzo simbolico ad una società presieduta dall’ex direttore di AET Paolo Rossi), avrebbe avviato una procedura giudiziaria contro la Vestas Deuschtland GmbH con la quale era in essere un contratto per la fornitura di 5 turbine. Per queste turbine sarebbe stato versato da PurEnergy un acconto di 3.8 milioni di euro. Oggetto del contendere sarebbe la restituzione di tale acconto, che pare quanto mai incerta.

 

Il parco eolico Makedonias risulta essere in costruzione – costruzione che, a quanto pare,  comporterà probabilmente spese superiori a quelle preventivate – ed in attesa di sussidi dal governo greco. A quanto pare le “dead lines” fissate dal governo greco per ottenere licenze e sussidi sarebbero molto strette e non è chiaro se potranno essere mantenute.

 

Il parco eolico Mitikas è operativo e sarebbe anch’esso in attesa di (incerti) sussidi dalla Grecia.

 

Per Karditza sarebbero in corso trattative per la vendita alla Reninvest, società presieduta fino al 2010 dall’ex direttore di AET Paolo Rossi, ed in cui AET deteneva una partecipazione del 20%.

 

Il progetto Solar Hellas invece si troverebbe nella più grande incertezza, al punto che il suo valore sarebbe già stato portato a zero.

 

Per ovvi motivi legati alla situazione politica ed economica della Grecia, il valore dei parchi eolici greci risulterebbe assai difficile da determinare (per usare un eufemismo).

A quanto pare, l’intenzione del fondo REI sarebbe quella di ultimarne la costruzione e poi di venderli. E’ però ovvio che non sarà facile, nella situazione attuale, trovare degli acquirenti.

 

Pare altresì ovvio che, per i già citati motivi, i sussidi governativi ventilati ben difficilmente si concretizzeranno; ed in ogni caso, a quanto risulta, l’ipotetica vendita potrebbe dare adito ad obblighi di restituzione parziale o totale dei sussidi eventualmente percepiti.

 

E’ chiaro che gli investimenti in parchi eolici greci, in cui AET si trova coinvolta, appaiono altamente a rischio per ovvi motivi; come pure a rischio appaiono quelli nel progetto Wippendorf.

 

Si possono quindi facilmente pronosticare perdite plurimilionarie a carico di AET e, di conseguenza, dei cittadini ticinesi.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

–         Quanti milioni di AET sono a rischio nel progetto Wippendorf?

–         Quanti nel parco eolico Mitikas?

–         Quanti nel parco eolico Makedonias?

–         Quanti nel parco eolico Karditza?

–         Quanti nel progetto Solar Hellas?

–         Come valuta il CdS gli investimenti di AET (tramite il fondo REI) in parchi eolici in Grecia?

–         E’ normale ed accettabile il coinvolgimento di AET in investimenti in Paesi altamente a rischio come la Grecia?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Bari: la guerriglia dei clandestini africani

Questa mattina un gruppo di 150 immigrati africani ha bloccato la statale 16 bis, la ferrovia ed ha aggredito la polizia con spranghe e sassi. I clandestini VOGLIONO lo status di rifugiati politici; ma rifugiati politici non sono. Non c’è motivo di ritenere che i sedicenti asilanti arrivati in Ticino siano di “pasta” diversa.

 

A Bari i clandestini africani, tutti falsi rifugiati, stanno letteralmente mettendo a ferro e fuoco la città. Questa mattina un gruppo di 150 immigrati ha bloccato la statale 16 bis e la ferrovia, nei pressi del centro d’accoglienza. Armati di spranghe di ferro e di sassi, i clandestini hanno poi aggredito la polizia intervenuta sul posto. Il bilancio è di 30 feriti, tra i quali anche dei semplici passanti, oltre ai danni materiali.

L’accaduto si commenta da sé. Ma a cosa si deve questa vera e propria guerriglia urbana? Semplice: gli immigrati vogliono la regolarizzazione e, udite udite, lo statuto di rifugiato politico. Solo che questi signori non sono affatto dei perseguitati politici. Si tratta invece di rifugiati economici, che di conseguenza non hanno alcun diritto all’asilo. Questi immigrati arrivano clandestinamente in Europa e pretendono, vogliono, esigono. E se non ottengono? Blocchi stradali e ferroviari, spranghe, sassi. Questo non è affatto un comportamento da perseguitati politici. E’, invece, un comportamento da delinquenti. Ed infatti nelle sommosse verificatesi nel Nordafrica sono state prese d’assalto (e svuotate) anche le carceri.

A Chiasso non siamo ancora giunti a simili livelli. Tuttavia il comportamento di troppi sedicenti asilanti ospiti del centro di registrazione è ben lungi dall’essere accettabile. Furti, aggressioni, minacce, zuffe, ubriachezza, molestie, orina su edifici privati e pubblici, chiese comprese: la lista delle malefatte dei presunti “perseguitati politici” è scandalosamente lunga. E non ci si venga per favore a raccontare la fregnaccia $inistrorsa della “diversità culturale”. Perché il principio che, quando si è ospiti in casa d’altri (nel caso concreto ospiti autoinvitati ed indesiderati) ci si deve comportare bene, è comune a tutte le culture a tutti i contenienti. Né bisogna dimenticare una cosa: non c’è alcun motivo per ritenere che gli asilanti delinquenti siano solo quelli di Bari, e che quelli giunti a Chiasso siano invece i “buoni”. Al contrario: per un criminale è più facile spostarsi sul territorio e attraversare clandestinamente i confini. Sicché non c’è alcun motivo per ritenere che i sedicenti profughi che si trovano su territorio ticinese siano fatti di una pasta diversa da quelli che a Bari creano guerriglie urbane perché VOGLIONO uno status cui non hanno diritto o da quelli che a San Remo occupano e devastano le case di vacanza.

E’ chiaro che, alle nostre latitudini, ai livelli di Bari non vogliamo che si giunga mai, e allora ci sono almeno tre misure che sono immediatamente applicabili:

1)      aumentare la sorveglianza ai confini, di modo che i clandestini in Ticino proprio non ci arrivino;

2)      espellere immediatamente, e senza tanti se né ma, i sedicenti rifugiati che ringraziano per l’ospitalità ricevuta commettendo reati;

3)      Rinviare verso l’Italia il maggior numero possibile di asilanti, e il Belpaese fa il piacere di riprendersi i clandestini di sua spettanza.

Oltre a questo, per i sedicenti rifugiati bisogna creare dei campi di lavoro in zone discoste, così da evitare a queste persone di rendere la vita impossibile ai residenti, e anche da scoraggiare i troppi asilanti di comodo (che sono oltre il 90% dei richiedenti).

In tutto questo discorso manca però un attore: i ricchi paesi islamici.

Perché gli immigrati africani (musulmani) se li deve prendere tutti l’Europa degli “infedeli” cristiani? Vuoi vedere che c’è sotto un preciso disegno? Non certo da parte della grande maggioranza dei clandestini, i quali probabilmente della religione se ne infischiano. Ma magari da parte di altri sì.

 

Lorenzo Quadri

Intervento 1° agosto a Campo Blenio

Cari amici e care amiche leghisti e Udc,

 

Arriva un altro primo agosto, un altro giorno di festa per commemorare la nostra patria.

E di queste occasioni non ce ne sono mai abbastanza: al nostro paese, dovremmo pensare tutti i giorni dell’anno.

 

E’ arrivato un altro primo agosto, ma troppi problemi del Ticino e dei Ticinesi sono ancora irrisolti.

 

Quando a fine maggio ho messo piede per la prima volta nel Consiglio nazionale, una delle prime cose che deputati di altri Cantoni mi hanno chiesto è se è proprio vero che il Ticino non viene ascoltato a Berna.

 

La risposta non può che essere affermativa. E la mia per il momento breve esperienza sotto le cupole federali  me l’ha riconfermato.

 

I principali problemi del Ticino, soprattutto legati alla libera circolazione delle persone e alle sue disastrose conseguenze per il nostro Cantone, vengono minimizzati quando non addirittura negati.

 

Non è vero che i frontalieri sono un problema,

non è vero che essi lavorano al posto dei Ticinesi,

non è vero che c’è un problema di dilagante criminalità straniera,

non è vero che in Ticino si pagano premi di cassa malati fuori misura,

non è vero che le black list di Tremonti danneggiano le ditte ticinesi,

non è vero che chiudere il tunnel autostradale del Gottardo per 3 anni significa infliggere un colpo letale alla nostra economia,

non è vero che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sono troppo alti,

non è vero che i finti asilanti mettono sottosopra Chiasso.

E così via.

 

Per lorsignori del Consiglio federale non è mai vero niente: sono tutte invenzioni. Storielle. Frottole populiste.

Intanto i frontalieri sono oltre 50mila, mentre nel 1998 erano la metà. Nel 1998, non nel Medioevo.

Intanto perfino la Sezione del lavoro del Dipartimento delle finanze del nostro bel Cantone, che di certo non è popolata da leghisti, ammette che nel 2010 in Ticino sono stati creati 3000 posti di lavoro, e nel contempo il numero dei frontalieri è aumentato di 3000 unità: fate voi i conti.

 

Intanto che agli svizzeri nel bisogno si fa tirare la cinghia, ad esempio tagliando sulla disoccupazione, la Banca nazionale nei primi sei mesi di quest’anno è già riuscita a sperperare 11 miliardi di Fr dei nostri soldi nel tentativo, del tutto inutile, di puntellare un euro ormai fallito, specchio di un’Unione europea fallita.

 

La Lega e l’Udc ticinese meritano di contare di più a Berna. Perché, spiace dirlo ma è un dato di fatto: l’attuale Deputazione ticinese alle Camere federali non ha saputo o non ha voluto difendere gli interessi del nostro Cantone. Ed è, tanto per dirne una, rimasta inattiva davanti agli  attacchi italiani.

Basta vedere cosa è successo sul blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri: chi vi parla è rimasto l’unico a sostenere questa misura necessaria per far scendere il pittoresco ministro Tremonti a più miti consigli.

 

A Berna servono dei deputati ticinesi che difendano il nostro paese, che dicano davvero quello che vuole la gente del Ticino:

No alla svendita della Svizzera alla fallimentare Unione europea,

basta frontalieri laddove possono venire assunti dei Ticinesi,

basta con le frontiere a colabrodo,

basta migranti economici che arrivano da noi per farsi mantenere, difesa della nostra cultura, delle nostre radici e anche di quel che ancora resta del nostro benessere, costruito a prezzo di grandi sacrifici.

 

Ad ottobre spero – naturalmente –  di venire riconfermato in Consiglio nazionale, dove il lavoro da fare non manca;

e proprio perché il lavoro non manca, spero di non essere solo.

 

Come ha detto il nostro presidente, abbiamo la possibilità di portare a casa, anche in ottobre, un risultato strepitoso, sulla scorta di quello di aprile: magari addirittura quattro deputati federali, tra Lega e Udc: tre al Consiglio Nazionale e uno al Consiglio degli Stati.

E allora diamoci da fare perché anche questo sogno si avveri! Per la nostra Svizzera, per il nostro Ticino e per il nostro futuro!

Buona festa a tutti!

 

Lorenzo Quadri

Assunzione di frontalieri in posizioni dirigenziali?

Lo scorso 21 giugno l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale ha chiuso il concorso per l’assunzione di un responsabile del personale infermieristico (vedi FU, concorso 94/11).

Per occupare tale posizione quadro è tuttavia stata scelta una candidata frontaliera, malgrado la presenza di una candidata ticinese con requisiti professionali equivalenti, in quando riveste il medesimo ruolo della persona scelta (nominativo e CV a disposizione).

 

A differenza della candidata frontaliera, quella ticinese poteva tuttavia vantare almeno due importanti atout:

– la conoscenza di tre lingue nazionali;

– la conoscenza del territorio e della cultura ticinese, elemento indispensabile in un ambito delicato come la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         E’ normale che presso l’OSC venga nominato personale frontaliere in posizioni quadro, quando ci sono fondati motivi per ritenere che ci fossero candidati ticinesi altrettanto idonei?

         Quali criteri sono stati utilizzati per procedere all’occupazione della posizione oggetto del concorso 94/11?

         Quanti frontalieri sono attualmente assunti presso l’OSC, e in quali posizioni?

         La conoscenza delle lingue nazionali non dovrebbe costituire un titolo preferenziale?

         La conoscenza della cultura e del territorio ticinese non dovrebbe costituire un importante “plus” in un ambito delicato quale la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Blocco dei ristorni: denuncie infondate, e nümm a pagum

Come volevasi dimostrare, anche la seconda denuncia contro il CdS per il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri era fatta di nulla e nel nulla è finita, con un decreto di non luogo a procedere tempestivamente emesso dalla PP Bergomi. Ulteriore aggravante: la denuncia in questione, a titolo di appropriazione indebita, era platealmente infondata (come non ha mancato di rilevare la stessa PP) non essendo dati nemmeno lontanamente i presupposti del reato invocato. E non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di un avvocato per accorgersene: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero e leggere cosa sta scritto all’articolo 138.

Si conferma dunque che il blocco dei ristorni è una legittima misura politica, peraltro approvata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf.

Chi, con metodi molto in voga Oltreconfine, ha tentato di strumentalizzare la giustizia per un attacco di tipo politico, è rimasto con la classica “Pepa Tencia” in mano.

Delude che tra gli aspiranti strumentalizzatori ci fossero ex esponenti della magistratura stessa (sconfessati quindi dai loro colleghi) e un dirigente di banca: circostanza, quest’ultima, che la RSI ha pensato bene di sfruttare per dare la fallace impressione di una contrarietà al blocco dei ristorni da parte del mondo bancario.

Aspettiamo ora di vedere come la stampa “di area” tenterà di mascherare la figura barbina rimediata dai suoi protetti.

Sarebbe positivo, ma evidentemente non mi faccio alcuna illusione al proposito, che, essendo stata fatta piazza pulita delle due denuncie penali, il mondo politico ticinese volesse non dico certo appoggiare, ma almeno evitare di boicottare una misura – il blocco dei ristorni, appunto – che si è dimostrata l’unico strumento efficace a difesa degli interessi del Ticino nei rapporti con l’Italia e con il suo pittoresco ministro delle Finanze, riuscito nell’impresa, invero non da poco, di distruzione totale di una lunga tradizione di buoni rapporti tra due Stati. Ovviamente questo non accadrà. Il blocco dei ristorni ha un difetto capitale ed insanabile: la prima a proporlo è stata Lega dei Ticinesi, poi imitata dal PPD e PLR (anche se la ministra PLR ha in seguito sconfessato la posizione del proprio gruppo parlamentare). E alla Lega non bisogna mai dare ragione, costi quel che costi.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio, poiché resta un problemino: le spese del decreto di non luogo a procedere non vengono accollate agli autori delle denuncie farlocche, ma restano a carico dello Stato.

Ebbene sì: le spese legali – a quanto ammontano? – occasionate da queste “pagliacciate” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi) le pagheranno i contribuenti ticinesi.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi