Sgravi fiscali: era ora!

L’iniziativa popolare leghista per gli sgravi fiscali è partita. Per fortuna, viene da dire: in effetti, è passato quasi un decennio dagli ultimi sgravi fiscali. E in questo tempo ne sono successe di cose: molti Cantoni hanno rivisto al ribasso la propria fiscalità; sicché quella ticinese appare ormai, per usare un termine alla moda, decisamente “fuori target”.
Gli sgravi fiscali proposti dalla Lega, un pacchetto da 115 milioni in totale, torneranno a beneficio di tutti: dei redditi bassi, medi e alti, delle persone fisiche così come di quelle giuridiche.
Sgravi solo ai ricchi, come sono stati ipotizzati  dalla direttrice del DFE in un progetto subito consegnato all’oblìo, non sono praticabili: né dal punto di vista politico, né da quello dell’equità. E’ vero: bisogna aumentare l’ “appeal” del nostro Cantone  per i buoni contribuenti. Magari anche in arrivo dall’estero. Sì, perché è tempo ed ora di diventare più attrattivi per i cittadini stranieri disposti a pagare molte imposte e a spendere in Ticino, e di diventare meno attrattivi per i cittadini stranieri che invece dobbiamo mantenere.
Sgravi ai redditi alti sì, ma anche al ceto medio, che paga le imposte fino all’ultimo centesimo; e che rimane poi il solo a pagare le tasse in base alla propria capacità contributiva: i meno abbienti sono esentati, mentre i ricchi ottengono sconti.
Contrariamente a quanto recitano le stantìe tesi che il “partito delle tasse” tenterà  di accampare in funzione anti-sgravi, questi ultimi non costituiscono affatto un regalo a chicchessia. Al contrario: si tratta di lasciare in tasca, alla gente che li guadagna, qualche soldo in più. Che è poi il modo migliore di fare socialità. Ma questi soldi non sono regalati. Tutt’altro: sono già di proprietà del singolo contribuente.
Da un discorso di sgravi fiscali non si possono ovviamente escludere le aziende: lo strumento fiscale deve servire a stimolarle a creare posti di lavoro per i residenti (non per i frontalieri) e a pagare le imposte in Ticino (non Oltralpe o in bislacche isolette).
Ma soprattutto preme sottolineare che doveva arrivare l’iniziativa leghista perché si pensasse, finalmente, anche alle persone sole, le cosiddette aliquote B, che nel nostro Cantone sono oltre 100mila contribuenti, e non due gatti. Il loro numero (quello dei singles, non quello dei gatti, che per il momento non sono ancora tenuti a pagare imposte) è in continua crescita, a seguito dell’allungarsi della speranza di vita e dell’evoluzione sociale (divorzi, convivenze, ecc). Di modo che i singles non possono più essere considerati delle anomalie, degli incidenti di percorso, che come tali si possono mungere ad oltranza. I singles non costituiscono una stranezza sociale, bensì parte integrante – e pagante –  della nostra società. E come tale devono venire considerati. Oggi invece sono oggetto di un trattamento fiscale iniquo: correttivi urgono. Forse l’iniziativa della Lega non risolverà tutti questi problemi; sarebbe illusorio pensare che per un’impresa di tale portata possa bastare una sola raccolta di firme. L’iniziativa costituisce però un passo importante, e concreto, nella direzione giusta. Come recita il suo “cappello”: un primo atto.

Lorenzo Quadri

Criminale dominicano 24enne. Le arrampicate sui vetri del Consiglio di Stato

Chi non ha decretato una doverosa espulsione dovrà assumersene tutte le responsabilità

La risposta del Consiglio di Stato alle tre interrogazioni presentate dopo la gravissima aggressione ad opera del 24enne dominicano Edwin Hiraldo Rodriguez ai danni di un sessantenne di Gordola, lascia a dir poco basiti.
In realtà, la puzza di bruciato si sentiva da un po’. Già poco dopo la brutale aggressione, un uccellino ci aveva cinguettato che al Dipartimento delle Istituzioni imperava l’imbarazz tremend imbarazz. Questo perché, a quanto pareva, l’espulsione dell’ennesimo bravo giovane straniero e perfettamente integrato non ci sarebbe proprio stata, e a Palazzo delle Orsoline non sapevano come rigirare la torta.
I cinguettii si sono puntualmente dimostrati veritieri. Malgrado il dominicano già da minorenne fosse stato condannato ad un anno di galera per rapina e altri reati (aggressione, minacce, furto, stupefacenti, ecc) e dunque avesse dimostrato  tutta la propria pericolosità – il delinquente aveva pure mandato all’ospedale la propria ragazza, allora 17enne – quest’ultimo è stato solo “ammonito”. L’espulsione non c’è stata. Peggio: dopo aver scontato la condanna, negli ultimi 4 anni il bravo giovane straniero è stato oggetto di 6, leggasi 6, procedimenti penali. Ovvero uno ogni 8 mesi! Ma nemmeno questa volta è stato espulso! Perché? Perché questi episodi, scrive il CdS, «non sono sfociati in decisioni puntuali» e perché «l’accusato non era sempre reperibile». Cose da matti!

Giustificazioni che non reggono
Alla domanda a sapere perché Edwin Hiraldo Rodriguez non sia stato espulso dalla Svizzera dopo la prima condanna la risposta governativa si fa a dir poco surreale. Il CdS spiega infatti che, per decretare un’espulsione, devono essere considerati, per legge e giurisprudenza, quattro elementi:
1)    gravità del crimine o delitto;
2)    entità e durata della condanna;
3)    rischio di recidiva;
4)    legami con la Svizzera.

Ebbene, proprio i tre elementi che il governo usa, arrampicandosi sui vetri, nel tentativo di spiegare la mancata espulsione, avrebbero invece dovuto portare all’espulsione!
Infatti:
1)    il dominicano, già da minorenne, ha commesso una rapina e una lunga serie di altri reati gravi. Nel 2006 è stato condannato ad un anno di prigione per: rapina, furto d’uso, furto, lesioni semplici consumate e tentate, vie di fatto, danneggiamento, minaccia, infrazione alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni, infrazione e contravvenzione alla Legge sugli stupefacenti. E’ quindi evidente che per il “bravo giovane” straniero delinquere è una cosa naturale.
2)    Il dominicano si è beccato 12 mesi di carcere: tenendo conto del nostro sistema giudiziario, e di come esso sia lassista in materia di aggressioni, sono una condanna mica da ridere.
3)    Il rischio di recidiva c’era eccome. Lo dimostra in maniera inequivocabile il curricolo penale del dominicano, che non solo ha cumulato un’impressionante serie di reati, ma, dopo aver scontato un anno di prigione, ha continuato come, se non peggio di prima: un procedimento penale ogni 8 mesi, a cui si devono di sicuro aggiungere, visto il soggetto, altre aggressioni che non sono sfociate in denuncia.
4)    Evidentemente di legami con la Svizzera il dominicano non ne aveva, dal momento che dal 2007 il figuro risiedeva in Svizzera senza permesso, solo in virtù del fatto che, oltre al passaporto dominicano, disponeva anche di quello italiano. Un divieto d’entrata nel nostro paese sarebbe dunque stato necessario. Questo a prescindere dal fatto che lo straniero che ringrazia per l’ospitalità ricevuta nel nostro paese delinquendo, non ha il diritto ad appellarsi a qualsivoglia legame con la Svizzera.

Appare dunque evidente come i presupposti per un’espulsione ci fossero tutti. E’ stato un errore clamoroso non decretarla. Clamoroso e, come si è visto, gravido di conseguenze.
Un cittadino straniero, socialmente pericoloso, che avrebbe dovuto essere espulso, è stato lasciato libero sul territorio, costituendo così un pericolo per l’incolumità fisica di terze persone. Un pericolo che si è puntualmente concretizzato. L’allora Sezione dei permessi e dell’immigrazione, non decretando l’espulsione, ha quindi commesso una grave mancanza di cui si dovrà ora assumere la responsabilità. Se del caso anche finanziaria.

Due chicche
Altre due affermazioni, nella risposta governativa, meritano una segnalazione:
1)    Il governo ammette che, se fossero  già state in vigore le norme d’applicazione all’iniziativa popolare “per l’espulsione degli stranieri che commettono reati”, Edwin Hiraldo Rodriguez sarebbe stato espulso. Quindi il CdS ammette che l’iniziativa in questione era necessaria!
2)    Rispondendo alla domanda relativa al tasso di criminalità tra i dominicani residenti in Ticino, il CdS risponde di essere «cosciente che questa specifica realtà migratoria può celare in sé problemi anche di ordine pubblico». Dunque in Ticino, grazie alla solita politica migratoria scriteriata del “dentro tutti che qualche santo provvederà”, esiste un problema di dominicani dediti ad aggressioni. Ma come, non erano tutte frottole populiste della Lega razzista e xenofoba??

Lorenzo Quadri

Turismo ticinese

Il turismo ticinese vive un momento difficile, conseguenza diretta della crisi economica da un lato, e della maggiore mobilità dall’altro: nel turismo estivo, il nostro Cantone si trova  messo in diretta concorrenza con destinazioni “tropicali” a basso costo: il turista ha il mondo intero, o quasi, a disposizione.
E’ importante dunque riuscire in parte a destagionalizzare il turismo, creando e/o potenziando quegli attrattori che non sono legati alla bella stagione, e che creano importanti indotti sul territorio. Bisogna puntare sul settore congressuale, quello fieristico, ma anche sui wellness, che sono indispensabili ad una località turistica. Le strutture congressuali e fieristiche hanno bisogno di investimenti anche importanti (penso ad esempio al Palazzo dei Congressi di Lugano) per poter garantire la loro funzionalità nel futuro. Questi investimenti vanno considerati prioritari. Compito della politica è dunque portare avanti con decisione questi progetti.
La chiusura di alberghi chiaramente non aiuta il turismo. L’esistente in vari casi ha bisogno di lifting: occorre, di conseguenza, migliorare l’accessibilità ai crediti necessari per le ristrutturazioni.
E’ importante anche migliorare l’offerta: il paesaggio c’è, bisogna evitarne la cementificazione ad oltranza.
Occorre poi lavorare sulle manifestazioni, che hanno sicuramente un potenziale di sviluppo. C’è la possibilità di creare dei nuovi attrattori. Per questo servono risorse adeguate ma anche la possibilità di propagandarle in maniera efficace. Ticino turismo dovrebbe a questo proposito tornare a cedere competenze a quegli enti che costituiscono dei marchi turistici in sé (Lugano, Locarno, Ascona) che creano i prodotti e sanno dunque come venderli al meglio, e a chi. Per quel che riguarda le risorse agli enti turistici, la riforma delle legge sul turismo aiuta. Essa costituisce però un aggravio dei prelievi a carico del turista: non ci si può permettere di usarli in maniera inefficace. Il prodotto dovrà migliorare davvero.
Sul fronte dell’accoglienza si può fare di più. Sorridere al turista ed essere gentili è una misura a costo zero che può però portare grandi benefici. Ma c’è anche un problema di tipo legislativo: essere un Cantone turistico presuppone degli orari di apertura più elastici per gli esercizi pubblici, specie nei weekend estivi e in zone (vedi Piazza Riforma a Lugano) dove non si crea disturbo agli abitanti (che non ci sono).
Discorso analogo può essere fatto per gli orari d’apertura dei negozi.
Bisognerà anche evitare iniziative “autogoal” che altri Cantoni turistici si guardano bene dal prendere. Ad esempio, la qualità della nostra aria è buona, e migliora grazie ai riscaldamenti e ai motori sempre meno inquinanti: allora perché fare di tutto e di più per dare l’impressione contraria, tramite bollettini catastrofisti o provvedimenti inutili (80 Km/h in autostrada)?

Lorenzo Quadri

Se ne accorgono anche Oltregottardo. Dimezzare il canone radioTV

Anche Oltregottardo si stanno accorgendo che il canone radioTV è una rapina. Chi l’avrebbe mai detto! In effetti, in Svizzera esso ammonta a 462 Fr per economia domestica, uno dei più alti d’Europa. La situazione continua a peggiorare, nel senso che l’obbligo di pagare si estende sempre più.  Dal 2008 vale anche per i telefoni portatili e per i PC. E non è finita, perché dal 2010 anche le aziende devono passare alla cassa. E lo scorso autunno, il parlamento federale ha deciso di introdurre una nuova imposta mediatica, una specie di tassa generale che tutte le economie domestiche sono tenute a pagare, indipendentemente dalla presenza o meno di un apparecchio televisivo. Il motivo della novità? La Billag vuole risparmiare sulle spese di riscossione. E’ ancora tutto da vedere se di questo risparmio beneficerà il cittadino. Pare infatti di trovarsi davanti ad una situazione analoga (ovviamente facendo le dovute proporzioni) a quella del nuovo sistema di finanziamento delle cliniche private: travaso di costi dalle casse malati al Cantone (finanziato con le imposte), senza tuttavia la certezza di un corrispondente, e doveroso, calo dei premi.

Causalità?
Fatto sta che, in maniera inaudita e antistorica si vuole introdurre una tassa per tutti, per finanziare la radiotelevisione di sedicente servizio pubblico.
Ora, ci pare pacifico che le tasse devono essere prelevate per i servizi di prima necessità. La televisione non lo è affatto. Di conseguenza, qui ci troviamo davanti ad un paradosso fuori di zucca: la raccolta e smaltimento rifiuti, che è un servizio di prima necessità ai cittadini (vedere a Napoli cosa succede quando questo compito basilare dell’ente pubblico non viene svolto) viene finanziato con tasse causali. La televisione, che è tutto tranne che un compito fondamentale e quindi logicamente andrebbe fatta pagare solo a chi la guarda, viene caricata sul groppone di tutti.
La tassa televisiva per tutti significa che il principio di causalità, inventato dalla stessa Confederazione, viene da essa ripudiato. Non vale dunque più una sverza: ne prendiamo atto e smettiamo di applicarlo alla raccolta e smaltimento del rüt. Con quale faccia  tosta infatti la Confederazione, dopo averla lei stesso fatto saltare, ne pretenderebbe l’applicazione.
Tuttavia non è solo un sistema di metodo, ma anche di quantità. La Lega e il Mattino lo dicono da decenni: il canone radioTV è troppo caro. Adesso ci arrivano, in Svizzera interna, anche i giovani Udc, i giovani Ppd e i giovani liberali. I quali hanno lanciato la petizione dal titolo “Canone radioTV: 200 Fr sono abbastanza” (http://gebuehrenmonster.ch/default.aspx?lang=it-CH).
Petizione che, come si intuisce immediatamente, vuole dimezzare l’importo del canone radiotelevisivo, come detto attestato attualmente a 462 Fr. Alla buon’ora! A questo punto ci sorge però spontanea una domanda: vuoi vedere che ancora una volta la Lega e il Mattino avevano ragione?

Lorenzo Quadri

Scuola ticinese: un problema di mentalità?

La scuola ticinese necessita di un cambiamento di paradigma. Cambiamento che, è ovvio, non potrà avvenire dall’oggi al domani; dovrà comunque essere avviato il prima possibile.
E’ inutile farsi illusioni: la scuola (ma anche gli allievi e le loro famiglie) non potranno esimersi da un riorientamento nell’ottica di quelle che sono le richieste del mercato del lavoro. La libera circolazione delle persone ha spalancato il mercato del lavoro ticinese ad un quantitativo sterminato di manodopera residente della vicina Penisola, dove vigono tassi di disoccupazione giovanile tripli rispetto ai nostri (che già non scherzano). Altro che andare a raccontare fanfaluche sulle possibilità, per i nostri giovani, di lavorare nell’UE! Manodopera, badiamo bene, disposta a lavorare a paghe inferiori a quelle che sono invece necessarie a chi vive in Ticino per arrivare alla fine del mese.
In questo contesto, spiace dirlo, ma è chiaro che di spazio per il romanticismo non ne resta più. Eppure non è raro sentire, anche da responsabili del DECS, la fatidica frase: «studiate quello che più vi piace, che poi un lavoro lo troverete». Frottola clamorosa che può avere conseguenze devastanti. Guardiamoci attorno. Quanti svolgono il lavoro dei propri sogni? A parte il fatto che il lavoro non è un divertimento e sarebbe ipocrita tentare di venderlo come tale: abbandoniamo pericolose illusioni destinate ad infrangersi malamente, ed affrontiamo la realtà. Cominciando con l’eliminare le principali incoerenze. Si parla tanto della necessità di essere “competitivi”. Allora, bisogna anche che gli allievi più bravi possano esprimere le proprie potenzialità e non vengano invece frenati nell’ottica di un pericoloso livellamento verso il basso.
Inoltre, è evidente che le professioni “d’ufficio” sono sature; oggi, diversamente dal passato, sono prese di mira anche dai sempre più numerosi frontalieri. Mancano invece risorse nell’artigianato, nell’edilizia, nel sociosanitario. Si fa abbastanza per spiegare ai giovani – e soprattutto alle loro famiglie – che queste professioni al momento “poco gettonate” possono offrire possibilità di carriera, e di guadagno, superiori a quelle del lavoro in un ufficio? C’è da dubitarne. Ma non ci si può permettere di perdere altro tempo: una volta che anche questi settori saranno occupati da frontalieri, l’accesso ai ticinesi sarà precluso.
Altra misura necessaria: si metta il numero chiuso a formazioni “letterarie” ed “artistiche” prive di sbocchi professionali, troppo spesso scelte non per talento ma come  parcheggio. Con l’unico risultato di rimandare nel tempo l’impatto col mondo del lavoro, o piuttosto, del non-lavoro.
Ma se nelle aule si continuerà a vendere, più o meno esplicitamente, la chimera che tutti potranno guadagnarsi da vivere – e magari pure arricchirsi – divertendosi, si creeranno disoccupati, casi sociali ed invalidità psichiche.

Lorenzo Quadri

Confederazione: gli utili stellari e le provocazioni

Ci sono contrasti che risultano davvero difficili da digerire. La Confederazione ha nei giorni scorsi annunciato utili, per l’anno 2010, di 3.6 miliardi di franchi: una somma enorme, a maggior ragione nelle attuali contingenze di crisi.
Da questo bengodi sono esclusi i cittadini elvetici, i quali tuttavia ne sono i legittimi proprietari. Infatti, per esigenze di risparmio che a questo punto paiono a dir poco grottesche, il prossimo 1° aprile entrerà in vigore la famigerata riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questa riforma, ahinoi votata dalla maggioranza popolare – ma non in Ticino – molte persone senza un impiego, giovani e meno giovani, si vedranno rescisse anzitempo le indennità di disoccupazione. Di conseguenza, dovranno fare capo all’assistenza; o magari, specie se si tratta di persone di una certa età, verranno parcheggiate in AI.
Sul numero dei senza lavoro che, a partire dal 1° aprile, a seguito della riforma LADI, dovranno fare capo all’assistenza, regna la più grande incertezza: le brutte sorprese sono dietro l’angolo. Mal si comprende come, su un problema di questa portata, non si riesca a disporre di cifre affidabili. C’è pure da chiedersi se le Casse disoccupazione abbiano informato a dovere e per tempo chi si vedrà di botto interrompere la rendita. Finora agli sportelli sociali sono giunte assai poche richieste di ragguagli; c’è da temere dunque che molti non siano ancora al corrente di ciò che li attende.
Alla luce dei 3.6 miliardi di utili della Confederazione, questa situazione pare inaccettabile ed insostenibile.
Al danno si aggiunge la beffa, ascoltando le dichiarazioni del neo-ministro dell’Economia Schneider-Ammann, persona che di sicuro non rischia l’indigenza. Il Consigliere federale ha infatti annunciato “coram popolo” che il Consiglio federale, per il biennio 2010-2011, anche in conseguenza degli utili stellari del Consuntivo 2010, intende destinare 44 milioni “extra” al rilancio del turismo e al sostegno all’innovazione economica. Sì, la cifra è proprio quella. Non un miliardo, e neppure 440 milioni. 44 milioni in due anni. La domanda a questo punto nasce spontanea: Schneider – Ammann e il Consiglio federale, sono in vena di provocazioni, respirano aria carnascialesca, oppure credono di aver fatto delle proposte valide? In tutti i casi c’è di che preoccuparsi seriamente. Specie nell’ultimo.

Lorenzo Quadri

Quiz televisivo

Partecipazione al De Delirium Election Quiz in Teleticino.

Dibattito elettorale

Dibattito elettorale Matrioska in Teleticino.

Dibattito elettorale

Dibattito elettorale RSI.

Galleria di ricordi

In questa galleria fotografica, in fase di allestimento, pubblico alcune foto ricordo.