Dumping salariale a danno dei Ticinesi “grazie” all’euro!

 

Interrogazione

 

Dumping salariale a danno dei dipendenti ticinesi?

 

Cittadini ticinesi, che vivono e lavorano in Ticino, si vedono ridurre la paga (o aumentare le ore lavorative a stipendio immutato, che nella pratica è la stessa cosa) a causa del continuo crollo dell’euro, legato alle ben note vicissitudini di alcuni Stati membri di Eurolandia.

 

Il Mattino della domenica del 24 luglio us riproduce la lettera ricevuta nei giorni scorsi da una dipendente di un distributore di benzina del Mendrisiotto.

La missiva dà seriamente da pensare.

 

Il tenore dello scritto è il seguente:

 

“Gentile Signora XXXX,

è con grande dispiacere che Le comunichiamo ciò che segue:

Come a Lei anticipato, il cambio Euro/CHF ci impone di adeguare il Suo orario di lavoro. Da attualmente 35 ore/settimana dal mese di agosto l’orario passerà a 40 ore la settimana. Nel caso in cui la quotazione dovesse risalire oltre Chf 1.35/Euro per almeno tre mesi di seguito, l’adeguazione all’orario di lavoro precedente si farà in maniera retroattiva dal momento in cui la quotazione ha oltrepassato tale limite. Le ore fatte in più saranno compensate con ore di riposo alla pari. Rimane alla nostra discrezione di pagare in parte o totalmente le ore fatte durante il periodo indicato.

Se entro il 31 luglio Lei non dovesse accettare la modifica, questa lettera vale come lettera di disdetta del contratto di lavoro. Il contratto prenderà fine al 30 settembre 2011, lo stipendio attuale Le verrà versato fino a tale data.

 

Con i nostri migliori saluti

ERG Petroli (Suisse) SA.”

Segue spazio per la firma di accettazione.

 

Simili iniziative configurano a giudizio di chi scrive un preoccupante esempio di dumping salariale; la supposizione che l’obiettivo finale dell’operazione sia quello di sostituire dipendenti residenti con personale frontaliero pagandolo meno, magari anche approfittando proprio della debolezza dell’euro, è quasi automatica.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         come giudica il CdS pratiche come quelle sopra illustrate dal profilo della tutela dei dipendenti ticinesi?

         Queste pratiche sono corrette?

         Il CdS (tramite i suoi servizi) è a conoscenza di situazioni anologhe?

         Il CdS non reputa che pratiche analoghe abbiano l’obiettivo finale di sostituire dipendenti residenti con frontalieri pagati meno?

         Il CdS intende attivarsi per impedire, o quanto meno scoraggiare, tali pratiche?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

E’ squallido ed è sabotaggio

Come scontato, laRegione non ha gradito la presa di posizione del sottoscritto sulle denuncie contro il Consiglio di Stato da parte di due privati cittadini, manifestamente “ispirati” dall’ex PP Paolo Bernasconi. Del resto, non era certo fatta per piacere in via Ghiringhelli.

Niente di nuovo sotto il sole. Il goffo e contorto tentativo di ridicolizzazione del quotidiano bellinzonese nulla cambia alla sostanza. Le denuncie sono uno squallido tentativo, per fortuna sventato in tempi record, di utilizzo politico della magistratura, su modelli molto in voga tra la $inistra della vicina Penisola. L’inconsistenza delle denuncie è manifesta, specie quando si parla di appropriazione indebita: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero per accorgersi che la fattispecie invocata non è neppur lontanamente adempiuta.

Delle vere “pagliacciate”, dunque, per usare un termine caro all’ex PP Paolo Bernasconi, musa ispiratrice di questi atti, che pure dovrebbe conoscere la materia.

Il blocco dei ristorni – ed è peccato che se ne sia bloccata solo la metà – è stato una decisione azzeccata. Senza di esso, il Ticino avrebbe continuato a subire passivamente la guerriglia del ministro Tremonti: un comportamento inaudito nei confronti di uno Stato tradizionalmente amico grazie al quale 50mila cittadini italiani hanno un lavoro e non fanno i disoccupati a carico del Belpaese. Senza di esso, l’autorità federale avrebbe continuato a negare ad oltranza l’esistenza di un problema: come fa in altri ambiti, primo su tutti la libera circolazione delle persone. E’ facile chiudere gli occhi su quello che non si vuol vedere…

Il blocco dei ristorni è chiaramente un atto nell’interesse del Ticino e dei Ticinesi: tentare di metterlo in discussione con denuncie penali maldestre ed infondate, senza peraltro neppure avere il buon gusto di fermarsi dopo la prima bacchettata da parte del Ministero pubblico, è squallido sabotaggio.

I travasi di bile dell’area dei denuncianti, mediaticamente supportata da LaRegione, sono dovuti al fatto che una misura, che la Lega dei Ticinesi è stata la prima a proporre, e che altri hanno fotocopiato (politica Xerox) ha dimostrato di essere non solo fattibile, ma pure efficace. Ma come: non dovevano essere tutte frottole populiste? E invece… Quale smacco per chi vede la Lega come l’incarnazione del Male! E’ chiaro che le ferite del 10 aprile bruciano ancora…

Quanto alle cariche politiche del sottoscritto, le mie intenzioni le ho già pubblicamente chiarite: se a ottobre verrò riconfermato in Consiglio nazionale, lascerò – pur con rammarico – il parlamento cantonale.

Si tratta peraltro di cariche elettive: mi hanno votato i cittadini ticinesi. Quando anche gli editorialisti de laRegione e i loro protetti si saranno messi in lista e fatti eleggere, potranno commentarle. Prima non hanno proprio nulla da dire.

Lorenzo Quadri

 

Abusi sociali, quali controlli?

Interrogazione

 

Truffa importante ai danni dell’Istituto delle assicurazioni sociali

 

E’ notizia odierna (25.07.2011) che une cittadina straniera (ma naturalmente non è vero che esiste un problema di cittadini stranieri che abusano dello stato sociale elvetico, sono solo invenzioni populiste…)  è stata rinviata a giudizio per aver truffato delle assicurazioni, nonché l’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS), con falsi certificati medici, per un ammontare totale di 760mila Fr. I reati sarebbero stati commessi tra il 2003 e il 2009. L’Istituto delle assicurazioni sociali sarebbe stato truffato per 260mila Fr.

 

La cifra truffata agli IAS è ragguardevole, e a quanto pare, gli illeciti sono stati commessi sull’arco di vari anni. Da notare che gli illeciti si sarebbero prodotti anche dopo l’entrata in funzione dell’ispettore (ispettrice) sociale.

Circostanze, queste, che potrebbero sollevare degli interrogativi sull’efficacia dei controlli, rispettivamente suggerire l’opportunità di un potenziamento dell’”ispettorato sociale”.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Come si è prodotta la presunta truffa di 260mila Fr ai danni dell’IAS?

         Quando è stata scoperta?

         La scoperta è da ricondursi all’ispettrice sociale o ad altri tipi di controllo?

         L’autrice della truffa è persona già nota alla giustizia?

         Anche alla luce di vicende come quella in oggetto, come valuta il CdS l’ipotesi di un potenziamento dell’”ispettorato sociale” (vedi anche interrogazione 179.11)?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Natale della Patria

Il 1° agosto tutti a Campo Blenio a festeggiare con Lega e Udc!

Blocco dei ristorni: chi sono i pagliacci?

 

La vicenda della strampalata denuncia contro il CdS per abuso d’autorità a seguito del blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ha avuto l’epilogo che meritava tale squallido tentativo di uso politico della giustizia. Ossia: decreto di non luogo a procedere emesso nel giro di pochi giorni. Il Ministero pubblico e la PP Bergomi, titolare dell’incarto, questa volta meritano un plauso. E’ pressoché certo che l’esito dei ricorsi non sarà diverso: i consulenti legali, come pure gli ispiratori (che dovrebbero essere cogniti della materia) dell’improvvida azione giudiziaria avrebbero fatto meglio a suggerire al privato cittadino denunciante di non insistere oltre, dopo il primo plateale smacco. Così non è stato: ci sarà forse almeno la soddisfazione di veder accollare al denunciante cospicue spese legali.

Sabato si è poi appreso di una seconda denuncia, presentata da un altro privato cittadino. Questa volta viene addirittura ipotizzato il reato di appropriazione indebita.

Denuncia ancora più squallida dell’altra, e forse anche in malafede, non essendo manifestamente dati i presupposti del reato invocato. Basta leggere l’art 138 del Codice penale svizzero (Appropriazione indebita) che recita: «Chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (…)». Dove sarebbe l’indebito profitto tratto dal Consiglio di Stato nel bloccare il 50% del riversamento dei ristorni delle imposte alla fonte, dato che detti ristorni si trovano depositati su un conto vincolato e non sono, chiaramente, stati intascati dai tre “ministri” che hanno votato la misura?

Davanti a simili sconcertanti iniziative, mirate a delegittimare con sistemi “all’italiana” un governo che prende decisioni coraggiose non gradite a taluni circoli, c’è da chiedersi chi siano i “pagliacci” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi): sono i tre Consiglieri di Stato o sono altri?

A volersi togliere lo sfizio, sarebbe divertente valutare delle controdenuncie: si potrebbe ad esempio pensare all’ingiuria o, specie nel caso del secondo querelante, alla denuncia mendace.

Il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte è manifestamente una misura nell’interesse del Ticino, giustificata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf. Una misura che chi scrive sostiene in pieno, avendola proposta al Consiglio di Stato già parecchio tempo fa, ed avendola pure sostenuta all’interno della Deputazione ticinese alle Camere federali, finendo però nettamente in minoranza.

Spiace che la posizione del Ticino nei confronti della vicina Penisola e del suo ministro delle Finanze, patologicamente antisvizzero, venga indebolita da risibili denuncie penali, che però nel caso concreto costituiscono un sabotaggio degli interessi del Cantone.

Stesso discorso vale per le prese di posizione “contro” di chi sarebbe istituzionalmente tenuto, in qualità di presidente del CdS, a difendere le scelte del consesso che presiede.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 


Si spende per i detenuti stranieri, si fa melina sulla 13a AVS

Quando chiediamo che venga fatta trasparenza sui criminali stranieri non è certamente solo per sfizio. Infatti queste persone non solo hanno ringraziato dell’ospitalità ricevuta delinquendo, ma comportano anche dei costi importanti per la collettività elvetica. Si rileva di transenna come la stessa esistenza di questa casistica, in barba all’evidenza, sia stata negata ad oltranza perché così imponeva il politikamente korretto e perché non bisogna MAI dare ragione alla Lega populista e razzista.

Si dà infatti il caso che oltre il 70% della popolazione carceraria delle prigioni ticinesi non abbia il passaporto rosso. Con punte anche dell’80%. Ora, si può raccontare quello che si vuole, ma una simile sproporzione parla da sola. E di certo non basta il maggior pericolo di fuga del detenuto non residente a giustificarla. Per cui, davanti a tali cifre anche i più talebani sostenitori del politikamente korretto possono solo tacere, poiché qualsiasi altra reazione non farebbe che portare ad un ulteriore peggioramento della situazione. La loro, ovviamente.

Se si pensa che un detenuto costa al giorno sui 400 fr, i conti sono presto fatti. 400 Fr per 30 fanno 12mila Fr al mese. Intanto però la $inistra ed in radikal-chic, quelli che si scandalizzano quando diciamo e scriviamo queste scomode verità, fanno melina sulla tredicesima AVS. Con l’obiettivo di affossarla.

L’iniziativa per l’introduzione a livello cantonale della tredicesima AVS per gli anziani in difficoltà è riuscita da un anno e due mesi (le firme sono state consegnate il 21 maggio 2010), ma in Gran Consiglio si fa ostruzionismo per procrastinare la chiamata alle urne della popolazione.

La tredicesima AVS consiste grosso modo in 1000 Fr all’anno. Non ci sono 1000 Fr all’anno per gli anziani ticinesi che tirano la cinghia, ma ci sono 400 Fr al giorno per mantenere criminali stranieri nelle nostre prigioni, che sono sì delle prigioni perché gli alberghi sono fatti diversamente, ma che sono dei 5 stelle in confronto ai penitenziari dei paesi d’origine di queste persone.

Senza contare, e lo riconoscono anche gli addetti ai lavori, che la popolazione carceraria, anche quella straniera, è profondamente cambiata (in peggio). Per questo per l’ennesima volta dobbiamo ringraziare la sciagurata libera circolazione delle persone. In passato i detenuti stranieri provenivano sostanzialmente da Stati UE. Adesso la popolazione carceraria è composta per buona parte da giovani uomini in arrivo da paesi lontani che non hanno certo intenzione di comportarsi bene. Ad esempio, per ottenere trattamenti di favore, si ricorre a ricatti di tipo medico, come il rifiuto di terapie o minacce di suicidio.

Non si vede quindi perché i delinquenti in arrivo da paesi lontani non debbano essere mandati a scontare la pena proprio in questi paesi. Dovessimo solo occuparci della carcerazione dei criminali col passaporto rosso, che purtroppo esistono, di sicuro risparmieremmo molti milioni all’anno. Capitali che potrebbero essere impiegati a vantaggio della popolazione “indigena” E non di delinquenti stranieri. Per i quali, e questo, è il colmo si parla pure di reinserimento. E’ evidente che per il reinserimento sociale di queste persone, che tra l’altro è in genere impossibile, non si deve spendere neanche un centesimo dei nostri soldi. Lorsignori vanno espulsi dalla Svizzera e rimandati nel paese d’origine il quale, se riterrà, si preoccuperà lui di reinserirli. Ma a casa loro. Non certo a casa nostra.

Lorenzo Quadri

 

 

Alimenti ai figli: abbandonare le tabelle di Zurigo

Mozione

 

Contributi alimentari per i figli: abbandonare i parametri delle tabelle di Zurigo e ripartire i contributi tra i due genitori

 

Come noto in Ticino per il calcolo dei contributi alimentari che il genitore non affidatario (in genere il padre) è tenuto a versare per i figli, si fa ricorso alle cosiddette “tabelle di Zurigo”, le quali prevedono importi particolarmente elevati. A scegliere questo parametro è stata, decenni orsono, la prima Camera civile del Tribunale d’appello (ICC).

 

E’ quindi evidente che queste cifre elevate in molti casi comportano difficoltà economiche per il genitore non affidatario, anche quando quest’ultimo lavora a tempo pieno e magari con un buon stipendio, venendogli riconosciuto il diritto al minimo vitale di 1’200 fr mensili oltre ai costi per il suo alloggio e la cassa malati. Contemporaneamente il padre si trova costretto di fatto a mantenere i figli e a disporre di un appartamento sufficientemente spazioso (e quindi più costoso) per ospitare i figli, pena il divieto di tenerli con sé per i periodi di sua legittima spettanza: per coprire questi costi egli deve inevitabilmente attingere al suo minimo vitale di 1’200 fr. Il quale, a seguito della non deducibilità degli alimenti previsto dalla LAS e da altre leggi cantonali, non beneficerà né di sussidi né di aiuti statali col risultato   di trovarsi con un reddito disponibile residuale di gran lunga inferiore al minimo vitale stabilito nella LAS e nella LEF.

 

Le tabelle di Zurigo (vedi allegato), come si può facilmente comprendere, non sono in sintonia con gli stipendi e con i costi della vita ticinesi. Ora, tali tabelle sono lungi dall’essere applicate uniformemente in Svizzera. Altri Cantoni si servono di parametri ben differenti per il calcolo degli alimenti. Si vedano al proposito le tabelle del Canton Argovia, pure allegate, che prevedono degli importi chiaramente inferiori.

 

Il principio dovrebbe essere l’applicazione, nei vari Cantoni, di parametri che ne rispettino i redditi ed i costi della vita.

Oggi questo manifestamente non accade, dal momento che le tabelle di Zurigo, per decisione imposta dai Giudici della I CC del Tribunale d’Appello, continuano a venire “importate” pari-pari in Ticino, senza considerare le differenti condizioni economiche degli abitanti del nostro Cantone.

 

Altra fonte di difficoltà economica per i genitori non affidatari la costituisce la mancata ripartizione tra i due genitori dei contributi alimentari per figli.

In altre parole, il genitore non affidatario è tenuto a versare i contributi per il mantenimento dei figli anche nei periodi che questi ultimi trascorrono con lui: ovvero in quei periodi in cui a provvedere al sostentamento della prole non è il genitore affidatario, il quale pertanto incassa i contributi senza una causa.

 

Al proposito il Movimento Papageno il 1. luglio scorso ha lanciato una petizione (vedi sito www.miopapageno.ch ) che chiede ai Giudici della ICC del Tribunale d’Appello la riduzione del 40-50% (a secondo dell’età dei minori) dei parametri delle tabelle di Zurigo e l’attribuzione del contributo alimentare al genitore non affidatario in proporzione del tempo che i minori trascorrono con lui (almeno il 20% su base annua).

 

Alfine di quantificare in modo più aderente alla realtà ticinese i contributi per i figli rispetto ai valori indicati nelle tabelle di Zurigo ed arbitrariamente imposti dalla ICC, si raccomanda di evitare la costituzione di improduttive commissioni o gruppi di lavoro, che allungherebbero oltre misura (magari sine die) i tempi della ricerca di una soluzione, oltre a creare inutili costi a carico dei contribuenti.

Preferibile sarebbe appoggiarsi a quel che già fanno altri Cantoni, si pensi ad esempio alle citate tabelle argoviesi, o alla soluzione adottata nel Canton Vaud dove l’ammontare degli alimenti è stabilito in base ad una percentuale dello stipendio del genitore non affidatario.

 

Con la presente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Di stabilire l’abbandono delle tabelle di Zurigo per adottare in loro vece una base di calcolo dei contributi alimentari che sia consona agli stipendi ed ai costi della vita ticinesi: la base di partenza potrebbero essere le tabelle del Canton Argovia, adeguatamente ridotte per adattarle alla realtà ticinese;

         Di stabilire una suddivisione dei contributi alimentari che tenga conto dei periodi che i figli trascorrono col genitore non affidatario e sono pertanto a suo carico.

 

Lorenzo Quadri

 

 

 

Allegati:

         tabelle di Zurigo

         tabelle del Canton Argovia

Consiglio federale: sì all’elezione popolare

L’iniziativa lanciata dall’Udc nazionale per l’elezione popolare del Consiglio federale è riuscita. I cittadini svizzeri saranno dunque chiamati a votare. L’opportunità di un governo federale eletto del popolo si fa sempre più palese. A seguito dell’attuale sistema di elezione parlamentare, i membri del Consiglio federale diventano di fatto dei funzionari, che non devono rendere conto a nessuno del proprio operato. Capita inoltre che vengano nominate persone la cui visione politica è in antitesi con il risultato delle urne. Il caso Blocher del 2007 è plateale. Malgrado la linea impressa da Blocher avesse portato l’Udc ad una vittoria elettorale, rendendo così l’allora “ministro della Giustizia” il Consigliere federale con il miglior diritto a rimanere in carica, un vergognoso golpe parlamentare ordito da PPD e Sinistra portò alla sua estromissione dal governo. Al suo posto siede oggi Eveline Widmer Schlumpf, il cui partito non ha però neppure lontanamente i numeri per giustificare la presenza di un proprio Consigliere federale. Poi dicono che il popolo è sovrano…

La questione europea è altrettanto emblematica. E’ evidente che il Consiglio federale è filoeuropeista in misura incompatibile con i risultati delle urne. Risultati che peraltro il governo non perde occasione per tentare di aggirare. L’esempio più recente è quello dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri delinquenti.

Gli oppositori dell’elezione popolare dell’Esecutivo federale sostengono che il popolo bestia non sarebbe in grado di scegliere con oculatezza i propri governanti, in quanto si farebbe incantare da venditori di padelle. A parte il fatto che questa tesi, tipica di chi deve digerire una batosta elettorale, è ancora tutta da dimostrare, lo stesso identico discorso vale per il parlamento. Per cui, tra venditori di padelle, meglio averne uno che almeno può vantare la legittimità di un’elezione democratica.

Inoltre, se davvero la persona democraticamente eletta non dovesse rispondere alle aspettative, potrà sempre venire mandata a casa quattro anni dopo. Invece, il sistema di elezione parlamentare garantisce al Ministro una cadrega potenzialmente a vita. Il ritiro avviene dopo molti anni, a discrezione del titolare, quando quest’ultimo ritiene di avere “dato” (o preso, fate voi) a sufficienza; in genere, questo accade nel bel mezzo della legislatura, in base a dettami di sordida convenienza partitica, che nulla hanno a che vedere con gli interessi del paese.

Quanto all’argomento della “stabilità”: puzza di storiella inventata da chi si aggrappa ad uno scranno come una cozza allo scoglio. Se un governo vuole durare nel tempo, deve anche dimostrare di disporre del consenso popolare necessario.

Del resto, al giudizio del cittadino devono sottoporsi i consiglieri comunali, i municipali, i deputati in Gran Consiglio, i consiglieri di Stato ed i parlamentari federali. Non si vede perché i Consiglieri federali dovrebbero continuare a costituire l’unica, privilegiata eccezione.

 

Ristorni dei frontalieri: controdenuncia del CdS?

 

Interrogazione

 

CdS denunciato per la decisione sul blocco dei ristorni dei frontalieri: possibili controdenuncie?

 

In data odierna si è appreso dagli organi d’informazione che, presumibilmente sulla base delle dichiarazioni dell’avv Paolo Bernasconi pubblicate su LaRegione l’8 luglio us, un privato cittadino – si potrebbe supporre con la consulenza del medesimo avv. Bernasconi – ha inoltrato una denuncia penale nei confronti del Consiglio di Stato per abuso d’autorità ai sensi del CPS a seguito della decisione governativa di bloccare il versamento del 50% dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

L’incarto è al vaglio della PP Bergomi.

 

Chiedo al lod. Consiglio di Stato:

 

       E’ intenzione del CdS esaminare la fattibilità di una controdenuncia penale nei confronti del denunciante, rispettivamente di suoi “complici”?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Abusi nel sociale: si faccia trasparenza

 

Di recente la Confederazione ha pubblicato le cifre degli abusi nell’AI scoperti lo scorso anno.

Nel 2010 sono state svolte 2250 indagini per frodi ai danni dell’Assicurazione invalidità. In 300 casi i sospetti si sono dimostrati fondati. Questo significa che il 13.3% dei casi esaminati si è dimostrato effettivamente costitutivo di abuso. Si può quindi supporre che, se si fossero svolte più inchieste, si sarebbero anche scoperti più abusi.

In concreto, grazie all’indagine di cui sopra si sono potute risparmiare 220 rendite intere, per un ammontare di ca. 80 milioni di Fr.

 

Nei giorni scorsi si è appreso dalla stampa un caso clamoroso di abuso dell’assistenza, consumatosi nel Canton Ginevra: una coppia di cittadini portoghesi ha percepito, sull’arco di un decennio, prestazioni assistenziali per l’ammontare di 450mila Fr. Questo malgrado in Portogallo la coppia risultasse proprietaria di una villa di 11 locali e di 5 ettari di terreno agricolo.

 

In Ticino è stata istituita nel 2008, dando seguito ad una mozione leghista, la figura dell’ispettore (nel caso concreto: dell’ispettrice) sociale. C’è da chiedersi se l’ispettrice da sola sia nelle condizioni di indagare con la necessaria efficacia tutti i possibili casi di abusi.

 

Al proposito va rilevato che figure professionali quali l’ispettore sociale, oltre a svolgere un necessario effetto deterrente nei confronti di possibili malintenzionati, non costituiscono affatto un costo per l’ente pubblico: infatti si autofinanziano abbondantemente grazie agli abusi scoperti, permettendo, oltre a ciò, dei risparmi nell’erogazione di rendite non dovute.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Quante pratiche ha aperto l’ispettrice sociale dalla sua nomina? Quante sono state concluse? Quante sono pendenti?

         Quante rendite (parzialmente o totalmente) non dovute sono state risparmiate, e per che ammontare totale?

         Di che nazionalità sono le persone che hanno indebitamente percepito prestazioni?

         Quanti ordini di restituzione sono stati emessi? Per che ammontare?

         Quante segnalazioni al Ministero pubblico sono state effettuate?

         L’ispettrice sociale è in grado di indagare con la necessaria efficacia tutti i casi di possibili abusi, o per raggiungere tale obiettivo sarebbero necessari dei potenziamenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri