Asilanti, sempre peggio

Proseguono le prodezze dei sedicenti richiedenti l’asilo. Nei giorni scorsi si è appreso di uno stupro messo a segno in agosto al Parco Ciani da quattro richiedenti l’asilo sulla ventina (!) ai danni di una trentenne. Poi c’è stata la rissa a Chiasso in un centro commerciale in cui è rimasta coinvolta anche una donna che si trovava lì per caso, e a seguire un’altra rissa al centro asilanti. Venerdì a Coira un finto asilante ha aggredito un sessantenne.

Va da sé che i responsabili di queste aggressioni  (con l’eccezione dello stupro) grazie al noto garantismo spinto ad oltranza delle nostre leggi erano a piede libero – e quindi liberi di nuocere ancora – già  ad un paio d’ore di distanza dai fatti. Malgrado le esperienze fatte sul terreno si dimostrino sempre più deleterie, non ci si rende conto che non sta né in cielo né in terra continuare a lasciare libertà di movimento a sedicenti profughi magrebini, tutti giovani uomini soli, che non solo abusano del diritto d’asilo: troppi di essi non hanno la benché minima intenzione di comportarsi correttamente, poiché passano tutto il giorno ad ubriacarsi, a molestare, a rubacchiare, ad attaccare briga.  I fatti recenti dimostrano che dipendenti pubblici ma anche semplici cittadini possono, da un momento all’altro, rimanere vittime di aggressioni. Botte e stupri già ci sono. Aspettiamo che ci scappi il morto?

Il problema è – come ovvio – particolarmente sentito a Chiasso, ma non solo: in effetti, chissà come mai, i finti asilanti magrebini già al loro arrivo sanno perfettamente come spostarsi su territorio ticinese, e non certo per ammirare il paesaggio.

Per Berna invece, come al solito, tout va très bien, Madame la Marquise. Nei confronti dei finti asilanti, si assume il medesimo atteggiamento tenuto davanti alla totalità dei problemi ticinesi: negazione ad oltranza della realtà del territorio, che si pretende di smentire nascondendosi dietro a statistiche taroccate. Sicché gli scritti del Comune di Chiasso, come pure gli atti parlamentari sul catastrofico centro di registrazione, vengono allegramente snobbati.

I flussi incontrollati di finti asilanti sono la dimostrazione del fallimento degli Accordi di Schengen. La Lega ed il Mattino l’avevano detto fin dai tempi della votazione su questi accordi che sarebbe andata a finire così. Ma naturalmente non era vero niente; erano solo frottole populiste e razziste. Allo stesso modo, da anni la Lega batte il chiodo sul fatto che i centri asilanti devono essere collocati in zone discoste, lontani dall’abitato,  e la libertà di movimento dei richiedenti l’asilo deve essere limitata. Naturalmente anche queste erano tutte frottole populiste e razziste. Senonché nei giorni scorsi il Plr, fotocopiando le proposte leghiste che fino al giorno prima denigrava, ha sottoposto al Gran Consiglio una proposta di risoluzione che prevede che i centri asilanti debbano essere collocati fuori dagli abitati. Per la serie: dopo la decima fetta…

Qui siamo allo stesso livello del presidente del partito $ocialista svizzero Christian Levrat che dichiara che in Ticino e a Ginevra la libera circolazione delle persone, fortemente voluta dal $uo partito, provoca danni. Strano: quando queste cose le diceva la Lega, per la $inistra erano tutte frottole populiste e razziste.

Ma i cittadini non sono scemi e sanno distinguere benissimo l’originale dalle iniziative fotocopiate, o proposte-Xerox che dir si voglia.

Le censure “politikamente korrette”

Beh, e ci sarebbe mancato altro. E’ questa la prima reazione alla decisione del Consiglio svizzero della stampa, il quale ha decretato che dire che un delinquente serbo è serbo, non è razzismo. Incredibile!

A vedervi il razzismo sono invece i soliti cultori dell’ipocrisia del politicamente korretto che hanno fatto assurgere a dogma, ad evidente scopo censorio. Un pretesto, particolarmente subdolo, per proibire di dire delle verità scomode. Ad esempio sul “completo fallimento” (Merkel dixit) della società multikulturale, o sul dilagare, anche alle nostre latitudini, della criminalità straniera, frutto di un fenomeno migratorio completamente fuori controllo e di una politica di scriteriato smantellamento delle frontiere.

Ma queste cose non si possono dire, perché dirlo non è politicamente korretto e chi lo fa è un populista, un razzista, un “breivikiano”.

Per questo, sorprende in positivo la decisione del Consiglio svizzero della stampa che tanto per una volta – ma una rondine non fa primavera – ha voluto difendere la libertà d’espressione, che tra l’altro dovrebbe pure essere un diritto fondamentale iscritto nella Costituzione federale, e non le censure politicamente korrette.

Scrivere che un criminale serbo è serbo è dunque una semplice informazione e non un atto di discriminazione razziale: come detto, ci sarebbe mancato altro.

 Adesso occorre smantellare la censura sulla nazionalità degli autori di reati nelle comunicazioni ufficiali. Attualmente, al momento di un arresto, la polizia si limita a comunicare se l’arrestato è di nazionalità elvetica o no, informazione che peraltro i media riprendono a discrezione. C’è infatti addirittura chi indica solo i cittadini elvetici.

Ma è chiaro che la sola distinzione svizzero/straniero, pur essendo meglio che niente, non è sufficiente. Perché ci sono nazionalità che delinquono più di altre. Ad esempio, perfino il CdS, dopo la ventesima  fetta, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare ha dovuto ammettere che nel Locarnese c’è un problema legato ai dominicani.

Non c’è alcun motivo plausibile, se non il vano tentativo di mascherare agli occhi della gente, che però non è scema, le conseguenze di una migrazione del tutto fuori controllo, per continuare a negare al cittadino il diritto ad una puntuale informazione sulla nazionalità dei delinquenti.  E non solo sulla nazionalità, ma anche sul tipo di permesso di cui dispongono per stare in Svizzera, su eventuali precedenti penali e sulla percezione di sussidi sociali, pagati dall’ente pubblico.

Si tratta di semplici dati oggettivi che non hanno motivo di restare nascosti, perché è ora di finirla che il delinquente straniero continui a godere della tripla tutela di a) un sistema giudiziario che garantisce ad oltranza i diritti dei colpevoli b) una politica delle espulsioni inefficiente e ridicola e c) delle censure in nome del sacro dogma del politicamente korretto.

Al proposito sono pendenti atti parlamentari davanti al Consiglio di Stato.  Speriamo che possano andare a buon fine.

Natale 2011 a Lugano: avanti così!

Il maxievento di 39 giorni ha portato oltre 200mila persone

 

Si è chiuso nei giorni scorsi il Natale luganese. Un maxi-evento della durata di 39 giorni, strutturato in vari sottoeventi, che ha avuto il suo inizio il primo dicembre con l’accensione dell’albero di Piazza Riforma e l’apertura della pista di ghiaccio.

Il Natale 2011 di Lugano è quindi stato grande contenitore che ha via via svelato le proprie sorprese: il mercato dell’avvento in Piazza Riforma, il mercato natalizio nel centro cittadino, le proiezioni architetturali sul Municipio, la gastronomia, le varie animazioni musicali (vedi Christmas in jazz), i numerosi eventi  per bambini (il concorso a premi, la produzione di candele, fiabe, musiche,…)  il veglione di San Silvestro in Piazza Riforma, la cerimonia di inizio anno.

Una serie di eventi pensati per luganesi e turisti, legati dal fil rouge natalizio delle nuove, scenografiche luminarie e degli addobbi potenziati.

Il mercato dell’avvento ha visto, per il secondo anno, le casette di legno tipiche dei mercatini nordici, abbellite da nuovi addobbi e dai fondali illuminati. Al mercato natalizio hanno fatto la propria comparsa i nuovi gazebo rossi (questi ultimi si erano già visti alla Festa d’autunno, ma erano la metà…).

Le proiezioni architetturali, una “prima” a livello svizzero, per una settimana hanno dato vita alla facciata del Municipio trasformandola in una magica finestra su altri mondi, e riempiendo Piazza Riforma di pubblico ad ogni “replica”. Adesso sono visitatissime su youtube, promuovendo così la nostra città col potente mezzo di Internet.

La festa di fine anno ha registrato il pienone.

Grazie anche alla clemenza del tempo, il bilancio di questo Natale 2011 è molto positivo. La pista di ghiaccio ha totalizzato oltre 15mila presenze, circa il doppio rispetto allo scorso anno. A Capodanno erano presenti, in Piazza Riforma ed adiacenze, sulle10mila persone. In complesso si valuta che, sull’arco dei 39 giorni di durata dell’appuntamento natalizio, le varie attività proposte abbiano movimentato sulle 200mila persone.

Ovviamente, migliorare si può e si deve sempre: nel 2012 arriveranno nuove sorprese.

Nel 2010 il Municipio di Lugano decise di scommettere sul Natale ponendosi l’obiettivo di trasformarlo in un vero grande evento per luganesi e turisti: in un evento in grado di attirare anche visitatori da fuori Cantone. Nel 2011, si è fatto un ulteriore, importante passo avanti su questa strada.

Una grande manifestazione, che deve avere continuità nel tempo e non costituire un fuoco d’artificio isolato,  ben difficilmente si crea da un giorno all’altro e tutto assieme. Assomiglia piuttosto ad un edificio, che si costruisce un pezzo alla volta. Il periodo natalizio appena trascorso dimostra però che la via imboccata – una via che comporta un notevole impegno sia finanziario che lavorativo, oltre che una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato  – è quella giusta per attirare pubblico e per sostenere l’economia, i commerci e la ristorazione cittadina.

Con il primo gennaio 2012 ha inoltre visto la luce il nuovo Dicastero del turismo, il cui obiettivo è la gestione “in prima persona”, da parte della Città, di un settore strategico quale è, appunto, quello del turismo e dei congressi, e dei vari ambiti “addentellati”. Un settore che costituisce un importante veicolo di promozione di Lugano.

Poiché la preparazione del nuovo Dicastero era, come si immaginerà, già in cantiere negli ultimi mesi dello scorso anno, il Natale 2011 è anche il primo evento organizzato in regime di quasi-Dicastero turismo; e ne segna la nascita.

Naturalmente i risultati ottenuti da questo evento non sarebbero stati possibili senza la dedizione e l’entusiasmo di chi ha lavorato per preparalo, propagandarlo e gestirlo, impegnandosi senza guardare l’orologio, con l’obiettivo di offrire a Luganesi e turisti qualcosa di bello; questo sia all’interno dell’amministrazione pubblica che tra gli operatori economici sulla piazza. A tutti loro un doveroso e meritato ringraziamento. E al neonato Dicastero, tanti auguri di continuare col piede giusto.


Lorenzo Quadri

Capodicastero Turismo

Città di Lugano

 

 

Per fortuna che i rapporti erano “normalizzati”!

“Situazione distesa”, “Ad un passo dall’accordo”: queste ed altre fanfaluche sono state propinate ufficialmente dalla ministra delle finanze Eveline Widmer Schlumpf in tempi molto recenti al proposito dei rapporti tra Svizzera ed Italia. Obiettivo: ottenere dal Ticino lo sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I fatti hanno subito dimostrato che la realtà dei rapporti con la vicina ed ex amica Penisola era, ancora una volta, estremamente diversa da come figura nelle fantasie bernesi. Ed infatti nei giorni scorsi sono ricomparsi, a Ponte Chiasso ed a Brogeda, i Fiscovelox di infausta e (Tre)montiana memoria. Di più: viene pure allegramente annunciato che i simpatici aggeggi si materializzeranno anche su altri valichi.

L’accaduto dimostra due cose.

Primo. Che il nuovo governo italiano, tra l’altro totalmente privo di qualsiasi legittimazione popolare, non si sogna di giungere ad una normalizzazione dei rapporti tra Svizzera ed Italia. Al contrario. Continua a dipingere il nostro Paese come un paradiso fiscale, e a trattarlo di conseguenza. Questo mentre a Berna governo e Parlamento hanno praticamente smontato il segreto bancario, allentandolo sempre di più: l’ultimo colpo, inferto i giorni precedenti il Natale (un bel regalo… a chi?) ha reso ancora più vaghe e nebulose le informazioni che l’autorità fiscale estera deve fornire per ottenere informazioni sulle relazioni bancarie in Svizzera di un proprio concittadino.

Secondo. L’incapacità federale di trattare con i vicini a Sud appare in tutta la sua evidenza. Si insiste nel partire dal presupposto di un’affidabilità dell’interlocutore. Affidabilità che però non ha il benché minimo riscontro nella realtà. Purtroppo questa incapacità  di relazionarsi si estende drammaticamente a tutti i temi in agenda. Un altro esempio al proposito è  il proseguimento a sud di AlpTransit. La relazione, negli scorsi mesi, dei responsabili della Confederazione per i rapporti con l’Italia nel merito di tale dossier davanti alla Commissione dei trasporti del Consiglio nazionale ha reso evidente che purtroppo queste persone, pur degnissime ed impegnate, credono ancora a Gesù Bambino.

A fare le spese di questa incapacità negoziale con l’Italia è il Ticino, che sconta le conseguenze di improvvidi cedimenti o di accordi abortiti. Per questo è chiaro che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri devono rimanere bloccati.

Anzi, avanti di questo passo e ci saranno le premesse per bloccare i ristorni anche nel 2012, e non necessariamente in ragione di solo il 50%. Perché, contrariamente a quanto andava raccontando la ministra delle finanze, la normalizzazione dei rapporti con il governo italiano non eletto e composto dalla casta dei professori universitari, non solo non è vicina, ma nemmeno apapre all’orizzonte. Come è chiaro che – competenza federale o non competenza federale – il Ticino, il governo ticinese, non può accettare di rimanere tagliato fuori dalle trattative tra Svizzera e Italia di cui poi si vede presentare il conto.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

Levrat: troppo facile cambiare bandiera!

Ma chi l’avrebbe mai detto: Christian Levrat, presidente del partito $ocialista svizzero, si è recentemente accorto che in Ticino e a Ginevra c’è un problema di frontalierato. A parte che definire solo “un problema”, in un Cantone come il nostro, 52mila frontalieri, cui vanno aggiunte 20mila notifiche di lavoro di breve durata all’anno, significa essere molto, ma molto ottimisti, davanti a cotanto improvviso risveglio invernale ci si potrebbe limitare a commentare: “dopo le decima fetta,…”.

Invece Levrat e kompagni non se la possono cavare così a buon mercato. Infatti il partito $ocialista, arrecando ai lavoratori ticinesi (e non solo) un danno incalcolabile, ha sempre sostenuto ad oltranza la libera circolazione delle persone, accecato dalle proprie paturnie internazionaliste ed egualitariste.

Anzi: chi, ovvero la Lega dei Ticinesi ed il Mattino della domenica, mettevano in guardia contro quelle che sarebbero state le ovvie conseguenze della libera circolazione delle persone per i lavoratori ticinesi e residenti in Ticino, non solo era bugiardo, ma era anche becero, populista e razzista.

Per il partito $ocialista abbattere le frontiere è cosa buona e giusta, sempre e comunque: e chissenefrega se le conseguenze sono disoccupazione tra i ticinesi e criminalità d’importazione. Le misure accompagnatorie, sentenziavano i $inistri montando in cattedra con la consueta sicumera professorale, metteranno tutto a posto. Le misure accompagnatorie si sono invece dimostrate completamente insufficienti, un fallimento su tutta la linea. Il Consiglio federale, per paura di irritare i suoi padroni europei, non ne vuol sapere di rivedere gli accordi bilaterali né di ricorrere alle clausole di salvaguardia.

Davanti al disastro, è troppo facile – dopo aver negato ad oltranza – cambiare bandiera come si cambia la biancheria. Il partito $ocialista, e non solo lui, ha sempre e fortissimamente voluto la libera circolazione delle persone. Adesso deve quindi assumersi le proprie responsabilità, anche sottoforma di perdita dei voti di chi è stato illuso e mazziato. Cambiare di colpo versione, sposare le tesi che fino al giorno prima si erano non solo contrastate, ma denigrate come becere, populiste e razziste, e questo nel patetico tentativo di tamponare prevedibili emorragie di consensi, non inganna nessuno.

Bene dunque hanno fatto i giovani $ocialisti a protestare contro la sortita del loro presidente. Davanti al disastro provocato in Ticino e a Ginevra dalla libera circolazione delle persone, il P$$ deve fare fronte alle proprie responsabilità. Che sono pesanti. Troppo facile tentare di cambiare cavalcatura dopo aver visto le proprie tesi del “sono tutte frottole populiste e razziste” smentite clamorosamente dai fatti.

Va da sé che i giovani $ocialisti, dopo aver giustamente redarguito Levrat per l’atteggiamento da voltagabbana, potranno anche spiegare ai loro coetanei ticinesi per quale motivo loro, i giovani ticinesi, rimangono in disoccupazione mentre il numero dei frontalieri aumenta sempre più.

Lorenzo Quadri

Il “Segreto” di Pulcinella

 

Il Consiglio nazionale ha approvato nella sessione invernale – conclusasi l’antivigilia di Natale – un regalo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno: una serie di modifiche su accordi di doppia imposizione che presuppongono un ulteriore, ennesimo, allentamento del segreto bancario. In sostanza, per lo Stato estero diventa possibile ottenere informazioni sulle relazioni bancarie di suoi cittadini in istituti elvetici fornendo informazioni sempre più vaghe. Evidentemente, a suon di tattica del salame (una  fetta alla volta), si sta giungendo proprio a quelle fishing expeditions, letteralmente “spedizioni di pesca”, che si spergiurava non sarebbero mai state consentite, e che costituirebbero la fine definitiva del segreto bancario elvetico.

A lasciare perplessi è la facilità con cui simili innovazioni, gravide di conseguenze, vengono fatte ingoiare a livello politico. Sicché il progressivo smantellamento del segreto bancario viene vissuto alle Camere federali con un’ allarmante attitudine passiva, con solo il gruppo parlamentare Udc (inclusi ovviamente i due consiglieri nazionali leghisti) ad opporsi. Basti pensare che la ministra delle Finanze Widmer Schlumpf se ne è uscita con la seguente dichiarazione: “In altri Stati simili questioni vengono regolate a livello ministeriale, in Svizzera bisogna invece passare per il Parlamento”. Come dire: il vostro ruolo è unicamente pro-forma, e “cara grazia”. (Da notare che si tratta di una dichiarazione post 14 dicembre).

Meglio poi stendere un velo pietoso, giusto perché siamo in periodo natalizio, sulla sortita di una deputata socialista, la quale è arrivata ad auspicare che “la Svizzera non sia più tenuta ad adeguarsi alle imposizioni dall’estero”: al che uno poteva anche pensare ad un improvviso, quanto improbabile, rinsavimento. L’illusione non è durata che un attimo, fino alla frase successiva: “dovremmo metterci in regola (?) prima che qualcuno ce lo venga a dire”. Ossia, in sostanza, bisognerebbe alzare bandiera bianca in anticipo. A titolo preventivo. Con una simile mentalità ed una simile politica,  il nostro Paese, piccolo Stato ancora “sano” circondato da nazioni sull’orlo della bancarotta, sicuramente andrà molto lontano…

Sul segreto bancario e quindi sulla piazza finanziaria ticinese e sui suoi posti di lavoro, il 2011 si chiude dunque con un nuovo cedimento. Un cedimento di cui non mancheremo di pagare il conto in termini occupazionali e, di conseguenza, anche di entrate fiscali. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare quali proposte giungeranno da un governo federale a maggioranza di centro-sinistra per colmare il prevedibile calo di gettito. Ovvero aggravi fiscali, che in un circolo vizioso nuoceranno ulteriormente all’economia, dal momento che quell’area politica non sa proporre altro.

Un problema = una tassa. Da anni è questa la filosofia di sinistra e dintorni. Si dà per scontato, in nome del politicamente corretto, che gli Svizzeri – in base a non si sa bene quale solidarietà internazionale, ovviamente a senso unico – debbano accettare supinamente ed anzi di buon grado una continua caduta del proprio tenore di vita. A quanto pare, essersi costruiti, con fatica e sacrificio, un certo benessere, è una colpa da scontare.

Intanto, sulla piazza finanziaria ticinese cominciano a “saltare” i quadri medio-alti. Gente che, tra l’altro spendeva e faceva girare l’economia. Ma che ora deve tirare i rami in barca. Insomma, il 2012 non si apre su prospettive molto rassicuranti.

Lugano: importante passo avanti nella socialità

Con l’approvazione lunedì sera da parte del Consiglio comunale delle modifiche al Regolamento sociale, la Città di Lugano compie un ulteriore passo avanti a vantaggio dei suoi abitanti in difficoltà economica. Cade dunque a proposito, come è peraltro stato rilevato anche durante la discussione nel legislativo, che questa decisione sia stata presa a pochi giorni da Natale. Anche se non si tratta, in realtà, di fare regali, ma di dare una risposta concreta ai problemi di chi si trova in difficoltà finanziarie.

Il Regolamento sociale comunale, in vigore dal 2007, si basa sul principio degli aiuti puntali e il più possibile risolutivi: si tratta in sostanza di intervenire a copertura di spese di varia natura – legate all’alloggio, ad esempio conguagli o copertura del deposito di garanzia, oppure di natura sanitaria, o scolastiche, o spese funerarie, o altro ancora – a vantaggio di cittadini poco abbienti, che non riescono a farvi fronte, ed  il cui reddito e sostanza siano al di sotto dei parametri stabiliti dal Regolamento, e purché si tratti di spese necessarie. Il Regolamento stabilisce pure quali sono le cifre massime erogabili.

Con la revisione approvata ieri – che entrerà in vigore nei prossimi mesi, una volta ottenuto il necessario benestare cantonale  – si rendono più generosi sia i criteri d’accesso alle prestazioni del Regolamento, che l’importo elargibile. Inoltre si chiarisce meglio per quali spese si può chiedere un aiuto.

Queste modifiche, frutto di un lungo lavoro di concertazione che ha coinvolto il Municipio, la direzione degli Istituti sociali comunali e il Consiglio comunale,  costituiscono un passo molto opportuno, a seguito del peggiorare della situazione sul territorio. I segnali che giungono, purtroppo, non sono positivi. A Lugano (come del resto in tutto il Cantone) il numero delle persone in assistenza è aumentato nel corso del 2011: mentre infatti nel 2010 la media annua dei casi in gestione era di 800, quest’anno si sale a 900. Questo perché da un lato aumentano le persone che entrano in assistenza e contemporaneamente diventa più difficile uscirne. Sicché i casi cosiddetti “aperti” crescono.

Cresce anche la spesa legata agli aiuti erogati tramite il Regolamento sociale comunale:  dai circa 800mila Fr dello scorso anno a poco meno di un milione nel 2011.

Questi fenomeni, che preoccupano, andranno attentamente esaminati per consentire all’ente pubblico interventi efficaci e mirati. Tra le iniziative in questo senso l’aggiornamento dello studio sulla povertà, attualmente in corso, che sarà pronto per la primavera 2012.

A cosa si deve questo aumento delle persone bisognose? Senza dubbio un ruolo importante l’hanno giocato da un lato la riforma della LADI, Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione, entrata in vigore il 1° aprile, che ha comportato dei tagli alle prestazioni soprattutto ai giovani, dall’altro la crisi economica generale combinata con gli effetti negativi della libera circolazione delle persone in campo occupazionale.

Con le modifiche “benedette” lunedì sera, la Città di Lugano dispone (disporrà presto) di uno strumento ancora più efficace per rispondere in modo puntuale e concreto ai bisogni dei suoi abitanti in difficoltà. Uno strumento generoso e flessibile; caratteristica, quest’ultima, indispensabile, perché il bisogno sociale è multiforme, è prevedibile solo in parte e può cambiare rapidamente.

Oltre ad esserci, però, gli aiuti alle persone “che tirano la cinghia” devono anche essere conosciuti dai potenziali beneficiari. Al proposito a Lugano è attivo, dal 1° marzo 2010, il numero verde 0800 6900 00 a cui i cittadini possono rivolgersi per qualsiasi informazione sugli aiuti sociali. Altre iniziative seguiranno.

Lorenzo Quadri

Municipale di Lugano

Capodicastero Istituti sociali

Regolare l’insediamento dei medici stranieri

La clausola del bisogno, che limita l’insediamento di nuovi medici sia svizzeri che stranieri, terminerà la propria validità il 31 dicembre pv.

Dopo questa data, qualsiasi medico straniero specialista, con diploma riconosciuto, potrà insediarsi nel nostro Paese per esercitare a carico della LAMal, con conseguente aggravio di spese per il sistema sanitario elvetico.

Tale libertà d’insediamento varrà anche per quei settori in cui il fabbisogno è già ampiamente coperto dai medici residenti; ciò che porterebbe a conseguenze negative.

Si rischia dunque di creare in alcuni ambiti un’offerta eccessiva, lasciandone scoperti altri.

Un problema che si potrebbe inoltre manifestare anche a livello geografico, con una possibile sovracopertura dei centri urbani e sottocopertura delle zone discoste.

 

Chiedo pertanto al lod Consiglio federale:

 

          E’ intenzione del CF dare facoltà ai Cantoni di regolare l’afflusso di medici specialisti UE dopo la fine della validità della clausola del bisogno, onde evitare una distribuzione iniqua sul territorio, come pure il sovraccarico in quei settori che sono già abbondantemente coperti dai medici residenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Segreto bancario: ennesima calata di braghe

Come volevasi dimostrare, il Consiglio nazionale a maggioranza (contrari solo Udc e leghisti) ha compiuto un  ulteriore, pericoloso passo sulla strada dello smantellanto totale del segreto bancario e – con esso – dei posti di lavoro legati alla piazza finanziaria svizzera (ca 15mila in Ticino).
Il Consiglio Nazionale ha infatti appena aderito alla proposta governativa di allargare i criteri che permettono di fornire indicazioni sulle relazioni  bancarie in Svizzera di cittadini stranieri a seguito di richieste da parte dell’autorità fiscale dello Stato di
residenza di questi cittadini.
Non sarà dunque più necessario indicare, nella richiesta, il contribuente con nome e
cognome come pure l’istituto di credito in cui si troverebbe il “malloppo”;  ma la persona presunta titolare dei conti  potrà essere indicata anche in altri modi.
Ancora un cedimento davanti alle imposizioni di stati esteri falliti. Un
cedimento naturalmente difeso a spada tratta dalla ministra delle Finanze, l’usurpatrice Eveline Widmer Schlumpf, che  dimostra ancora una volta di essere una ministra della $inistra.
Quanti lavorano sulla piazza finanziaria svizzera in  generale e ticinese in particolare sanno chi ringraziare quando riceveranno la lettera di licenziamento.

Tagli alla disoccupazione e persone in assistenza

Il 1° aprile scorso, a mo’ di brutto “pesce”, è entrata in vigore la riforma della LADI, Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione. Adesso si cominciano a stilare i primi bilanci. E si constata l’ovvio aumento dei senza lavoro finiti a carico dell’assistenza.

Nelle nuove domande d’assistenza l’aumento, per quanto marcato, è forse meno corposo rispetto a quello delle previsioni più pessimistiche. A Lugano, tanto per fare un esempio, si contano comunque una settantina di nuove domande d’assistenza direttamente ascrivibili alla riforma LADI.

Ma attenzione, l’aumento delle domande di assistenza è solo una parte del problema. L’altra parte è la diminuzione delle uscite. Ovvero, chi entra in assistenza fa decisamente più fatica a tornare finanziariamente autonomo. Il risultato è l’aumento dei casi aperti o “in gestione”. Per tornare all’esempio di Lugano: se nel 2010 i casi in gestione erano 800, nel 2011 sono 900.

A questo si aggiunge una crescita particolarmente marcata nelle fasce d’età  più basse, tant’è che il numero dei ventenni in assistenza, sempre a Lugano, è raddoppiato nel giro di un paio d’anni.

Il quadro quindi è tale da suscitare legittime preoccupazioni, e necessita di maggiori approfondimenti su chi sono e che trascorsi hanno le persone in assistenza.

Ma la riforma LADI non ha solo portato delle decurtazioni alle indennità di disoccupazione, con il conseguente travaso di utenti e di oneri dalle casse federali a quelle cantonali e comunali (assistenza). Essa comporta un’altra sgradevole conseguenza di cui si è parlato poco: non è più possibile computare i periodi lavorativi svolti in piani occupazionali dell’ente pubblico per cumulare giorni che permettano di riaprire un nuovo termine quadro LADI.  Si obietterà che far ritornare la gente dall’assistenza alla disoccupazione non è comunque un gran risultato. Tuttavia, per le persone direttamente toccate, la differenza, anche solo psicologica, è grande. Se la disoccupazione viene considerata uno spiacevole incidente in cui, con i chiari di luna attuali, a tutti può capitare di incappare, l’assistenza è vissuta come un’umiliazione da cui diventa difficile sollevarsi. Questo almeno per il ticinese medio. Va da sé che ci sono invece persone in arrivo da “altre realtà” che non si pongono certo simili problemi: basta che i soldi entrino a fine mese, possibilmente col minor sforzo possibile; la fonte, poi, è secondaria.

L’aumento dei casi aperti di assistenza deve quindi preoccupare e dare adito ad un potenziamento degli sforzi per creare possibilità, ma anche obblighi di lavoro. Perché chi riceve una prestazione assistenziale dallo Stato, se chiamato a darsi da fare, non può poi rifiutare.

In questo quadro, non propriamente rallegrante, si inseriscono i risultati dell’indagine della Confederazione secondo cui la libera circolazione delle persone in Ticino non avrebbe creato problemi di sorta. Come se fosse plausibile che 52mila frontalieri e svariate migliaia di padroncini possano essere assorbiti tranquillamente da un Cantone di poco più di 300mila abitanti, e per giunta in periodo di crisi generalizzata.

Le cifre dell’assistenza, ancora una volta, raccontano una storia diversa dai dati astratti calati con sicumera da Oltregottardo in barba alla realtà del nostro territorio.

Lorenzo Quadri