Disoccupazione: segnali preoccupanti

In settembre in Ticino il tasso di disoccupazione è ancora salito: si è passati al 4%, dal 3.9% di agosto. Attenzione però: queste cifre vanno prese con le pinze in quanto trattasi di taroccature.

Infatti dal primo aprile scorso sono in vigore i tagli all’Assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questi tagli, il numero dei disoccupati “ufficiali” è diminuito. Non perché chi non aveva un lavoro l’abbia trovato, ma molto più semplicemente perché chi non è più a beneficio delle indennità di disoccupazione (essendosele viste togliere anticipatamente) non figura più nelle statistiche.

Questo per dire che il numero reale dei disoccupati in Ticino è ben superiore a quello ufficiale. Le statistiche infatti, oltre ad essere state artificialmente abbellite dalla riforma LADI, non considerano tutta una serie di casistiche: chi, esaurito il termine quadro di disoccupazione, deve fare capo all’assistenza o all’AI; chi segue programmi d’inserimento professionale; chi ha perso l’ impiego e si trova a carico di familiari; chi è stato messo in “stand by” in formazioni parcheggio; eccetera.

Non è eresia immaginare che in Ticino il dato “vero” possa essere doppio rispetto a quello ufficiale.

Nel frattempo si registra un aumento preoccupante dei ventenni che presentano una domanda d’assistenza. A Lugano ad esempio le nuove domande d’assistenza inoltrate da persone tra i 21 ed i 25 anni sono raddoppiate dal 2008. Nei primi 8 mesi del 2008 erano 23, nello stesso periodo del 2011 erano 49.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Ticino è triplicato negli ultimi dieci anni, e nello stesso periodo – e per favore non veniteci a parlare di “coincidenze” – è raddoppiato il numero dei frontalieri. Nel 1998 erano 26mila, oggi sono 52mila. E il 1998 non è propriamente il Medioevo.

Non solo: in pochi anni è pure raddoppiato in Ticino il numero delle notifiche di lavoro temporaneo (meno di 90 giorni) da parte di indipendenti e distaccati in arrivo dall’UE (per la stragrande maggioranza italiani). Nel 2006 si contavano 10mila notifiche sull’arco dei 12 mesi, nel 2011 il tetto delle 10mila notifiche era già stato raggiunto in giugno.

Quali saranno le conseguenze (occupazionali, sociali, ma anche ambientali e di viabilità) di questo vero e proprio assalto alla diligenza, non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo. E la situazione non potrà che peggiorare sempre più, dal momento che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è del 30%.

Ed infatti nella vicina Penisola si continua a fomentare l’emigrazione. Venerdì a pagina 50 del Corriere della Sera, ad esempio, un bell’articolozzo invitava i lettori a cercare lavoro all’estero, soprattutto (e ti pareva) in Svizzera, descritta come una sorte di paese del Bengodi. Intanto i ticinesi, giovani e meno giovani, soppiantati da forza lavoro in arrivo da Oltreconfine, cominciano a diventare dei casi sociali già a 20 anni.

Senza decisi interventi di contingentamento della manodopera estera che si immette sul mercato ticinese in settori in cui non c’è alcun bisogno di importare lavoratori poiché quelli residenti bastano, e magari pure avanzano, le prospettive si fanno ben fosche.

Lorenzo Quadri

 

Futuri docenti frontalieri

 

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

 

Il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI, ex Alta scuola pedagogica, ex magistrale, ha il compito di formare nuovi docenti per la scuola ticinese.

 

Di conseguenza, la composizione degli allievi del DFA rispecchierà molto da vicino quella del futuro corpo insegnante attivo nel nostro Cantone.

 

Risulta ora che circa il 20% degli abilitandi presso il DFA siano frontalieri. Se ne può dunque facilmente dedurre che, ad una tale composizione, corrisponderà un ulteriore importante – e preoccupante – aumento dei docenti frontalieri nella scuola ticinese. Da notare che negli ultimi 13 anni, i docenti frontalieri sono già aumentati del 696%. Prossimamente un insegnante su 5 potrebbe essere frontaliere?

 

Si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         quanti frontalieri (percentuale e cifre assolute) risultano iscritti alla SUPSI?

         Come valuta il CdS il dato di cui alla domanda precedente, in relazione alla composizione del futuro corpo docente nelle scuole pubbliche  ticinesi?

         Non ritiene il CdS di doversi attivare affinché nella scuola pubblica ticinese siano attivi insegnanti che conoscono il nostro territorio, la nostra storia, le nostre radici e la nostra cultura?

         In che modo intende il CdS intervenire onde evitare un’ulteriore esplosione del numero dei docenti frontalieri nella scuola pubblica ticinese?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Michele Guerra

Accaparriamoci i “globalisti” cacciati da Sciaffusa

Mozione Quadri/Morisoli al Consiglio di Stato


Azioni di marketing per convincere i globalisti in partenza dai Cantoni dove l’imposizione forfettaria per gli stranieri ricchi è stata (o verrà) abolita a domiciliarsi in Ticino

 

 

Nelle scorse settimane il Canton Sciaffusa, come già in precedenza altri, tramite votazione popolare ha abolito la possibilità di stabilire dei forfait fiscali per gli stranieri ricchi (i cosiddetti globalisti).

 

Questo tipo di contribuenti sono spesso molto mobili, grazie anche all’elevata disponibilità finanziaria.

L’esperienza insegna che l’abolizione delle tassazioni globali in un Cantone porta ad una rapida e massiccia migrazione, quantomeno fiscale, degli stranieri ricchi verso altri Cantoni più interessanti sotto il profilo impositivo.

 

La presenza di globalisti sul nostro territorio cantonale può essere considerata solo positivamente.

Essi infatti non solo pagano molte imposte in cifre assolute (anche se “poche” in relazione alla loro effettiva forza finanziaria) ma provocano alla collettività costi esigui usufruendo, in genere, in misura ridotta delle infrastrutture pubbliche. Inoltre spendono sul territorio, acquistando immobili e beni di lusso, a tutto vantaggio dell’economia locale.

 

La decisione di Sciaffusa e di altri Cantoni ha innestato, rispettivamente innesterà, una migrazione di globalisti verso altri lidi.

Si apre quindi per il Ticino la possibilità, estremamente interessante, di fare “marketing territoriale” nei confronti di tali contribuenti, con l’obiettivo di convincerli a domiciliarsi nel nostro Cantone.

 

Con la presente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Di mettere in campo delle azioni di marketing con l’obiettivo di attirare in Ticino i globalisti in partenza da Cantoni dove l’imposizione forfettaria è stata (o verrà) abolita.

 

Lorenzo Quadri

Sergio Morisoli

Campagne anti-Lega: un regalo insperato!

Così le iniziative anti-Lega ed anti-Mattino in questa campagna elettorale (finora) priva di particolari scossoni sono salite a tre, con la new entry della versione modificata della campagna Balairatt.

Da notare che la campagna Balairatt è dell’Udc e non della Lega, ma forse con certe persone è inutile sottilizzare…

Che dire? Certamente tre iniziative sono poche, forse dovremmo impegnarci di più, di modo da disporre di un quantitativo ancora maggiore di pubblicità gratuita. In periodo elettorale, è assai benvenuta. E ci fa pure risparmiare.

Sicché non possiamo che essere riconoscenti ai vari (più o meno anonimi) comitati promotori, e al contempo precisare che non si tratta di un’operazione orchestrata da via Monte Boglia per far parlare (a qualcuno il sospetto potrebbe venire…).

 

Campagna elettorale nelle scuole

Ad irritare è però il plateale abuso della propria posizione ad opera dei docenti ideatori della campagna “fuori il Mattino dalle scuole”. A parte il fatto che i promotori sono tutti schierati partiticamente nel PS, è chiaro che si tratta di pura e semplice campagna elettorale svolta all’interno delle aule; e svolta, per di più, da persone pagate e strapagate con i soldi di tutti i contribuenti, compresi quelli che votano Lega e leggono il Mattino.

Eravamo convinti che ai docenti fosse proibito fare campagna elettorale nelle scuole; ma magari la nuova direzione del DECS targata P$ ha spazzato via questa regola polverosa, ed oggi ai docenti è permesso fare campagna elettorale sul lavoro; a condizione che si tratti, ovviamente, di campagna elettorale di $inistra.

Non ci illudiamo che i vertici del DECS vogliano approfondire questa manifesta violazione della neutralità partitica dell’insegnamento, cosa che avrebbero evidentemente ed immediatamente fatto se si fossero trovati confrontati con un’iniziativa di docenti di destra. Si dice che i fatti sono eloquenti; ma spesso lo sono di più le cose che non vengono fatte…

 

Ma che bel messaggio!

Indicativo è però, e rimaniamo sempre ai docenti promotori della campagna anti-Mattino che abusano della propria posizione per fare propaganda partitica nelle scuole, il messaggio che viene veicolato. Altro che dialogo, altro che confronto: l’avversario politico deve venire censurato e boicottato; l’avversario è il nemico da demonizzare e se possibile da abbattere, come ai bei tempi della Russia stalinista, per cui – è manifesto – questi signori insegnanti provano una dolorosa nostalgia. Questo sì che è un contributo allo “sviluppo armonioso” dei nostri giovani, congratulazioni!

Va poi rilevato che il Mattino arriva semmai nelle aule docenti (dove, con grave danno alla cistifellea di qualcuno, viene pure abbondantemente letto) ma di sicuro non viene distribuito nelle aule; quindi non si vede dove starebbe il problema denunciato. Ma si vede che, nell’era del DECS gestito dalla $inistra, ogni pretesto è buono per ammaestrare i futuri elettori.

 

Due pesi e due misure

A proposito: ci aspettiamo che i promotori della campagna contro il Mattino nelle scuole lancino un’analoga campagna per far sparire dalle sedi scolastiche sguaiate e volgari pubblicazioni di $inistra, vedi ad esempio il Diavolo, noto per aver rappresentato delle Consigliere di Stato con il sedere denudato all’aria. Ah già, ma il Diavolo è una pubblicazione di $inistra. E, come tutti sanno, se la $inistra scrive una parolaccia fa della raffinata satira ad alto valore kulturale, se invece la Lega scrive il medesimo vocabolo è rozza, volgare, razzista e misogina.

Se questo è l’insegnamento nella nostra scuola pubblica, siamo messi bene…

 

Due osservazioni

Sul cartellone dei ratti invece, che fa capo sempre ai medesimi promotori, solo due osservazioni personali.

1) già che c’erano, potevano rappresentarmi un po’ meglio.

2) Il mio stipendio non si avvicina nemmeno lontanamente ai 200mila Fr annui indicati non si sa bene in base a quali calcoli (dichiarazione dei redditi a disposizione). Ma forse quello dei funzionari pubblici promotori della campagna sì, ed oltretutto lavorando la metà delle ore del sottoscritto.

 

Lorenzo Quadri

 

Il Cantone scarica il barile sui Comuni

 

Interrogazione al Consiglio di Stato:

 

Lugano dovrà pagare 5 milioni all’anno in più per i sussidi di cassa malati?

 

In data 3 ottobre il CdS ha indirizzato alle Associazioni dei Comuni ed ai sindaci dei Comuni urbani una richiesta di incontro sul tema Preventivo cantonale 2012. Incontro previsto per l’11 ottobre, ovvero la settimana successiva (!).

 

Nell’ambito del Preventivo cantonale 2012 è infatti intenzione del CdS accollare maggiori oneri ai Comuni.

 

Questo avverrebbe in alcuni campi, tra i quali quello del finanziamento dei sussidi per il pagamento dei premi  di cassa malati.

Nelle intenzioni governative, a quanto pare la legge relativa al calcolo del contributo verrebbe modificata a danno dei Comuni, ponendo ancor più l’accento sul gettito.

 

Per quel che riguarda Lugano si ipotizza un costo supplementare, a seguito della proposta governativa, di 5 milioni di Fr annui in più: un onere che non può certamente essere considerato irrilevante.

 

Va da sé che, come di consueto, anche questa volta i costi di centralità affrontati dal polo urbano, diversamente da quel che accade in altri Cantoni, non vengono tenuti nella minima considerazione.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Come si giustifica la proposta di accollare ai Comuni ulteriori ingenti costi relativi ai sussidi di Cassa malati – per Lugano si tratterebbe di 5 milioni annui in più – a fronte del non eclatante attivismo del CdS nell’intervenire a livello federale al fine di ottenere, per il Ticino, i doverosi sconti per i premi 2012 (sconti che come noto non si sono concretizzati)? E’ infatti ovvio che a premi più bassi avrebbe fatto riscontro anche una minore spesa dell’ente pubblico per i sussidi.

       Per quanto ancora intende il CdS non affrontare, diversamente da quel che accade in altri Cantoni (ad esempio ZH)  la questione dei costi di centralità supportati dai Comuni polo, che irrorano (pagandoli) servizi anche a beneficio del territorio circostanze?

       I tempi di “consultazione” (richiesta di incontro il 3 ottobre con convocazione per la settimana successiva) sono chiaramente inadeguati, non consentendo ai Comuni di prepararsi in maniera appropriata all’incontro con il Governo. E’ intenzione del CdS continuare a gestire i rapporti con i Comuni con le insoddisfacenti modalità attuali?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Ancora tagli sulle spalle degli anziani?

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

Dopo i discutibili tagli del Preventivo 2005 si vuole decurtare nuovamente (addirittura dimezzare) lo spillatico degli anziani alloggiati in istituto?

 

Nel Preventivo 2005, tra le misure di risparmio proposte, figurava anche la riduzione dello spillatico (argent de poche) versato dalla Complementare (PC) agli anziani e agli invalidi ospiti in istituto.

Lo spillatico venne così ridotto per gli anziani in istituto al beneficio della PC da 300 a 200 Fr mensili, per persone in AI a beneficio della PC da 350 a 250 Fr.

Una misura di risparmio che venne (giustamente) criticata in quanto andava a colpire in modo incisivo fasce deboli di popolazione, consentendo all’ente pubblico solo un risparmio modesto.

 

Adesso sembra che gli IAS intenderebbero proporre una ulteriore decurtazione dello spillatico: per gli anziani in istituto pare che si intenda scendere sotto i 100 Fr mensili: di fatto dunque un dimezzamento.

 

Se tale intenzione risultasse confermata, ciò significherebbe che gli anziani con PC ospiti in istituto si troverebbero a doversi accontentare di meno di 100 Fr al mese per le proprie piccole spese (ad es. pedicure, parrucchiere, caffè al bar per sé o per gli ospiti, regali ai nipotini, ecc…).

 

Se nel 2005 si giustificò il taglio di 100 Fr mensili allo spillatico indicando che non tutti gli anziani in istituto utilizzavano i 300 Fr al mese di loro spettanza, e che parte di tale somma veniva “accantonata” dai beneficiari a vantaggio degli eredi, appare fuori luogo pensare, dopo il taglio del 2005, di dimezzare ulteriormente l’”argent de poche” a questi anziani, che di fatto nel giro di 6-7 anni si vedrebbero – se la misura in questione venisse confermata – ridurre lo spillatico ad un terzo rispetto alla situazione antecedente al 2005!

 

Un risparmio del genere, a carico di una delle fasce più deboli della popolazione, pare assai difficile da giustificare sia finanziariamente che moralmente, e anche l’accettanza popolare di una simile misura pare più che dubbia.

 

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         corrisponde al vero che, dopo i risparmi effettuati a preventivo 2005, si starebbe valutando un ulteriore taglio (dimezzamento) dello spillatico degli anziani con PC alloggiati in istituto?

         Se sì, a quanto ammonterebbe il taglio?

         Come viene giustificato?

         Non si ritiene che gli ospiti delle case anziani abbiamo “già dato” a sufficienza?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Premi di cassa malati: quale strategia?

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

La plateale mancanza di uno sconto adeguato a quelle che erano le legittime e motivate aspettative del Ticino e dei ticinesi in materia di premi di cassa malati del 2012 (-10,3%) ha suscitato malcontento e condanne unanimi da parte di tutte le forze politiche.

 

Tale decisione infatti non solo non rende in alcun modo giustizia al Ticino, ma denota la totale mancanza di una volontà di procedere ad un riequilibrio delle riserve degli assicuratori malattia: infatti, se a livello federale esistesse una volontà in questo senso, i premi 2012 del Canton Berna sarebbero dovuti non già diminuire dell’1% come quelli ticinesi, bensì aumentare, ed in misura importante.

 

Tuttavia col solo malcontento e le condanne non si riuscirà a cambiare una situazione inveterata che da anni penalizza ingiustamente i ticinesi. E ancora di più li penalizzerà in futuro, se si considera che la decisione sui premi 2012 non tiene manifestamente conto dei costi che in precedenza gravavano gli assicuratori malattia, oggi finiti a carico del Cantone, in materia di finanziamento delle cure nelle cliniche private (ca 85 mio di Fr all’anno).

 

In più le modifiche di legge a livello federale, in particolare quelle sul ristorno dei premi pagati in eccesso, prevedono ristorni solo parziali, iniqui e con modalità di calcolo fumose, «in modo tale che nessuno più si accorgerà delle devianze. Quella sul sedicente ristorno dei premi in eccesso si tradurrà in una confisca pura e semplice delle eccedenze plurimilionarie delle riserve accumulate in Ticino, rendendo ai Ticinesi solo briciole, e per di più diluite su sei anni» (Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         esiste una strategia che coinvolga, oltre la deputazione ticinese alle Camere federali, i governi e le deputazioni di altri Cantoni che risultano analogamente penalizzati dagli assicuratori malattia e dall’Ufficio federale di sanità pubblica, per far valere le proprie ragioni?

         Se no, è intenzione del CdS elaborare una strategia al proposito?

         Il CdS ha fatto quanto in proprio potere per ottenere, nei premi 2012, la riduzione che sarebbe spettata al Cantone?

         Qual è la posizione del CdS sulle  modifiche di legge federale sul ristorno dei premi in eccesso, alla luce della decisione sui premi 2012?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Svuotare i cassetti col minimo sforzo

La sessione speciale del Consiglio nazionale su migrazione e politica d’asilo ha portato almeno una novità interessante : l’approvazione di una mozione volta a limitare il porto del burqa nei luoghi pubblici. C’entra poco con l’asilo, ma è comunque (almeno a mente di chi scrive) un passo avanti.

La maggior parte degli atti parlamentari sul tavolo, come c’era da aspettarsi, è stata respinta; compresa la mozione del sottoscritto che chiedeva di chiudere il centro di registrazione di Chiasso, o, in alternativa, di fornire al Comune i mezzi finanziari necessari per garantire la sicurezza della popolazione. Il Consiglio federale, al proposito, proponendo il respingimento dell’atto parlamentare, riconosceva l’esistenza del problema di Chiasso (ci sarebbe mancato altro) ma sottolineava pure la presunta impossibilità di trovare una soluzione a breve termine. Ma quello che serve è proprio una soluzione a breve termine, perché la “comprensione” del governo federale fa forse piacere, ma non porta nulla di concreto.

Segno distintivo della sessione straordinaria (termine pomposo che in effetti sta ad indicare un dibattito durato circa tre ore) è il ritmo vertiginoso con cui sono stati liquidati una cinquantina di atti parlamentari sui temi più disparati legati alla migrazione, dalla libera circolazione delle persone agli asilanti.

E’ emerso in modo chiaro che la parte “buonista” del Nazionale non ha la consapevolezza di quello che accade sul territorio: né in materia di asilo, né di libera circolazione delle persone. C’è chi è arrivato al punto di negare l’esistenza di un problema legato all’arrivo massiccio di richiedenti l’asilo magrebini, pressoché tutti uomini giovani che, come ebbe a dichiarare lo stesso ex capo dell’Ufficio federale della migrazione Alard DuBois-Reymond, per il 99% non sono rifugiati.

Tuttavia, dalla sarabanda di interventi è emerso altresì che nei Cantoni di frontiera della Svizzera interna comincia a suonare qualche campanello d’allarme, sia in materia di mercato del lavoro che di criminalità transfrontaliera.

Per rimanere in tema d’asilo, è interessante rilevare che il settore costa  700 milioni di Fr all’anno: poco meno del tanto magnificato pacchett(in)o di rilancio dell’economia.

In sostanza, ben difficilmente la sessione straordinaria lascerà il segno, anche perché questo modo di evadere gli atti parlamentari, che prevede una votazione in plenum senza prima una discussione commissionale, non permette alcun approfondimento degli argomenti; è piuttosto un escamotage per svuotare i cassetti col minimo sforzo.

Ma non per questo bisogna lasciarsi scoraggiare: i problemi legati alla migrazione sono gravi ed urgenti. Forse comincia ad aprirsi qualche breccia. Occorre continuare ad insistere. Il lavoro da fare non manca.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

Zero interessi di mora sugli acconti d’imposta

Mozione Quadri/Gobbi/Passalia al Consiglio di Stato

 

Storicamente ed in qualsiasi ambito, gli interessi rimunerativi sui pagamenti anticipati (vedi imposte, contributi AVS ecc) sono sensibilmente inferiori agli interessi di ritardo.

Gli interessi attualmente pagati dalle banche sui capitali depositati, ai minimi storici, potrebbero/dovrebbero costituire uno spunto per invogliare i contribuenti al pagamento anticipato, con interessi più appetibili.

Ma soprattutto, come richiesto anche dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino, i tassi d’interesse di mora, fissati annualmente dal CdS tramite apposito decreto (Decreto esecutivo concernente la riscossione e i tassi d’interesse delle imposte cantonali valevole per il 2011, del 21 dicembre 2010) andrebbero rivisti in funzione di un necessario sostegno all’economia: un tasso zero lascerebbe infatti un benvenuto, per quanto modesto, margine di liquidità alle aziende, comportando d’altro canto mancate entrate minime per l’ente pubblico.

Al proposito va rilevato che il tasso d’interesse in questione nel corso degli anni è progressivamente calato. Fino al 1998 era del 5%, è stato del 3% dal 2003 al 2010 e per il 2011 è stato ridotto al 2.5%.

La situazione suggerirebbe tuttavia al CdS di avere il coraggio di fissare per il 2011 il tasso zero, modificando il citato decreto.

Con la seguente mozione si chiede pertanto al lod. CdS

* Di modificare il Decreto esecutivo concernente la riscossione e i tassi d’interesse delle imposte cantonali valevole per il 2011 fissando a zero, invece che al 2.5%, l’interesse di mora sugli acconti d’imposta non pagati entro i 30 giorni stabiliti.

Lorenzo Quadri

Rinaldo Gobbi

Marco Pasalia

Premi di cassa malati: fregati ancora una volta!

Interrogazione al Consiglio federale


La decisione odierna, da parte dell’Ufficio federale della sanità, che accorda al Ticino una diminuzione dei premi di cassa malati per l’anno 2012 di appena l’1%, è chiaramente inaccettabile per il Ticino, che aveva il diritto ad una diminuzione media del 10.3%.

Il fatto poi che un’analoga riduzione sia prevista per il Canton Berna, conferma ulteriormente l’insostenibilità della decisione resa nota oggi.

Se infatti si fosse andati nella direzione del doveroso – e da anni invocato – riequilibrio delle riserve, il Canton Berna si sarebbe trovato confrontato con un aumento importante, vale a dire a due cifre.

E’ evidente quindi che l’Ufficio federale della sanità continua a non svolgere adeguatamente il proprio ruolo e a discriminare, con piena conoscenza dell’ingiustizia, la popolazione ticinese con premi di cassa malati esagerati; premi che non tengono conto né della necessità di riequilibrare le riserve nei vari Cantoni e neppure dell’alleggerimento, di ca 85 milioni di Fr all’anno, di cui beneficiano gli assicuratori malattia in Ticino a seguito del nuovo sistema di finanziamento delle cure ospedaliere.

Chiedo pertanto al lod. Consiglio federale:

       Quando finirà la penalizzazione del Ticino in materia di premi di cassa malati?

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

CN Lega dei Ticinesi