Limitare la libertà di movimento degli asilanti

Interrogazione al Consiglio federale

I problemi causati dall’arrivo massiccio a Chiasso di clandestini magrebini sbarcati a Lampedusa sono ormai sotto gli occhi di tutti.

 

Questi migranti, come ebbe a dichiarare lo stesso ex capo dell’Ufficio federale della migrazione Alard DuBois-Reymond, non sono dei rifugiati in quanto non fuggono da alcuna persecuzione politica. Sono quindi dei finti asilanti, troppo spesso dediti a comportamenti delinquenziali e/o incivili.

 

A Lampedusa i clandestini magrebini hanno dato fuoco al centro asilanti, scontrandosi con la popolazione e le forze dell’ordine.

Il sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis, ha al proposito dichiarato che il nuovo regime tunisino si starebbe «liberando di tutti gli avanzi di galera mandandoli a Lampedusa», dove gli scenari sono di guerriglia.

 

Se Chiasso dunque non è (ancora) diventata come Lampedusa, è solo per una questione di quantità dei sedicenti rifugiati che vi si trovano; non di qualità di questi ultimi.

 

Particolarmente foriero di conseguenze negative è il fatto che i richiedenti l’asilo alloggiati nel centro chiassese godano di ampia libertà di movimento, di cui troppo spesso viene fatto cattivo uso: si è infatti instaurato anche un flusso di asilanti ospiti del centro di registrazione di Chiasso che si recano in treno a Lugano per spacciare droga.

 

Chiedo al lod. Consiglio federale:

 

          viste le conseguenze negative ed il cattivo uso che i richiedenti l’asilo fanno dell’ampia libertà di movimento di cui godono presso il centro di registrazione di Chiasso, premettendo che a mente di chi scrive non ci sono alternative alla rimozione del citato centro, è intenzione del CF varare regolamenti che limitino la libertà di movimento degli asilanti ospiti del centro di Chiasso?

 

Lorenzo Quadri

CN Lega dei Ticinesi

Frontalieri e ristorni: la chiesa al centro del villaggio

Interrogazione al Consiglio federale

Il Municipio di Lugano ha commissionato al prof Marco Bernasconi ed alla docente SUPSI Donatella Ferrari uno studi, consegnato anche al CF, sullo scambio di informazioni fiscali nel contesto delle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni e sulla misura del ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri.

 

Dallo studio emerge tra l’altro in modo chiaro che:

 

          I ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sono stabiliti per i frontalieri che rientrano quotidianamente al proprio domicilio ciò che,  a seguito dell’entrata in vigore dell’ALC, riguarda solo una parte, ancora da definire, dei frontalieri attivi su territorio ticinese;

          L’entrata in vigore dell’ALC avrebbe pertanto imposto una rinegoziazione dell’accordo sui ristorni;

          L’alto tasso di ristorno è stato stabilito quale contropartita all’Italia in cambio del riconoscimento, da parte di quest’ultima, del segreto bancario elvetico: questo riconoscimento non è manifestamente più dato;

          Oggi l’Italia dalla Svizzera sembra pretendere addirittura lo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei propri concittadini, non accontentandosi più dello scambio su richiesta in base agli standard OCSE; ciò in contraddizione con le più recenti convenzioni siglate dall’Italia medesima con Singapore, Panama, Malta e Cipro, in cui si esclude lo scambio automatico;

          Poiché la stragrande maggioranza dei frontalieri italiani lavora in Ticino, ne discende che il prezzo della tutela della piazza finanziaria nazionale è stato scaricato in massima parte su questo Cantone, e ciò da quasi 4 decenni;

 

 

Si chiede pertanto al lod. CF:

 

          Il CF è consapevole dello stretto nesso esistente tra lo scambio di informazioni fiscali con l’Italia e il tasso di ristorno dei frontalieri?

          Il CF intende usare l’alto tasso dei ristorni dei frontalieri nelle trattative con l’Italia sulla doppia imposizione quale contropartita per spingere l’Italia ad accondiscendere allo scambio di informazioni su richiesta?

          Nel caso il mantenimento, oggettivamente ingiustificato in regime di libera circolazione delle persone, del tasso di ristorno del 38.8% ( o comunque di un tasso eccessivo), permettesse di concludere con l’Italia un accordo sulla doppia imposizione che escluda lo scambio automatico di informazioni e che tuteli gli interessi della Svizzera,  il CF è consapevole – contrariamente al Consiglio degli Stati, che ha dimostrato il contrario nei giorni scorsi, riscuotendo, ciononostante, l’incomprensibile “soddisfazione” di alcuni commentatori e parlamentari ticinesi – della necessità di indennizzare il Ticino, proponendo la necessaria base legale?

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

 

 

 

 

 

Casinò ticinesi inguaiati da Berna

Domanda al Consiglio federale


 

Il 1° gennaio 2010 il Consiglio federale ha modificato – pare tramite un semplice esibito – l’ordinanza sulle case da gioco (OCG), aumentando l’imposizione sui casinò.

Prima di tale modifica l’OCG prevedeva un’aliquota di base del 40 % per l’imposta riscossa sul prodotto lordo dei giochi dei casinò (PLG). Tale imposta era riscossa fino a un PLG di 20 milioni di franchi per i casinò di tipo A e di 10 milioni di franchi per i casinò di tipo B. Oltre tale soglia, l’aliquota di base aumentava dello 0,5 % per ogni ulteriore milione di franchi di PLG, fino a raggiungere un’aliquota massima dell’80 %.  Attualmente per i casinò A si è abbassata da 20 a 10 milioni di franchi la soglia dalla quale inizia a progredire l’aliquota fiscale pesando in modo importante sui bilanci aziendali prima di imputare i costi operativi.

Il Consiglio federale è consapevole che con la citata modifica dell’Ordinanza sulle case da gioco, viene vanificato il principio sancito dall’art 41 della legge federale sulle case da gioco, in base al quale il prelievo fiscale gravante sui casinò deve permettere a questi ultimi di ricavare un rendimento adeguato dal capitale investito, e che la modifica sta mettendo in grave difficoltà in particolare le case da gioco ticinesi, già pesantemente penalizzate dal cambio euro/franco?

Lorenzo Quadri

CN Lega dei Ticinesi

 

Ristorni dei frontalieri: nessun motivo di soddisfazione!

 

La decisione del Consiglio degli Stati sull’iniziativa cantonale ticinese sui ristorni dei frontalieri, non dà alcun motivo di soddisfazione, contrariamente a quanto asserito da alcuni commentatori.

Infatti:

       la decisione di riavviare i negoziati con l’Italia (per i quali, vista l’attuale situazione economica e politica italiana, non c’è peraltro alcuna fretta, anzi), era già stata presa dal Consiglio federale, quindi la decisione del Consiglio degli Stati non aggiunge, da questo punto di vista, niente di nuovo;

       non può chiaramente essere accettata  la decisione della Camera alta di respingere la richiesta del Ticino di ottenere dalla Confederazione una compensazione per l’eventuale persistere di tassi di ristorno sproporzionati a vantaggio dell’Italia (38,8%, contro il 12,5% concesso all’Austria), tassi decisi nell’interesse generale del segreto bancario elvetico ma fatti gravare sul nostro Cantone che paga per tutti;

       la mancanza di reciprocità (l’Italia non ristorna nulla per i pochi “frontalieri al contrario”) è nota da 37 anni ed è un problema che, tranne alcune eccezioni, è irrilevante all’atto pratico: non è certo stata la mancanza di reciprocità a spingere il Canton Ticino ha bloccare il riversamento del 50% dei ristorni.

       In conclusione dunque la principale e legittima richiesta del nostro Cantone è stata rifiutata dal Consiglio degli Stati: una situazione che, ovviamente non può dare adito a soddisfazione di sorta, anzi..

 

Si spera dunque che il Consiglio nazionale si mostrerà più sensibile alle legittime richieste del Ticino che di fatto si trova inaccettabilmente discriminato.

 

Lorenzo Quadri

CN Lega dei Ticinesi

 

Leuthard: Njet ingiustificato!

Comunicato stampa

 

Finanziamento volo Lugano-Berna: “njet” di Doris Leuthard improvvido, ingiustificato e lesivo delle prerogative parlamentari

 

Nei giorni scorsi il Municipio di Lugano ha ricevuto lo scritto della Consigliera federale Leuthard in cui si afferma che il volo Lugano-Berna non sarà sostenuto finanziariamente dalla Confederazione.

 

Una posizione incomprensibile ed illogica. Nel 2007 infatti l’autorità federale aveva riconosciuto l’interesse pubblico del collegamento, per il quale era stato concordato un sussidio globale tra Cantone, Confederazione e Città di Lugano, di 1.3 milioni di Fr.

Tuttavia il sussidio non potè venire erogato, in quanto non si trovò una compagnia disposta a coprire la tratta in questione.

 

Adesso la compagnia ci sarebbe: la SkyWork Airlines, basata a Berna, intenzionata a riprendere il collegamento dall’estate 2012.

Ma la ministra dei trasporti Leuthard, con un vistoso voltafaccia, non intende più mettere a disposizione i finanziamenti federali che sarebbero invece stati accordati nel 2007.

 

Tale posizione non può essere accettata.

Infatti:

       il collegamento aereo su Berna è oggi, non solo per Lugano ma per il Ticino, ancora più importante che nel 2007: oggi infatti la Confederazione è intenzionata a chiudere il tunnel autostradale per tre anni, uno scenario che nel 2007 non era noto. Inoltre il proseguimento a sud di AlpTransit, causa la molto probabile inadempienza italiana, si fa sempre più improbabile. Il rischio per il Ticino di rimanere “tagliato fuori” dalla Confederazione è molto concreto. Se l’interesse pubblico era dato nel 2007, a maggior ragione lo è nel 2011.

 

       presso le Camere federali sono tutt’ora pendenti tre atti parlamentari a sostegno del finanziamento della tratta Lugano-Berna: un postulato agli Stati (Lombardi), un altro al Nazionale (Abate) e un’interrogazione al Nazionale (Quadri). Questi atti parlamentari non sono ancora stati evasi (il primo a venire trattato sarà il postulato agli Stati, in agenda il prossimo 29 settembre). E’ quindi improvvido che la Consigliera federale abbia preso una posizione negativa sul finanziamento federale della tratta aerea in oggetto ancora prima di attendere il responso delle Camere, che potrebbe anche andare nella direzione opposta.

 

L’ennesimo “njet” federale a legittime e motivate richieste del Ticino è dunque improvvido, ingiustificato e lesivo delle prerogative del parlamento; e pertanto inaccettabile.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale e municipale di Lugano

 

Pompaggio in Val d’Ambra: a chi giova?

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

Nei giorni scorsi AET ha rilanciato, con l’appoggio del Consiglio di Stato, il progetto di realizzazione di una stazione di pompaggio in Val d’Ambra.

 

Questo genere di operazioni pone seri problemi dal punto di vista naturalistico, in particolare della fauna ittica.

Inoltre anche la produttività dell’impianto è assai dubbia, poiché gli impianti di pompaggio/turbinaggio consumano più energia di quella che producono.  Per il caso dell’impianto della Val D’Ambra, ciò emerge anche dalla risposta del CdS all’interrogazione 286.09 del deputato Fiorenzo Dadò.

 

Va inoltre rilevato che la crisi economica ha  fatto diminuire il consumo energetico diminuendo i picchi di forte richiesta.

 

Inoltre nel messaggio  6562 (Approvazione del Piano di utilizzazione cantonale per gli impianti idroelettrici AET in Val d’Ambra (comprensivo dell’esame dell’impatto ambientale), coordinata con l’autorizzazione al dissodamento) il CdS risponde all’obiezione di  non essersi attenuto alle norme di legge cantonali e federali per aver inserito il progetto in questione nell’apposita scheda di piano direttore senza aver proceduto alla consultazione in questi termini (pag 21): “Nell’autunno 2009 il PUC è stato sottoposto alla procedura di informazione e partecipazione all’indirizzo di qualsiasi cittadino. Dal momento in cui questa è avvenuta nell’ambito dell’allestimento del PUC, si è rinunciato a riproporla nell’ambito del PD. La maturazione del progetto, avvenuta nell’ambito della procedura PUC, ha così permesso di inserire la misura nella scheda V3 del PD quale dato acquisito” .

 

Al proposito si rileva però un’incongruenza di date.

Infatti il Consiglio di Stato ha sì proceduto alla consultazione (autunno 2009, appunto), il PD però l’ha modificato prima (20 maggio 2009, come emerge dalla scheda di Piano direttore).

 

In sostanza, prima si decide e in seguito (!) si fa la consultazione per poi dire di aver deciso sulla base di quest’ultima.

La censura del mancato ossequio della legge federale sulla pianificazione del territorio, nonché della legge d’applicazione cantonale, pertanto, rimane.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

      Qual è il bilancio energetico della prevista stazione di pompaggio/turbinaggio in Val d’Ambra? Il CdS conferma che è più l’elettricità consumata che quella prodotta?

      Quali sono i costi complessivi del progetto?

      In considerazione dell’influenza della crisi economica sul consumo energetico, e delle controindicazioni naturalistiche, il progetto Val d’Ambra è opportuno?

      Il CdS conferma che la consultazione è stata fatta dopo la modifica del PD e non prima, contrariamente ai disposti di legge?

      Come giustifica il CdS questo modo di procedere?

 

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Rimpatriare l’oro della BNS!

Interrogazione al Consiglio federale

Rispondendo ad una domanda presentata il 4 ottobre 2004 sull’ubicazione delle riserve auree della BNS presentata dal CN Paul Günter il Consiglio federale spiegava che detta ubicazione non è conosciuta nemmeno al Governo, indicando che le riserve sono conservate per la maggior parte in Svizzera, mentre il rimanente è depositato all’estero in Paesi ad alta stabilità politica ed economica; l’ubicazione all’estero viene verificata periodicamente.

Resta il problema a sapere quali Stati possono essere ritenuti attualmente ad alta stabilità politica ed economica.

Molti Paesi UE non rispondono più ai citati criteri, e nemmeno gli Stati Uniti, essendo questi ultimi a rischio di fallimento.

C’è quindi da chiedersi se non sarebbe opportuno, proprio in considerazione dell’attuale situazione internazionale, peraltro destinata a durare, che la totalità dell’oro BNS venisse rimpatriata conservata in Svizzera (ovviamente nel rispetto delle necessarie modalità di segretezza invocate dal CF nella risposta alla domanda Günter).

Chiedo pertanto al lod. Consiglio federale:

       Attualmente parte delle riserve auree della BNS si trovano negli Stati Uniti (a Fort Knox)?

       Non ritiene il CF, vista l’attuale situazione internazionale, opportuno un rientro della totalità delle riserve auree della BNS in Svizzera?

Lorenzo Quadri

Lega dei Ticinesi

Chiasso, ancora asilanti delinquenti

Interrogazione al Consiglio di Stato

Proseguono a Chiasso gli atti delinquenziali aventi per protagonisti dei sedicenti rifugiati magrebini.

 

Venerdì sera presso il centro della protezione civile di via Chiesa c’è stata una rissa tra asilanti con quattro feriti.

A quanto risulta gli asilanti si sono feriti con delle lamette e hanno anche dato fuoco a delle coperte.

Naturalmente l’accaduto ha reso necessario l’intervento delle pattuglie di polizia comunali (di Chiasso e Mendrisio) e cantonale, oltre che dei sanitari, con costi a carico del contribuente.

 

Ciò che indigna maggiormente è che i protagonisti dell’ennesimo episodio di violenza erano giunti a Chiasso da pochi giorni. Eppure, nella loro brevissima permanenza, erano già riusciti a mettere a segno una lunga serie di reati: molestie, furti, scippi, atti vandalici, introducendosi anche nell’atrio delle scuole commerciali per scippare la borsetta ad un’insegnante.

Tutto questo a dimostrazione della “qualità” delle persone che vengono attribuite al centro asilanti di Chiasso, sito non già in una zona discosta ma in pieno centro città, a diretto contatto con gli abitanti e con le attività economiche commerciali.

Una presenza che sta vanificando gli sforzi di rilancio fatti dalla cittadina di confine.

 

Del resto già nei mesi scorsi il direttore, nel frattempo silurato, dell’Ufficio federale della migrazione aveva dichiarato che il 99% dei clandestini magrebini che giungono in Svizzera non sono affatto dei profughi, ma dei rifugiati economici; e come tali non hanno alcun diritto allo statuto di rifugiato da loro preteso.

Va rilevato che gli asilanti delinquenti oggetto del presente atto parlamentare si trovavano al centro della protezione civile di via Chiesa in quanto il centro di registrazione è al completo a causa di un trasferimento di “ospiti” dalla struttura di Kreuzlingen, dove sono in corso dei lavori.

 

Va pure rilevato che il Municipio di Chiasso ha chiesto la chiusura ed il trasferimento del centro asilanti, data la situazione insostenibile che questa presenza crea alla città, in una zona discosta, richiesta poi corroborata da un atto parlamentare al Consiglio federale (presentato da chi scrive).

 

Tuttavia sembra accadere l’esatto contrario di quanto richiesto e necessario: a seguito di non meglio precisati lavori in altri centri, aumenta il numero di asilanti dirottati su Chiasso.

E, senza alcun riguardo per la situazione particolare della struttura chiassese, collocata come detto all’interno di un contesto di centro cittadino, vi vengono trasferiti non già dei richiedenti l’asilo a “basso rischio”, bensì dei delinquenti: come i quattro protagonisti della rissa di venerdì.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Il CdS appoggia le richieste alla Confederazione di spostare il centro asilanti di Chiasso in una zona discosta?

       Come valuta il CdS la circostanza che, malgrado le esplicite richieste di chiusura dell’attuale centro presentate alla Confederazione, nella struttura vengano dirottate altre persone in arrivo da altri centri dove sarebbero in corso lavori? E’ accettabile che il centro di Chiasso, malgrado la sua ubicazione particolarmente problematica, debba sobbarcarsi anche asilanti attribuiti altrove?

       E’ accettabile che, in dispregio della particolarità del centro di Chiasso, situato in un contesto cittadino e a diretto contatto con la popolazione e le attività economiche e commerciali, vi vengano inviati non già richiedenti l’asilo a “basso rischio”, bensì dei delinquenti? E’ intenzione del CdS prendere posizione al proposito nei confronti dell’autorità federale?

       Visto il cumularsi di esperienze negative, è intenzione del CdS emanare delle misure di polizia a limitazione della libertà di movimento degli asilanti “ospiti” dei centri?

       Qual è il costo complessivo dell’intervento (polizia, sanitari, ecc) in occasione della rissa di venerdì sera? I sedicenti rifugiati protagonisti dell’increscioso episodio verranno allontanati dal suolo elvetico?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

Modelli Rubik e modelli Xerox

 

Il Consiglio federale annuncia la rinegoziazione dell’accordo sui ristorni dei frontalieri, datato 1974, e il PPD ticinese cade in preda ad un nuovo attacco di “sindrome xerox” (dalla nota marca di fotocopiatrici).

Il PPD infatti salta sul carro, sempre che di carro si tratti e non di carriola, ricordando la propria iniziativa cantonale che chiedeva alla Confederazione di aprire le trattative con l’Italia per rinegoziare il tasso di ristorno del 38.8%. Un tasso spropositatamente alto che era stato stabilito, lo abbiamo ripetuto più volte, quale contropartita per l’accettazione del segreto bancario. Il fisco italico non ottiene informazioni sui conti dei propri cittadini in banche svizzere, ma in compenso si porta a casa il succoso bottino dei ristorni. Poiché il rispetto italiano del nostro segreto bancario non è più dato ormai da anni, i ristorni al 38.8% vengono pagati per niente, e non hanno più ragione di esistere.

Solo che, ma tu guarda i casi della vita, a sollevare per prima il problema dei ristorni dei frontalieri è stata la Lega nel lontano 2007 tramite un’interrogazione parlamentare del sottoscritto, e non certo il PPD. Anzi, per i partiti storici, PPD compreso, le iniziative leghiste sulla revisione dei ristorni e sul blocco dei medesimi altro non erano che biechi populismi, assolutamente impraticabili. Un po’ come le dogane sorvegliate 24 ore al giorno, altra richiesta leghista poi fotocopiata dal PPD. Poi, con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali, ecco che in casa dei partiti storici si sono messe in moto le “xerox”.

Questo tanto per rimettere la Chiesa al centro del villaggio e per chiarire di chi è la paternità di iniziative su cui tutti poi, a posteriori, tentano più o meno maldestramente di apporre la propria etichetta. Naturalmente dopo averle bollate di “populiste”.

Attenzione: un eventuale accordo sui ristorni non ha nulla a che vedere col problema del numero dei frontalieri in Ticino. Numero che per la Lega deve scendere ad al massimo 35mila, contro i 52 mila attuali!

 

Uovo di Colombo o pia illusione?

Vista la stretta connessione tra ristorni e riconoscimento del segreto bancario, è chiaro che i due temi vanno affrontati di pari passo. In campo di segreto bancario, negli ultimi tempi sia la piazza finanziaria che i politici esultano per gli accordi conclusi con la Germania e per il modello Rubik, ossia prelievo una tantum per regolarizzare il passato e imposizione alla fonte per il futuro.

Secondo chi conosce bene la materia, tuttavia, gli accordi con Berlino sono di una complicazione inaudita, e  contengono punti non chiari. Ad esempio sulla retroattività del trattato  e sui destinatari della comunicazione sulla sanatoria (vedi al proposito il Mattino del 21 agosto, a pag 26): interrogativi che rimangono irrisolti.

C’è poi da chiedersi se il modello Rubik si rivelerà davvero vincente. Esso comporta infatti dei rischi importanti. Se il prezzo della sanatoria è troppo alto, il titolare del conti semplicemente non “sana”: ritira i suoi soldi dalla banca svizzera e li porta a Singapore o ad Hong Kong. Se il prezzo è basso, il titolare paga; ma poi chi glielo fa fare di non riportarsi i soldi “sbiancati” a casa?

Solo il tempo e l’applicazione pratica ci sapranno dire se davvero il modello Rubik rappresenta l’uovo di colombo, cosa di cui sembrano essere convinti, magari peccando d’ingenuità, ambienti politici e finanziari, o se invece l’esercizio si sarà rivelato una pia illusione.

Lorenzo Quadri

Più Lega a Berna!

 

Il nostro Cantone si trova in una situazione anomala. La popolazione è contraria alla libera circolazione delle persone che tanti danni ha arrecato al nostro mercato del lavoro e alla nostra sicurezza. La popolazione è contraria all’Ue. La popolazione è favorevole all’espulsione dei delinquenti stranieri.

 

La maggioranza dei membri della Deputazione ticinese alle Camere federali, invece, alla prima occasione vota contro la volontà dei Ticinesi.

 

E’ normale che i Ticinesi debbano sentirsi dire, da chi li dovrebbe rappresentare, che “non capiscono”, che “hanno paura”, che sono preda di presunti “populisti”, che sono “chiusi” e “xenofobi”? Io penso proprio di no!

 

Siedo in Consiglio nazionale da pochi mesi. Spero, in ottobre, con il vostro sostegno, di poter continuare il lavoro (appena) iniziato: il nostro Cantone ha bisogno di deputati a Berna che si facciano portavoce delle sue preoccupazioni, delle sue richieste e delle sue aspirazioni.

 

Dall’invasione di frontalieri, padroncini e distaccati alla criminalità d’importazione; dai furti delle casse malati alla chiusura del Gottardo; dagli inopinati tagli al sociale alla dilapidazione di miliardi di Fr della BNS (quindi dei cittadini elvetici) nel vano tentativo di puntellare un euro allo sfascio: i temi “caldi” del Ticino necessitano di “ambasciatori” convinti e senza peli sulla lingua.

 

Chi mi conosce sa che non scaldo il cadreghino… e che non siedo in consigli d’amministrazione!

 

Chiedo quindi il vostro sostegno per poter continuare a rappresentare il Ticino a Berna… e anche per aumentare il numero dei leghisti sotto le cupole federali!

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi