Intervento per la premiazione del miglior sportivo ticinese

Tra i compiti che credo essenziali per un politico c’é quello di favorire la pratica dello sport.

Nella nostra società lo sport rappresenta un elemento imprescindibile per l’educazione e la formazione dei giovani: di fatto la pratica sportiva sia a livello agonistico che amatoriale produce uno spirito di aggregazione, di unità e argomenti di discussione la cui importanza nella società contemporanea, assume un grande significato.

Impegnarsi in uno sport significa entrare in relazione con l’altro in una dimensione che è basata su valori di lealtà, abnegazione, disciplina e disponibilità verso gli altri.

Non solo, insegna anche a non lasciarsi sopraffare dallo sconforto di fronte ad un insuccesso e a saper resistere alla fatica e alla frustrazione, situazioni che tutti, prima o poi e in diversi ambiti, sperimentano nel corso della loro esistenza.

Lo sport è quindi  una metafora della vita sociale e si può a ragione definire una palestra di vita in quanto la sua pratica concorre in modo importante alla formazione del cittadino.

Dietro al gesto sportivo, nonostante le costruzioni pubblicitarie, scientifiche e tecnologiche, nonostante il perseguimento di nuove tecniche e metodi per abbattere limiti che solo qualche anno fa sembravano impossibili da abbattere, sta ancora l’uomo: non l’”uomo macchina”, ma l’uomo che è un connubio di forza e fragilità.

 Lo sport racchiude in sé questi aspetti, li esprime entrambi nella ricerca del gesto sportivo, del grande risultato ma anche nell’esultanza di ogni praticante sportivo che gioisce per aver fatto oggi meglio di ieri.

Allo sport si legano non solo imprese memorabili ma anche le nostre emozioni e i nostri ricordi.

Infatti le gesta dei grandi atleti, di ieri e di oggi, appartengono immancabilmente alla nostra vita sociale.

È pur vero che le grandi performance mondiali ci avvincono e che lo spettacolo dello sport d’élite appassiona il grande pubblico. Dobbiamo però anche appassionarci nel vedere in Città campi da gioco, piste, piscine strade e sentieri di montagna frequentate da tanti sportivi, da cittadini che praticano sport per trarne piacere e beneficio.

 La Città di Lugano è stata una delle prime città della Svizzera a dotarsi di un Dicastero dello Sport (1981) per favorire il più ampio utilizzo delle infrastrutture sportive da parte della popolazione, per garantire i necessari investimenti e una pianificazione attenta delle infrastrutture sportive.

 

 Il premio attribuito al miglior sportivo ticinese del 2011 è un importante riconoscimento che non solo premia e festeggia l’atleta ticinese che si è maggiormente distinto quest’anno per i brillanti risultati conseguiti e per le sue gesta sportive, ma  vuole anche essere un modo per esprimergli  un sincero grazie da parte di tutta la collettività per il suo impegno, per dimostrargli il nostro sostegno ai suoi sforzi e affermare la nostra gratitudine per i momenti  e le emozioni di cui siamo stati e saremo, grazie a lui, partecipi.

Desidero infine ringraziare tutti gli intervenuti e gli organizzatori che hanno lavorato con passione per la riuscita dell’evento.

 

Lorenzo Quadri

 

Camere federali: inizia un nuovo quadriennio

Domani si insedierà la Deputazione ticinese alle Camere federali, ed inizierà una nuova legislatura.

Le modalità d’elezione della Deputazione ticinese, ampiamente rinnovata (la metà dei deputati sono delle “matricole”) sono state a dir poco bislacche, con il sorteggio e il ri-sorteggio al fotofinish in casa PPD che ha scombinato le carte in tavola. E si può facilmente immaginare l’amarezza di chi aveva già in mano il biglietto per Berna e se l’è visto levare da un giorno all’altro. La politica riserva anche questo genere di sorprese.

Dopo una campagna elettorale che è parsa ancora una volta eccessivamente lunga (forse perché non si erano smaltiti i postumi di quella per le elezioni cantonali) adesso è giunto per la Deputazione ticinese alle Camere federali, il momento di mettersi a lavorare. E sul da farsi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Il primo tema sul tappeto riguarda indubbiamente l’occupazione. In Ticino il problema si sta facendo sempre più serio, senza alcuna prospettiva di miglioramento, anzi.

I posti di lavoro diminuiscono. Perché la piazza finanziaria licenzia o, se va bene, non assume. Aumentano invece i frontalieri ed i padroncini, ed aumentano soprattutto negli uffici. Oltreconfine ci sono frotte di laureati disoccupati pronti a venire a lavorare in Ticino per 2000 Fr mensili a tempo pieno.

E’ quindi ovvio che non si può in nessun caso continuare a rilasciare permessi per frontalieri senza limitazioni. Il numero di frontalieri va contingentato. Finché, in un determinato settore economico, il tasso di disoccupazione (tra i residenti) non scende sotto una data percentuale, in quel settore non si rilasciano permessi per frontalieri.

Basti pensare che nel 1998 i frontalieri in Ticino erano la metà di quelli attuali. E dal 1998 nel nostro Cantone non sono di sicuro raddoppiati i posti di lavoro.

C’è poi la questione dei controlli doganali che vanno rinforzati dato il sempre più frequente fenomeno di delinquenza transfrontaliera. A Milano nei prossimi mesi vorrebbero smantellare i campi Rom. Le conseguenze le possiamo facilmente immaginare.

Altra emergenza: sventare la chiusura del tunnel autostradale del San Gottardo. Metterlo fuori servizio per tre anni avrebbe conseguenze catastrofiche sull’economia e sull’occupazione ticinese. Le soluzioni proposte da Berna sono dei bidoni. Per caricare auto e camion sulle navette ferroviarie ad Airolo, le code arriveranno a Chiasso. Senza contare che l’operazione rende necessaria la devastazione di Airolo con nuovi ponti e rampe di cemento armato. Se è questo il mondo con cui gli aderenti all’Iniziativa delle Alpi tutelano le alpi…

Ancora in ballo, poi, l’annosa vicenda dei rustici: è infatti evidente che i legulei bernesi nei confronti del Ticino applicano degli standard ben diversi rispetto a quelli adottati nei confronti di altri Cantoni. Evidentemente qualcuno considera ancora il Ticino non già una repubblica, ma un baliaggio.

E, naturalmente, rimane insoluta la diatriba dei premi di cassa malati, i cui contorni sono ormai grotteschi: per il 2012, invece di una diminuzione dei premi del 10.3%, molti ticinesi non si sono nemmeno trovati lo sconto medio (ridicolo) dello 0.9%; al contrario, dovranno fronteggiare un aumento.

Per i parlamentari ticinesi a Berna si tratterà poi, molto prosaicamente, di imparare a conoscere i colleghi deputati degli altri Cantoni; di capire chi sono i funzionari di riferimento per cosa; di imparare a muoversi nei labirintici corridori dell’amministrazione federale la quale, quanto a burocratizzazione, ha ben poco da invidiare a Roma.

Insomma il lavoro per la nuova Deputazione di sicuro non manca.

Lorenzo Quadri

 

Socialità e tagli a danno degli anziani

Tra le varie sorprese contenute nel pacco regalo (o pacco e basta, fate voi…) del preventivo cantonale 2012 ce ne sono un paio che lasciano davvero perplessi non per le cifre in ballo, ma per le persone che si vanno a colpire. E’ saggio suscitare risentimento e rifiuto generalizzato per misure del valore di pochi milioni?

Fatto sta che la categoria degli anziani e degli invalidi a beneficio della prestazione complementare, risulta presa di mira a due riprese.

Una prima volta con il taglio dello spillatico, il secondo in pochi anni. Col risultato che l’argent de poche degli anziani ospiti in casa anziani, che fino al 2005 era di 300 Fr mensili, scenderebbe nel 2012 sotto i 100. La “paghetta” degli anziani e degli invalidi in istituto nel giro di 7 anni risulterebbe dunque ridotta a meno di un terzo.  Se a subire un simile trattamento fosse stato lo spillatico degli asilanti, non osiamo immaginare le insurrezioni “politically correct” cui la misura avrebbe dato adito. Invece, evidentemente, quando si tratta di anziani ospiti in istituto si può “osare”: anche con decurtazioni che mettono a rischio il caffè offerto ai parenti in visita, il regalo di Natale per i nipotini, il nuovo paio di scarpe.

Il poco decoroso risparmio era già nell’aria nei mesi precedenti la consegna del preventivo 2012. Al proposito, in Gran Consiglio il direttore del DSS Paolo Beltraminelli, sollecitato sul tema, si espresse in questi termini: «Se proporremo quel taglio, vuol dire che stiamo proprio raschiando il fondo del barile».

Non solo si raschia il fondo del barile, ma si comincia pure a scavare nel terreno sottostante, se si pensa che alla mutilazione dello spillatico si vuole affiancare pure una seconda misura che va a colpire gli anziani e gli invalidi con PC. Con il 2012 si vorrebbe ridurre il rimborso del premio di cassa malati, che ora copre il premio effettivamente pagato, alla copertura del premio medio. L’eventuale differenza rimane a carico del diretto interessato.

Cosa dovrebbe fare dunque chi non vuole doverci mettere dei soldi di tasca propria? Cercarsi una cassa malati meno cara. Più facile a dirsi che a farsi.

In effetti ci si aspetta che l’anziano beneficiario della PC, magari novantenne e non troppo in forma, lasci la cassa malati “nota” per andarsene a trovare un’altra: magari consultando i premi in internet?

A lasciare a bocca aperta è la tempistica entro la quale il Consiglio di Stato pretenderebbe che si svolgesse l’operazione. Il comunicato stampa ufficiale che annuncia urbis et orbis il “regalo natalizio” è datato 18 novembre. Per cambiare cassa malati l’ultimo termine scade il 30 novembre.

In altre parole ci si aspetta, e  non è uno scherzo, che il nostro novantenne, magari poco pratico di questioni burocratiche e comprensibilmente in difficoltà nell’affrontarle, cambi cassa malati non già in un anno, ma nel giro di dieci giorni! Come se non bastasse, fingendo di ignorare che gli assicuratori malattia cercano di scoraggiare l’affiliazione di “cattivi rischi”, come è il caso appunto di persone anziane o malate, opponendo dei rifiuti. Rifiuti che sono ingiustificati sul piano legale. Ma pretendere che il nostro novantenne si metta a cavillare, LAMal alla mano, con il funzionario istruito apposta per sbarrargli la strada, ci pare francamente eccessivo.

Circa 11mila persone hanno sottoscritto l’iniziativa popolare cantonale “Per un aiuto concreto agli anziani in difficoltà”, che vuole introdurre una modesta gratifica annua a beneficio dei pensionati meno abbienti, tra cui spiccano quelli a beneficio della Complementare. L’iniziativa è riuscita nell’estate 2010, ma ancora non è stata sottoposta al voto popolare; tuttavia, tra i cittadini, l’attesa è alta.

In ogni discorso, in ogni allocuzione ufficiale che abbia quale tema la terza età, viene ribadita ad oltranza la necessità di garantire una vecchiaia migliore a chi, oggi anziano, a costo di duro lavoro e di molti sacrifici, ha costruito la nostra società. Invece proprio queste persone che a parole si vogliono premiare, nei fatti – e nel borsello – vengono penalizzate. Qui c’è qualcosa che non funziona.

Lorenzo Quadri

Municipale di Lugano, capodicastero Istituti sociali

 

Casse malati: morosi e black list

Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS, molto critico nei confronti della proposta governativa di creare delle “liste nere” di insolventi di cassa malati

 

A partire dall’anno prossimo sono attese novità importanti sul fronte degli assicurati sospesi di cassa malati, ossia coloro che, non avendo pagato il premio (o altro) si sono visti sospendere la copertura dall’assicuratore.

Semplificando molto, in base al nuovo regime in vigore dal 1° gennaio 2012, non ci dovrebbero più essere sospesi e il Cantone si prende a carico l’85% dell’importo degli insolventi in carenza beni. L’attestato di carenza beni rimane a disposizione dell’assicuratore malattia il quale, se il moroso dovesse in futuro addivenire a miglior fortuna e pagare, dovrà versare al Cantone il 50% di quanto incassato.

Il Consiglio di Stato ha approntato un messaggio che prevede l’introduzione di una black list (un concetto che ci ricorda molto l’ex ministro Tremonti), ossia una lista in cui andrebbero inseriti coloro che non pagano “per scelta”: ossia quanti non pagano il premio anche se ne avrebbero i mezzi. Nei confronti delle persone inserite nella black list rimarrà possibile sospendere la copertura assicurativa, ma devono restare coperte le cure urgenti.

 

Grattacapi per i comuni

Un’ impostazione che sta suscitando grattacapi nei Comuni, i quali, esaminando le liste di morosi fornite dal Cantone, dovrebbero indicare, in base alla situazione patrimoniale dei singoli, chi va inserito sulla lista nera. Già a questo livello nascono i guai: non solo si tratta di lavoro burocratico in più, ma il Comune non ha poi la possibilità di sostanziare quello che afferma poiché i dati fiscali sono protetti dal segreto fiscale. Va a finire che il Comune di domicilio rischia di beccarsi querele per aver rivelato cose che non era autorizzato a rendere note.

 

Arricchimento delle casse malati

E questo è solo l’inizio delle difficoltà secondo l’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS Bruno Cereghetti, il quale è totalmente contrario alla proposta del Consiglio di Stato.

«Una proposta – spiega Cereghetti – che crea grossi problemi a vari livelli e che porta a delle incongruenze. Pensiamo al caso della persona inserita sulla cosiddetta black list. Essa si ritrova con la copertura sospesa, ma se è in carenza beni il Cantone paga comunque l’85% di quanto dovuto all’assicuratore malattia. Che incassa senza coprire le spese. Se poi un domani l’insolvente migliora la propria posizione e salda il debito nei confronti dell’assicurazione malattia, quest’ultima, dopo aver incassato l’85% del Cantone, incassa il 100% dal debitore, per un totale del 185%. Anche restituendo la metà di quanto ottenuto al Cantone, la cassa malati si trova con un arricchimento del 35%. Non sta in piedi. Inoltre una considerazione di carattere generale: il termine black list è veramente poco rispettoso per persone che in ogni caso versano in gravi difficoltà sociali. Molto più rispettoso della dignità umana delle persone toccate, e molto più appropriato in rapporto alla vera natura del fenomeno, sarebbe stato il termine “liste sociali”.».

 

Quale deterrente?

Inoltre c’è da chiedersi dove sarebbe l’effetto deterrente della sospensione gestita in questo modo. «Finché il sospeso che si ritiene non paghi “per scelta” è sano, continuerà a non pagare. Dovesse ammalarsi seriamente, bisognerà curarlo comunque perché non si può costituzionalmente fare altrimenti. L’effetto deterrente nei confronti di chi potrebbe pagare è dato semmai dal pignoramento, ma non dalla sospensione della copertura assicurativa. I Comuni riceverebbero inoltre le liste dei sospesi quando parte la procedura d’esecuzione ma, come detto, l’eventuale moroso “con disponibilità” si metterà in regola nel momento in cui si giungerà al precetto esecutivo, oppure verrà intimato il pignoramento: perché sono questi i veri deterrenti. Insomma, la così infelicemente chiamata lista nera finirà col diventare una grida spagnola. Nel frattempo, i Comuni avranno lavorato per niente, investendo per di più tempo, soldi e energie amministrative. ».

E si tratta di un lavoro non semplice. I Comuni infatti non potranno sostanziare le loro indicazioni sulle persone da inserire nella black list usando i dati fiscali in quanto questi sono protetti dal segreto fiscale. Finiranno quindi col dare delle indicazioni arbitrarie, con parametri di giudizio che potrebbero cambiare in modo importante da un Comune all’altro, violando con ciò il principio della parità di trattamento. Ed esponendosi al rischio di azioni giudiziarie da parte di chi è stato segnalato come non pagatore per scelta.

Anche per il Cantone da questo punto di vista la situazione non si presenta rosea, poiché chi reputa di essere stato sospeso ingiustamente si difenderà con ricorsi e azioni giudiziarie, cui il Cantone dovrà far fronte. «La così tristemente definita black list – spiega Cereghetti – comporterà dunque oneri e costi burocratici importanti sia per il Cantone che per i Comuni. E questo proprio oggi quando, per risparmiare, si pensa di ridurre lo spillatico negli istituti per anziani e invalidi. Un vero e proprio paradosso!Questi soldi potrebbero essere investiti più utilmente in vere misure sociali di prevenzione e di intervento diretto per incentivare al pagamento degli oneri LAMal, così come nel monitoraggio del fenomeno.Ma senza arrivare alla sospensione del diritto alle cure: una vera e propria misura inumana e ben poco civile, anticostituzionale perchè infrange il diritto fondamentale e inviolabile alle cure necessarie, e che in pratica equivale alla legge del taglione. Il tutto nel Terzo Millennio, non in certe epoche buie della storia. Di questo, di certo, c’è ben poco da andar fieri».

 

Tempi non così stretti

C’è tuttavia un problema di tempistica: la modifica di legge federale entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio; cosa succederà se per quella data il Ticino non sarà pronto? «In realtà – risponde Cereghetti – ci sono ancora alcuni mesi di margine dopo il 1° gennaio. Col 1° gennaio infatti i sospesi attuali verranno re-integrati nella copertura. Dunque, passeranno ancora mesi prima che si ponga il problema di persone diventate nuovamente morose; e questo in ragione dei procedimenti di diffida che devono precedere le misure di incasso fortato. Intanto, c’è tutto il tempo per trovare delle soluzioni più confacenti dell’infelice, sia di nome che di fatto, black list. Misure sociali e di accompagnamento, in luogo di certe derive punitive che rischiano di situarsi al di là dei limiti di civiltà».

 

 

Ciao Rodolfo

 

Rodolfo Pantani non c’è più. Se ne è andato all’improvviso, “dopo breve malattia” direbbero i necrologi, per complicazioni cardiache. Nessuno se lo sarebbe aspettato: per questo il dolore e lo sconforto sono ancora più grandi. E’ stato libero ed indisciplinato fino all’ultimo, e se ne è andato fedele a se stesso.

La politica era la sua passione e l’ha sempre vissuta con il suo spirito da “toscanaccio”. Casinista, fuori dalle righe – perfino per gli standard della Lega che non sono mai stati quelli della Camera dei Lord – ma soprattutto buono e generoso sotto la scorza burbera, Rodolfo ha dato 20 anni della sua vita al nostro Movimento, di cui è stato aderente della prima ora.

Amato dagli amici e odiato dai nemici, come tutte le personalità forti non lasciava nessuno indifferente. Con la sua energia, che pareva inesauribile, ha portato la Lega al successo a Chiasso, ha condotto infinite battaglie in Gran Consiglio e progettava di rientrare in Consiglio comunale della sua città dove era pronto a tuonare contro l’esecutivo in cui sua figlia Roberta è vicesindaco. “E chi se ne frega – rispondeva Rodolfo – io in politica non guardo in faccia a nessuno”.

Ha avuto opinioni forti, per lui non esistevano le vie di mezzo ed i bizantinismi; ha sempre messo fuori la faccia in prima persona e, quando ha commesso errori, li ha pagati fino in fondo. Col suo modo burbero a volte poteva ferire senza volerlo. Era anche capace di scusarsi, dote rara in un politico; e, dote ancora più rara, lo faceva senza imbarazzo né rancore.

Nel suo impegno non trascurava l’aspetto ludico della politica e amava organizzare con i colleghi più fidati trasferte nella natìa toscana per pantagrueliche scorpacciate. Se ne infischiava invece dell’aspetto economico: spesso, quando era relatore parlamentare, nemmeno fatturava le ore di lavoro.

Soprattutto, a Rodolfo piacevano i giovani e gli piaceva stare con i giovani: forse perché è sempre rimasto giovane dentro. L’entusiasmo e lo spirito di ribellione tipici dei ragazzi in lui non si erano mai spenti, e mai avevano lasciato spazio a posizioni misurate e politichesi. Le nuove leve della Lega hanno sempre potuto contare sul suo concreto appoggio. L’entrata in politica di Norman Gobbi e di Lorenzo Quadri è in gran parte opera sua. In aprile era contento come un bambino per il raddoppio della Lega in Consiglio di Stato e per l’ingresso del “suo” Norman in governo. In ottobre ha lavorato con la consueta energia nel sostenere le candidature di Lorenzo Quadri e della figlia Roberta al Consiglio nazionale. E’ stata la sua ultima vittoria.

Rodolfo se ne è andato come ha vissuto, portando scompiglio e senza preavviso. Già ci manca terribilmente, come un amico insostituibile. E questo articolo, comunque, non gli sarebbe affatto piaciuto. Se potesse leggerlo, ci manderebbe fragorosamente affanc… Anzi:  da dove si trova ora, lo sta sicuramente facendo.

Ciao, “don Ciccio”.

 

Giuliano Bignasca

Lorenzo Quadri

 

Il governo non ha la coscienza a posto

  

Troppo facile pretendere di riscuotere da Comuni e cittadini quando ci si è lasciati e ci si lascia scappare da sotto il naso decine di milioni

 

Mettere le mani nelle tasche dei Comuni e/o dei cittadini. Questo il programma che si prepara a Palazzo delle Orsoline con il Preventivo 2012. Un Preventivo in cui si è arrivati persino a proporre – anche se c’è da sperare che l’ignominiosa misura verrà stralciata già in sede di esame commissionale – un ulteriore taglio allo spillatico degli anziani e degli invalidi a beneficio della Complementare ospiti in istituto. A queste persone, per risparmiare un paio di milioni all’anno, si vorrebbe precludere perfino il caffè al bar e il regalo di Natale ai nipotini.

Un Preventivo che parte con una simile premessa non poteva che celare il peggio, ed infatti ecco arrivare la manovra di 40 milioni buttati sulle spalle dei Comuni, ed in particolare di uno, ossia Lugano. Che al Cantone  torna comodo solo quando c’è da mungere.

Forse è il caso di ricordare che la Città di Lugano già versa una cifra vicina ai 30 milioni all’anno di contributi perequativi: ma i costi di centralità che è chiamata a sopportare (come erogatrice di servizi di cui beneficiano anche altri comuni che però non partecipano a pagarli) non vengono affatto riconosciuti, contrariamente a quanto avviene, ad esempio, a Zurigo.

Al di là di questo: il Consiglio di Stato, dopo essersi pervicacemente rifiutato di procedere a sgravi fiscali, vuole ora mettere le mani in tasca alla gente. Non c’è però motivo di consentirglielo, dal momento che l’esecutivo cantonale non ha la coscienza pulita, premessa indispensabile ad operazioni di questo tipo. Solo qualche esempio.

1) Premi di cassa malati. Il governo si è seriamente battuto per ottenere le diminuzioni di premio di spettanza dei ticinesi a seguito delle riserve in esubero e del nuovo sistema di finanziamento delle cliniche private? Premi meno cari avrebbero comportato anche un risparmio importante per il Cantone alla voce sussidi di cassa malati. Ma, in materia di premi d’assicurazione malattia, l’attitudine governativa è stata fin dall’inizio rassegnata. Morale: i Ticinesi, nella fissazione dei premi di cassa malati del 2012, sono stati fregati per l’ennesima volta.

2) Dividendi della Banca nazionale. La BNS sta polverizzando miliardi come noccioline nel tentativo di evitare un eccessivo rafforzamento del franco nei confronti dell’euro. E il prezzo lo devono pagare i Cantoni? La ministra della finanze ticinese siede nel Consiglio di banca della BNS. Quali passi ha intrapreso per salvaguardare i 72 milioni annui di spettanza ticinese?

3) La piazza finanziaria è una fonte di importanti entrate per l’erario cantonale. Sia per le tasse pagate da banche, fiduciarie, eccetera, ma anche per quelle versate dai circa 15mila contribuenti che devono la pagnotta proprio alla piazza finanziaria. La quale, come ormai sanno anche i paracarri, è stata oggetto di vergognosi e illegali attacchi da parte del per fortuna ex ministro delle finanze italiano, Giulio Tremonti. Attacchi che non sono rimasti senza conseguenze: vista la malparata, sempre più operatori spostano rami d’attività e posti di lavoro dal Ticino all’estremo oriente. Davanti alle scandalose iniziative tremontiane, che si sono estese a tutta la piazza economica ticinese con conseguenze negative anche per l’erario, il Consiglio di Stato è rimasto inattivo. Ha fatto da palo al saccheggio, nascondendosi dietro la foglia di fico della competenza federale per le questioni internazionali. Troppo facile adesso pretendere di estorcere ai Comuni e/o ai cittadini le risorse che ci si è lasciati portare via.

4) Domicilio fiscale di assicurazioni, grandi magazzini, ecc. Non poche di queste attività commerciali hanno filiali importanti in Ticino, ma pagano nel nostro Cantone tasse ridicole, in nessun modo proporzionate alla cifra d’affari realizzata alle nostre latitudini. Un problema irrisolto da anni. Cosa ha fatto il Cantone per convincere questi attori economici a pagare le imposte da noi? Anche qui, decine di milioni persi ogni anno.

5) Ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Il problema è arcinoto: il Ticino riversa attualmente all’Italia 56 milioni di imposte alla fonte dei frontalieri all’anno a seguito di tassi di ristorno spropositati (38,8%). Il nostro Cantone paga almeno 30 milioni all’anno di troppo. Ma il CdS è forse insorto? Macché: ancora una volta è rimasto a guardare.

E quelli citati sono solo alcuni esempi. Ce ne sarebbero parecchi altri. Esempi che dimostrano in modo palese come il governo, dopo essersi fatto scappare da sotto il naso entrate per decine e decine di milioni all’anno, non è in nessun modo legittimato ad arrivare a battere cassa.

Lorenzo Quadri

 

CdS: accanimento contro gli anziani con la Complementare

                                                                                        

 

Oltre alla  proposta di tagliare sullo spillatico dei beneficiari di Prestazioni complementari (PC) che vivono in Istituto (si pensi in particolare agli anziani che risiedono in case per anziani) il Preventivo cantonale 2012 propone pure di risparmiare sulla presa a carico, da parte del Cantone, dei premi di assicurazione malattia dei beneficiari di PC.

 

Se, fino al 31 dicembre 2011, ai beneficiari di PC il Cantone prenderà a carico il premio effettivo, cioè quello dovuto alla cassa malattia, nel caso in cui il Parlamento dovesse adottare la modifica proposta nel P2012, dal 1° gennaio del prossimo anno il Cantone prenderà a carico il premio soltanto fino a concorrenza dell’importo forfettario.

Nei casi in cui il premio fosse superiore all’importo forfettario, dal 1° gennaio 2012 la cassa malattia fatturerà la differenza direttamente al beneficiario di PC.

 

Il taglio sullo spillatico mette a rischio, per gli anziani in istituto, il regalo di Natale ai nipotini, o le scarpe nuove, o i caffè al bar offerti ai parenti in visita.

 

Il taglio sulla presa a carico dei premi di cassa malati scarica sui beneficiari PC una spesa in più. Se si pensa che le due misure si sommano…

 

Al proposito appare particolarmente goffo il comunicato ufficiale del Consiglio di Stato, divulgato il 18 novembre, con cui si invitano i beneficiari di PC, molti dei quali sono anziani (anche estremamente anziani), a cambiare cassa malati entro il 30 novembre per evitare di doverci mettere di tasca propria, a partire dal 1° gennaio, la differenza tra il premio effettivo e il premio forfetario.

 

Si propone in sostanza, a persone anche molto anziane e poco pratiche di questioni burocratiche, rispettivamente con difficoltà nell’affrontarle, di cambiare cassa malati nel giro di una decina di giorni!

 

Misure di risparmio come quelle in oggetto, inserite nel Preventivo cantonale 2012, vanno a colpire in modo poco decoroso fasce di popolazione – in particolare gli anziani a beneficio della PC – che meriterebbero invece di venire sostenute.

 

C’è da sperare, nell’interesse generale del Cantone, che la maggioranza del Gran Consiglio dimostri maggior senno di chi ha concepito simili risparmi, e li cancelli.

 

Il rischio è infatti quello di creare una disparità di trattamento a danno degli anziani e degli invalidi con PC: i Comuni ricchi potrebbero magari introdurre misure compensatorie per rimediare almeno parzialmente al danno fatto dalla scure cantonale. Quelli poveri non sarebbero in condizione di provvedere.

 

Lorenzo Quadri

 

Capodicastero Istituti Sociali

Città di Lugano

 

 

 

Raddoppiati gli aspiranti docenti frontalieri

Nel concorso per l’anno scolastico 2010-2011 erano 190; in quelli per l’anno scolastico 2011 – 2012 erano 337

 

Come volevasi dimostrare, grazie alla brillante sentenza del Tram che ha cancellato il requisito della conoscenza delle lingue nazionali quale criterio d’ammissione per partecipare ai concorsi di docente di scuola cantonale, il numero di aspiranti docenti frontalieri è esploso.

La situazione prima della decisione del Tram era la seguente: chi non aveva le competenze linguistiche richieste veniva scartato fin dall’inizio. Una soluzione tutt’altro che discriminatoria, dal momento che non veniva introdotto un requisito speciale in più per i candidati non svizzeri. Il requisito valeva per tutti. Se poi le scuole italiane non insegnano il francese e il tedesco, il problema non è certo nostro, ma degli amici d’Oltreconfine.

Ovviamente si trattava di un escamotage volto a favorire gli aspiranti insegnanti ticinesi. Favorire l’assunzione di Ticinesi nella situazione occupazionale attuale è una priorità assoluta ed indiscutibile. Perché non ci si venga a raccontare la storiella che non si trovano aspiranti docenti ticinesi e quindi è necessario “importare” insegnanti dalla Vicina Penisola.

Il Tram tuttavia nei mesi scorsi ebbe brillantemente a decidere che il requisito delle conoscenze linguistiche inserito nei concorsi d’assunzione ostacolava la libera circolazione delle persone. Infatti. Nessuno lo nega. Era stato creato proprio per questo. Tanto per una volta che il Consiglio di Stato ci aveva azzeccato…

Ostacolare la libera circolazione delle persone è una priorità politica, economica e sociale in Ticino, e non sta né in cielo né in terra che a mettersi di traverso, sabotando gli interessi del Cantone, sia un tribunale ticinese. Va da sé che la sentenza in questione ha avuto in Italia ampia eco mediatica. Nel caso in cui ci fosse qualche disoccupato italiano che non aveva ancora trovato la via della dogana.

 

Soluzione-bidone

La soluzione proposta in alternativa dal Tram è un  bidone inverosimile. Utilizzare le lingue come requisito preferenziale. Ciò significa, e lo ammette lo stesso governo cantonale rispondendo ad un’interrogazione leghista sul tema, che bisogna iniziare tutta la procedura d’assunzione del docente frontaliere (lavoro in più per il Cantone) e poi con la scusa del requisito preferenziale si potrà forse evitare di assumerlo, andando naturalmente incontro a ricorsi.

Ci si dimentica inoltre di dire che il docente frontaliere non solo non conosce le lingue nazionali, ma non conosce nemmeno il nostro territorio. Anzi, magari viene pure qui a sputare nel piatto dove mangia, ossia a parlar male della Svizzera. Ci sono docenti universitari frontalieri che fanno proprio questo. Per cui non si vede perché la stessa cosa non dovrebbe capitare anche a livello di docenti cantonali.

 

In ogni caso, carta canta: in particolare, cantano le cifre dei concorsi per docenti delle scuole cantonali per l’anno scolastico 2011 – 2012, specie se raffrontate a quelle dell’anno precedente.

Per l’anno scolastico 2010 – 2011 infatti al concorso per docenti cantonali i partecipanti totali sono stati 1863, di cui 190 frontalieri.

Per l’anno scolastico 2011 – 2012, invece, i partecipanti erano in totale 2064 ed i frontalieri 337. Morale della favola: dopo la sentenza del  Tram, gli aspiranti docenti frontalieri, se non sono raddoppiati, poco ci manca.

E con la situazione occupazionale italiana sempre più allo sfascio, con sempre più giovani laureati che lavorano come precari nei call center per 800 euro al mese, non ci vuole molta fantasia per immaginare cosa ci riserva il futuro.

Senza dimentica che ad ogni occasione le principali testate giornalistiche italiane invitano i propri lettori a cercare lavoro in Ticino. Una scuola ticinese in mano a docenti frontalieri sarebbe una catastrofe. Ed è proprio questo lo scenario che il Tram ci ha preparato.

 

Frontalieri: no allo sblocco dei ristorni

Sbloccare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri è un’eventualità che non deve nemmeno entrare in linea di conto, piaccia o non piaccia alla Consigliera federale Widmer Schlumpf.

La quale, peraltro, nemmeno con uno sforzo ginnico di fantasia può essere ritenuta nella condizione di esercitare pressioni su chicchessia, data la precarietà del suo seggio governativo, probabilmente giunto al capolinea.

Il blocco del 50% dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri (ma li si sarebbe anche potuti bloccare integralmente) è stata una mossa azzeccata e doverosa. Una mossa resa necessaria dalla deplorevole passività del Consiglio federale nell’intervenire a tutela del Ticino, della sua piazza finanziaria ed economica finite nel mirino di Giulio Tremonti, ministro delle finanze di un governo ormai caduto. Era impensabile assistere passivamente a simili attacchi senza reagire. Ma è quello che avrebbe continuato a fare il Consiglio federale, malgrado fosse l’autorità competente in materia di relazioni internazionali. Da qui la necessità di assumere un ruolo attivo: un risultato che solo il raddoppio leghista in Consiglio di Stato ha reso possibile.

Alzare bandiera bianca ora, sbloccando i ristorni, sarebbe una catastrofe.

La situazione politica ed economica dell’Italia, rimasta senza governo, è nota a tutti. Che senso ha, per la Svizzera, negoziare adesso?

Eppure pare che, contro ogni logica, siano in corso delle trattative, le quali sarebbero addirittura in fase avanzata (?).

Il rischio è evidente: ossia la conclusione di accordi contrari all’interesse del Ticino, dettati dalla foga federale di stipulare trattati per il puntiglio, fine a se stesso e tutto svizzero-tedesco, di poter dire di “essere in regola”. E poco importa se gli interessi ticinesi vengono sacrificati sull’altare delle fregole regolarizzatrici.

Il precedente è ormai famigerato: il tasso dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, fissato nel 1974 al 40% (in seguito è sceso al 38.8%): percentuali assurde, che nel corso dei decenni hanno pesantemente penalizzato il Ticino, nell’interesse generale (indiscutibile; ma, appunto, generale) del segreto bancario. Insomma: il nostro Cantone ha pagato per tutti. Una verità emersa nella sua crudezza dallo studio che il Municipio di Lugano ha commissionato al prof Marco Bernasconi (ma dev’essere sempre e  solo il Municipio di Lugano a muoversi?).

Il rischio di un bis è dietro l’angolo. Siamo rimasti scottati a più riprese: se il Consiglio di Stato ci ricasca nuovamente, c’è davvero di che preoccuparsi.

A pagare il prezzo di accordi sballati tra Roma e Berna non è la Romandia e nemmeno la Svizzera tedesca. E’ il Ticino. E il Ticino rischia di ritrovarsi ancora una volta ingabbiato in contratti capestro conclusi sopra le nostre teste.

L’autorità ticinese ha dato delle indicazioni a chi starebbe negoziando con Roma – e starebbe negoziando in un momento in cui farlo è un’assurdità completa? In che misura l’autorità ticinese è coinvolta delle presunte trattative con l’Italia? E soprattutto: in che misura ha preteso di essere coinvolta? Questi sono alcuni interrogativi che necessitano di una risposta.

Le pressioni di Widmer Schlumpf non preannunciano nulla di buono. Trattare adesso è un nonsenso completo. Vorrebbe dire, appunto, che l’obiettivo non è raggiungere un accordo vantaggioso per il Ticino, ma raggiungere un accordo qualsiasi, e poi “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ma non è così che può funzionare.

L’Italia cominci a dimostrare di essere in grado di esprimere un governo e di non essere in bancarotta, poi se ne riparla. Ed in nessun caso i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, bloccati dopo tante battaglie, vanno liberati prima della conclusione, e della messa in vigore, di un accordo sulla doppia imposizione e sul ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri che salvaguardi gli interessi ticinesi e che garantisca la cancellazione della Svizzera da ogni lista nera o grigia concepita dal creativo estro italico. Decidere altrimenti sarebbe, da parte del Consiglio di Stato, un tradimento degli interessi del Cantone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

I cinque “pagliacci”

Paolo Bernasconi, distributore part-time di pubblicazioni taroccate, non se la prenderà se mutuiamo  il termine da lui utilizzato per definire i Consiglieri di Stato nell’ambito della fallimentare, oltre che ridicola, causa penale contro il  blocco dei ristorni dei frontalieri. Purtroppo, sempre per parafrasare Bernasconi, la nostra giustizia si è dovuta occupare anche di tale robaccia. Potrà pertanto prendersi il tempo anche per esaminare eventuali cause penali e/o civili nei confronti dei promotori del finto Mattino e del finto 10 Minuti.

Colti come bambini (e nemmeno tanto svegli) con le mani nella marmellata da una galeotta telecamera di videosorveglianza, i patrocinatori delle pubblicazioni tarocche “ad alto contenuto culturale” sono dovuti forzatamente uscire dall’anonimato dietro cui si erano “coraggiosamente” nascosti. Se la Lega ha potuto beneficiare, a seguito di tali iniziative, di ampia pubblicità gratuita, gli autori delle campagne anti-Lega e anti-Mattino ne escono invece con le ossa rotte. L’accaduto dimostra infatti che:

         L’etica dei nostrani “moralizzatori” è a senso unico: alla luce del sole fingono di indignarsi per il sedicente degrado del dibattito politico, e naturalmente si indignano in modo selettivo, ovvero soltanto nei confronti del “nemico”. Di nascosto, sempre nel tentativo di colpire il “nemico”, stampano pubblicazioni con contenuti razzisti, calunniosi e offensivi nei confronti delle donne. L’ “etica” e la “morale” di questi personaggi è come le loro pubblicazioni: una taroccatura.

         Quali sono gli strumenti con cui i finti moralisti vogliono innalzare il livello del dibattito politico? Pubblicazioni con le caratteristiche di cui sopra. Chi ripete ogni tre per due di essere “migliore” dovrebbe anche dimostrarlo.

         Sul sito internet gestito da un membro della Commissione federale contro il razzismo si trova una pubblicazione che offende i mussulmani e le donne.

         Un ex procuratore pubblico che ama spacciarsi per paladino della legalità ha più volte tentato di strumentalizzare la magistratura a scopi di campagna elettorale “contro”, ed  è complice di numerose infrazioni al codice penale.

         Un personaggio strasussidiato dall’ente pubblico, il clown Dimitri, partecipa ad iniziative che invitano al boicottaggio economico del “nemico da abbattere”: verrà ripagato con la stessa moneta. Se poi il suo senso della comicità sono il finto Mattino e il finto 10 Minuti…

         Uno dei cinque promotori ha già preso le distanze.

         Se questi sono i virtuosi nemici della Lega e del Mattino, ci aspettano 100 anni di vittorie.

Lorenzo Quadri