AET e lo sfacelo dei parchi eolici in GRECIA

Tramite il fondo REI, Renewable energy investments, con sede alle isole Cayman, AET partecipa ad investimenti in parchi eolici.

AET detiene, nel fondo REI, una partecipazione al 20.09%.

In effetti AET sta al momento investendo in parchi eolici situati nientemeno che Grecia; con tutti i rischi che ciò comporta data la disastrosa situazione economica e politica di quel Paese.

 

In particolare risultano fonti d’incognite i parchi eolici Makedonias, Mitikas, Kaditza, Solar Hellas e Wippendorf (quest’ultimo situato in Germania).

 

Il progetto Wippendorf risulta infatti essere stato abbandonato; PurEnergy (di cui AET era azionista, prima di cedere la propria partecipazione ad un prezzo simbolico ad una società presieduta dall’ex direttore di AET Paolo Rossi), avrebbe avviato una procedura giudiziaria contro la Vestas Deuschtland GmbH con la quale era in essere un contratto per la fornitura di 5 turbine. Per queste turbine sarebbe stato versato da PurEnergy un acconto di 3.8 milioni di euro. Oggetto del contendere sarebbe la restituzione di tale acconto, che pare quanto mai incerta.

 

Il parco eolico Makedonias risulta essere in costruzione – costruzione che, a quanto pare,  comporterà probabilmente spese superiori a quelle preventivate – ed in attesa di sussidi dal governo greco. A quanto pare le “dead lines” fissate dal governo greco per ottenere licenze e sussidi sarebbero molto strette e non è chiaro se potranno essere mantenute.

 

Il parco eolico Mitikas è operativo e sarebbe anch’esso in attesa di (incerti) sussidi dalla Grecia.

 

Per Karditza sarebbero in corso trattative per la vendita alla Reninvest, società presieduta fino al 2010 dall’ex direttore di AET Paolo Rossi, ed in cui AET deteneva una partecipazione del 20%.

 

Il progetto Solar Hellas invece si troverebbe nella più grande incertezza, al punto che il suo valore sarebbe già stato portato a zero.

 

Per ovvi motivi legati alla situazione politica ed economica della Grecia, il valore dei parchi eolici greci risulterebbe assai difficile da determinare (per usare un eufemismo).

A quanto pare, l’intenzione del fondo REI sarebbe quella di ultimarne la costruzione e poi di venderli. E’ però ovvio che non sarà facile, nella situazione attuale, trovare degli acquirenti.

 

Pare altresì ovvio che, per i già citati motivi, i sussidi governativi ventilati ben difficilmente si concretizzeranno; ed in ogni caso, a quanto risulta, l’ipotetica vendita potrebbe dare adito ad obblighi di restituzione parziale o totale dei sussidi eventualmente percepiti.

 

E’ chiaro che gli investimenti in parchi eolici greci, in cui AET si trova coinvolta, appaiono altamente a rischio per ovvi motivi; come pure a rischio appaiono quelli nel progetto Wippendorf.

 

Si possono quindi facilmente pronosticare perdite plurimilionarie a carico di AET e, di conseguenza, dei cittadini ticinesi.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

–         Quanti milioni di AET sono a rischio nel progetto Wippendorf?

–         Quanti nel parco eolico Mitikas?

–         Quanti nel parco eolico Makedonias?

–         Quanti nel parco eolico Karditza?

–         Quanti nel progetto Solar Hellas?

–         Come valuta il CdS gli investimenti di AET (tramite il fondo REI) in parchi eolici in Grecia?

–         E’ normale ed accettabile il coinvolgimento di AET in investimenti in Paesi altamente a rischio come la Grecia?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Bari: la guerriglia dei clandestini africani

Questa mattina un gruppo di 150 immigrati africani ha bloccato la statale 16 bis, la ferrovia ed ha aggredito la polizia con spranghe e sassi. I clandestini VOGLIONO lo status di rifugiati politici; ma rifugiati politici non sono. Non c’è motivo di ritenere che i sedicenti asilanti arrivati in Ticino siano di “pasta” diversa.

 

A Bari i clandestini africani, tutti falsi rifugiati, stanno letteralmente mettendo a ferro e fuoco la città. Questa mattina un gruppo di 150 immigrati ha bloccato la statale 16 bis e la ferrovia, nei pressi del centro d’accoglienza. Armati di spranghe di ferro e di sassi, i clandestini hanno poi aggredito la polizia intervenuta sul posto. Il bilancio è di 30 feriti, tra i quali anche dei semplici passanti, oltre ai danni materiali.

L’accaduto si commenta da sé. Ma a cosa si deve questa vera e propria guerriglia urbana? Semplice: gli immigrati vogliono la regolarizzazione e, udite udite, lo statuto di rifugiato politico. Solo che questi signori non sono affatto dei perseguitati politici. Si tratta invece di rifugiati economici, che di conseguenza non hanno alcun diritto all’asilo. Questi immigrati arrivano clandestinamente in Europa e pretendono, vogliono, esigono. E se non ottengono? Blocchi stradali e ferroviari, spranghe, sassi. Questo non è affatto un comportamento da perseguitati politici. E’, invece, un comportamento da delinquenti. Ed infatti nelle sommosse verificatesi nel Nordafrica sono state prese d’assalto (e svuotate) anche le carceri.

A Chiasso non siamo ancora giunti a simili livelli. Tuttavia il comportamento di troppi sedicenti asilanti ospiti del centro di registrazione è ben lungi dall’essere accettabile. Furti, aggressioni, minacce, zuffe, ubriachezza, molestie, orina su edifici privati e pubblici, chiese comprese: la lista delle malefatte dei presunti “perseguitati politici” è scandalosamente lunga. E non ci si venga per favore a raccontare la fregnaccia $inistrorsa della “diversità culturale”. Perché il principio che, quando si è ospiti in casa d’altri (nel caso concreto ospiti autoinvitati ed indesiderati) ci si deve comportare bene, è comune a tutte le culture a tutti i contenienti. Né bisogna dimenticare una cosa: non c’è alcun motivo per ritenere che gli asilanti delinquenti siano solo quelli di Bari, e che quelli giunti a Chiasso siano invece i “buoni”. Al contrario: per un criminale è più facile spostarsi sul territorio e attraversare clandestinamente i confini. Sicché non c’è alcun motivo per ritenere che i sedicenti profughi che si trovano su territorio ticinese siano fatti di una pasta diversa da quelli che a Bari creano guerriglie urbane perché VOGLIONO uno status cui non hanno diritto o da quelli che a San Remo occupano e devastano le case di vacanza.

E’ chiaro che, alle nostre latitudini, ai livelli di Bari non vogliamo che si giunga mai, e allora ci sono almeno tre misure che sono immediatamente applicabili:

1)      aumentare la sorveglianza ai confini, di modo che i clandestini in Ticino proprio non ci arrivino;

2)      espellere immediatamente, e senza tanti se né ma, i sedicenti rifugiati che ringraziano per l’ospitalità ricevuta commettendo reati;

3)      Rinviare verso l’Italia il maggior numero possibile di asilanti, e il Belpaese fa il piacere di riprendersi i clandestini di sua spettanza.

Oltre a questo, per i sedicenti rifugiati bisogna creare dei campi di lavoro in zone discoste, così da evitare a queste persone di rendere la vita impossibile ai residenti, e anche da scoraggiare i troppi asilanti di comodo (che sono oltre il 90% dei richiedenti).

In tutto questo discorso manca però un attore: i ricchi paesi islamici.

Perché gli immigrati africani (musulmani) se li deve prendere tutti l’Europa degli “infedeli” cristiani? Vuoi vedere che c’è sotto un preciso disegno? Non certo da parte della grande maggioranza dei clandestini, i quali probabilmente della religione se ne infischiano. Ma magari da parte di altri sì.

 

Lorenzo Quadri

Intervento 1° agosto a Campo Blenio

Cari amici e care amiche leghisti e Udc,

 

Arriva un altro primo agosto, un altro giorno di festa per commemorare la nostra patria.

E di queste occasioni non ce ne sono mai abbastanza: al nostro paese, dovremmo pensare tutti i giorni dell’anno.

 

E’ arrivato un altro primo agosto, ma troppi problemi del Ticino e dei Ticinesi sono ancora irrisolti.

 

Quando a fine maggio ho messo piede per la prima volta nel Consiglio nazionale, una delle prime cose che deputati di altri Cantoni mi hanno chiesto è se è proprio vero che il Ticino non viene ascoltato a Berna.

 

La risposta non può che essere affermativa. E la mia per il momento breve esperienza sotto le cupole federali  me l’ha riconfermato.

 

I principali problemi del Ticino, soprattutto legati alla libera circolazione delle persone e alle sue disastrose conseguenze per il nostro Cantone, vengono minimizzati quando non addirittura negati.

 

Non è vero che i frontalieri sono un problema,

non è vero che essi lavorano al posto dei Ticinesi,

non è vero che c’è un problema di dilagante criminalità straniera,

non è vero che in Ticino si pagano premi di cassa malati fuori misura,

non è vero che le black list di Tremonti danneggiano le ditte ticinesi,

non è vero che chiudere il tunnel autostradale del Gottardo per 3 anni significa infliggere un colpo letale alla nostra economia,

non è vero che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sono troppo alti,

non è vero che i finti asilanti mettono sottosopra Chiasso.

E così via.

 

Per lorsignori del Consiglio federale non è mai vero niente: sono tutte invenzioni. Storielle. Frottole populiste.

Intanto i frontalieri sono oltre 50mila, mentre nel 1998 erano la metà. Nel 1998, non nel Medioevo.

Intanto perfino la Sezione del lavoro del Dipartimento delle finanze del nostro bel Cantone, che di certo non è popolata da leghisti, ammette che nel 2010 in Ticino sono stati creati 3000 posti di lavoro, e nel contempo il numero dei frontalieri è aumentato di 3000 unità: fate voi i conti.

 

Intanto che agli svizzeri nel bisogno si fa tirare la cinghia, ad esempio tagliando sulla disoccupazione, la Banca nazionale nei primi sei mesi di quest’anno è già riuscita a sperperare 11 miliardi di Fr dei nostri soldi nel tentativo, del tutto inutile, di puntellare un euro ormai fallito, specchio di un’Unione europea fallita.

 

La Lega e l’Udc ticinese meritano di contare di più a Berna. Perché, spiace dirlo ma è un dato di fatto: l’attuale Deputazione ticinese alle Camere federali non ha saputo o non ha voluto difendere gli interessi del nostro Cantone. Ed è, tanto per dirne una, rimasta inattiva davanti agli  attacchi italiani.

Basta vedere cosa è successo sul blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri: chi vi parla è rimasto l’unico a sostenere questa misura necessaria per far scendere il pittoresco ministro Tremonti a più miti consigli.

 

A Berna servono dei deputati ticinesi che difendano il nostro paese, che dicano davvero quello che vuole la gente del Ticino:

No alla svendita della Svizzera alla fallimentare Unione europea,

basta frontalieri laddove possono venire assunti dei Ticinesi,

basta con le frontiere a colabrodo,

basta migranti economici che arrivano da noi per farsi mantenere, difesa della nostra cultura, delle nostre radici e anche di quel che ancora resta del nostro benessere, costruito a prezzo di grandi sacrifici.

 

Ad ottobre spero – naturalmente –  di venire riconfermato in Consiglio nazionale, dove il lavoro da fare non manca;

e proprio perché il lavoro non manca, spero di non essere solo.

 

Come ha detto il nostro presidente, abbiamo la possibilità di portare a casa, anche in ottobre, un risultato strepitoso, sulla scorta di quello di aprile: magari addirittura quattro deputati federali, tra Lega e Udc: tre al Consiglio Nazionale e uno al Consiglio degli Stati.

E allora diamoci da fare perché anche questo sogno si avveri! Per la nostra Svizzera, per il nostro Ticino e per il nostro futuro!

Buona festa a tutti!

 

Lorenzo Quadri

Assunzione di frontalieri in posizioni dirigenziali?

Lo scorso 21 giugno l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale ha chiuso il concorso per l’assunzione di un responsabile del personale infermieristico (vedi FU, concorso 94/11).

Per occupare tale posizione quadro è tuttavia stata scelta una candidata frontaliera, malgrado la presenza di una candidata ticinese con requisiti professionali equivalenti, in quando riveste il medesimo ruolo della persona scelta (nominativo e CV a disposizione).

 

A differenza della candidata frontaliera, quella ticinese poteva tuttavia vantare almeno due importanti atout:

– la conoscenza di tre lingue nazionali;

– la conoscenza del territorio e della cultura ticinese, elemento indispensabile in un ambito delicato come la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         E’ normale che presso l’OSC venga nominato personale frontaliere in posizioni quadro, quando ci sono fondati motivi per ritenere che ci fossero candidati ticinesi altrettanto idonei?

         Quali criteri sono stati utilizzati per procedere all’occupazione della posizione oggetto del concorso 94/11?

         Quanti frontalieri sono attualmente assunti presso l’OSC, e in quali posizioni?

         La conoscenza delle lingue nazionali non dovrebbe costituire un titolo preferenziale?

         La conoscenza della cultura e del territorio ticinese non dovrebbe costituire un importante “plus” in un ambito delicato quale la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Blocco dei ristorni: denuncie infondate, e nümm a pagum

Come volevasi dimostrare, anche la seconda denuncia contro il CdS per il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri era fatta di nulla e nel nulla è finita, con un decreto di non luogo a procedere tempestivamente emesso dalla PP Bergomi. Ulteriore aggravante: la denuncia in questione, a titolo di appropriazione indebita, era platealmente infondata (come non ha mancato di rilevare la stessa PP) non essendo dati nemmeno lontanamente i presupposti del reato invocato. E non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di un avvocato per accorgersene: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero e leggere cosa sta scritto all’articolo 138.

Si conferma dunque che il blocco dei ristorni è una legittima misura politica, peraltro approvata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf.

Chi, con metodi molto in voga Oltreconfine, ha tentato di strumentalizzare la giustizia per un attacco di tipo politico, è rimasto con la classica “Pepa Tencia” in mano.

Delude che tra gli aspiranti strumentalizzatori ci fossero ex esponenti della magistratura stessa (sconfessati quindi dai loro colleghi) e un dirigente di banca: circostanza, quest’ultima, che la RSI ha pensato bene di sfruttare per dare la fallace impressione di una contrarietà al blocco dei ristorni da parte del mondo bancario.

Aspettiamo ora di vedere come la stampa “di area” tenterà di mascherare la figura barbina rimediata dai suoi protetti.

Sarebbe positivo, ma evidentemente non mi faccio alcuna illusione al proposito, che, essendo stata fatta piazza pulita delle due denuncie penali, il mondo politico ticinese volesse non dico certo appoggiare, ma almeno evitare di boicottare una misura – il blocco dei ristorni, appunto – che si è dimostrata l’unico strumento efficace a difesa degli interessi del Ticino nei rapporti con l’Italia e con il suo pittoresco ministro delle Finanze, riuscito nell’impresa, invero non da poco, di distruzione totale di una lunga tradizione di buoni rapporti tra due Stati. Ovviamente questo non accadrà. Il blocco dei ristorni ha un difetto capitale ed insanabile: la prima a proporlo è stata Lega dei Ticinesi, poi imitata dal PPD e PLR (anche se la ministra PLR ha in seguito sconfessato la posizione del proprio gruppo parlamentare). E alla Lega non bisogna mai dare ragione, costi quel che costi.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio, poiché resta un problemino: le spese del decreto di non luogo a procedere non vengono accollate agli autori delle denuncie farlocche, ma restano a carico dello Stato.

Ebbene sì: le spese legali – a quanto ammontano? – occasionate da queste “pagliacciate” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi) le pagheranno i contribuenti ticinesi.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

Dumping salariale a danno dei Ticinesi “grazie” all’euro!

 

Interrogazione

 

Dumping salariale a danno dei dipendenti ticinesi?

 

Cittadini ticinesi, che vivono e lavorano in Ticino, si vedono ridurre la paga (o aumentare le ore lavorative a stipendio immutato, che nella pratica è la stessa cosa) a causa del continuo crollo dell’euro, legato alle ben note vicissitudini di alcuni Stati membri di Eurolandia.

 

Il Mattino della domenica del 24 luglio us riproduce la lettera ricevuta nei giorni scorsi da una dipendente di un distributore di benzina del Mendrisiotto.

La missiva dà seriamente da pensare.

 

Il tenore dello scritto è il seguente:

 

“Gentile Signora XXXX,

è con grande dispiacere che Le comunichiamo ciò che segue:

Come a Lei anticipato, il cambio Euro/CHF ci impone di adeguare il Suo orario di lavoro. Da attualmente 35 ore/settimana dal mese di agosto l’orario passerà a 40 ore la settimana. Nel caso in cui la quotazione dovesse risalire oltre Chf 1.35/Euro per almeno tre mesi di seguito, l’adeguazione all’orario di lavoro precedente si farà in maniera retroattiva dal momento in cui la quotazione ha oltrepassato tale limite. Le ore fatte in più saranno compensate con ore di riposo alla pari. Rimane alla nostra discrezione di pagare in parte o totalmente le ore fatte durante il periodo indicato.

Se entro il 31 luglio Lei non dovesse accettare la modifica, questa lettera vale come lettera di disdetta del contratto di lavoro. Il contratto prenderà fine al 30 settembre 2011, lo stipendio attuale Le verrà versato fino a tale data.

 

Con i nostri migliori saluti

ERG Petroli (Suisse) SA.”

Segue spazio per la firma di accettazione.

 

Simili iniziative configurano a giudizio di chi scrive un preoccupante esempio di dumping salariale; la supposizione che l’obiettivo finale dell’operazione sia quello di sostituire dipendenti residenti con personale frontaliero pagandolo meno, magari anche approfittando proprio della debolezza dell’euro, è quasi automatica.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         come giudica il CdS pratiche come quelle sopra illustrate dal profilo della tutela dei dipendenti ticinesi?

         Queste pratiche sono corrette?

         Il CdS (tramite i suoi servizi) è a conoscenza di situazioni anologhe?

         Il CdS non reputa che pratiche analoghe abbiano l’obiettivo finale di sostituire dipendenti residenti con frontalieri pagati meno?

         Il CdS intende attivarsi per impedire, o quanto meno scoraggiare, tali pratiche?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

E’ squallido ed è sabotaggio

Come scontato, laRegione non ha gradito la presa di posizione del sottoscritto sulle denuncie contro il Consiglio di Stato da parte di due privati cittadini, manifestamente “ispirati” dall’ex PP Paolo Bernasconi. Del resto, non era certo fatta per piacere in via Ghiringhelli.

Niente di nuovo sotto il sole. Il goffo e contorto tentativo di ridicolizzazione del quotidiano bellinzonese nulla cambia alla sostanza. Le denuncie sono uno squallido tentativo, per fortuna sventato in tempi record, di utilizzo politico della magistratura, su modelli molto in voga tra la $inistra della vicina Penisola. L’inconsistenza delle denuncie è manifesta, specie quando si parla di appropriazione indebita: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero per accorgersi che la fattispecie invocata non è neppur lontanamente adempiuta.

Delle vere “pagliacciate”, dunque, per usare un termine caro all’ex PP Paolo Bernasconi, musa ispiratrice di questi atti, che pure dovrebbe conoscere la materia.

Il blocco dei ristorni – ed è peccato che se ne sia bloccata solo la metà – è stato una decisione azzeccata. Senza di esso, il Ticino avrebbe continuato a subire passivamente la guerriglia del ministro Tremonti: un comportamento inaudito nei confronti di uno Stato tradizionalmente amico grazie al quale 50mila cittadini italiani hanno un lavoro e non fanno i disoccupati a carico del Belpaese. Senza di esso, l’autorità federale avrebbe continuato a negare ad oltranza l’esistenza di un problema: come fa in altri ambiti, primo su tutti la libera circolazione delle persone. E’ facile chiudere gli occhi su quello che non si vuol vedere…

Il blocco dei ristorni è chiaramente un atto nell’interesse del Ticino e dei Ticinesi: tentare di metterlo in discussione con denuncie penali maldestre ed infondate, senza peraltro neppure avere il buon gusto di fermarsi dopo la prima bacchettata da parte del Ministero pubblico, è squallido sabotaggio.

I travasi di bile dell’area dei denuncianti, mediaticamente supportata da LaRegione, sono dovuti al fatto che una misura, che la Lega dei Ticinesi è stata la prima a proporre, e che altri hanno fotocopiato (politica Xerox) ha dimostrato di essere non solo fattibile, ma pure efficace. Ma come: non dovevano essere tutte frottole populiste? E invece… Quale smacco per chi vede la Lega come l’incarnazione del Male! E’ chiaro che le ferite del 10 aprile bruciano ancora…

Quanto alle cariche politiche del sottoscritto, le mie intenzioni le ho già pubblicamente chiarite: se a ottobre verrò riconfermato in Consiglio nazionale, lascerò – pur con rammarico – il parlamento cantonale.

Si tratta peraltro di cariche elettive: mi hanno votato i cittadini ticinesi. Quando anche gli editorialisti de laRegione e i loro protetti si saranno messi in lista e fatti eleggere, potranno commentarle. Prima non hanno proprio nulla da dire.

Lorenzo Quadri

 

Abusi sociali, quali controlli?

Interrogazione

 

Truffa importante ai danni dell’Istituto delle assicurazioni sociali

 

E’ notizia odierna (25.07.2011) che une cittadina straniera (ma naturalmente non è vero che esiste un problema di cittadini stranieri che abusano dello stato sociale elvetico, sono solo invenzioni populiste…)  è stata rinviata a giudizio per aver truffato delle assicurazioni, nonché l’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS), con falsi certificati medici, per un ammontare totale di 760mila Fr. I reati sarebbero stati commessi tra il 2003 e il 2009. L’Istituto delle assicurazioni sociali sarebbe stato truffato per 260mila Fr.

 

La cifra truffata agli IAS è ragguardevole, e a quanto pare, gli illeciti sono stati commessi sull’arco di vari anni. Da notare che gli illeciti si sarebbero prodotti anche dopo l’entrata in funzione dell’ispettore (ispettrice) sociale.

Circostanze, queste, che potrebbero sollevare degli interrogativi sull’efficacia dei controlli, rispettivamente suggerire l’opportunità di un potenziamento dell’”ispettorato sociale”.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Come si è prodotta la presunta truffa di 260mila Fr ai danni dell’IAS?

         Quando è stata scoperta?

         La scoperta è da ricondursi all’ispettrice sociale o ad altri tipi di controllo?

         L’autrice della truffa è persona già nota alla giustizia?

         Anche alla luce di vicende come quella in oggetto, come valuta il CdS l’ipotesi di un potenziamento dell’”ispettorato sociale” (vedi anche interrogazione 179.11)?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Natale della Patria

Il 1° agosto tutti a Campo Blenio a festeggiare con Lega e Udc!

Blocco dei ristorni: chi sono i pagliacci?

 

La vicenda della strampalata denuncia contro il CdS per abuso d’autorità a seguito del blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ha avuto l’epilogo che meritava tale squallido tentativo di uso politico della giustizia. Ossia: decreto di non luogo a procedere emesso nel giro di pochi giorni. Il Ministero pubblico e la PP Bergomi, titolare dell’incarto, questa volta meritano un plauso. E’ pressoché certo che l’esito dei ricorsi non sarà diverso: i consulenti legali, come pure gli ispiratori (che dovrebbero essere cogniti della materia) dell’improvvida azione giudiziaria avrebbero fatto meglio a suggerire al privato cittadino denunciante di non insistere oltre, dopo il primo plateale smacco. Così non è stato: ci sarà forse almeno la soddisfazione di veder accollare al denunciante cospicue spese legali.

Sabato si è poi appreso di una seconda denuncia, presentata da un altro privato cittadino. Questa volta viene addirittura ipotizzato il reato di appropriazione indebita.

Denuncia ancora più squallida dell’altra, e forse anche in malafede, non essendo manifestamente dati i presupposti del reato invocato. Basta leggere l’art 138 del Codice penale svizzero (Appropriazione indebita) che recita: «Chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (…)». Dove sarebbe l’indebito profitto tratto dal Consiglio di Stato nel bloccare il 50% del riversamento dei ristorni delle imposte alla fonte, dato che detti ristorni si trovano depositati su un conto vincolato e non sono, chiaramente, stati intascati dai tre “ministri” che hanno votato la misura?

Davanti a simili sconcertanti iniziative, mirate a delegittimare con sistemi “all’italiana” un governo che prende decisioni coraggiose non gradite a taluni circoli, c’è da chiedersi chi siano i “pagliacci” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi): sono i tre Consiglieri di Stato o sono altri?

A volersi togliere lo sfizio, sarebbe divertente valutare delle controdenuncie: si potrebbe ad esempio pensare all’ingiuria o, specie nel caso del secondo querelante, alla denuncia mendace.

Il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte è manifestamente una misura nell’interesse del Ticino, giustificata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf. Una misura che chi scrive sostiene in pieno, avendola proposta al Consiglio di Stato già parecchio tempo fa, ed avendola pure sostenuta all’interno della Deputazione ticinese alle Camere federali, finendo però nettamente in minoranza.

Spiace che la posizione del Ticino nei confronti della vicina Penisola e del suo ministro delle Finanze, patologicamente antisvizzero, venga indebolita da risibili denuncie penali, che però nel caso concreto costituiscono un sabotaggio degli interessi del Cantone.

Stesso discorso vale per le prese di posizione “contro” di chi sarebbe istituzionalmente tenuto, in qualità di presidente del CdS, a difendere le scelte del consesso che presiede.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi