Figli e genitori in caso di divorzio. L’autorità parentale congiunta si allontana

In una società come la nostra in cui la metà dei matrimoni si conclude con un divorzio, il minimo che si dovrebbe fare è disporre di leggi adatte  e di tribunali efficienti che arrivino a concludere i divorzi in tempi ragionevoli. Così però  non è, basti pensare a situazioni paradossali e scandalose come la famigerata causa di divorzio costata 100mila Fr in assistenza giudiziaria.
D’attualità è in questo periodo il dibattito sull’autorità parentale, dopo la separazione dei genitori. Sembrava, in particolare, che l’autorità parentale congiunta fosse destinata a diventare realtà in tempi brevi. Ma la consigliera federale Simonetta Sommaruga, che ha appena ereditato questo dossier, ci ha messo del suo, avendo voluto controbilanciare l’autorità parentale congiunta, ritenuta – nella maggioranza dei casi – a vantaggio del padre (ma non è forse a vantaggio dei figli?) con una nuova norma sugli alimenti. Una nuova norma che rischia di andare ad erodere il minimo vitale del padre. Sicché il castello di consenso faticosamente costruito rischia di sgretolarsi quando il traguardo era ormai in vista.
Per l’avv. Paolo Tami, segretario dell’Associazione genitori non affidatari (AGNA), il modo in cui il diritto svizzero regola attualmente l’autorità parentale, è iniquo e concettualmente sbagliato.
«Prendiamo ad esempio il caso di una coppia di genitori sposati e di una di genitori non sposati – spiega Tami -: al padre sposato è attribuita per legge l’autorità parentale congiunta assieme alla madre ; allo stesso padre non sposato, invece no. Ora, l’autorità parentale è la facoltà di rappresentare i figli minorenni. Ma è ovvio che questa facoltà deve dipendere semmai dalle capacità, dalla maturità e dalla personalità del genitore, non certo dal suo stato civile. Questo a semplice livello di buon senso comune. Ma c’è di più: se facessimo una analogia con il diritto societario, è da tutti risaputo che la firma collettiva di due persone dia più garanzie di quella singola, per una semplice questione di controllo reciproco; ed infatti in taluni ambiti la firma doppia è obbligatoria. Non si capisce perché invece nel diritto di famiglia debbano valere principi opposti. Esemplificando: perché, nel caso di genitori divorziati, per quel che riguarda l’esercizio dell’autorità parentale, la madre da sola dovrebbe dare maggiori garanzie rispetto alla madre che esercita l’autorità parentale assieme al padre? Ricordiamoci che l’autorità parentale serve all’adulto a tutelare gli interessi dei figli minorenni. Ma non c’è garanzia che un genitore da solo, si tratti della madre o del padre, agisca effettivamente negli interessi del figlio. Potrebbe anzi entrare in conflitto d’interessi con quest’ultimo, nel caso fosse ispirato da sentimenti di ostilità o di  rivalsa nei confronti dell’ex coniuge. L’autorità parentale di un solo genitore rappresenta dunque un rischio per gli interessi del figlio».
Oggi in Svizzera, nel caso di genitori non (più) sposati, l’autorità parentale congiunta entra in linea di conto solo se l’altro genitore è d’accordo. Senza accordo, non si entra in materia. Questo significa che un genitore dispone di un diritto di veto del tutto arbitrario e ingiustificato. Tale regola, rileva Tami, «è uguale a quella tedesca: il diritto germanico a questo proposito è identico a quello svizzero. Ebbene, proprio per l’esistenza del citato “diritto di veto”, la Germania è stata condannata per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Caso Zaunegger). Se dunque la Germania è “fuori legge”, lo stesso vale per la Svizzera». Un motivo in più per reputare urgente l’introduzione della regola che, anche in caso di genitori divorziati, o che non si sono mai sposati, l’autorità parentale deve spettare di principio ad entrambi congiuntamente. Per questo, AGNA, come tutte le associazioni svizzere che difendono la bigenitorialità, sono molto contrariate dalla nuova iniziativa di Sommaruga, che mischia l’autorità parentale congiunta con gli alimenti. «Una proposta inaccettabile, che oltretutto nulla ha a che vedere con l’autorità parentale. Viene meno al principio dell’unità della materia.  Una proposta che ha un unico risultato: quello di tornare ad allontanare una soluzione sull’autorità parentale che sia equa e nell’interesse di tutte le persone coinvolte: genitori e figli. Una soluzione che è urgente, a maggior ragione se si pensa che la situazione attuale in Svizzera, come dimostra la sentenza nei confronti della Germania, è illegale nei confronti del diritto internazionale».

Lorenzo Quadri

Asfaltopoli: andremo fino in fondo!!

Ribadiamo il concetto: non siamo disposti ad accettare che lo scandalo di Asfaltopoli, a seguito del quale le imprese di pavimentazione che fanno capo ai partiti $torici hanno magnato e magnato per almeno due decenni alle spalle del contribuente, si concluda a tarallucci e vino con un accordo extragiudiziale in cambio del quale gli enti pubblici (Città di Lugano e Cantone) ottengono le briciole, e la procedura penale in corso contro gli asfaltatori viene chiusa!!
Gli asfaltatori hanno avuto persino la tolla di proporre una convenzione in cui pretendono, di fatto, che Cantone e Città avallino il programmato “Non luogo a procedere” del Ministero pubblico nei confronti dei $ignori dell’asfalto!
La convenzione prevede che gli asfaltatori paghino 5milioni di Fr in totale di cui 550mila a Lugano. Di fatto una minima percentuale di quello che hanno magnato in 20 anni di cartello sui prezzi, cartello accertato dalla Commissione della concorrenza con decisione cresciuta in giudicato. E’ ovvio dunque che la cricca dell’asfalto è colpevole, anche perché, se non lo fosse, non avrebbe accettato di versare nemmeno 5 centesimi, figuriamoci 5 milioni. Ma accettare una convenzione che assolve i $ignori di asfaltopoli, tutti esponenti dei partiti $torici, in cambio di un tozzo di pane è una calata di braghe indegna!! Un conto è un accordo extragiudiziale, altra storia è svendersi per un piatto di lenticchie, fare la figura dei fessi e oltretutto assumersi pure delle responsabilità che sono solo e soltanto degli asfaltatori!! I $ignori di asfaltopoli, tutti esponenti dei partiti $torici e in primo luogo radikali, hanno lucrato illecitamente alle spalle dello Stato, quindi del contribuente, e adesso devono far fronte alle proprie responsabilità, anche penali!! Chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?! Tanto più che per Lugano i 550mila Fr (che verrebbero pagati  a rate!!) si ridurrebbero alla prova dei fatti a meno di 450mila, poiché 100mila sono di pertinenza di una ditta in liquidazione, che quindi questi soldi la città non li vedrà mai!!
I municipali leghisti di Lugano non sono d’accordo di sottoscrivere la convenzione – calata di braghe, concepita a misura di a$faltatori! E se si vuole cavillare, non è vero che ad imporre l’accordo extragiudiziale è stato il Konsiglio comunale, il Konsiglio comunale ha autorizzato a farlo, ma nel corso del dibattito si è anche precisato che è fondamentale dare un segnale forte all’opinione pubblica, ossia che nessuna categoria può lucrare nei confronti dello Stato!! Un segnale che un accordo – calata di braghe di sicuro non dà!! Anzi!!
Detto che i due municipali leghisti sono contrari a mollare i pappafichi davanti alla cricca degli asfaltatori, e quindi non sono d’accordo  che la città sottoscriva la convenzione, è comunque impensabile che la maggioranza municipale firmi una convenzione con i $ignori di asfaltopoli senza sapere quali siano le intenzioni del Cantone al proposito!! Infatti il Cantone (che si è scelto col Cencelli partitico anche gli avvocati che lo rappresentano contro gli asfaltatori)  sembrava inizialmente intenzionato a calare le braghe su tutta la linea, mentre adesso ci starebbe (per fortuna) ripensando, anche a seguito di quel che succede in Città!!
In ogni caso è chiaro che prima del 10 aprile di cose importanti non se ne decidono, perché queste scelte spettano a chi avrà poi il timone per il prossimo quadriennio!!

Giuliano Bignasca, Lorenzo Quadri

Dopo Merkel, anche Cameron. “Il Multikulturalismo è fallito”

Ma guarda un po’! Via Monte Boglia fa proseliti a Downing Street?

Ma allora ci dev’essere in giro un’epidemia di leghismo ancora più grave della famigerata influenza suina, che colpisce tutta l’Europa. Dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel anche il premier britannico David Cameron, che notoriamente riceve istruzioni da via Monte Boglia, ha dichiarato che “il multikulturalismo è fallito”. Lo ha detto alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera. “Sotto la dottrina del multikulturalismo di Stato – ha dichiarato il premier britannico – abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l’una dall’altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società alla quale tutti volessero appartenere. Un paese liberale crede in certi valori e li promuove attivamente. Bisogna trasmettere il messaggio che la vita in Gran Bretagna ruota intorno a certi valori chiave come la libertà di parola, l’uguaglianza dei diritti e il primato della legge”.
In altre parole: la nostra società occidentale ha dei principi ben precisi, come quelli indicati sopra (naturalmente non solo quelli). Principi ai quali chi arriva da altre culture deve adattarsi, se vuole vivere da noi. Chi vuole vivere da noi, in altre parole, deve identificarsi con i nostri valori. Non può coltivarne di inconciliabili e magari sputare nel piatto elvetico dove mangia. In Svizzera però la partitocrazia continua a non accorgersene, e a preparare ponti d’oro a chiunque voglia venire in Svizzera. E tutti devono assolutamente poter conservare le proprie abitudini, come se fossero ancora al paese d’origine (però con le prestazioni sociali elvetiche). E le nostre? Guai a pensare di pretendere un adeguamento da parte dei nuovi venuti. Al contrario:  sono le nostre abitudini e le nostre tradizioni a dover venire nascoste, non sia mai che qualcuno, in arrivo da paesi lontani, possa sentirsi a disagio. Così ecco le vergognose decisioni, prese in paesi non lontanissimi da noi, di rinunciare alle manifestazioni natalizie nelle scuole perché ci sono tanti allievi musulmani. Ma questo è un paese cristiano, una società forgiata da 1500 anni di cristianesimo, e tale deve rimanere. Chi ritiene di non potersi identificare con questa società, non è obbligato a restare. Lo stesso discorso vale per la posizione della donna. Chi proviene da culture in cui la donna deve rimanere segregata in casa, magari coperta da un burqa, e non avere alcuna autonomia, ha due possibilità: o cambiare, o tornare da dove è venuto. Così per molte altre questioni. Non ci possono essere eccezioni né compromessi. Se ci sono persone per cui il cambiamento non è possibile, la Svizzera non è il posto per loro. Lo Stato quindi deve fare tutto il contrario di quel che, in base alla bufala del politikamente korretto, ha fatto finora. Deve promuovere la nostra cultura  in casa nostra, e non cancellarla per lasciare spazio ad usi e costumi con essa inconciliabili. E non si tratta, come direbbero i kompagni con i piedi al caldo, di fare discorsi fasciteggianti sulla “superiorità” dell’una o dell’altra cultura. Il punto non è affatto questo. Il punto è che in casa nostra si vive secondo le regole. Chi non lo vuole  o non lo può fare, se ne va.

Lorenzo Quadri

Frontalieri e ticinesi disoccupati. IRE, basta raccontare frottole

Forse i grandi scienziati del mercato del lavoro dovrebbero evitare di prendere  in giro la gente.
Venerdì l’IRE ha avuto la bella idea di presentare uno studio dal quale emergerebbe che i frontalieri in Ticino non costituirebbero alcun problema e non porterebbero via il lavoro ai Ticinesi. Ma quando mai!
Probabilmente i frontalieri non portano via il lavoro ai ricercatori dell’IRE in quanto questi ultimi godono di protezioni politiche.
Un primo dato elementare: se in Ticino il numero dei disoccupati residenti aumenta, e il numero dei frontalieri aumenta anch’esso, questa non è già una prova evidente che a lavorare in Ticino non sono più i residenti ma i frontalieri?  Capiamo la necessità, per l’IRE, di produrre studi atti a parare il didietro  alle autorità politiche patrocinanti, le quali portano pesantissime responsabilità per la situazione attuale, avendo sempre sostenuto la deleteria libera circolazione delle persone. Ma bisognerebbe almeno evitare le provocazioni, come la tesi secondo cui non ci sarebbe sostituzione sistematica (?) di manodopera locale con frontalieri, ma semmai “un fenomeno di abbinamento non pienamente soddisfatto tra domanda di lavoro e offerta per il mercato interno”. L’ “abbinamento” non è “pienamente soddisfatto” forse perché la domanda di lavoro è del tipo: “cercasi segretarie disposte a lavorare a tempo pieno per 1800 Fr al mese”?
Ancora una volta ci troviamo davanti alla ben nota bufala dei “casi isolati”, bufala già ripetuta ad oltranza in materia di criminalità transfrontaliera: non era vero niente, erano tutte frottole della Lega populista e razzista. Ed infatti, adesso il Mendrisiotto è ridotto come il Far West. Qui è la stessa cosa.
Se invece di trastullarsi con statistiche tarocche i Nobel dell’IRE uscissero dall’ufficio e si guardassero in giro, si accorgerebbero forse che le cose non stanno affatto come dicono loro, e che la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri è una drammatica realtà. E non ci si venga per favore a raccontare la fregnaccia secondo cui il livello di formazione italiano, dove le lauree si comprano, è più elevato di quello svizzero. Semmai accade che, col preciso scopo di tagliar fuori i candidati residenti, si pretendano lauree anche per dei posti di addetto alla sicurezza.

Chi decide le assunzioni?
Altra preoccupante realtà è che in svariati ambiti e perfino nel settore parapubblico vengono assunti responsabili e capetti frontalieri, i quali importano poi la corte di compaesani. Perché «tanto gli svizzeri sono scemi e non si accorgono di niente». E il residente che bussa alla porta alla ricerca di un impiego viene allontanato in malo modo.
Poiché conosciamo persone che lavorano in grosse fiduciarie, sappiamo bene che anche sulla piazza finanziaria di ticinesi, a seguito delle iniziative tremontiane, ne sono stati lasciati a casa e non pochi; i frontalieri, invece, sono ancora tutti al loro posto. Per non parlare delle venditrici ticinesi licenziate e sostituite da ragazze frontaliere, dei frontalieri assunti alla SUPSI e all’USI quali ricercatori invece dei candidati ticinesi e non certo perché meglio qualificati, ma perché i professori vengono da Oltreconfine, dei frontalieri negli uffici (altro che cantieri!) e così via.
Contrariamente all’IRE, alla redazione del Mattino della domenica arrivano quotidianamente lettere di ticinesi che non trovano lavoro poiché gli impieghi vanno a persone in arrivo da Oltreconfine. Agli autori di questi scritti, suggeriamo di telefonare direttamente all’IRE per chiarire ai grandi scienziati un paio di cosette che succedono sul nostro territorio, al di fuori dei loro uffici, e che, agli scienziati in questione, evidentemente sfuggono…

Lorenzo Quadri

Per due persone, 5800 Fr per poco più di un mese. Finti invalidi mantenuti in albergo!

Quando si dice: oltre al danno, la beffa. Ed è proprio il caso di dirlo nella vicenda, scandalosa, della finta invalida serba residente nel locarnese. Scandalosa per i suoi contenuti, e per il fatto che, poco ma sicuro, non si tratta di un caso isolato.
I fatti risalgono al 2009 quando si scoprì che la finta invalida, 55enne, nei periodi in cui si trovava – ed accadeva spesso – al paese d’origine conduceva una vita normalissima e non presentava alcun problema di salute. Quando invece la donna era in Ticino, prima delle visite mediche si autoinfliggeva delle ustioni. Una truffa in piena regola, dunque. Non c’è santo che tenga.
La “furba” venne colta in castagna da un detective della sua assicurazione privata, la quale assicurazione aveva voluto vederci chiaro. La verità venne rapidamente a galla. Sicché la 55enne “non patrizia” finì sotto inchiesta per una truffa di 300mila Fr, assieme al marito-complice.

Due fatti, già a questo punto, fanno rizzare i capelli in testa.
1)    Come mai i medici che visitavano la donna non si sono accorti di niente? Come mai non hanno mai sospettato che le ustioni fossero autoinflitte? Al proposito vale stiamo ancora aspettando la risposta all’interrogazione leghista che chiedeva al governo di stilare una classifica dei medici che redigono il maggior numero di certificati d’invalidità.
2)    Il PP Garzoni, che per primo si occupò del caso della finta invalida, emise un decreto di non luogo a procedere. Ne seguì smentita e bacchettata da parte della Camera dei ricorsi penali. L’incarto passò poi alla PP Bergomi la quale procedette all’arresto della donna. Dimostrazione lampante di come certi magistrati, davanti a gravi abusi nel sociale, diano prova di allarmante leggerezza: assoluzioni a go-go! Per fortuna che qualcun altro ha dimostrato maggior scrupolo professionale.

E purtroppo non è ancora finita perché nei giorni scorsi, rispondendo ad una precisa interrogazione leghista, il Consiglio di Stato, seppure con quasi due anni di ritardo, doveva ammettere a denti stretti che la coppia, ossia moglie finta invalida e marito complice, ha anche risieduto in albergo a spese del contribuente. Per la precisione, i due serbi, su indicazione dei servizi sociali, i quali hanno anche pagato il conto ovviamente con denaro pubblico, hanno vissuto in albergo dal 1° aprile al 10 maggio del 2009. Dopo essere stati condannati per la loro truffa. E per questo periodo, il costo totale del soggiorno, a carico del contribuente, è stato di 5800 Fr.
Però! 5800 Fr sono una cifra superiore allo stipendio medio ticinese. E allora, quanti ticinesi possono permettersi di spendere questa somma per trascorrere più di un mese in albergo? Lo Stato li ha sperperati per mantenere in hotel a Locarno dei finti invalidi, dei simulanti condannati per abuso di prestazioni sociali. Persone che hanno ringraziato per l’ospitalità ricevuta nel nostro paese truffando la nostra socialità. Qui qualcosa non torna. Ma non torna proprio. Oppure, c’è qualcuno che fa apposta a fare arrabbiare la gente…

Lorenzo Quadri

Iniziativa sul volontariato

Elaborare ed inserire nel diritto tributario cantonale una base legale affinché le spese occasionate dall’esercizio del volontariato possano essere dedotte fiscalmente.

Clandestini: l’Italia fa scarica barile, la Francia chiude al Belpaese. Ci fregheranno un’altra volta!

Ma guarda un po’! Christoph Blocher, già ministro della Giustizia, dimostra che non è fisiologicamente impossibile, nemmeno per uno svizzero tedesco, rendersi conto che la vicina ed ex amica Penisola sta facendo di tutto e di più per fregarci.
«Dell’Italia non ci possiamo fidare» ha detto Blocher, con riferimento all’emergenza clandestini che presto ci troveremo a fronteggiare a seguito di quel che sta accadendo nel Nordafrica.
Blocher ha sottolineato come, ancora prima dell’entrata in vigore degli Accordi di Schengen, ministri italiani gli abbiano precisato che l’Italia è un paese di transito, non di accoglienza. In altre parole, l’Italia intende scaricare i rifugiati in arrivo dal Nordafrica sugli Stati confinanti, e principalmente la Svizzera. Ed infatti, nei giorni scorsi, gli amici del Belpaese hanno già cominciato a fare i furbi. Gli accordi di Schengen prevedono che se un asilante ha già presentato richiesta d’asilo in uno Stato dell’area Schengen, non può più ripresentarla  in un altro. La norma suona bene, ma è un bidone, in quanto aggirabilissima. Basta non permettere che la richiesta d’asilo venga presentata, basta non registrare i clandestini sbarcati a Lampedusa, e il gioco è fatto. Inoltre è ovvio che l’Italia non intende riprendersi gli asilanti che hanno raggiunto la Svizzera attraverso la Penisola, come invece sarebbe tenuta a fare. Perché, ormai lo sanno anche i paracarri, i nostri vicini le regole internazionali le rispettano solo quando fa comodo a loro. Gli unici ad applicarle pedissequamente, e tutto a nostro svantaggio, siamo noi.
E’ chiaro che da sud, i  nostri vicini faranno tutto il possibile per fregarci. L’allarme di Blocher, lanciato in veste di ex ministro della Giustizia, e dunque di persona ben cognita del problema, va preso assolutamente sul serio. Speriamo che Oltregottardo Blocher non rimanga da solo a svegliarsi.
Anche perché, com’era ampiamente prevedibile, sui clandestini in arrivo dal Nordafrica nell’UE sta scoppiando la polemica. La Francia ha fatto quello che avrebbe dovuto fare la Svizzera: ossia ha detto papale-papale agli amici italiani che l’Italia deve tenersi i migranti, soprattutto tunisini, che sono arrivati nella Penisola con l’intenzione di dirigersi in Francia in quanto, secondo le norme eruopee, è a Belpaese che spetta il compito dell’accoglienza. Naturalmente da Roma non ne vogliono sapere.
L’Italia allontana i clandestini, la Francia chiude all’Italia. Domanda da un milione: quale sarà l’unico paese che invece accoglierà tutti senza un cip e che subirà le conseguenze dell’ostruzionismo italiano e francese? Non sarà mica la Svizzera, magari su pressione delle solite $inistre con i piedi al caldo, e dove tra l’altro la ministra di Giustizia è per l’appunto una $ocialista? E naturalmente, nessuno si porrà qualche domandina sul fatto che la maggioranza dei presunti rifugiati arrivati in Europa non sono certo famiglie, ma uomini adulti, soli, e senza documenti. Un identikit che non è di certo quello del perseguitato, ma piuttosto dell’asilante di comodo. Quando non addirittura dell’asilante-delinquente.

Lorenzo Quadri

E’ successo in una stazione della metropolitana di Berlino, Brutale aggressione ad opera di minorenni stranieri

La vittima, un operaio trentenne, è in coma. I quattro autori, tra 17 e  i 14 anni, vengono da: Kenya, Irak, Kosovo e Albania. Ma che strano!!

In Germania, come ha rilevato la cancelliera Angela Merkel, la multikulturalità è “completamente fallita”. La stessa teoria, poco tempo dopo, è stata ribadita dal premier inglese David Cameron. Né Merkel né Cameron risultano essere dei frequentatori di via Monte Boglia. Quindi, forse, visto che ormai tutti si stanno “convertendo” a questa opinione, il problema che la Lega denuncia da anni – e non solo in periodo preelettorale, come fanno molti altri – esiste.
Ed infatti nei giorni scorsi in una stazione della metropolitana di Berlino si è registrato un fatto agghiacciante, ripreso dalle telecamere. Un operaio trentenne è stato brutalmente aggredito da 4 minorenni, di nazionalità, rispettivamente, kenyota, irachena, kosovara ed albanese. L’uomo versa in condizioni gravissime, ha subito un’emorragia cerebrale e i medici hanno optato per il coma farmacologico.
I 4 minorenni, in arrivo da paesi lontani, sono stati arrestati; il kenyota 17enne ha dei precedenti. Gli altri non si sa. La giustizia tedesca è un po’ meno molle di quella elvetica. Lo dimostra il caso degli studenti, provenienti dalla Svizzera (ma non svizzeri) che a Monaco nel 2009 hanno aggredito due passanti e si sono beccati condanne fino a 9 anni.
La brutale aggressione avvenuta a Berlino ad opera di 4 minorenni di nazionalità kenyota, irachena, kosovara ed albanese è un monito che anche noi, alle nostre latitudini, dobbiamo prendere sul serio. Estremamente sul serio. Almeno uno dei colpevoli, ma presumibilmente anche gli altri, era già noto alla giustizia.
 L’accaduto ricorda da vicino l’aggressione di Bellinzona ai danni di un sessantenne di Gordola. Autore, come noto, un 24enne dominicano già noto, anzi arcinoto, alla giustizia. Fin da minorenne. Ma che scandalosamente non è neppure stato espulso!!
E’ ora di finirla con le ipocrisie. Il fatto che tutti questi “bravi giovani” siano stranieri, e non provenienti da paesi UE, qualcosa vorrà dire. Ci sarà un motivo.  Bisogna rendersi conto che queste persone, ancorché giovani, rappresentano un grave pericolo. E che sono recidive. Delle bombe ad orologeria. Pertanto, non devono essere libere di circolare per le strade mettendo a repentaglio l’incolumità e la vita di persone che non c’entrano assolutamente nulla. Che hanno solo la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ci sono tre misure che devono essere prese tempestivamente.
1)    Le condanne devono diventare più severe;  le pene pecuniarie e magari pure sospese condizionalmente, che troppo spesso vengono irrogate dai nostri tribunali, non hanno alcun effetto deterrente. Chi è abbastanza adulto per mandare in coma una persona a pugni e a calci, è anche abbastanza adulto per far fronte alle conseguenze del proprio agire.
2)    Tutti i partiti politici presenti in Ticino già da anni si sono detti d’accordo di creare un centro di contenimento per minorenni problematici. Allora lo si faccia.
3)    Gli stranieri che commettono reati gravi, ad esempio aggressioni violente, devono essere espulsi dalla Svizzera senza se né ma. Espulsi sine die. All’infinito. Non si possono espellere minorenni da soli? Li si espellerà assieme ai genitori che hanno cresciuto dei delinquenti.
4)    Si eviti di usare fregnacce statistiche come pretesto per non intervenire. Le statistiche non hanno mai risolto nessun problema. Sono indispensabili delle linee d’azione. Non dei pretesti per non intervenire!

Lorenzo Quadri

Interrogazione Fondazione Madonna di Ré

Serramenti per il nuovo centro diurno per disabili della Fondazione Madonna di Ré: dalla padella alla brace?
L’appalto per i serramenti per il nuovo centro diurno per disabili adulti della Fondazione Madonna di Ré è stato oggetto dell’interrogazione 5.11.
La struttura in questione beneficia di importanti sussidi pubblici, per l’ammontare di ca 7 milioni di Fr.