Basta con gli studi farlocchi!

La disoccupazione imperversa, però UBS viene a raccontare che “mancano lavoratori”

 

Se c’è una sorgente che mai soffrirà di problemi di siccità, è quella delle boiate raccontate dall’establishment. Che infatti sgorgano a getto continuo. Con l’obiettivo, evidente, di fare il lavaggio del cervello al popolazzo.

Ultima in ordine di tempo, la boutade degli esperti (uella) di UBS: secondo costoro, presto in Svizzera mancherà mezzo milione di lavoratori. Un deficit, udite udite, che nemmeno l’immigrazione incontrollata, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$, riuscirà a colmare! E quindi, secondo gli scienziati della grande banca, la gente dovrà lavorare più a lungo. Ovvero dovrà andare in pensione dopo. Ed inoltre – questo non viene detto, ma traspare tra le righe – bisogna FAR ENTRARE TUTTI! Ad esempio sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale che ci imporrà in tempo di record la direttiva UE sulla cittadinanza (altro che la storiella della “linea rossa”).

Che proprio UBS venga a raccontare favolette sulla carenza di lavori che costringerà (?) ad innalzare l’età di pensionamento, è il colmo. Quante persone ha lasciato a casa UBS dicendo che erano diventate di troppo? Quante di queste sono finite in disoccupazione ed in assistenza? E quanti tra loro sono gli ultracinquantenni? Però ancora ci si sciacqua la bocca con la carenza di personale e la necessità di integrare i lavoratori anziani?

Non stiamo a ripetere per l’ennesima volta le cifre della disoccupazione e dell’assistenza in Ticino (quelle vere, non le statistiche farlocche della SECO): ormai sono note ed in crescita. Fatto sta che, tanto per dirne una, ad ogni concorso d’assunzione dell’ente pubblico partecipano svariate decine, quando non centinaia di candidati.

E adesso arrivano i grandi scienziati di UBS a raccontare che mancano lavoratori, ovviamente per giustificare le solite teorie della casta internazionalista secondo cui gli svizzerotti (“chiusi e gretti”) devono fare entrare tutti e devono lavorare fino ad 80 anni? Cari signori, di queste indagini taroccate a fini propagandistici cominciamo ad averne davvero piene le scuffie!

C’è carenza di posti di lavoro, altro che di lavoratori! Ed a maggior ragione in Ticino, che subisce ogni giorno l’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

Quanto alla storiella che bisogna lavorare più a lungo perché altrimenti le scrivanie negli uffici rimarrebbero vuote: cari signori di UBS, cominciate a non lasciare a casa gente o a riassumere quella che avete licenziato, poi potrete venire a pontificare. Ma adesso non siete nella condizione.

Lorenzo Quadri

 

Sempre peggio: l’islamismo dilaga nelle scuole svizzere

A Winterthur allievi cristiani indotti a digiunare per il ramadan dai compagni musulmani

Grazie al deleterio multikulti, l’islamismo sta dilagando senza freni. Anche tra i più giovani. Di recente è emerso il caso di una scuola elementare in quel di Winterthur (città già tristemente nota per le moschee dove si predica l’odio) ad alta concentrazione di allievi “in arrivo da altre culture” (musulmane). A raccontare la vicenda è una piattaforma austriaca (sic).

Docenti segnalano che nell’istituto in questione bambini di sesta elementare (come noto oltregottardo gli anni di scuola elementare sono sei) esercitano pressioni sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino durante il ramadan.Con conseguenze sull’andamento delle lezioni; in particolare stanchezza nel pomeriggio. Un’insegnante ha pure indicato di aver dovuto modificare i corsi di sport per tener conto del fatto che i ragazzi, durante il ramadan, “non hanno le loro capacità fisiche abituali”.

Discorsetto ai genitori

Ma bene! Adesso si modifica anche il programma scolastico per calare le braghe davanti a migranti – spesso e volentieri migranti economici, mantenuti dal contribuente – islamisti?

Ai genitori musulmani che pretendono di far digiunare i figli influenzando così le lezioni di tutti, la direzione scolastica fa il piacere di comunicare, senza tanti fronzoli, che o fanno mangiare i propri pargoli di modo che il programma scolastico non abbia a risentirne, oppure, se vogliono vivere secondo le loro regole e non secondo le nostre, se ne vanno fuori dai piedi e tornano al natìo paesello.

Con simili personaggi…

Ancora più grave sono, evidentemente, le pressioni di gruppo degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino. Questo è intollerabile, ma tutto ciò che sa rispondere tale Beat W. (?) Zemp, presidente dell’associazione svizzera degli insegnanti (auguri) è che “le pressioni di gruppo durante il ramadan sono un problema solo se gli allievi non musulmani vengono mobbizzati”.

Con un simile bischero a fare il presidente degli insegnanti, la scuola svizzera può tanto chiudere baracca subito. Oltretutto, il concetto di mobbing implica delle pressioni molto forti; e la sua definizione è flou. Di conseguenza, secondo il signor Beat W. (?)  Zemp  – che immaginiamo essere il solito $inistrato multikulti –  se le pressioni degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché seguano anche loro il ramadan non raggiungono un’intensità tale da costituire mobbing, “l’è tüt a posct”. Ma siamo fuori di melone?

Libertà? Nel water

L’islamizzazione della Svizzera avanza a grandi passi. Il momento in cui le nostre libertà di cittadini, conquistate a costo di secoli di lotte, verranno spazzate via e sostituite dalla sharia, si avvicina sempre di più. La libertà d’espressione è ormai solo un vago ricordo: cancellata dalla becera censura multikulti e politikamente korretta.

Per questo ringraziamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere ed anche le legioni di tamberla – spesso e volentieri pagati con denaro pubblico – come il Beat W.!

In Germania…

Le vili calate di braghe davanti agli islamisti proseguono in tutta Europa. Ultima in ordine di tempo: in Germania il commissario tedesco contro l’antisemitismo Felix Klein ha invitato gli ebrei a “non ostentare” la kippah, ossia il classico zuccotto. Perché gli ebrei “non devono ostentare”, ovvero devono nascondersi? Ovviamente, per non irritare gli islamisti. Ecco cosa succede a far entrare centinaia di migliaia di migranti economici non integrati e non integrabili. Si comincia con la kippah, poi sarà il turno della messa al bando di minigonne e scollature per “non provocare” – e se vieni violentata da un migrante mentre portavi la minigonna è colpa tua che te la sei andata a cercare, svergognata! – poi dell’obbligo di burqini in piscina, ed avanti così. Il tutto con la benedizione di burocrati calabraghisti come il Kommissar Klein. Ma ridateci il Commissario Rex!

Sempre in Germania, secondo un recente sondaggio realizzato dall’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere la propria opinione in pubblico su temi come i sedicenti rifugiati e l’islam.

Il P$ pensa alle tutine

Intanto, in questo sfigatissimo Cantone, due deputate $ocialiste strillano contro le tutine da ginnastica sgambate, accusate di essere “sessualizzanti”, ed interpellano il governicchio, che sul tema c’entra come i cavoli a merenda. Nemmeno si rendono conto, le grandi statiste gauche-caviar, che, con le loro scriteriate politiche di accoglienza indiscriminata verso i migranti islamisti (che “devono entrare tutti”) mettono in pericolo le donne ed importano sessismo, sottomissione e misoginia.E poi blaterano contro i costumi sgambati sessualizzanti?

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti dovranno indossare il burqa. In Ticino, non in Arabia Saudita!

Premio snobbato

Sempre in queste settimane il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli ha lanciato la seconda edizione del premio Swiss Stop Islamization Award, destinato a persone che si sono distinte nell’opporsi all’islamismo in Svizzera. Sia nel 2018 (prima edizione) che quest’anno, il premio è stato snobbato alla grande dalla stampa di regime. Segnale preoccupante di una censura che dilaga: guai a criticare l’islam! Sa pò mia!  E poi i censori pro-multikulti hanno ancora il coraggio di riempirsi la bocca con la “libertà di stampa”? Patetici!

Lorenzo Quadri

 

 

L’accordo quadro è la tomba del sistema federale svizzero

L’asservimento a Bruxelles distruggerebbe anche l’autonomia cantonale e comunale

 

Lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed il governicchio federale smaniano per firmare, è come il vaso di Pandora.

Partendo da cinque settori commerciali, comunque fondamentali, i diktat dell’accordo si estenderebbero poi, a macchia d’olio, a molti altri ambiti. La parola chiave è “istituzionale”. Eppure il popolo svizzero ha sempre rifiutato legami istituzionali con la fallita Unione europea. Lo ha fatto nel 1992 con il voto contrario all’ingresso nello  SEE e lo ha fatto nel 2001 votando contro l’adesione della Svizzera all’UE. A ciò si aggiunge che i ticinesi si sono sempre espressi anche contro gli stessi accordi bilaterali.

Il ruolo della Lega

Per quel che riguarda il No allo SEE (6 dicembre 1992) vanno ricordate due cose.

  • Il ruolo fondamentale dell’allora “giovane” Lega dei Ticinesi. Grazie all’impegno in particolare del compianto Flavio Maspoli, che si batté strenuamente contro l’adesione, il Ticino votò un No massiccio che fece da ago della bilancia a livello nazionale.
  • Nella campagna che precedette quella votazione, la casta si produsse in un’operazione di terrorismo e di lavaggio del cervello, paventando chissà quale disastro in caso di Njet in votazione popolare. Come sappiamo, nessuna delle previsioni catastrofiste, volutamente farlocche, si è avverata.

Rientrare dalla finestra

Con il No allo SSE ed il No all’UE i cittadini elvetici hanno rifiutato il legame istituzionale con i  balivi di Bruxelles, scegliendo la via degli accordi bilaterali. Adesso sia gli eurobalivi che i loro camerieri in Consiglio federale che il triciclo eurolecchino vogliono far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta. Ossia il legame istituzionale. Come si è arrivati a questo punto? Come spesso accade, con la tattica del salame. Gli accordi bilaterali sono stati dopati. I politicanti  della partitocrazia, asserviti alle lobby economiche che spalancano le frontiere per il proprio esclusivo tornaconto, hanno lasciato sempre più margine d’azione agli eurobalivi per comandare in casa nostra. Adesso si arriva al salto di qualità: ossia a mettere nero su bianco quel legame istituzionale che sancirebbe l’inquadramento della Svizzera nei meccanismi dell’UE.

Tra la firma dello sconcio accordo quadro e l’adesione all’Unione europea c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. Pensando di fare fessi i cittadini, i politicanti del triciclo spacciano l’accordo quadro per il continuamento della via bilaterale. Balle di fra’ Luca! E’ vero proprio il contrario. L’accordo quadro è l’affossamento della via bilaterale. Il passaggio dalla via bilaterale (votata dalla maggioranza degli svizzeri, ma mai dai ticinesi) alla via della sudditanza (che è sempre stata respinta da tutti).

Nessuna scelta

Altra truffa è la storiella secondo cui la ripresa dinamica del diritto UE sarebbe diversa dalla ripresa automatica, poiché la Svizzera potrebbe sempre rifiutare di conformarsi. Certo, come no! Peccato che un rifiuto sarebbe accompagnato da sanzioni tali che la partitocrazia finirebbe sistematicamente per calare le braghe. Senza eccezioni. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista, e nemmeno il Gigi di Viganello. A chiarirlo è un parere giuridico realizzato dal Prof. Andreas Glaser dell’Università di Zurigo.

Il film l’abbiamo già visto, ed in tempi recenti, in occasione della votazione sul Diktat disarmista dell’UE. La partitocrazia ed il Consiglio federale hanno passato mesi a strillare istericamente che gli svizzerotti non potevano fare altro che calare le braghe perché “bisogna salvare Schengen”. La ripresa “dinamica” non contempla alcuna reale libertà di scelta della Svizzera.A maggior ragione con la partitocrazia, il governicchio federale e la stampa di regime che ci ritroviamo: tutti asserviti all’UE.

Federalismo kaputt

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, se firmato, diventerà la pietra tombale dei diritti popolari, ma anche del federalismo. Questo perché a dettare legge sarebbe Bruxelles. La quale ci schiaccerebbe gli ordini anche in campi che sottostanno all’autonomia cantonale e comunale. I Comuni ed i Cantoni, dunque, vedrebbero drasticamente ridotto il proprio margine di manovra.

Incompatibile con la Svizzera

Le stesse decisioni popolari, inserite nella Costituzione, verrebbero cancellate con un colpo di spugna a seconda dei capricci di Bruxelles. La prima a cadere sarebbe l’espulsione dei delinquenti stranieri, a seguito della direttiva UE sulla cittadinanza, che ci verrebbe imposta in tempo di record (altro che la fregnaccia delle linee rosse).

Morale: l’accordo quadro istituzionale è del tutto incompatibile con la Svizzera. Con il suo sistema politico, con le sue tradizioni, con la sua democrazia, con il suo federalismo. Sicché, neanche un voto alla partitocrazia che lo sostiene!

Lorenzo Quadri

Il “tesoretto” serve per gli sgravi, non per i funzionari!

Maxibuco nella Cassa pensioni degli statali: ve lo diamo noi l’assalto alla diligenza!

 

Quando si dice il tempismo! Adesso che nei conti cantonali si scoprono i tesoretti  – i quali  esistono grazie a chi paga le tasse – ecco che arriva il direttore della cassa pensioni dello Stato a gridare “al lupo” sul buco da mezzo miliardo.

Ed ovviamente la pretesa è che a metterci una pezza sia sempre il solito sfigato contribuente.

Qui qualcuno davvero non ha capito da che parte sorge il sole!

 Punto primo

L’assalto alla diligenza da parte dei vertici della cassa pensioni è oltremodo squallido. Visto che le finanze cantonali vanno bene, i soldi vanno utilizzati per procedere finalmente sgravi fiscali. Di questi sgravi devono beneficiare in prima linea i single ed il ceto medio, da troppi anni spremuti come limoni. Spremuti malgrado le promesse da marinaio dei politicanti: quelli che in campagna elettorale si sciacquano la bocca con queste categorie di cittadini, poi in Gran Consiglio votano compatti controgli sgravi.  Una cosa è certa: non ci bruciamo il tesoretto perché “bisogna” (?) garantire ad oltranza i privilegi pensionistici degli statali!

Punto secondo

Nel 2012, quindi solo 7 anni fa, il parlamento cantonale ha già votato un credito di quasi mezzo miliardo per il risanamento della cassa pensioni del Cantone. Già allora la Lega era contraria. Adesso, a pochi anni di distanza, si pretende di fare il bis? Ma qualcuno si rende conto di cosa significa un miliardo di Fr per il Ticino?Oppure i parolai ci hanno imbesuiti al punto di farci perdere la più elementare consapevolezza delle cifre, oltre che il senso della decenza?

Punto terzo

Come mai ci sono casse pensioni che hanno una copertura superiore, e di parecchio, al 100%, mentre quella dell’istituto previdenziale del Cantone è a livelli infimi, essendo ormai sceso al 63%? E come sono messe le casse pensioni degli altri Cantoni? Vuoi vedere che ancora una volta il Ticino è l’ultimo della classe? A questo punto nasce il sospetto che, ai vertici dell’Istituto previdenziale dei dipendenti dello Stato, qualcuno non sappia fare il proprio lavoro. E’ forse il caso di procedere ad un repulisti?

Punto quarto

Non sta né in cielo né in terra, come scritto la scorsa settimana, che la commessa, l’operaio, l’impiegato del privato, eccetera – che di certo al momento della quiescenza non godranno di pensioni d’oro, e che nei tempi di magra hanno già dovuto finanziare il risanamento delle loro, di casse pensioni – adesso debbano di nuovo mettere mano all’anoressico borsello per garantire il mantenimento dei privilegi pensionistici dei dipendenti statali. La Repubblica e Cantone non si può più permettere la “Rolls Royce delle casse pensioni” (definizione dell’allora direttore PLR  del DFE Dick Marty)?  Vuol dire che passerà alla Fiat. E senza tante storie. Facile fare il passo più lungo della gamba con i soldi degli altri e puntando sulle connivenze della partitocrazia! A proposito: quanti alti funzionari cantonali beneficiano di rendite dorate e si sono prepensionati a 60, se non addirittura a 58 anni?

Punto quinto

Nei decenni scorsi, quando il settore privato tirava, i vantaggi pensionistici servivano ad aumentare l’attrattività del pubblico impiego. Ma adesso il mondo è cambiato. Per colpa della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato a ramengo. Il posto pubblico, garantito “a vita”, non è la seconda scelta: è  l’Eldorado. E oltre al privilegio del posto sicuro, manteniamo pure quello della pensione d’oro?

Punto sesto

Il mezzo miliardo di buco non si è certo formato in due settimane. Come mai il bubbone scoppia solo dopo le elezioni cantonali? Forse che qualcuno non voleva mettere in “imbarazz, tremend imbarazz”, il direttore PLR del DFE Christian VItta? Dov’erano, fino ad ora, i rappresentanti della politica, come pure quelli dei dipendenti pubblici, nel consiglio della cassa? Non c’erano, e se c’erano dormivano? Oppure tutti si sono beati nella convinzione che tanto la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avrebbe approvato qualsiasi manovra di risanamento, ed il popolazzo avrebbe pagato un altro mezzo MILIARDO senza un cip? Qualcuno si immagina di poter mandare in onda la replica del film del 2012 senza colpo ferire? Signori, non è così che funziona!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Il populismo climatico sarà la rovina della Svizzera

Ceto medio dissanguato e Confederazione svenduta all’UE: ecco il programma ambientalista

 

Il Paese va a ramengo, ma i politicanti della partitocrazia si sciacquano la bocca col clima per nascondere le proprie cappellate

L’ammucchiata cadregara ro $$overde da mesi cavalca il populismo climatico. Come abbiamo detto più volte, dietro la ragazzina svedese che bigia le lezioni, racconta cose di cui non ha la più pallida idea, però viene acclamata dalla stampa di regime neanche fosse un’eroina (che pessimo messaggio ai giovani!), ci sono interessi politici ed economici che non c’entrano un tubo con la tutela dell’ambiente. E che anzi vanno proprio nella direzione opposta.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole che serve per sdoganare tutto il resto del programma politico della gauche-caviar: dalle frontiere spalancate alla distruzione degli Stati nazionali, dallo smantellamento dei diritti popolari allo sconcio accordo quadro istituzionale.

La svendita della Svizzera

Come già scritto, ma lo ripeteremo ad oltranza, chi vota per il populismo climatico pensando di dare in questo modo un segnale “ecologista”, in realtà vota la svendita della Svizzera (e dei suoi cittadini, e dei suoi lavoratori) alla fallita UE. Mentre per il clima il suo voto sarà privo d’effetto! L’ambiente è un tema planetario. L’influenza della Confederella in tale campo è minima. E’ una semplice questione di massa critica. Una Svizzera ostaggio del populismo climatico ro$$overde aumenterebbe a dismisura tasse, balzelli e vessazioni a carico dei cittadini; in primis degli automobilisti e dei proprietari di una casetta.  I $inistrati, per le loro crociate ideologiche, tartassano il già bastonato ceto medio con la scusa dell’ecologia, in cambio di risultati concreti irrisori.

Si calcola ad esempio che le proposte ro$$overdi, se attuate, costerebbero in media ad un nucleo familiare elvetico qualcosa come 20mila Fr all’anno, tra aumento di prezzo dei carburanti, tassa sull’elettricità proveniente dal nucleare, balzelli sui biglietti aerei, nuove tasse sul CO2, e via sproloquiando.

La prima causa

Per contro, le frontiere spalancate che tanto piacciono alla $inistra sono la prima causa del degrado ambientale in Svizzera: in poco più di un decennio, a seguito dell’immigrazione scriteriata, la popolazione del nostro Paese è cresciuta di un milione di persone. E continua ad aumentare. Siamo qui in troppi! E questi “troppi” hanno poi bisogno di spostarsi, di abitare, di scaldare la casa, ecc. Quindi consumano risorse naturali ed inquinano.

Grazie alla devastante libera circolazione, il Ticino deve pure subire l’invasione quotidiana dei 65mila frontalieri uno per macchina, più le migliaia di padroncini e distaccati.

Ed i kompagnuzzi che difendono ad oltranza simili scempi, che denigrano ed insultano chi osa opporsi (perché la $inistra è il partito dell’intolleranza e dell’odio), hanno ancora il coraggio di spacciarsi per paladini dell’ambiente? Ma chi pensano di prendere per i fondelli?

Il paradosso

La situazione è del tutto paradossale: lasciarsi infinocchiare dal populismo ambientale porterà poco o nulla al clima. Perché l’influenza elvetica in questo ambito è minima. Dove invece la Svizzera può davvero decidere, è nei rapporti con l’UE.  E le posizioni dell’ammucchiata ro$$overde in tale ambito sono peggio che deleterie.

Ergo: votare i partiti del populismo climatico significa demolire la sovranità elvetica, quindi fare un danno reale, enorme e tangibile alla nazione, in cambio di nessun beneficio ambientale. Anzi. Ricordiamo infatti che lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dalla partitocrazia $inistrati in primis, ci porterà, tra le varie sciagure: l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine del divieto di transito notturno per i mezzi pesanti, gli OGM, la rottamazione della nostra protezione degli animali specie di quelli da reddito (in Svizzera è molto più avanzata che nei paesi UE). E l’elenco potrebbe continuare.

Verde-dollaro

Niente di strano, dunque, che gli spalancatori di frontiere di tutti i colori sostengano il populismo climatico. Ma solo in chiave anti-sovranista. Perché ai globalizzatori, del clima non gliene potrebbe fregare di meno. Cavalcano l’onda (verde) per i propri interessi. Che sono semmai verde-dollaro.

Propaganda di regime

Alla Pravda di Comano, intanto, non passa giorno senza che i giornalai gauche-caviar che l’hanno colonizzata facciano il lavaggio del cervello al popolazzo sul clima.

E’ chiaro che si tratta di un pretesto per fare campagna elettorale all’area ro$$overde con il canone più caro d’Europa e nascondere gli altri disastri provocati dalla casta.

I benpensanti si stracciano le vesti (firmate) sul riscaldamento climatico, ma intanto il mercato del lavoro va a ramengo, i casi d’assistenza continuano ad aumentare, la spesa sociale (grazie anche all’immigrazione incontrollata) esplode, sempre più svizzeri non arrivano a fine mese, la fallita UE comanda in casa nostra, i premi di cassa malati debordano, i conti dell’AVS sono in rosso (però si regalano miliardi all’estero e si spendono altri miliardi per mantenere finti rifugiati), siamo diventati il Paese del Bengodi per furbetti, pufatt e criminali stranieri in arrivo dai quattro angoli del globo, eccetera. Sicché, politicanti del triciclo, altro che cianciare di clima sperando di nascondere le vostre cappellate!

Hanno perso la testa

E a dimostrazione di come, nel vano miraggio di ottenere qualche voto in più alle prossime elezioni federali, la partitocrazia abbia perso la testa: il PLR nazionale, sotto la guida della presidenta Petra Gössi, ha partorito un programma fotocopiato dai ro$$overdi, in cui si propone, tra le varie eco-boiate, anche il balzello sui biglietti aerei. Il che ha provocato le immediate dimissioni del vicepresidente liberale Christian Wasserfallen. Se all’interno del PLR dei liberali esistono ancora, a questo punto possono fare una sola cosa: cambiare partito.

Morale

Che i politicanti si preoccupino dei problemi della gente e del futuro della Svizzera!

Altro che autoerotizzarsi cerebralmente sul clima (facile, quando si ha il borsello rigonfio ed il posto sicuro, vero $ignori?)!

Altro che correr dietro alle “gretine” e soprattutto a quelli che le pilotano per i propri interessi di bottega; e che poi se la ridono a bocca larga del popolazzo che si lascia turlupinare!

Lorenzo Quadri

I $inistrati santificano Carola Intanto il caso Bosia Mirra…

P$ sempre pro-immigrazione clandestina. E su Schengen aleggia un orrendo sospetto

 

La $inistra immigrazionista, anche alle nostre latitudini, ha trovato la sua nuova eroina del momento: la delinquente gauche-caviar Carola Rackete, ovvero la capitana della Seawatch.

La Carola, ennesima kompagnuzza con i piedi al caldo grazie ai soldi di papà, è stata prontamente scarcerata dalla “toga rossa” di turno. Ovvero uno (una) di quei magistrati che applicano le leggi ai “nemici”, mentre per gli amici le interpretano. Atteggiamento peraltro tipico della $inistra, che si sciacqua la bocca con la legalità (come pure con la morale, con il rispetto, eccetera) esclusivamente a senso unico. Le regole valgono solo per gli “altri”. Per i “loro”, invece

Tutto per visibilità

E’ evidente che la Carola tutto è fuorché un’eroina. Per ottenere visibilità mediatica, ha messo in pericolo, oltre agli uomini della Guardia di finanza italiana tramite speronamento di una motovedetta, anche i passeggeri della sua nave. Nei 16 giorni in cui la Seawatch è rimasta attraccata al largo di Lampedusa, di “porti sicuri” ne avrebbe trovati a bizzeffe. Invece se ne è stata lì, evidentemente aspettando di fare l’exploit.

I responsabili morali

Lo abbiamo già scritto a più riprese: a mettere in pericolo la vita dei migranti sono quelli che – in un modo o nell’altro – li incitano a partire per l’Europa, affrontando pericolosi viaggi in mare. Sostenere l’immigrazione clandestina significa fare il gioco di scafisti, passatori e trafficanti di esseri umani.

Cagnara sul bunker

La $inistra, ormai ridotta a partito degli stranieri (altro che preoccuparsi dei ticinesi, altro che pensare ai lavoratori) fa cagnara immigrazionista a fini elettorali. Naturalmente ben supportata dalla radioTV di sedicente servizio pubblico, finanziata col canone più caro d’Europa.

Lo dimostra il grottesco caso montato ad arte attorno al famoso centro asilanti – “bunker” di Camorino. Che è poi un centro della protezione civile. Quindi una struttura che va bene per i militi svizzeri ma che, secondo gli spalancatori di frontiere, non è sufficientemente chic per dei finti rifugiati. Magari lorsignori volevano la spa e la vista lago.

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha smontato le fake news sul presunto sciopero della fame degli ospiti dello “spaventevole bunker” (vedi articolo a pagina 9) messe in giro dal sedicente collettivo R-esistiamo, il quale è collegato con un certo avvocato luganese.

Si scopre così che il tanto drammatizzato “sciopero della fame” dei migranti economici di Camorino è durato… un pasto. In sostanza, gli asilanti hanno saltato un pranzo. E si scopre pure che i giovanotti con lo smartphone ed il bluetooth sono insorti contro l’imposizione di lasciare il centro durante il giorno perché fuori non avrebbero più avuto il wifi gratuito.

Intendiamoci: noi siamo favorevoli alla chiusura del bunker. A patto che gli attuali occupanti vengano immediatamente rimpatriati. E sia chiaro che non si spende nemmeno un centesimo del contribuente per nuovi (e lussuosi) centri d’accoglienza per finti rifugiati.

Ticinesi sempre più poveri

Questa panna montata pro-finti rifugiati ha l’unico scopo di dare visibilità in chiave elettorale all’ammucchiata di $inistra.

Chiaro: mentre i ticinesi diventano sempre più poveri e precari, mentre il mercato del lavoro è a ramengo a seguito della devastante libera circolazione delle persone, mentre i politicanti della casta riducono la Svizzera ad una colonia dell’UE, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare, mentre le casse dell’AVS languono, eccetera eccetera, i $inistrati, famelici di cadreghe, s’immaginano di turlupinare il popolazzo denunciando il presunto razzismo (?) contro i finti rifugiati e sciacquandosi la bocca con il  populismo climatico. E intanto, a manina con gli odiati “padroni”, svendono la Svizzera all’UE.

Caso Bosia Mirra: imboscato?

La vicenda della Carola richiama alla mente il caso dell’ex parlamentare P$ Lisa Bosia Mirra, condannata (ma la sentenza è ancora sub judice) per aver fatto entrare illegalmente in Svizzera dei finti rifugiati che si trovavano a Como.

Il decreto d’accusa emesso dalla Procuratrice pubblica Margherita Lanzillo nei confronti di Bosia Mirra è stato impugnato; il processo in Pretura penale (giudice Siro Quadri) l’ha confermato nel settembre del 2017. Nuovo ricorso. E adesso, a quasi due anni di distanza, l’incarto giace tranquillamente imboscato nei cassetti della Corte d’appello e di revisione penale (CARP). Ohibò. Se si tratta di condannare esponenti leghisti per un post sui social, ecco che la Magistratura si muove fulminea, in barba al presunto “sovraccarico di lavoro”. Qui invece… Giustizia a due velocità?

Schengen: il sospetto

E non è finita. Gli uccellini cinguettano che un illustre esponente della CARP avrebbe dichiarato che il  fallimentare accordo di Schengen permetterebbe ad un finto rifugiato di spostarsi liberamente da un paese firmatario all’altro, in barba alle leggi dei singoli Stati. E’ il massimo. Se la CARP dovesse uscirsene davvero con una simile “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), che non trova peraltro riscontro in nessun altro Stato, le urgenze sarebbero due:

  • Lasciare subito a casa i giudici che emettono sentenze del genere;
  • Disdire all’istante gli accordi di Schengen! Altro che “bisogna salvare Schengen”, come strillava istericamente la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per giustificare la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE!

Lorenzo Quadri

Grazie, frontiere spalancate!

Monteggio, nuova rapina. Però triciclo e burocrati federali vogliono i valichi aperti

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Venerdì mattina in quel di Monteggio, in prossimità di un valico incustodito con il Belpaese, è stata messa a segno l’ennesima rapina. Questa volta con tanto di sequestro. Bersaglio: un furgone portavalori. La persona legata e sequestrata è l’autista del mezzo. I criminali, almeno quattro ed armati, sono arrivati in auto attraverso la dogana spalancata. Sempre attraverso la medesima si sono dati alla fuga.

Com’era già la fregnaccia dei burocrati federali secondo cui chiudere i valichi non aumenterebbe la sicurezza?

Chiudere e presidiare

L’ennesima rapina in cui una dogana incustodita viene utilizzata da criminali stranieri, pericolosi ed armati, come facile (addirittura puerile) porta d’accesso alla Svizzera, conferma che i valichi secondari vanno chiusi di notte e presidiati di giorno. (I soldi per farlo ci sono: basta tagliare sui regali miliardari all’estero). E se questa fosse una violazione dei fallimentari accordi di Schengen, semplicemente si sospende Schengen, come hanno fatto numerosi Stati membri dell’UE.

E sia chiaro che per compiere un passo del genere non dobbiamo chiedere niente a nessuno. Se, come amano ripetere i $inistrati spalancatori di frontiere, “è giusto infrangere leggi ingiuste” noi infrangiamo delle norme ingiuste (quelle di Schengen) che mettono in pericolo i ticinesi. Oppure le leggi ingiuste si possono infrangere solo nell’interesse dei finti rifugiati con smartphone e bluetooth, mentre quando ad andarci di mezzo sono dei ticinesi…?

Buoni rapporti?

I burocrati federali, come sappiamo, rifiutano di applicare la mozione Pantani e di chiudere i valichi secondari di notte. Questo non certo perché la misura sia inutile, anche un bambino dell’asilo è in grado di rendersi conto che una giustificazione del genere non sta in piedi, ma perché infastidisce il Belpaese. Un pugno di burocrati federali del flauto traverso getta nel water la sicurezza del Ticino e dei ticinesi in nome di presunti buoni rapporti con il Belpaese, ma soprattutto per la fifa blu di venire rampognati dai loro padroni di Bruxelles.

Giù le braghe!

“Grazie” a Schengen, ossia a quell’accordo che, secondo la partitocrazia eurolecchina PLR-PPD-P$$, bisognava “assolutamente salvare” e quindi giù le braghedavanti al Diktat disarmista, il Ticino è diventato un self service per criminali in arrivo dal Belpaese.

“Grazie” alla direttiva disarmista dell’UE, che è uno sviluppo di Schengen, i malviventi continuano a girare armati (vedi la rapina di venerdì) mentre i cittadini onesti vengono disarmati per la gioia dei criminali. Applausi a scena aperta per il triciclo sovranofobo e per i suoi politicanti-soldatini!

Il tirapiedi

Vale la pena ricordare che a Berna a starnazzare contro la chiusura notturna dei valichi secondari c’era l’allora tirapiedi dell’ex ministra del 5% Jacques De Watteville. Costui pretendeva addirittura che il Ticino rinunciasse alla richiesta del casellario giudiziale. Mentre adesso, da pensionato d’oro con i nostri soldi, De Watteville è in giro a fare propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale, blaterando che “bisogna firmare subito”.

Che a comandare a Berna siano burocrati di questa risma, fautori dell’adesione della Svizzera all’UE e svenduti alla medesima, ma strapagati con i soldi del disprezzato contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto”) per calpestarne le decisioni democratiche, è scandaloso. Serve un repulisti generale!

Come criminali

A proposito dei presunti buoni rapporti con il Belpaese: ai fatti ormai arcinoti (fiscalità dei frontalieri, accesso al mercato finanziario, opere di interesse italo-svizzero non eseguite, liste grigie illegali, eccetera) si aggiunge un ulteriore elemento. Nei giorni scorsi sul Sole 24 oreè stato pubblicato un interessante articolo in cui si illustra il modo in cui oltreramina vengono trattate le banche estere, e svizzere in particolare.

Si leggono frasi quali “messe sotto torchio dalla procura di Milano”, “tenere sotto scacco le banche straniere in Italia”,eccetera. E questo, secondo i politicanti calabraghisti, sarebbe buon vicinato?

E nümm a pagum

E intanto, anche quest’anno, i ticinesotti hanno versato 80 e rotti milioni di ristorni al Belpaese. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato! Sì, il triciclo: perché i due “ministri” leghisti sono sempre stati, sono tuttora e saranno anche in futuro, favorevoli al BLOCCO dei ristorni.

Il governicchio ha proceduto solo al microblocco relativo ai debiti di Campione d’Italia (che intanto continuano a crescere in conseguenza dei servizi erogati “per solidarietà”). I vicini a sud possono giusto ridersela a bocca larga dei ticinesotti e leccarsi i gomiti. Eppure una sconosciuta deputata PD ha pensato bene di mettersi a starnazzare alla procedura illegale… uhhh, che pagüüüraaa!

Morale della favola: che nessun burocrate o politicante o tirapiedi si azzardi a cianciare di valichi che devono restare aperti in nome di “buoni rapporti di vicinato” che esistono solo nelle fantasie di qualcuno! Chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

Lavoratori, cassa malati…? Macché, la $inistra pensa al clima

Anche per l’anno prossimo si annuncia l’ennesima stangata sui premi di cassa malati. Ormai è diventata una non notizia. Per il 2020 si parla di aumenti medi del 3%. Naturalmente “aumento medio” vuol dire che ci sarà chi si cuccherà una legnata ben più dolorosa. E così, a colpi di 3%-4% per volta, la pillola (già che siamo in tema) si gonfia a dismisura.

Sul Corriere del Ticino di ieri Bruno Cereghetti, già capo dell’ufficio assicurazione malattia del DSS – un “centro di competenza” cantonale improvvidamente smantellato alcuni anni orsono – punta a buon diritto il dito sulle riserve stratosferiche cumulate dagli assicuratori malattia. Esse ammontano a circa 9.5 miliardi, quando per la sicurezza finanziaria delle casse ne basterebbe un terzo. Queste riserve, è chiaro, vengono costituite tramite i premi pagati dagli assicurati.

I cassamalatari ingrassano

I premi continuano a salire, le riserve pure. Il cittadino viene  sempre più spremuto ed i “soliti noti” capitalizzano.

Ricordiamo inoltre, nel caso qualcuno se la fosse dimenticata, l’indecente vicenda dei premi in eccesso che gli abitanti di alcuni Cantoni, tra cui il Ticino (e ti pareva) pagano e continuano a pagare. Lo stesso Cereghetti ha calcolato che, tra il 1995 ed il 2012, i ticinesi abbiano versato circa 400 milioni di Fr di premi in esubero. Negli ultimi anni il totale è ulteriormente salito. Ma su 400 milioni pagati in troppo, la restituzione, decisa nel 2013

dopo lunga telenovela parlamentare alle Camere federali, è stata di soli 67 milioni.

Evidentemente le lobby cassamalatare sotto le cupole federali, il cui principale esponente è stato negli anni scorsi l’ex capogruppo PLR ed oggi ministro degli esteri KrankenCassis, sono in grado di menare il torrone a proprio piacimento, con la complicità del ministro degli interni, ovvero il $ocialista Alain Berset.

Temi dimenticati

E’ infatti curioso che il P$$, ma tu guarda i casi della vita, da tempo non parli più di premi di cassa malati, se si esclude qualche boutade dimostrativa. L’è tüt a posct!

Non parliamo poi della protezione dei lavoratori, che per l’ammucchiata ro$$overde è fonte di perpetuo “imbarazz, tremend imbarazz”. E lo crediamo bene: dopo aver spalancato le frontiere all’invasione di manodopera estera a basso costo, dopo aver magnificato le misure accompagnatorie, adesso i $inistrati hanno fretta di buttarle nel water per sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che ridurrebbe la Svizzera ad una colonia di Bruxelles.

Solo clima e asilanti

In compenso, l’ammucchiata ro$$overde si occupa solo di clima, di accogliere finti rifugiati e di promuovere l’adesione all’UE.

Il populismo climatico, oltre ad essere una manovra diversivaper  distogliere l’attenzione dai veri problemi, serve a mettere pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini,per andare ad ingrassare gli amichetti che con il business politikamente korrettissimo dell’ecologia si fanno gli attributi di platino.

Ed infatti il presidente del P$$ Christian Levrat ha avuto la faccia tolla di proporre un piano Marshall (uella!) da tre miliardi di Fr all’anno (!)per il clima.

Cose dell’altro mondo: le casse dell’AVS languono ed i kompagni, dopo aver esultato per il regalo di 1.3  miliardi all’UE, propongono di sperperare tre miliardi all’annoin nome dell’isterismo ambientalista. Evidentemente senza effetto reale, visto che il clima è un problema planetario: quindi i miliardi spremuti al contribuente svizzerotto avrebbero il medesimo effetto della classica goccia nel mare.

Butta male

Difesa dei lavoratori, esplosione dei premi di cassa malati? L’ammucchiata ro$$overde ha in mente ben altro. Tutti ad autoerotizzarsi cerebralmente con il surriscaldamento climatico!

E l’ex partitone, che di “liberale” ormai non ha più nulla, segue a ruota. Vedi la proposta di introdurre un nuovo balzello sui biglietti aerei. Nel triciclo butta proprio male.

 

Lorenzo Quadri

 

 

“Sostituzione e dumping non esistono”: SECO, basta balle!

I burocrati bernesi ci raccontano ancora le solite fregnacce: lasciamoli tutti a casa!

 

E ti pareva!  Le elezioni federali si avvicinano. E di conseguenza i burocrati liblab della SECO, Segreteria di Stato dell’Economia, non potevano di certo esimersi dal fare campagna elettorale. A sostegno, chiaramente, degli spalancatori di frontiere.

Inoltre, come ben sappiamo, c’è in ballo lo sconcio accordo quadro istituzionale: su quest’ultimo il Consiglio federale sta menando il can per l’aia, con l’obiettivo di tirare a campare fino alle elezioni di ottobre. Perché la partitocrazia vuole, fortissimamente vuole, l’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia di Bruxelles. Ma non può firmarlo ora. Il rischio elettorale sarebbe troppo grande.

Vogliono l’accordo quadro

A volere l’accordo quadro è in prima linea il PLR, che si fa schiacciare gli ordini dai manager stranieri di Economiesuisse. I liblab hanno definito il trattato capestro  “l’accordo della ragione”.

A volerlo è anche l’ammucchiata ro$$overde che, non appena l’accordo quadro ha fatto capolino, si è precipitata a strillare che “bisogna firmare subito”. Nessuna sorpresa: i $inistrati vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. E la differenza tra sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed aderire all’UE è solo una questione linguistica. Questo deve essere chiaro a tutti. Con l’accordo quadro Bruxelles ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

L’iniziativa popolare

E poi, ovviamente, c’è in ballo l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno chiamati a votare. Il lavaggio del cervello della casta contro questa iniziativa è in atto praticamente da quando è stata lanciata. Il popolazzo “chiuso e gretto” deve essere ricattato e minacciato affinché non voti “sbagliato”. L’establishment vuole svendere la Svizzera, ed il tanto evocato “modello svizzero”, per ingrassarsi le saccocce. Anche la SECO deve fare la propria parte in questo disegno. Come c’era da attendersi, lo sprazzo di lucidità della SECO sulla libera circolazione delle persone, definita “non più così importante” dalla stessa Segreteria di Stato per l’economia in un recente documento, non è durato a lungo.

Rapporto farlocco

Ecco dunque che i burocrati bernesi se ne escono con l’ennesimo rapporto FARLOCCO in cui insistono con la fetecchiata che l’invasione di frontalieri non provocherebbe né soppiantamento, né dumping salariale.

Ossignùr! Cari balivi della SECO: una panzana rimane una panzana, anche se la ripetete mille volte. Per cui, dateci un taglio. Altro che venirci a raccontare fregnacce sulla “complementarietà” tra frontalieri e residenti. Questo è vero per taluni (pochi) settori professionali. Ma negli ultimi anni, ed in particolare da quando è in vigore la devastante libera circolazione delle persone, il profilo dei frontalieri  è diventato sempre più uguale a quello dei ticinesi. Quindi non c’è complementarietà, bensì sostituzione! Il tasso di disoccupazione ILO, che in Ticino è superiore a quello della Lombardia, non lascia dubbi al proposito. Idem le cifre dell’assistenza.

Dumping salariale

Quanto al dumping salariale: o grandi Nobel per l’economia della SECO, se la differenza tra gli stipendi in Svizzera interna e quelli in Ticino aumenta sempre più, ciò è dovuto a cosa? Al Gigi di Viganello o all’invasione da sud?

Inoltre: i frontalieri sono ormai quasi un terzo dei lavoratori presenti nel nostro Cantone; quelli attivi nel terziario sono quadruplicati nel giro di pochi anni. Davvero gli scienziati della SECO pretendono di farci credere che simili numeri non creerebbero delle distorsioni (eufemismo) sul mercato del lavoro ticinese? Che “sono solo percezioni”? Questi burocrati ci prendono per scemi… E’ forse il caso di ricordare che soltanto il Lussemburgo ha una percentuale di lavoratori stranieri superiore a quella elvetica!

Non si vergognano?

E soprattutto: ma i tamberla della SECO, non hanno vergogna ad uscirsene sempre con le medesime panzane? Chiudiamo la SECO e lasciamoli tutti a casa!

E’ palese che questi burocrati il Ticino l’hanno visto al massimo in fotografia. Non vogliono capire la situazione del nostro Cantone.  Ancora meno vogliono proporre delle soluzioni. Semplicemente perché l’unica soluzione sarebbe la fine della libera circolazione delle persone con massiccia diminuzione del numero dei frontalieri.Cosa che però la SECO mai ammetterà!

Misure accompagnatorie

E poi indecente che, nell’ultimo rapporto farlocco, la SECO si richiami all’importanza delle misure accompagnatorie. Perché queste misure accompagnatorie, che già servono a poco, con lo sconcio accordo quadro istituzionale verrebbero semplicemente spazzate via.E non lo si scopre adesso. E’ cosa nota da quando si è iniziato a parlare di accordo quadro. Però i $inistrati, grandi sostenitori del trattato coloniale, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la protezione del mercato del lavoro: vedi le fanfaluche raccontate dalla kompagna Simonetta Sommaruga all’ultimo congresso P$! Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

 

AVS a 67 anni: Widmer Puffo

Ma lei è andata in pensione a 59 anni a 200mila Fr annui, dopo aver fatto solo disastri

abbia la decenza di tacere!

Quante migliaia di posti di lavoro ha sulla coscienza questa ex politicante calabraghista?

Toh, chi non muore si rivede, come si suol dire! Chi ti arriva, infatti, a pontificare sull’innalzamento dell’età della pensione a 67 anni? Ma proprio lei, la catastrofica ex ministra del 5% Widmer  Puffo! Quella che P$$ ed uregiatti mandarono in Consiglio federale nel 2007 con uno schifoso golpe parlamentare per estromettere Blocher dal governo. Malgrado il leader Udc avesse vinto le elezioni!

La pre-pensionata d’oro

In qualità di presidente di Pro Senectute, l’Eveline dichiara ora che l’attuale sistema pensionistico non è più finanziabile. Quindi – ecco la geniale ed innovativa pensata, meritevole di un premio Nobel per l’economia – la gente deve lavorare più a lungo!

Fa sempre piacere vedere un’ex politicante che ha 63 anni, e che da quattro fa la pensionata d’oro a spese del contribuente, e dunque in pensione ci è andata a 59 anni con una rendita di 200mila franchetti  annuio giù di lì (e nümm a pagum), venga a raccontare agli altriche devono tirare la cinghia e lavorare fino a 67 anni.

Quanti impieghi ha distrutto?

Sorprende, in generale, che questa signora abbia ancora la faccia di tolla di montare in cattedra a pontificare su un qualsivoglia tema.

Ma costei non ha fatto abbastanza danni? Quanti posti di lavoro ha sulla coscienza? Quante centinaia, se non migliaia di ticinesi, attivi sulla piazza finanziaria, sono finiti in disoccupazione e magari pure in assistenza a seguito delle scellerate calate di braghe di questa cameriera di Bruxelles, che ha svenduto il segreto bancario senza alcuna contropartita, ma “naturalmente” con il supporto del solito triciclo euroturbo PLR-PPD-P$$?

Inutile dire che sui posti di lavoro della piazza finanziaria i sindacati non hanno emesso – né tuttora emettono – un cip. Evidentemente per queste organizzazioni, legate a doppio filo a partiti politici, ci sono impieghi di serie A (quelli dello Stato e del parastato), meritevoli di manifestazioni e barricate all’insegna del “giù le mani”; ed altri di serie B (tutti i rimanenti ed in particolare quelli del terziario) che possono anche venire cancellati, tanto chissenefrega.

Se già a 50 anni…

Chi ha il “curricolo politico” di Widmer Puffo farebbe molto meglio a tacere. Specie quando si tratta di impieghi, essendone stata una becchina.

Inoltre, se già a 50 anni si viene sbattuti fuori dal mondo del lavoro, magari perché sostituiti da due frontalieri pagati la metà – vero burocrati della SECO? Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – come si fa a lavorare fino a 67 anni?

Chi, per scelta sua, desidera lavorare più a lungo dei canonici 65 anni, è giusto che possa farlo; ma non tutti hanno facoltà di scegliere quando terminare l’attività professionale! O i disoccupati ticinesi ultracinquantenni lasciati a casa perché “troppo vecchi” li assume tutti la Widmer Puffo a Pro Senectute?

“Gh’è mia da danée”?

Pure il mantra dell’ “AVS in bancarotta se non si aumenta l’età della pensione” è una fetecchiata. Infatti:

  • La Svizzera regala miliardi alla fallita Unione europea che per tutto ringraziamento ci minaccia e ci ricatta perché vuole comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale (esemplare, al proposito, la recente lettera dell’eurofunzionarietto austriaco Johannes Hahn, con la data di scadenza già trascorsa, che sbrocca perché gli svizzerotti non hanno ancora firmato e quindi ci vuole il pugno di ferro contro chi osa difendere la propria indipendenza!).
  • La Svizzera regala miliardi a Paesi al di fuori dell’Europa.
  • La Svizzera dilapida miliardi per i finti rifugiati.
  • La Svizzera sperpera miliardi in prestazioni sociali ad immigrati furbetti che arrivano da noi per farsi mantenere.
  • I conti pubblici della Confederella registrano attivi miliardari ogni anno, da anni.

Gli unici a stare sempre peggio

E qualche politicante ha ancora il coraggio di venire a dire che bisogna lavorare fino a 67 anni perché “gh’è  mia da danée” per mantenere l’attuale età di pensionamento?

Mezzo mondo arriva da noi per star meglio approfittando delle prestazioni sociali finanziate dal solito sfigato contribuente, e gli unici a stare sempre peggio, in casa propria, sono gli svizzeri?E intanto la $inistra multikulti si preoccupa solo della “dignità dei (finti) rifugiati”, come ben esemplifica l’ultima mozione al governicchio cantonale dei $ocialisti, mentre della dignità dei ticinesi se ne fa un baffone.

Eh no $ignori, non ci siamo proprio! E’ sufficiente tagliare sulle spese elencate sopra, ed i soldi per finanziare l’AVS si trovano!  Eccome che si trovano!

Quanto all’ex ministra del 5%:  abbia, almeno e finalmente, la decenza di tacere.

Lorenzo Quadri