I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

 Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

La casta vuole svendere anche il salmo svizzero

 

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia vuole svendere pure l’inno nazionale! La Commissione della scienza, dell’educazione e della kultura del Consiglio nazionale ha infatti respinto nei giorni scorsi un’ iniziativa parlamentare presentata dal “senatore” sciaffusano Thomas Minder che chiedeva di inserire l’inno nazionale nella legge. Questo per evitare che i camerieri dell’UE in Consiglio federale un bel mattino si alzino e decidano sostituire il salmo svizzero. Ad esempio perché il richiamo a Dio contenuto nel testo potrebbe infastidire migranti in arrivo “da altre culture”. E di sostituirlo, va da sé, con una qualche ciofeca multikulti che parli di frontiere spalancate ed esorti a “far entrare tutti”.

Del resto una sedicente Società svizzera di pubblica (in)utilità si è già inventata delle nuove parole per l’inno, e lo scorso primo agosto ha pure invitato i Comuni a farlo cantare. Per fortuna l’invito non se l’è filato nessuno: tiè!

Con l’inserimento dell’inno nazionale nella legge, un suo eventuale cambiamento dovrebbe seguire l’iter democratico: decisione del parlamento federale con possibilità di referendum. Ad avere l’ultima parola sarebbe dunque il popolo.

Tale proposta è addirittura minimalista. Se si vuole cambiare l’inno, il popolo dovrebbe essere chiamato obbligatoriamente a votare. Senza che nessuno debba lanciare un referendum, operazione che comporta costi alti e molto lavoro!

Eppure la partitocrazia nella citata Commissione parlamentare ha pensato bene di respingere con 14 voti contro 10 anche questa proposta minimalista.

Motivazione? “Non è necessario intervenire, ed inoltre il Consiglio federale ha già indicato che non deciderà autonomamente su un eventuale nuovo inno, ma consulterà le Camere federali”.

Se questa non è una presa per i fondelli!

  • Tra consultare, ovvero chiedere un’opinione, e far decidere, c’è un abisso.
  • Se il governicchio federale consulta le Camere, chi consulta – e soprattutto: chi fa decidere – il popolo? La casta spalancatrice di frontiere pensa di imporre ai cittadini un nuovo inno multikulti?
  • Alle promesse dei camerieri bernesi dell’UE non ci crede più nessuno.

Il quadro è chiaro. Dopo aver rottamato la nostra indipendenza, la nostra sovranità, i nostri diritti popolari, le nostre tradizioni e peculiarità svizzere, la casta vuole rottamare pure l’inno nazionale. Partitocrazia senza vergogna.

Lorenzo Quadri

 

Ex partitone e ristorni: la presa per i fondelli continua

Anche Cassis si attiva per la campagna elettorale liblab, altro che fare il ministro

Cosa non si fa quando elezioni si avvicinano! Meno di tre settimane fa, era un lunedì di metà gennaio, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si incontrava con il suo omologo e connazionale italiano Enzo Moavero nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, dove i due politicanti italici hanno senza dubbio, come si suol dire, “mangiato e ben bevuto”.

Tema dell’incontro era, in particolare, il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri che si trascina ormai dal 2015 e che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare. E questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E l’ha capito da anni, non da ieri.

Eppure, dopo l’incontro con il connazionale Moavero, il buon Cassis aveva espresso soddisfazione; e non per il menu della Villa Principe Leopoldo, bensì per l’esito del meeting. Questo poiché Moavero avrebbe promesso una presa di posizione del suo governo sulla questione accordo fiscale dei frontalieri nel corso della primavera. Ovviamente senza indicare la primavera di quale anno. E senza rilevare che a Roma il boccino è nelle mani del parlamento, mica del governo.

La finta

Insomma: sono anni che il Belpaese su questo famigerato accordo fiscale mena il can per l’aia, il suo ministro Moavero annuncia che continuerà a farlo e la controparte elvetica è contenta e beata.

Poi però la settimana scorsa in casa PLR è scattato il contrordine compagni. A scopi puramente elettorali, ovvero per prendere per i fondelli la gente, l’ex partitone ha deciso che, da qui ad aprile, fingerà di schierarsi a sostegno delle ritorsioni nei confronti del Belpaese e della disdetta della Convenzione del 1974. E’ ovvio che si tratta di una semplice operazione di immagine; di una boutade dietro la quale c’è il nulla.

Come scritto la scorsa domenica su queste colonne, è semplicemente il ritorno della politica Xerox, caratteristica della partitocrazia. Il triciclo prima denigra le posizioni dell’odiata Lega ma poi, all’avvicinarsi delle elezioni, le fotocopia.

Nessuna credibilità

In questa operazione, l’ex partitone non ha uno straccio di credibilità, essendosi sempre opposto al blocco dei ristorni. Quando tale decisione venne presa nel 2011, purtroppo per un periodo troppo breve, i politicanti PLR strillarono allo scandalo. E sia chiaro che non si può essere contrari al blocco dei ristorni ma favorevoli alla disdetta della Convenzione del 1974: questa è una contraddizione in termini delle più evidenti.Le due operazioni sono semplicemente le due facce della stessa medaglia; un tutt’uno.

Arriva KrankenCassis

Questa maldestra iniziativa di marketing elettorale PLR ha ora coinvolto anche il buon Cassis. Il quale, a scoppio ritardato (chissà come mai) si inalbera con il Belpaese accusandolo di sabotare (testuale) un accordo fiscale da cui avrebbe molto da guadagnare (dal punto di vista fiscale, di sicuro; da quello elettorale, invece, verosimilmente no).

Ma come, non andava tutto bene? Ma come, l’incontro con Moavero non era stato “costruttivo”?

Campagna elettorale

Dopo la giravolta dell’ex partitone che adesso finge di essere contrario al versamento dei ristorni, arriva dunque la giravolta del suo ministro degli Esteri. Non si è mai visto nella storia della Svizzera – ma del resto come sappiamo il buon Cassis è svizzero solo in parte – un Consigliere federale che si presta così sfacciatamente a fare campagna elettorale per la sezione cantonale del suo partitoinvece di svolgere il proprio ruolo di ministro. O vuoi vedere che è questo che intende l’ex partitone per “Buongoverno”?

Perché solo adesso?

Ma soprattutto: come mai Cassis solo adesso si accorge che il Belpaese “sabota” l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri? Forse che non avrebbe potuto, se avesse voluto, proporre al governicchio federale la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 fin dalla sua prima seduta di Consiglio federale?Per quale strano motivo questi improvvisi sussulti avvengono solo quando le elezioni sono dietro l’angolo e poi, una volta trascorse le elezioni, “passata la festa, gabbato lo santo”?

I votanti ticinesi comunque possono star sicuri di una cosa. Il PLR non è improvvisamente diventato un partito “anti-ristorni”. Non è stato fulminato sulla via di Palazzo delle Orsoline.  Semplicemente, sta prendendo la gente per il lato B. Ricordarsene in aprile.

Lorenzo Quadri

Canone SSR: ci rubano 600 milioni per farsi il tesoretto!

Lorenzo Quadri: “Furto pianificato a tavolino, Berna deve dare indietro i soldi!”

E intanto stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone! A quando l’iniziativa per ridurre quest’ultimo a 200 Fr (che rimangono comunque troppi)?

Ad evidenziare l’inghippo è stato Le Matin nell’edizione di venerdì (edizione online: ormai c’è solo quella). Altro che la storiella del canone radioTV a 365 franchi. 11 economie domestiche su 12 nell’anno di disgrazia 2019 pagheranno di più. Anche parecchio di più. Di conseguenza, nelle casse federali alla voce “canone” entreranno 1,9 miliardi invece degli annunciati 1,3: 600 milioni extra, che verranno estorti ai cittadini dalla Serafe. Ovvero la società di incasso che ha preso il posto della Billag. E questi soldi prelevati “in esubero” non verranno mai più restituiti!

Fatturazione galeotta

Come è possibile un simile ladrocinio? Risposta: tramite il sistema di fatturazione deciso dall’Ufficio federale della comunicazione (UFCOM). Sistema che prevede per il 2019 una riscossione in acconti, con l’invio delle bollette scaglionato sull’arco dei 12 mesi, a cui si aggiunge il canone annuale. Chi ad esempio è inserito nel gruppo che riceverà la fattura in maggio dovrà pagare una fattura parziale di 152.10 Fr, quota parte da inizio anno fino a maggio, in seguito riceverà la fattura completa di 365 Fr per il periodo che va da maggio 2019 a maggio 2020. Chi riceverà la fattura in ottobre dovrà pagare la quota parte per i mesi da gennaio ad ottobre (273.75 Fr) più il canone intero per il periodo da ottobre 2019 ad ottobre 2020. La fattura successiva, di 365 Fr, gli arriverà in ottobre 2020, e coprirà i 12 mesi seguenti. E così via. Più tardi arriva la fattura parziale per il 2019, più essa diventa consistente. Il problema è che il canone dovrà essere versato “a vita”; non è un sistema a termine da cui si possa uscire. A meno di trasferirsi all’estero.

Quindi, i soldi versati in più nel 2019 tramite le fatture parziali non saranno né compensati, e nemmeno restituiti l’anno dopo (per informazioni più dettagliate, si veda il sito www.lematin.ch).

Il tesoretto così accumulato, come detto di circa 600 milioni di Fr, servirà – secondo le dichiarazioni dell’UFCOM a Le Matin – a “coprire i bisogni finanziari dei beneficiari del canone nel 2019”. Quindi in massima parte se lo cuccherà l’emittente di regime SSR!

“UFCOM peggio di Bertoldo”

La situazione non va giù al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri,membro del comitato No Billag.

“La prima considerazione –osserva Quadri – è che, se i cittadini svizzeri avessero approvato l’iniziativa No Billag, questi problemi non li avremmo… Fuor di battuta, l’ “era” della Serafe comincia decisamente col piede sbagliato. Prima il caos con gli indirizzi, adesso questa vicenda dei versamenti parziali che non verranno restituiti. Di conseguenza, per l’anno 2019, ci saranno economie domestiche che, oltre ai 365 Fr di canone, pagheranno fino a 334 Fr in più: si tratta di quelle inserite nella fatturazione di dicembre, come spiega Le Matin di venerdì. Dunque, c’è chi per il 2019 pagherà quasi due canoni radiotv. Questo è un furto legalizzato. Si derubano i cittadini per ingrassare la SSR. Senza contare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone. La situazione è scandalosa. L’UFCOM ne combina peggio di Bertoldo”.

Chi è responsabile del furto?

La modalità di fatturazione scaglionata sui 12 mesi è stata decisa dall’Ufficio federale delle telecomunicazioni. Quindi la colpa dei furti è sua. Proprio perché a decidere la rapina ai danni dei cittadini è stato un ufficio federale, è evidente che la politica deve intervenire. Quanto riscosso tramite fatture parziali per il 2019 va restituito nel 2020, fino all’ultimo centesimo. Il sospetto è che il furto sia stato pianificato a tavolino, per dotare l’emittente di regime SSR di risorse supplementari.

E se la restituzione non fosse possibile per motivi tecnici?

Spero che i burocrati federali non pretenderanno di propinarci anche questa fregnaccia. Ci si riempie la bocca con la “digitalizzazione” e poi non si è in grado di fare due conti con il pallottoliere? Ribadisco: questi soldi vanno restituiti. Altro che creare tesoretti a beneficio degli amichetti della SSR! Inoltre, secondo le dichiarazioni dell’UFCOM, le economie domestiche sono state ripartite nei 12 gruppi di fatturazione (uno al mese) in modo del tutto casuale. Ciò significa che se qualcuno pagherà un surplus alto o basso dipende unicamente dalla “sfiga”. Ma stiamo scherzando? E’ chiaro che su questo tema presenterò un atto parlamentare a Berna.

Che conclusioni trarre da questa vicenda?

Che nell’ambito della votazione sull’iniziativa No Billag, i cittadini sono stati presi doppiamente per i fondelli. Primo: come c’era da aspettarsi, i cambiamenti promessi dalla radioTV di Stato sono rimasti lettera morta, perché nulla è successo. Secondo: adesso “si scopre che” anche il canone a 365 Fr è una fanfaluca. Mi auguro che questa autentica truffa statale ai danni dei cittadini dia finalmente il là al lancio dell’attesa iniziativa popolare per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 Fr. E spero anche che, quando si tratterà di votare su questa iniziativa, la maggioranza degli svizzeri avrà aperto gli occhi…

MDD

 

Funzionario P$ abusatore: la doppia morale dei kompagni

Nel dipartimento ro$$o, preposto alla protezione delle vittime, si imboscano le denunce

 

Il Ticino è giustamente scandalizzato dal  caso dell’ex funzionario cantonale del DSS, attivo nell’ambito delle politiche giovanili, e degli abusi sessuali da lui commessi una quindicina di anni fa. Reati commessi “nell’esercizio delle sue funzioni” ai danni di tre giovani donne, due delle quali minorenni all’epoca dei fatti, mentre la terza era una stagista.

Omertà

Particolarmente ripugnante il “modus operandi” del funzionario, che si mostrava debole e sofferente per soddisfare le proprie voglie, minacciando le ragazze di suicidarsi se non avessero accondisceso alle sue richieste sessuali. E scandalosa l’omertà dei superiori che, sebbene fossero stati informati dell’accaduto, hanno guardato dall’altra parte. Sicché per lunghi anni il viscido è rimasto tranquillamente al suo posto. Profumatamente pagato dal contribuente, fino ai mesi scorsi si occupava di giovani e pontificava sulle politiche giovanili. Che schifo!

Un paio di cosette vanno evidenziate.

Punto primo

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, il nome del funzionario non è mai uscito sui media. Non sarà mica perché il signore in questione è un $ocialista, ed ha pure ricoperto cariche politiche per il P$? Non solo, ma l’abusatore era anche collaboratore dell’ormai defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo, quello poi confluito nel portale-foffa Gas (intestinale): ovvero un portale di galoppini del P$ coordinato da un pluricondannato e specializzato in campagne d’odio. E questi $inistrati pretenderebbero poi di calare la morale ad altri? Oltretutto, gli uccellini bellinzonesi cinguettano che il funzionario in questione non fosse a rischio di burn out per il troppo lavoro: vuoi vedere che si occupava degli articoli del Diavolo, così come di altre sue iniziative editoriali, durante l’orario di lavoro?

Se invece che un $ocialista con anche un’attività politica alle spalle, il funzionario abusatore fosse stato un leghista, poco ma sicuro che sarebbe stato pitturato su tutti i media (cartacei ed elettronici) di questo sfigatissimo Cantone con nome, cognome, fotografia, numero di scarpe ma soprattutto etichetta politica. Sarebbe già stata scatenata una shitstorm (=tempesta di cacca) di proporzioni immani contro l’odiata Lega. Ed i kompagni starebbero già cavalcando la vicenda senza ritegno. Invece adesso, dato che l’abusatore è uno “dei loro”… Garantismo ad oltranza! Il kompagno presidente Righini invita a “non politicizzare”! Che tolla!

Punto secondo

Come non si è fatto il nome dell’ex funzionario P$, allo stesso modo non si sa chi sia quel superiore o quei superiori che hanno scandalosamente imboscato le segnalazioni nei suoi confronti. Nei primi anni duemila, come noto anche ai paracarri, il DSS era saldamente in mani P$. Di quell’area erano e sono tutt’ora la grande maggioranza dei funzionari dirigenti del Dipartimento. Sicché il Gigi di Viganello non pensa di sbagliare di molto immaginando che anche il o i superiori portati a conoscenza delle malefatte dell’ex funzionario indossassero la sua stessa casacca politica. Non vorremmo a questo punto che le denunce fossero state imboscate (anche) per solidarietà ro$$a!

Punto terzo

In conseguenza dell’imboscamento delle denunce, l’ex funzionario è rimasto al proprio posto “come se niente fudesse”, ad occuparsi di giovani e di politiche giovanili. E questo non solo (come se non fosse già abbastanza grave) nell’amministrazione cantonale, ma addirittura nel DSS. Ovvero in quello che dovrebbe essere il Dipartimento preposto all’aiuto alle vittime, e che ha pure creato un apposito servizio. Si legge sulla pagina web del Dipartimento: “Se avete subito una violenza o un reato che vi ha direttamente leso a livello fisico, psicologico, sessuale e volete parlarne, essere ascoltati, ricevere consulenza e conoscere le prestazioni previste dalla Legge per l’aiuto alle vittime di reati, vi invitiamo a visitare il nostro sito”.

Per fortuna! E’ chiaro che le responsabilità di chi ha coperto l’abusatore vanno chiarite fino in fondo, così come i loro moventi.

Punto quarto

L’ex funzionario non andrà nemmeno in prigione. Tra prescrizioni, difficoltà probatorie e chi più ne ha più ne metta, il kompagno abusatore se la caverà con una pena sospesa condizionalmente.

Proprio vero che la nostra giustizia è inflessibile solo con gli automobilisti. A causa del bidone Via Sicura, chi infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di un pluriabusatore. E qui ne abbiamo una bella (si fa per dire) dimostrazione. Ringraziamo la partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Posta: la bella vita dei boss

Gigante giallo allo sbando: strage di uffici postali, ma intanto i grandi “magnager”…

 

Ma guarda un po’, nuova figura marrone del Gigante Giallo (che cromaticamente fa pure “pendant”)! Dopo lo scandalo Autopostale, adesso salta fuori che i capi di Swiss Post Solutions (SPS), una filiale della Posta di cui quest’ultima detiene interamente il capitale azionario, il 21 e 22 gennaio scorso hanno organizzato un evento extralusso ad Ho Chi Minh, dove si trova la sede della divisione asiatica di SPS.

E pare che il “magna e bevi” con le relative trasferte aree – ovviamente non in economy! – sia costato la bellezza di 200mila franchetti! Apperò!

Oltretutto lo stile di direzione del boss di SPS, tale Jörg Vollmer, è proprio improntato allo spendi e spandi per i dirigenti. I quali in un’altra occasione sono stati pure intrattenuti e sollazzati con degustazioni di vini pregiati in quel di Flims, mentre ai dipendenti si fa tirare la cinghia.

“Come i gilet gialli”

Intanto che i “magnager” SPS fanno la bella vita in Asia, l’ex Gigante giallo continua a chiudere uffici postali come se piovesse (o nevicasse). Uno degli ultimi ad essere balzato per questo motivo agli onori della cronaca è quello di Besso, popoloso e centrale quartiere di Lugano. Quindi la storiella che si chiude dove non ci sarebbe la clientela è l’ennesima balla di Fra’ Luca con cui i mammasantissima della Posta cercano di giustificare scelte di smantellamento già decise a tavolino impipandosene dei numeri e delle conseguenze sul servizio pubblico.

Contro la chiusura dell’Ufficio postale di Besso, la Commissione di quartiere ha consegnato nei giorni scorsi 4738 firme al municipio di Lugano; firme raccolte non on-line, bensì in forma cartacea, tra i cittadini. I promotori hanno dichiarato di essere pronti a scendere in strada come i gilet gialli francesi, il che non sarebbe neanche una cattiva idea! Gilet gialli contro ex gigante giallo!

“Sa po’ fa nagott”

Mentre a Berna il parlamento ha detto a più riprese che bisogna cambiare le regole del gioco per impedire alla Posta di chiudere uffici postali in maniera scriteriata al fine di massimizzare gli utili, l’ex Gigante giallo va avanti “come se niente fudesse”: finché le regole applicabili sono quelle attuali, la Posta tira dritta, tranquilla come un tre lire!

Proprio a proposito della chiusura della Posta di Besso, il Consiglio federale ha risposto in dicembre ad una domanda presentata da chi scrive in Consiglio nazionale. Dichiarazione del governicchio bernese: “chiudere uffici postali rientra nella libertà imprenditoriale della Posta”.

Bravi, avanti così! E se qualcuno si aspetta che con l’arrivo alla testa del Dipartimento federale competente (il Datec) della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga le cose miglioreranno… campa cavallo!

Chi ci guadagna?

Certo che siamo proprio messi bene. Un’azienda interamente di proprietà della Confederazione – perché nella Posta non c’è un solo franco dei privati – ne combina peggio di Bertoldo. Ed i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale cosa fanno? Si trincerano dietro il consueto “sa po’ fa nagott”!

Del resto, gli utili pompati dalla Posta tramite politiche scriteriate giovano anche al Consiglio federale. Tutti soldi in più che vanno a finire nel calderone delle casse federali. Così la Confederella si trova con più fondi da spendere/sperperare a piacimento. Ad esempio per i migranti economici. O per i regali miliardari alla fallita UE. Capita l’antifona?

Lorenzo Quadri

Ristorni: il PLR in stato confusionale

Intanto i deputati ticinesi liblab alle Camere federali, dalle colonne del CdT di ieri, sconfessano il partito cantonale

Sulla nota telenovela dei ristorni dei frontalieri, l’ex partitone è precipitato in un allarmante stato confusionale. Infatti sta dicendo e scrivendo tutto ed il contrario tutto, pensando forse di fare fessi i cittadini. Ricapitoliamo:

  1. Per anni il PLR si è opposto scandalizzato al blocco dei ristorni dei frontalieri da parte del Consiglio di Stato.
  2. Visto che le elezioni si avvicinano, adesso l’ex partitone effettua la piroetta acrobatica. Accende la Xerox, fotocopia le posizioni della Lega, e d’un tratto si finge contrario ai ristorni e presenta una mozione con cui chiede al governicchio di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri.
  3. Nel tentativo di giustificare la palese contraddizione tra i punti 1 e 2, i liblab si impappinano in risibili distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974. Ma i due atti sono facce della stessa medaglia. E’ chiaro che senza il blocco non ci sarà mai nessuna disdetta.
  4. Sul Corriere del Ticino di ieri, nuova giravolta PLR! I tre deputati dell’ex partitone alle Camere federali (Fabio Abate, Rocco Cattaneo, Giovanni Merlini) firmano un articolo congiunto (accipicchia!) in cuisconfessano il partito cantonale,dichiarando che “ci vuole cautela nel chiedere la disdetta della Convenzione del 1974”.Il che significa: “noi non la chiederemo di certo!”.
  5. Ci pare di ricordare che uno dei tre signori di cui sopra, ovvero Rocco Cattaneo, fosse presidente del PLR quando il partito, sempre scopiazzando la Lega, lanciò una petizione per la disdetta della Convenzione del 1974. E ci pare pure diricordare che Cattaneo s’inkazzò di brutto quando l’allora Consigliera di Stato del PLR Laura Sadis espresse contrarietà alla proposta. Com’è difficile andare d’accordo con sé stessi…
  6. Con l’articolo sul Corrierino di ieri, i tre esponenti liblab alle Camere federali
    a) mettono le mani in avanti: nel frattempo si sono forse accorti che sul tema della disdetta della Convenzione del 1974 è pendente in Consiglio nazionale una mozione di chi scrive. Mozione che il PLR dovrebbe appoggiare, se le sue intenzioni sul tema ristorni fossero serie (ma non lo sono; trattasi infatti di presa per i fondelli pre-elettorale). I deputati PLR a Berna preannunciano quindi, de facto, che nonvoteranno la mozione; ma soprattutto
    b) parano il fondoschiena al loro Consigliere federale KrankenCassis, che evidentemente non si sogna in alcun mododi portare avanti, nel governicchio federale, la disdetta della Convenzione in apparenza perorata dal partito cantonale.
  7.  Sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale liblab Opinione liberale (più redattori che lettori), il responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe (non un becero leghista populista e razzista) dà ragione alla Legadichiarando che: “il blocco dei ristorni potrebbe essere una misura attuabile (…) dal profilo giuridico è da evitare, ma dal profilo politico è senz’altro interessante”.Dichiarazioni pubblicate sull’organo ufficiale del PLR!
  8.  Insomma, l’ex partitone si contraddice e cambia idea in media una volta ogni 5 minuti. Tutto e il contrario di tutto! Probabilmente è questo che Bixio Caprara e compagnia cantante intendono per “Buongoverno”.
  9. I ticinesi devono essere in chiaro: il PLR non ha alcuna intenzione né di bloccare i ristorni dei frontalieri, e nemmeno di promuovere la disdetta della Convenzione del 1974.
    Un passo che sarebbe tra l’altro avversato anche dal partito nazionale. Che è poi quello che schiaccia gli ordini alla sezione ticinese. La presa di posizione sul CdT di ieri dei rappresentanti a Berna del partito ticinese è esplicita.
  10. Morale: ancora una volta, il PLR sta prendendo la gente per il lato B!

Lorenzo Quadri

La boiata del “bisogna oliare”

Altro che “via bilaterale”! I camerieri dell’UE vogliono la via della sudditanza!

Come da copione, i soldatini del PLR sono scesi in campo per fare il lavaggio del cervello – a suon di fake news – a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto europeo, oltre che i giudici stranieri; quello che ci obbligherebbe a mantenere tutti i cittadini comunitari che immigrano in Svizzera; quello che ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se costoro hanno il passaporto di un paese della disunione; quello che manderebbe definitivamente al macero le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione.

Rafforzare… cosa?

Sicché nei giorni scorsi i signori PLR di Economiesuisse, ovvero i giannizzeri della grande economia, se ne sono usciti con l’ennesima marchetta allo sconcio accordo quadro. Niente di nuovo sotto il sole (e neppure sotto la neve): che questa gente brami di svendere la Svizzera e gli svizzeri ai balivi dell’UE per ingrassare le già rigonfie saccocce dei suoi padroni è una non-notizia. L’andazzo della succursale del PLR denominata Economiesuisse è noto da tempo. Questa volta però lor$ignori l’hanno fatta fuori dal vaso. Infatti se ne sono usciti a dire che lo sconcio accordo quadro istituzionale servirebbe a rafforzare la via bilaterale. Eh no, cari liblab di Economiesuisse, questa fetecchiata la andate a raccontare a qualcun altro!

Infatti si dà il caso che l’accordo quadro istituzionale, nella scellerata e denegata ipotesi che venisse sottoscritto, segnerebbe la FINE della via bilaterale. La via bilaterale presuppone infatti due partner che trattano alla pari. Con lo sconcio accordo quadro, invece, la Svizzera verrebbe ridotta a colonia dell’UE. Altro che via bilaterale: così si spiana la strada alla via della sudditanza! Dove si voglia andare a parare, è fin troppo evidente: ridurre la Svizzera alla stregua di uno Stato membro UE.

Allo stesso modo vanno respinte al mittente le fanfaluche raccontate sempre nei giorni scorsi dal buon Roberto Balzaretti, ovvero il portaborse del PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Secondo Balzaretti, l’accordo quadro sarebbe “l’olio per lubrificare i bilaterali”. Certo, come no! Un po’ come la fregnaccia dell’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, entusiasticamente appoggiata dal presidente del PLR ticinese Bixio Caprara, secondo cui la Svizzera dovrebbe regalare 1,3 miliardi di franchi alla fallita UE “per oliare”!

Chinati a 90 gradi

La truffa è manifesta: questi soldatini della casta, pensando di fare fesso il popolazzo, si riempiono la bocca con la via bilaterale (concetto che, alle orecchie della maggioranza dei cittadini elvetici, dovrebbe suonare come rassicurante). Ma è un imbroglio! Loro la via bilaterale la vogliono distruggere! Rottamare! Loro non vogliono dei rapporti “bilaterali” con l’UE! Loro vogliono che la Svizzera sia chinata a 90 gradidavanti ai balivi dell’UE, e questo nel nome di accordi commerciali da cui traggono beneficio solo i loro padroni PLR della grande economia, mentre il popolo elvetico  la prende sistematicamente sul gobbo!

Questo concetto sarà bene tenerlo sempre a mente. Altro che “oliare”! Qui c’è gente che, con il mantra del “bisogna oliare” cerca di convincerci che svendere la Svizzera a Bruxelles è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

Grazie ai giudici stranieri, i terroristi islamici restano

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo blocca l’espulsione dei seguaci dell’Isis

 

Per criminalizzare l’iniziativa “Per l’autodeterminazione“, detta anche “contro i giudici stranieri“, su cui si è votato lo scorso 25 novembre con esisto purtroppo negativo, la casta eurolecchina ci ha disintegrato ad oltranza i cosiddetti evocando ipocritamente il rischio di espulsione della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La quale è stata spacciata come l’ultimo baluardo contro la trasformazione del nostro Paese in una dittatura nazifascista ad opera – ma guarda un po’ – degli spregevoli populisti. Come se i diritti umani non fossero già contemplati dalla nostra Costituzione federale, e questo da un sacco di tempo. Non abbiamo alcun bisogno di organismi internazionali del piffero per garantire il rispetto dei diritti dell’uomo in casa nostra: la partitocrazia e la casta internazionalista se lo ficchino bene in zucca.

Passato e presente

Il terrorismo di regime condito da grottesche “fake news”, o balle di fra’ Luca che dir si voglia, ha purtroppo pagato. L’iniziativa “per l’autodeterminazione” è stata bocciata alle urne. Questa però – piaccia o no – è ormai acqua passata. Ben presenti sono invece le cappellate della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ovvero di quei giudici stranieri che tanto piacciono al triciclo PLR-PPD-P$$ e che la partitocrazia giudica indispensabili alla Svizzera.

I legulei multikulti della CEDU sono infatti riusciti, come scritto nelle scorse settimane, a decidere che la sensibilità dei cristiani si può offendere, ma quella dei musulmani no, sicché: censura in casa nostra in nome della pace religiosa (?). Un paio di settimane più tardi (vedi Mattino del 13 gennaio) hanno invece posto le basi per la creazione di un diritto (umano) alla sharia: se in Europa un musulmano  vuole essere giudicato secondo la sharia, deve essere assecondato; a meno che il paese di residenza dimostri che “importanti interessi pubblici” lo impediscono.

Ed è sempre grazie all’ “irrinunciabile” Convenzione europea dei diritti dell’uomo che nelle scorse settimana abbiamo “scoperto” che ci teniamo in casa sei pericolosi terroristi islamici iracheni. Ce li teniamo in casa poiché questa bella gente, se rimandata nel paese d’origine, potrebbe rischiare la condanna a morte. E quindi in base alla CEDU l’espulsione è impossibile: la decisione presa dalla Fedpol in tal senso è pertanto stata annullata.

Pericolo in Svizzera

In altre parole, grazie alla CEDU osannata dalla partitocrazia, non possiamo espellere sei pericolosi terroristi. I quali potrebbero benissimo passare all’atto in Svizzera, organizzando attentati con centinaia di morti. Il compito di tenerli d’occhio, mentre questi signori si muovono liberamente sul nostro territorio, ricade sui Cantoni di residenza dei sei terroristi: in concreto si tratta di Basilea città, Argovia e Sciaffusa. Il compito è quanto mai arduo. A maggior ragione se si pensa che la nostra legislazione buonista-coglionista non contempla strumenti efficaci nel combattere l’estremismo islamico. Per questo possiamo ringraziare in prima linea la (ex) ministra del “devono entrare tutti” (adesso insediata a fare danni al Dipartimento dei trasporti) kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati sinistrati ed islamofili. E poi la partitocrazia.

Se questi sei terroristi iracheni commetteranno una strage in Svizzera, la colpa non potrà certo essere addossata ai Cantoni che sono costretti, loro malgrado, a tenerli sul loro territorio. Nossignori: la colpa sarà della partitocrazia che ci sottomette ai giudici stranieri e che non vuole prendere misure atte a combattere seriamente il terrorismo islamico blaterando che “non si può discriminare”.

Per non dimenticare

Cosa ne pensa il triciclo PLR-PPD-P$$ delle “performance” della “sua” CEDU? Difendere i diritti dell’uomo significa forse mettere in pericolo la vita di migliaia di svizzeri per tutelare quella di sei terroristi islamici iracheni, gente per cui la vita degli “infedeli” (noi cristiani) non solo non vale nulla, ma va cancellata?

Altro che riempirsi la bocca con la fregnaccia della CEDU che sarebbe indispensabile alla salvaguardia dei diritti umani in Svizzera.

Dopo questa vicenda, se la partitocrazia avesse a cuore gli interessi del Paese, dovrebbe chiedere l’uscita della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma naturalmente ciò non accadrà.

Tuttavia, se i politicanti del triciclo immaginano che la gente al momento buono non si ricorderà di simili situazioni aberranti, forse hanno fatto male i conti. Le elezioni federali si avvicinano. E nei prossimi mesi – poco ma sicuro – i giudici STRANIERI della CEDU ci delizieranno con ancora altre prestazioni.

Lorenzo Quadri