Triciclo: attendiamo l’outing

A quando una congiunzione salvacadreghe tra PLR-PPD-P$$? Tanto ormai le differenze…

 

E’ sempre più evidente, soprattutto a livello federale. La vera contrapposizione  è tra chi difende l’indipendenza e l’autonomia della Svizzera e chi invece svende il Paese ogni giorno alla fallita UE.

Facendo nomi e cognomi: quanto sopra significa che da un lato ci sono Lega ed Udc. Dall’altro c’è il PUT, ossia il Partito Unico Triciclato, composto dall’ammucchiata euroturbo PLR-PPD-P$$. Ed è inutile che il sedicente “centro” se ne vada in giro a raccontare di non essere euroturbo. Chi vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ed è il caso del PUT, vuole trasformare la Svizzera in una colonia dell’UE. Quindi mira all’adesione della Svizzera alla fallita Disunione europea: perché la differenza tra sottostare al regime dell’accordo quadro istituzionale ed aderire è solo una questione di sfumature.

Referente… in cantina

A dimostrazione che le ruote del triciclo diventano sempre più difficili da distinguere l’una dall’altra, ecco che per le elezioni federali di ottobre già si parla di possibili inciuci tra PLR e PPD, evidentemente con l’obiettivo di preservare cadreghe. A dimostrazione che ormai i due ex partitoni si sono appiattiti sulle stesse posizioni. E che il tanto decantato “referente cristiano” del PPD è stato definitivamente messo in cantina, e sostituito con il referente multikulti. Del resto, tanto per fare un esempio tra i tanti, lo scorso febbraio in Gran Consiglio il PPDog è perfino riuscito a votare compatto a favore degli islamisti, respingendo una mozione del Guastafeste che chiedeva di impedire le preghiere in strada con contenuti offensivi e discriminatori nei confronti dei credenti di altre religioni.

Il deleterio PUT

Il PUT, Partito Unico Triciclato, ha sostenuto la rottamazione del maledetto voto del 9 febbraio, il regalo da 1,3 miliardi alla fallita UE, ed adesso vuole l’accordo quadro istituzionale. E lo vuole senza alcuna linea rossa. Perché queste linee rosse non esistono. Sono un semplice bluff per fare fessi i cittadini. Del resto, malgrado Bruxelles abbia già dichiarato – ecco il ringraziamento per il regalo da 1.3 miliardi! – che gli svizzerotti devono rottamare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, nessun esponente del PUT ha emesso anche solo un flebile vagito di protesta.

E poi i $inistrati hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la storiella della protezione salari? Quando poi i kompagnuzzi si trovano a sostenere lo sconcio accordo quadro,a manina con i manager stranieri delle multinazionali?Quelli che vogliono le frontiere spalancate per licenziare i lavoratori svizzeri e sostituirli con migranti e frontalieri a basso costo?

Perché non fare outing?

Semplicemente, le regole che i balivi di Bruxelles ci vogliono imporre sono incompatibili con il sistema svizzero. Accettarle significa decretare la fine della Svizzera.

A questo punto, non è una sorpresa che si parli di inciuci salvacadreghe tra PLR e PPD. E’ semmai strano che l’inciucio ancora non coinvolga anche la terza ruota del triciclo, ossia il P$$.

Cari esponenti del PUT, perché non fare finalmente outing? Perché non una bella congiunzione PLR-PPD-P$$?  Tanto sui temi che più contano per il futuro del Paese, le vostre posizioni sono identiche. Così almeno il cittadino saprebbe cosa vota.

Lorenzo Quadri

Migranti sempre da favorire!

Una (modesta) tassa sulle rimesse? I camerieri dell’UE non ne vogliono sapere

 

Nei mesi scorsi il governo italiano ha espresso l’intenzione di tassare le rimesse, ovvero i trasferimenti di soldi nei paesi d’origine da parte degli immigrati. Obiettivo: portare nelle casse pubbliche alcune di decine di milioni di euro.

In dicembre chi scrive aveva interpellato i camerieri dell’UE in Consiglio federale sostenendo che il tema andava sollevato anche in Svizzera. Si stima che nel 2015 i migranti abbiano inviato in patria una cifra tra i 7 e gli 8.6 miliardi di Fr; ma c’è chi parla anche di oltre il doppio. E’ comunque appurato che in ballo c’è una barca di soldi. E non si sa nemmeno se si tratta di reddito da lavoro, o se invece a partire per  l’estero sono delle rendite sociali. Se questo fosse il caso, sarebbero necessari degli interventi.

Invece di far girare l’economia…

Sia come sia, una cosa è certa: ci sono tanti soldi di cittadini stranieri che, invece di far girare l’economia svizzera (anche l’economia bancaria), vanno a beneficio di quella estera. Dunque, un modestoprelievo su queste transazioni – in Italia ad esempio si parla di un’imposizione dell’1.5% – avrebbe certamente il suo perché. L’immigrazione infatti – ben lungi dall’essere “uguale a ricchezza” come starnazzano gli spalancatori di frontiere pensando di fare fessi i cittadini – genera costi: sociali, infrastrutturali, di sicurezza, eccetera.

Inutile dire che i camerieri dell’UE in Consiglio federale nelle scorse settimane hanno respinto scandalizzati la proposta di tassare le rimesse: “sa po’ mia”!

Autogol

Il Njet, come da copione, viene corredato da fregnacce assortite. E perfino da un plateale autogol.

L’autogol: “L’introduzione di una nuova imposta (?) di questo genere necessiterebbe di una base costituzionale”, dichiara il CF. Ma va? Piccolo problema: il canone radioTV più caro d’Europa è stato trasformato in un’imposta senza uno straccio di modifica costituzionale.E allora, signori, come la mettiamo? Costituzionalità a geometria variabile?

Un paio di fregnacce a titolo di esempio:

  • le rimesse non producono alcuna conseguenza negativa”.Ah no? Una decina di miliardi all’anno che lascia la Svizzera sarebbe forse una cosa positiva?
  • “I migranti non generano costi agli enti pubblici né usufruiscono di prestazioni statali che potrebbero essere loro fatturate”.A parte che non si sa nemmeno se all’estero vengono spedite rendite d’assistenza, ed in quel caso sì che si tratterebbe di prestazioni statali, si dà il caso che l’immigrazione incontrollata renda necessari investimenti nelle infrastrutture pubbliche. Se invece del 25% di stranieri, più i beneficiari di naturalizzazioni facili, in Svizzera ne avessimo il 2% come in Giappone, saremmo qui in 6 milioni e non in otto e mezzo, e quindi avremmo bisogno di meno strade, meno urbanizzazione, meno trasporti pubblici, eccetera eccetera. Immaginare una qualche forma di compensazione non è certo uno scandalo.

E se fosse il patto ONU?

Ma lo stizzito Njet dei camerieri bernesi dell’UE ha forse un’altra spiegazione: il demenziale patto ONU sulla migrazione (Global Compact). Un accordo capestro che vorrebbe introdurre la libera circolazione a livello mondiale, legalizzare i migranti clandestini e trasformare l’immigrazione in un diritto umano.

Inutile dire che il governicchio federale scalpita per sottoscrivere anche questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). La quale, tra le tante aberrazioni, contiene pure, udite udite, l’agevolazione (!) delle rimesse. Addirittura, i migranti devono essere aiutati (!) ad aprire dei conti bancari nel paese d’origine. Ossia, proprio l’esatto contrariodi quanto propone l’atto parlamentare di chi scrive. Adesso tutto è più chiaro. Quando c’è di mezzo un qualsivoglia trattato internazionale, sotto le cupole federali le braghe precipitano automaticamente ed istantaneamente fin sotto le caviglie. E guai a chi osa proporre cose diverse!

Lorenzo Quadri

Di nuovo umiliati dall’Italia

Quadri: “In pochi giorni, ci siano fatti bagnare due volte il naso dal Belpaese”

 

La scorsa settimana, il  Senato italiano ha approvato a larga maggioranza (201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti) la nuova legge che potenzia il diritto alla legittima difesa. Le nuove regole sono dunque in vigore, avendo la Camera già approvato le proposte.

Nel 2016, il deputato leghista Lorenzo Quadriaveva presentato in Consiglio nazionale un’iniziativa parlamentare, intitolata “potenziare il diritto alla legittima difesa”, simile alla nuova legge italiana. Ma nel marzo dello scorso anno la partitocrazia PLR-PPD-P$$ l’ha bocciata.

Cosa pensa Quadri della decisione del Senato italiano?

Me ne rallegro per il Belpaese, ovviamente. Si tratta di una svolta importante, sia all’atto pratico che politico. In Italia lo Stato ha voluto chiarire di stare dalla parte delle vittime delle aggressioni in casa propria. Da noi invece continua il buonismo-coglionismo che tutela i delinquenti e criminalizza il cittadino onesto che si difende. Come se difendersi da un rapinatore penetrato nella propria abitazione non fosse un diritto, uno dei più elementari peraltro, ma un reato vergognoso.

La sua proposta era forse troppo “estrema”?

Certamente no. Anzi, era una proposta assai moderata. Quella accettata in Italia è più incisiva: riguarda non solo le rapine in casa, ma anche quelle in negozio o sul luogo di lavoro. Per il resto, la versione italiana è simile alla mia. Già oggi, secondo la legislazione svizzera, chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. Io proponevo che, in campo di rapine in casa, tale stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” fosse acquisito per principio. Quindi: non sarebbe stato più compito della persona accusata di eccesso di legittima difesa dimostrare di essersi trovata in condizione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”; sarebbe stato compito del Ministero pubblico che la volesse eventualmente incriminare dimostrare che nonsi trovava in tale stato. Sembrano sofismi da legulei, ma all’atto pratico la differenza è importante. La legge attuale è un deterrente non già per i criminali, ma per le vittime. L’ammaestramento che contiene è chiaro: non difendetevi dai rapinatori, piuttosto mettetevi in pericolo, altrimenti sarete voi a finire sul banco degli imputati. Questo  rispecchia l’ideologia buonista-coglionista dominante, che vuole che cittadino onesto sia sinonimo di cittadino debole, inerme, incapace di difendersi. Un’ideologia che è una manna dal cielo per i criminali pericolosi, in genere d’importazione: gli facilita il lavoro. Rende il nostro paese sempre più attrattivo per delinquenti senza scrupoli.

E’ però vero che in Italia le rapine in casa sono una realtà diffusa, in Svizzera una rarità (per fortuna).

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dalla casta, le sciagure italiane sono destinate ad arrivare anche da noi. E’ solo questione di tempo. Fa specie come su certi temi politikamente korretti, quelli che piacciono all’establishment, ci si inventino profluvi di leggi a titolo ipotetico e preventivo. Invece, su altri argomenti sgraditi, come può essere la legittima difesa, o anche la lotta all’islamismo, la maggioranza dei politicanti rifiuta di agire. Si nasconde dietro il mantra del presunto “non problema”.

Non vorrà dire che il Belpaese sta facendo meglio della Svizzera?

Posso solo commentare: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, l’Italia ci ha bagnato il naso in due occasioni. Prima con il ritiro senza tante storie della cittadinanza italiana al jihadista marocchino Moutaharrik, quello che si allenava a Canobbio. In Svizzera la possibilità di revocare la cittadinanza in casi del genere esiste da decenni, ma credo non sia mai stata usata; ed anzi, il solo evocarla provoca strilli isterici da parte della maggioranza “benpensante”. Adesso la Penisola ci surclassa con la nuova legge sulla legittima difesa. Mentre i vicini a sud si muovono, alle nostre latitudini i politicanti del triciclo, con i loro njet, stanno collezionando figure meschine nei confronti dei cittadini. Che mi auguro sapranno come ringraziarli alle urne.

MDD

 

 

Svendono anche le ferrovie!

Con lo sconcio accordo quadro le compagnie straniere imperverseranno sulle nostre rotaie

Il ministro binazionale KrankenCassis (PLR) e la partitocrazia cameriera di Bruxelles manderanno a ramengo, perché “bisogna aprirsi all’UE”, tutte le conquiste del sistema ferroviario svizzero: dalla sincronizzazione delle coincidenze ai diritti sindacali dei lavoratori. Ma naturalmente i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico non fanno un cip: loro VOGLIONO l’accordo quadro!

Ma guarda un po’! Questa è proprio bella. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale – quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (alla faccia della protezione dei salari, vero $inistrati? Ma l’importante è “aprirsi all’UE”!) e tante altre nefandezze – salterebbero per aria anche i trasporti pubblici su rotaia.

Eh già. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR)si guarda bene dal dirlo; men che meno i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico, quelli che criminalizzano e tartassano gli automobilisti in nome dell’ambiente (ma naturalmente solo gli automobilisti svizzeri; perché sui frontalieri che arrivano tutti i giorni uno per macchina, e magari pure diesel… citus mutus! E’ becero populismo e razzismo!). Gli spalancatori di frontiere pseudoecologisti, dicevamo, si guardano bene dal dirlo; ma con lo sconcio accordo quadro istituzionale andrà a finire che la Svizzera diventerà terreno di caccia per le compagnie ferroviarie straniere.

Anche il cabotaggio sarà permesso

Attualmente, infatti, le offerte ferroviarie transfrontaliere sono possibili solo in cooperazione con le ferrovie svizzere. Un domani, invece, se si spalanca il mercato in base allo sconcio accordo quadro, i vettori stranieri arriveranno in modo autonomo.  Non più tramite cooperazione, ma per conto proprio. E non si limiteranno ai trasporti transfrontalieri. Avranno facoltà di coprire anche tratte interne, a patto che lo scopo principale (?) rimanga il transito internazionale (campa cavallo che l’erba cresce).  In altre parole, potranno praticare il famosocabotaggio,che attualmente è vietato.

Avanti così! Giù a 90 gradi davanti all’UE! Facciamoci colonizzare!

Sistema in palta

Le conseguenze di questa ennesima calata di braghe davanti all’UE sarebbero a dir poco sciagurate; come quelle delle precedenti aperture, del resto. Le principali conquiste del sistema ferroviario svizzero andrebbero a ramengo. A partire – tanto per citarne un paio – dalla sincronizzazione delle coincidenze. E dal sistema tariffale. E come la mettiamo, o $inistrati spalancatori di frontiere che volete l’accordo quadro, con i diritti sindacali dei lavoratori del settore ferroviario? Anche questi andrebbero in palta!

Il bel regalo

Ebbene, si dà il caso che il principio dell’apertura del mercato del trasporto internazionale di passeggeri sia contemplato dallo sconcio accordo quadro istituzionale. Ecco il nuovo “bel” regalo che preparano alla Svizzera il “grande statista” binazionale KrankenCassis e la partitocrazia, PLR e P$$ in primis (gli uregiatti seguiranno a ruota).

E poi i $inistrati, che sostengono l’accordo quadro e quindi la “calata” sui binari svizzeri di compagnie ferroviarie straniere con tutto quel che ne consegue, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con i posti di lavoro delle Officine FFS di Bellinzona? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

 Investimenti per chi?

Da notare che il Consiglio federale allo stato attuale avrebbe la facoltà di decidere da solodi aprire il mercato ferroviario all’invasione dall’UE. Lo scorso 18 marzo, in un raro sprazzo di lucidità, il Consiglio degli Stati ha adottato una mozione che prevede che i camerieri bernesi di Bruxelles non possano prendere una decisione del genere, le cui conseguenze sarebbero pesantissime sia per i passeggeri che per i lavoratori che per il Paese in generale, senza coinvolgere il parlamento. E’ probabile che il Consiglio nazionale farà la stessa cosa.  Già la qualità dei collegamenti su rotaia, in particolare di quelli sulla tratta del Gottardo, è a ramengo. Il livello non è più svizzero; non è più nemmeno europeo. E’ ormai diventato africano. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se la nostra rete ferroviaria, pagata a caro prezzo dal solito sfigato contribuente – per i prossimi 15 anni si prospettano investimenti infrastrutturali di quasi 13 miliardi!– , fosse lasciata in balia delle compagnie ferroviarie francesi o italiche.

Di nuovo a 90 gradi

Ovviamente, non bisogna farsi illusioni. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ prima o poi (più prima che poi) calerà le braghe anche sull’apertura del mercato del trasporto dei passeggeri in treno. Per l’ennesima volta, strillerà che non c’è alternativa; che “bisogna salvare” i fallimentari accordi bilaterali. Il copione è già tristemente noto. Ci pare già di sentire i politicanti della casta, con stampa di regime al seguito, che starnazzano, farneticano e minacciano.

Cosa aspettiamo a mandare finalmente affan… sia i balivi di Bruxelles che i loro camerieri del triciclo?

Lorenzo Quadri

 

Sempre più svizzeri nella palta intanto la casta pensa ai Rom

I “grandi statisti” pretendono più aree di sosta per i nomadi: magari in Ticino?

 

Sempre meglio: l’associazione per la pianificazione del territorio “Espace Suisse” e la Fondazione “Un futuro per i nomadi svizzeri” di recente sono usciti alla ribalta (?) con una richiesta di quelle di cui si sentiva proprio la mancanza. Ossia, creare più aree di sosta per i nomadi!

Geniale: sarebbero questi i problemi del paese? Aumentare le aree di sosta per i nomadi, che poi – come l’esperienza, anche ticinese, insegna – vengono lasciate in stato pietoso, con immondizia ed escrementi ovunque, che qualcuno ovviamente deve provvedere a pulire? E non si chiedono un paio di aree di sosta.  A dar retta alle due associazioni dai fastidi grassi, infatti, “mancherebbero attualmente 40 posti di passaggio per soggiorni di breve durata, 25 posti invernali ed una manciata (?) di posti di maggiori dimensioni (?) per i nomadi stranieri”.Apperò!

“Parte integrante”?

Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo. E non dimentichiamo una cosa. Logica vuole che le aree di sosta vadano fatte laddove ci sono i transiti. Visto che questo sfigatissimo Cantone, come noto, si trova sull’asse di transito Nord-Sud, indovinate un po’ chi si dovrebbe cuccare la maggior parte delle nuove aree di sosta per zingari? Forse i ticinesotti?

Da notare poi che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno avuto la brillante idea di dichiarare che Rom stranieri (!) sono parte integrante della società svizzera e che “bisogna lottare contro il razzismo”.

E già: perché constatare – si tratta di dati di fatto – che i Rom si installano abusivamente su terreni altrui, che alla partenza li lasciano conciati da buttar via, e che magari durante la permanenza commettono pure reati nelle vicinanze, sarebbe razzismo.

E’ il massimo: il governicchio federale manda i ticinesi allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone; però si preoccupa dei Rom stranieri.

Senza autorizzazioni

Non è finita: secondo lo studio commissionato da Espace Suisse e dalla “Fondazione pro-nomadi”, sarebbe prioritaria l’offerta di aree di sosta “spontanee”. Trattasi – udite udite – di soste di fino a quattro settimane di durata (!), su un terreno ad esempio di proprietà di un contadino (!), senza necessità di richiedere autorizzazioni.

Cosa, cosa? Il comune cittadino svizzero, che paga le tasse, punto primo non può permettersi di entrare in casa d’altri (neanche nei campi altrui) senza permesso, punto secondo per occupare anche solo un metroquadro di area pubblica, non fosse che per mezza giornata, per un qualsivoglia evento, deve chiedere i relativi permessial Comune e pagare la tassa di occupazionedell’area pubblica.

Ed invece dei Rom stranieri si dovrebbero poter accampare per un mese su terreni privati o pubblici “come se niente fudesse”, senza bisogno di chiedere niente a nessuno? Questa è una clamorosa discriminazione dei cittadini elvetici. E’ evidente che non siamo per nulla disposti ad accettarla. Se in Svizzera ci sono politicanti a tal punto imbesuiti dal multikulti da uscirsene con simili “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi), niente di strano che la nazione vada a rotoli.

Intanto i cittadini…

Evidentemente, e per fortuna, la maggioranza della popolazione non ci sta a costruire i ponti d’oro ai nomadi che la casta spalancatrice di frontiere pretenderebbe.

Nel Canton Berna, il 76,4% dei cittadini ha approvato la nuova legge sulla polizia che regola le espulsioni degli zingari che campeggiano su un terreno privato o comunale senza l’autorizzazione del proprietario.

Nel Canton Neuchâtel, la legge sul soggiorno dei nomadi prevede la riscossione di cauzioni all’arrivo, che possono poi venire incassate se gli “ospiti” al momento della partenza non lasciano gli spazi puliti ed in ordine. Del resto, è il minimo che si possa pretendere. Eppure l’inutileCommissione federale contro il razzismo ha avuto il coraggio di mettersi a starnazzare! Ennesima dimostrazione che questa Commissione va abolita subito: è confermato che serve solo ad inventarsi problemi di razzismo dove non ce n’è l’ombra. E questo, va da sé, mentre tace omertosasul razzismo importato da migranti – spesso e volentieri migranti economici – parecchi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, omofobi, eccetera. E trasferiscono in casa nostra i loro conflitti etnici, tramandandoli pure alle nuove generazioni: altro che “integrazione”!

Siamo qui in troppi

Inutile dire poi che le due associazioni (Espace Suisse e fondazione “pro-nomadi”) pretendono pure delle operazioni di “sensibilizzazione” in grande stile, vale a dire di lavaggio del cervelloal popolazzo, a sostegno della presenza dei nomadi in Svizzera. Il tutto naturalmente a spese del contribuente. Un po’ come il demenziale Patto ONU sulla migrazione (Global Compact), che prevede da un lato una massiccia propaganda di regime pro-immigrazione clandestina, dall’altro provvedimenti censori ai danni dei media rei di non riferire in modo abbastanza compiacente sui migranti.

Un’associazione che si occupa di pianificazione territoriale quale Espace Suisse dovrebbe semmai preoccuparsi di limitare l’immigrazione. Perché siamo qui in troppi: e le conseguenze, evidentemente, si scontano anche in campo di cementificazione del territorio.

Lorenzo Quadri

 

Prima sostengono la legge Poi, davanti alle bollette…

AITI contro il canone radioTV alle imprese: peccato che, quando si trattava di votare…

 

Intanto, prosegue il silenzio assordante sul tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale.

Scusate ma ci scappa da ridere! Dall’inizio di quest’anno di disgrazia 2019 è in vigore la nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV).

La LRTV è una “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) sia per i cittadini che per le imprese.

I cittadini sono obbligati a pagare il canone più caro d’Europa anche se non possiedono alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. Anche se sono ciechi e sordi. Soltanto per i primi 5 anni esisterà il diritto di opting out. Ossia di certificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe (la società d’incasso che ha sostituito la Billag, con esiti disastrosi)  di non possedere alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi, venendo di conseguenza esentati dal pagamento del canone. Con la sottoscrizione del formulario si autorizzano i controlli in casa propria per verificare se quanto attestato corrisponde al vero.

Quindi, non si può nemmeno più parlare di un canone: qui siamo di fronte ad una vera e propria tassa pro-SSR,dal momento che chiunque è costretto pagare. Una tassa, sia detto per inciso, introdotta senza la necessaria modifica costituzionale.

Per le aziende

Le imprese, dal canto loro, sono anch’esse costrette a pagare il canone. Il che è particolarmente assurdo, infatti: 1) il canone lo pagano già sia i dipendenti che i titolari delle aziende e 2) sul posto di lavoro ci si va per lavorare e non per guardare la televisione.

Le aziende pagano il canone in base alla cifra d’affari (non in base all’utile). Il canone cresce di pari passo con la cifra d’affari. Si va dal minimo di 365 Fr all’anno ad un tetto massimo di quasi 36mila.

Ciliegina sulla torta: l’obbligo di pagare il canone nasce immediatamente con l’iscrizione nel registro dell’IVA. Di conseguenza, imprese che costituiscono un’altra ditta per durata limitata o che si associano in consorzi pagano due volte (doppia imposizione).

Maggioranza risicatissima

La nuova legge sulla radioTV venne approvata in votazione popolare nel giugno del 2015. La maggioranza fu risicatissima: appena 3000 voti in tutti la Svizzera. In Ticino, la maggior parte dei votanti disse No. Solo Lega ed Udc sostennero il referendum contrario alla nuova legge. Il triciclo invece si schierò tutto slinguazzante a favore delle nuove regole. Regole il cui obiettivo – evidente anche al Gigi di Viganello – è  quello di ingrassare ulteriormente l’emittente di regime SSR.Ovvero la radioTV al servizio dell’establishment. Peraltro già gonfiata come una rana.

L’improvviso risveglio

Adesso che la nuova LRTV è entrata in vigore, si assiste all’improvviso risveglio degli ambienti economici.

L’AITI (Associazione industrie ticinesi) ora inveisce perché il canone in base alla cifra d’affari è iniquo, perché tassare i consorzi è doppia imposizione, eccetera eccetera. Tutto vero ma, cari signori, dov’era l’AITI quando si trattava di sostenere il referendum contro la nuova legge sulla radioTV? Non c’era, e se c’era dormiva! Guai a dar ragione all’odiata Lega! Bisognava reggere la coda agli amichetti della SSR! E adesso che le regole che VOI avete appoggiato entrano in vigore, vi venite a lamentare?

Cari signori, le magagne che – anche giustamente –  denunciate (canone in base alla cifra d’affari, doppia imposizione, ecc.) non cadono dal cielo. Stanno scritte nero su bianco nella legge. Se ai tempi della votazione contro la LRTV gli ambienti economici – o comunque: i loro galoppini politici – si fossero schierati dalla parte del referendum, visto l’esito risicatissimo della consultazione, è probabile che la legge sarebbe stata bocciata. Ma le cose sono andate diversamente. E solo adesso che arrivano le bollette, i rappresentanti dell’industria scendono dal pero? Un po’ tardi, no?

Inutile dire che aspettiamo gli ambienti economici al varco  quando verrà lanciata l’iniziativa popolare per abbassare il canone radioTV a 200 Fr annui.

Silenzio assordante

Intanto, prosegue il silenzio assordante a proposito del tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale. 600 milioni rubati alle economie domestiche svizzere che, con l’accordo dell’Ufficio federale della comunicazione (vergogna!) finiranno nelle capienti casse della radioTV di Stato. I camerieri dell’UE in Consiglio federale devono ancora prendere posizione sulla mozione presentata da chi scrive, che chiede la restituzione integrale del maltolto.

Lorenzo Quadri

Una manna per i padroncini!

Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i controlli attuali verranno aboliti

 

Pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo PLR-PPD-P$$ è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi. E poi ha ancora la tolla di affermare di difenderli!

Oh toh, ma chi l’avrebbe mai detto! Dopo l’abrogazione della LIA (Legge sulle imprese artigianali), nei primi mesi del 2019 il numero dei padroncini presenti in Ticino è aumentato in modo considerevole. A dimostrazione che la Lega aveva ragione – non ci voleva un premio Nobel per l’economia per capirlo…- nel sostenere che, contestualmente all’abrogazione della LIA, occorreva varare subitodelle nuove disposizioni a tutela degli artigiani e delle piccole imprese di questo sfigatissimo Cantone.

Ma la vera “chicca” è un’altra. Sempre in tema di padroncini, l’AIC, Associazione interprofessionale di controllo, ha dichiarato apertamente la propria preoccupazione per il futuro. Infatti, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i balivi di Bruxelles pretenderanno “che la Svizzera adatti la sua legislazione alla direttiva UE sui distaccati, ma questa –ha dichiarato il presidente AIC Renzo Ambrosetti – è una direttiva che contiene delle possibilità di controllo estremamente blande”. 

Tutti in Ticino a lavorare in nero!

In pericolo, sempre secondo Ambrosetti (non secondo il Mattino populista e razzista!) anche il partenariato sociale. Esso ha “quale scopo non solo quello di definire le condizioni di lavoro, ma anche di farle applicare (…). Secondo il sistema in vigore nell’UE, non si potrebbe più operare come oggi. I controlli che l’AIC svolge attualmente andrebbero delegati a delle istanze statali”. 

Traduzione: se sottoscritto, lo sconcio accordo quadro istituzionale manderebbe in palta l’attuale sistema dei controlli sui cantieri. In altre parole, il trattato in questione sarebbe una vera e propria manna dal cielo per padroncini ed aziende del Belpaese. I quali potranno arrivare in Ticino a lavorare in NEROsenza dover più temere nemmeno i controlli. Addio deterrenti! Avanti con l’invasione!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di comprendere che ciò equivarrebbe alla distruzione di quel che ancora resta del nostro artigianato e delle nostre piccole imprese. Da sud, l’assalto alla diligenza sarebbe immediato.
Al di là della ramina già si fregano le mani e se la ridono a bocca larga dell’autolesionismo degli svizzerotti.

Il triciclo sacrifica gli artigiani

Ora: chi vuole la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale? Risposta: il triciclo PLR-PPD-P$$. La partitocrazia ha formulato in più occasioni il proprio Sì all’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE. Quindi, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi.E poi ha ancora la tolla di dichiarare di difenderli!

La fregnaccia del “sì, ma”

Ed è inutile che i politicanti della partitocrazia serva dell’UE tentino di prendere per i fondelli la gente dicendo che loro sono a favore dello sconcio accordo quadro, “ma”.

Signori, lo ripetiamo: non esiste nessun “sì, ma”.Esistono solo il sì e il no. I “ma” contano meno di zero. Una volta detto sì, i “ma” verranno spazzati via in un batter d’occhio. Pertanto, fanno letteralmente ridere i polli i soldatini della Commissione di politica estera degli Stati i quali proprio in questi giorni hanno stabilito che  l’accordo quadro va firmato, però non bisogna recepire la direttiva UE sulla cittadinanza, non bisogna smantellare le misure accompagnatorie né la protezione dei salari, ed avanti con le patetiche  favolette.

Questi distinguo sono un’autentica presa per il lato B. Una volta sottoscritto lo sconcio trattato coloniale, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, l’apertura ai TIR da 60 tonnellate, eccetera, arriveranno da sole. In automatico. “Per non mettere a rischio” i bilaterali, la partitocrazia accetterà tutto, senza colpo ferire, e con il sostegno della slinguazzante stampa di regime. Giù le braghe ad altezza caviglia!

Possibile che qualcuno non abbia ancora capito come vanno le cose?

Lorenzo Quadri

Una fretta alquanto sospetta

Nuovo centro per finti rifugiati in zona Pasture: la Confederella non la racconta giusta

La Confederella – e meglio il Dipartimento ex Simonetta, oggi Dipartimento Keller Sutter (KKS) – vuole a tutti i costi realizzare il nuovo centro asilanti nello stabile amministrativo FFS, sito in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano.

Il nuovo centro avrà sulle prime 220 posti letto, che nel 2023 diventeranno ben 350. Apperò!

Ed infatti, come apprendiamo dagli organi di stampa, nei giorni scorsi i burocrati del Dipartimento KKS hanno respinto con la consueta sicumera le opposizioni presentate da un gruppo di cittadini contro il nuovo maxicentro per finti rifugiati.

Ma come: la Confederella, ben coadiuvata dalla stampa di regime, non continua a martellare il popolazzo con note informative sul calo delle domande d’asilo? E questo ovviamente per far credere che il caos asilo – che ogni anno ci costa miliardi – sia un “non problema”, una fantasia malata della Lega populista e razzista? Ad esempio, gli ultimi dati ufficiali pubblicati parlano di un calo su base annua delle richieste d’asilo in Svizzera del 7.4%. Naturalmente (ma questo è un altro tema) sia i  burocrati della Confederella che la stampa di regime si guardano bene dal far notare che se le domande d’asilo calano anche dalle nostre parti, il merito è dell’ “odiato populista” nel governo italiano che non permette più sbarchi a go-go nel Belpaese.

 

I conti non tornano

Qui i conti non tornano: lorsignori da un lato vogliono farci credere che il caos asilo sia un “non problema”, che ormai i finti rifugiati arrivano col contagocce (e quelli che già ci troviamo in casa, quando li rimandiamo al natio paesello?); dall’altro però insistono nel voler creare il nuovo maxicentro asilanti. Ed hanno pure fretta. Ora, se i burocrati federali del Dipartimento “ex Simonetta” hanno fretta di mettere a disposizione i nuovi posti per migranti economici, evidentemente è perché sanno che li riempiranno. Ad esempio correndo servili ad accettare un qualche accordo del piffero sulla ridistribuzione dei migranti economici partorito dai balivi di Bruxelles; magari blaterando che in caso di rifiuto gli accordi di Schengen sarebbero “in pericolo” (ultimo mantra della partitocrazia per sdoganare ogni sorta di immonda ciofeca).

Se non pensasse di riempiere i nuovi centri asilanti, perché mai Berna dovrebbe spendere soldi per costruirli?

A questo punto la domanda nasce spontanea: a che gioco stanno giocando sotto le cupole federali? E’ comunque evidente che l’opposizione alla creazione di ulteriori posti per finti rifugiati in Ticino deve continuare. In caso contrario, avremo ampiamente motivo di pentircene!

 

“Fuori tema!”

Ma la decisione con cui i burocrati federali liquidano l’opposizione al nuovo centro asilanti di Balerna/Novazzano è interessante anche per un altro motivo. Gli opponenti hanno sollevato obiezioni legate alla sicurezza, ai problemi di convivenza con la popolazione locale generati dalla presenza sul territorio di finti rifugiati spesso e volentieri ubriachi e rissosi, eccetera. I bernesi le rimandano con spocchia al mittente: “i punti sollevati non sono rilevanti sotto il profilo della legislazione edilizia”.Capita l’antifona? La nuova legge sull’asilo voluta dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è corsa ad approvare giuliva, prevede la “costruzione facile” di nuovi centri per asilanti. Si può solo contestare il rispetto delle norme edilizie. Che ovviamente, per gli abitanti dei Comuni dove si vorrebbero insediare simili strutture, è il minore dei problemi. La questione non è di norme edilizie, bensì di sicurezza pubblica. E la Confederella replica: sicurezza pubblica? Fuori tema!

E’ chiaro che il Ticino, causa la sua posizione geografica (incuneato nel Belpaese) e la deleteria politica delle frontiere spalancate, in campo di finti rifugiati ha già dato. Ed ha già dato fin troppo. Altro che aumentare i posti a disposizione: bisogna semmai diminuirli! E avanti con i rimpatri!

Lorenzo Quadri

La fiera dei sondaggi farlocchi

Accordo quadro: il 60% degli svizzeri a favore? Chi credete di prendere per i fondelli?

 

Ormai senza più alcuna vergogna né decenza, i galoppini della casta spalancatrice di frontiere e serva dell’UE continuano con l’operazione di lavaggio del cervelloa sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché i sondaggi farlocchi si aggiungono al terrorismo ed alle minacce: da manuale, al proposito, il ricatto della scorsa settimana ad opera del CEO di Alpiq Jens Alder. Costui, non contento di aver cancellato 6000 posti di lavoro quando era a capo della Swisscom, e dopo essere stato di fatto costretto dal Consiglio federale a sloggiare, invece di volare basso e schivare i sassi, ancora monta in cattedra a pontificare. E, da boss di Alpiq, ci racconta che, senza lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, resteremmo senza elettricità. Fosse stato ancora direttore della Swisscom, avrebbe detto che rimarremmo senza telefono.

Indagine taroccata

Secondo il sondaggio farloccopubblicato nei giorni scorsi e realizzato dall’istituto gfs.bern – non nuovo a perle di questo tipo – il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale. Certo, come no! Ci crediamo di corsa! Già il fatto che, sempre secondo il sondaggio in questione, gli indecisi siano solo 5%, fa nascere qualche domandina sull’attendibilità dell’indagine.

Ma soprattutto: anche il Gigi di Viganello ha capito che le riposte che si ottengono da un’inchiesta telefonica dipendono dalle domande che vengono formulate.

In altre parole: per ottenere la risposta voluta basta porre la domanda nel modo “giusto”.

Di conseguenza, ci piacerebbe proprio sapere se la gfs.ch ha sottoposto o no agli interpellati i seguenti quesiti:

  • Siete favorevoli alla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE?
  • Siete d’accordo di mantenere con i vostri soldi tutti i cittadini UE che immigreranno in Svizzera senza avere un lavoro?
  • Vi sta bene non poter più espellere i delinquenti stranieri, se questi hanno il passaporto di uno Stato membro dell’Unione europea?
  • Siete d’accordo di cancellare le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone?
  • Siete d’accordo che a decidere le controversie legali tra Svizzera ed UE siano i giudici stranieri della Corte europea di giustizia?
  • Vi va bene che un domani la nostra rete ferroviaria venga liberalizzata a vantaggio delle aziende di trasporto straniere, col risultato di far saltare la sincronizzazione delle coincidenze, il sistema tariffale ed i diritti sindacali dei lavoratori del settore?
  • Vi va bene che venga abolito il divieto di traffico notturno per i mezzi pesanti?
  • Vi va bene aprire la Svizzera al transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate?
  • Vi va bene essere costretti a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles, senza ottenere in cambio alcuna contropartita?
  • Siete d’accordo di sacrificare la nostra indipendenza, la nostra autonomia, i nostri diritti popolari, per fare gli interessi dei manager stranieridelle multinazionali?
  • Secondo voi, essere costretti ad adeguarsi ai Diktat di Bruxelles, azzerando l’esito di votazioni popolari ed articoli costituzionali, significa “certezza del diritto”?
  • Secondo voi, il fatto che la Svizzera verrà sanzionata nell’invero denegata ipotesi in cui dovesse rifiutare di adeguarsi ad un Diktat unilaterale dell’UE, è compatibile con una relazione definita “bilaterale”?
  • Siete d’accordo di abbandonare il sistema delle banche cantonali con garanzia dello Stato?
  • Condividete la teoria secondo cui la Svizzera è piccola è debole e quindi non ha altra scelta che chinarsi a 90 gradi e senza condizioni a qualsiasi pretesa arrivi da Bruxelles?
  • Se i nostri antenati, nei secoli e decenni scorsi, si fossero comportati come il triciclo PLR-PPD-P$$ che vuole l’accordo quadro, oggi la Svizzera esisterebbe ancora?

Le aspettative del committente

Queste sono alcune domande che i soldatini della gfs.bern avrebbero dovuto porre alle persone interpellate per sapere la loro veraopinione sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i quesiti sottoposti siano invece stati di tenore ben diverso.

Chiaro: se fossero state fatte le domande di cui sopra, col piffero che il risultato dell’indagine sarebbe stata una maggioranza di favorevoli all’accordo quadro. Quindi, il committente del sondaggio non sarebbe stato contento dell’esito dell’operazione, in quanto “non in linea con le aspettative”. Quindi ancora, avrebbe deciso di rivolgersi, per la prossima indagine demoscopica, ad un altro istituto. E allora, addio mandato per la gfs.ch. Il trucco è vecchio, signori!

Lorenzo Quadri

 

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri