“I disoccupati svizzeri? Si mettano in assistenza!”

Il  Consiglio federale sul perché bisognerebbe promuovere l’assunzione di asilanti 

Ancora una volta, la kompagna Simonetta ed i suoi ro$$i burocrati dimostrano di preoccuparsi solo degli stranieri, meglio se immigrati clandestinamente

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e le sue truppe cammellate della SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ne combinano peggio di Bertoldo!

Come noto l’ultima geniale pensata di lor$ignori è quella di progettare di spendere 130 ulteriori milioni all’anno nell’illusione di collocare professionalmente i finti rifugiati, dando soldi a chi li assume.

Quando si tratta di aslinati…

Ah ecco. Di collocare gli svizzeri – magari i ticinesi finiti in assistenza a seguito della devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia – la kompagna Consigliera federale se ne impipa. Quando si tratta di finti rifugiati, invece, ecco che si inventano le misure straordinarie. Che di straordinario hanno solo il costo. Infatti, alla spesa pubblica miliardaria già  cagionata annualmente dai finti rifugiati, si aggiungeranno 130 milioni di Fr all’anno in più.

A scapito dei residenti

Poiché i posti di lavoro non si moltiplicano come i pani ed i pesci biblici, non ci vuole inoltre molta fantasia per immaginare che le eventuali assunzioni di asilanti andrebbero a scapito dei residenti. Sull’esito di questi inserimenti professionali è ancora più facile fare pronostici. La massima parte dei sedicenti rifugiati non sono né integrati, né integrabili. In Ticino l’85% di quelli tra loro che potrebbero lavorare, non lo fanno. Il numero di eritrei in assistenza è cresciuto di quasi il 2300% (sic!) nel giro di otto anni.

Pagare di più per…

Nel nostro Cantone dunque, mentre imperversa la sostituzione di residenti con frontalieri, dovremmo pagare ancora di più per inserire professionalmente – con i nostri soldi – non già i ticinesi, ma i finti rifugiati. Proprio vero che siamo diventati l’ultima ruota del carro in casa nostra, e per questo sappiamo chi ringraziare.

Di conseguenza,  chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, che dovrà essere votata dal parlamento, in cui si chiede che il dipartimento Sommaruga rinunci all’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) ed impieghi i 130 milioni “di collocamento” per gli svizzeri invece che per i finti rifugiati.

La presa di posizione del Consiglio federale sulla mozione è arrivata nei giorni scorsi. Più che una presa di posizione, si tratta di una presa per i fondelli.

Infatti i burocrati della Simonetta riescono a raccontare che la misura servirebbe a ridurre la spesa sociale provocata dagli asilanti. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? La nazionalità maggiormente rappresentata tra i presunti profughi presenti in Svizzera è quella eritrea. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Quindi vanno rimpatriati. Solo così si riduce la spesa sociale! Altro che inserimenti professionali!

Accordi di riammissione

Ma perché questi rimpatri non avvengono? Perché l’Eritrea, chissà come mai, non ne vuole sapere di firmare accordi di riammissione con la Confederella. Però incassa i ricchi aiuti internazionali pagati dagli svizzerotti. Sicché il buon KrankenCassis, invece di pensare allo sconcio accordo quadro istituzionale, cominci a concludere un accordo di riammissione con Asmara che ci permetta di rimandare a casa loro i finti rifugiati eritrei! Come detto, l’unico modo per ridurre la spessa sociale provocata dagli asilanti è questo.

Più attrattivi

Oltretutto, facendo balenare l’ipotesi di collocamenti, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ma è evidente che è proprio questa l’intenzione della kompagna Simonetta. La quale infatti vuole ingrandire il centro asilanti di Chiasso. E non di poco, ma di circa il 50%. Lo scopo può essere uno solo: fare arrivare da noi sempre più finti rifugiati! Il business ro$$o dell’asilo deve prosperare!

Ennesima conferma

Addirittura oltraggiosa è la parte di presa di posizione del Consiglio federale sul perché, invece di spendere per integrare gli asilanti, non si usano invece i soldi per promuovere l’assunzione di svizzeri. In particolare nelle regioni di frontiera devastate dal frontalierato. Dice al proposito il Consiglio federale: “su questo fronte si fa già abbastanza! Gli svizzeri possono beneficiare dell’ assistenza”!

Davanti a simili  boiate, ci si può solo mordere la lingua. Esse costituiscono l’ennesima conferma di come, per i politicanti $inistrati, contino solo gli stranieri; ancora meglio se immigrati clandestinamente. Gli svizzeri? Chissenefrega!

Comunque, vedremo cosa deciderà il Consiglio nazionale sui 130 milioni per sussidiare le assunzioni di finti rifugiati. Dimostrerà maggior buonsenso della Simonetta ed accoliti, oppure ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$$ deciderà control’interesse dei cittadini elvetici?

Lorenzo Quadri

 

Festival dei diritti umani: le patetiche risposte del DECS

Tante panzane per giustificare il sostegno statale alla propaganda degli amichetti

 

Qui si raschia davvero il fondo del barile! Nei giorni scorsi il CdS – nel concreto: il DECS del kompagno Bertoli – ha risposto all’interrogazione del deputato leghista Massimiliano Robbiani sul sostegno cantonale al Festival dei diritti umani, manifestazione in cui si è fatta propaganda di votazione contro l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” (c’è tempo fino a mezzogiorno per votare SI’!) e si sono pure raccolte firme per concedere la bandiera svizzera alla nave Aquarius (taxi per finti rifugiati con lo smartphone). Il sedicente Festival dei diritti umani, come noto, gode di sponsorizzazioni pubbliche: Confederella, Cantone, città di Lugano, che l’atto parlamentare di cui sopra metteva in discussione.

Tante fregnacce

La risposta del governicchio – cioè del DECS – è un concentrato di fregnacce politikamente korrette.

In sostanza, il CdS dice che il Festival dei diritti umani non è finanziato con “soldi pubblici” ma tramite  il Fondo Swisslos; che pensare di impedire (?) ai partecipanti di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa sarebbe contrario alla libertà d’espressione e quindi anticostituzionale (accipicchia!); e comunque a decidere il sostegno è la Commissione consultiva del Consiglio di Stato in ambito kulturale (per la serie: io non c’ero e se c’ero dormivo).

Questa risposta governativa è semplicemente penosa.

Alcuni punti

1) Burocrati del DECS, chi ha mai detto che bisogna “impedire” lo svolgimento del Festival? Un conto è impedire, un conto è non sponsorizzare. Ma i galoppini del ro$$o Dipartimento lo sanno cos’è la libertà d’espressione? La libertà d’espressione è la facoltà di esprimere le proprie posizioni senza interferenze dello Stato. Quindi un obbligo di non-intervento dello Stato. Non il diritto di ottenere finanziamenti pubblici per i propri eventi! Il che sarebbe un obbligo di intervento dello Stato; ovvero proprio il contrario! Classico esempio della deleteria mentalità $inistrata che perverte le libertà costituzionali dei cittadini in presunti diritti di attaccarsi alla mammella pubblica.

2) Il Fondo Swisslos da cui si attinge per finanziare il Festival non è il pozzo di San Patrizio. Se si foraggia questa manifestazione di propaganda politica, poi i soldi mancano ad altri eventi, “magari” più meritevoli. E di questi ce ne sono a iosa.

2) I diritti umani sono senz’altro importanti. La loro strumentalizzazione per altri fini, invece, non è accettabile. L’immigrazione clandestina, sostenuta dal Festival, non è un diritto; men che meno è un diritto umano.

3) Il CdS – cioè il DECS del compagno Bertoli – non sembra nemmeno rendersi conto (forse è troppo abituato a fare propaganda di regime…) che c’è una bella differenza tra la libertà di espressione e la propaganda pre-votazione. Lo Stato dovrebbe promuovere la libertà d’espressione. Ma non lo fa. O meglio, lo fa a geometria variabile (sostiene solo la libertà di espressione degli amichetti della casta, vedi la Doris uregiatta che vorrebbe chiudere i giornali gratuiti perché le danno fastidio). La propaganda di votazione, invece, non può essere sostenuta dallo Stato. Eppure lo è. Naturalmente solo quando si tratta di puntellare le posizioni dell’establishment. Ad esempio l’opposizione all’iniziativa per l’autodeterminazione, come nel caso del Festival dei diritti umani.

4) Se fosse stato organizzato un evento dove si “dibatteva” (ovvero: ci si parlava addosso a senso unico) e si faceva propaganda di votazione a sostegno dell’autodeterminazione, di sicuro non sarebbero arrivati né contributi dal Fondo Swisslos, né loghi di Confederella, Cantone e città di Lugano.

5) Nella sua risposta, il CdS ha perfino la faccia di tolla di sciacquarsi la bocca con “l’anticostituzionalità”. Ma per cortesia. Anticostituzionale è non applicare la preferenza indigena malgrado sia stata votata dal popolo. Anticostituzionale è ignorare l’esito delle votazioni popolari (ad esempio tentando di far rientrare dalla finestra la scuola ro$$a, vero kompagno Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli?). Pretendere che lo Stato non appoggila propaganda di votazione sarebbe anticostituzionale? Qui qualcuno è fuori come un balcone.

6) Esilarante il riferimento (scarica-barile) alla Commissione consultiva del CdS in ambito kulturale. Per scoprire chi compone questa pomposa Commissione basta digitarne il nome in Google e si trova subito un simpatico documento in pdf. Il lettore ci scuserà se non lo ricopiamo; ma, tra Commissione e sottocommissioni, i membri sono la metà di mille. Con una caratteristica comune: A parte un paio di eccezioni, sono tutti esponenti della peggio gauche-caviar-radikal-chic. Con tanto di ex direttori di periodici P$-UNIA e residuati bellici dell’informazione ro$$a della Pravda di Comano. C’è perfino un inquisito. E poi ci si chiede come mai una commissione del genere preavvisa favorevolmente il sostegno ad un “Festival” pro immigrazione clandestina e contro l’autodeterminazione? Qui ormai siamo a livelli da barzelletta.

7) Governicchio e DECS bocciati. Rifare il compito!

 Lorenzo Quadri

 

Partitocrazia ed islamisti contro i diritti popolari

L’orrido inciucio per affossare l’autodeterminazione e consegnarci ai giudici stranieri

 

Gli islamisti del sedicente “Consiglio centrale islamico della Svizzera” (CCIS) si mettono a fare politica attiva. Il CCIS è quell’organizzazione salafita diretta da Nicholas Blancho e Qaasim Illi, marito di Nora Illi, ovvero la donna velata che compare accanto al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue patetiche sceneggiate contro i divieti di burqa (l’ultima si è tenuta proprio a Lugano la scorsa settimana).

Va anche ricordato che Blancho ed Illi sono stati messi sotto accusa dal Ministero pubblico della Confederazione per propaganda pro-Isis, ma poi sciaguratamente assolti, anche per lacune nell’atto d’accusa.

Blancho ed Illi si sono pure vantati di non pagare né tasse né cassa malati, perché non avrebbero soldi. Entrambi sono infatti attivi professionalmente, ma a tempo parziale. Aumentare la percentuale lavorativa? Non se ne parla neanche! Dopo non avrebbero più tempo sufficiente per la loro “missione” di islamizzatori! Molto meglio farsi mantenere dagli svizzerotti fessi!

Ultimo baluardo

Ebbene, il CCIS ha avuto la bella idea di trasmettere un comunicato e di realizzare un video contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Chiaro: gli islamisti combattono i  nostri diritti popolari. I diritti popolari costituiscono ormai l’ultimo ed unico baluardo alla loro avanzata.Perché i soldatini della partitocrazia, imbesuiti dal multikulti, stendono il tappeto rosso davanti agli estremisti musulmani.

CEDU complice

Per combattere l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli islamisti raccontando la solita fetecchiata secondo cui essa causerebbe “l’uscita della Svizzera dalla CEDU (?)” con la conseguenza che i giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo non potrebbero più imporre le loro sentenze in casa nostra.

Ohibò, come mai questi salafiti sono così terrorizzati all’idea che i giudici di Strasburgo non possano più comandare in casa nostra? Di certo Blancho, Illi e compagnia cantante non sono preoccupati per i diritti dell’uomo. Semplicemente li sfruttano per i loro scopi, con l’obiettivo poi di abolirli.

Se costoro ci tengono tanto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è perché sanno benissimo che non è un’istanza giudiziaria bensì politica, al servizio del  multikulti e delle frontiere spalancate. Ed infatti proprio di recente, ma tu guarda i casi della vita, la Corte in questione ha deciso che dobbiamo rottamare la libertà d’espressione sull’islam. E questo “in nome della pace religiosa”. Secondo i legulei di Strasburgo, infatti, il sentimento religioso dei musulmani non può essere offeso; quello dei cristiani invece sì. Sicché, avanti con la censura e con l’autocensura!

Ovvio che un tribunale che produce simili boiate piaccia molto agli islamisti:  fa il loro gioco, e lo fa alla grande!

A manina con la partitocrazia

Il sostegno del Consiglio centrale islamico al fronte contrario all’iniziativa “per l’autodeterminazione” deve far riflettere. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ va a manina con gli islamisti,e ci va per combattere i diritti popolari e per predicare la sottomissione ai giudici stranieri. Blancho, Illi, e compagnia cantante sognano di demolire la nostra democrazia diretta. Del resto, la moglie di Illi va in giro assieme al patetico buffone Nekkaz per contestare un voto popolare. L’avversione per i diritti popolari accomuna gli islamisti alla partitocrazia ed alla casta. Ed infatti eccoli sullo stesso carro, tutti insieme appassionatamente! Proprio un quadretto edificante, non c’è che dire. Se non apriamo gli occhi adesso, c’è da chiedersi quando…

Campagna rivelatrice

La campagna politica del CCIS è inoltre rivelatrice. Manca poco al giorno in cui anche in Svizzera verrà fondato un partito islamico con l’obiettivo di cancellare le nostre leggi e la nostra Costituzione per sostituirle con la sharia. Intanto si comincia ad indebolire la Costituzione ed i diritti popolari con accordi internazionali del piffero e giudici stranieri pro-multikulti come quelli della CEDU. Ecco perché chi vuole una Svizzera sempre più islamizzata vota contro l’autodeterminazione. E’ chiaro che il futuro partito islamico, grazie alle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati volute dalla partitocrazia, non farà fatica a trovare né i candidati, né gli elettori.

Avanti così che andiamo bene!

Lorenzo Quadri

 

Non rendiamo l’immigrazione clandestina un diritto umano!

Patto ONU: rimandare la firma non basta! Bisogna cancellarla definitivamente!

 

“Forse che sì, forse che no” era il motto medievale della potente famiglia Gonzaga di Mantova.

Visto che il ministro degli esteri PLR Ignazio KrankenCassis dei Gonzaga è connazionale, non stupisce che il loro motto sia stato rapidamente adottato.

Il consiglio federale ha infatti annunciato che l’11 dicembre non firmerà il patto ONU sulla migrazione; prima vuole attendere che si pronunci il parlamento. Ohibò. Certamente meglio che un calcio nelle gengive. Ma quanto deciso dal  CF costituisce il “minimo sindacale” in considerazione del crescente numero di Paesi che si sono chiamati fuori, nonché delle critiche levatesi anche in Svizzera contro il Patto.

C’è inoltre il vago sospetto che si tratti di tatticismi da tre ed una cicca a pochi giorni di distanza dalla votazione sull’iniziativa “Per l’autodeterminazione”…

L’eliminazione dei cittadini

Il patto delle Nazioni unite è l’ennesimo accordo internazionale mirato a spalancare le frontiere all’immigrazione clandestina. Un paese che non controlla i propri confini è un paese morto. Ed è proprio questo che vogliono le élite mondialiste ed i loro soldatini in politica (leggi: triciclo PLR-PPD-P$$).

E poiché i cittadini, ed in particolare quelli svizzeri, non ci stanno a “far entrare tutti”, allora bisogna eliminare i cittadini dalla scena politica. Ed è proprio a questo che servono simili accordi internazionali del piffero: a rottamare i diritti popolari e  la democrazia diretta. Ecco perché la casta ne vuole sempre di più!

Altro che “diritto umano”!

Il concetto che sta dietro al patto ONU, come c’era da aspettarsi, è sempre la stessa fregnaccia: “immigrazione uguale a ricchezza”!

Oltretutto, come ha rilevato nel suo intervento “sul tema” davanti al parlamento tedesco il deputato dell’AfD Alexander Gauland, ancora una volta con il patto si mischia – di proposito! –  immigrazione clandestina con asilo. E’ fin troppo chiaro dove si vuole andare a parare. Con la tattica del salame (una fetta alla volta) si vuole trasformare l’immigrazione clandestina prima in un diritto, e poi addirittura in un diritto umano.Col risultato che gli Stati di destinazione dei migranti economici sarebbero costretti a tenerseli tutti; e pure a mantenerli. Perché, appunto, l’immigrazione nello Stato sociale sarà diventata un diritto umano.

Evidentemente dobbiamo opporci a questo andazzo. Che però sta prendendo piede. Grazie anche alla stampa di regime.  La quale, ad esempio, già scrive di “migrazione globale” invece che di “migrazione clandestina”. Il tentativo dilavaggio del cervelloall’opinione pubblica è evidente.

Chi si sveglia…

Tuttavia, sempre più Paesi si stanno accorgendo di cosa bolle nell’immondo calderone del patto ONU. Ed infatti dopo USA, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria ed Austria, anche la Bulgaria e l’Australia hanno deciso di chiamarsi fuori. Non firmeranno. Perché hanno capito che il trattato sulla migrazione – come tutti gli accordi internazionali – serve a sabotare la sovranitàdei paesi firmatari. La storiella della “soft law”, quindi dell’accordo non vincolante, gli scienziati del Consiglio federale vanno per favore a raccontarla a qualcun altro. Perché non se la beve più nemmeno il Gigi di Viganello.

E’ evidente che il Tribunale federale, in caso di sottoscrizione del patto ONU, inizierebbe quanto prima ad applicarlo, e con la massima goduria. La motivazione? Si tratta di diritto internazionale. Che, secondo i legulei del Tribunale federale, viene prima della Costituzione. Infatti questi soldatini della partitocrazia (a cui devono la sicura ed ottimamente remunerata cadrega) considerano la Carta fondamentale dello Stato alla stregua della carta straccia.

Ed è anche per non vederci imporre un domani (nemmeno troppo lontano) la libera circolazione delle persone a livello mondiale a suon di trattati internazionali che dobbiamo votare Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione. Per farlo c’è ancora qualche ora di tempo. Sicché, se qualcuno avesse ancora in casa la scheda di votazione, che si affretti!

Svizzera fuori dall’ONU!

Di conseguenza, il patto ONU non va firmato. E qui torniamo all’inizio. “Forse che sì, forse che no” è la posizione delle commissioni parlamentari preposte all’esame del trattato. C’è chi dice al Consiglio federale di firmare e chi no. E’ davvero scandaloso che nell’Assemblea federale non si trovi una maggioranza chiara che dica al governicchio federale che questo patto non si firma! Visto che il CF stesso tenta di turlupinare l’opinione pubblica dicendo che non si sottoscriverebbe alcun nuovo obbligo, quindi firmare o no non cambia nulla, nel dubbio (che dubbio poi non è) NON si firma. Né questo, né nessun altro patto delle Nazioni unite.

Perché dall’ONU e dai suoi organi in balia di islamisti e spalancatori di frontiere la Svizzera deve chiamarsi fuori. Prima usciamo dal Consiglio per i diritti umani delle nazioni unite, che continua a prendere decisioni a sostegno degli islamisti. Poi usciamo dall’ONU in quanto tale.

Altro che firmare sempre nuovi patti! Ognuno di essi rappresenta un pezzo della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta che se ne va a ramengo. Se non ci svegliamo, presto ci ritroveremo con niente!

Lorenzo Quadri

Esistesse il Nobel per la dabbenaggine…

 

Nei giorni scorsi la trasmissione Report di Rete 3 ha rivolto la propria attenzione al Casinò di Campione d’Italia. Ed è giunta alla conclusione che a portare al fallimento la casa da gioco dell’enclave sono stati “stipendi da favola e spese folli”. Ma guarda un po’!

L’ex sindaco Roberto Salmoiraghi ha già ammesso che l’organico del casinò di Campione è stato gonfiato come una rana tramite assunzioni motivate politicamente(favori agli amici del partito giusto). Adesso giunge conferma che gli stipendi erano pure “pompati”.
E chi paga il conto di siffatto malandazzo? Ma naturalmente gli svizzerotti! I quali non c’entrano, ovviamente, nulla e non portano alcuna responsabilità per l’accaduto.  Tuttavia  – causa accordi internazionali del piffero– sono costretti a finanziare le rendite  di disoccupazione ai dipendenti del casinò-cattedrale nel deserto residenti nel nostro Paese. Malgrado costoro non abbiano mai versato un centesimo di contributi alla nostra AD.
E intanto che gli svizzerotti intervengono a sostegno di Campione, erogando anche prestazioni gratis “per solidarietà”, i vicini a sud, per tutto ringraziamento, bloccano ancora per l’ennesima volta il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
E noi continuiamo a versare i ristorni dei frontalieri? E noi eroghiamo (nel senso che: il Cantone eroga) prestazioni “per solidarietà” a Campione, naturalmente pagate dal solito sfigato contribuente ticinese, mentre Roma si defila alla chetichella?
Esistessero dei premi Nobel per la dabbenaggine, ne faremmo incetta!
Sono anni che la Lega predica il blocco dei ristorni dei frontalieri. Ma naturalmente il triciclo PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. Ed ecco come i vicini a sud ricompensano la puntualità elvetica nell’onorare gli impegni con il Belpaese. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: la calata di braghe è totale

L’indiscrezione-horror: KrankenCassis (PLR) avrebbe cancellato tutte le linee rosse!

 

In Consiglio federale già venerdì? Frena Ugo! E’ chiaro che non si decide proprio un bel niente con due “ministri” (Doris e “Leider” Ammann) che tra un mesetto non saranno nemmeno più in carica!

Come avevamo ampiamente previsto! Il ministro degli esteri KrankenCassis (PLR), ha calato le braghe sulle famose linee rosse dell’ accordo quadro con l’UE. Sarebbe questo il “buongoverno” dell’ex partitone?

Stando a quanto pubblicato dal TagesAnzeiger (non dal Mattino populista e razzista) il Consigliere federale (ex) doppiopassaporto avrebbe trasmesso ai colleghi una proposta di accordo quadro con l’UE di una sconcezza totale.

Altro che rispetto delle linee rosse: sarebbe prevista la calata di braghesulle misure accompagnatorie (dimezzamento da 8 a 4 giorni del periodo di notifica per i padroncini UE) come pure sulla direttiva degli eurobalivi sulla cittadinanza! Ecco come i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale rispettano le promesse fatte! Inoltre, questo è solo ciò che è trapelato. Poco ma sicuro che i piegamenti a 90 gradi davanti agli eurofunzionaretti non sono finiti.

Criminali stranieri

La direttiva UE sulla cittadinanza, lo ricordiamo, ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se sono cittadini comunitari e ci costringerebbe ad allargare ancora di più i cordoni della borsa per mantenere gli immigrati UE nel nostro Stato sociale. Avanti così, facciamoci sfruttare da tutti!

Il bello è che il buon Cassis prima aveva tentato di far credere che la direttiva sulla cittadinanza non facesse parte dello sconcio accordo quadro istituzionale, poi si è inventato la  fandonia della “linea rossa” e adesso, naturalmente, arriva la capitolazione!

E cosa ne pensano i $ocialisti – quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE – della rottamazionedi quelle misure accompagnatorie con cui si sono sciacquati la bocca per anni? Per l’ennesima volta il P$ (Partito degli Stranieri) anteporrà il servilismo nei confronti di Bruxelles alla protezione dei lavoratori?

Non è finita

Ovviamente l’inverecondo accordo quadro istituzionale, un vero e proprio accordo-capestro che costituirebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità, oltre alla FINE delle misure accompagnatorie e al Diktat UE sulla cittadinanza ci imporrebbe tra l’altro: la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera!

Fuori di testa

Anche la tempistica con cui si pretenderebbe (ma col piffero!) di sottoscrivere l’osceno accordo quadro è delirante. Secondo il TagesAnzeiger, il dossier dovrebbe arrivare sui tavoli del governicchio federale già venerdì. Ma qui qualcuno è fuori come un terrazzino!

Tanto per cominciare: in Consiglio federale ci sono due partenti, ovvero la Doris uregiatta ed il liblab “Leider” Ammann. I quali, poco ma sicuro, sosterrebbero la svendita della Svizzera proposta da KrankenCassis. Peccato che l’allegro duetto abbia già le valigie in mano! Ed è evidente che a decidere su un tema della massima importanza per il futuro del Paese non possono essere due Consiglieri federali che tra un paio di settimane non saranno più in carica! Ma stiamo scherzando?

Ad avere già un piede fuori dalla porta, comunque, sono anche i funzionarietti di Bruxelles, a partire dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker. In primavera, con le elezioni europee, questa foffa verrà spazzata via con un colpo di spugna. E’ quindi ovvio che con la fallita UE non si sottoscrive nessun accordo; men che meno adesso! In un normale collegio governativo, le obbrobriose proposte del ministro degli esteri PLR – ecco i grandi statisti che l’ex partitone regala al Paese! Complimenti! – verrebbero cestinate nel giro di tre secondi netti.

Ma purtroppo nel caso concreto stiamo parlando di un gremio di camerieri di Bruxelles. Gente capace di dar via 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi agli eurofalliti senza uno straccio di obbligo né di contropartita, ma soltanto perché “bisogna oliare”. Sicché ci si può solo attendere il peggio.

Lorenzo Quadri

E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Coldrerio: ma guarda un po’ i delinquenti sono stranieri!

Esplosione al Bancomat: spunta la pista degli ex militari dell’Europa dell’Est

Ma come, l’invasione di criminali stranieri “grazie” alle frontiere spalancate volute dal triciclo PLR-PPD-P$ non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Ed invece,  nella notte su venerdì, in quel di Coldrerio è stato messo a segno un furto con scasso, anzi con esplosione, ad un bancomat. Tre uomini mascherati lo hanno fatto saltare per aria impadronendosi, a quanto pare, di un bottino di 300mila franchetti.

E chi sono questi malviventi? Forse patrizi della Valle di Muggio? No, ovviamente! Trattasi di delinquenti stranieri! Si parla infatti di persone con accento dell’Est. E, secondo l’esperto di sicurezza Stefano Piazza (citato dal portale Ticinolibero) potrebbe trattarsi di una banda composta da ex militari dell’Europa orientale che ha messo a segno colpi analoghi nel Nord Italia negli ultimi mesi!

Evviva! Grazie alle frontiere spalancate, ed in particolare “in combinazione con” l’allargamento ad Est dell’UE, ci tiriamo in casa la peggiore delinquenza!

Se davvero gli autori del colpo al bancomat di Coldrerio sono degli ex militari dell’Europa dell’Est, c’è come il vago sospetto che si tratti di persone pericolose! Mica di ladri di galline che scappano al primo rumore! E se a questi criminali venisse in mente di mettersi a compiere rapine nelle case? E’ bene ricordare che, dopo aver spalancato le frontiere, il triciclo PLR-PPD-P$$ si è rifiutato di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione! Un vero e proprio invito a nozze alla criminalità pericolosa che ci troviamo a pochi km dal confine a sud!

I due finti rifugiati

Ed i disastri messi a segno dal triciclo multikulti e politikamente korretto non sono finiti. Nei giorni scorsi sono stati processati due finti rifugiati iracheni, entrati illegalmente in Svizzera all’inizio degli anni Duemila e poi trasformatisi in passatori ed usurai! Ebbene, malgrado le due “risorse da integrare” si siano macchiate di reati che giustificano l’espulsione dalla Svizzera, il tribunale non l’ha pronunciata, limitandosi ad assegnare pene sospese condizionalmente: una vera presa per il lato B! E perché questo? Ma perché i due delinquenti stranieri “tengono famiglia” (hanno ottenuto, non si sa come, il ricongiungimento familiare); e quindi non si possono (sa po’ mia!) espellerli! Alla faccia del voto popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri! La criminalità d’importazione se la ride a bocca larga: Svizzera paese del Bengodi grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere ed ai suoi galoppini nei tribunali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri