Impongono il multikulti con l’intimidazione e la censura!

La libertà d’espressione non esiste più: dell’Islam si può solo parlare bene, sennò…

 

Ennesima dimostrazione che l’asservimento della Svizzera agli islamisti progredisce a ritmo serrato, grazie alla partitocrazia imbesuita dal multikulti e dal buonismo-coglionismo.

Nei giorni scorsi in Consiglio nazionale l’ex partitone, in tandem con i $inistrati ro$$overdi, è riuscito nella sfolgorante impresa (?) di bocciare un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’espulsione automatica dei terroristi islamici. Sui kompagnuzzi spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera – vorrebbero addirittura rendere l’Islam religione ufficiale – non vale nemmeno la pena spendere ulteriori commenti. Che il PLR si accodi, tuttavia, è preoccupante. Chiaro indice di un partito allo sbando.

Un delinquente?

Ma non è finita. Sempre nei giorni scorsi si è appreso che l’ex consigliere nazionale ed ex consigliere di Stato neocastellano Yvan Perrin (Udc), che in ottobre sarà ricandidato al Nazionale, è stato convocato dal Ministero pubblico del suo Cantone. Accipicchia, e di quale mai terribile reato si sarà macchiato il buon Perrin per venire torchiato come un criminale? Ebbene, udite udite, il politico democentrista ha condiviso su facebook un articolo del giornale 24 Heures a proposito dei Qatar Papers e dei Fratelli musulmani. L’articolo, sul quale abbiamo riferito anche da queste colonne, illustrava la valanga di milioni in arrivo dal Qatar per finanziare le iniziative islamiste dei Fratelli musulmani: anche in Svizzera.

Perrin, condividendo su faccialibro (facebook) l’articolo di 24 Heures, aveva aggiunto la seguente, sovversiva (?) didascalia: “Articolo edificante sul finanziamento dell’islam modello Fratelli musulmani in Svizzera in generale e a La Chaux-de-Fonds in particolare”. Il post aveva stimolato commenti pesanti da parte di altri utenti di FB e così Perrin, a seguito della denuncia di un’associazione musulmana, si è ritrovato davanti al Procuratore pubblico.

Ma stiamo dando i numeri?

Signori, questa è censura di stampo fascisteggiante! Adesso si pretende addirittura che condividere su facebook un articolo di giornale, aggiungendovi delle considerazioni che non hanno proprio nulla di offensivo, possa costituire reato perché… altri utenti di facebook vi pubblicano sotto dei commenti insultanti!

Questa si chiama intimidazione. Una deriva che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Praticamente si vuole impedire la divulgazione in rete di articoli o contributi critici nei confronti dell’Islam agitando lo spauracchio dei commenti “sopra le righe” che altri potrebbero pubblicarvi sotto!

Il disegno è chiaro: secondo l’establishment spalancatore di frontiere, dell’Islam (come pure dei migranti, delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti) si può solo parlare bene! E chi osa sostenere posizioni diverse è un delinquente da tradurre in giudizio!

Le nostre libertà non esistono più

A qualche leguleio deve proprio essere dato di volta il cervello. Semmai, davanti al procuratore pubblico si convocano gli autori degli scritti offensivi, se questi effettivamente costituiscono reato. Ma certo non chi si è limitato a condividere in rete un articolo di giornale accompagnandolo da un commento pacato e ragionevole!

Signori, e la libertà d’espressione, che è uno dei fondamenti della nostra democrazia? Adesso ne abbiamo la prova provata: non esiste più! E’ stata gettata nel water! Sacrificata senza vergogna al sacro dogma del multikulti!

E questo sarà il destino anche di tutte le altre nostre libertà, se non ci decidiamo a darci una svegliata!

Lorenzo Quadri

 

I furboni “si preoccupano”… ma continuano a ronfare!

Terrorismo islamico: il rapporto del Consiglio federale è l’ennesima presa per i fondelli

Intanto dalle colonne del quotidiano italiano Libero, Magdi Allam ammonisce: “L’Europa deve mettere fuori legge l’islam”

Davanti a queste notizie, non si sa bene se ridere o piangere!

Nel primo rapporto annuale, di recente redatto in ossequio alla Legge sulle attività informative, i camerieri dell’UE in Consiglio federale esprimono preoccupazione per l’accresciuta minaccia rappresentata dal terrorismo islamico. Ma va? Peccato che, oltre ad esprimere preoccupazione pelosa, lor$ignori non facciano assolutamente un tubo per scongiurare l’ “accresciuta minaccia”. Perché sia chiaro, e non ci stancheremo di ripeterlo: la direttiva disarmista dell’UE, su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO) è perfettamente inutile nella lotta al terrorismo islamico (ed alla delinquenza in generale). L’obiettivo è infatti quello di disarmare i cittadini onesti. Sono questi i “nemici” che la fallita UE combatte. E il triciclo PLR-PPD-P$$ si accoda servile, giustificando l’ulteriore, indegna calata di braghe con la monumentale BALLA che un njet popolare al Diktat di Bruxelles comporterebbe l’espulsione della Svizzera da Schengen. Operazione in cui Bruxelles non avrebbe il benché minimo interesse.

Alcuni esempi

Oltre dunque a disarmare i cittadini onesti con il pretesto farlocco della lotta al terrorismo, il governicchio federale non fa assolutamente un tubo per combattere l’estremismo islamico violento di cui però denuncia la crescita.

Infatti:

  • Assistenza facile. L’accoglienza e le rendite assistenziali facili a migranti economici, compresi i seguaci dell’Isis, prosegue. Malgrado l’ammonimento degli esperti internazionali sul pericolo che un simile atteggiamento buonista-coglionista comporta. Ci sono pochi Paesi al mondo in cui un finto rifugiato islamista può installarsi ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale con la stessa facilità con cui questo accade in Svizzera. Risultato: simili raccomandabili personaggi vengono mantenuti con soldi pubblici. E, non lavorando, hanno a disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla radicalizzazione e ad altre attività delittuose.
  • Finanziamenti esteri alle moschee.Il governicchio federale e la partitocrazia multikulti rifiutano istericamente di proibirli. Eppure è ormai dimostrato in tutte le salse che centinaia di milioni di dollari partono dai Paesi arabi per approdare in Europa a foraggiare moschee e centri culturali islamici con l’obiettivo di radicalizzare. Accade anche in Svizzera. Anche in Ticino. Anche a Lugano. Davanti ad un simile scempio – che ormai nessuno può più credibilmente negare – cianciare che “sa po’ fa nagott” perché “non bisogna discriminare” è un atteggiamento di rara idiozia. Eppure la maggioranza politica fa proprio questo. E’ possibile essere più autolesionisti di così?
  • Rifiuto di espellere i terroristi islamicise questi sono in pericolo nel loro paese. Il mondo che gira al contrario. Per difendere l’incolumità di terroristi condannati si mette in pericolo quella di centinaia di cittadini onesti. La strage di Pasqua in Sri Lanka ha ben dimostrato di cosa sono capaci i macellai dell’Isis.
  • Jihadisti che tornano in Svizzera. Trattasi principalmente di beneficiari di naturalizzazioni facili (grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!) che sono partiti per combattere la “guerra santa” e che, in quanto cittadini elvetici (di carta) potrebbero rientrare nel nostro Paese. Ma col piffero: questa gente non deve più mettere piede all’interno dei confini nazionali!

Negare l’evidenza

Se ci si rifiuta di accettare che il problema è l’islam, è evidente che non si va da nessuna parte. Se la partitocrazia imbesuita dal multikulti si ostina, per ideoleogia o per ottusità o per entrambe le cose, a considerare l’islam come una “normale” religione, compatibile con la nostra società, il disastro è dietro l’angolo. In una recente intervista al quotidiano italiano Libero, il giornalista, saggista e politico Magdi Allam – che non è proprio l’ultimo bambela arrivato, e che quando si esprime sul Corano sa di cosa parla – ha dichiarato quanto segue: Il vero pericolo è l’ occupazione capillare che l’ islam sta facendo del nostro territorio attraverso la proliferazione di moschee, scuole e centri di assistenza islamici finanziati da Paesi che sono nostri nemici. Per questo dico che l’ Europa dovrebbe opporsi a tutto questo e mettere fuori legge l’ islam, invece lo legittimiamo, dandogli valore al pari del cristianesimo e dell’ ebraismo. Ci siamo addirittura inventati il concetto di islamofobia, attraverso il quale si è introdotto il divieto assoluto di criticare e condannare l’ islam (…).C’ è una strategia in atto per sanzionare ogni critica all’ islam. Siamo masochisti: sul Papa e sui cristiani si può dire qualsiasi cosa, perché rientra nella libertà d’ espressione, sul Corano invece non è ammesso nulla”.

Più chiaro di così…

E invece, cosa blaterano in coro alle nostre latitudini i politichetti del triciclo, gli intellettualini da tre e una cicca e la stampa di regime? “Non bisogna discriminare!”.

Non sanno nemmeno, i tapini, che discriminare significa trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma qui sta il punto. L’islam non è per nulla “uguale” al cristianesimo, o all’ebraismo. Di conseguenza, un trattamento diverso è non solo giustificato, ma doveroso. E lo è proprio nell’ottica della non discriminazione.

Produrre rapporti ufficiali in cui si esprime preoccupazione per il terrorismo islamico, ma poi rifiutarsi scientemente di combatterlo, è una clamorosa presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cari amici d’Oltregottardo, in pensione a 67 anni andateci voi

Primo pilastro, stop fregnacce: i soldi per l’AVS ci sono, basta andare a prenderli

 

La  “riforma fiscosociale federale”  (RFFA) non ha fatto a tempo a venire approvata dalla maggioranza della popolazione svizzera, che già ricominciano i catastrofismi sul primo pilastro che sarebbe sull’orlo del fallimento. Ovviamente accompagnati da richieste di misure draconiane. In particolare da parte dei soliti soldatini delle associazioni economiche legati a filo doppio con il PLR.

Frena Ugo! Visto che, con la RFFA, nelle casse del primo pilatro confluiranno due miliardi in più all’anno, che non sono proprio noccioline, il terrorismo è fuori luogo.

Non dovevano pagarci le pensioni?

E poi: per anni questi stessi soldatini che adesso paventano il fallimento del primo pilastro, non ci hanno mica raccontato che bisognava spalancare le frontiere, perché così – testuale – gli stranieri avrebbero finanziato le pensioni degli svizzeri? E adesso che l’immigrazione è del tutto fuori controllo – con la complicità del triciclo PLR-PPD-P$$ che arriva a cancellare l’esito delle votazioni popolari affinché continuino ad entrare tutti – questi stessi soldatini vengono a dire che l’AVS è sull’orlo del baratro? Ennesima dimostrazione che la casta internazionalista ha raccontato, e tuttora racconta, un sacco di BALLE!

Ovviamente il tasto su cui si continua a battere, a mo’ di lavaggio del cervello, è il mantra del “bisogna innalzare l’età di pensionamento” e questo perché la gente vive più a lungo.

Sarà anche vero che la gente vive più a lungo rispetto a quando è stata introdotta l’AVS. E quindi? Non può permettersi di restare in pensione più a lungo? Mai sentito parlare di conquiste sociali? Oppure tale concetto viene applicato solo a chi immigra?

Non è una scelta

Inoltre, è forse il caso di chiarire a certi soldatini degli ambienti economici targati ex partitone, che mica tutti potrebbero lavorare fino a 67 anni, nemmeno volendo.  Grazie all’invasione da sud, voluta in primis proprio dai citati soldatini per ingrassare le saccocce di pochi ed impoverire e precarizzare tutti gli altri, in questo sfigatissimo Cantone chi perde il lavoro dopo i 50 anni col piffero che ne trova un altro. E a queste persone dovremmo dire che per l’AVS devono aspettare i 67 anni?

Messaggio agli amici d’Oltregottardo: visto che volete la devastante libera circolazione, perché tanto l’invasione di frontalieri e padroncini non è un vostro problema, e visto che – secondo le statistiche federali – in Svizzera interna il mercato del lavoro va “bene”, potete alzarvela per voi l’età della pensione a 67 anni. Anche a 70, se volete.  Ma in Ticino no.

Catastrofismo a senso unico

Inoltre, è ora di darci un taglio con il catastrofismo finanziario a senso unico. Ricordiamo ai signori con i piedi al caldo che vogliono aumentare ad oltranza l’età della pensione che ogni anno i conti della Confederella chiudono con attivi miliardari, “naturalmente” imprevisti. Quindi i soldi ci sono: e allora vanno impiegati per il primo pilastro.

E soprattutto, ricordiamo per l’ennesima volta che ogni anno vengono sperperati circa 5  miliardi di Fr per i finti rifugiati e per gli aiuti all’estero. A queste voci non solo si può, ma si deve risparmiare almeno un miliardo ogni anno, da poi destinare all’AVS in aggiunta ai due miliardi della RFFA. Poi ci sono i già citati utili della Confederazione. E ci sono anche quelli della Banca nazionale (BNS).

Regali miliardari

E come la mettiamo con i regali miliardari alla fallita UE, vedi la marchetta da 1.3 miliardi in cambio di NULLA? Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i contributi di coesione diventeranno un automatismo. Ad intervalli ricorrenti, dovremo versare miliardi agli eurobalivi senza dire un cip. Tutti soldi che mancheranno per le necessità dei cittadini elvetici. Non sarebbe meglio (domanda retorica) che questi tesoretti venissero utilizzati per il primo pilastro? Il colmo è che proprio i sostenitori dello sconcio accordo quadro – e quindi dell’automatizzazione delle marchette miliardarie all’UE –  vengono a raccontarci che l’AVS sarebbe sull’orlo del baratro. Ma vadaviaiciapp!

Come si vede, strillare al primo pilastro sull’orlo del fallimento per tentare di far passare con modalità terroristiche aumenti insostenibili dell’età di pensionamento, è una presa per i fondelli.

 

Kompagni, vergogna!

Degna di nota (si fa per dire) anche la posizione dei $inistrati, secondo cui il vero problema dell’AVS sono le rendite basse. Sarà anche vero che le rendite sono basse. Peccato che i kompagni siano stati i primi ad opporsi istericamente alla Tredicesima AVS per non darla vinta all’odiata Lega. Questo sia a Lugano, sia a livello cantonale ma anche (vedi al proposito l’intervista al municipale leghista Bruno Buzzini pubblicata la scorsa domenica a pag. 25) a Locarno. Sicché, gli anziani ticinesi ricevono poco grazie proprio al P$. Ossia al Partito degli Stranieri che rifiuta la 13 a AVS, poi però vuole versare sussidi a go-go ai finti rifugiati ed ai migranti economici.

P$ = il partito che taglia ai “noss vecc” per dare ai finti rifugiati con lo smartphone ed ai furbetti del quartierino provenienti da paesi stranieri vicini e lontani che arrivano in Svizzera per farsi mantenere.

Eccola qui,  la gauche-caviar che mira a raddoppiare la propria rappresentanza ticinese a Berna tramite inciuci e congiunzioni di liste. Ma avanti così, continuate a votarla…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Adesivo CH sulle automobili: ancora provocazioni italiche

Questa menata delle contravvenzioni deve finire. Intanto prendiamo contromisure

E ridàgli con le ripicche di bassa tacca messe in atto nel Belpaese ai danni di automobilisti elvetici a proposito del contrassegno CH sulle vetture. Un cittadino ticinese ha raccontato nei giorni scorsi al portale Ticinonews che, attraversando un comune italiano della fascia di confine senza il noto autocollante ovale, è stato apostrofato da un agente con toni arroganti (“voi svizzeri venite qui a fare i padroni e quello che mi dice mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”) e poi pure minacciato: o paga subito la multa dei 60 e rotti euro “oppure faccio sequestrare la macchina col carro attrezzi”. Uhhh, che pagüüüraaa!

La minaccia è campata in aria, visto che la sanzione è la multa, e non altro.

Accuse demenziali

Questi atteggiamenti da parte di taluni zelanti poliziotti italici non ci stanno bene. Punto primo, l’accusa rivolta ad un ticinese  di pretendere di fare “i padroni” nel Belpaese è demenziale. Non ci sono 65mila frontalieri ticinesi che entrano tutti i giorni uno per macchina nelle provincie italiane limitrofe, bensì il contrario. Non è un terzo dei posti di lavoro della Lombardia ad essere occupato da frontalieri ticinesi, bensì il contrario. Quindi, a pretendere di fare i padroni in casa d’altri non sono di certo i ticinesi in Italia, bensì i vicini a sud in Ticino.

Se i ticinesi attraversano il confine, non è di certo per portare via il lavoro agli italiani, ma semmai per fare acquisti o turismo: quindi per generare indotto.

Si tira troppo la corda

A parte questo, con ‘sta menata del contrassegno CH si sta davvero passando il segno. Le nostre targhe, come sa anche il Gigi di Viganello, contengono già la bandiera svizzera e perfino quella ticinese. La provenienza del veicolo è quindi chiarissima; chi, oltreramina, criminalizza gli automobilisti ticinesi sprovvisti dell’adesivo CH è in malafede. Lo fa solo per puntiglio. E’ vero che la Convenzione di Vienna del 1968 (!) sulla circolazione stradale prevede l’obbligo della sigla della nazione: essendo passati però oltre cinquant’anni, magari, se qualcuno si fosse degnato di spenderci qualche minuto, la Svizzera avrebbe potuto anche ottenere un adeguamento. Nel senso di un riconoscimento che le bandierine sono (almeno) altrettanto descrittive della sigla. Ma va da sé che niente è stato fatto, e niente si farà. Sollecitato al proposito da chi scrive, il Consiglio federale si è trincerato dietro il solito mantra del “sa po’ mia”.

Diritti popolari?

Intanto è addirittura stata lanciata un’iniziativa popolare per rendere le nostre targhe eurocompatibili: quindi per rottamare le bandierine ed introdurre le sigle. Ah, ecco. Adesso occorre calare le braghe perfino sulle targhe. Nemmeno sulle piccole cose si è capaci di mantenere un minimo di identità. Che pena.

Contromisure

E’ evidente che le cicliche provocazioni del Belpaese sull’adesivo CH devono incontrare delle contromisure.

Quindi, provvedimento numero uno: piazzare radar a ridosso del confine negli orari strategici per beccare frontalieri e padroncini che non rispettano i limiti.

Provvedimento numero due: multare sistematicamente le auto italiane con vecchie targhe, che non incorporano la sigla del Belpaese, e che sono sprovviste dell’autocollante “I”. Perché ce ne sono. Eccome che ce ne sono. Ma quanto scommettiamo che non hanno mai ricevuto contravvenzioni?

E soprattutto: evitare di andare a spendere soldi nel Belpaese. Così i vicini a sud saranno contenti di non vedere più targhe svizzere. Con o senza adesivi CH.

Lorenzo Quadri

 

Ecco i GIUDICI STRANIERI che piacciono alla partitocrazia!

La Corte europea di Giustizia blocca i rimpatri dei finti rifugiati che delinquono

Ecco qui l’ennesima bella pensata dei giudici stranieri. Non si tratta di quelli della solita Corte europea dei diritti dell’Uomo, (CEDU), che applicano l’omonima Convenzione, bensì di quelli della Corte di giustizia dell’UE, con sede in Lussemburgo.

La Svizzera già ora sottostà ai giudici stranieri della CEDU, in quanto paese firmatario della Convenzione. I giudici della CEDU, tanto per dirne una, sono gli adepti del multikulti che sdoganano la sharia in Europa, malgrado essa sia, per loro stessa precedente sentenza (del 2003), contraria ai diritti dell’Uomo. Ma evidentemente negli ultimi 16 anni il vento è cambiato. Adesso comandano gli islamisti. E l’Europa si china a 90 gradi davanti ad ogni loro pretesa.

Il ritornello

La Svizzera ad oggi non sottostà invece alla Corte europea di giustizia (non siamo nell’UE).

Questo tribunale ha di recente stabilito che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un finto rifugiato che delinque, anche se costituisce un pericolo per la sicurezza, se ci sono fondati timori che, al natìo paesello, la sua vita o la sua libertà (?) potrebbero essere minacciate, o se rischierebbe la tortura o trattamenti “inumani o degradanti”.

Ancora una volta ci viene sciorinato il ritornello che non si possono espellere pericolosi delinquenti stranieri, terroristi compresi, se a casa loro sarebbero in pericolo. E la tiritera viene applicata anche ai migranti economici. Questo significa che il migrante clandestino che viene da certi paesi non sarà tenuto a farvi ritorno, nemmeno se rappresenta una grave minaccia per lo Stato in cui si trova e per i suoi cittadini.

Il buonismo-coglionismo di questi legulei stranieri raggiunge vette sempre più vertiginose. Anzi, ormai siamo al coglionismo tout-court.  Sotto la toga di questi azzeccagarbugli lussemburghesi non ci sono dei giudici, bensì dei politicanti che spalancano le frontiere, fanno entrare tutti e non mandano via nessuno.

Comanderanno in casa nostra

Potremmo dire: a noi di quello che decidono alla Corte europea di giustizia poco ci cale, visto che non siamo un paese membro della fallita UE. Ed invece qui casca l’asino. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, infatti, i giudici stranieri della Corte europea di giustizia, quelli che prendono le decisioni di cui sopra, comanderanno anche in casa nostra. Infatti, non solo l’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE. Ma a decidere sulla sua applicazione non sarà la corte arbitrale farlocca con cui è solito riempirsi la bocca il ministro binazionale KrankenCassis. Sarà la Corte di giustizia europea. L’UE infatti non riconosce altra giurisdizione. Basti pensare che l’Unione europea in quanto tale non ha sottoscritto la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo proprio per non dover sottostare all’omonima Corte.

Silenzi sospetti

L’ultima sentenza dei giudici lussemburghesi ci dà dunque un assaggio di come saranno le decisioni che dovremmo applicare nel caso in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire approvato.

Stranamente, ma tu guarda i casi della vita, a proposito di questo trattato-capestro al momento tutto tace. Citus mutus. Ultima novità (si fa per dire) su questo fronte: la richiesta farlocca della partitocrazia di nuove trattative con Bruxelles. Trattative che però non ci saranno mai, come ha capito anche il Gigi di Viganello. Del resto, “Grappino” Juncker e compagnia cantante sono stati molto espliciti.

La fregnaccia delle “nuove trattative” è soltanto un pretesto da tre e una cicca per guadagnare tempo. Perché la realtà, nuda e cruda, è la seguente: il triciclo PLR-PPD-P$$ ha già deciso di firmare l’accordo quadro, calando per l’ennesima volta le braghe ad altezza caviglia e trasformando la Svizzera in una colonia di Bruxelles. Però non può dirlo adesso, a pochi mesi dalle elezioni. Sarebbe un autogol clamoroso. Al sondaggio farlocco secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’accordo quadro, non ci crede nessuno. E dunque la partitocrazia per ora pavidamente tace. Poi, una volta lasciato alle spalle l’appuntamento con le urne, arriverà la fregatura: accordo quadro approvato e popolazzo infinocchiato! A quel punto solo un referendum ci potrà salvare.

Stesso copione per il demenziale patto ONU sulla migrazione, quello che mira ad introdurre la libera circolazione a livello mondiale. Al momento è stato opportunamente imboscato in un cassetto. Dopo le elezioni…

Lorenzo Quadri

Svendono la Svizzera per sordidi interessi di saccoccia

Accordo quadro: Economiesuisse (PLR) divulga un sondaggio farlocco per far credere che…

I soldatini PLR della direzione nazionale di Economiesuisse insistono con i tentativi di svendere la Svizzera  alla fallita UE per squallidi interessi di saccoccia. Giuda con i suoi 30 denari al confronto era un dilettante.

Bramosi di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la cancellazione delle misure accompagnatorie, i regali miliardari ricorrenti a Bruxelles, i TIR da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, e la lista delle nefandezze è tutta in divenire) i soldatini PLR di Economiesuisse hanno commissionato l’ennesimo studio farlocco all’istituto bernese gfs.ch.

Obiettivo dell’indagine: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti per convincerli – ricorrendo anche a massicce dosi di terrorismo di regime – che dire di no alla fallita UE “sa po’ mia”. Bisogna calare le braghe, sempre e comunque, chinarsi ad angolo retto senza esitare. Come già fanno i camerieri di Bruxelles della partitocrazia PLR-PPD-P$$  incadregati sotto le cupole federali: politicanti completamente scollegati dalla realtà, sempre al servizio delle lobby pro-saccoccia e mai a quello dei cittadini e della nazione.

Scelta non casuale

Economiesuisse non ha certo scelto gfs.ch per caso. Quest’ultimo è infatti lo stesso istituto che ha già realizzato lo studio farlocco secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe favorevole allo svergognato accordo-capestro. In casa gfs (come ovunque) hanno evidentemente capito l’antifona: se vogliono ottenere nuovi mandati, occorre che dal sondaggio escano i risultati desiderati dal committente. E manipolare un sondaggio è un gioco da ragazzi. Basta porre le domande “giuste”.

Di sicuro i signori di gfs.ch non hanno chiesto agli interpellati: “E’ d’accordo di farsi dettare legge da Bruxelles? E’ favorevole ad obbligare gli svizzeri a tenersi in casa, malgrado la volontà popolare contraria, tutti i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari? E’ d’accordo di mantenere tutti i migranti economici UE? E’ favorevole all’eliminazione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone? E’ d’accordo di sottostare alla Corte europea di giustizia? Eccetera eccetera. Queste sono le domande che i sondaggisti avrebbero dovuto porre. Evidentemente non l’hanno fatto. Altrimenti, altro che 60% di favorevoli all’accordo quadro…

Il nuovo farlocco

Dopo il sondaggio taroccato sui cittadini, ecco arrivare quello sulle aziende, il 67% delle quali sarebbe, secondo i soldatini PLR di Economiesuisse, favorevole all’accordo capestro. Sì certo, come no!

Di sicuro saranno favorevoli le grandi multinazionali, che di svizzero hanno semmai il  nome, dirette da manager stranieri, che del nostro Paese se ne impipano alla grande.

Che lo siano tutte le altre, è una clamorosa “fake news” a scopo di lavaggio del cervello. Del resto la taroccatura già emerge dalla presentazione del sondaggio a cura di Economiesuisse.

Ad esempio: secondo l’indagine, le società sarebbero favorevoli all’osceno trattato coloniale per “la certezza del diritto”. Certezza del diritto? Con l’accordo quadro in vigore, non ci sarebbe più nessuna certezza del diritto, poiché esso continuerebbe a cambiare, in settori fondamentali, a seconda capricci del momento, ossia dei Diktat dell’UE! E gli svizzerotti… giù le braghe! L’unica certezza sarebbe la sudditanza nei confronti di Bruxelles. Quella sì che sarebbe garantita. Idem la rottamazione dei diritti popolari. Cittadini elvetici esautorati e disarmati dai funzionarietti UE! In casa nostra comandano gli eurobalivi!

Boiata numero due: le aziende sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro perché così si otterrebbe l’equivalenza borsistica. Ah ecco. Peccato che di recente il ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis abbia dichiarato che “l’equivalenza borsistica ha valore simbolico”. Adesso arrivano i soldatini PLR di Economiesuisse a sostenere l’esatto contrario: ossia, che l’equivalenza sarebbe così importante da giustificare la rinuncia alla  nostra sovranità ed alla nostra indipendenza! Ex partitone: poche idee ma ben confuse!

Infine, la perla: le ditte “hanno paura di pesanti ritorsioni da parte dell’UE”. Sempre meglio. Sicché si svende la Svizzera per pura VIGLIACCHERIA.I nostri antenati, quelli che hanno lottato per l’indipendenza del Paese, si rivoltano nella tomba.

Se siamo così fessi…

Se siamo diventati così fessi da gettare nel water la nostra sovranità e la nostra indipendenza – che i cittadini degli Stati comunitari ci invidiano! –  per andare ad ingrassare le già rigonfie saccocce di manager stranieri che se la ridono a bocca larga, allora vuol dire che ci meritiamo sia la partitocrazia calabraghista che il pavido ed evanescente governicchio federale.

E teniamo ben presente una cosa. La lobby dei manager stranieri Economiesuisse è quella che schiaccia gli ordini al PLR nazionale, che a sua volta li schiaccia alle sezioni cantonali, compresa ovviamente quella ticinese.

Ma continuate pure a votare per l’ex partitone del sedicente “buongoverno”, continuate a mandare a Berna i suoi politicanti a rappresentare il Ticino… poi però non lamentatevi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Propaganda immigrazionista nella verifica di geografia

Scuola ro$$a: “abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per il Ticino”

 

“Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino. Perché?”.  Questa la prima domanda che, nell’ambito di una verifica di geografia, e si è vista rivolgere una classe di scuola media del Luganese. Domanda alla quale un’allieva ha replicato lapidaria: “preferisco non rispondere a questa domanda. Saranno importanti per vari motivi. Ma io resto dell’idea che non lo sono”. Il solerte docente ha valutato la risposta come sbagliata, appioppando di conseguenza un voto 4+ (nel test evidentemente c’erano altre domande che hanno risollevato la nota).

Il padre della giovane ha pubblicato il tutto sui social. E la “rete” si è (giustamente) scatenata. Ma c’è anche chi ha tentato di giustificare l’ingiustificabile.

Strana coincidenza

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma qui siamo davanti ad un esempio plateale di scuola ro$$a. Particolare significativo:  l’istituto in cui si è verificato l’episodio è uno di quelli che si era proposto per la sperimentazione della scuola che (non) verrà del kompagno Bertoli, poi asfaltata in votazione popolare. Che strana coincidenza, eh?

Punta dell’iceberg

La domanda posta nella verifica è chiaramente tendenziosa. Non è stato chiesto: “gli stranieri sono importanti per il Ticino?”, bensì “perché gli stranieri sono importanti per il Ticino?”. Il lavaggio del cervello in chiave immigrazionista è palese. Ma la domanda è solo la punta dell’iceberg. Il grosso è ciò che la precede. Ovvero quel “Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti”. Quindi: cosa “abbiamo visto in classe”? Cosa è stato insegnato? Evidentemente, le solite fregnacce multikulti: gli stranieri sono indispensabili, “immigrazione uguale ricchezza”, “devono entrare tutti”. Questa è propaganda di regime inculcata a ragazzi della scuola dell’obbligo. Il dipartimento dovrebbe intervenire, ma  è ovvio che  non lo farà.  Perché i  vertici condividono. Se la domanda fosse stata: “abbiamo visto in classe che limitare l’immigrazione è importante per la popolazione del Ticino. Perché?”,il docente reo di una tale abominevole eresia sarebbe stato sospeso all’istante.

La risposta “sbagliata”

A dimostrazione che siamo davanti ad un caso di propaganda immigrazionista a scuola,  la risposta dell’alunna – ovvero: “per me gli stranieri non sono importanti” – è stata giudicata sbagliata. Quindi: se mi vieni a pappagallare che “gli stranieri sono fondamentali”, che “immigrazione uguale ricchezza”, che “bisogna spalancare le frontiere” ti dò 6.  Se invece mi dici che non sei d’accordo, prendi zero punti. Al lavaggio del cervello si aggiunge il ricatto.

“Formulata male”?

Qualcuno in rete ha pure tentato di giustificare il fattaccio con argomenti del tipo: “forse la domanda era formulata male”. Ohibò. Quindi chi non sa formulare le domande è poi chiamato a giudicare le risposte? Ma il guaio è che la domanda era invece formulata perfettamente: ripetimi la propaganda pro-stranieri che ti ho propinato in classe, e se l’hai imparata a dovere ricevi un bel voto.  Se invece ti passa per la zucca la malsana idea di contestare…

Risposta lodevole

In questo senso è quindi ammirevole la ragazzina che, invece di piegarsi per portare a casa una bella nota, ha avuto il coraggio di esprimere il proprio dissenso, assumendosene le prevedibili conseguenze. Brava!

Altro che la “Gretina” del populismo climatico, che di clima ne capisce quanto il Gigi di Viganello, però viene invitata a pontificare in illustri (?) consessi su cose di cui non sa una fava; che bigia le lezioni, però viene incensata dai professorucoli rossoverdi che addirittura aizzano gli allievi a seguirne l’esempio (vedi certe lettere indecenti che giravano per i licei cantonticinesi nei mesi scorsi; anche in quell’occasione, ovviamente, dal DECS  infeudato alla gauche-caviar silenzio tombale).

Interesse reciproco

Quanto alla solita storiella che “gli stranieri hanno costruito le nostre strade e le nostre gallerie, hanno portato soldi nelle nostre banche, e quindi senza gli stranieri il Ticino sarebbe nel Medioevo”:simili ritornelli non si possono più sentire.

Punto primo:gli stranieri che hanno lavorato alle infrastrutture ticinesi non lo hanno fatto per beneficienza. Senza questa opportunità  professionale, avrebbero patito la fame. Anche chi ha portato soldi nelle banche ticinesi, pensava al proprio tornaconto. L’interesse era reciproco.

Punto secondo:le nostre strade ed i nostri tunnel sono stati costruiti anche da operai ticinesi. Ma naturalmente gli intellettualini della gauche-caviar non lo sanno, perché loro di nonni muratori mica ne hanno avuti: vengono da famiglie ricche da generazioni.

Punto terzo: poco ma sicuro che quelli che fanno il lavaggio del cervello agli alunni sugli “stranieri indispensabili al Ticino”, e se non vi adeguate a questa linea vi boccio, su questioncelle come la criminalità d’importazione, gli stranieri che arrivano per farsi mantenere dagli svizzerotti e poi sputano nel piatto dove mangiano, la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, eccetera, non emettono un cip. Ad esempio: questi zelanti maestrini l’hanno detto che i tre quarti dei galeotti rinchiusi nelle nostre carceri sono stranieri? Che tra gli autori dei reati più gravi (omicidi, stupri,…) gli stranieri sono clamorosamente sovrarappresentati? Che il 90% dei sedicenti rifugiati è in assistenza? Che in Ticino l’occupazione cresce solo per i frontalieri? Ah già: queste sono nozioni che non rientrano nel piano di studio.

Lorenzo Quadri

 

Frontalierato e studi farlocchi: ormai è lavaggio del cervello

I soldatini dell’establishment le tentano tutte pur di puntellare la sottomissione all’UE

 

Si vede che i soldatini della casta spalancatrice di frontiere sono agitati. Lo si nota anche dal moltiplicarsi, certo non casuale, degli studi farlocchia sostegno dell’immigrazione incontrollata e dell’invasione di frontalieri. Invasione che, a sentire le fregnacce di certi intellettualini prezzolati, sarebbe addirittura “una manna dal cielo, una benedizione”.

Di certe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) ne abbiamo piene le scuffie, ma da un pezzo!

L’ultima perla in questo senso è appunto uno studio sul frontalierato realizzato a Neuchâtel da un gruppo di professorini della locale Università, nonché dall’alta scuola di gestione di Ginevra. Si tratta di uno studio riferito, evidentemente, alla situazione nazionale.

Compiti complementari?

Secondo i grandi scienziati neocastellani, l’aumento di frontalieri non porta all’aumento della disoccupazione residente (quindi: non è vero che i frontalieri soppiantano i lavoratori svizzeri “sono solo percezioni”) arrivando addirittura a partorire la seguente bestialità: “i frontalieri ed i lavoratori locali svolgono compiti complementari”.

Certo, come no! Questo potrebbe essere vero se non ci fosse la devastante libera circolazione delle persone. O se la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avesse applicato la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014. Invece, come ben sappiamo, nel dicembre 2016 l’ha buttata del water inventandosi l’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. La quale è entrata in vigore nel luglio del 2018. Nel frattempo, è trascorso quasi un anno. E di benefici non se ne vede l’ombra. La disoccupazione (quella vera, non quella delle statistiche taroccate della SECO) è aumentata. La realtà è che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo. Del resto, non fosse stato così, mai sarebbe stata approvata dai balivi dell’UE. E non ha fatto diminuire l’immigrazione di una singola unità.

 Nel terziario

La storiella dei frontalieri complementari ai lavoratori ticinesi, i professorini di Neuchâtel la vanno a raccontare a qualcun altro. Nel giro di pochi anni in questo sfigatissimo Cantone i frontalieri attivi nel settore terziario sono quadruplicati (passando da 10mila a 40mila). E nel terziario non c’è alcuna carenza di manodopera locale e non c’è quindi affatto bisogno di importare permessi G.

Nemmeno in cartolina

E’ evidente che i contaballe che tentano di vendere il frontalierato come una manna dal cielo, il Ticino non l’hanno mai visto nemmeno in cartolina. Non hanno la più pallida idea di quello che succede, tutti i santi giorni, sul nostro mercato del lavoro. Sicché si autoerotizzano cerebralmente con statistiche farlocche, per produrre studi ancora più farlocchi. Il principio è quello del lavaggio del cervello al popolazzo. Al quale si vuole far credere che, con la devastante libera circolazione delle persone, starebbe andando tutto a meraviglia.

E’ manifesto che si tratta di bassa propaganda. Obiettivo:  puntellare la libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate. Non sorprende di certo che questa propaganda arrivi ora. Infatti ci sono in ballo:

  • Le elezioni federali di ottobre
  • Lo sconcio accordo quadro istituzionale
  • L’iniziativa per l’abolizione della libera circolazione.

Danno al Ticino

Ben si capisce la necessità dell’establishment di fare il lavaggio del cervello al popolazzo, raccontando svergognate fandonie, onde evitare che “voti sbagliato”. Così proliferano i sondaggi farlocchi, realizzati dai soliti istituti compiacenti, secondo cui il 60% dei cittadini elvetici ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro. Ed arrivano gli studi taroccati che pretendono di venire a raccontare a chi la devastazione del mercato del lavoro ticinese causa invasione da sud la vede quotidianamente, che l’è tüt a posct, “sono solo percezioni”. Ma vaffa!

Questi studi farlocchi sul “frontalierato manna dal cielo” fanno girare le scatole ad elica perché, per reggere la coda alla casta spalancatrice di frontiere, danneggiano pesantemente il Ticino. Rendono sempre più difficile far comprendere nei gremi federali quale sia la situazione reale in questo Cantone.

Ed intanto il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, svende la Svizzera a Bruxelles per presunti – molto presunti – vantaggi economici di cui beneficeranno solo pochi borsoni. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri, esautorata e marginalizzata in casa propria “grazie” ai politicanti della partitocrazia, starà sempre peggio.

Lorenzo Quadri

 

 

Avanzata sovranista: la fine dello sconcio accordo quadro

L’indecente trattato coloniale voluto dal triciclo PLR-PPD-P$$ va ora gettato nel water

Come c’era da attendersi, i partiti sovranisti hanno vinto le elezioni europee. Cosa questo cambierà in concreto nell’approccio con la Svizzera è difficile dirlo adesso. Ma è evidente che forze politiche che vogliono – a ragione – che i popoli tornino ad essere padroni in casa propria, sarebbero in difficoltà nel  pretendere, per una semplice questione di coerenza, che uno Stato terzo come la Svizzera rinunci alla sua sovranità.

I sovranisti hanno vinto le elezioni europee invocando più indipendenza e diritti popolari. Ciò che chiedono per sé, difficilmente possono  immaginare di toglierlo ad altri. La credibilità la si può perdere una volta sola.

Sovranisti in casa propria

Detto questo, è chiaro che ognuno fa il sovranista (e quindi anche il leghista) in casa propria. Di conseguenza, tra sovranisti ci si può anche trovare su fronti opposti. Ad esempio sul tema “permessi G”. La Lega italiana sostiene i frontalieri perché parecchi di loro sono suoi elettori. La Lega dei Ticinesi si oppone al frontalierato perché danneggia i ticinesi. Entrambe dicono “prima i nostri”. Solo che “i nostri” non sono gli stessi. La contrapposizione nasce dunque non  perché si hanno idee incompatibili, ma perché si parte dalle stesse posizioni.

A tal proposito, un inciso: se il famigerato accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e sepolto, non è certo “colpa” della Lega di Salvini. La realtà è che nessun governo italico di nessun colore ha mai voluto questo accordo. Solo i burocrati bernesi, svelti come gatti di marmo e totalmente incapaci di rapportarsi con la vicina Penisola, potevano immaginare che sarebbe andato in porto.

“Autorità morale”

La Svizzera, con il suo modello di federalismo e di diritti popolari, viene spesso presa ad esempio proprio dai partiti sovranisti europei. Quindi, con la crescita di questi ultimi nel parlamento di Bruxelles, la nostra posizione “morale” è destinata a rafforzarsi.

Per contro, i partiti sovranofobi e spalancatori di frontiere  combattono i diritti popolari. Secondo loro le decisioni vanno calate dall’alto, da una casta arrogante e non eletta da nessuno. Per costoro la democrazia elvetica è fumo negli occhi. Ed è ben comprensibile. Senza lo spauracchio dei diritti popolari, i pavidi politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ avrebbero già svenduto il nostro paese in base ai desiderata dei funzionarietti di Bruxelles.

Accordo quadro kaputt

L’avanzata dei sovranisti deve suonare le campane a morto per lo sconcio accordo quadro istituzionale. Non dobbiamo spiegare a dei sovranisti perché non ci stiamo a gettare nel water la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Anche in questo caso, senza lo spauracchio dei diritti popolari, i camerieri dell’UE nella partitocrazia federale avrebbero già approvato l’obbrobrioso  trattato coloniale. Sia PLR, che PPD che P$$ hanno infatti dichiarato di essere favorevoli.

Comprensibile che, immaginando cosa sarebbe successo alle elezioni europee (del resto, non ci voleva il Mago Otelma), “Grappino” Juncker avesse fretta di concludere l’accordo quadro, esercitando  pressioni e minacce al limite del ridicolo. Ad esempio, tentare di far credere agli svizzerotti che “bisogna firmare subito”, perché dopo di lui sarebbe arrivato qualcuno di meno compiacente (?). A parte che ci piacerebbe sapere quando mai il lussemburghese “diversamente sobrio” sarebbe stato accondiscendente nei nostri confronti. Chi potrebbe arrivare a Bruxelles di più arrogante di Juncker? Napoleone è morto da due secoli.

La teoria e la pratica

Tra la teoria e la pratica, è ovvio, può però esserci una bella differenza. Allo stesso modo, l’europarlamento è una cosa e la Commissione europea un’altra. Molto dipenderà dunque da come verranno occupate le cadreghe di  “Grappino” Juncker e compagnia brutta. E anche da quanto tempo passerà prima che la nuova Commissione europea entri in funzione. C’è da sperare che il nuovo presidente sarà per lo meno sobrio.

“Grappino” Juncker sognava di rottamare gli Stati nazionali ed i politici democraticamente eletti per sostituirli con un aborto burocratico (l’UE) dove comandano dei funzionarietti non eletti da nessuno. L’Europa dovrà ora lasciarsi alle spalle questo periodo buio. La  via centralista di “Grappino” Juncker non è affatto l’unica possibile: questa è una balla messa in giro da lui e dai suoi tirapiedi. Non sta scritto da nessuna parte che deve esserci la libera circolazione e che  bisogna “globalizzare”. Questo è il disegno  portato avanti negli ultimi due o tre decenni dalla casta spalancatrice di frontiere. Ma la libera circolazione delle persone non è la verità rivelata. L’immigrazione incontrollata non è scolpita nella pietra. E’ semplicemente un errore della storia recente. Un errore che si può e che si deve correggere.

Lorenzo Quadri

Europee: islamisti al 36%!

Lo scioccante risultato è stato registrato nel circondario della città tedesca di Duisburg

 

Quanto avevamo previsto – e non c’era bisogno di essere il Mago Otelma per formulare previsioni di questo tipo… – si sta puntualmente avverando. In Europa i partiti islamisti, là dove si presentano, prendono piede. Emblematico è il caso di una circoscrizione della città tedesca di Duisburg in occasione delle elezioni europee che si sono tenute lo scorso fine settimana.

Ebbene, in quel di Duisburg il primo partito non è la CDU dell’Anghela Merkel, che infatti è crollato all’ 8,24%. Non è neanche Alternative für Deutschland, che ha pur sempre staccato la stessa percentuale. Non sono i Verdi (cresciuti al 13%) e nemmeno i kompagni della SPD che raggiungono il 17%! No: il primo partito, che svetta su tutti, con oltre il doppio – il DOPPIO! – dei consensi della forza politica classificata seconda, ovvero la citata SPD, è il BIG. Che infatti ha portato a casa quasi il 36% dei consensi. Dunque, un risultato “bulgaro”. E che razza di partito è questo BIG,  di cui di certo nelle cronache internazionali non si è mai sentito parlare?

Si tratta, lo si sarà capito, di un partito islamico. Che si ispira al Corano.

Qualcuno, sulla stampa italiana, ha commentato così l’ascesa del BIG: “Quando le risorse importate sono la maggioranza, eleggono chi ritengono opportuno e governano secondo le leggi dell’Islam”.

 Prova generale

E’ evidente che si è trattato di un primo tentativo. Di un “ballon d’essai”. Ma, visto il risultato strepitoso ottenuto – sia pure su scala ridotta, in una sola circoscrizione – è manifesto che, in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, gli islamisti si organizzeranno per bene. E otterranno risultati sempre più importanti. In questo modo, la sostituzione delle norme della tradizione democratica occidentale con precetti islamisti potrà prendere il via.

Anche da noi

E se qualcuno pensa che quanto accaduto in Germania non potrà succedere in Svizzera, sbaglia di grosso. In Romandia, a livello locale, si è già assistito ad un primo esperimento politico: un’associazione islamica ha sostenuto apertamente un referendum, poiché la proposta di legge contestata (si trattava del divieto di accattonaggio) sarebbe  stata “contraria ai precetti del Corano”. La trovata, per questa prima volta, non ha avuto successo, ma è chiaro che la resa dei conti è solo rimandata.

Stante il regime di naturalizzazioni facili di persone non integrate, islamisti compresi, voluto – ed istericamente difeso – dal triciclo PLR-PPD-P$$, imbesuito dal multikulti, è evidente che, dalle nostre parti, un partito islamico non farebbe fatica a trovare né i candidati, né gli elettori necessari per farsi largo nelle istituzioni.

Quando si permette a persone con valori e modi di vita incompatibili con i nostri di diventare svizzere, il disastro è programmato. E quando il peggio accadrà (non manca molto) si saprà chi ringraziare. Vero partitocrazia?

Lorenzo Quadri