Niente doppi passaporti per chi ci rappresenta a Berna

La mozione al Consiglio federale del deputato leghista Lorenzo Quadri fa discutere

 

La questione dei doppi passaporti dei politici approda, o ritorna, a Berna. Nell’ultima sessione delle Camere federali, dal Ticino sono giunti in Consiglio nazionale due atti parlamentari sul tema della “plurinazionalità”: l’iniziativa parlamentare di Marco Chiesa (Udc) che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto, e la mozione di Lorenzo Quadri (Lega) che estende il requisito della “mononazionalità” a tutti i politici federali nonché agli esponenti del corpo diplomatico.

Quadri, come nasce la sua mozione? Sempre sulla scia del doppio passaporto di Ignazio Cassis?

Non necessariamente, la questione dei doppi (o tripli) passaporti dei politici è da tempo nell’agenda della Lega.

Sul fatto che i Consiglieri federali debbano avere un solo passaporto sembra esserci un consenso piuttosto ampio, se si esclude la sinistra. Chiedere di estendere questo requisito a tutti i politici federali non è eccessivo?

Eccessivo? A me pare invece una proposta minimalista. Trovo già disdicevole in sé la prassi del doppio passaporto, poiché avvantaggia i naturalizzati rispetto agli svizzeri di nascita; i primi possono tirar fuori il passaporto che fa più comodo a seconda della convenienza del momento. Ora, posso capire, anche se non lo giustifico, che il “comune cittadino” naturalizzato non voglia rinunciare ai vantaggi concreti che potrebbe portargli mantenere un passaporto, ad esempio, di un paese UE. Non sono però disposto a farmi andar bene che lo stesso ragionamento di comodo lo faccia un politico, a maggior ragione federale. Mi pare inadeguato, per usare un eufemismo, sedere in Consiglio federale, o nell’Assemblea federale, con in tasca uno o più passaporti esteri! Un minimo di coerenza…ci si sente abbastanza svizzeri per farsi eleggere nei più alti gremi della Confederazione ma non abbastanza per rinunciare al passaporto del paese d’origine? Ricordo inoltre che in Australia è esplicitamente proibito ai parlamentari essere binazionali. La scorsa estate c’è stata una serie di dimissioni per questo motivo. E l’Australia è un paese d’immigrazione. Noi non saremo l’Australia; ma nulla ci impedisce di seguire l’esempio.

Ed il corpo diplomatico?

Per i diplomatici fino ad inizio anno era in vigore l’obbligo di avere una sola nazionalità per ovvi motivi di lealtà alla causa elvetica che devono rappresentare. Il Consiglio federale ha però deciso di rinunciare a questo requisito ritenendolo “obsoleto”. Personalmente sono di parere diverso. Chiedo quindi che si ritorni al passato.

Oltregottardo la sua proposta ha suscitato sia apprezzamenti che critiche…

Intanto mi fa piacere che abbia fatto discutere. Il Blick ad esempio le ha dato spazio, ed anche la radio romanda.

Il consigliere nazionale socialista Cédric Wermuth l’ha definita “un’idiozia”.

Ricordo che il buon Wermuth è quello che vuole rendere  l’albanese ed il serbo croato lingue nazionali. Di conseguenza, non  credo proprio che questo compagno con doppio passaporto sia nella condizione di distribuire patenti di idiozia alle proposte altrui.

Wermuth dice che ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera, perché chiedere altre prove di lealtà?

Certo: ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera. Incluso l’articolo 121a. E poi era in prima fila per cancellarlo. Si vede quanto valgono simili promesse… Evidentemente a sinistra è prassi consolidata rispettare solo le leggi che “piacciono”.

Anche un deputato Udc con due passaporti, quindi un esponente del suo gruppo parlamentare, ha espresso sulla stampa la propria contrarietà alla sua mozione.

Il problema è solo suo.

Cosa risponde all’accusa di voler tagliar fuori dalla politica un milione di persone (tali sono infatti attualmente in Svizzera i cittadini binazionali)?

Che è una sciocchezza. Non ho mica detto che devono essere esclusi dalla politica. Semplicemente, se gli svizzeri naturalizzati vogliono fare politica nelle istituzioni federali, non hanno che da rinunciare al passaporto del paese d’origine. Mettendosi così sullo stesso piano degli svizzeri di nascita. Perché è assurdo che questi ultimi si trovino di fatto posti, in casa loro, su un gradino inferiore!

MDD