No ad aggravi per i frontalieri? Allora rinunciate ai ristorni

Salvini: “auspichiamo una soluzione rapida”. Ma le condizioni sono piuttosto bizzarre…

 

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma che l’accordo sui frontalieri non si farà mai, eccola servita. Venerdì a Milano il buon Matteo Salvini, vicepremier del Belpaese, dopo aver lodato l’ottima collaborazione con la Svizzera, ha dichiarato che “auspica una rapida conclusione del nuovo accordo fiscale” per poi però aggiungere subito che “i frontalieri non devono essere penalizzati”.

Vabbè che sono dichiarazioni da campagna elettorale per le elezioni europee, vabbè che i voti dei frontalieri contano, vabbè lisciare la Svizzera con elogi vari che fanno piacere ma non portano soldi in cassa; però se si pensa che in questo modo il nuovo – ormai sempre meno nuovo – accordo fiscale compia dei passi avanti, auguri!

Privilegiati fiscali

Già il concetto di “penalizzazione dei frontalieri” è sballato. Bisogna infatti tenere ben presente che allo stato attuale i frontalieri sono dei privilegiati fiscali.Quindi non si può parlare di penalizzazione. E’ proprio il contrario. Ad essere discriminati sono gli italiani che lavorano in patria. Aumentare il carico fiscale sui frontalieri, dunque, non significherebbe in alcun modo “penalizzare”. Significherebbe portare maggiore equità.

Questa situazione, evidente e comprensibile a tutti, non viene però recepita Oltreconfine. Da nessun governo, di nessun colore. Da anni ed anni. E’ ovvio che si tratta di un tabù interpartitico.

Il soldino e il panino

La Vicina Penisola, per bocca del Ministro dell’Interno, dichiara di voler concludere rapidamente l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ma senza aggravi per questi ultimi. Come pretendere il soldino ed il panino. Questo non significa che quanto auspicato dal Belpaese sia impossibile. Se l’Italia non vuole tassare di più i frontalieri, allora che rinunci ad una parte consistente dei ristorni.Ancora meglio, che rinunci ai ristorni nella loro totalità.

Perché, se non lo si fosse ancora capito, sono 45 anni che il Ticino paga in base ad un accordo vetusto e superato. Non stiamo parlando di due spiccioli. I ristorni sono lievitati alla bella cifra di 84 milioni all’anno: ringraziamo l’invasione da sud voluta dalla partitocrazia.

L’emorragia

Il Ticino continua subire questa vera e propria emorragia di soldi provocata:

  • dal menefreghismo dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, la cui unica preoccupazione è quella di non avere “difficoltà” con i paesi vicini e ancora meno con Bruxelles. Sull’altare di questo obiettivo, il Ticino viene sacrificato senza pudore: vedi la rottamazione della chiusura notturna dei valichi secondari, vedi i sordidi tentativi dei burocrati federali di sabotare anche la richiesta del casellario giudiziale, eccetera; e
  • Dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato i quali, succubi dei Diktat dei partiti nazionali, non hanno il coraggio di bloccare i ristorni.

Intanto il Lussemburgo…

Le ultime dichiarazioni del buon Salvini, dunque, non fanno che confermare la necessità di bloccare finalmente i ristorni. Giugno è vicino!

Anche perché ne abbiamo piene le scuffie di inviare annualmente 84 milioni al di là della ramina mentre il Lussemburgo, Stato fondatore dell’UE e ben più piccolo della Svizzera, a Francia e Germania non versa un copeco. Senza che nessuno – in particolare: senza che nessun eurobalivo – ci trovi da ridire!

Lorenzo Quadri