No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri