No Billag: la presa per i fondelli del “No critico”

Intanto alla Pravda di Comano l’agitazione cresce, e le truppe cammellate fanno rete

 

“Nel triste sito di Comano e Besso, l’agitazione è ormai ai massimi livelli…”. Così era solito esordire su queste colonne, tanti anni fa, il misterioso Cobra che redigeva le cronache dal Terrario (ovvero la Pravda di Comano). Malgrado gli sforzi inquisitori che avrebbero fatto impallidire Torquemada, i vertici del “Terrario” non sono mai riusciti a scoprire l’identità della misteriosa “gola profonda” (altro che gli infiltrati Argo…).

Il vecchio incipit può essere ora riproposto tale e quale. Nel “triste sito l’agitazione è ormai ai massimi livelli”. E lo è a causa della famigerata iniziativa No Billag: quella che punta ad abolire il canone obbligatorio, tra l’altro il più caro d’Europa, che finanzia l’anacronistico e lottizzato carrozzone denominato SSR, sui cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 marzo.

La casta fa rete… in rete

Non “potendo” ufficialmente fare campagna in prima linea – in compenso, non perde occasione per trasmettere slogan pre-votazione sempre meno subliminali – l’emittente di regime manda avanti i soldatini. Che non sono solo i politicanti amici. Ossia quelli a cui la RSI fa campagna elettorale con i soldi degli utenti, invitandoli a pontificare davanti alle telecamere su ogni “flatulenza”,  un giorno sì e l’altro pure. Oggi questi politicanti sono sotto pressione: sanno che, se non svolgeranno a puntino il proprio compito nel reggere la coda alla TV statale, addio inviti quotidiani e addio alla smaniata “visibilità”.

Non solo politicanti, si diceva. Nascono infatti anche le paginuzze facebook dei sedicenti amici della RSI. Ovviamente a Comano non sono in alcun modo coinvolti, non ne sanno nulla, sono tutte trovate spontanee: come no… Gratta gratta, dietro a queste ed altre iniziative che certo non mancheranno da qui a marzo, non ci sono mai dei comuni cittadini. C’è la consueta casta del pensiero unico, legata a doppio filo con la “sua” emittente. La casta “fa rete”, come si sua dire oggi. Anche “in rete”.

Castello sulla sabbia

Quanto accade è segno che l’agitazione è davvero ai massimi livelli. Ciò che denota una lunga ed infiammabile coda di paglia. E lo crediamo bene, che alla TV di Stato abbiano la coda di paglia. Non solo, nella propria connaturata spocchia, lorsignori della SSR se ne sono impipati alla grande dell’asfaltatura rimediata nel giugno del 2015 dalla metà della popolazione svizzera e dalla maggioranza di quella ticinese, e adesso tentano di affossare il No Billag con il terrorismo mediatico, ma sanno benissimo che il loro castello è costruito sulla sabbia. Sulla sabbia di un sistema ingiusto ed anacronistico.

Sistema ingiusto

Il sistema è ingiusto perché l’attuale tassa obbligatoria pro SSR impone a tutti di comprare un servizio anche se non ne vogliono (o non ne possono) usufruire (o se non ne usufruiscono che in minima parte). Questa è una sfacciata violazione del principio di autodeterminazione.  Dove sono i politicanti  adusi a riempirsi la bocca con la libertà individuale? E quelli che invocano –  ma solo quando fa comodo a loro ed ai loro amichetti – il politikamente korrettissimo principio del “chi consuma paga”? Perché questo principio dovrebbe valere per tutte le prestazioni, comprese quelle di base al cittadino, e non per la radiotv che non è né una prestazione di base, e men che meno è indispensabile? Dove sono, dunque, questi signori? Facile: sono tutti lì a slinguazzare l’emittente di regime. E, per pararsi il fondoschiena, si inventano la barzelletta del “No critico” all’iniziativa No Billag: certo, la TV di Stato è sbilanciata a $inistra. Certo, occorre correggere l’andazzo. Certo, bisogna cambiare. Certo ma… – e qui arriva la consueta formuletta magica, ossia l’apoteosi della presa per i fondelli – “non così”! “Bisogna fare altro”! E quindi non si fa un tubo!

Signori, ma di quale “No critico” andate cianciando? Nella scheda di votazione non si può scrivere “No critico”. Il “No critico” altro non è che un Sì acritico all’attuale andazzo dell’emittente di regime. Un Sì acritico le dà carta bianca per andare avanti ad oltranza “come se niente fudesse”.  Il “No critico” è semplicemente l’alibi da tre e una cicca invocato da chi, a ragione, ha sempre contestato le derive della Pravda di Comano e Besso ma poi, quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato! L’è tüt a posct!

Sistema anacronistico

Anche fingendo di non vedere che il “servizio pubblico” della SSR è in realtà propaganda di regime (pro-UE, pro-multikulti, pro-frontiere spalancate, pro chi queste boiate le sostiene, e sempre contro gli odiati “populisti”, i quali sono di “destra” per definizione, perché secondo i kompagni dell’emittente di regime a $inistra non esistono i populismi: a $inistra sono “dalla parte giusta della storia”), il sistema della tassa pro-SSR è un relitto del passato ormai superato dagli eventi. Oggi il cittadino, se interessato all’offerta radioTV, non è più disposto a pagare il canone più caro d’Europa per farsi imporre un palinsesto preconfezionato. Il palinsesto se lo confeziona da solo andando a pescare nelle offerte personalizzate (i vari netflix, canali youtube, eccetera). Dove si paga (se si paga) per quello che si consuma. La battaglia per il canone è una battaglia di retroguardia a difesa di un concetto di televisione che non ha futuro. L’iniziativa No Billag chiede di abolire il canone obbligatorio, non di abolire la SSR. Se davvero l’offerta di quest’ultima  fosse splendida, apprezzatissima ed irrinunciabile, come tentano di far credere gli alti dirigenti dell’emittente pagati mezzo milione all’anno, gli utenti sarebbero disposti a pagare un canone anche senza essere obbligati. Ma è evidente che le cose non stanno così e che la SSR sta in piedi solo con la costrizione: tutti pagano per quello che solo pochi (sempre più pochi) apprezzano e consumano.

Lorenzo Quadri