No Billag: passo dopo passo, la resa dei conti si avvicina

Malgrado la disparità delle forze in campo, la SSR è in panico: coda di paglia?

 

A passi decisamente lenti, la tanto discussa e denigrata iniziativa No Billag si avvia verso la votazione popolare.

Come noto, in Consiglio degli Stati sia la Commissione (dei trasporti e delle telecomunicazioni) che poi il plenum hanno urlato il proprio No all’iniziativa, rifiutandosi però anche di formulare qualsivoglia controprogetto. Stesso scenario alla Commissione del nazionale.  Il plenum della Camera bassa inizierà a discuterne giovedì. L’esito finale è scontato. Scontato ma, all’atto pratico, irrilevante. In effetti, ciò che decide il parlamento, trattandosi di iniziativa popolare, è solo la raccomandazione di voto da inserire nel libretto informativo che verrà trasmesso ai cittadini.  Una raccomandazione che conta come il due di briscola.

Quattro gatti

Sul fatto che l’iniziativa No Billag sia estrema è difficile obiettare, visto che essa prevede l’azzeramento del canone, attualmente di 460 Fr all’anno. Questo tipo di proposte difficilmente (eufemismo) fa breccia. Specie alle nostre latitudini. Eppure l’agitazione in casa della SSR, come pure della RSI e della CORSI, è da tempo ai massimi livelli. Ohibò, qualcuno ha forse la coda di paglia? E sì che lo scontro è ad armi – a dir poco – impari. Gli iniziativisti sono quattro gatti. Il sostegno politico di cui godono è ridotto all’osso. La stampa di regime è schierata compatta contro l’iniziativa “populista”. Perché dunque tutta questa agitazione, con i massimi papaveri dell’azienda a fare personalmente opera di galoppinaggio?

In sprezzo del ridicolo

Alle nostre latitudini, il presidente della CORSI Gigio Pedrazzini, in sprezzo totale del ridicolo, ha addirittura invocato la patria in pericolo, parlando della votazione sul No Billag come di “un confronto epocale, dal cui esito potranno dipendere le sorti della vita democratica”. Eh già, perché se la Svizzera è una democrazia il merito è della Pravda di Comano! Semmai è vero il contrario, visto che l’emittente statale fa propaganda di regime pro-pensiero unico (sudditanza all’UE, frontiere spalancate, multikulti) e contro  gli odiati “populisti”. Inoltre, la bulimia di risorse della SSR, che non si fa alcuna remora nel razziare il sempre più scarso mercato pubblicitario a danno dei media privati, nuoce alla pluralità dell’informazione. Di conseguenza, nuoce anche alla democrazia.

Fa poi specie che le stesse cerchie che rottamano una votazione popolare dall’esito sgradito alle élite, ossia il “maledetto voto” del 9 febbraio,  adesso accusino i promotori del No Billag di “mettere in pericolo la democrazia”. Che tolla!

Coda di paglia?

Il motivo di tanta agitazione in casa SSR, in considerazione come detto anche della plateale disparità delle forze in campo, può dunque essere solo uno: la coda di paglia. In effetti, ad ogni critica di parzialità, l’emittente pubblica ha sempre risposto con le consuete smentite categoriche. Ma forse non è poi così convinta. Altrimenti non si spiega il panico scatenato a Comano dall’ormai famoso studio dell’Ufficio federale della comunicazione (che di certo non è un gremio di beceri leghisti)  dal quale è emerso che la radio RSI snobba la Lega.

Del resto già nel giugno 2015, in occasione della votazione sull’aberrante canone obbligatorio, praticamente la metà della popolazione svizzera ha bocciato la SSR. In Ticino il No ha vinto con il 52.3% dei voti. Ma se la partigianeria della Pravda di Comano fosse, come amano ripetere i vertici dell’azienda, solo una balla della Lega populista e razzista, non è certo credibile che oltre il 52% dei ticinesi se la sia bevuta. Come non è credibile che la RSI con 1200 collaboratori venga messa in difficoltà dalla lillipuziana redazione del Mattino! Ma evidentemente il gigante poggia su piedi d’argilla.

Un solo messaggio

Come detto, la posizione dell’iniziativa No Billag è “estrema”; ma anche la controparte, SSR e partitocrazia (come sempre saldamente alleate) lo è. Nel senso che non è disposta a rinunciare nemmeno ad una piccola percentuale del canone a vantaggio dei cittadini che sempre meno guardano la Tv ed ascoltano la radio (soprattutto le giovani generazioni). Il mondo cambia, ma la SSR pretende di conservare intatti tutti i propri privilegi. E pensare  che le sue entrate aumentano automaticamente con la crescita della popolazione. Infatti, dal 2013 al 2016 gli incassi del cantone sono passati da 1.203 miliardi a 1.218: quindi una crescita di 15 milioncini.

Da un lato dunque la SSR è manifestamente impanicata in vista della votazione No Billag ben sapendo che il malcontento esiste. Dall’altro,  alla metà della popolazione che già nel 2015 bocciò l’emittente di regime, trasmette un solo messaggio: voi beceri bifolchi avete votato sbagliato, mentre noi facciamo tutto giusto. Bravi, avanti così!

Un buon risultato…

Votare sì all’iniziativa No Billag non porterà all’eliminazione del canone. Le possibilità che l’iniziativa venga accettata sono tendenti a zero. Un buon risultato servirà tuttavia a riportare con i piedi per terra i vertici dell’emittente di regime. Quelli che vanno in giro a dire che la democrazia in Svizzera dipende da loro.

E servirà anche ad aprire la strada ad una riduzione del canone. Perché, davanti ad una seconda “legnata” popolare dopo quella, non ancora digerita, del giugno 2015, la SSR dovrà giocoforza scendere a più miti consigli.

Lorenzo Quadri