Non esiste che si risponda ai pesci in faccia di Bruxelles con l’ennesima dimostrazione di ubbidienza: Bandiera UE? No, grazie!

Forse non sarà il problema più importante del Ticino, tuttavia anche i simboli contano. E la bandiera blu con le stelle è sicuramente un simbolo “di peso”. E’ vero che formalmente si tratta della bandiera del Consiglio d’Europa, di cui la Svizzera fa parte dal 1963 (i membri sono 47, contro i 28 dell’UE). Altrettanto vero è che, nell’opinione pubblica, la bandiera in questione è il simbolo dell’UE tout-court. I “distinguo” a questo proposito non portano lontano.

Attacco UE

La bandiera è stata esposta il 5 maggio in occasione dell’anniversario del Consiglio d’Europa (fondato il 5 maggio 1949). Ma proprio in quei giorni la Svizzera ha incassato l’ennesimo pesce in faccia dagli eurofalliti sul 9 febbraio. Questi, assieme alle loro quinte colonne in Svizzera – in particolare la $inistra ro$$o-verde che nel suo programma prevede l’adesione della Svizzera all’UE – pensano di poter comandare bacchetta gli svizzerotti e di annullare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

 Del resto Consiglio federale più debole della storia e gli ambasciatori europeisti mandati a Bruxelles hanno lasciato credere agli eurocrati che siamo disposti a farci trattare come una colonia, e quindi a sottometterci alle decisioni di funzionarietti stranieri non eletti da nessuno.

Come se “niente fudesse”?

Sicché da Bruxelles si dice agli svizzerotti che la loro volontà non conta un tubo e la loro sovranità non esiste, perché sulla devastante libera circolazione delle persone “non si tratta”.

Un simile schiaffo meritava (esigeva) una risposta adeguata. Ad esempio bloccare il versamento dei contributi di coesione all’UE. Opzione che però, ma tu guarda i casi della vita, la maggioranza dei deputati al Consiglio nazionale ha respinto il 7 maggio.

Invece cosa accade? Accade che viene esposta la bandiera blu stellata fuori dai municipi. Anche in Ticino. Su indicazione della maggioranza del Consiglio di Stato. Come se “niente fudesse”. Come se con l’UE si andasse d’amore e d’accordo.

Irritare i ticinesi?

Ancora una volta i partiti storici preferiscono irritare quel 70% di ticinesi che dell’UE e della devastante libera circolazione senza limiti ne ha piene le tasche, piuttosto che disattendere l’insensata direttiva che prevede l’atto d’omaggio a Bruxelles. Come se non bastasse, tanti municipi il 5 maggio hanno esposto solo la bandiera UE, nemmeno accompagnata da altre. Uno spettacolo indecoroso.

Siamo a posto…

Come detto, l’esposizione delle bandiere non sarà il problema più importante del Cantone, ma anche questi gesti pubblici hanno la loro importanza. E, soprattutto, hanno le loro conseguenze. Dove pensiamo che ci portino le attestazioni di servilismo? Servono solo a rinforzare la convinzione che, qualsiasi cosa accada, gli svizzerotti continuano imperterriti ad ubbidire. Se a questo ci aggiungiamo che l’ambasciatore a Bruxelles Balzaretti (filoeuropeista) va a dire davanti al parlamento europeo che, sulla devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera è pronta ad accettare la competenza della Corte europea di giustizia aggiungendo: “non so quali altri stati terzi sarebbero disposti questo”, siamo davvero a posto!

Avviso opportuno

Bene dunque ha fatto il neodeputato Boris Bignasca, presidente MGL, a presentare la mozione che chiede che la bandiera UE non sia più esposta sugli edifici pubblici, per rispetto della volontà dei cittadini ticinesi che si sono sempre espressi contro la Disunione europea. Eventuali amministratori comunali che quest’anno sono stati disattenti sono avvisati per i prossimi.

E sono avvisati anche i politici – magari con doppio passaporto, cosa che non dovrebbe nemmeno essere permessa – che  hanno voluto espressamente (con scienza e coscienza, come si diceva una volta) l’esposizione della bandiera blu con le stelle.

Lorenzo Quadri

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