Ogni pretesto è buono pur di “conformarsi” alla fallita UE

Allucinante: anche il contrassegno CH sulle auto diventa una scusa per calare le braghe

 

Ohibò, ecco che inizia una nuova telenovela: quella dell’adesivo “CH” sui veicoli. Tale adesivo è obbligatorio per chi viaggia all’estero ed è già stato fonte di problemi. Questo perché i vicini del Belpaese, a seconda dell’umore e delle fasi lunari, di tanto in tanto si mettono a fare i capricci e a multare i veicoli con targhe rossocrociate che non ostentano il fatidico autocollante; e anche quelli che ce l’hanno, ma troppo piccolo (le dimensioni contano).

Convenzione di Vienna

Le base legale per le sanzioni ai veicoli privi dell’adesivo CH viene identificata (uella) nella Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale del 1968, quindi un accordo non proprio recentissimo.

All’art. 37 capoverso 1 lettera a, la Convenzione recita quanto segue: “Ogni autoveicolo in circolazione internazionale deve recare nella parte posteriore, oltre al proprio numero di immatricolazione, il segno distintivo dello Stato in cui è immatricolato”.

Ora, le targhe svizzere comprendono sia la bandiera del Cantone che quella della Confederazione. Ma a quanto pare la bandiera non sarebbe un “segno distintivo” dello Stato ai sensi della Convenzione di Vienna: ci vuole la sigla. Il  famoso CH.

Non essendo degli intellettualini gauche-caviar, facciamo un po’ fatica ad immaginare, per una nazione, un segno più “distintivo” della bandiera. In particolare, non si capisce perché la bandiera sarebbe meno “distintiva” di una sigla.

Non certo irrisolvibile

Al di là di questo, il problema non sembra certo irrisolvibile. Basta che il governicchio federale mandi qualcuno dei suoi burocrati – di cui non c’è di sicuro carenza, essendo l’amministrazione bernese gonfiata come una rana – a chiarire alla comunità internazionale, magari tramite l’ausilio di qualche disegnino a beneficio dei più duri di comprendonio, che la bandiera è, a non averne  dubbio, un “segno distintivo” del Paese di provenienza, di modo che non ne servono altri. Non dovrebbe essere una fatica d’Ercole.

Questo per accontentare anche chi non ha apposto l’adesivo CH sulla propria vettura, o ne ha attaccato uno giudicato troppo piccolo, ed evitargli sanzioni in caso di passaggio della ramina.

Ci si potrebbe poi chiedere, ma questo è un altro discorso, per quale motivo qualcuno dovrebbe impuntarsi nel non apporre il famoso autocollante CH nelle dimensioni richieste. Ragioni estetiche? Sostenere che la sigla del nostro paese sarebbe una deturpazione, è una tesi piuttosto discutibile.

Diritti popolari scomodati

Come detto, il “caso” dell’adesivo CH, ammesso che di “caso” si tratti, sarebbe facilmente risolvibile mobilitando qualche galoppino della diplomazia federale non a rischio di burn out per il troppo lavoro.

Invece, ecco che qualche illuminato statista pensa di scomodare addirittura i diritti popolari. L’iniziativa “Integrazione del contrassegno nazionale nella targa”, lanciata ad inizio marzo, chiede infatti che sulle nuove targhe di veicoli e rimorchi figuri obbligatoriamente anche il segno distintivo CH. Il governicchio federale, rispondendo ad un’interrogazione sul tema, annuncia che “nei Cantoni  densamente popolati la scorta di targhe con sequenze  numeriche a sei cifre sarà presto esaurita” ciò che porterà ad un ripensamento complessivo del sistema. Quindi, nelle nuove targhe, la sigla CH sarà incorporata, sostituendo l’attuale adesivo.

Palla al balzo

E’ facile capire dove si andrà a parare: le targhe svizzere diventeranno uguali a quelle di un qualsiasi Stato della fallita UE. Addio bandierine – è roba da beceri nazionalisti! – e avanti con le siglette asettiche che tanto piacciono agli eurobalivi. Tutto fa brodo, pur di cancellare l’identità svizzera ed i suoi simboli. Invece di sistemare in quattro e quattr’otto un problemino di portata “micro”, si coglie la palla al balzo per “conformarsi” a quella UE in cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci vuole portare con la tattica del salame. Penoso.

Lorenzo Quadri