Finiamola con il mantra del “non si può fare nulla”!

Come volevasi dimostrare, le ultime cifre sulle notifiche dei padroncini segnano un nuovo record inquietante. E’ evidente che la situazione col tempo non migliora. Magari il cittadino medio oggi è più sensibilizzato sul tema rispetto al passato, a furia di sentirne parlare, e quindi evita di fare ricorso ai padroncini che quasi sempre lavorano in nero; basta guardare l’esito dei controlli effettuati in dogana (controlli che dovrebbero venire intensificati, come da tempo ripetiamo).

Il cittadino medio magari è maggiormente sensibilizzato sul tema, e al proposito qualche merito ci permettiamo anche di prendercelo, ma certe ditte sicuramente non lo sono. Specie se si tratta di società italiane che si sono insediate in Svizzera solo per approfittare delle condizioni quadro più favorevoli ma poi fanno lavorare solo personale estero. E’ ovvio che simili aziende  in arrivo da Oltreconfine hanno una sensibilità sociale nei confronti del territorio pari a zero, e magari si intascano pure dei soldi pubblici.

Ex partitone

Il nuovo ed inquietante aumento reso noto dall’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) rende ancora più evidente la deplorevole passività del DFE e della sua direzione nel combattere questo fenomeno. Questo con il pretesto del margine di manovra che sarebbe nullo, quando invece tutti gli altri il margine di manovra lo trovano eccome. E’  chiaro dunque che ad essere nulla è semmai la volontà di intervenire. Sterminato è, per contro, il vero e proprio terrore di non applicare in modo sufficientemente pedissequo regole concepite interamente a nostro danno.

 E dire che l’ex partitone ama spacciarsi, naturalmente solo in chiave elettorale, per partito che difende l’economia. Qui ci sono ditte ed artigiani ticinesi che sono costrette a chiudere e/o a licenziare, e la consigliera di Stato del partito che prima delle elezioni afferma di difendere l’economia non interviene sui padroncini; per contro vuole però il moltiplicatore cantonale per aumentare le imposte, mette le mani nelle tasche dei proprietari di una casetta o di un appartamento decurtando le deduzioni sul valore locativo e vuole più ispettori fiscali poiché la direttrice del DFE ha la mentalità $ocialista secondo cui il cittadino è un evasore fiscale fino a prova del contrario. Non è certo sorprendente che la mentalità della ministra dell’ex partitone sia questa, visto qual è il suo elettorato.  Non a caso Sadis è costantemente slinguazzata dal giornale di servizio del partito delle tasse e dal Caffè della Peppina domenicale.

Aria fritta

Da notare che le famose 62 misure antipadroncini partorite dal governo sono disperse nel nulla, a dimostrazione che – come detto subito da queste colonne – si trattava di aria fritta. Infatti le misure che potevano avere una qualche efficacia  sono state subito archiviate in base al consueto mantra del “margine di manovra nullo”. Forse si preferisce aspettare che le aziende e gli artigiani ticinesi falliscano, così il problema sarà risolto da solo. Per la serie: l’operazione è riuscita ma il paziente è morto.

Vale anche la pena ricordare come sono nate queste 62 misure: non in chiave propositiva, non per volontà di arginare quella che è una vera e propria invasione, ma per controbattere al rapporto commissionato – e pagato di tasca propria – dal compianto Michele Barra. Tutto con l’obiettivo di confermare la tesi preconcetta  del “margine di manovra nullo”. E vale la pena ricordare anche che Sadis è rimasta l’unica, assieme al $indakalista rosso Matteo Pronzini, ad opporsi all’abolizione delle notifiche online dei padroncini.

 

9 febbraio

Ma soprattutto c’è un nuovo elemento sul tavolo: da oltre due mesi il freno all’immigrazione di massa è diventato disposto costituzionale. In virtù del rispetto di quanto figura sulla costituzione, l’inattività attuale non è, semplicemente, più tollerabile.

Lorenzo Quadri