Perché il caso Lojacono non deve cadere in dimenticatoio

Modificare la legge è necessario non solo per regolare il passato, ma anche per il futuro

Nei giorni scorsi è stata presentata una nuova interpellanza al governicchio cantonale su un tema alquanto spinoso: il terrorista rosso Alvaro Lojacono Baragiola. I firmatari sono Boris Bignasca, Jacques Ducry e Sebastiano Gaffuri. Gli interrogativi sollevati sono di quelli che generano “imbarazz, tremend imbarazz”: come è possibile che un terrorista ricercato a livello internazionale abbia ricevuto il passaporto svizzero? Chi era il Consigliere di Stato a capo del Dipartimento di Polizia, degli Interni e della Giustizia al tempo dei fatti? (Risposta: Fulvio Caccia, PPD). E soprattutto: che rapporti c’erano tra il governo o tra suoi membri con la famiglia Baragiola? A questa facoltosa famiglia apparteneva infatti la madre del Lojacono, proprietaria della sfarzosa Villa Orizzonte a Castelrotto, dove, a quanto pare, nacque il merlot del Ticino. E dove il Consiglio di Stato ticinese negli anni Ottanta si recò in corpore, assieme al governo argoviese, per un incontro extra muros.A fare gli onori di casa a tutto questo popo’ di politicanti, insieme a mammà, c’era proprio lui, il brigatista pluriassassino che grazie al passaporto svizzero ha schivato, e sta tuttora schivando, un ergastolo ed una condanna a 17 anni in Italia (pur avendo trascorso 11 anni all’Hotel Stampa).

Ad aggiungere scandalo allo scandalo, il fatto che il terrorista italiano Lojacono, dopo essersi taroccato il cognome acquisendo quello della madre (Baragiola appunto), abbia beneficiato, e tuttora benefici, del pubblico impiego. Prima alla RSI, adesso all’Università di Friburgo. Alla faccia di tutti gli svizzeri onesti che si trovano in disoccupazione.

Il punto centrale

L’interpellanza Bignasca-Ducry-Gaffuri, fintamente ingenua, solleva il punto centrale della questione. Nemmeno il Gigi di Viganello è disposto a credere che il brigatista Lojacono, ricercato internazionale, con una fedina penale lunga come l’elenco del telefono, abbia potuto diventare svizzero, taroccarsi il cognome, e lavorare per enti pubblici senza connivenze altolocate. Che l’importanza della famiglia materna rende plausibili.

Il tentativo, fatto trent’anni orsono, di scaricare tutta la colpa su una funzionaria distratta che “non si sarebbe accorta”, fa, ovviamente, ridere i polli.

Reputazione internazionale?

Il problema non riguarda solo il passato, ma anche il presente ed il futuro. A riesumare il caso Lojacono, la consegna all’Italia del terrorista Cesare Battisti, pure lui latitante da oltre trent’anni, ma in America latina.

E che sia proprio la Svizzera, non qualche dittatura sudamericana, a proteggere un Lojacono, è cosa che grida vendetta. Alla faccia della famosa “reputazione internazionale”, evidentemente spolverata solo quando fa comodo, e in special modo quando si tratta di spalancare le frontiere o di calare le braghe davanti a qualche Diktat europeo.

Se Lojacono, invece di un brigatista, fosse stato un criminale nazista, sarebbe stato estradato da un bel pezzo. Senza andare troppo per ilsottile. E senza tante pippe mentali giuridiche (alcune al limite dell’orripilante).

Pensare al futuro

Il punto è il seguente: i terroristi devono poter essere estradati anche se hanno il passaporto svizzero. Se la legge attuale non lo consente, la si modifica. E non si tratta solo di risolvere un singolo caso, per quanto scandaloso. Non si fanno leggi “ad personam”. Il problema diventerà presto di stretta attualità con i terroristi islamici beneficiari delle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia. Per questo, il caso Lojacono non deve essere un fuoco di paglia legato ad un evento contingente come la consegna di Battisti all’Italia, destinato a cadere nel dimenticatoio allo scandalo successivo.

Le regole sulle estradizioni vanno corrette ed aggiornate non solo per sistemare il passato e per rendere finalmente giustizia, dopo quarant’anni, alle famiglie delle vittime del Lojacono – il quale ha ancora la faccia di tolla di calare lezioni di umanità! – ma anche per tutelarci in prospettiva futura. Quando non avremo più a che fare con brigatisti rossi in età AVS, ma con seguaci del terrore islamico.

LORENZO QUADRI