PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri