“Prima i nostri”: da Berna giunge un altro Sì

Intanto in Ticino frontalierato ed assistenza continuano ad esplodere 

Adesso vogliamo vedere gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ arrampicarsi sui vetri di Palazzo delle Orsoline per ottenere l’affossamento parlamentare della volontà dei ticinesi

Bene, bene. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone di accordare la garanzia della Confederazione all’iniziativa “Prima i nostri” plebiscitata dai ticinesi il 26 settembre del 2016 contro la volontà della partitocrazia.

A decidere sul tema dovrà essere il plenum parlamentare. Ma è evidente che la garanzia federale va concessa. Per il semplice fatto che la norma ticinese coincide con l’articolo 121 a della Costituzione federale.

Al massimo nel dibattito plenario si assisterà alla solita squallida sceneggiata degli spalancatori di frontiere multikulti con i piedi al caldo che starnazzano contro i ticinesi “chiusi e gretti”. Va da sé che attendiamo di ascoltare gli interventi, ma soprattutto di vedere i voti, dei deputati ticinesi a Berna esponenti del triciclo PLR-PPD-P$. Per verificare se si comporteranno da rappresentanti della maggioranza dei ticinesi o da soldatini dei rispettivi partiti.

Le mani in avanti

Nell’annunciare la concessione (ovviamente controvoglia ed obbligata) della garanzia federale a “Prima i nostri”, partitocrazia e stampa di regime sono subito corse a relativizzare:  il margine di manovra è assai limitato, il Sì federale è condizionato (?) e blablabla. Balle di fra’ Luca! L’ “establishment” sta semplicemente mettendo le mani in avanti: il triciclo PLR-PPD-P$ punta infatti all’affossamento di “Prima i nostri” nel parlamento cantonale.

Tanto per cominciare, il Sì condizionato non esiste. O è Sì, o è No. E in questo caso, con grande scorno dei camerieri dell’UE, è Sì. La storiella del margine d’applicazione molto limitato (?) è  poi tutta da dimostrare: la preferenza indigena è contenuta nella Costituzione federale, la quale prevale su accordi internazionali del piffero. Quanto alla legge federale di (non) applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio: è una legge anticostituzionale, e quindi non può essere invocata come argomento contro “Prima i nostri”. E’ il compromesso-ciofeca partorito dai camerieri bernesi dell’UE ad essere incompatibile con il diritto superiore; non certo “Prima i nostri”!

Partitocrazia: attendiamo al varco

Adesso che l’iniziativa per  la reintroduzione della preferenza indigena sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha incassato un altro Sì da Berna, vogliamo vederli gli esponenti della partitocrazia stracciarsi le vesti a Palazzo delle Orsoline affinché quanto deciso dalla maggioranza del popolo ticinese non venga applicato e l’invasione da sud continui indisturbata!

Tanto più che la scorsa settimana abbiamo appreso che il numero dei frontalieri in Ticino continua ad esplodere soprattutto nel terziario (dove soppiantano i ticinesi). E abbiamo è pure “scoperto” che in questo sempre meno ridente Cantone ci sono ormai più lavoratori stranieri che svizzeri. Dunque siamo già in minoranza in casa nostra e, se non ci diamo una svegliata, finiremo davvero nelle riserve come gli indiani d’America! Il vecchio manifesto della Lega era purtroppo assai lungimirante.

Ieri abbiamo invece avuto il piacere (si fa per dire) di leggere che nel mese di agosto 2017 il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma naturalmente la libera circolazione non c’entra nulla, nevvero? “Sono solo percezioni”!

Iniziativa popolare

Avanti quindi con la preferenza indigena, che va intesa come una tappa intermedia. Nel senso che l’obiettivo finale è l’abolizione della libera circolazione delle persone.  Attendiamo con ansia di firmare l’iniziativa popolare promessa dall’Udc nazionale per disdire questo deleterio accordo bilaterale! La Lega ha già annunciato che raccoglierà le firme in Ticino.

Lorenzo Quadri