Prima sostengono la legge Poi, davanti alle bollette…

AITI contro il canone radioTV alle imprese: peccato che, quando si trattava di votare…

 

Intanto, prosegue il silenzio assordante sul tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale.

Scusate ma ci scappa da ridere! Dall’inizio di quest’anno di disgrazia 2019 è in vigore la nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV).

La LRTV è una “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) sia per i cittadini che per le imprese.

I cittadini sono obbligati a pagare il canone più caro d’Europa anche se non possiedono alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. Anche se sono ciechi e sordi. Soltanto per i primi 5 anni esisterà il diritto di opting out. Ossia di certificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe (la società d’incasso che ha sostituito la Billag, con esiti disastrosi)  di non possedere alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi, venendo di conseguenza esentati dal pagamento del canone. Con la sottoscrizione del formulario si autorizzano i controlli in casa propria per verificare se quanto attestato corrisponde al vero.

Quindi, non si può nemmeno più parlare di un canone: qui siamo di fronte ad una vera e propria tassa pro-SSR,dal momento che chiunque è costretto pagare. Una tassa, sia detto per inciso, introdotta senza la necessaria modifica costituzionale.

Per le aziende

Le imprese, dal canto loro, sono anch’esse costrette a pagare il canone. Il che è particolarmente assurdo, infatti: 1) il canone lo pagano già sia i dipendenti che i titolari delle aziende e 2) sul posto di lavoro ci si va per lavorare e non per guardare la televisione.

Le aziende pagano il canone in base alla cifra d’affari (non in base all’utile). Il canone cresce di pari passo con la cifra d’affari. Si va dal minimo di 365 Fr all’anno ad un tetto massimo di quasi 36mila.

Ciliegina sulla torta: l’obbligo di pagare il canone nasce immediatamente con l’iscrizione nel registro dell’IVA. Di conseguenza, imprese che costituiscono un’altra ditta per durata limitata o che si associano in consorzi pagano due volte (doppia imposizione).

Maggioranza risicatissima

La nuova legge sulla radioTV venne approvata in votazione popolare nel giugno del 2015. La maggioranza fu risicatissima: appena 3000 voti in tutti la Svizzera. In Ticino, la maggior parte dei votanti disse No. Solo Lega ed Udc sostennero il referendum contrario alla nuova legge. Il triciclo invece si schierò tutto slinguazzante a favore delle nuove regole. Regole il cui obiettivo – evidente anche al Gigi di Viganello – è  quello di ingrassare ulteriormente l’emittente di regime SSR.Ovvero la radioTV al servizio dell’establishment. Peraltro già gonfiata come una rana.

L’improvviso risveglio

Adesso che la nuova LRTV è entrata in vigore, si assiste all’improvviso risveglio degli ambienti economici.

L’AITI (Associazione industrie ticinesi) ora inveisce perché il canone in base alla cifra d’affari è iniquo, perché tassare i consorzi è doppia imposizione, eccetera eccetera. Tutto vero ma, cari signori, dov’era l’AITI quando si trattava di sostenere il referendum contro la nuova legge sulla radioTV? Non c’era, e se c’era dormiva! Guai a dar ragione all’odiata Lega! Bisognava reggere la coda agli amichetti della SSR! E adesso che le regole che VOI avete appoggiato entrano in vigore, vi venite a lamentare?

Cari signori, le magagne che – anche giustamente –  denunciate (canone in base alla cifra d’affari, doppia imposizione, ecc.) non cadono dal cielo. Stanno scritte nero su bianco nella legge. Se ai tempi della votazione contro la LRTV gli ambienti economici – o comunque: i loro galoppini politici – si fossero schierati dalla parte del referendum, visto l’esito risicatissimo della consultazione, è probabile che la legge sarebbe stata bocciata. Ma le cose sono andate diversamente. E solo adesso che arrivano le bollette, i rappresentanti dell’industria scendono dal pero? Un po’ tardi, no?

Inutile dire che aspettiamo gli ambienti economici al varco  quando verrà lanciata l’iniziativa popolare per abbassare il canone radioTV a 200 Fr annui.

Silenzio assordante

Intanto, prosegue il silenzio assordante a proposito del tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale. 600 milioni rubati alle economie domestiche svizzere che, con l’accordo dell’Ufficio federale della comunicazione (vergogna!) finiranno nelle capienti casse della radioTV di Stato. I camerieri dell’UE in Consiglio federale devono ancora prendere posizione sulla mozione presentata da chi scrive, che chiede la restituzione integrale del maltolto.

Lorenzo Quadri