Puntualità dei treni in Ticino: Siamo ai livelli del Burundi!

Grazie Ferrovie! 30% dei Tilo in ritardo, mentre sulla Stabio-Arcisate siamo al 40%

 

In casa FFS non va a ramengo soltanto il travertino romano con cui è stata tappezzata la stazione FFS di Bellinzona,  in barba alla pietra locale ed in barba anche alla funzionalità (il pavimento si trasforma in pista pattinaggio quando piove). Anche la puntualità va in palta; naturalmente solo a sud delle Alpi. Nei giorni scorsi l’edizione tedesca di 20 Minuti ha evidenziato come quella di Mendrisio sia l’unica stazione ferroviaria della Svizzera con un tasso di treni in ritardo superiore al 30%. Questo vuol dire che oltre un terzo dei treni che transitano per Mendrisio sono in ritardo. Questi sono dati da Burundi; con tutto il rispetto per il Burundi. Mai avremmo immaginato, fino a qualche anno fa, una simile classifica. Anche in materia di trasporto pubblico ferroviario, siamo dunque diventati il terzo mondo della Svizzera.

La “collaborazione”

Ma quali sono i treni più in ritardo? Trattasi, ma guarda un po’, dei convogli TiLo. Dove TiLo sta notoriamente per Ticino Lombardia. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i disservizi vadano attribuiti alla parte “Lo”. Perché è così che funzione la collaborazione transfrontaliera con il Belpaese. Invece di esportare qualità svizzera importiamo malandazzi italici. Ma i prezzi naturalmente sono quelli svizzeri.

Battuti tutti i record

In campo di disguidi, il nuovo trenino Mendrisio-Varese (che comprende la nuova tratta Stabio-Arcisate) ha infranto tutti i record. Su questa tratta infatti il 40% dei convogli registra ritardi. Praticamente un treno su due! Non è stato dunque solo l’inizio del servizio ad essere fantozziano. Il proseguo non è da meno. Una vera vergogna. Intanto però per questo trenino, peraltro entrato in funzione con 5 anni di ritardo –  infatti avrebbe dovuto essere operativo già  nel 2013! – è  costato al contribuente svizzerotto la bellezza di circa 200 milioni di franchetti. E non funziona.

Grazie, libera circolazione!

Evidentemente anche questa spesa, non proprio irrisoria, è imputabile alla libera circolazione delle persone. Senza invasione da sud, infatti, nessuno si sarebbe sognato di inventarsi la ferrovia Stabio-Arcisate nella speranza che servisse a togliere qualche auto di frontaliere dalle strade ed autostrade ticinesi infesciate di targhe azzurre. Una speranza destinata ad andare disillusa. Data la qualità del servizio, i ritardi, gli orari che non collimano con quelli dell’inizio lavorativo, la mancanza di park&ride da parte italiana, eccetera gli sperati – e pagati a caro prezzo! –  effetti benefici del trenino per la  viabilità di questo sfigatissimo Cantone  sono destinati a rimanere nel campo delle pie illusioni. Quanto ai park&ride per il convoglio, appare sempre più evidente che, se gli svizzerotti vogliono che il Belpaese li realizzi, come minimo li dovranno anche pagare di tasca propria. Al di là della ramina i posteggi sono l’ultima delle preoccupazioni. E’ stato detto in modo esplicito.

Ennesima fregatura

Il nuovo trenino Stabio-Arcisate è dunque l’ennesima fregatura rifilataci dal Belpaese. E’ evidente che, davanti a queste situazioni, vincolare il versamento dei ristorni delle imposte dei frontalieri alla realizzazione concreta di opere infrastrutturali di interesse comune (come potrebbero essere i park&ride per il nuovo trenino per frontalieri, ad esempio) è cosa buona e giusta. Ma è anche il minimo sindacale. Se la partitocrazia PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato non è d’accordo nemmeno con questa proposta avanzata dai ministri leghisti Zali e Gobbi, vuol dire che è proprio alla frutta: completamente svenduta.

Vincolare i ristorni alla realizzazione di opere che interessano a noi, è il minimo. Ma in effetti i ristorni non li dovremmo più versare del tutto. Perché non abbiamo alcun motivo per pagarli. E anche i fenicotteri rosa in Piazza grande a Locarno hanno capito che il nuovo accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri non lo vedremo mai. Non solo non lo vedremo noi: non lo vedranno neanche i nostri figli, e neppure i nostri nipoti. Vogliamo continuare a fare regali all’Italia? Vogliamo continuare ad essere l’unico paese la cui politica estera non persegue i propri interessi, ma quelli altrui? Andiamo pure avanti così…

Lorenzo Quadri