Quando il delirio multikulti si abbatte anche sul cervelat

Bandito dalla grigliata scolastica di fine anno per non offendere i bambini islamici

 

Sulla sua pagina di faccialibro (Facebook) il consigliere nazionale argoviese Andreas Glarner ha denunciato nei giorni scorsi l’ennesimo delirio multikulti. Una mamma l’ha informato che, in un piccolo comune argoviese, in occasione di una grigliata di fine anno scolastico, ai bambini è stato proibito di portare i tradizionali cervelat. Perché? Perché c’erano anche degli alunni musulmani. E quindi? Qualcuno voleva forse obbligare questi ultimi a mangiare i cervelat? No; ma la sola presenza del blasfemo insaccato a base di carne suina sulla stessa griglia su cui vengono cotti gli alimenti islam-compatibili avrebbe impedito ai bimbi “in arrivo da altre culture” di toccare alcunché a causa della contaminazione.

Post virale

Il post di Glarner, come si immaginerà, è rapidamente diventato virale. Per fortuna: in questo paese rintronato dal pensiero unico spalancatore di frontiere e xenofilo – in base al quale, tanto per fare un esempio, la partitocrazia, imbesuita dal multikulti, addirittura rifiuta il divieto di finanziamenti esteri alle moschee – c’è ancora qualcuno in grado di indignarsi per scellerate iniziative con il bando dei cervelat.  Che è una di quelle trovate fuori di cranio mirate alla demolizione della nostra cultura, delle nostre tradizioni, della nostra identità (anche alimentare), per calare le braghe davanti ai migranti. Perché, secondo le nullità politikamente korrette, non sono i migranti che devono adattarsi al nostro paese. E’ il paese che deve adattarsi a loro.

Mentre la polemica sul cervelat proibito infiammava la rete, si è scoperto che il “fattaccio” è avvenuto  alla scuola elementare di Oberwil-Lieli, comune di cui Glarner è stato sindaco, e che è balzato agli onori della cronaca per il rifiuto di accogliere finti rifugiati (grande!).

La quale scuola ha subito tentato di relativizzare, dicendo di non aver imposto un divieto, ma solo “invitato alla comprensione”. Se questo sia vero non sappiamo. Se lo fosse, comunque, sarebbe quasi peggio. Per la serie: non proibiamo agli svizzerotti, chiusi e gretti, di portare il cervelat alla grigliata. Però li ricattiamo moralmente: chi lo fa verrà additato come insensibile e spregevole razzista!

Indottrinamenti

Il tentativo di indottrinamento è demenziale. In una scuola elementare si insegna che, per non essere dei beceri xenofobi, i bimbi svizzeri (ed i loro genitori) devono rinunciare alla componente chiave delle grigliate (soprattutto Oltregottardo).

Siamo al livello di quei dirigenti scolastici che hanno proibito agli studenti di indossare la camicia con le Edelweiss. O di quelli che accettavano che degli alunni musulmani – in predicato di ottenere la cittadinanza svizzera! Ma come: le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? – non dessero la mano alla docente perché donna. Evidentemente in giro per la Svizzera c’è un numero, e c’è da sospettare nemmeno tanto piccolo, di dirigenti scolastici che non sono al loro posto.

Provate ad andare in Giappone a dire di rinunciare al sushi per rispetto di persone in arrivo da altre culture. Il Giappone, che ha il 2% di popolazione straniera e dove gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano, ci può insegnare molte cose.

O provate ad andare nei paesi d’origine di quelli che hanno il tabù del maiale a raccontare che, “per riguardo degli immigrati”,  devono cominciare a strafogarsi  di  prosciutti, cotechini e zamponi come se non ci fosse un domani. Provateci, e vedrete la risposta.

Tra i vari commenti “social” generati dal delirante bando del cervelat, ne segnaliamo uno che suonava più o meno così: “ai vegetariani si dice che si devono arrangiare. Quando si tratta di musulmani, invece, sono sempre gli altri che si devono arrangiare”.

Lorenzo Quadri