“Quasi residenti”: i camerieri dell’UE ci fregano di nuovo!

Berna prepara l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri. Il conto? Ai ticinesi!

Come da copione ecco che arriva una nuova legnata al Ticino. Si tratta dell’ultimo disastro dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, eletta dai kompagni e dagli uregiatti per scalzare l’odiato Blocher.

Alla ministra del 5% – e ad suoi galoppini P$$ e PPD che l’hanno prima piazzata in Consiglio federale per quattro anni, e  che poi l’hanno confermata per un altro quadriennio – dobbiamo, come noto, l’azzoppamento della piazza finanziaria ticinese. Sempre a lei dobbiamo anni di prese per i fondelli nelle trattative con il Belpaese. Ricordiamoci che la signora nel giugno 2014 promise il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri “entro pochi mesi”.  E promise pure ritorsioni nei confronti della Penisola in caso di reticenza. Abbiamo visto come è andata a finire.

Tassazione ordinaria

Adesso si arriva al dunque su un altro capitolo: la famosa tassazione ordinaria dei frontalieri. Traduzione: chi consegue il 90% del proprio reddito in Svizzera è considerato un quasi residente. Dunque (?) deve poter beneficiare delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo significa che i 65’500 frontalieri che entrano tutti i giorni in questo sempre meno ridente Cantone (naturalmente uno per macchina) potranno chiedere le stesse deduzioni dei ticinesi. L’ordinanza in questo senso, partorita ai tempi di Widmer Schlumpf, è stata posta in consultazione nei giorni scorsi.

Sfoggio di masochismo

Al momento, nessuno è in grado di cifrare in modo esatto le conseguenze per il Ticino di questa bella pensata. Ma non ci vuole il mago Otelma per prevedere che essa comporterà meno entrate per l’erario cantonale (a seguito delle deduzioni) accoppiate alla necessità di assumere più tassatori per – appunto – calcolare le deduzioni dei frontalieri.

Più spese per incassare meno soldi! Un’operazione in pura perdita; un esercizio di puro masochismo. E perché la Confederazione la propone? Il motivo è sempre lo stesso: l’abitudine compulsiva alla calata di braghe davanti all’Unione europea. Addirittura a titolo preventivo.

Chi è discriminato?

Dietro a tutto sta infatti una sentenza del Tribunale federale del gennaio 2010, in cui si stabilisce che i quasi residenti, quindi i frontalieri, hanno diritto alle stesse deduzioni delle persone tassate in Svizzera in via ordinaria. Altrimenti è discriminazione.

E dàgli con questa fetecchiata della “discriminazione” che evidentemente preoccupa solo noi svizzerotti! Nell’UE, per contro, se ne fanno un baffo. Ed in particolare nella vicina Penisola. Inoltre, si potrebbe parlare di discriminazione se ci fossero situazioni uguali trattate in mode diverso. Ma la situazione dei ticinesi e quella dei frontalieri non sono uguali proprio per nulla, come ha ormai capito anche “quello che mena il gesso”. I frontalieri non devono far fronte al costo della vita in Svizzera (a partire dai premi di cassa malati); di conseguenza, non si vede perché dovrebbero beneficiare delle deduzioni fiscali che sono pensate per chi vive da noi. Già non sta né in cielo né in terra che ricevano gli assegni per i figli come i lavoratori elvetici, malgrado i figli dei frontalieri risiedano oltre confine. Adesso vogliamo aggiungerci anche le deduzioni?

Da notare che anche  l’Italia prevede gli assegni per i figli. Però, ma tu guarda i casi della vita, ammontano ad un decimo di quelli elvetici. Ma visto che i figli dei frontalieri vivono nella vicina Repubblica, perché mai non dovrebbero ricevere gli stessi assegni che spettano ai pargoli di chi vive e lavora in Italia?

Oltre sette anni e mezzo!

Inoltre: la sentenza del Tribunale federale sulle deduzioni fiscali dei frontalieri con cui i burocrati bernesi si riempiono la bocca è di inizio 2010. Oltre sette anni e mezzo fa. Nel frattempo, non è successo proprio nulla! Nessuno è più venuto a pretendere che gli svizzerotti si adeguassero. Di conseguenza, non c’era alcuna necessità di agire. Si poteva benissimo lasciare le cose come stavano. Invece, per l’ennesima volta, qualche strapagato funzionario ha pensato “bene” di fare il primo della classe. Tanto il prezzo lo pagano i ticinesi, per cui chissenefrega!

Sicché prossimamente, con la cavolata dei “quasi-residenti”, arriverà l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri pagato da noi sottoforma di maggiori spese amministrative e di perdita di gettito. I frontalieri, che sono fiscalmente privilegiati rispetto agli italiani che lavorano in Italia, dovrebbero semmai pagare più tasse. Gli scienziati bernesi, invece, vogliono fargliene pagare ancora meno!

Applausi a scena aperta per i camerieri dell’UE!

Disoccupazione

E nel frattempo ancora nulla si sa sulla vertenza della disoccupazione dei frontalieri. I balivi di Bruxelles vorrebbero ribaltarne i costi dal paese di residenza a quello in cui il frontaliere aveva l’ultimo lavoro. Immaginiamoci le conseguenze per la Svizzera ed il Ticino di un simile cambiamento di paradigma. L’ennesima calata di braghe federale a nostro danno ci attende?

Lorenzo Quadri