Ricordo di Umberto Marra – Addio, “mitomane”

Ci siamo visti lunedì sera a cena alla Tana del lupo, con Michel ed altri tuoi amici. Ultimamente le frequentazioni si erano diradate, ma alla fine eravamo riusciti a concordare un incontro: in nome dei vecchi tempi.

Lo sapevamo bene, caro Umbe, che le cose alla Tana del lupo non funzionavano. Ed infatti l’ambiente era da smobilitazione: ho sorriso all’idea di un esercizio pubblico dove si fanno arrivare le pizze in catering. “Ma vedi di andare affanc…” avevi replicato tu.

Del resto, Umbe, te l’avevamo detto in molti che era una follia pensare di lasciare un lavoro sicuro alla Posta per rilevare un bar, con la crisi che imperversa e senza alcuna esperienza nel settore. Ma tu non davi retta.

In politica abbiamo mosso assieme i primi passi da matricole del Gran Consiglio. Era il 2003, ma pare un secolo fa. Di cose insieme, in quei primi anni, ne abbiamo fatte parecchie. Tra le altre, la richiesta di proiettare al festival di Locarno il documentario Submission, una denuncia dell’Islam radicale costata la vita al suo regista Theo Van Gogh. La richiesta – in cui assieme ad Iris, Giovanna e Giorgio credevamo fermamente – aveva sollevato un putiferio: il Corriere della Sera vi aveva dedicato una paginata. Confrontati col njet irrevocabile della dirigenza festivaliera, avevamo fatto seguire la distribuzione, ai 90 granconsiglieri, di un dvd contenente il cortometraggio: un’azione garibaldina di cui andavi fiero e che, ad anni di distanza, ricordavi ancora con piacere. “Bisognerebbe farsene venire altre, di idee così”, dicevi. “Sei un mitomane”, rispondevo io. E “mitomane” era proprio il nomignolo che ti avevo affibbiato tanti anni fa. Tu ne ridevi. Ma ultimamente mi sentivo a disagio ad usarlo. Perché, da quando l’avventura politica si era conclusa, amaramente e contro la tua volontà, non eri più lo stesso. Qualcosa si era rotto. Nessuno forse aveva sospettato quanto fosse importante per te l’attività di deputato, come ti desse la carica e ti fornisse un punto di riferimento, un’identità, una stabilità: proprio la politica, che è una delle attività più incerte di tutte: oggi ci sei, domani non più. E alla fine, come mi ha detto di recente un sindaco di lungo corso, “si vince la medaglia di sputo”.

Non sono riuscito ad aiutarti a rientrare nella politica attiva. Troppi i dissidi interni, le opposizioni, i veti incrociati. Adesso che non è più possibile rimediare, questo fallimento torna a bruciare. Magari, se le cose fossero andate diversamente…

Negli ultimi tempi non comparivi più, come facevi da deputato e postino, in redazione nei momenti più inopinati con una qualche proposta, idea, iniziativa, a volte assurda, spesso impraticabile, ma sempre originale. “Ma non hai proprio un c… da fare”, mugugnavo io. Però quelle improvvisate mi facevano piacere, e tu  lo sapevi.  Eri una persona di cuore e allegra, quello con gli umori neri ero io: ma se del caso, li sapevi tollerare con pazienza o, quando proprio buttava male, ti ritiravi in buon ordine con un “ok, passo un’altra volta che è meglio”; senza farmela pesare. Forse perché intuivi che, se non ti avessi considerato un vero amico, se non avessi avuto fiducia, non mi sarei mai mostrato al mio… peggio.

Il capitolo Tana del lupo, iniziato con grandi speranze, non era andato a buon fine, come si poteva immaginare. Ma la via non era senza uscita. C’erano delle prospettive concrete di voltare pagina. Di tornare ad avere un’attività fissa, un lavoro che, con un po’ di buona volontà, ti avrebbe permesso di ridare stabilità alla tua vita e di tornare l’Umbe di qualche anno fa.  Questa volta una mano te l’avevo potuta dare, e ne ero contento. Ma, invece di voltare pagina, hai chiuso il libro. Quando lunedì sera, dopo il consueto scambio di battute non proprio da arciduchi d’Asburgo, ci siamo salutati con il convenzionale “alla prossima” l’ultima cosa che avrei pensato era che non ci sarebbe stata nessuna “prossima”.

Hai deciso di tagliare i ponti e di andartene sbattendo la porta. Un’uscita di scena in punta di piedi non sarebbe stata degna di te.  Addio, “mitomane”. Spero almeno che fosse davvero questa la tua volontà. Altrimenti sarebbe troppo doloroso.

Speak Your Mind

*