Riprende la guerriglia economica italiana contro il Ticino

Turisti cinesi di nuovo bloccati in dogana

Commercianti di via Nassa furibondi: «adesso basta, vogliamo contromisure» – il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri torna ad interpellare il Consiglio federale

Turisti cinesi: ci risiamo! Nei mesi scorsi, come si ricorderà, era emerso il caso dei turisti cinesi che, dopo aver acquistato in Ticino dei beni di lusso, venivano poi bloccati in dogana dalla Guardia di finanza italiana, rivoltati come calzini, ed obbligati a pagare sull’unghia ed in contanti il 20% del valore della merce acquistata per poterla sdoganare. I frastornati (ed imbufaliti) turisti ricevevano l’indicazione di farsi poi rimborsare in aeroporto, cosa manifestamente impossibile: immaginiamoci infatti l’aeroporto della Malpensa o di Roma Fiumicino che dispone dei soldi per effettuare i rimborsi, ammesso e non concesso che abbia uno sportello aperto quando serve. Il problema era stato subito reputato serio, tant’è che aveva portato alla mobilitazione di Ticino turismo, di Svizzera turismo e financo della SECO, che non ha propriamente la reputazione di tirarsi giù la pelle di dosso quando c’è di mezzo il Ticino.
Dopo un paio di mesi di allarme rientrato, tranquillità, nei giorni scorsi si è verificato un nuovo episodio increscioso. Il più grave di quelli finora registrati. Turisti cinesi che avevano fatto acquisti in gioiellerie di Lugano sono stati bloccati e perquisiti in dogana dalla Guardia di finanza. E gli acquisti, non li hanno potuti esportare: li hanno dovuti lasciare lì. Oltretutto il funzionario doganale che ha seguito la pratica si è rifiutato di identificarsi.
E’ evidente il danno che simili vicende portano al turismo ticinese e svizzero. Ossia la cancellazione del Ticino, se non addirittura di tutta la Svizzera, dagli itinerari dei tour operator cinesi, date le catastrofi doganali subìte in Italia dai loro clienti. In questo modo vengono vanificati gli sforzi fatti dall’ente pubblico (luganese, ticinese e svizzero) per posizionarsi sul mercato cinese. Mercato di cui, è il caso sottolinearlo, non beneficia solo il Foxtown… ma che è importante anche per tutto il segmento del lusso.

“Enorme danno d’immagine”
“Questo atteggiamento da parte italiana è inaccettabile e occorre reagire – osserva Mario Tamborini, segretario dell’Associazione via Nassa –. Il danno d’immagine che subisce il Ticino è enorme. Rischiamo di perdere integralmente il mercato cinese, cosa che non ci possiamo assolutamente permettere. I clienti cinesi sono molto importanti per il settore del lusso. I nostri affiliati sono furenti. Ci aspettiamo che dalla politica vengano prese delle contromisure forti, con ripercussioni concrete Oltrefrontiera. Bisogna chiarire che non intediamo tollerare dall’Italia questo continuo ricorso a misure artificiose che hanno il preciso obiettivo di danneggiarci”.

Consiglio federale chamato in causa
Appreso del nuovo increscioso episodio, il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che già aveva sollevato nei mesi scorsi a Berna il problema del trattamento doganale riservato dalla Guardia di finanza ai turisti cinesi in arrivo dal Ticino, scrivendo anche personalmente al ministro degli Esteri Burkhalter, è tornato a sollecitare il Consiglio federale.
“E’ chiaro che simili iniziative vengono messe in atto solo per danneggiare il Ticino, nell’ottica di una guerriglia economica – rileva Quadri -. La base legale non è del tutto inesistente, ma non è mai stata applicata fino ad ora ed inoltre viene applicata solo a noi. L’intento discriminatorio quindi è chiaro. Malgrado questo, l’Italia non perde occasione di usare il Ticino come valvola di sfogo per 56mila frontalieri e svariate migliaia di padroncini e artigiani italiani che non hanno lavoro in patria e che, senza il nostro Cantone, sarebbero a carico della socialità italiana».
«E’ chiaro – prosegue il deputato – che tutto questo non può essere tollerato, per cui delle due l’una: o l’Italia entra in un’ottica di normalizzazione delle relazioni con la Svizzera e si comporta di conseguenza, oppure la ripaghiamo con la stessa moneta. Prima di tutto le trattative sugli accordi fiscali andrebbero interrotte, e poi cominciamo anche noi a creare difficoltà doganali e burocratiche a go-go al flusso spropositato dei frontalieri e dei padroncini in entrata. Non abbiamo neppure bisogno di sforzarci tanto per inventarci delle contromisure nei confronti dell’Italia: basta copiare quel che fa lei. E si potrebbe anche provare a chiudere le frontiere per un giorno, tanto per cominciare a vedere l’effetto che fa. Visto comunque che anche Svizzera turismo investe sul mercato cinese, mi aspetto che pure la Confederazione, non sempre sollecita quando si tratta di problemi che riguardano il nostro Cantone, rifiuti di accettare supinamente che gli investimenti fatti ed i rapporti faticosamente allacciati a vari livelli istituzionali con la Cina vengano vanificati dalle bizze dei nostri vicini a sud”.

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