Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri