Ristorni, l’assessora sbrocca: “ci spettano di diritto”

Ennesima conferma che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è sepolto

Certo che i vicini a sud una ne pensano e cento ne fanno!

Nel caso qualcuno immaginasse ancora che un domani (?) il Belpaese firmerà i nuovi accordi fiscali sui frontalieri, magari grazie ai buoni uffici dell’italo-svizzero Ignazio KrankenCassis, ecco servita l’ennesima smentita.

L’assessore regionale lombarda Francesca Brianza si è infatti lanciata in una difesa a tutto campo dei ristorni dei frontalieri, che in caso di sottoscrizione dei nuovi accordi verrebbero a cadere.

I ristorni sono linfa vitale per i Comuni, per le Province e per le Comunità Montane – ha dichiarato l’assessora -.  E’ difficile immaginare di non ricevere più in futuro queste risorse; ciò causerebbe un impoverimento dei territori di frontiera senza precedenti. Il nuovo accordo fiscale, che non prevede questa modalità di finanziamento, prospetta preoccupanti scenari che vogliamo scongiurare in tutti modi”.

La proposta di Brianza? L’istituzione di una task force di sindaci pro ristorni: “Oggi più che mai è necessario fare squadra; serve un’alleanza tra tutti i sindaci dei territori (italiani) di frontiera, al di là del colore politico, per difendere ciò che ci spetta di diritto (sic!): uno strumento che ci ha sostenuto negli ultimi 40 anni, che ha costituito una certezza garantita nei bilanci dei nostri Enti pubblici”. Anche perché i ristorni sono in continuo aumento. “Negli ultimi anni – ha spiegato Brianza – il numero dei frontalieri, concentrati principalmente nelle province di Varese e Como, è cresciuto notevolmente passando da circa 43.000 unità nel 2011 a quasi 53 mila nel 2015. Questo comporta un incremento delle risorse ristornate ai territori”.

Di palta

C’è davvero da rimanerci di palta. L’assessora candidamente ammette che l’aumento dei frontalieri è una manna per le regioni italiane di confine. Le quali sull’invasione del Ticino tramite libera circolazione delle persone ci campano. Allora, perché sforzarsi di creare opportunità lavorative nel Belpaese, quando è più conveniente approfittare dei posti di lavoro altrui? “Non siamo mica scemi!”. Il “patto d’acciaio” tra sindaci non lo facciamo per creare occupazione sul territorio italiano (troppo difficile); lo facciamo per continuare a mungere i ristorni ai ticinesotti!

“Di diritto”?

Interessante notare che, al di là delle cifre claudicanti – i frontalieri sono attualmente 65’500 –  l’assessora conferma che i ristorni non vengono neppure utilizzati in modo conforme agli accordi del 1974. Infatti vanno a tappare i buchi di gestione corrente. Altro che impiegati per opere infrastrutturali ed in particolare per quelle a carattere transfrontaliero! Ma gli svizzerotti fessi pensavano davvero che i vicini a sud si sarebbero attenuti ai patti? Che merli!

E poi, signora assessora: i ristorni non vi spettano affatto di diritto. Un qualsiasi altro Paese  (non affetto da calabraghismo compulsivo) avrebbe già bloccato i versamenti e/o disdetto unilateralmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Invece la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Puffo (quella che ha distrutto 2700 posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese col plauso dei kompagnuzzi e dell’emittente di regime) prima ha promesso che avrebbe denunciato la Convenzione; poi, ovviamente, non l’ha fatto. Dal canto loro gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nel governicchio cantonale, invece di bloccare il pagamento dei ristorni, si arrampicano sui vetri alla ricerca di pretesti per giustificarne il versamento malgrado ci sarebbero tutti i motivi per non pagare. Del resto, da una maggioranza governativa che cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, ci si immagina che sia in grado di compiere un gesto forte sui ristorni? Ma è come credere a Babbo Natale (già che siamo in stagione)!

Ancora un privilegio

Ciliegina sulla torta. I frontalieri sono, attualmente e da oltre 40 anni, dei privilegiati fiscali rispetto ai cittadini italiani che lavorano in patria. Ma visto che questo ancora non bastava, ad inizio novembre il governo italico ha pensato bene di creare uno scudo fiscale tutto per loro. Si legge infatti sulla gazzetta ufficiale della Repubblica dello scorso 4 novembre: “I contribuenti residenti in Italia, ex lavoratori frontalieri iscritti all’Aire, o i loro eredi, potranno regolarizzare depositi sui conti correnti e libretti detenuti all’estero e mai dichiarati al fisco italiano con il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Sono inoltre prorogati fino a giugno 2020 i termini di accertamento”.

Apperò! Come possano i frontalieri (i loro rappresentanti) imporre i propri privilegi all’intera Italia, rimane un mistero. Forse la chiave va cercata nel fatto che in realtà la stragrande maggioranza dei politicanti italici del tema frontalierato non sa assolutamente un tubo. La scorsa settimana sono stati in visita a Berna alcuni deputati italiani membri del Gruppo interparlamentare di amicizia Svizzera-Italia. “Gli uccellini cinguettano” che la loro ignoranza sul tema frontalieri fosse abissale.

Lorenzo Quadri