Schengen: “in temp da guera…”

Il lavaggio del cervello a proposito della direttiva disarmista dell’UE è già iniziato

Giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il Consiglio nazionale si è sollazzato per ore dibattendo sullo studio commissionato dalla Confederella sui presunti vantaggi di Schengen.

Lo studio era stato chiesto al governo nel 2015 tramite postulato del P$$ spalancatore di frontiere. A farlo eseguire sono stati i camerieri dell’UE in Consiglio federale: quelli che hanno sempre difeso Schengen a spada tratta e con dovizia di terrorismo di regime e di fake news. A realizzare lo studio è stata invece la società Ecoplan, già autrice di un “discusso” (leggi: farlocco) rapporto di slinguazzamento degli accordi bilaterali.

Con simili premesse, era chiaro che il risultato sarebbe stato un documento di sostegno incondizionatoa Schengen. Un mucchio di carta, pagato a caro prezzo, la cui credibilità è paragonabile a quella delle statistiche della SECO sulla disoccupazione.

Le strane coincidenze

Ed infatti, ma guarda un po’, gli scenari che vengono presentati nel caso di uscita della Svizzera dagli accordi di Schengen sono apocalittici: si parla di costi stimati, da qui al 2030, di oltre 10 miliardi di fr, di danni per il turismo, per l’economia, per la sicurezza, ed avanti con le fanfaluche!

Per una “strana coincidenza”, la discussione al Nazionale è stata agendata proprio in prossimità della votazione del 19 maggio sul referendum contro l’adozione della direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Una direttiva che – come sappiamo – la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha deciso di recepire, facendo così strame della nostra autonomia ed indipendenza.

E perché, secondo il triciclo eurolecchino, la Svizzera dovrebbe assolutamente calare le braghe e conformarsi al Diktat disarmista dell’UE? Non certo perché esso serva in qualche modo a raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero la lotta al terrorismo islamico, ma perché quest’ultimo è un acquis di Schengen. Da qui il ridicolo ricatto: se non caliamo le braghe, la Svizzera verrà espulsa da Schengen! Ecco dunque spiegata la necessità di dipingere tale fallimentare accordo come essenziale per il futuro della nazione. E di farlo ora.

I ricattini

Il giochetto è fin troppo chiaro. Chi rifiuta di mettere il Paese a 90 gradi davanti all’ennesima pretesa dell’UE viene accusato di sabotare la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen (come se ci fosse anche la remota possibilità che a Bruxelles qualcuno decidesse di espellerla!) e dunque di danneggiare l’economia  e blablabla. Questi ricattini della casta sono sempre uguali e non impressionano più nessuno dai tempi del voto sull’adesione allo SEE!

Sistema sopravvalutato

Eppure in Consiglio nazionale, per preparare il terreno alla votazione sul referendum contro l’accettazione del Diktat disarmista, di ricattini se ne sono sentiti a iosa. Magari è il caso di ricordare alla casta eurolecchina che la Svizzera aderisce allo spazio Schengen solo dal 2005. E non è che prima vivessimo nel Medioevo! Di turisti ce n’erano più di adesso. L’economia non andava peggio. Ed i controlli in dogana non creavano code di centinaia di chilometri.

Quanto al famoso sistema informativo di Schengen: esso viene ampiamente – e di proposito – sopravvalutato. La realtà è che la sua importanza è secondaria  rispetto ad altri sistemi di ricerca, come ad esempio quello dell’Interpol. Anche perché i paesi Schengen non sempre inseriscono i dati, oppure li inseriscono in modo incompleto.

Da quando in qua…

Sicché sotto le cupole bernesi si è assistito addirittura allo spettacolo improponibile di $inistrati internazionalisti multikulti – quelli che vogliono fare entrare tutti, quelli che rifiutano l’espulsione dei delinquenti stranieri, quelli che strillano che “sa po’ mia!” rimandare a casa loro i terroristi islamici – che si sciacquavano la bocca con la sicurezza della Svizzera per merito (?) di Schengen.

Non facciamoci prendere per i fondelli:  da quando in qua spalancando le frontiere aumenta la sicurezza? Inoltre, se davvero Schengen servisse ad impedire l’arrivo nel nostro Paese di delinquenti stranieri, i kompagnuzzi sarebbero i primi a non volerlo!

No al Diktat

Naturalmente la partitocrazia, mentre in Consiglio nazionale sparava fregnacce sulle catastrofiche, deleterie, apocalittiche conseguenze di un’espulsione della Confederella da Schengen (espulsione che mai ci sarà), si guardava bene dal dire un paio di cosette.

Ad esempio, che dal 2005 gli accordi di Schengen si sono “arricchiti” di circa 200 sviluppi, che equivalgono ad altrettante perdite di sovranità; e la sovranità non ha prezzo. Oppure che i l costi di Schengen, invece degli 8 milioni promessi dal governicchio federale prima della votazione del 2005, sono ormai vicini ai 200 milioni annui. Tanto per dire.

Morale della favola: il 19 maggio tutti a votare No al Diktat disarmista dell’UE. Stop lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri