Schengen: la lezione tedesca

Il ministro degli interni Seehofer: “i confini nazionali devono essere sorvegliati”

 

Il nuovo ministro degli interni tedesco Horst Seehofer (CSU) comincia a starci molto simpatico. Dopo aver detto, giustamente, che l’islam non fa parte della Germania (affermazione che ha fatto rizzare i capelli in testa alla Cancelliera spalancatrice di frontiere e multikulti “Anghela” Merkel) il ministro ha dichiarato che i fallimentari accordi di Schengen vanno sospesi. Questo perché la sicurezza dei confini esterni dello spazio Schengen è ben lungi dall’essere data e, in ogni caso, la difesa delle frontiere nazionali è importante.

Evidentemente il buon Seehofer se ne impipa delle smentite all’insegna del  politikamente korretto con cui  l’ “Anghela” replica alle sue dichiarazioni, e prosegue dritto per la propria strada.

I nostri camerieri dell’UE…

Inutile dire che noi, con i camerieri dell’UE che ci ritroviamo in Consiglio federale, la sospensione di Schengen ce la possiamo scordare. Anzi: di recente il Consiglio federale ha commissionato uno dei suoi studi farlocchi proprio su questi trattati; con l’obiettivo di farsi dire che uscire da Schengen “sa po’ mia”: perché avrebbe costi spropositati. Naturalmente sono le solite balle di fra’ Luca! Un po’ come quelle che ci raccontavano 25 anni fa prima della votazione sull’adesione allo SEE.

Se poi vogliamo restare nel campo delle spese spropositate, allora è semmai il caso di parlare di quanto ci costa restare nello spazio Schengen. Chissà come mai, su questo spinoso tema il silenzio dei camerieri bernesi dell’UE è a dir poco assordante. Infatti il costo di Schengen che grava sugli svizzerotti rimane avvolto nel più fitto mistero. Ma di certo è vicino, se non superiore, ai 200 milioni di franchetti all’anno. Questo quando ci avevano promesso che non ne avremmo pagati più di sette o otto!

Certo che pagare un conto, peraltro salatissimo, per accordi che riducono la nostra sicurezza e sovranità e che spalancano le porte ai criminali stranieri, è davvero il massimo.

Ciliegina sulla torta: grazie all’ultima balorda decisione della partitocrazia alle Camere federali, la fattura di Schengen è destinata a lievitare di altri 21 milioni annui. Naturalmente senza che ciò porti ad un qualsivoglia beneficio concreto per la nostra sicurezza. E nümm a pagum.

Lorenzo Quadri