“Scuola che verrà”: Bertoli sbugiardato dall’interpellanza

Nel Cantone degli inciuci, la casta si mobilita a sostegno della scuola rossa 

Il capo del DECS ha sempre negato di essersi ispirato a fallimentari modelli della $inistra francese. Ma il confronto dice altro. E spunta anche una misteriosa trasferta canadese…

La casta si sta mobilitando in grande stile a sostegno della scuola rossa in votazione il prossimo 23 settembre. Da settimane in vari istituti scolastici cantonticinesi imperversano circolari e bollettini di vario genere, con cui le truppe cammellate del capodipartimento, compagno Manuele Bertoli, mettono sotto pressione i docenti  “renitenti”. E dalle colonne del Corriere del Ticino di venerdì il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile CORSI, regge la coda alla scuola socialista. Chiaro: i $inistrati hanno combattuto a suon di insulti, bufale, attacchi personali, denigrazioni e campagne d’odio la “criminale” iniziativa No Billag; adesso il presidente della CORSI si sdebita, puntellando il consigliere di Stato del P$. Che  nella votazione sulla scuola rossa si gioca il futuro politico. Così, dopo docenti e genitori, sotto pressione finiscono anche i dipendenti della RSI. Dimostrazione lampante di come gli inciuci della casta siano il pane quotidiano in questo sfigatissimo Cantone.

Nuova bordata

Intanto una nuova bordata alla scuola socialista è arrivata nei giorni scorsi dall’interpellanza presentata da Paolo Pamini (LaDestra) e sottoscritta da vari deputati leghisti. L’atto parlamentare sbugiarda il direttore del DECS. Bertoli ha sempre negato ad oltranza che la sua riforma fosse “ispirata” a fallimentari modelli scolastici concepiti dal governo socialista francese (Jospin) negli anni Ottanta. Il 5 settembre il deputato PLR Andrea Giudici – unico granconsigliere PLR ad aver votato contro la Scuola che verrà (SCV) disattendendo all’ordine di scuderia del partito – ha invece pubblicato su LaRegione un interessante articolo, da cui emergono le “spiccate analogie” (quasi a livello di copia-incolla) tra la riforma francese di trent’anni fa e la Scuola che verrà. Nell’atto parlamentare di Pamini si ipotizza che si tratti di plagio; e naturalmente il kompagno capodipartimento ha immediatamente replicato (ormai sembra faccia solo quello) con bile e stizza,  parlando di “tristi denigrazioni”. Il tentativo di girare la frittata è manifesto. Il problema non è sapere se tecnicamente, nell’allestimento della riforma scolastica del P$,  sia stato commesso un plagio oppure no. Il problema è che il DECS, per la SCV, ha scopiazzato elementi fondanti dal fallimentare modello della gauche-caviar francese. E questo malgrado il capodipartimento abbia negato ad oltranza di averlo fatto. Poi però secondo il compagno Consigliere di Stato quelli che diffondono bufale e fake news sarebbero i contrari alla “scuola rossa”?

Trasferta canadese?

Ma l’interpellanza Pamini e cofirmatari porta alla luce anche un altro gustoso episodio. Sembra infatti che il Dipartimento abbia mandato degli specialisti in Canada per studiare il modello scolastico locale, simile a quello francese. Naturalmente si è trattato di passeggiata scolastica finanziata dal contribuente. Pare però che, dal momento che l’esito degli approfondimenti non avrebbe  fornito il responso (favorevole) voluto, ma piuttosto il contrario, il rapporto sia stato imboscato. Ed infatti nella copiosa documentazione relativa alla SCV non ce n’è traccia. Per chi ha presente la faccenda: un po’ come l’assessment sui candidati al posto di Procuratore generale, chiesto dal PLR e poi rottamato dal medesimo in quanto sfavorevole all’ aspirante PG dell’ex partitone.

Certo è che se la documentazione che ha portato alla nascita della Scuola (socialista) che (speriamo non) verrà è taroccata, immaginiamoci come sarà il rapporto sulla sperimentazione della medesima – nel caso in cui dovesse partire. Per questo diciamo che approvare la sperimentazione equivale ad approvare la riforma. La strada è senza ritorno.

Sicché, per essere sicuri di non sbagliare, il prossimo 23 settembre tutti a votare NO alla Scuola che verrà.

Lorenzo Quadri