Scuola che verrà: c’è ancora qualche ora per votare NO!

ULTIMO APPELLO! Il risultato potrebbe essere tirato: ogni scheda conta!

Per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà (SCV) c’è ancora qualche ora di tempo. Il risultato potrebbe essere tirato: ogni voto conta!Chi avesse ancora in casa la scheda di votazione, si affretti a scrivere un bel NOed a recarsi ai seggi. Questo è il classico treno che passa una volta sola. Se la riforma del compagno Bertoli e dei suoi ro$$i burocrati dipartimentali dovesse ottenere il via libera, il danno sarà fatto. Anche il Gigi di Viganello ha capito che non si tratta di votare su una sperimentazione, bensì sulla riforma stessa. Se parte la sperimentazione, parte la riforma. Ritorno non c’è. O qualcuno pensa davvero che il compagno Bertoli ed i suoi galoppini dipartimentali avrebbero infesciato i media cartacei ed elettronici di articoli, repliche e controrepliche (naturalmente tutti puntualmente e servilmente pubblicati, mentre il trattamento riservato ai referendisti è stato ben diverso) solo per una “sperimentazione”? Che la casta inciuciata si sarebbe mobilitata in grande stile  – ricreando il clima della campagna contro la “criminale” iniziativa  “No Billag” – per una semplice “prova”? Ma va là!

Il danno

Se passa la riforma, si diceva, il danno sarà fatto. E non si potrà rimediare almeno per i prossimi quarant’anni. A farne le spese saranno in prima linea i giovani ticinesi, che si ritroveranno le competenze scolastiche livellate verso il basso. E quando si tratterà di accedere agli studi superiori o ad un mondo del lavoro sempre più difficile e selettivo anche “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, saranno cavoli “non dolcificati”.  La scusa perfetta per datori di lavoro con pochi scrupoli per assumere frontalieri perché “sono formati meglio dei nostri giovani”.

PLR e PPD: le giravolte

Ma a pagare pegno sarà la società tutta. E’ evidente che la riforma $ocialista della scuola dell’obbligo serve ad inculcare l’ideologia egualitarista ro$$a nelle nuove generazioni, frantumando qualsiasi residuo di meritocrazia. Chi controlla la scuola controlla il futuro della società. E’ incredibile che l’ex partitone, dopo essersi fatto soffiare il DECS dai kompagni, prima si esprime (giustamente) contro la riforma Bertoli, ma poi si fa  infinocchiare dal capodipartimento e, in cambio delle briciole, passa  armi e bagagli tra le schiere dei suoi soldatini. “Merito” della nuova presidenza del funzionario radikale sopracenerino?

Stesso discorso per il PPD, che invece di sostenere la propria traballante cadrega governativa va a puntellare autolesionisticamente  quella del P$. Proprio quando i docenti OCST scatenano l’ira funesta di Bertoli rifiutando di cantare nel coro della propaganda di regime per la sua riforma.

Docenti frontalieri

La Scuola che (non) verrà nel concreto si tradurrebbe in un gigantesco piano occupazionale, dal costo (per il solito sfigato contribuente ticinese) di almeno 35 milioni di Fr all’anno, a vantaggio di docenti frontalieri. In Ticino non si troverebbero tutti i docenti, e nemmeno tutte le bislacche figure professionali, di cui la scuola $ocialista – trasformata da istituzione in servizio sociale – necessiterebbe. Oltreconfine già si fregano le mani. Piatto ricco, mi ci ficco! Così la scuola ticinese, già poco svizzera, diventerà direttamente italiana. O meglio: italo-francese. Docenti italiani e modelli pedagogici scopiazzati da quelli della $inistra francese di trent’anni fa (vedi sotto).

Modelli stranieri fallimentari

Il direttore del DECS ed i suoi soldatini tentano oltretutto di far passare la tesi che spendere tanto (nel concreto: tantissimo) equivarrebbe a spendere bene. Non è affatto così. Approvare la Scuola che verrà vuol dire bruciare una barca di soldi pubblici per avere una scuola peggiore. La riforma è basata – ma a livelli di “copia-incolla” – sul fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta. Un modello che in patria ha fatto solo disastri.  La SCV, infatti, è clamorosamente antisvizzera. Perché vorrebbe fare in Ticino proprio il contrario di quello che fa il resto del paese. Peccato che sempre più giovani ticinesi per avere un futuro saranno costretti ad emigrare Oltregottardo. Il disastro è dunque programmato.

Ultimo appello

C’è ancora qualche ora di tempo per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà. NO al livellamento verso il basso, NO ad una riforma ideologica e non condivisa, NO alla scuola pubblica $ocialista, NO ad una scuola non svizzera, NO all’utilizzo di allievi come cavie umane, NO ad un gigantesco piano occupazionale da almeno 35 milioni all’anno per docenti frontalieri.

Non perdete questa occasione! Il vostro voto potrebbe davvero fare la differenza!

Lorenzo Quadri