“Scuola rossa”: a rischio il futuro dei giovani ticinesi

C’è ancora una settimana di tempo per dire NO ad una scuola costosissima e non svizzera

L’appuntamento con le urne si avvicina. Il nervosismo dei promotori della scuola ro$$a – chi l’ha ideata e chi, fattosi infinocchiare, è saltato sul carro – ha superato da tempo il livello di guardia. Basti pensare che il bollettino liblab Opinione liberale (più redattori che lettori) ha sbroccato perché, sull’ultima edizione, il Mattino ha osato far notare al PPD (sic!) che il sostegno uregiatto alla scuola ro$$a è autolesionista.

Tandem P$-COR$I

Ma l’establishment dell’ex partitone nella Scuola che (non) verrà deve esserci invischiato fin sopra ai capelli.  Al punto che perfino l’ex direttore del DECS Gabriele Gendotti – uno dei promotori dell’iniziativa “Ticino laico” che vuole cancellare il cristianesimo dalla nostra Costituzione per meglio spianare la strada agli islamisti, che non aspettano altro – si fa intervistare sul Corriere del Ticino  a sostegno della scuola rossa. Evidentemente gli esponenti della casta si reggono la coda a vicenda. E qui vediamo di nuovo all’opera il tandem P$ – Pravda di Comano. Il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile COR$I, si è già affrettato a dare la propria benedizione alla scuola ro$$a. Chiaro: ai tempi del No Billag, il P$ ed i suoi soldatini hanno attivato la macchina del fango contro i promotori della “criminale” iniziativa, a suon di insulti, denigrazioni ed attacchi personali. Adesso la COR$I si sdebita. E il buon Gendotti, ma guarda un po’, ne è vicepresidente.

I casi della vita

Certo che fa specie che un ex direttore PLR del DECS, che di riforme in 10 anni non ne ha fatta mezza, vada  ad appoggiare la riforma  del suo successore, grondante ideologia rossa. Una riforma che già di per sé costituisce una sconfessione dell’operato governativo di Gendotti in quanto predecessore di Bertoli. Una riforma che di “liberale” non ha proprio nulla. Tant’è che l’ex partitone, come sappiamo, era inizialmente contrario. Poi i suoi rappresentanti parlamentari si sono fatti infinocchiare e ne è seguito un imbarazzante “contrordine compagni”. Confidiamo che la base del partito, ancora una volta, si mostrerà più avveduta dei vertici e li sconfessi nelle urne.

Ma come…

Ma tu guarda questi liblab: si fanno portar via il DECS dal P$ e poi si prestano ancora a galoppinare la scuola $ocialista che è la negazione dei valori liberali: infatti mira a fare strame del principio (liberale) delle pari opportunità di tutti gli alunni per sostituirlo con l’illusione ro$$a della “parità di arrivo”. Logica conseguenza: livellamento verso il basso delle competenze scolastiche dei giovani ticinesi. Ma come: non era proprio il PLR a sciacquarsi la bocca con la storiella delle “eccellenze”? Ed invece…

Autolesionisti

Evidentemente nessuno può impedire a PLR e PPD di farsi male da soli, visto che ci tengono tanto. Il problema però è che, con il loro appoggio alla Scuola che (speriamo non) verrà, rischiano di far male, e tanto, alla scuola ticinese per i prossimi quarant’anni. Non solo agli allievi-cavie umane su cui la riforma verrà sperimentata al prezzo di 7 milioni, ma a generazioni di ragazzi ticinesi: il loro futuro sarà pesantemente ipotecato. E questo in un Cantone con un mercato del lavoro dove competizione e sostituzione con frontalieri la fanno sempre più da padrone. Ciò accade, ma guarda un po’, grazie alla libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$,  che ora vorrebbe creare in Ticino una scuola non svizzera e livellata verso il basso. Peggio di così.

Giornali di servizio

Anche la stampa di regime evidentemente è schierata con la casta e la partitocrazia. Venerdì il Corriere del Ticino ha pubblicato l’ennesima verbosa opinione di Bertoli (o dei suoi galoppini dipartimentali e poi firmata da lui) a sostegno della Scuola che (non) verrà. Quante ne avrà pubblicate nelle ultime settimane? Una decina? Tra cui anche repliche, dupliche e tripliche.
Pubblicazioni seriali di questo tipo – siamo a livello di stalking ai lettori  – il CdT non le concede a nessun altro. Men che meno al fronte avverso alla scuola rossa. Ai cui esponenti dopo uno, al massimo due contributi viene intimato lo stop. Ma si vede che il Corriere del Ticino è diventato il bollettino propagandistico del direttore del DECS. Per un quotidiano che si dichiara “indipendente” non è un motivo di vanto.

Sempre venerdì, sul foglio radiko$ocialista LaRegione, il direttore si arrampica sui vetri nel tentativo di sdoganare la tesi che la Lega sarebbe contraria alla scuola ro$$a solo per fare uno sgambetto elettorale a Bertoli. Ossignùr. La realtà è molto meno contorta: i leghisti sono contrari alla Scuola che verrà perché è una costosissima ciofeca (almeno 35 milioni all’anno).

Lorenzo Quadri