Se ne sono accorti perfino i settimanali romandi di $inistra Il Ticino vuole le frontiere chiuse

Da un sondaggio realizzato di recente per conto del settimanale “L’Hebdo”, che in Romandia hanno ribattezzato, chissà come mai, “Gauchebdo”, emerge che la maggioranza degli Svizzeri, ossia il 61,3%, dice no ai migranti economici. E ci mancherebbe altro, visto che non si tratta di rifugiati. Il diritto d’asilo serve alla protezione della popolazione in caso di guerra. Il suo obiettivo non è, e non è mai stato, quello di aprire le nostre frontiere e le casse del nostro stato sociale a chi lascia il proprio paese per motivi economici. Ne consegue che, al momento attuale, il diritto d’asilo viene massicciamente violato. Questo sarà bene tenerlo presente.

L’unico Cantone

Ma dal sondaggio dell’Hebdo, che interpella 1200 persone, emerge anche che in Ticino la maggioranza (51,2%) è favorevole alla chiusura delle frontiere. E’ l’unico cantone ad avere questa posizione. Tuttavia su scala nazionale oltre il 40% degli interpellati ritiene che l’afflusso di persone attraverso il Mediterraneo costituisca “una sorta di invasione”. Ma allora non sono tutte balle della Lega populista e razzista, se emergono anche dai sondaggi del rosso settimanale romando! E poiché si sa che i sondaggi rispettano i “gusti” del committente, non c’è alcun motivo per ritenere che le percentuali di chi vuole le frontiere chiuse siano state gonfiate. Anzi.

La porta sud spalancata?

Gli accordi di Schengen sono già stati virtualmente silurati dai cittadini UE. Secondo un altro sondaggio, realizzato questa volta dalla testata francese Le Figaro, i cittadini dell’Europa occidentale vogliono il ritorno dei controlli alle frontiere.

Il fatto che il Ticino, nell’indagine commissionata dall’Hebdo, sia da solo a volere le frontiere chiuse, si spiega facilmente con il fatto che il nostro Cantone si trova geograficamente incuneato nella vicina Penisola. E l’Italia, in violazione degli accordi di Dublino, registra tre clandestini su dieci. E’ chiaro dunque che siamo lasciati allo sbaraglio dal resto della Confederazione.

Ma ben presto anche oltregottardo cominceranno a rendersi conto che, se si lascia spalancata la porta sud della Svizzera, gli ospiti indesiderati si sparpagliano poi per tutto il paese. Chiudere questa porta è dunque, evidentemente, nell’interesse di tutta la nazione. Come la palizzata anticlandestini che l’Ungheria sta costruendo al confine con la Serbia è nell’interesse di tutti i paesi dello spazio Schengen. La vituperata Ungheria sta, in realtà, facendo il “lavoro sporco” – nel senso di politikamente skorretto – per tutti. Il resto dell’UE lancia ipocrite fatwe morali contro i muri al confine; però approfitta dei vantaggi che essi comportano!

Il muro

Budapest ha annunciato che il suo recinto, lungo 174 Km ed alto 4 metri, sarà ultimato per novembre. In Ticino c’è una maggioranza che vuole chiudere le frontiere: lo dice perfino un periodico romando di $inistra. Questa maggioranza, non ci vuole la sfera di cristallo per prevederlo, è destinata a crescere nei prossimi mesi. Quando il Nano, negli anni scorsi, parlava di muri sul confine, veniva trattato da pazzo. Adesso questi muri si fanno davvero. L’Ungheria ha cominciato. Perché non dovremmo seguire?

Lorenzo Quadri