Si spende per i detenuti stranieri, si fa melina sulla 13a AVS

Quando chiediamo che venga fatta trasparenza sui criminali stranieri non è certamente solo per sfizio. Infatti queste persone non solo hanno ringraziato dell’ospitalità ricevuta delinquendo, ma comportano anche dei costi importanti per la collettività elvetica. Si rileva di transenna come la stessa esistenza di questa casistica, in barba all’evidenza, sia stata negata ad oltranza perché così imponeva il politikamente korretto e perché non bisogna MAI dare ragione alla Lega populista e razzista.

Si dà infatti il caso che oltre il 70% della popolazione carceraria delle prigioni ticinesi non abbia il passaporto rosso. Con punte anche dell’80%. Ora, si può raccontare quello che si vuole, ma una simile sproporzione parla da sola. E di certo non basta il maggior pericolo di fuga del detenuto non residente a giustificarla. Per cui, davanti a tali cifre anche i più talebani sostenitori del politikamente korretto possono solo tacere, poiché qualsiasi altra reazione non farebbe che portare ad un ulteriore peggioramento della situazione. La loro, ovviamente.

Se si pensa che un detenuto costa al giorno sui 400 fr, i conti sono presto fatti. 400 Fr per 30 fanno 12mila Fr al mese. Intanto però la $inistra ed in radikal-chic, quelli che si scandalizzano quando diciamo e scriviamo queste scomode verità, fanno melina sulla tredicesima AVS. Con l’obiettivo di affossarla.

L’iniziativa per l’introduzione a livello cantonale della tredicesima AVS per gli anziani in difficoltà è riuscita da un anno e due mesi (le firme sono state consegnate il 21 maggio 2010), ma in Gran Consiglio si fa ostruzionismo per procrastinare la chiamata alle urne della popolazione.

La tredicesima AVS consiste grosso modo in 1000 Fr all’anno. Non ci sono 1000 Fr all’anno per gli anziani ticinesi che tirano la cinghia, ma ci sono 400 Fr al giorno per mantenere criminali stranieri nelle nostre prigioni, che sono sì delle prigioni perché gli alberghi sono fatti diversamente, ma che sono dei 5 stelle in confronto ai penitenziari dei paesi d’origine di queste persone.

Senza contare, e lo riconoscono anche gli addetti ai lavori, che la popolazione carceraria, anche quella straniera, è profondamente cambiata (in peggio). Per questo per l’ennesima volta dobbiamo ringraziare la sciagurata libera circolazione delle persone. In passato i detenuti stranieri provenivano sostanzialmente da Stati UE. Adesso la popolazione carceraria è composta per buona parte da giovani uomini in arrivo da paesi lontani che non hanno certo intenzione di comportarsi bene. Ad esempio, per ottenere trattamenti di favore, si ricorre a ricatti di tipo medico, come il rifiuto di terapie o minacce di suicidio.

Non si vede quindi perché i delinquenti in arrivo da paesi lontani non debbano essere mandati a scontare la pena proprio in questi paesi. Dovessimo solo occuparci della carcerazione dei criminali col passaporto rosso, che purtroppo esistono, di sicuro risparmieremmo molti milioni all’anno. Capitali che potrebbero essere impiegati a vantaggio della popolazione “indigena” E non di delinquenti stranieri. Per i quali, e questo, è il colmo si parla pure di reinserimento. E’ evidente che per il reinserimento sociale di queste persone, che tra l’altro è in genere impossibile, non si deve spendere neanche un centesimo dei nostri soldi. Lorsignori vanno espulsi dalla Svizzera e rimandati nel paese d’origine il quale, se riterrà, si preoccuperà lui di reinserirli. Ma a casa loro. Non certo a casa nostra.

Lorenzo Quadri

 

 

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