Svizzerotti di nuovo fregati

Il collegamento ferroviario con la Malpensa posticipato di altri sei mesi

E ti pareva! Per il famoso collegamento Lugano-Malpensa, l’ennesimo ritardo è servito. Dal Corriere del Ticino di ieri apprendiamo infatti che il prolungamento della linea S50 fino allo scalo varesino è ancora una volta rinviato. Invece di aprire i battenti alla fine del corrente anno, la linea li aprirà a giugno 2019. Ammesso e non concesso che non ci saranno altri ritardi, visto che ormai all’affidabilità dell’italica controparte non crede più nemmeno il Gigi di Viganello dopo abbondanti libagioni.

Da notare che i burocrati dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT, Dipartimento Doris) hanno avuto la bella idea di azzerare per fine anno le concessioni alle tre ditte di bus che fanno attualmente la spola tra il nostro Cantone e l’aeroporto della Malpensa. Perché – udite udite – i privati “non devono permettersi” di concorrenziare le FFS! I balivi su rotaia comandano e la Doris trotta!

Le concessioni dei bus

Adesso che è stato annunciato l’ennesimo ritardo nell’apertura della tratta ferroviaria, le concessioni dei bus verranno prolungate (per l’ennesima volta) per altri sei mesi? Oppure i burocrati dell’UFT mangeranno la foglia e prorogheranno fino a fine 2019? O ancora – c’è da dubitarne, ma la speranza è l’ultima a morire – si renderanno conto che le concessioni vanno rinnovate indipendentemente dalla ferrovia?

Collaborazioni col Belpaese?

La storia del trenino dei puffi Lugano-Malpensa è una presa per i fondelli infinita. Ben esemplifica come funziona la collaborazione tra svizzerotti ed italici. Il collegamento in questione è costato al contribuente rossocrociato qualcosa come 200 milioni solo in investimenti. A chi serve? Non certo ai ticinesi. Dovrebbe servire ai frontalieri. Quindi: grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, veniamo invasi da permessi G e dobbiamo pure pagargli i trenini appositi nella pia illusione di togliere qualche targa azzurra dalle nostre strade ormai perennemente infesciate da auto italiche con a bordo solo il conducente.

Chi ringraziamo?

Naturalmente il nuovo collegamento su rotaia è entrato in funzione con anni di ritardo ed ha subito totalizzato il record interplanetario di disservizi. Quanto alla puntualità… questa sconosciuta! Senza contare che i park&ride sulla tratta italiana mancano. Quindi ci piacerebbe proprio sapere quante macchine di frontalieri abbiamo tolto dalle nostre strade spendendo 200 milioni!

Per questo flop possiamo ringraziare gli amici a sud della ramina e a nord del Gottardo. Però intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato, ogni anno versiamo imperterriti i ristorni dei frontalieri (ormai lievitati ed oltre 80 milioni di franchetti) e senza nemmeno vincolarli a condizioni di sorta.

Ciliegina sulla torta

E se invece di continuare a bruciare soldi pubblici in trenini-flop ci decidessimo ad intervenire alla radice del problema? Ovvero, se cominciassimo a ridurre il numero dei frontalieri? Altro che aprire tratte ferroviarie: chiudere le frontiere!

La ciliegina sulla torta è, appunto, il collegamento con la Malpensa. Con la fetecchiata delle ferrovie che “non possono essere concorrenziate dai privati” (è tornato Stalin? E come la mettiamo invece con i pullman di Eurobus che da un mese e mezzo sono operativi in Svizzera interna coprendo tratte di lunga distanza e facendo quindi concorrenza alle FFS? Loro “possono”?) i viaggiatori ticinesi si vedranno privati, per decreto dei burocrati dell’UFT, dell’unico collegamento funzionante con l’aeroporto della Malpensa: ovvero i bus. Ciò vale, ovviamente, anche per i turisti che dalla Malpensa vogliono raggiungere il Ticino. Insomma, operazione in perdita su tutti i fronti. Grazie Doris!

Lorenzo Quadri